Ritorna la caccia a pagamento in Italia.


Campagna Lupia, Valle Pierimpiè, D. Trump a caccia, in primo piano un esemplare di Casarca ucciso (dic. 2024)

La legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha reintrodotto (art. 1, comma 788°) le riserve di caccia a pagamento:

 Al comma 1 dell’articolo 16 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, dopo la lettera a) sono inserite le seguenti:

« a-bis) autorizzare, regolamentandola, l’istituzione di aziende faunistico-venatorie, organizzate in forma di impresa individuale o collettiva, soggette a tassa di concessione regionale. Le concessioni sono corredate di programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l’obiettivo naturalistico e faunistico, conservando, ripristinando e migliorando l’ambiente naturale e la sua biodiversità. In tali aziende la caccia è consentita nelle forme e nei tempi indicati dal calendario venatorio secondo i piani di abbattimento;

a-ter) autorizzare, su richiesta dei concessionari interessati, la conversione delle aziende faunistico-venatorie in uno dei tipi di cui alle lettere a) e a-bis) ».

Portogallo, Azambuja, strage di Cervi e Cinghiali (dic. 2020)

La norma è il frutto di due emendamenti proposti da FdI e dalla Lega, tanto per confermare la loro pedissequa osservanza degli interessi venatori.

Finora, infatti, le aziende faunistico-venatorie non potevano avere fini di lucro, per evitare che il profitto incidesse sulla consistenza delle popolazioni delle specie faunistiche cacciabili, anche se il turismo venatorio è da tempo ben presente anche in Italia, basti ricordare in proposito le scorribande venatorie di uno dei figli di Trump.

Ora cade la foglia di fico, sarà consentita formalmente la caccia a pagamento.

E anche in Italia si potrebbe assistere alle indecenti vergogne calibro 12 già ben presenti in altre parti della Terra.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

U.S.A., Texas, Ox Ranch, famiglia felice con trofeo

da Il Fatto Quotidiano, 23 dicembre 2025

Manovra, blitz di Lega e FdI per riaprire le riserve di caccia (chiuse da 47 anni): “Business sulla pelle degli animali”.

Due emendamenti della destra per trasformare le aziende faunistico-venatorie in attività con scopo di lucro. Critiche dalle associazioni animaliste, da Pd e Avs. (Alberto Marzocchi)

Come ogni anno, da quando è in carica il governo Meloni, ecco il regalino di Natale per i cacciatori (e la Coldiretti). Alla legge di Bilancio in discussione in questi giorni, Lega e FdI hanno accorpato due emendamenti – già approvati in commissione – per ripristinare le riserve di caccia, chiuse in Italia dal 1978. L’operazione per chi si occupa di attività venatoria e tutela della biodiversità è gigantesca: in pratica si dà la possibilità alle azienda faunistico-venatorie oggi presenti nel nostro Paese di fare business sulla pelle degli animali. Attualmente, infatti, questi istituti privati sono senza scopo di lucro.

Daino (Dama dama)

I primi firmatari dei provvedimenti sono il leghista Massimo Garavaglia e il meloniano Luca De Carlo. Siccome la riforma della legge sul prelievo venatorio giace nelle commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato – e non si ha notizia di quando riprenderanno i lavori – la maggioranza ha pensato bene di staccare alcuni punti salienti del testo e abbinarli alla manovra. Il rischio, ora, è che aprendo le riserve la pressione sulle specie cacciabili – alcune popolazioni delle quali già di per sé non in salute – aumenti a dismisura. Come fa notare la Lac, peraltro, non è chiaro “se il target dei fucili” saranno “esemplari allevati, o più facilmente quelli selvatici presenti spontaneamente in natura, che però appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato. Si realizzerebbe pertanto un lucro da parte di privati attraverso il saccheggio del bene naturale di natura pubblica”.

Da una parte esulta Coldiretti, in particolare la sua Ab Agrivenatoria Biodiversitalia, che gestisce proprio gli istituti faunistici privati. Dall’altra tremano i cacciatori più legati alla caccia come fenomeno sociale di massa, con l’imbarazzo delle principali associazioni venatorie, che chinano il capo alle più potenti lobby agricole. Già, perché l’obiettivo del governo è incentivare l’attività venatoria come impresa individuale, da un lato, e per ricchi praticanti, dall’altro. Non è un caso che la già citata riforma alla legge 157/92 (legge Malan) contenga disposizioni per favorire il turismo venatorio da parte delle persone straniere (e fa niente se negli slogan bisogna sempre mettere in testa: “Prima gli italiani”). Ricordate Trump jr che uccideva specie protette nella Laguna veneta?

Partito democratico e Avs hanno alzato la voce. “La maggioranza riesuma il ddl ‘caccia selvaggia’. E lo fa a colpi di blitz e forzature, chinata com’è alle assurde richieste della lobby armiero-venatoria – hanno detto le dem Eleonora Evi e Patrizia Prestipino – Così si regalano biodiversità e natura alla caccia privata, consentendo alle aziende faunistico venatorie di operare a fini di lucro e trasformandole in un vero e proprio parco giochi per ricchi per sparare a piacimento, mentre le aree protette sono sempre più derubricate, lottizzate e sempre meno finanziate nonostante la loro prioritaria funzione di conservazione e tutela della biodiversità”. Per Luana Zanella (Avs) “la destra si prepara a dare l’assalto alla Laguna veneta, cioè ad una parte fondamentale del patrimonio faunistico nazionale, regalandola ai cacciatori. L’assenza di lucro nelle attività delle aziende faunistico-venatorie è una base irrinunciabile per impedire che l’uccisione della fauna selvatiche sia associata al guadagno: così si cancellano conquiste di civiltà”.

Pettirosso (Erithacus rubecula)

(foto da mailing list ambientalista, Partido P.A.N., Ox Ranch, S.D., archivio GrIG)

  1. Avatar di maximumexactly5de0ac4372
    maximumexactly5de0ac4372
    gennaio 7, 2026 alle 1:45 PM

    Oggi i cacciatori sparano ovunque, tutto il territorio nazionale, privato e pubblico è a loro disposizione, è la loro riserva di caccia gratuita, anzi finanziata dalla PA. Siccome non rispettano nemmeno le regole, succede che a me, e immagino a tanti altri, sparino perfino dentro il giardino di casa, recintato e chiuso, dalla strada adiacente. In altri paesi più civili ci sono le riserve a pagamento, ma tutto il resto del territorio è libero da questa piaga, la gente può fare passeggiate senza pericolo e gli animali selvatici sono tranquilli e fiduciosi e si possono vedere e avvicinare. Invece le campagne italiane sono deserte, gli animali si nascondono ed escono solo la notte, anche se ho notato che è in aumento la caccia notturna. Se l’istituzione delle riserve ci libererà dalla schiavitù della caccia come altrove, ben vengano.

  2. Avatar di Mary
    Mary
    gennaio 8, 2026 alle 11:16 am

    Lor signori (governanti e cacciatori)si sono chiesti perche’i lupi si sono avvicinati ai centri abitati ? La causa e’ proprio la caccia che sottrae le prede(cinghiali,caprioli,cervi,lepri, ecc.) ai predatori.Se costoro (cacciatori e governanti) studiassero e si distruss

    • Avatar di Michele
      Michele
      gennaio 8, 2026 alle 12:57 PM

      ma dove l’hai trovata questa bizzarra lettura del perché dell’espansione (o meglio esplosione demografica) del lupo. Informati meglio 😉

  3. gennaio 9, 2026 alle 10:39 PM

    un approfondimento molto interessante.

    da Terrestra, dicembre 2025

    Le aziende venatorie: anatomia di un delitto perfetto. (Silvia Pattuelli)

  4. febbraio 25, 2026 alle 6:52 PM

    una sberla “giuridica” alla deriva venatoria. Nel mirino il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale.

    da Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2026

    Nuova tegola per Lollobrigida, dubbi sul “suo” comitato tecnico-faunistico: per il Consiglio di Stato il ministro ha “raggio d’azione illimitato”.

    Dubbi costituzionali sul comitato voluto dal ministro: “Raggio d’azione illimitato” in contrasto con la Carta. (Alberto Marzocchi)

    Il ministro ha un “raggio d’azione illimitato”, in più il suo ministero – il Masaf – avrebbe operato “in violazione degli articoli 70, 76, 97 e 113 della Costituzione”. In pratica c’è il rischio che nel “sopprimere rappresentanti di intere categorie di soggetti, di disciplinare la composizione e la finalità stessa” del comitato tecnico-faunistico – da qui il “raggio d’azione illimitato” – Francesco Lollobrigida abbia operato in contrasto con la Carta. Una tegola per l’ex “cognato d’Italia”. Perché ora l’organismo che punta a gestire, politicamente, la fauna selvatica in Italia, potrebbe chiudere i battenti. Almeno fino alla decisione della Corte Costituzionale. Ma facciamo un passo indietro.

    Nell’operazione a tenaglia – politica e culturale – della destra per prendere il controllo della fauna selvatica, uno dei tasselli è proprio il comitato tecnico-faunistico, un istituto previsto dalla 157/92 ma chiuso da circa 12 anni. Finché con la legge di Bilancio del 2023 – e un successivo decreto ministeriale – il comitato è stato ripristinato. E Lollobrigida, di fatto, vi ha deciso la composizione, tagliando fuori l’unica associazione venatoria vicina al mondo del centrosinistra (Arcicaccia), che infatti ha presentato ricorso, e le associazioni ambientaliste e animaliste, ad eccezione dell’Enpa. Perché questo comitato è tanto importante? Perché si pone come soggetto “scientifico”, pur non essendolo, con l’obiettivo di sostituirsi al vero istituto scientifico e in teoria più indipendente (anche se i recenti fatti, con la nomina di Alessandra Gallone, ex senatrice di Forza Italia, suggeriscono il contrario) che risponde al nome di Ispra. Non a caso, nel grande sogno dei partiti di centrodestra che coltivano gli interessi delle associazioni venatorie, ogni Regione dovrebbe dotarsi, benché in piccolo, di un comitato simile, tutto di nomina politica.

    Ma ora il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Arcicaccia, chiamando in causa la Corte Costituzionale. Contestando, da una parte, l’operazione con cui la legge di Bilancio “ha espressamente autorizzato il ministro dell’Agricoltura” a ricostituire e modificare con proprio decreto la composizione degli organismi, dei comitati e delle commissioni” (singolare che in questo passaggio i magistrati della Sesta sezione, presidente Giancarlo Montedoro, abbiano fatto un richiamo storico sia allo Statuto albertino sia al Duce). E contestando, dall’altra, “un raggio di azione illimitato nella ricostituzione dell’organo per cui è causa”.

    Dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato, sono intervenute le associazioni animaliste e ambientaliste LacLavLipu e Wwf, chiedendo la sospensione immediata del comitato: “Oltre ai profili di illegittimità costituzionale, le associazioni denunciano da tempo la natura marcatamente politica e filovenatoria del CTFVN, la cui composizione risulta sbilanciata e priva di un adeguato contrappeso tecnico-scientifico. Nel suo primo anno di attività il Comitato ha espresso solo pareri favorevoli, spesso con procedure di analisi opache e metodologicamente deboli, confermando la sua funzione di organo di legittimazione politica delle scelte venatorie“. E ancora: “Dichiarazioni pubbliche di esponenti del governo hanno inoltre confermato che il CTFVN è stato concepito come strumento per limitare o azzerare il ruolo di ISPRA, l’unico ente tecnico-scientifico nazionale competente in materia faunistica. Una scelta che — come già denunciato dal WWF nei propri comunicati — rappresenta un grave passo indietro e un attacco alla scienza e alla gestione responsabile della fauna”.

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