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Niente cemento a Piscinas (Arbus)!


ginepro, mare, cielo

Dune a perdita d’occhio, macchia mediterranea, Cervi sardi e rapaci, un mare infinito, preziosa archeologia mineraria unica e irripetibile.  Piscinas, Ingurtosu, Naracauli.

Per la Matsa Group s.r.l., società bolognese di Paolo Trento, si tratta di una lucrosa occasione di investimento turistico-immobiliare da non perdere. 

Già lo scorso 26 maggio aveva presentato al Consiglio comunale di Arbus (VS) il suo progetto turistico-edilizio denominato “Il Parco delle Dune di Piscinas” (presentazione progetto, 27 sett. 2011), predisposto dall’architetto ferrarese Pier Luigi Feggi.  Il progetto, esaminato dal Consiglio comunale il 14 ottobre 2011 con valutazioni interlocutorie, prevede (progetto preliminare, relazione tecnica): un Ecolodge (30 unità immobiliari, 120 camere, club house, biblioteca, servizi, mq. 8.800), tre strutture residenziali di rappresentanza (ville), tre aziende agricole con turismo rurale (mq. 2.400), un percorso golf, recupero di 7 edifici minerari a fini turistico-residenziali (mq. 400), un centro benessere, un centro sportivo, sistemazione strada Ingurtosu – Piscinas, servizi di spiaggia, infrastrutture primarie (reti idriche, elettriche, stradali, ecc.), impianto di fitodepurazione, per complessivi mc. 40.000 circa di nuove volumetrie su mq. 13.300 circa in un’area (area interessata dal progetto) di proprietà di 408 ettari (area sportiva 36,5 ettari; area turistica Ecolodge 22 ettari; area direzione/rappresentanza 3 ettari; area residenziale fabbricati esistenti 3,5 ettari; riserva ambientale 185 ettari), per un investimento iniziale di 18 milioni di euro.

Arbus, dune di Piscinas

Ora la proposta immobiliare sarà presentata ai competenti uffici della Regione autonoma della Sardegna.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno, quindi, inoltrato (20 ottobre 2011) una richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi alle amministrazioni pubbliche nazionali (Ministeri dei beni e attività culturali e dell’ambiente; Direzione regionale beni culturali e paesaggistici; Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari), regionali (Presidenza della Regione; Direzione generale della pianificazione; Servizio tutela del paesaggio di Oristano; Servizio valutazione impatti), locali (Comune di Arbus), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale e alla Commissione europea.

Il progetto, infatti, deve essere sottoposto al vincolante e preventivo procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), contrasta palesemente con il piano paesaggistico regionale (P.P.R.) e con il piano urbanistico comunale (P.U.C.) recentemente adottato.  L’area è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), rientra nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Arcuentu e Rio Piscinas” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat) e nell’omonima prevista riserva naturale regionale (legge regionale n. 31/1989). Rientra anche nel Parco geominerario, storico, ambientale della Sardegna.

Arbus, Naracauli, Laveria Brassey

Nuovo cemento in questo vero e proprio paradiso terrestre sarebbe solo una follìa.

E sarebbe solo il primo passo.

Infatti, nel maggio scorso, il Consiglio comunale di Arbus (VS) e un folto pubblico avevano ascoltato il rapporto generale preliminare del “Progetto strategico per lo sviluppo turistico sostenibile del sistema territoriale Costa Verde” da parte della Real Estate Serenissima s.p.a. insieme alla proposta turistica della Matsa Group s.r.l. (lettera del 9 maggio 2011).

I rappresentanti degli investitori turistico-immobiliari avevano raccontato la loro visione del mondo e i loro programmi, affermando di voler investire un miliardo di euro in 10 anni per lo sviluppo turistico della Costa Verde. Entusiasta il sindaco Franco Atzori, che punta a “rivedere i troppi vincoli paesaggistici”, ben più tiepide le altre forze politiche locali.

Dal canto suo la filosofia turistica della Real Estate Serenissima s.p.a. era già stata espressa nel dicembre 2010.  Le idee e i programmi sono semplici e chiari, per chi vuol capire: “il turismo non è poesia. “Un turista è un portafogli con le gambe!”, così ha affermato Luca Giacomelli, direttore generale e consigliere di amministrazione della Real Estate Serenissima s.p.a., controllata dalla Autostrada Brescia-Padova s.p.a., titolare dell’autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova e proprietaria dei 1.500 ettari di Costa Verde (Arbus) recentemente acquistati dalla Valtur (da L’Unione Sarda, edizione dell’11 dicembre 2010, pag. 43).

Chi pensa e afferma cose simili, molto probabilmente pensa anche che “pendolari e viaggiatori sono portafogli con le ruote” e che “gli arburesi sono indigeni con un tesoro”ambientale naturale da sfruttare.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Senza tener conto delle norme di tutela del territorio (in particolare del piano paesaggistico regionale), senza tener conto degli investimenti necessari per un’adeguata bonifica ambientale delle aree interessate (centinaia di milioni di euro, motivo determinante per cui sono andati deserti i bandi regionali emanati dall’Amministrazione Soru nel 2006), senza tener conto della proprietà dei siti minerari nella vallata di Ingurtosu (in gran parte della Regione autonoma della Sardegna), hanno parlato della creazione di 6.200 posti letto (per 690 mila presenze turistiche annue) e, soprattutto, della bellezza di 7.500 posti di lavoro.

A prescindere dal resto, quest’ultima affermazione pare proprio una bufala, calzata e vestita.   

Ogni posto di lavoro (non in nero) costa fra stipendio, òneri previdenziali, assicurativi e pensionistici une media di 1.500 euro al mese.  Quindi 11.250.000 euro al mese sarebbe il solo costo del lavoro che dovrebbero sostenere.  Cioè 135 milioni di euro all’anno.     Zio Paperone e Rockerduck impallidirebbero d’invidia.

Arbus, dune di Piscinas-Scivu

Sembra proprio un film già visto tante altre volte.       Dalla società FinBrescia che voleva colare 920 mila metri cubi di volumetrie a Costa Verde alla società Riva di Scivu che voleve cementificare il paradiso naturale di Scivu, alle infinite speculazioni edilizie di Torre dei Corsari, ai tentativi speculativi veneti a Capo Pecora .       Aggressioni pesanti del territorio combattute in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.    E sarà ancora così, se si manifesteranno intenzioni cementificatrici.  Serenissimamente.

Gli amministratori comunali di Arbus ancora non hanno capito che il futuro del proprio territorio si basa su una salvaguardia forte del proprio straordinario patrimonio naturale unitamente a una rete di piccole strutture ricettive locali, servizi turistici e promozionali e valorizzazione del proprio patrimonio di archeologia mineraria?

Il meraviglioso Hotel “Le Dune”, con l’accorta ristrutturazione di ruderi minerari, insieme a servizi di primario livello, l’ha già dimostrato.   Non basta per capire?

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

piano paesaggistico regionale - P.P.R., area Piscinas - Scivu

 

Arbus, dune di Piscinas e tratto ferrovia mineraria

(elaborazione immagine GrIG, foto C.B., J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. panurk
    ottobre 21, 2011 alle 7:50 am

    Si chiede “Non basta per capire?”

    No, non basta perché i Sardi (ovviamente) sono stupidi e incapaci – talmente incapaci che lasciano a degli altri la valorizzazione delle loro terre accontentandosi col ruolo del portoghese che guarda dietro i ginepri di costa verde come altri non sil lasciano perdere la ” lucrosa occasione di investimento turistico-immobiliare”.

    Come mai regione/provncie/comuni non hanno nessun’interesse di investire nel settore agrituristico, cioè un turismo sostenibile e decisamente non-residenziale?

    Il morbus Teulada, una forma pericolosa di demenzia, sta imperversando.

  2. ottobre 21, 2011 alle 3:07 pm

    da Sardegna 24 on line, 21 ottobre 2011
    Villaggio a Piscinas, ambientalisti in trincea: http://www.sardegna24.net/medio-campidano/villaggio-a-piscinas-ambientalisti-in-trincea-1.33324

    da L’Unione Sarda on line, 20 ottobre 2011
    Piscinas, il cemento minaccia le dune. Residence in un’area soggetta a vincoli: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/239445

    da L’Unione Sarda, 21 ottobre 2011
    Arbus. “No al cemento tra le dune di Piscinas”. (Gian Paolo Pusceddu)

    Niente cemento a Piscinas. Per le associazioni ecologiste Amici della terra e Gruppo d’intervento giuridico, l’investimento immobiliare che la società bolognese Matsa Group vuole realizzare a ridosso delle splendide dune di Piscinas è un’altra speculazione edilizia, “cui bisogna opporsi con ogni mezzo giuridico”. Il progetto, esaminato dal Consiglio comunale lo scorso 14 ottobre, prevede un Ecolodge (30 unità immobiliari, 120 camere, club house, biblioteca, servizi), tre strutture residenziali di rappresentanza, tre aziende agricole con turismo rurale, un percorso golf, recupero di 7 edifici minerari a fini turistico-residenziali, un centro benessere, un centro sportivo, la sistemazione della strada Ingurtosu-Piscinas, servizi di spiaggia, infrastrutture primarie, un impianto di fitodepurazione, per complessivi 40.000 metri cubi in un’area di 408 ettari per un investimento iniziale di 18 milioni di euro. ra la proposta immobiliare sarà presentata agli uffici competenti della Regione.

    da La Nuova Ferrara on line, 21 ottobre 2011
    Mega villaggio protestano gli ambientalisti. Il progetto riguarda la zona di Piscinas, vicino a Cagliari E’ stato predisposto da un architetto ferrarese: http://lanuovaferrara.gelocal.it/cronaca/2011/10/20/news/mega-villaggio-protestano-gli-ambientalisti-1.1607950

  3. Gianni Steri
    ottobre 21, 2011 alle 7:22 pm

    Si sta cercando di sfruttare l’articolo 12 della legge regionale n.4/2009. Si è dato l’ok per un accordo di programma e siamo coscienti del pericolo che si corre, per cui è bene vigilare sia da parte nostra che da parte vostra, ma se esiste la minima possibiltà di sfruttare questo articolo è bene discuterne senza criminalizzare nessuno.
    Art. 12
    Programmi, piani e progetti di valenza strategica
    per lo sviluppo del territorio
    1. La Regione, le province ed i comuni, anche con il concorso di altri soggetti pubblici e privati, individuano ed attivano programmi, piani e progetti aventi carattere strategico per promuovere lo sviluppo del territorio regionale in un’ottica di sostenibilità ambientale e paesaggistica.
    2. I programmi, i piani ed i progetti devono essere tali da incidere significativamente sul sistema economico- sociale, sull’organizzazione del territorio e sulla valorizzazione paesaggistico-ambientale. In particolare possono comprendere operazioni di riassetto e riqualificazione degli insediamenti, anche costieri, e la realizzazione di parchi ecologico-ambientali anche di carattere botanico e forestale di elevata valenza scientifica e culturale. Essi in ogni caso perseguono obiettivi di elevata qualità paesaggistica, ecologico-ambientale e urbanistico-architettonica.
    3. La proposta di cui al comma 1 è sottoposta all’Assessorato competente in materia di governo del territorio per la preliminare valutazione della compatibilità complessiva sotto il profilo paesaggistico. In caso di esito positivo si procede mediante conferenza di servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme sul procedimento amministrativo), e successive modificazioni ed integrazioni.
    4. Qualora la realizzazione degli interventi programmati necessiti di variante agli strumenti urbanistici si procede secondo le vigenti disposizioni legislative. In tal caso i termini per le pubblicazioni e le osservazioni sono ridotti della metà.

    • ottobre 21, 2011 alle 9:21 pm

      noi non intendiamo certo “criminalizzare” nessuno, ci mancherebbe altro! Non fa parte del nostro modo di pensare e di agire.
      Conoscendo quell’area e lo straordinario – unico – valore naturalistico, ambientale e storico-culturale, però, è impensabile mettere anche solo un metro cubo in più.
      Ci sono centinaia di migliaia di metri cubi di volumetrie in disuso fra Ingurtosu e Naracauli, immobili minerari che possono essere ristrutturati con attenzione anche a fini turistici, con un valore aggiunto (la storia) in più.
      Se si vuole davvero “fare turismo” e non “fare speculazione”, le strade alternative ci sono.
      Stefano Deliperi

  4. Francesco
    ottobre 22, 2011 alle 4:00 pm

    A Panurk rispondo che,nel morbo Teulada, non vi è solo la componente del ” morbo demenziale” ma, pittosto il “morbo della corruzione”.(informazioni a proposito presso il sito:
    “ricevendomi@tiscali.it.” consultazione di documenti previo appuntamento).
    Tutti i 500 mila mc. costieri sono in mano alla sicilianità d’alto bordo. In origine vi erano i Calò i Gelli gli Olivi ecc. oggi i Caltagirone e ,in Campionna e nella falsa Holdima , prestanome sempre rigorosamente Siciliani.
    A piscinas ,come a malfatano ,troviamo i “padrini delle autostrade” . Beneton e Autostrade Brescia -Padova S.p.A . Basta ricordare come ne sono esntratti in possesso e come le gestiscono le autostrade, per capire con chi abbiamo a che fare. (In proposito è bene ricordare che L’Italia è uno dei pochi paesi europei ove è imposto il pedaggio.) Oggi ,i signori leghisti,son tutti in Sardegna a far quatrini con il sacco ambientale. Ma i veri “ladroni ” sono al Sud o al Nord? E,che dire del Consiglio Regionale Sardo, non è forse, nei suoi vertici , una succursale della sicilianità al potere in Italia?
    Per fortuna in consiglio vi sono i Sardisti e i paladini della identita Sarda a vigilare …o no ?

  5. Gianni Steri
    ottobre 23, 2011 alle 10:00 pm



    Questi sono tre filmati di alcune mie escursioni sul territorio di Arbus, se veramente tenete a questi territori, dovete venirci, dovete far capire che non hanno bisogno di altri complessi….ma se nessuno viene, nessuno arriva fino al paese, nessuno cerca alloggio da noi….gli arburesi hanno poche scelte….

    • ottobre 23, 2011 alle 10:26 pm

      quando sono venuto a vivere in Sardegna (1981), la costa e le aree minerarie di Arbus sono fra i primi posti che ho visitato. Semplicemente unici.
      Li ho sempre consigliati personalmente, li abbiamo sempre pubblicizzati come Associazione, ma ancora manca l’approccio giusto da parte del Comune e delle altre amministrazioni pubbliche competenti.
      Non c’è bisogno di cemento per fare turismo.
      Stefano Deliperi

      • Gianni Steri
        ottobre 24, 2011 alle 8:59 am

        Concordo sull’unicità della nostra zona, ma dobbiamo essere coscienti che non esiste da nessuna parte un turismo banleare fatto a 30 km di distanza, questo è il punto, Arbus sta a 30 km dal mare. Noi non abbiamo più bisogno di pubblicità o schieramenti pro o contro il cemento, noi abbiamo bisogno che la gente venga ad Arbus, perchè il turista identifica Arbus solamente per il mare. La battaglia non si svolge sulle coste ne sulle miniere, la battaglia si svolge ad Arbus, se volete veramente tutelare queste cose, non preparate le valige per sharm el sheikh ma utilizzate i vostri denari per passare un inverno diverso ad Arbus, per sentirne gli odori e assaporarne i sapori e anche per sentirne i rumori, perchè il rumore del mare in tempesta d’inverno o il silenzio dei boschi è qualcosa di impagabile.
        Quindi per vincere questa battaglia, mettete in conto che una volta al mese farete un fine settimana ad Arbus, è il modo migliore per vincere la guerra.

  6. rossano vacca
    ottobre 24, 2011 alle 1:11 am

    Intanto tutti i pareri meritano rispetto, certo va detto che se il territorio di Arbus come unanimemente riconosciuto ha conservato tante valenze ambientali questo è da adebitare prima di tutto agli arburesi, forse non a tutti ma alla stragrande maggioranza di sicuro si.Persino nella gestione dei progetti di tutela e conservazione ambientale predisposti dalla Comunita Europea (Life Natura 97 Dune di Piscinas Monte Arcuentu) siamo stati considerati cit. un esempio per l’Italia è per l’ Europa , spiace essere massi nal mazzo ,ma come e insieme ai consiglieri di mimoranza ho fatto votare una proposta che prevedeva di togliere i volumi prospicenti le dune (350 metri) e destinarli al recupero di Ingurtosu Gli arburesi sono sicuramente ambientalisti, e già sanno che questa cosa verrà sonoramente bocciata anche senza tanti clamori, persino quelli che in consiglio l’hanno sostenuta ci sperano poco, grazie a quanti tengono al territorio di Arbus , vi prego però di non pensare che siamo tutti degli stupidi a cui bisogna sempre venire in soccorso, credo tra le altre che con ampia discussione tunutasi dentro la nostra comunità abbiamo analizzato anche molti altri aspetti del progetto e del proponente….. sperando di non aver offeso nessuno un caro saluto Rossano.

    • ottobre 24, 2011 alle 2:45 pm

      ma nessuno pensa che ad Arbus vivano “stupidi” nè vogliamo venire “in soccorso” di nessuno, per carità!
      Così come non facciamo d’ogni erba un mazzo, anzi.
      Semplicemente quei luoghi sono unici e lo sappiamo tutti.
      Con la fruizione attenta delle risorse naturali e storico-culturali si può promuovere una crescita economico-sociale delle collettività locali senza degradare l’attrattiva che esercitano in tutta Europa.
      Il ruolo delle associazioni ecologiste prevede anche che facciano da “pungolo” con i mezzi a disposizione ed è innegabile che siano d’aiuto in tante situazioni “a rischio”, com’è accaduto anni fa in relazione ai progetti turistico-immobiliari a Scivu, ad esempio.
      Buona serata a tutti.
      Stefano Deliperi

  7. panurk
    ottobre 24, 2011 alle 8:40 am

    @Francesco: Che ci sia dietro le attività ad Arbus “la sicilianità d’alto bordo” non so giudicare, ma confermerebbe la mia ipotesi della incapacità dei sardi di gestire i loro territori … ed alla fin fine di gestire la loro isola. È chiaro che il “morbus Teulada” è soltanto una sottocategoria del “morbus sardous” (kentu konkas, kentu berrittas, ecc.). Sono convinto che le conseguenze economiche formano la ragione principale per il fatto che la Sardegna appena riesce a nutrire un terzo della popolazione della Sicilia (che non è decisamente più grande della Sardegna). Addiritura, in Sicilia non si conoscono tante “coste rubate” quanto in Sardegna – territori quasi perfettamente estranei al PNL sardo. E le coste non sono l’unico esempio. Vedi anche per esempio il dramma del “Parco del Gennargentu” e di conseguenza la totale assenza di una gestione coordinata delle finailità ambientali e turistiche-economiche – con risultati campanilistici che non arriverannno mai a partecipare ai grandi flussi turistici degli amanti della natura a livello dei grandi parchi nazionali come negli USA. D’altronde, la necessità dell’intervento dei “paladini della sardità” sarebbe la peggiore conferma della mia tesi. Una politica razionale per l’ambiente e l’economia dell’isola si fa meglio senza i paraocchi di natzione ed identità 🙂

    @Gianni Steri: L’Arburese e specialmente Montevecchio, Ingurtosu, Buggerru, Costa Verde è la mete principale dei turisti ambientali tedeschi in Sardegna da ben 40 anni. Non si può dire che “nessuno viene”. Il problema è che non c’è quasi nulla che inviterebbe a rimanere. E si potrebbe fare tanto – senza la necessità di produrre risultati come il Faro di Spartivento che servono solo ad intensificare l’immagine fatale di una Sardegna fatta per i turisti di lusso. Conosci la Villa Idina? Io ne ho registrato il degrado durnate parecchi decenni: Negli ultimi anni si hanno iniziato a rubare i telai delle finestre di granito finemente lavorato, ma ancora oggi si potrebbe ripristinare (purtroppo, a causa del degrado continuo, a base di costi sempre più alti) la bella struttura originale con il terrazzo elevato, il sotteraneo col terrazzo a pian terreno e l’atrio una volta vetrato come punto centrale di un’iniziativa a livello agrituristico.

    • Gianni Steri
      ottobre 24, 2011 alle 9:55 am

      Io concordo con te che è pieno di turisti tedeschi che vanno al mare, ma li stanno! Noi li non abbiamo alberghi, non abbiamo negozi, non abbiamo case, non esiste un distributore di carburante. Poi smettiamola con questi agriturismo che comunque hanno la loro utilità ma non producono occupazione, sono semplicemente una conduzione famigliare con regime fiscale agevolato che cucinano semplicemente quello che producono. Se ti piace cosi tanto Villa Idina, comprala e facci un centro ricettivo, non parliamo sempre che queste cose le devono fare gli altri.

  8. ottobre 24, 2011 alle 2:33 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2011
    L’esperienza di Monica Saba, imprenditrice versatile e coraggiosa, tra Montevecchio e Piscinas. «Tra i ruderi delle antiche miniere allevo 350 capre e coltivo il turismo». Produce formaggi di nicchia gestisce un ristorante e punta solo su prodotti locali. (Giacomo Mameli)

    Monica Saba è versatile anziché no e coltiva soprattutto due passioni. Una è racchiusa nel caprile sul costone di Genna Sciria, vista sul Campidano di Sanluri, antica miniera di piombo e zinco come tutte quelle da epopea industriale nella zona di Montevecchio fra Arbus e Guspini.
    Un caprile con 350 capre, una più bella dell’altra, pulite, i visi semiti descritti da Umberto Saba. “Ne avevamo settecento. C’è un morbo, il Caev, di cui la Regione nulla sa e nulla fa. Sta devastando il territorio, lo sta depauperando nel disinteresse globale. Ma alle mie capre non rinuncerò mai, sono eleganti e generose. Sono la mia vita, il mio reddito”.
    L’altra passione è in fondo alla valle, la costa occidentale dove luccicano al sole le maestose dune di Piscinas, le più imponenti d’Europa, rosa all’alba, rosse al tramonto, i ginepri spontanei, il passaggio dei cervi. L’attività pastorale, da sola, e pur di pregio, non dà margini. Occorre trovare forme di integrazione del reddito. A Ingurtosu c’è la soluzione, “La casa del minatore” dove Monica da quattro anni gestisce un ristorante etnico con lo chef Michele Podda che si diletta fra paste fatte in casa, funghi di stagione, carni e pesci “rigorosamente locali”.
    Monica, che di anni ne ha 42, è moglie mamma e nonna (la nipotina si chiama Sole). Diplomata alla scuola alberghiera, è imprenditrice. Fra le altre attività presiede un raggruppamento di venti imprese (il Ciao, Consorzio imprese arburesi organizzate). “L’87 per cento dei soci è maschio, mi devo difendere. Il problema è riuscire ad aggregare le aziende, non è risultato facile. L’individualismo spesso detta legge, ma lavoriamo, dal campo agricolo a quello turistico, servizi compresi. Senza unione non si va da nessuna parte”.
    L’azienda-caprile sorge sotto la punta di Monti Ana, sui resti delle vecchie miniere che nel 1874 re Vittorio Emanuele III aveva concesso alla Società Nouvelle Arborese. Di fronte c’è il giacimento di Picca Linna dove la tecnologia mineraria aveva dettato scuola nel mondo soprattutto con l’invenzione della pala-Montevecchio e l’installazione del primo compressore Sullivan dell’Atlas Copco, pezzo unico giunto nel 1903 dalla Pennsylvania. Dall’eccellenza industriale all’eccellenza agroalimentare con evidente scuola francese di classe. Perché Monica Saba è diventata una gourmet raffinata.
    Va da sé che il latte di capra è un unicum, digeribile e gustoso. Ma occorre saperlo lavorare. E dal minicaseificio escono caprini al profumo di elicriso, tomini aromatizzati al timo o all’erba cipollina. Ci sono i formaggi classici, da tavola e da grattugia, una invitante “ricotta gentile” e una crema aromatica da spalmare sui panini, ottima sul pistoccu dell’Ogliastra. Il caprino è proposto anche sott’olio, con la bottarga. Il tutto con un packaging originale: i prodotti vengono spediti involti in confezioni di lana recuperata. “Si sta imponendo il food-design”, spiega Monica. Che cita il bell’esempio che arriva da Guspini dove altre due imprenditrici – Daniela Ducato e Graziella Caria – hanno saputo utilizzare al meglio gli scarti di lavorazione della lana. Ed eccola anche per le confezioni dei formaggi made in Genna Sciria.
    La vera novità griffata Monica (col marito Pietro che lavora sedici ore al giorno) è il caprino al grano cotto. “Il più delle volte grano duro, ovviamente sardo. Viene fatto bollire e inserito dopo la rottura della cagliata. È un abbinamento perfetto perché il sapore neutro del grano ben si sposa con gli aromi di un formaggio gustoso. Propongo pezzature dai 50 grammi ai due chili. È richiestissimo da alcuni ristoranti di nicchia a Brescia e Dusseldorf. Né io posso far fronte alla richiesta. La nostra è una piccola azienda e piccoli vogliamo restare. Perché piccolo è gestibile ed evita spese inopinate, soprattutto in questo periodo di turbolenze bancarie. Ogni litro di latte lo trasformo io. Avevo inziato con un quintale all’anno, oggi arrivo a tre. Sì, prodotti di nicchia. Ma è il solo modo per potermi distinguere. Lavoro con pochi negozi specializzati, soprattutto negli Stati Uniti in Germania e Francia. In Italia ho ottimi clienti a Milano, Firenze e Palermo”. E in Sardegna? “È difficile far capire che le cose prelibate costano”.
    Dal caprile al ristorante. In pieno borgo minerario, Ingurtosu. Con Iglesias, Carbonia, Gadoni, Lula, la zona carbonifera di Seui, i giacimenti di San Vito sotto Monte Cardiga, era una delle capitali dell’industria mineraria. Ci lavoravano cinquemila operai. Oggi è uno dei tanti ruderi postindustriali che la Sardegna non sa valorizzare e portare a reddito. Ci ha pensato un privato con un albergo di qualità, Le Dune, appunto. E oggi – dopo l’hotel Meridiana, Torre dei Corsari – si è inserita più modestamente Monica Saba con altri imprenditori che qui gestiscono Bed and Breakfast, camping, agriturismo “e – dice l’assessore comunale al turismo Efisio Lecca – con un discreto numero di visitatori anche in queste prime settimane di ottobre”.
    Il problema è fare sistema. Dice Monica: “Arbus ha il vantaggio incommensurabile di avere un territorio vergine tra mare e montagna, con 47 chilometri di costa, con gioielli che si chiamano Funtanazza, Capo Pecora, e il tutto dominato e incorniciato dalle dune di Piscinas. Noi dovremmo essere più propositivi, avere una professionalità direttamente proporzionale alle nostre bellezze. Il turismo non può essere la vendita di un posto letto o di un posto-tavola. No, è una macchina più complessa che richiede formazione costante. Se il patrimonio minerario fosse curato meglio avremmo un plusvalore impareggiabile. Ma anche noi singoli dobbiamo crescere per competere. Lo scopo del consorzio Ciao è questo: richiede sforzi”.
    Capre e dune, monti e mare, integrazione fra industria turistica ed agroalimentare. Arbus è anche il paese delle pecore nere e dei coltelli. Ha un ambiente promosso nelle fiere nazionali e internazionali. Sono stati mossi passi per stringere gemellaggi con Ungheria e Spagna. C’è l’impegno del Comune, dell’amministrazione provinciale del Medio Campidano guidata da Fulvio Tocco, buoni i rapporti con la Regione Lombardia. Ancora Monica Saba: “È evidente che dobbiamo sfondare in nuovi mercati, quelli cinesi e russi, in Giappone. Dobbiamo attrezzare meglio i nostri paesi, renderli decorosi, attraenti. Ma prima di tutto dobbiamo prepararci a questa inversione di rotta, far studiare le lingue agli addetti al turismo, in qualunque settore operino. Essere insomma professionisti nell’accoglienza così come lo siamo nella zootecnica. La promozione, da fatto marginale e occasionale, deve diventare costante e ad alto livello”.
    Monica Saba – seconda di sette figli – parla di questi progetti mentre le capre scendono dalla montagna e se ne vanno nel loro recinto. Tutt’attorno ci sono quattro cani meticci, uno più bello dell’altro, Barone che sa di pincher, Bella che è nata dall’incrocio con uno spinone, Pesc che se ne sta al sole e non si capisce di che razza possa essere. C’è un vitello, Rossano, che bruca l’erba nel costone che guarda Monte Maiori. Un cavallo mangia carrube. L’ambiente è quello bucolico-georgico. La casa è al paese dove Monica passa le ore libere a leggere. Divora tutti i libri di Gino Strada (“la sua è una letteratura utile, non futile, ho capito i drammi veri dell’Afghanistan”). Le piace Richard Gere (“i film preferiti sono stati “Hachiko, il tuo migliore amico” e anche “The Double” per la regia di Michael Brandt”). Quando può nuota (“a Piscinas, in uno dei mari più belli del mondo, cinto dalle montagne, spesso nuotando ho visto i cervi sul bagnasciuga”). Il futuro di Arbus? “Direi il futuro della Sardegna: metterci in discussione per saper valorizzare le eccellenze archeologiche, ambientali e agroalimentari che abbiamo. La natura ci ha dato tutto. Sta a noi saperle far fruttare”.
    P.S. Tre anni fa, nel 2008, avevamo raccontato di un paradiso devastato dai rifiuti sparsi ad Arbus per ogni dove, dalle strade alle campagne, davanti agli hotel sul mare e attorno ai camping, nessun decoro né urbano né rurale. È quanto avviene ancora – purtroppo – nella maggior parte dei paesi sardi. L’immagine-sfregio della spazzatura su 250 chilometri della Carlo Felice è il peggior biglietto da visita per la Sardegna. Ad Arbus la situazione è cambiata, è migliorata. La campagna è più ordinata, più pulita. “Abbiamo investito molto sul decoro in generale”, ha detto il sindaco Franco Atzori. Il cronista non può che confermare. Finalmente con piacere.

  9. panurk
    ottobre 24, 2011 alle 4:21 pm

    Gianni Steri, quando avevo scritto il mio ultimo commento, il tuo #8 non era ancora visibile per me ed i tuoi video su youtube non sono visbili dall’estero a causa di violazione di dirittti (musica della UMG) . Comunque, ho capito che il tuo discorso è che “La battaglia non si svolge sulle coste ne sulle miniere, la battaglia si svolge ad Arbus” nel senso di spingere i tursti di “passare un inverno diverso ad Arbus”. Un bel problema. Ma ti posso dire due cose a questo riguardo:

    (1) Io sono convinto che strutture modeste a livello agrituristico siano molto più adatte a “prendere” il turista estivo e di convincerlo che anche un’inverno ad Arbus potrebbe essere una scelta piacevole. Quest’ultima scelta però richiede da parte del turista un minimo d’interesse per la cultura locale – un’interesse che di solito manca ai clienti delle strutture “real estate” delle società immobiliari. Insomma, sono due categorie di turisti quasi completamente diversi. A me sembra che in Sardegna non si ha ancora capito l’equazione “meno cemento alle coste = più turismo interno”.

    (2) Non credo che gli agriturismi “non producono occupazione”, e non riesco a vedere un svantaggio o male nel fatto che “sono semplicemente una conduzione famigliare con regime fiscale agevolato che cucinano semplicemente quello che producono”. Non vedo neanche ostacoli di farlo in un modo più professionale a livello comunale/regionale – a tacere di iniziative della Regione a sostegno della commercializazzione delle offerte.

    Per quanto riguarda la Villa Idina … io, da parte mia, sarei esattamente la soluzione da evitare. Sono uno degli “altri”. Non è la mia isola. Peccato: Altrimenti non sarebbe tanto lontano per me di andare ad Arbus e continuare il discorso viva voce – il che mi piacerebbe molto di più.

    Ciao,
    panurk

  10. Gianni Steri
    ottobre 25, 2011 alle 9:41 am

    @Panurk, devi vedere la cosa dal punto di vista dell’arburese, noi siamo stati depredati del nostro territorio, non possiamo costruire un piccolo ristorante, non possiamo costruire una piccola struttura di accoglienza, non possiamo neanche farci la casa al mare…anche possedendo i terreno. Ci hanno costretto a vivere di speranza, la possibilità che questi speculatori facciano qualcosa è la nostra unica speranza, ma rimarrà una speranza perchè non si costruirà più nulla e il giochetto è molto semplice, si prendono dei terreni privi di valore, si ottengono le prime concessioni, il prezzo del terreno raggiunge prezzi esponenziali e si rivende….pura operazione finanziaria! Per noi…la speranza e la rabbia di un paese affamato che vede sulla costa una tavola imbandita a cui non può sedersi. Gli agriturismo sono semplicemente una concessione agli allevatori/agricoltori, che già hanno di loro e se non sei un agricoltore o un allevatore non puoi aprire un agriturismo che è un semplice servizio che paghiamo in parte tutti noi.

  11. novembre 1, 2011 alle 7:28 pm

    ecco qualcosina per capire chi è la Serenissima SGR: http://www.eddyburg.it/article/articleview/17927/0/31/

  12. novembre 3, 2011 alle 2:57 pm

    condiviso in pieno.

    da L’Unione Sarda, 3 novembre 2011
    Commento. E il sindaco ne approfitta per parlare di urbanistica. (Paolo Carta)

    Il discorso del sindaco di Arbus, Franco Atzori, in ricordo di Sandro Usai, è stato toccante. Almeno sino a quando, davanti a Governatore, prefetto, alle più alte cariche di Regione e Provincia, non ha resistito alla tentazione di buttarla in politica. Ogni opinione è rispettabile e sacrosanta, anche quella di un primo cittadino critico con chi gli nega la possibilità di costruire strutture turistiche in una costa splendida e deserta. Tanti, non tutti, condividono anche il ragionamento sul fatto che “i giovani arburesi sono costretti a emigrare verso le zone come Monterosso dove si è costruito anche a ridosso del mare ma dove adesso c’è lavoro”. A parte che il modello Monterosso, proprio dopo che il fango e l’acqua hanno distrutto vite umane e case, magari non è proprio l’ideale, ma quel che ha stupito è il tempismo. Forse i funerali di ieri non erano l’occasione giusta per parlare di lottizzazioni e progetti bloccati sulla costa.

  13. Larry
    novembre 3, 2011 alle 9:00 pm

    NON TOCCATE PISCINAS – Arburesi non vendetevi per un piatto di lenticchie!

  14. dicembre 5, 2011 alle 10:28 pm

    Lasciate in pace noi sardi e la nostra terra. Tanto noi non possiamo fare niente e chi arriva da fuori prende tutto.

  15. lucia
    giugno 14, 2012 alle 9:48 am

    Da anni trascorro le mie vacanze in Sardegna e con la mia famiglia amiamo questa isola come fosse la nostra casa. Spiace vedere certe scelte urbanistiche. Dobbiamo lottare! Opporci a questi scempi è un nostro dovere, per i nostri figli e le generazioni future in primis!

  16. Sarà
    settembre 15, 2012 alle 2:00 pm

    Conosco molto bene i miei compaesani e sinceramente sono sempre stati innamorati dei lombardi, ma non pensavo che fossero così osserei dire ciechi da pensare che sono meglio di noi sardi. Abbiamo un patrimonio naturale meraviglioso che cementificarr e renderlo come Milano per interessi economici di pochi e’ da pazzi o meglio da schemi

  17. febbraio 4, 2013 alle 7:46 pm

    da L’Unione Sarda on line, 4 febbraio 2013
    Arbus: sequestrate 4 villette abusive. Tra gli indagati ingegnere comunale.Quattro villette in costruzione nella lottizzazione Torre di Flumentorgiu, nella località turistica Torre dei Corsari, sono state poste sotto sequestro per abuso edilizio dagli agenti del Corpo forestale regionale: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/303462

    da Sardinia Post, 4 febbraio 2013
    Arbus, sotto sequestro quattro villette. Tra gli indagati l’ingegnere del Comune: http://www.sardiniapost.it/cronaca/arbus-sotto-sequestro-quattro-villette-tra-gli-indagati-lingegnere-del-comune/

    • febbraio 5, 2013 alle 2:49 pm

      da La Nuova Sardegna, 5 febbraio 2013
      ARBUS. Il Corpo forestale sequestra altre quattro villette abusive.

      ARBUS. Il Corpo forestale scoperchia nuovamente la pentola dell’abusivismo edilizio sulla costa arburese e ancora una volta a Torre dei Corsari, mega insediamento che forse avrebbe meritato anche in passato ( e fin da quando è sorto) la stessa attenzione di oggi da parte delle autorità preposte al rispetto delle leggi urbanistiche. Dopo le 18 villette in costruzione poste sotto sequestro lo scorso settembre, i ranger dell’Ispettorato ripartimentale di Cagliari, con la stazione forestale di Guspini, coordinati dalla Procura della Repubblica di Cagliari, hanno requisito altre quattro villette in via di realizzazione. Il Gip del Tribunale di Cagliari, Roberta Malavasi, ha convalidato il sequestro preventivo eseguito dai Forestali nella lottizzaazione “Flumentorgiu. In particolare il sequestro ha riguardato un’area di oltre 1000 metri quadri dove erano in costruzione nella fascia dei 300 metri dalla battigia. Gli indagati sono i proprietari costruttori E.T. e M.T , il geometra progettista Severino Ariu ed Alessandro Pani, ingegnere capo del Comune. I reati contestati sono diversi: abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale , violazioni al Decreto Urbani al codice dei beni culturali, lottizzazione abusiva. Sostanzialmente l’attività di indagine eseguita dalla Stazione forestale di Guspini, comandata dall’ispettore Giampaolo Madau, ha permesso di accertare che attraverso una serie di varianti e concessioni edilizie considerate illegittime perché totalmente difformi al piano di lottizzazione in una area dove era prevista l’edificazione di una sola villetta, è stata concessa dal Comune di Arbus l’edificazione invece di quattro. Concessioni, queste, considerate totalmente illegittime.

  18. gennaio 26, 2015 alle 2:56 pm

    a Funtanazza…..

    da La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2015
    Resort di Funtanazza, no al progetto: Soru ricorre al Tar.
    La Forestale non dà il via libera alla trasformazione in albergo dell’ex colonia per i figli dei minatori. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/01/25/news/resort-di-funtanazza-no-al-progetto-soru-ricorre-al-tar-1.10735942

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