Senza vergogna, fino all’ultimo Riccio di mare.


Riccio di mare (Paracentrotus lividus)

Il Riccio di mare (Paracentrotus lividus) è in una situazione di progressiva gravissima rarefazione nei mari della Sardegna.

Eppure la Regione autonoma della Sardegna ha colpevolmente assunto (2023) la decisione di sospendere l’appena decisa moratoria della pesca dei Ricci per squisiti motivi politico-clientelari.

Una scelta assurda e deleteria.

Eppure, con una disinvoltura degna di miglior causa, l’Assessore all’agricoltura della Regione autonoma della Sardegna, con decreto n..19 del 30 aprile 2026, ha deciso la proroga della pesca dei Ricci di mare fino al 16 maggio 2026, su richiesta delle “principali associazioni di categoria … in considerazione del fatto che nel corso del 2026 le giornate effettive di pesca sono state drasticamente ridotte a causa delle avverse condizioni meteomarine, del ciclone Harry e di un inverno particolarmente rigido, che hanno reso la stagione particolarmente difficoltosa”.

Qualche giorno di Ciclone Harry e un normalissimo inverno sono la plateale scusa per continuare a far fuori senza ritegno il Riccio di mare dalle acque della Sardegna.

E questo mentre sulle coste del Sinis magistratura e polizia giudiziaria hanno portato alla luce una vergognosa rapina di circa 70 mila esemplari e le Istituzioni scientifiche descrivono la situazione sempre più disastrosa.

Continua la pesca, continuano le vendite illecite di polpa di Riccio.

Tuttora il consumo è presente in vari centri dell’Isola, in particolare a Cagliari.

Però, fortunatamente, sempre più ristoratori non offrono piatti a base di Riccio di mare, sempre più persone non ne consumano più.

Nessun Riccio di mare nel nostro piatto!

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

vendita online vasetti polpa riccio di mare, (aprile 2023)

dal sito web istituzionale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, 22 aprile 2026

Contestato il delitto di inquinamento ambientale per la pesca abusiva di ricci di mare.

La Procura della Repubblica di Oristano, a seguito di una complessa indagine, ha richiesto il rinvio a giudizio per due indagati accusati di aver compromesso l’ecosistema dell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis e Isola di Mal di Ventre attraverso il prelievo illegale di ricci di mare.

L’attività investigativa, condotta dalla Stazione Forestale e di Vigilanza Ambientale di Oristano con il supporto dei Barracelli di Cabras, ha svelato un prelievo illegale sistematico che comprendeva la lavorazione e commercializzazione del prodotto, destinato anche a ristoranti locali.
In soli quattro mesi, è stata accertata la sottrazione di circa 70.000 esemplari di riccio di mare (Paracentrotus lividus), in particolare nella zona B dell’area protetta, dove vige il divieto assoluto di pesca.

Determinante per la qualificazione giuridica dei fatti è stata la collaborazione con i consulenti del CNR di Oristano – Torregrande. Gli studi hanno documentato una diminuzione drastica della popolazione di ricci e l’attività investigativa ha evidenziato una riduzione della densità di esemplari di taglia commerciale direttamente correlata al prelievo illecito.
Questi dati hanno permesso di configurare la compromissione significativa e misurabile dell’ecosistema, requisito essenziale per contestare il delitto di inquinamento ambientale previsto dall’art. 452-bis del codice penale.

La contestazione del delitto di inquinamento ambientale segna un passaggio storico nella tutela del territorio sardo. Questo reato prevede pene severe: reclusione da due a sei anni e multe da 10.000 a 100.000 euro. Oltre all’inquinamento, agli indagati sono stati contestati i reati contravvenzionali connessi all’esercizio illecito della pesca in area protetta e alla vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione.

L’azione congiunta di Procura, Corpo Forestale e comunità scientifica sottolinea come il prelievo illegale non sia solo una violazione delle norme, ma un vero e proprio degrado ambientale che minaccia lo sviluppo sostenibile del territorio.
Il procedimento passerà ora alla fase processuale per accertare le responsabilità e quantificare il danno arrecato a uno dei contesti marini di maggior pregio del Mediterraneo.

(foto da Facebook, S.D., archivio GrIG)

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