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Il Governo nazionale impantana la legge regionale sarda scempia-stagni.


Airone bianco maggiore, Fenicottero rosa, Garzetta

Airone bianco maggiore, Fenicottero rosa, Garzetta

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 6 dicembre 2012, ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale sarda n. 20 del 12 ottobre 2012, la c.d. legge scempia-stagni, perché in palese violazione delle competenze statali in materia di pianificazione paesaggistica e, soprattutto, in tema del rispetto del giudicato amministrativo.

Ancora una volta è stata accolta la segnalazione inoltrata in proposito dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.

Le stesse Associazioni ecologiste avevano già proceduto a segnalare (27 luglio 2012) il provvedimento regionale in contrasto con il giudicato amministrativo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, che ha avviato un procedimento penale in tema.

Si ricorda che il Consiglio regionale della Sardegna aveva approvato (43 voti favorevoli della maggioranza di centro-destra, con voto contrario di S.E.L., astensione del P.D.) il disegno di legge regionale n. 398/A presentato dalla Giunta regionale il 21 giugno 2012 e profondamente modificato dalla IV Commissione consiliare permanente “urbanistica”.

Molentargius, impianti salinieri

Molentargius, impianti salinieri

In pratica è rimasto un unico articolo (l’ultimo si riferisce alla mera entrata in vigore della legge), l’articolo 4, con le disposizioni di “interpretazione autentica” della fascia di rispetto spondale degli specchi acquei contenuta nel piano paesaggistico regionale (P.P.R.).

Una vera perla del diritto ambientale, eccola:

“1. In applicazione dei principi generali del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), e successive modifiche ed integrazioni e ai sensi dell’articolo 1 della legge regionale 4 agosto 2008, n. 13 (Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari), l’articolo 17, comma 3, lettera g), delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale è interpretato nel senso che la fascia della profondità dei 300 metri dalla linea di battigia è da riferirsi esclusivamente ai laghi naturali e agli invasi artificiali, come già stabilito negli atti ed elaborati del Piano paesaggistico regionale.

2. L‘articolo 17, comma 3, lettera g), delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale, come interpretato ai sensi del comma 1, si applica con effetti retroattivi ai titoli abilitativi rilasciati a decorrere dal 24 maggio 2006, data di adozione del Piano paesaggistico regionale. I comuni sono tenuti ad adottare i necessari atti conseguenti”.

Secondo la Giunta e la maggioranza consiliare così sono “fatti salvi” gli edifici realizzati sulle sponde di stagni, lagune e saline, ma in realtà la medesima norma approvata sarebbe fonte di ulteriori problematiche interpretative, visto che quantomeno le “saline” sono indubbiamente realizzate artificialmente, quindi ben potrebbero essere definite “invasi artificiali”.

Cagliari, Saline di Molentargius

Cagliari, Saline di Molentargius

Il vero motivo di questa ennesima prova della volontà cementificatrice della Giunta Cappellacci e della sua maggioranza consiliare risiede nel voler evitare l’applicazione di una normativa di tutela ben incardinata nel codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ben interpretata dalla sentenza Cons. Stato, sez. IV, 16 aprile 2012, n. 2188 sulledisposizioni del P.P.R. relative alle zone umide (stagni, lagune, saline).

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra esprimono la loro più forte soddisfazione per il corretto comportamento del Governo in difesa delle ragioni della tutela ambientale e della legalità avverso le ormai consuete e becere pulsioni speculative regionali.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

qui testo e motivi dell’impugnativa governativa deliberata in data 6 dicembre 2012.

 

Garzetta (Egretta garzetta)

Garzetta (Egretta garzetta)

(foto C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    dicembre 7, 2012 alle 4:39 PM

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. dicembre 7, 2012 alle 8:27 PM

    da CagliariPad, 7 dicembre 2012
    l Governo blocca la legge regionale “scempia-stagni”. L’esultanza degli ambientalisti.
    Palazzo Chigi bolla la legge regionale che interpreta le norme di tutela sulle zone umide come “anticostituzionale” e la impugna alla Corte Costituzionale. Felici gli ecologisti. (Ennio Neri) (http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=559)

    Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 6 dicembre ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale numero 20 ribatezzata dagli ambientalisti legge “scempia-stagni”, varata dalla Giunta Cappellacci il 21 giugno scorso (43 voti favorevoli della maggioranza di centro-destra, con voto contrario di Sel e Idv astensione del Pd). Secondo il Governo, spiega Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento giuridico che aveva inoltrato esposti contro il provvedimento, la norma sarebbe “in palese violazione delle competenze statali in materia di pianificazione paesaggistica e, soprattutto, in tema del rispetto del giudicato amministrativo”.
    Nel mirino degli ambientalisti l’articolo 4, quello con le disposizioni di “interpretazione autentica”della fascia di rispetto spondale degli specchi acquei contenuta nel Ppr (piano paesaggisti regionale), definito dagli ecologisti “perla del diritto ambientale”. E questo perché interpreta la norma di tutela del Ppr “nel senso che la fascia della profondità dei 300 metri dalla linea di battigia è da riferirsi esclusivamente ai laghi naturali e agli invasi artificiali”. “Secondo la Giunta e la maggioranza consiliare”, aggiunge Deliperi, così sono “fatti salvi” gli edifici realizzati sulle sponde di stagni, lagune e saline, ma in realtà la medesima norma approvata sarebbe fonte di ulteriori problematiche interpretative, visto che quantomeno le “saline” sono indubbiamente realizzate artificialmente, quindi ben potrebbero essere definite “invasi artificiali”. Il vero motivo di questa ennesima prova della volontà cementificatrice della Giunta Cappellacci e della sua maggioranza consiliare”, prosegue, “ risiede nel voler evitare l’applicazione di una normativa di tutela ben incardinata nel codice dei beni culturali e del paesaggio”.
    Il dispositivo del Governo è stato messo nero su bianco ieri dal dipartimento degli Affari regionali Consiglio dei Ministri. Secondo il quale la legge regionale viola gli articoli 24, 103 e 113 della Costituzione, e fa a pugni con la sentenza del Consiglio di Stato del 16 aprile 2012, che ha annullato una concessione edilizia rilasciata in assenza dell’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di un edificio collocato nella fascia di rispetto di 300 metri dalla linea di battigia di una zona umida, e ciò proprio in forza di un’interpretazione di una norma del Ppr “di segno opposto”, scrive il Governo, “a quello che, invece, vorrebbe imporre la legge regionale n. 20 del 2012 qui contestata”. Ciò perché il Consiglio di Stato, contrariamente alla tesi regionale, ha interpretato espressamente la norma del Ppr “nel senso di accordare la tutela paesaggistica alla fascia compresa nei trecento metri dal confine della zona umida”. Mentre la norma “interpretativa” (quella della Regione, ndr) mira, invece, scrive ancora l’esecutivo, “a ribaltare la decisione giurisdizionale, imponendo “per legge” la soluzione opposta a quella affermata dal giudice. Il che non è consentito dalla Costituzione”. L’esecutivo bolla quindi la legge come “incostituzionale” e decide di impugnarla. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra “esprimono la loro più forte soddisfazione per il corretto comportamento del Governo in difesa delle ragioni della tutela ambientale e della legalità avverso le ormai consuete e becere pulsioni speculative regionali”.

  3. dicembre 9, 2012 alle 4:38 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  4. gennaio 18, 2013 alle 2:46 PM

    “campagna denigratoria”? Nel caso, avrà la risposta adeguata.

    da La Nuova Sardegna, 18 gennaio 2013
    Il costruttore di via Gallinara. «Ecologisti e comune mi danneggiano, chiedo 20 milioni». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. L’ormai celebre palazzo di via Gallinara, sulle sponde del Molentargius, rischia la demolizione perché è stato costruito a meno di trecento metri da una zona umida protetta dal piano paesaggistico regionale. E’ stato il Consiglio di Stato, dopo una serie di pronunce diverse, a stabilirlo. Dieci appartamenti sono stati acquistati da famiglie che ora non possono abitarli, altri sette sono stati promessi. Come dire che quella sentenza, sollecitata dalle associazioni ambientaliste, ha provocato uno sfracello. Ora Franco Cardia, il titolare dell’impresa costruttrice, la Progetto Casa Costruzioni srl, ha deciso di passare al contrattacco: il primo passo è un esposto presentato all’ufficio del pm Marco Cocco, titolare dell’inchiesta sulla vicenda, nel quale annuncia una citazione per danni nei confrontidel Gruppo di intervento giuridico, degli Amici della Terra, del Comune di Cagliari e dei tre «vicini di casa» che si sono battuti con ogni mezzo legale per impedirgli di costruire quei sette piani sullo stagno. Nell’esposto, Cardia ripercorre dettagliatamente la vicenda legale e giudiziaria, partendo da un dato: quando la sua impresa ha proposto il progetto, tutto risultata in regola. Il vincolo dei trecento metri stabilito dal Ppr riguardava solo il mare e i laghi, non le zone umide. Quindi lui poteva costruire e l’ha fatto in linea con le norme. Soltanto dopo, con le associazioni ecologiste e i giornali che l’attaccavano, il Comune ha accresciuto il rigore dei controlli. Infine è arrivata la mazzata del Consiglio di Stato, che il 16 aprile 2012 ha sancito l’esistenza del vincolo anche per le zone umide. Con quella sentenza, nonostante le norme «riparatorie» elaborate dal Consiglio regionale, dovrebbe arrivare il bulldozer. Ma Cardia rilancia, sostenendo che attorno al Molentargius esistono decine di altri edifici realizzati nelle stesse condizioni, senza che nessuno sia intervenuto. Cardia si sente danneggiato, quella aperta nei suoi confronti viene descritta nell’esposto come una sorta di campagna denigratoria. Per la quale chiederà i danni: non meno di venti milioni. Intanto però il costruttore chiede un intervento della Procura e stavolta tutto a suo favore.

    è la stessa persona? Mah…

    da L’Unione Sarda on line, 18 gennaio 2013
    Abusi nel campo del Progetto S.Elia. Condannato il presidente della squadra. Un mese di reclusione con sospensione condizionale della pena: questa la condanna inflitta dal giudice monocratico di Cagliari al presidente del Progetto Sant’Elia per i lavori abusivi compiuti nell’estate del 2008 nel campo di via Schiavazzi. (http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/301561)

    Prima di eseguire le migliorie su una zona sottoposta a vincolo ambientale, il presidente Franco Cardia non chiese la concessione edilizia né le necessarie autorizzazioni paesaggistiche.
    Quattro anni fa il Progetto Sant’Elia, oggi in serie D, militava nel campionato di Promozione. Cardia decise di eseguire una serie di lavori nel campo di via Schiavazzi, adeguandolo così a quelli delle altre squadre dello stesso girone. In particolare fece realizzare il manto in erba sintetica e un manufatto in muratura tre metri per tre. Inoltre diede ordine di installare una piattaforma lignea di 140 metri quadrati, un box prefabbricato di 12,5 metri quadrati, una scala in metallo, un parapetto lungo 70 metri, cinque pannelli solari, una pedana di 17,5 metri quadrati e un cancello metallico.
    Stando all’accusa avrebbe dovuto chiedere la concessione edilizia e anche l’autorizzazione paesaggistica, visto che come accertato dagli inquirenti il campo sorge in una zona sottoposta a vincolo ambientale.
    Erano stati i vigili urbani ad accorgersi degli abusi e a segnalare la cosa alla Procura della Repubblica, che aveva subito aperto un fascicolo iscrivendo il nome di Franco Cardia nel registro degli indagati in quanto risultava committente delle opere edili.

  5. marzo 19, 2013 alle 2:52 PM

    da La Nuova Sardegna, 19 marzo 2013
    RICORSO DEL GOVERNO. Legge-scempio per gli stagni all’esame della Consulta. La giunta regionale ha voluto e fatto approvare dal Consiglio (con il solo voto contrario di Sel) una leggina che ha fornito una interpretazione riduttiva dei vincoli del Ppr. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La legge-scempio per gli stagni, elaborata dalla giunta regionale per salvare dalla demolizione l’ormai celebre palazzo di via Gallinara, abitato da dirigenti dell’amministrazione, non è costituzionale: a sostenerlo è la presidenza del consiglio dei ministri, che ha ricorso al giudice delle leggi per chiedere che il disegno di legge numero 20, varato dall’esecutivo Cappellacci il 12 ottobre dell’anno scorso, venga dichiarato illegittimo. Secondo il governo la norma è in contrasto proprio con quel Codice Urbani cui è esplicitamente riferita, perché mentre la legge nazionale prevede la tutela della fascia di inedificabilità assoluta dei trecento metri anche per le zone umide,la giunta sarda ha voluto escluderle. Paradossalmente infatti la Regione ha voluto mantenere la tutela per i laghi artificiali, mentre pretende di dare via libera al cemento negli spazi attorno al Molentargius, a Santa Gilla, agli stagni di Cabras e ad altri ecosistemi delicatissimi, spesso abitati da specie di uccelli pregiate e rare. Una scelta già bocciata dal Consiglio di Stato, che con la sentenza del 12 aprile 2012 ha chiarito come tutte le zone umide siano coperte dalla tutela del Codice del paesaggio. Quella decisione sembrava aver chiuso il discorso, invece cinque mesi dopo la giunta Cappellacci l’ha ignorata fornendo con la legge 20 un’interpretazione del piano paesaggistico regionale – diretta emanazione del Codice Urbani – opposta a quella dei giudici amministrativi di palazzo Spada. La controversia, che ha finito per coinvolgere la Corte Costituzionale, era partita dall’iniziativa giudiziaria di un imprenditore cagliaritano, la cui casa costruita decenni fa a rispettosa distanza dalla battigia del Molentargius, nella zona del Poetto, è stata improvvisamente oscurata da un palazzo di cinque piani. Quel palazzo era stato autorizzato, ma tra esposti alla Procura, ricorsi al Tar e interventi in autotutela del Comune è finito sotto ordine di demolizione comunale. Col tempo si è scoperto che due dei costosi appartamenti del palazzo sono stati acquistati da dirigenti regionali.

  6. dicembre 17, 2013 alle 9:53 PM

    ecco il risultato, cosi si fa.
    Questa locale banda di cialtroni che ci governa ha avuto quel che si merita, questo è ancora uno Stato di diritto.
    Esiste una legge e vale per tutti.
    Ficcatevelo bene in quella fottuta testa, piena di interessi tanto lucrosi quanto inconfessabili.

    Corte cost., 17 dicembre 2013, n. 308: http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do

    S. 308/2013 del 10/12/2013
    Udienza Pubblica del 22/10/2013, Presidente: SILVESTRI, Redattore: TESAURO

    Norme impugnate: Art. 1, c. 1° e 2°, della legge della Regione autonoma Sardegna 12/10/2012, n. 20.

    Oggetto: Ambiente – Norme della Regione autonoma Sardegna – Previsione che la Giunta regionale assuma una deliberazione di interpretazione autentica dell’art. 17, comma 3, lettera g) delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale nel senso che la fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia è da riferirsi esclusivamente, come in tali disposizioni già stabilito, ai laghi naturali e agli invasi artificiali, e non si applica alle zone umide.

    Dispositivo: illegittimità costituzionale – ill. cost. conseguenziale ex art. 27 legge n. 87/1953
    Atti decisi: ric. 193/2012

  7. dicembre 17, 2013 alle 10:00 PM

    da Sardinia Post, 17 dicembre 2013
    Consulta boccia legge regionale sugli stagni: “Non tutela le zone umide”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/consulta-boccia-legge-regionale-sugli-stagni-non-tutela-le-zone-umide-e-incostituzionale/

    ____________________

    da L’Unione Sarda, 17 dicembre 2013
    Sarà demolito palazzo vicino allo stagno. La Consulta boccia la legge regionale: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/17/sar_demolito_palazzo_vicino_allo_stagno_la_consulta_boccia_la_legge_regionale-6-346183.html

    _____________________________

    da CagliariPad, 17 dicembre 2013
    La Consulta cancella la legge “scempia-stagni” della Regione.
    La leggina regionale che interpretava che escludeva le zone umide dalla tutela di tutela nella fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia è “illegittima”. A rischio demolizione il palazzo di via Gallinara: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=6371

  8. dicembre 19, 2013 alle 2:50 PM

    da L’Unione Sarda, 19 dicembre 2013
    «Quel palazzo è da demolire». Pronte le richieste di danni. (Michela Seu): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/85893_Quel_palazzo_e_da_demolire_Pronte_le_richies.pdf

  1. luglio 30, 2013 alle 11:04 PM
  2. luglio 31, 2013 alle 1:02 PM

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