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Quando l’energia rinnovabile è uno scempio non a fin di bene.


Rassa (foto Il Fatto Quotidiano)

Non sempre l’energia rinnovabile ha effetti positivi per l’ambiente.

Spesso il sacrificio ambientale non ha alcune reale utilità per la collettività.

Questo capita anche riguardo l’energia idroelettrica, considerata storicamente fra le più affidabili e fra le più pulite.

Così, dal progetto di centrale idroelettrica sul Torrente Frido, nel parco nazionale del Pollino, al progetto di centrale idroelettrica di Rassa, piccolo borgo walser in Valsesia.

Gruppo d’intervento Giuridico onlus

cascata nel bosco

da Volerelaluna, 19 marzo 2020

Una storia esemplare: piccolo idroelettrico, grandi danni. (Fabio Balocco)

Nel libro Radici liquide (Nuovadimensione, 2018), Elisa Cozzarini evidenzia come nelle nostre Alpi, per un irrisorio pugno di Watt, si deturpano paesaggi e si alterano ambienti intatti. È così che si pensa al turismo e alle future generazioni.

Una vicenda recente lo conferma in maniera scolastica.

In Valsesia c’è un bellissimo borgo Walser, che si potrebbe definire “paese delle fate”. Il borgo, che fa anche comune, si chiama Rassa ed è situato alla confluenza di due rii ancora intatti, il Sorba e il Gronda.

Nel 2009 la Società Abros Energia S.r.l. di Borgosesia ebbe la bella pensata di realizzare una centralina idroelettrica sul Sorba, ma il progetto venne bocciato in sede di valutazione di impatto ambientale. Successivamente, nell’anno 2014, non più i privati ma lo stesso Comune (!) riprese, con varianti, il progetto dell’impianto sempre sullo stesso torrente, con relativa centrale nel bel mezzo del paese, prevedendo una captazione massima di 1.400 litri al secondo e media di 342.

Capriolo (Capreolus capreolus)

Lungo il Sorba, come in tutto il bacino dell’alto Sesia, la normativa del Piano Territoriale delle Acque della Regione Piemonte vieta da tempo ogni nuova captazione per uso energetico. Ma, in barba al divieto, questo impianto ottenne nel novembre 2015 dalla stessa Regione una deroga in virtù di una sua presunta strategicità, ovverosia l’impianto sarebbe stato progettato abbastanza grande da poter generare un utile annuo tale da consentire la realizzazione di altre opere ritenute appunto “strategiche” per la zona (http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2015/46/attach/dgr_02432_930_16112015.pdf).

Ottenuto tale riconoscimento di strategicità, che non impedì peraltro a Rassa di meritarsi la bandiera nera di Legambiente (https://www.lastampa.it/vercelli/2017/07/15/news/la-bandiera-nera-offende-rassa-vigliaccata-di-legambiente-1.34451974), il progetto è peraltro transitato attraverso la fase di valutazione di impatto ambientale (VIA). In questa sede, per poter soddisfare almeno i requisiti ambientali indispensabili, la taglia dell’impianto è stata ridotta a meno della metà.

Ora, dunque, l’impianto, in questa sua configurazione ridotta (caratterizzata da una producibilità annua di energia elettrica di soli 1.650 megawattora, contro i 3.600 megawattora annui previsti nel progetto originale), non è assolutamente più in grado di generare l’utile annuo sufficiente a realizzare le opere ritenute strategiche per la zona.

Ciononostante, il Comune, pervicacemente, vuole portare a termine l’opera. Tradotto: vuole rinunciare alla ricchezza che deriva dalla naturalità dei suoi corsi d’acqua e al flusso di turismo dolce che caratterizza questo piccolo borgo e buona parte della Valsesia. Esponendosi in compenso al rischio concreto di non poter neppure realizzare integralmente le opere strategiche. Non sembra davvero un buon affare!

Alcuni residenti e amanti della valle hanno lanciato una raccolta di fondi per un ultimo ricorso legale teso a bloccare l’opera (Iban: IT44E0306909606100000115558 Intesa San Paolo – intestato a Federazione Nazionale Pro Natura, via Pastrengo 13, 10128 Torino – causale “Contributo Salviamo il torrente Sorba – Rassa). In poco tempo sono pervenute 185 donazioni da 17 Paesi diversi (inclusi Russia, Stati Uniti, Cile e Sud Africa!) per 5.300 euro: la speranza è che servano a evitare lo scempio dei bulldozer e il prelievo della linfa vitale dal torrente Sorba.

acqua e gemme

(foto da Il Fatto Quotidiano, S.D, archivio GrIG)

  1. Angelo
    marzo 21, 2020 alle 12:07 pm

    La questione dello sfruttamento idroelettrico , ambientalmente insostenibile, deriva dalla incentivazione operata con sodi pubblici (di tutti) a favore delle cosidette FER, che paghiamo mensilmente con la fattura della energia elettrica.
    Queste incentivazioni se da un lato hanno permesso lo sviluppo del settore rinnovabili, dall’alto sono spesso accompagnate da una speculazione e compravendita di progetti autorizzati, garantiti appunto dalla remunerazione degli incentivi.
    Il caso idroelettrico è , dal punto di vista tecnico, semplicemente vergognoso.
    Sono pubblici e disponibili i dati che dimostrano come a fronte del moltiplicarsi delle derivazioni idroelettriche sull’arco alpino e appenninico la crescita della energia immessa in rete di fonte idrica sia irrisoria.Il 90% dell’energia idroelettrica continua a essere prodotta dagli impianti medio grandi con età media di 40 e più anni
    Ma tant’è …business is business e gli ecosistemi possono attendere ….ahimè

    ps
    l’ultimo DM che dispone incentivi sembra voler invertire la rotta sull’idroelettrico, speriamo

  2. tophet
    marzo 21, 2020 alle 3:28 pm

    Si…e li dirotta su produzione di energia da fonte eolica e solare accompagnata analogamente da speculazione e compravendita di progetti, magari “regolarmente” autorizzati e garantiti anche in questi casi dalla remunerazione degli incentivi.
    E l’eolico In Sardegna forse è il più vergognoso di tutti dato l’altissimo impatto ambientale generato. A fronte del moltiplicarsi della installazioni di centrali eoliche l’energia da queste prodotta ed effettivamente immessa in rete essendo discontinua non ferma certo quella che continua ad essere prodotta dagli impianti a combustibili fossili e liquidi tradizionali. E allora? Allora molte delle terre alte in Sardegna sono state violentate senza alcun vantaggio per la collettività anzi..

  3. Aldo Loris Cucchiarini
    marzo 25, 2020 alle 7:51 pm

    a dar retta a certa gente il “fabbisogno enegetico” è senza limiti, l’energia non basterà mai. Ma non puo’ essere. Sacrificare l’ambiente naturale per tutelare l’ambiente naturale: un vero cortocircuito. I fiumi italiani sono stati sfruttati tutti nel modo piu’ scientifico: tutto quello che ci si poteva fare lo si è fatto. vi sono fiume che hanno cinque o sei dighe sul loro percorso, o anche di piu’. Non è stato trascurato nulla che rendesse, quello di ora è un assalto ai tratti superstiti, che divengono appettibili grazie agli incentivi. Purtroppo è di questi giorni la notizia di una proposta di legge per una VIA semplificata per le buomasse come fonte energetica. Non ci si salva. L’ha presentata il ministro alla pubblica amministrazione Fabiana Dadone, 37 anni, M5S. Il bello è che, probabilmente sarà stata consigliata da qualche squalo che si aggira nei ministeri (ce ne sono tanti) e che magari è convinta di aver fatto una figata….ma la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e cosi, se la cosa passa, non le basterà la vita intera per riparare ai danni che avrà combinato

  4. tophet
    marzo 28, 2020 alle 5:10 pm

    Caro Aldo, parole purtroppo vere.

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