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Un New Deal per l’ambiente, l’economia e la società in Sardegna.


Sette Fratelli, corso d'acqua

anche su Il Manifesto Sardo (New Deal), n. 112, 16 dicembre 2011

Che l’Italia – e la Sardegna, in particolare – stia attraversando una gravissima crisi economico-sociale è una dura realtà da tempo.     L’unico che non se n’è accorto è il nostro mai dimenticato premier dimesso Silvio Berlusconi, quello che ancora poche settimane fa cianciava di “ristoranti pieni” e tuttora blatera di un Paese dai “cittadini benestanti”.     E’ offensivo nella sua cialtronaggine nei confronti di decine di milioni di italiani, bisogna ricordare ogni giorno i devastanti danni che ha arrecato, ma non rappresenta certo il nostro futuro.

Il nostro presente è ben rappresentato dalla cura da cavallo che sta proponendo (e attuando) il Governo Monti: l’Italia e gli italiani dovranno sputare lacrime e sangue, finanziariamente, per cavarsela. 

Non è questo il momento di lasciarsi andare, è il momento di fare proposte concrete e praticabili.

Alcune fra tante: dalla tassazione degli immobili ecclesiastici adibiti ad attività commerciali all’assegnazione onerosa mediante gara ad evidenza pubblica delle frequenze televisive digitali, dalla tassazione delle transazioni speculative sui mercati valutari (c.d. Tobin tax) dal drastico taglio di tutte le opere pubbliche inutili e devastanti per l’ambiente (es. ponte sullo Stretto di Messina, nuova linea alta velocità Torino – Lione, diga Monte Nieddu-Is Canargius, ecc.).   

C’è solo l’imbarazzante ònere della scelta e le entrate e i risparmi sarebbero nell’ordine di decine di miliardi di euro, rendendo assolutamente non necessari gli inasprimenti fiscali ai danni di milioni di lavoratori, pensionati, inoccupati, sottoccupati, disoccupati, infanti.

Pungitopo (Ruscus aculeatus)

Ma tanto, tantissimo, potrebbe esser fatto dalle regioni e dagli enti locali.  Anche dalla Regione autonoma della Sardegna.

Anche qui qualche esempio.   Partiamo dalla crisi di uno dei settori portanti dell’economia sarda, l’edilizia.

E’ uno dei settori portanti – è bene ricordarlo – anche perché ben il 38,2% della popolazione residente ha solo la licenza media e ben il 24,5% solo quella elementare o, addirittura, alcun titolo.   Vuol dire che il 62,7% dei residenti in Sardegna in età lavorativa (dai 15 anni in poi) è privo di qualifica professionale (da Sardegna Statistiche, anno 2009).

L’edilizia in Sardegna è in crisi.  L’hanno certificato i sindacati nelle scorse settimane.    Tanto per cambiare, rappresenterebbe l’alibi per dare l’assalto speculativo alle coste e alle altre aree d’interesse ambientale. Storia vecchia e stupida.

In tre anni (2008-2011) il comparto dell’edilizia sarda ha perso ben il 40,86% degli addetti. Si è passati da 44.032 operatori del settore, censiti dalle Casse Edili sarde, a “soli” 26.176.    Le imprese del settore sono passate da 7.978 a 6.100, con una perdita secca del 23,35%.   Questi i dati denunciati dai sindacati del settore (Fillea C.G.I.L., Filca C.I.S.L., Feneal U.I.L.), che hanno chiesto ai Soggetti pubblici e privati interessati provvedimenti urgenti per arginare la pesante crisi.  

Ma è solo una parte.   Basta ricordare la chiusura delle attività della Scuola Edile di Cagliari, ente di formazione e di qualificazione delle maestranze impegnate nell’edilizia.  Sembrerebbe un aspetto secondario, marginale, in realtà costituisce una “spia” di una situazione molto più profonda.   Viene meno l’aspetto fondamentale per il necessario dinamismo del settore, la formazione, la qualificazione e la riqualificazione professionale.

Teulada, Tuerredda, cantiere S.I.T.A.S. e sicurezza sul lavoro

Oggi quello che è in crisi è il modello tradizionale dell’impresa edilizia e dell’operatore dell’edilizia.    Mettere un mattone sopra l’altro – volendo estremizzare e semplificare – significa consumare risorse e territorio, significa disporre di ricchezze inesistenti da investire, significa contare su acquirenti scarsi e privi di liquidità.

Non è consentendo le peggiori speculazioni immobiliari e dilapidando il patrimonio ambientale collettivo che si riesce a superare una crisi ormai strutturale.   

Spazio per le imprese e i lavoratori nel settore c’è ed è ampio nelle ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente, pubblico e privato, nelle ristrutturazioni per il miglioramento della qualità energetica, nel risanamento e riqualificazione dei centri storici.  Pensiamo soltanto alla realizzazione di tutti quegli interventi legati alla riqualificazione ed efficienza energetica (coibentazione, tetti fotovoltaici, sistemi di riciclaggio idrico, manutenzioni, ecc.) che possono impiegare personale adeguatamente riqualificato.

Ma non solo.    In un vero e proprio new deal sardo dovrebbe assolutamente trovare adeguato spazio un piano di sistematico risanamento idrogeologico, con interventi di consolidamento e rinaturalizzazione di costoni, pendii, letti fluviali, demolizioni di opere incongrue e ripristini ambientali, forestazioni naturalistiche.  Un piano di salvaguardia del suolo e di protezione del territorio che coinvolgerebbe migliaia di progettisti, tecnici specializzati e maestranze con obiettivi realmente di pubblico interesse.        Centinaia di milioni di euro di provenienza comunitaria del piano operativo FESR 2007-2013 troverebbero la migliore forma di investimento.    Evitando i rischi di disinvolti giochi finanziari da centinaia di milioni con i fondi comunitari sulla pelle dei sardi.

Cagliari, panorama

E ci sarebbe ancora un altro intervento infrastrutturale importante, da svolgere con la regìa regionale e recuperando anni di ritardi e di incapacità: predisporre progetti e realizzare le connessioni fra il gasdotto Galsi s.p.a. e le aree urbane e industriali sarde, affinchè quest’opera sia davvero utile per la Sardegna e non sia quel mezzo disastro che si prospetta.  A patto che si riveda profondamente il tracciato e si faccia passare dove l’impatto ambientale e socio-economico sia minore (es. lungo le fasce di rispetto stradali, in aree ferroviarie dismesse, in aree già degradate, ecc.).   Imprese e maestranze sarde dovrebbero quindi esser qui coinvolte, anche grazie a ristrutturazioni aziendali e a riqualificazioni professionali di tecnici e operai, compresi quelli già fuori dal mercato del lavoro.

Come si vede, le opportunità ci sono, il sostegno finanziario anche.    Finora è mancata la volontà e l’intraprendenza di un’Istituzione regionale che dovrebbe rappresentarci tutti e spesso, invece, ci fa vergognare d’essere sardi.

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    dicembre 16, 2011 alle 6:11 PM

    Sono pienamente d’accordo con quanto riportato, ma occorre considerare che abbiamo cappellacci con i suoi 300 mt dal mare ( certo prima c’era Soru con i suoi 3 Km e la sua rigidita’ ). Ma ora e’ un incentivo alla cementificazione : villaggi pollaio, ecc.
    Con una presenza industriale, possibilmente non inquinante, ci sarebbe meno necessita’ di dare lavoro solo con i mattoni . I lavori di ristrutturazione sarebbero una alternativa , ma il costo elevato della manod’opera , che non vuole abbassare i ricavi, li rende inefficaci. Sistemare il territorio ? , non rende, perche’ gli enti interessati pagano poco e con notevole ritardo ( se va bene ).
    Quindi costruire villette pollaio a partire da 350 k euro in su e’ piu renumerativo, e la gente che compra c’e’ sempre.
    Bisognera’ aspettare una nuova generazione piu istruita, magari con cultura agraria, ridando nuovo impulso alla agricoltura.

  2. dicembre 17, 2011 alle 12:54 PM

    da Sardegna 24 on line, 15 dicembre 2011
    Edilizia, maglia nera per irregolarità: http://www.sardegna24.net/regione/edilizia-maglia-nera-per-irregolarita-1.46784

  3. valentina
    dicembre 17, 2011 alle 6:12 PM

    I prezzi delle case, perlomeno a Cagliari e dintorni, in questi ultimi anni, non solo non sono mai diminuiti, ma continuano a crescere a ritmo serrato. Sinceramente non riesco a mettere in relazione questo fatto con la crisi, che è altrettanto reale.
    Le cifre richieste anche per dei miserandi buchi sono folli (soprattutto in città) probabilmente prezzi più dimensionati alla reale capacità di acquisto di chi cerca la prima casa, potrebbero dare un pò di vitalità al mercato… o no?

  4. dicembre 19, 2011 alle 8:07 am

    I danni li ha arrecati Berlusconi assieme a tutta la classe politica che si è avvicendata dal dopoguerra ad oggi. La sinistra inetta è altrettanto responsabile per aver lasciato fare e per non aver offerto agli elettori un’alternativa. I danni li sta arrecando Monti che ha fatto una riforma che probabilmente non servirà a niente perché non ha toccato il cuore del problema, ossia non ha regolamentato un capitalismo perverso in mano al mercato finanziario e non ha fatto nulla per tentare di combattere l’evasione e la corruzione enorme che c’è in questo paese. Non ha nemmeno fatto nulla per un Sud che è fatto di lavoro nero e di un esercito di statali e comunali. I danni li sta facendo l’Europa dove si è introdotto l’euro senza introdurre regole dando spazio al dominio tedesco. Insomma, nei confronti di tutto questo il povero Berlusconi è una formichetta patetica, un piccolo tassello. Mi spiace darvi una brutta notizia, ma l’Italia è già in bancarotta, ogni mese sono in forse gli stipendi degli statali e intanto piccoli artigiani e commercianti del Nord-Est, quelli che hanno fatto la ricchezza dell’Italia, stanno fuggendo all’estero (12.500 imprese trasferite negli ultimi tempi). La gente toglie i propri soldi dalle banche e li trasferisce altrove intanto che qui un ottantenne, invece di regolamentare i mercati cinesi e tutto il resto, toglie le pensioni ai vecchietti. Il peggio deve ancora arrivare e arriverà quando, finite le riforme di Monti, il paese passerà in mano ai politici, sempre gli stessi, corrotti e schifosi politici che gli italiani voteranno ancora. Questi governeranno con la logica di sempre, con l’insulto e la denigrazione del paese che tanto ha contribuito a mandarci a fondo. E’ bastato l’altro giorno vedere in Ballarò l’astio e l’odio che sprizzava dalla Finocchiaro contro la Gelmini per farci girare canale e capire che nulla cambierà. Sono non solo i politici ad essere incapaci di un leale confronto, ma anche gli italiani stessi che da anni continuano a dire che l’Italia fa schifo senza far nulla affinché questo cambi. Ovvio che se gli italiani pensano questo dell’Italia non si comprende perché l’Europa dovrebbe pensare bene di noi. E i mercati continuano ad affondare, con o senza Berlusconi. Per tutti questi motivi l’Italia, che potenzialmente sta molto meglio di Germania e Francia, è ridotta in queste condizioni. Un mea culpa è d’obbligo da parte di tutti.

  5. dicembre 19, 2011 alle 8:12 am

    Per quanto riguarda la Sardegna nello specifico, mi pare evidente che il vero problema sta nella pessima amministrazione del territorio, a cominciare dal Presidente della Regione per finire al sindaco del più piccolo paese sardo. Non dimentichiamo che, per inquinare, distruggere, costruire e tutto il resto occorrono i permessi degli amministratori ed è con loro che bisogna prendersela. Cominciamo a non votarli più, mandandoli a casa TUTTI!!!!! Occorre pretendere un rinnovo della classe politica, maggiore trasparenza nelle amministrazioni e soprattutto maggior controllo da parte dei cittadini.

  6. dicembre 23, 2011 alle 5:19 PM

    A.N.S.A., 23 dicembre 2011
    Poverta: 22% famiglie del cagliaritano soffre di privazioni. Indagine Provincia, vacanze un lusso per il 56%.

    – CAGLIARI, 23 DIC – Il 22 per cento delle famiglie del cagliaritano vive in uno stato di poverta’ relativa, ovvero quello stato che non porta a mettersi in fila alla Caritas, ma determina una condizione di privazione. Lo rileva una ricerca della Provincia. Particolarmente colpite sono le coppie separate e i giovani precari, che in Sardegna toccano il 22% contro il 18 della media nazionale. Una vacanza di una settimana e’ un lusso per il 56% delle famiglie intervistate dagli operatori del volontariato, Caritas in testa. Nei piccoli centri regge la rete di solidarieta’ familiare.

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