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La “festa” ai lavoratori, in Sardegna.


Teulada, Tuerredda, cantiere S.I.T.A.S. e sicurezza sul lavoro

Le nuove frontiere del turismo sardo: i lavoratori stagionali dalla Romania.  Anche su Il Manifesto Sardo (” Rumeni in Sardegna “), n. 121,  1 maggio 2012

 

Il lavoratore romeno “è molto motivato e non ha paura se deve fare qualche ora in più al giorno, anzi. Voi non vi dovete preoccupare di assumere, né delle tredicesime o delle quattordicesime: affitterete solo il personale, per il periodo che vi servirà, senza anticipi. Dovete solo sottoscrivere un contratto con noi, attraverso una formula che ci consente di essere competitive per la spesa da affrontare”.   Queste le parole pronunciate da Eugenio Annichiarico, responsabile della Direzione del lavoro per le province di Sassari e Olbia-Tempio.   Ha letto, lo scorso 20 aprile, una lettera inviata a numerosi operatori turistici sardi davanti alla platea del convegno promosso dalla Direzione I.N.P.S. isolana sugli sviluppi del mercato del lavoro locale.      Sono ormai diverse le agenzie che “affittano” lavoratori romeni sul “mercato” italiano del turismo.

Ma non si tratta di una semplice prospettiva.  La prossima estate i villaggi-vacanze Valtur sardi (a Golfo Aranci, il Baia di Conte ad Alghero,il Colonna Beach sull’Isola di S. Stefano), occuperanno circa 300 lavoratori stagionali provenienti dalla Romania.

E’ un fatto nuovo e dirompente, nell’attuale drammatica crisi economico-sociale.     E’ un fatto che dovrebbe far riflettere i tanti sardi appecoronati e giulivi davanti al dio mattone, da qualsiasi parte provenga.   

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

Sulla base della direttiva n. 2006/123/CE (la c.d. direttiva Bolkestein), esecutiva in Italia con il decreto legislativo n. 59/2010, è stato profondamente innovato il mercato dei servizi nell’Unione europea.

In soldoni, fra le varie disposizioni è stato adottato – seppure in modo molto temperato – il principio del Paese di origine, secondo il quale un prestatore di servizi che si sposta in un altro paese europeo deve rispettare la legge del proprio Paese di origine, qualora abbia sottoscritto il contratto di lavoro (a vario titolo) con un datore di lavoro del proprio Paese, salvi i principi generali di tutela del lavoratore. E’ il caso, ad esempio, del contratto di somministrazione di lavoro, che porta imprese turistiche (o di altro settore) a rifornirsi di manodopera fornita da agenzie specializzate di Paesi con legislazioni che prevedono salari, garanzie previdenziali, ecc. inferiori a quelle italiane. La Romania, ad esempio.

Accade già ora, nel campo del turismo, nel settore ospedaliero. E accadrà sempre di più.     E’ un meccanismo di abbattimento dei costi del lavoro che applicano sempre più le medie-grandi imprese del turismo.    Ovviamente vale anche per la Sardegna.   Lo farà la Valtur, quest’estate. Ma, nel recente passato, avrebbe dovuto esser di lezione quanto accaduto nel cantiere della diga di Monte Nieddu – Is Canargius (Sarroch, Pula, Villa S. Pietro): l’A.T.I. Dragados y Fomento, vincitrice della gara d’appalto europea per la realizzazione delle opere, portò numerosi lavoratori dalla Spagna. Ai sardi soloqualche posto di lavoro come guardiano e per il movimento terra.

Cagliari, panorama

Sindaci, politici regionali e locali, sindacalisti sono tutti avvisati: genuflettervi davanti al benefattore di turno che vuol “valorizzare” con il solito cemento le nostre coste non porterà alcun sicuro posto di lavoro duraturo, nemmeno di lavapiatti.  Il benefattore di turno potrebbe ritenere più conveniente rivolgersi a rumeni o bulgari. Il mondo non gira secondo quanto raccontate voi.   Cari sardi occupati e non occupati, apriamo gli occhi e la mente.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    maggio 1, 2012 alle 9:27 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Giovanni
    maggio 2, 2012 alle 10:30 am

    Vero , gente di Teulada convinta di lavorare nell’albergo di Tuerredda?

  3. maggio 5, 2012 alle 2:03 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 5 maggio 2012
    Sardi riassunti nei villaggi Valtur. Firmato l’accordo con i sindacati: in arrivo stagionali romeni, ma non toglieranno il posto ai locali: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/05/05/news/sardi-riassunti-nei-villaggi-valtur-1.4462551

  4. settembre 11, 2012 alle 4:50 pm

    ecco qua una bella storia…

    da Il Fatto Quotidiano, 11 settembre 2012
    Forte Village, dove la Marcegaglia fattura 63 milioni e non paga gli straordinari.
    Il sindacato: “Lavoratori intimoriti dalle pressioni aziendali. I pochissimi con cui siamo venuti in contatto a fine stagione vogliono aprire vertenze per il dovuto, straordinari, tfr, o il riconoscimento dei livelli ma non sempre possiamo procedere perché non si trovano colleghi che vogliano testimoniare. E portare in giudizio questi casi può essere rischioso”. (Monia Melis): http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/forte-village-fortezza-sarda-della-marcegaglia-fattura-63-milioni-lanno-e-non-paga/348877/

  5. settembre 18, 2012 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 settembre 2012
    Il lavoro in Costa non parla gallurese. Oltre il 50 per cento degli occupati arriva dalla penisola o dall’estero. Il sindaco di Arzachena: «Un’anomalia da cambiare». (Serena Lullia)

    ARZACHENA. Esclusi dal paradiso, estromessi dall’industria sotto casa più produttiva del territorio. In Costa Smeralda oltre il 50 per cento degli addetti ai lavori non parla sardo o gallurese né arriva da Arzachena, la sua città madre. Quasi il comprensorio delle stelle fosse un principato indipendente, una fabbrica estera che mette radici e porta da altrove la manodopera. A tracciare il profilo di una Costa Smeralda che si nutre di concessionari, bagnini, manager e chef non galluresi è il sindaco Alberto Ragnedda. Con coraggio apre una finestra su una realtà di cui alle istituzioni solitamente non piace parlare. Tema spinoso e impopolare. Meglio non intaccare la patinata aurea di festa e felicità extra lusso. Ma il neo primo cittadino, in tre mesi alla guida della città si è già costruito una fama di anticonformista dai modi gentili, pungente con le parole e diplomatico nella forma. E non a caso Ragnedda sceglie di fare questa riflessione nel 50esimo anniversario della nascita di Porto Cervo, mezzo secolo in cui sono nate e si sono sviluppate risorse umane e produttive locali. «La Costa Smeralda in questi 50 anni ha contribuito a stimolare la crescita di eccellenti professionalità locali di cui Arzachena oggi è ricca – analizza lo strano fenomeno il sindaco –. Purtroppo però spesso non vengono valorizzate, non sono inserite o trovano difficoltà a inserirsi in quel grande e isolato sistema turistico rappresentato dalla Costa Smeralda. I numeri lo dimostrano. Più del 50 per cento degli addetti in Costa non è arzachenese. Un fatto curioso visto che la Costa Smeralda è Arzachena. Parlo delle concessioni demaniali, non dei proprietari ma di chi materialmente lavora sulla spiaggia. E poi bagnini, manager. Forse questo accade perché chi opera nel territorio non crede nelle capacità delle nostre risorse o perché preferisce affidarsi quasi esclusivamente ad altre professionalità, sicuramente di alta qualità, ma talvolta non scarse conoscenze, rispetto e amore per il nostro territorio e la nostra cultura». Ragnedda ripete l’equazione Arzachena uguale Costa Smeralda come un mantra. Per lui è arrivato il momento di dire stop all’idea di Porto Cervo come un corpo estraneo, una cittadella che si autogoverna con leggi diverse dal resto del territorio. Punta a integrare la città madre con il suo borgo più famoso, a far comunicare due realtà che fino a oggi hanno parlato con monosillabi. Ma il sindaco non chiede un trattamento di favore per gli arzachenesi, non vuole una Costa Smeralda riserva indiana dell’arzachenesità. «Sia ben chiaro – aggiunge Ragnedda –. Non è che siccome siamo ad Arzachena bisogna privilegiare la gente del luogo. Dico solo che in un posto come la Costa Smeralda, che crea occasioni di lavoro per tutti, sardi, romani, piemontesi, stranieri, stupisce che la presenza di imprenditori e addetti ai lavori di Arzachena sia così bassa. Non vogliamo trattamenti di favore per i residenti o opportunità di lavoro ai danni di altri. Ma nemmeno una discriminazione al contrario». Sin dal suo insediamento, quasi tre mesi fa, il sindaco Ragnedda ha cercato un riscontro empirico sulla teoria degli arzachenesi come minoranza del principato smeraldo che produce. «Da una analisi sul campo ci siamo accorti che la stragrande maggioranza degli addetti del comprensorio Costa Smeralda non è gallurese – analizza Ragnedda – . Siamo convinti che dopo 50 anni di turismo siamo sufficientemente professionali, sensibili e preparati per ricoprire degli incarichi nei diversi settori dell’industria turistica di Porto Cervo, da quelli più umili a quelli ai vertici, dai giardinieri ai dirigenti. Chi oggi investe e lavora nel nostro territorio dovrebbe capire l’importanza che le risorse locali possono avere, sia per la crescita delle loro attività, sia per lo sviluppo di tutto il territorio. Chi opera nel comune di Arzachena deve contribuire, oltre che a coinvolgere le imprese locali, a creare nuovi posti di lavoro per Arzachena». Un tema, quello del lavoro, che sta a molto a cuore alla neo amministrazione. Non a caso è uno dei pilastri del progetto di sviluppo della Costa Smeralda pensato dalla giunta Ragnedda, insieme con ambiente e turismo. «Il Comune di Arzachena e la Costa Smeralda non sono due entità distinte ma devono andare nella stessa direzione – precisa il sindaco – . Vorrei discutere di questo tema con la nuova proprietà della Costa Smeralda. Adesso si gettano le basi di un nuovo progetto di sviluppo economico e non si può non tenere conto anche di questa anomalia. Siamo pronti a discuterne con il nostro nuovo interlocutore, il fondo di investimento del Qatar, che ritengo serio e sensibile. Vogliamo aprire una discussione serena, senza contrapposizioni. Vorremo però capire per quale motivo in questi 50 anni nel campo dell’occupazione si è cristallizzata una situazione di questo tipo. Se per esempio siamo carenti in qualche settore. Se ci sono da colmare lacune professionali o culturali. Qualora invece questo stato di cose si configurasse come una discriminazione al contrario verso gli arzachenesi riteniamo non sia più accettabile. L’utilizzo e la valorizzazione delle professionalità locali sarebbe poi un importante segnale di rispetto per la nostra dignità, cultura, professionalità e di attenzione per il territorio. E contribuirebbe anche a una maggiore integrazione fra la Costa e il resto del territorio».

  6. luglio 7, 2013 alle 2:37 pm

    questa è l’estate dei bulgari!

    da la Nuova Sardegna, 7 luglio 2013
    TURISMO » MANO D’OPERA LOW COST. L’invasione dei lavoratori bulgari.
    Boom in Gallura, l’allarme della Cisl: sempre più aziende assumono stranieri, costano la metà rispetto agli italiani.
    Mirko Idili. Per l’economia del nostro territorio sarà un disastro già si vedono gli effetti con la crescita mostruosa dei disoccupati in provincia. (Luca Rojch)

    OLBIA. Il bulgaro è la lingua più parlata negli hotel della Gallura. Non è l’ultimo trend esotico, l’ultimo richiamo un po’ snob a una cultura ancora poco conosciuta in Italia. In realtà il bulgaro è davvero la lingua più parlata nelle strutture ricettive. Il motivo è semplice, la maggior parte delle persone che lavorano tra letti e lettini delle imprese turistiche arriva dall’Est Europa. Le ragioni sono elementari, quasi matematiche. Un lavoratore che viene dalla Bulgaria costa meno della metà rispetto a uno locale. La denuncia arriva dal segretario della Cisl, Mirko Idili. «Tutto vero – spiega Idili –. Da qualche mese ci sono arrivate centinaia di segnalazioni. Nelle grandi strutture ricettive, in Gallura in particolare, si assumono lavoratori che arrivano dall’Est. Il motivo è semplice costano pochissimo. E i preferiti sono i bulgari, proprio perché la loro legislazione prevede il versamento di pochissimi contributi da parte del datore di lavoro». In principio fu l’idraulico polacco. L’aggiustatutto low cost arrivato dall’est affamato, pronto a smontare la concorrenza. Stessi servizi a metà del costo. Negli anni l’ondata partita dalla Francia nel 2005 ha invaso tutta l’Europa. La direttiva Bolkestein ha reso possibile far lavorare stranieri in tutta l’Unione Europea senza grandi difficoltà. Il sistema è semplice un’azienda di lavoro interinale con sede a Sofia e filiale in Italia propone alle imprese i servizi dei propri compatrioti. Stipendio più basso e contributi versati nel paese d’origine. «È chiaro che la Bulgaria prevede versamenti molto inferiori rispetto all’Italia – spiega Idili –. Più o meno si risparmia il 50 per cento sugli stipendi. Se a questo aggiungiamo che in molti casi vengono fatti contratti part time di 4 ore, ma in realtà i dipendenti di ore ne fanno anche 10 al giorno. Il risparmio si moltiplica». Ma Idili lancia un ulteriore allarme. «I bulgari hanno scalzato anche i romeni, sono i più economici – continua –. Il fenomeno è molto preoccupante, perché apre una voragine nell’economia della Gallura. Molte aziende non assumono più gli stagionali locali, si preferiscono gli stranieri. Ma in questo modo si crea un danno enorme a un sistema. Chi lavorava nelle strutture ricettive per sei mesi all’anno riusciva a mettere da parte un po’ di soldi e per gli altri mesi riceveva il sussidio di disoccupazione. In questo modo il danno è doppio. Niente lavoro e niente sussidio. Si fa scivolare verso la soglia di povertà una grande fetta della popolazione. In modo particolare chi è legato a una delle realtà produttive più importanti del territorio. Dopo la crisi del turismo si rischia di vedere scivolare via i primi segnali di ripresa. A guadagnare sono solo i grandi gruppi. Alla fine veniamo danneggiati due volte. Il territorio viene sfruttato da grandi società che hanno la loro sede lontano dalla Sardegna e assumono lavoratori stranieri. Dalle prime informazioni che ho raccolto mi hanno detto che arrivano pullman di bulgari, assunti per lavorare nelle grandi strutture ricettive del nord Sardegna». Ma ci sono anche i segnali positivi. «Arrivano dalla Maddalena – conclude Idili –. Il villaggio Valtur di Santo Stefano potrebbe riaprire. Ci sono diversi gruppi pronti a rilevare la gestione della struttura. Portiamo avanti il dialogo. Ne ho parlato anche con l’assessore regionale al Turismo Luigi Crisponi. Gli ho chiesto di fare tutto il possibile per facilitare l’arrivo di un nuovo tour operator che possa riaprire in tempi rapidi la struttura di Santo Stefano».

  7. febbraio 21, 2014 alle 5:28 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 febbraio 2014
    Gli animatori dei villaggi e degli alberghi sardi: tutti “svizzeri”.
    L’indagine della Direzione regionale del Lavoro mette a fuoco il sistema per alleggerire i contributi sui lavoratori: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/02/21/news/gli-animatori-dei-villaggi-e-degli-alberghi-sardi-tutti-svizzeri-1.8712452

  8. giugno 5, 2014 alle 4:33 pm

    ora si sveglia, forse, anche il sindacato.

    da Sardinia Post, 4 giugno 2014
    Cisl, rapporto choc sul turismo: “Lavoratori dall’Est in nero per 15 ore al giorno”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/turismo-sfruttamento-convegno-porto-cervo-sui-lavoratori-low-cost/

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