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Case mobili o lottizzazione abusiva?


Alghero, dune e spiaggia di Maria Pia

 

 

104 “case mobili” nel campeggio “Calik Blu”, sulle sponde dello Stagno del Calich, ad Alghero (SS). “Mobili”, ma complete di sottoservizi (fogne, linee elettriche, gas) e sulle rive di una zona umida, sito di importanza comunitario (direttiva n. 92/43/CEE), area tutelata con vincolo paesaggistico e dal piano paesaggistico regionale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari, nell’ambito di un procedimento penale, ne ha chiesto il sequestro preventivo: il G.I.P. l’ha negato, ma a breve è attesa la pronuncia del Tribunale del riesame.

Secondo giurisprudenza, anche i posizionamenti di “case mobili” sono considerati interventi di “nuova costruzione”, qualora “non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee” (art. 3, comma 1°, lettera e.5, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.), soprattutto se allacciati alle reti di urbanizzazione (fognature, elettricità, gas, ecc.) e sono soggetti in via generale al preventivo rilascio del permesso di costruire (art. 10 L del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.), nonché dell’autorizzazione paesaggistica (vds. Cass. pen., sez. III, 27 maggio 2009, n. 22054, ma anche Corte cost., 27 giugno 2008, n. 232).

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Alghero, Capo Caccia

 

 

da La Nuova Sardegna, 2 ottobre 2012

AMBIENTE. LA LOTTIZZAZIONE SOSPETTA. Il pm: «Case abusive, sigilli al Calik Blu».  Inchiesta sul villaggio che sorge in una zona di salvaguardia. Il gip aveva rigettato il sequestro e la Procura ha fatto ricorso.  L’avvocato Marras: «Nessuna violazione delle norme urbanistiche. Le strutture sono amovibili e non definitive, anche se con allacci alla rete». Elena Laudante

SASSARI.  Sembrano palafitte di lusso a bassa quota: non si ergono sull’acqua, ma a pochi passi dallo stagno del Calik e dai flutti azzurri del mare di Alghero, una zona tutelata con salvaguardia assoluta. A una manciata di metri dalla sabbia bianca dell’arenile, il camping Calik Blu ha piazzato 104 “case mobili” in legno chiaro, finestre ampie e veranda, due camere da letto, clima e Tv a schermo piatto. Formalmente sono amovibili, per intendersi sono autorizzate allo stesso modo di tende da campeggio. Eppure hanno allacci tecnologici – fogne, elettricità, gas – quasi come fossero villette vacanze. Ne è certa la procura della Repubblica che del camping “Calik Blu”, tra Fertilia ed Alghero, all’interno del parco di Porto Conte, aveva chiesto il sequestro. Le accuse per i due gestori sono di lottizzazione abusiva, violazioni urbanistiche e paesaggistiche, alterazione delle bellezze naturali. Ma la struttura sorge su un terreno di proprietà dell’agenzia regionale Laore, e il gip aveva negato che si potesse sequestrare perché in caso di confisca – che scatta nell’eventualità di una condanna – il bene appartenente ad un terzo non può certo essere sacrificato per il reato di altri. Dopo il rigetto dei sigilli la Procura aveva proposto appello davanti al tribunale del Riesame, che a breve deciderà se gli indizi trovati dalla Forestale reggono l’accusa di lottizzazione abusiva, cioè quella di aver realizzato un sostanziale villaggio turistico permanente in luogo di un più sobrio campeggio.  Il pm Giovanni Porcheddu sospetta che gli indagati abbiano apportato ad un’area di grande importanza ecologica una sostanziale trasformazione urbanistica, sebbene con “case mobili”, in teoria amovibili, ma in contrasto con quanto previsto dal piano regolatore generale di Alghero perché sono lì da quando sono state realizzate, nel 2010. Ne saranno tirate sù in totale 150, su una superficie di 10 ettari divisa in zona villaggio e area camping, che contempla 600 piazzole, bar, ristorante, market, diving center, anche perché «l’area circostante, soprattutto nella vicina laguna di acqua dolce con i resti di un ponte di epoca romana – si legge sul sito – è il luogo ideale per birdwatching, fotografia, archeologia subacquea e pesca». Paradiso naturale trasformato in paradiso per i vacanzieri. Secondo l’accusa, in pregio anche al Codice Urbani (tutela del paesaggio) che rende la fascia dei 300 metri dalla battigia zona franca dal cemento. Il punto è questo: per la Procura, il fatto che non si tratti di mattone non conta. Il gip Antonello Spano non è stato dello stesso avviso: «Con le case mobili non c’è lottizzazione». Ma il procuratore della Repubblica Roberto Saieva ha riproposto il sequestro al tribunale del Riesame, anche sulla base di una pronuncia della Cassazione su un caso analogo. Il collegio – Salvatore Marinaro, Giuseppe Grotteria e Claudia Satta – ha ascoltato le ragioni degli avvocati Marras e Pagliero nell’udienza di ieri. «Il fatto che le opere siano collegate a servizi fognari e idrici non ne limita affatto la “amovibilità”», hanno sostenuto ribadendo che le strutture non possono essere paragonate a opere definitive. Presto la decisione.

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. icittadiniprimaditutto
    ottobre 3, 2012 alle 9:12 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. ottobre 7, 2012 alle 11:15 am

    da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2012
    L’INCHIESTA. IL VILLAGGIO NON SARÀ SEQUESTRATO. Il Riesame: «Al Calik Blu tutto regolare». I giudici hanno rigettato il ricorso del procuratore capo: le case del camping tra Alghero e Fertilia non sono abusive.
    GLI AVVOCATI DELLA DIFESA. Tutti gli allacci alle infrastrutture hanno rispettato le norme di attuazione del piano regolatore previste per quella frazione. (Nadia Cossu)

    SASSARI. Nessuna lottizzazione abusiva. Tutto regolare nel camping Calik Blu che sorge a pochi passi dallo stagno omonimo e dal mare di Alghero, in una zona tutelata, tra pini marittimi ed eucalipti. Lo ha detto il tribunale del Riesame che ieri ha respinto la richiesta di sequestro della struttura di Porto Conte presentata dal procuratore della Repubblica di Sassari Roberto Saieva. Si trattava della seconda richiesta, per la precisione. Perché già il pm Giovanni Porcheddu – sostenendo che quelle 104 “case mobili” fossero in realtà una vera e propria lottizzazione abusiva con allacci a rete fognaria, elettrica e del gas – aveva sollecitato i sigilli. Il gip Antonello Spano aveva negato il sequestro, in primo luogo perché, trattandosi di case mobili, non poteva esserci lottizzazione, in secondo luogo il villaggio camping sorge su un terreno di terzi (ossia l’agenzia Laore) e come tale in caso di confisca non potrebbe subire le conseguenze di un reato commesso da altri, e infine tutti gli allacci erano a norma. Ma il procuratore Saieva aveva riproposto il sequestro al Riesame che ieri – il collegio era composto dai giudici Salvatore Marinaro, Giuseppe Grotteria e Claudia Satta – accogliendo le ragioni degli avvocati della difesa Agostinangelo Marras, Carlo Enrico Paliero (del foro di Milano) e Loriana Zanuttigh (del foro di Pavia) – ha rigettato il ricorso. I legali della difesa hanno sostenuto con forza che il villaggio è in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie rilasciate dal Comune di Alghero, in particolare gli allacci alle infrastrutture hanno rispettato le norme di attuazione del piano regolatore comunale specifiche per la frazione di Fertilia (dove si trova il Calik Blu). Secondo la Procura, invece, quelle case in legno con finestre, verande, camere da letto, climatizzatori e tv – con allacci tecnologici a fogne, gas ed elettricità – assomigliavano più a delle villette vacanze che a case amovibili e per questo ne aveva chiesto il sequestro. Ieri la pronuncia del Riesame: il Calik Blu è a norma, nessuna lottizzazione abusiva dal momento che l’amovibilità delle casette esclude quel tipo di reato.

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