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Strage di Ustica, nessuna giustizia, solo delinquenza inconfessabile.


Ustica, cadavere vittima disastro aereo (28 giugno 1980)

In questi giorni sono passati i primi quarant’anni dalla tragica strage di Ustica.

Il DC 9 Douglas della compagnia aerea Itavia sul volo Bologna – Palermo scomparve dai radar la sera del 27 giugno 1980, alle ore 20.59.

Morirono 81 persone.

Il Tenente di vascello Sergio Bonifacio partì con il suo Breguet BR 1150 Atlantic, aereo specializzato per il contrasto anti-sommergibile, dall’aeroporto militare di Cagliari-Elmas alle ore 3.10 del 28 giugno 1980.   Dodici uomini di equipaggio, le cui testimonianze furono precise e concordi.

Fu il primo a giungere sul luogo del disastro: “perché tutti i velivoli di soccorso erano stati mandati sulla rotta Ponza-Palermo. L’unico a dover perlustrare l’area dell’ultimo punto di riporto, un terzo sopra il punto Condor e due terzi sotto, ero io”, precisa. “Poco dopo le 9 ho visto affiorare il primo cadavere. Poi in successione ne sono riemersi una quarantina, tutti nella stessa posizione. Li ho marcati uno per uno con i candelotti al fosforo per consentirne il recupero alle navi che sopraggiungevano”.

L’aereo in quel momento stava affondando, non era oltre i 50-70 metri di profondità, altrimenti quei corpi sarebbero finiti sul fondale marino, non sarebbero tornati a galla.

Quindi l’aereo dell’Itavia affondava lentamente ancora 12 ore dopo la caduta.

Vuol dire che era rimasto a galla per tutta la notte. Al massimo poteva avere una falla.

Se fosse stato colpito da un missile o fosse esploso a 7 mila metri di altezza tutto questo non sarebbe potuto succedere.

Alle 7.18 il Breguet Atlantic del 30° Stormo, decollato da Cagliari Elmas alle 3.10 e comandato dal tenente di vascello Sergio Bonifacio, ricevette dall’elicottero la notizia dell’avvistamento e dieci minuti dopo giunse sul punto indicato (39°39′ Nord 12°55′ Est, secondo il rapporto di volo del Breguet; 39°49′ Nord 12°55′ Est secondo l’allegato G della relazione Pisano e secondo la già citata relazione Maridipart).

Nel rapporto di volo, redatto lo stesso giorno dell’operazione, il tenente di vascello Bonifacio così espose gli esiti della ricognizione: «7.32: si notano molti oggetti in trasparenza, ma non è possibile effettuare identificazione. 9.45: si avvista un cadavere in prossimità della chiazza di cherosene. 10.00: elicottero del soccorso in zona conferma l’avvistamento. 10.40: stanno convergendo su di noi varie unità della Marina militare e un rimorchiatore (vengono successivamente avvistate numerose salme affioranti in tempi successivi). 11.00: unità iniziano la fase di recupero con l’ausilio degli elicotteri. Nelle considerazioni contenute nello stesso rapporto di volo, Bonifacio annotò: «al nostro arrivo nella zona vengono osservati pochi oggetti e nessuno attribuibile con certezza al velivolo. Dalle 7.32 alle 9.45 iniziano ad affiorare oggetti attribuibili al velivolo quali: cuscini di sedile, salvagenti, valigie. Successivamente continuano ad affiorare altri cadaveri per un numero approssimato di 40». Il Breguet Atlantic ritornò alla base di Cagliari alle ore 13.10, sostituito nell’appoggio alle operazioni di recupero da un Breguet Atlantic del 41° Stormo, di base a Sigonella, che operò nella zona dalle 13.10 alle 20.40.[1] (Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi, Relazione sull’inchiesta condotta dalla Commissione in ordine alle vicende connesse con il disastro aereo di Ustica, 1990).

Nel febbraio 2007 il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, Presidente del Consiglio nel 1980, riferì pubblicamente (l’anno successivo anche ai magistrati inquirenti) che “ad abbattere il Dc9 dell’Itavia il 27 giugno del 1980 sarebbe stato un missile ‘a risonanza e non a impatto’ lanciato da un aereo della marina militare francese.”   Sarebbe stato informato, insieme al sottosegretario Giuliano Amato, dai vertici dei servizi segreti.

Ventisette anni dopo, con grande senso dello Stato, si decise a parlare.

Quella notte, in quell’aereo, non morirono tutti subito.

E ancora oggi attendono giustizia, quella vera.

Stefano Deliperi


[1]  “Il tenente di vascello Bonifacio è stato interrogato nell’ottobre 1989 dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale militare di Cagliari, dottor Maggi, nell’ambito di un’istruzione preliminare per eventuali reati militari rilevabili a carico di militari della base missilistica di Perdasdefogu in relazione all’incidente di Ustica. In quella sede il capitano Bonifacio dichiarò di aver avvistato in trasparenza, prima dell’affioramento dei cadaveri, ad una profondità inferiore ai 50 metri, una grande massa chiara con una riga nera che l’attraversava al centro, massa che non potè riconoscere come la sagoma dell’aeroplano. Affermò inoltre che dopo circa un’ora affiorarono cuscini, sedili e salvagenti sgonfi; da quel momento attribuì ciò che vedeva all’aeroplano scomparso. Verso le 9.00 comparvero i primi due cadaveri, uscendo dalla macchia oleosa. Nel febbraio 1990 il tenente di vascello Bonifacio ha confermato nella sostanza al giudice istruttore Bucarelli le dichiarazioni rese al dottor Maggi, precisando peraltro di aver visto in trasparenza nelle immediate vicinanze della macchia d’olio un corpo oblungo, chiaro, attraversato in senso longitudinale da una striscia nera e di aver comunicato l’avvistamento agli enti di controllo esprimendo già un livello superiore di probabilità di aver individuato l’aereo. In una serie di servizi pubblicati dall’«Europeo» del 28.6, del 5.7 e del 19.7.1990 (numeri 27, 28 e 30) si sostiene una versione degli avvistamenti sostanzialmente diversa: il capitano Bonifacio avrebbe osservato per un’ora intera, dalle 7 alle 8, il DC9 sostanzialmente integro e avrebbe visto alle 8 un improvviso sollevamento dell’acqua dovuto all’inabissarsi del DC9 dal quale fuoriuscivano corpi e cuscini. Subito dopo il Breguet avrebbe ricevuto l’ordine di rientrare alla base; il tenente di vascello Bonifacio, oltre a stilare il consueto rapporto della missione, avrebbe spontaneamente reso una dichiarazione ovvero parlato con un amico della Procura militare di Cagliari per segnalare quanto da lui osservato. Il 2 luglio 1990 il dottor Maggi ha nuovamente convocato il tenente di vascello Bonifacio in relazione a quanto pubblicato dal settimanale: in tale sede il capitano Bonifacio ha smentito il contenuto degli articoli, confermando le sue precedenti dichiarazioni all’autorità giudiziaria. Anche dalle dichiarazioni rese il 31.7, l’I.8 e il 28.8.90 al G.I. Priore da dodici militari facenti parte dell’equipaggio del Breguet Atlantic comandato dal tenente di vascello Bonifacio è risultata nel complesso smentita la versione comparsa sull’«Europeo»”.

Ustica, cadavere vittima del disastro aereo (28 giugno 1980)

(foto A.N.S.A.)

  1. Porico
    giugno 29, 2020 alle 11:53 am

    E’ la prima volta che vedo pubblicare la testimonianza del Tenente Bonifacio. Uno scorcio importantissimo di verità su Ustica. Aggiungo il fatto che furono numerosi i cittadini che si trovavano a percorrere la panoramica Chia -Teulada il giorno prima dell’incidente, videro la portaerei al largo dell’Isola Rossa ,di fronte al poligono militare di capo Teulada. Altre navi stavano sotto costa pur non essendo in calendario alcuna esercitazione militare. Bonifacio aveva ragione quando dichiarò nell’intervista all’Europeo ,di aver visto l’aereo ancora a galla. A Elmas ,dove si lavorava ai rilievi fotografici dei Breguet-Atlantique , vi erano le prove . Non è l’incidente in se stesso il fatto più grave ma bensì ciò che successe dopo . E’ questo il crimine efferato che la storia universale dell’infamia registrerà per i posteri. Aggiungo una singolare curiosità : gli Aerei Breguet-Atlantic furono venduti da Olivi all’Italia ,quando con la CO.GE.PRO , vendeva armi Francesi.
    Da comune cittadino mi sento addolorato che la più alta carica dello Stato si rivolga alla discrezione degli”alleati” per chiarire quanto successo . Una palese ammissione che l’Italia non esiste come Stato sovrano.
    GRAZIE GRIG,comunque. Un po di schiena dritta non guasta,,oggi sta diventando sempre più rara .

  2. capitonegatto
    giugno 29, 2020 alle 2:54 pm

    Il commento precedente ha ben esposto la situazione, in modo particolare come le istituzioni non si mossero adeguatamente !! Dalla ricostruzione emerge che l’aereo aveva forse una falla , non grande se era rimasto a galla per ore. Ma allora perche’ lo stesso ricostruito nell’hangar mostra un relitto con piu’ rottami deformati ?

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