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Autonomia differenziata? No, scempio della Repubblica.


Venezia, Isola di San Giorgio in Alga, una delle poche di proprietà pubblica

Il Governo Conte si appresta a firmare gli accordi per la realizzazione di quella autonomia differenziata prevista dall’art. 116, comma 3°, cost. per le Regioni a statuto ordinario.

L’articolo 116, comma 3°, della Costituzione prevede la possibilità di attribuire forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario (c.d. “regionalismo differenziato” o “regionalismo asimmetrico”, in quanto consente ad alcune Regioni di dotarsi di poteri diversi dalle altre), ferme restando le particolari forme di cui godono le Regioni a statuto speciale (art. 116, primo comma).

L’ambito delle materie nelle quali possono essere riconosciute tali forme ulteriori di autonomia concernono:

  • tutte le materie che l’ art. 117, comma 3°, attribuisce alla competenza legislativa concorrente;
  • un ulteriore limitato numero di materie riservate dallo stesso art. 117, comma 2° alla competenza legislativa esclusiva dello Stato:
  • organizzazione della giustizia di pace
  • norme generali sull’istruzione
  • tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

L’attribuzione di tali forme rafforzate di autonomia deve essere stabilita con legge rinforzata, che, dal punto di vista sostanziale, è formulata sulla base di un’intesa fra lo Stato e la Regione interessata, acquisito il parere degli enti locali interessati, nel rispetto dei princìpi di cui all’art. 119 Cost. in tema di autonomia finanziaria, mentre, dal punto di vista procedurale, è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti.

Cervo europeo (Cervus elaphus)

Dal 2017 il Veneto, la Lombardia, l’Emilia-Romagna hanno avviato la prevista procedura per giungere all’intesa con lo Stato su una futura autonomia differenziata.

Il Governo Conte e le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno predisposto, nel segreto più blindato e senza alcun dibattito pubblico, le relative bozze di intesa.

Qui i testi delle bozze di intesa: bozza intesa con la Lombardia (15 maggio 2019), bozza intesa con il Veneto (16 maggio 2019), bozza intesa con l’Emilia-Romagna (16 maggio 2019).

Il risultato, per quanto è dato a vedere, è uno scempio istituzionale su ambiente, cultura, scuola.

Uno scempio istituzionale di ben dubbia costituzionalità, visto che è compito della Repubblica tutelare “il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (art. 9 cost.).

Un vero cambiamento, in peggio.

Gruppo d’intervento Giuridico onlus

Chiusdino, ruderi dell’Abbazia di San Galgano

da Il Fatto Quotidiano – Emergenza Cultura, 13 luglio 2019

L’autonomia devasta paesaggi e beni culturali. (Salvatore Settis)

Pur di devastare impunemente paesaggio e patrimonio culturale, la Lega nordista cerca ispirazione nel già vituperato Sud. E infatti le richieste di “autonomia” avanzate da Lombardia,

Veneto ed Emilia Romagna (nella quale ultima le istanze leghiste sono targate Pd) ricalcano l’autonomia speciale di cui gode la Regione Sicilia. Il 16 maggio le intese fra il presidente del Consiglio e le tre regioni sono state siglate, e prontamente occultate. Possiamo leggerle, con due mesi di ritardo, solo grazie al sito Roars.

Scopriamo così che l’Italia che ci attende si appresta a ridurre in polvere la scuola, sminuzzata secondo immaginarie sotto-varietà regionali, riducendo la storia italiana a una congerie di dialetti. Scopriamo che si porrà fine alla “tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione” prevista dalla Costituzione, cancellando manu militari l’articolo 9 della Costituzione.

Su questo punto, la Sicilia è il precedente. Ci provò nel primissimo statuto regionale, sanzionato con Regio decreto 15 maggio 1946 e dunque anteriore alla stessa Costituzione, ma ottenne piena autonomia solo con due decreti di un governo “balneare”, emanati il 30 agosto 1975. Una data che fa riflettere, perché solo otto mesi prima era nato il ministero dei Beni culturali, il cui titolare Spadolini subì senza fiatare la mutilazione della Sicilia, la più grande regione d’Italia e, quanto a paesaggio e patrimonio culturale, non certo l’ultima. Misteri dei ministeri: il coltissimo Spadolini, nella prefazione a un volume del 1976 che celebra la nascita del ministero di cui era titolare, ricorda le leggi di tutela del 1902 e 1909 come le sole “su cui riposa ancora quel che è stato fatto nel trentennio della Repubblica”, dimenticando non solo la legge Croce sul paesaggio (1920) e le leggi Bottai (1939), ma lo stesso art. 9 della Costituzione, peraltro ignorato anche nella legge istitutiva del ministero. Così dal 1975 la tutela dell’Isola è distaccata da quella del resto d’Italia e nulla può, varcato lo Stretto, il ministero dei Beni culturali. Il qual ministero non ha mai studiato le conseguenze di tale autonomia: funzionari sottomessi alla politica assai più che “sul continente”, sprechi inauditi e degrado del paesaggio, abusivismo dilagante, sconsiderata gestione del territorio, amministrazione del personale non comunicante con il resto d’Italia (un archeologo in forza a Messina non può spostarsi a Reggio Calabria, e viceversa).

Toscana, paesaggio agrario

Che simili appetiti si destassero nel resto d’Italia non è una sorpresa, e ne creò le premesse la sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione voluta nel 2001 dal centrosinistra in risposta al federalismo sbandierato dalla Lega di Bossi. Quella riforma rispondeva al disegno fallimentare di arginare la Lega Nord con una devoluzione ‘leggera’. Al contrario, inseguendo la Lega sul suo stesso terreno si allargarono le competenze delle Regioni a detrimento di quelle dello Stato. L’autonomia sui beni culturali fu quindi chiesta nel 2003 dalla Toscana, nel 2007 dalla Lombardia e dal Veneto: in ambo i casi, da regioni governate da una coalizione politica diversa da quella del governo nazionale del momento. Ma solo oggi la Lega, fiancheggiata in Emilia dal Pd, va all’incasso di quel che già aveva ottenuto con la riforma del 2001. Era facile profezia (ne ho scritto su questo giornale lo scorso 18 ottobre): infatti le intese del governo con le tre regioni assegnano a esse, fra l’altro, la “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”. Le altre regioni fatalmente seguiranno, trasformando l’Italia in un arcipelago di staterelli.

Questa devoluzione annunciata è contraria alla Costituzione. Prima di tutto perché l’Italia non è uno Stato federale, formato (come gli Stati Uniti) per aggregazione di entità pre-esistenti. Il federalismo all’italiana, al contrario, sarebbe un “federalismo dissociativo” come quello della defunta Cecoslovacchia, dove la dissociazione “federale” portò (1992) alla secessione in due distinte Repubbliche. Sul fronte dell’articolo 9 della Costituzione, poi, i casi sono due: o si intende abolirlo, secondo la procedura costituzionale prevista dall’art. 138, o lo si deve rispettare. Quell’articolo disegna il nostro diritto alla cultura, ingrediente essenziale della “pari dignità sociale” dei cittadini, del “pieno sviluppo della persona umana”, dell’uguaglianza e della libertà (art. 3), dei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2).

“La Repubblica promuove la cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”: questo dice l’art. 9. Cultura, ricerca, tutela formano una triade inscindibile, che si aggancia alla libertà di pensiero (art. 21) e al diritto all’istruzione (art. 33). In questo articolo, la parola più importante è “Nazione”, che nella Costituzione torna pochissime volte: all’art. 67 (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”, all’art. 98 (“I pubblici impiegati sono al servizio della Nazione”) e nella disposizione XV, secondo cui ministri e sottosegretari “giurano sul loro onore di esercitare la loro funzione nell’interesse supremo della Nazione”. “Nazione” nella Carta è sempre e solo l’Italia nel suo insieme. Corrisponde al “territorio nazionale” degli artt. 16 (libertà di circolazione dei cittadini in qualsiasi parte del territorio nazionale), 117 m (diritti civili e sociali garantiti su tutto il territorio nazionale) e 120 (diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale), e all’“unità nazionale” rappresentata dal capo dello Stato (art. 87), nonché alla “Repubblica una e indivisibile” di cui all’art. 5. Il riferimento alla Nazione comporta che la tutela debba essere identicamente esercitata in tutta Italia e non segmentata per regioni. E dato che i principi fondamentali (tra cui l’art. 9) sono sovraordinati alle altre parti della Costituzione, le pretese ora avanzate dal secessionismo strisciante di tre regioni sono in sostanza incostituzionali.

Le devoluzioni in arrivo non hanno nulla a che vedere con i diritti dei cittadini e la funzionalità delle istituzioni. Puntano solo alla spartizione del potere, a prezzo di disperdere il patrimonio civile e la memoria culturale in favore di una brutale lottizzazione. La recente riforma Bonisoli, per quanto timida, ha fatto un passo avanti nella direzione giusta riportando a una miglior distribuzione delle competenze fra centro e periferia. Ma il M5S si ricorderà, in questo frangente assai rischioso, di essere il partito di maggioranza relativa? O vorrà affiancare la Lega puntando su un cambiamento a ogni costo, anche per il peggio?

Venezia, Campanile di S. Marco

(foto E.R., P.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. luglio 22, 2019 alle 10:17 am

    Il processo di costruzione della nazione dall’alto, iniziato dai Longobardi e concluso dai Savoia, è purtroppo fallito, per l’ostilità secolare della Chiesa e ultimamente anche del meridione, che ha scelto di non integrarsi nello Stato italiano, ma di restare vittimisticamente e rancorosamente esterno, ma interno in senso parassitario, sfruttandolo ma sabotandolo, come vedetta per la conquista subita.

    Non resta che la carta delle autonomie, non quelle fasulle che piacciono alla sinistra, come le regioni, che moltiplicano le burocrazie. Bisognerebbe che dal basso si costituissero entità locali dotate di senso storico e culturale, ma soprattutto spontanee e che si autogovernassero, usando personale amministrativo locale o comunque di loro scelta, compresa la giustizia. Allo Stato dovrebbero restare competenze generali, come difesa e infrastrutture.

    Dovremmo imparare dalla Svizzera come ci si autogoverna. L’unità italiana non sarebbe messa in discussione, ma al contrario rafforzata. Gli svizzeri sono divisi anche linguisticamente, ma uniti come pochi e non gli manca certo il senso patriottico, visto che dopo il servizio militare conservano le armi pubbliche in casa propria e sono in aggiornamento perenne.

    L’unico modo per avviare un processo di depotenziamento della burocrazia è l’autonomia locale e la conseguente riduzione delle competenze centrali. 
    Se passasse la legge già prevista e ora sul tavolo, sarebbe un inizio, ma dubito che i parassiti mollino l’osso.

  2. capitonegatto
    luglio 22, 2019 alle 10:42 am

    Gli italiani vivono in Italia, e cio’ sembrerebbe banale, ma non lo e’, in quanto anche se siamo toscani o lombardi o sardi , e viviamo prevalentemente nelle propie regioni, gli spostamenti personali e familiari ci sono per vari motivi : lavoro,salute,affari,ecc.
    Quindi fare differenziazioni di governo regionale e’ sbagliato in quanto cio’ divide il paese , gia’ diviso per mille ragioni, e crea cittadini di serie A e B ( gli uni non migliori degli altri ).
    Quello che DEVE rimanere in carico allo Stato e’ tutto quello che implica l’educazione, la riscossione tributaria, la suddivisione del sostegno finanziario alle regioni in modo equo e non clientelare. Sull’ambiente e le risirse culturali si potrebbe dare piu’ autonomia ma in subbordine a controlli statali e in base a protocolli definiti.
    Da togliere alle regioni e’ la SANITA’ ,dove i cittadini italiani devono essere uguali cosi come alla legge.

    • G.Maiuscolo
      luglio 22, 2019 alle 12:33 pm

      Gentile Gatto sulla sua affermazione seconda la quale ” i cittadini italiani devono essere uguali cosi come alla legge.”, riferendosi alla Sanità, sono parzialmente d’accordo.

      A volte, le persone, ancorché pressate da patologie e da malattie importanti non possono spostarsi e spesso chi è afflitto da problemi drammatici, sto parlando di salute fisica, ha bisogno della propria famiglia e delle persone care che stiano loro vicine.

      Spostarsi, a volte, significa, star soli e affrontare situazioni difficili è umanamente impraticabile. Per questo si sta nella propria regione, quando ci si ammala e non ci si sposta in luoghi più attrezzati e in presidi nazionali scientificamente più competenti e preparati.
      Sarei d’accordo totalmente con Lei se la Sanità funzionasse benissimo dappertutto. Intendo in tutto il territorio nazionale. Sarebbe, in tal caso, solo lo STATO a gestire il tutto.
      Ma così non è.

      (…) “In base al principio di sussidiarietà, il servizio sanitario è articolato secondo diversi livelli di responsabilità e di governo: livello centrale – lo Stato ha la responsabilità di assicurare a tutti i cittadini il diritto alla salute mediante un forte sistema di garanzie, attraverso i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA); livello regionale – le Regioni hanno la responsabilità diretta della realizzazione del governo e della spesa per il raggiungimento degli obiettivi di salute del Paese.”

      Per dire… Il chirurgo che mi ha sapientemente operato e che …il Cielo lo protegga sempre e per sempre è di scuola milanese “veronesiana”. Per diventare bravo come è diventato, si è spostato. E bravo….meno male!

      Io…sono sempre viva… 🙂
      Evvai…

      • capitonegatto
        luglio 22, 2019 alle 4:44 pm

        Bella la sua risposta che ho apprezzato. Lei dice :… se la sanita’ funzionasse in tutto il paese ….. Giusta osservazione, ma se cosi’ non e’ , e’ colpa nostra che non cambiamo la nostra mentalita’, che lascia passare molte nefandezze nella assoluta indifferenza, vedi ultime news ( Il rublo affair- Il “celeste” che scontera’ la sua pena ai domiciliari in qualche lussuosa villa con qualche ora ai servizi soc. dalle suore !!! Tanto per citare come puo’ essere difficile cambiare questo paese. Ma dobbiamo RESISTERE 3 volte.

  3. G.Maiuscolo
    luglio 22, 2019 alle 10:53 am

    (…) “articolo 116, comma 3°, della Costituzione prevede la possibilità di attribuire forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario (c.d. “regionalismo differenziato” o “regionalismo asimmetrico”, in quanto consente ad alcune Regioni di dotarsi di poteri diversi dalle altre), ferme restando le particolari forme di cui godono le Regioni a statuto speciale (art. 116, primo comma).”

    Sulle particolari forme di cui godono le Regioni a statuto speciale stenderei un velo pietosissimo…Sì, autonomia…ma con la a minuscola.
    Ma cali autonomia, de…”inchisciu”, (Intraducibile, ma aveva un valore dispregiativo) come diceva una mia docente di chimica carogna!
    Paolo Pillonca nel suo ” Mancarìas, la parlata di Seui” lo traduce con “ingessato”

    Quanto alla richiesta di “regionalismo differenziato” di alcune regioni … (…)”Le devoluzioni in arrivo non hanno nulla a che vedere con i diritti dei cittadini e la funzionalità delle istituzioni. Puntano solo alla spartizione del potere, a prezzo di disperdere il patrimonio civile e la memoria culturale in favore di una brutale lottizzazione.

    Andiamo bene…anzi siamo proprio ben messi! Ci manca solo che prepari il passaporto per entrare nel mio Paese.

    Lo splendido Veneto con le sue straordinarie bellezze io l’ho già visitato tutto e ne ho il cuore ancora colmo.

    “Olisi biri ca custusu maccusu, teninti idea de non si fai prusu intrai ?” ( Vuoi scommettere che questi matti, hanno idea di non farci più entrare ( nella loro regione…)?

    Che tristezza,
    con cordialità…tristi.

  4. luglio 22, 2019 alle 2:58 pm

    A.N.S.A., 21 luglio 2019
    Autonomia, Fontana e Zaia: non firmiamo una farsa.
    ‘Non vogliamo secessione, ministri irresponsabili fanno gara a spararla grossa’. Conte: toni cambiati, verso una corretta interlocuzione: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/07/21/conte-su-autonomia-basta-insulti_831ce9a8-6a06-4fa0-823b-b36c53c8e7b8.html

    _______________

    da Il Corriere della Sera, 21 luglio 2019
    Il braccio di ferro sulle regioni. Fontana e Zaia replicano a Conte: «Feriti dalle parole del premier. Nessuno fermerà l’autonomia».
    I governatori di Lombardia e Veneto scrivono una risposta alla lettera del presidente del Consiglio pubblicata sul «Corriere»: se si continua con una farsa non firmeremo nulla. (Attilio Fontana, Luca Zaia): https://www.corriere.it/politica/19_luglio_21/fontana-zaia-replicano-conte-feriti-parole-premier-nessuno-fermera-autonomia-69561952-abca-11e9-9767-ab5e06dfb58e.shtml

    —————

    La lettera. Conte e l’autonomia: «È una riforma per tutta l’Italia, non una bandiera da sventolare».
    Il presidente del Consiglio scrive al «Corriere», un appello a lombardi e veneti: «Chiedo rispetto e stop agli insulti, incontrerò i vostri governatori». (Giuseppe Conte): https://www.corriere.it/politica/19_luglio_21/conte-l-autonomia-riforma-tutta-l-italia-non-bandiera-sventolare-7ff7aab0-ab28-11e9-bf93-c0bc2a3f4cac.shtml

    _______________

    da Il Fatto Quotidiano, 22 luglio 2019
    Zaia e Fontana scrivono a Conte: “Ci ha ferito. Autonomia sia vera, non pannicello caldo”. Chigi: “I toni sono cambiati”.
    I governatori di Veneto e Lombardia hanno controreplicato al presidente del Consiglio con un’altra lettera. E hanno minacciato di non firmare l’intesa se si continuerà con una farsa. Il premier prende atto e apre al dialogo. Intanto però Salvini e i vertici tacciono e preferiscono parlare di Tav: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/21/zaia-e-fontana-scrivono-a-conte-ci-ha-ferito-premier-e-garante-della-carta-autonomia-sia-vera-non-pannicello-caldo/5340642/

  5. G.Maiuscolo
    luglio 22, 2019 alle 10:31 pm

    Per GATTO:
    anche la Sua di risposta, è bella e non è seconda a nessun’ altra risposta.
    Gentile Signore, io non lascio passare alcuna nefandezza e men che meno accetto le schifezze che questo nostro mondo ci riserva ad ogni giorno che nasce.

    Sono una donna fiera, che non si rassegna e .che combatte per le cose che ritiene siano giuste e..”bisogna RESISTERE” me lo ripeto non tre volte, ma dieci, cento volte se è necessario.E ora dopo ora…

    Anche se la mia convinzione è che la VITA, già così com’è, a volte dolorosa, a volte dura e difficile, sia la più grande e la più importante forma di RESISTENZA.

    Cordialmente

  6. Donatella
    luglio 23, 2019 alle 12:12 am

    Esempio:
    Articolo 9 della Costituzione Italiana:
    La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34].
    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

    Questo articolo NON VIENE RISPETTATO nemmeno ora che secondo la Costituzione deve essere fatto rispettare dallo Stato…Già “comandano” gli enti periferici , le regioni e i comuni che fanno come gli pare,.distruggono fiumi, boschi, parchi ,piazze, storia, cultura ,trasformano i volti delle città… con questo stratagemma delle “autonomie” con accordi “pseudosegreti tipo Blitz, a maggior ragione , la Repubblica perde ogni residuo potere e si rafforzerà quella situazione di “governo ribaltato” dove il potere degli organi periferici dello Stato ( regioni e comuni) di fatto è maggiore degli organismi centrali. Le differenze tra le regioni aumentano. Quanti morti inutili per fare una Italia Unita, l’Inno di Mameli si sente solo nelle partite di calcio?
    RES PUBLICA?????
    Io di politica non ci capisco niente ma per me le parole hanno un significato e perciò ha un valore preciso anche la Nostra Costituzione

  7. G.Maiuscolo
    luglio 23, 2019 alle 8:11 am

    Donatella,anche per i Padri Costituenti, le parole avevano un grande ed importante significato. Le hanno messe in Costituzione.

    Solo per quelli, per molti di quelli che sono venuti dopo, il significato è andato perso.
    Cordialità

  8. Enrico
    luglio 23, 2019 alle 2:38 pm

    A me pare tutta propaganda. I governatori delle regioni ricche, che hanno richiesto ai sensi dell’art. 116 della Costituzione “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” devono far credere ai loro elettori e cittadini di avere raggiunto chissà quale traguardo. In questo sono ovviamente spalleggiati dagli esponenti dei loro partiti di riferimento al Governo, in primis il Ministro degli Interni. Ma come dicevo io non credo che se anche tali differenziazioni gli fossero accordate determinerebbero chissà quale scempio. Ma non perchè loro non siano in grado di farlo. Ma perchè l’autonomia che ne scaturirebbe sarebbe comunque vincolata ad altre norme, così come oggi avviene anche per le Regioni a Statuto speciale. Ripeto per me si tratta di propaganda, se non di vera e propria campagna elettorale in vista di chissà quali scenari futuri. In soldoni la Lega vuole raggiungere una certa cifra elettorale e spaccia quest’autonomia differenziata per chissà quale traguardo.
    Nel merito. I problemi rispetto all’ambiente non li vedo. Anche le Regioni a Statuto Speciale, i cui statuti sono approvati con legge Costituzionale, sono soggette ai vincolo dettati dal Codice del paesaggio. A maggior ragione lo saranno anche le disposizioni che eventualmente emaneranno le Regioni interessate alla riforma. Primo perchè la riforma dell’autonomia è approvata con legge ordinaria che quindi soggiace ai dettami costituzionali e con le norme statali che disciplinano unitariamente la materia ai sensi dell’art 117 della Cost. . Secondo perchè rientrando in ogni caso la materia nella competenza esclusiva dello Stato tutte le norme contrastanti con il vigente codice possono essere impugnate davanti alla Corte Costituzionale. Esattamente ocme avviene oggi per Sardegna, Sicilia ecc. La Corte Costituzionale ha più volte chiarito che “In particolare, tra le norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica andrebbero ricondotte quelle introdotte dal legislatore statale sulla base del titolo di competenza legislativa nella materia «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali», di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s) Cost., e, specificamente, le norme in materia di beni paesaggistici e di pianificazione paesaggistica contenute nel d.lgs. n. 42 del 2004, come già affermato, in diverse occasioni, da questa Corte”.. Essendo il Codice del paesaggio una di tali norme la nuova autonomia dovrà essere rispettosa dei suoi dettami. Un effetto ci sarà, così come avvenuto dopo la modifica del titolo V della Costituzione, un aumento del contenzioso Costituzionale.
    Sull’autonomia regionale differenziata o meno io ho il mio personale parere. Le Regioni sono un’inutile sovra struttura che determina dispendio di soldi e non fa altro che aumentare il caos di questo paese. Figuriamoci il giungere ad un sistema Regionale. Gli stati federali sono nati dall’unione di stati già esistenti che poi hanno deciso di unirsi in taluni aspetti (Svizzera USA Germania). Non vi è memoria di uno stato unitario che diventi federale se non dopo eventi bellici. Pertanto credo che da quel punto di vista si corrano pochi rischi anche in ragione del dettato dell’art. 5 della Costituzione.
    Un ultimo appunto per G Maiuscolo il testo del terzo comma dell’art 116 non è quello. o meglio non è proprio quello.

    • luglio 23, 2019 alle 6:27 pm

      purtroppo, le cose non sono così semplici e prive di rischi. Tutt’altro.
      Non si tratta soltanto di trasferimenti di materia sotto il profilo normativo, ma – come di consueto in questi casi – anche del trasferimento delle corrispondenti funzioni amministrative.
      Vi saranno, per capirci, Soprintendenze “regionali” dove lo Stato “a estrema tutela del vincolo paesaggistico” (come afferma la giurisprudenza costituzionale) non potrà metter becco.
      Si tratta di una forma di autonomia “differenziata” sul modello siciliano, che si è dimostrato fallimentare per l’efficacia della salvaguardia effettiva dell’ambiente/paesaggio.
      Paradossalmente Lombardia e Veneto avrebbero in materia una competenza più ampia di Regioni a statuto speciale come la Sardegna e il Friuli – Venezia Giulia.
      Sì, certamente si tratta di parecchia “gazzosa” politico-istituzionale, ma “gazzosa” tossica.

      Stefano Deliperi

      • Enrico
        luglio 23, 2019 alle 8:31 pm

        Come sempre sarebbe necessario avere sotto mano il testo approvato e purtroppo non l’abbiamo. Io spero di non averlo mai. Se anche ci fosse il trasferimento di funzioni queste dovrebbero comunque restare nell’alveo della norma che trasferisce. In ogni caso ci sono, a mio parere due limiti invalicabili. Il primo che comunque l’art 117 compresa la lettera s) restano in Costituzione di competenza esclusiva statale con tutte le conseguenze che sappiamo. Il secondo che l’autonomia differenziata viene adottata con legge ordinaria e questo la fa soggiacere sia al già citato 117 che alle norme statali di grande riforma economico sociale quale il codice. Il differenziata credo si riferisca rispetto alle altre Regioni a Statuto Ordinario ma non penso possa andare oltre e quindi attribuire potestà legislative superiori a quelle delle Regioni a Statuto speciale.
        Lo Statuto Siciliano è stato adottato con Legge Costituzionale ed in un contesto diverso. Io non credo che possa riprodursi un modello di autonomia del genere.
        Non resta comunque che aspettare.
        Per G Maiuscolo.la mia era una considerazione non un appunto. Anche io mi ricordavo un testo come quello da Lei citato. Poi controllando su Leggi d’Italia mi pare che il terzo comma non riporti la dicitura “ferme restando le particolari forme di cui godono le Regioni a statuto speciale (art. 116, primo comma).” . Doami mattina controllo nuovamente e posto. Ma ripeto non era una correzione. Solo che essendo l’argomento molto tecnico mi sono permesso, magari sbagliando, di fare una precisazione.
        Ribadisco per me si tratta di tanta campagna elettorale. .

      • luglio 23, 2019 alle 9:57 pm

        sì, non resta che aspettare, ma le prospettiva – in base agli unici testi difficoltosamente resi noti – sono pessime.

        Stefano Deliperi

      • G.Maiuscolo
        luglio 24, 2019 alle 8:43 am

        (…) “gazzosa” tossica.

        Dottore, quest’espressione, è da tutelare…
        Bellissima…
        E chi se la dimentica…

  9. G.Maiuscolo
    luglio 23, 2019 alle 3:55 pm

    Gent.mo ENRICO, La ringrazio, intanto, di aver letto il mio commento e La ringrazio, soprattutto della correzione; La pregherei, cortesemente, di citare il testo del terzo comma dell’art.116, quello corretto e che, da me citato…” o meglio non è proprio quello”. Come Lei sostiene.
    Gliene sarei grata, perché chi ha voglia di apprendere, possa, me per prima.

    Quando commento qualsiasi cosa venga proposta in questo sito, io mi faccio carico di documentarmi, perché, al di là delle variopinte battute e ironie, è necessario essere seri e corretti, esaurienti e precisi, specie se si dialoga di argomenti così importanti, come l’ambiente. E non solo!
    Non essendo, io, giurista e BEN si comprende, per supportare certe circostanziate questioni mi avvalgo dell’aiuto e della collaborazione, se così si può dire, di riviste giuridiche aggiornate e di articoli e di siti di addetti ai lavori che di “IUS” s’intendono parecchio e altro non ho fatto, citando l’art. in questione, se non “stralciare” ciò che mi interessava. Senza esagerare con le citazioni, seppur di importanti comma, come in questo caso.

    Mi perdona per questa…imprecisione? La prego, in futuro cercherò di essere anche più dettagliata.

    Intanto grazie della puntualizzazione e della Sua benevola correzione.

    Cordialmente.

  10. G.Maiuscolo
    luglio 23, 2019 alle 6:19 pm

    * Errata:
    (…) ” Senza esagerare con le citazioni, seppur di un importante comma, o di importanti COMMI, come in questo caso”

    Per la precisione.

  11. G.Maiuscolo
    luglio 24, 2019 alle 8:41 am

    Per ENRICO: grazie

  12. Enrico
    luglio 24, 2019 alle 8:51 am

    Ecco il terzo comma dell’art. 116 preso da Leggi d’Italia

    Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata(2) (3).

  13. Enrico
    luglio 24, 2019 alle 9:19 am
    • luglio 24, 2019 alle 11:58 am

      questo testo è superato, nell’articolo sono linkati i testi degli accordi al maggio 2019.

      • Enrico
        luglio 24, 2019 alle 12:29 pm

        Non avevo visto scusate.
        Però mi pare che comunque nel testo modificato art 14 (Per capirci quello a destra) sia espressamente prevista la supremazia delle leggi statali in materia e anche il fatto che non possano attribuirsi funzioni amministrative che sono riservate allo stato dalla legge (Io ci leggo le soprintendenze dei beni culturali). Anche se la formula negativa usata si presta a dubbi interpretativi, forse voluti. Ma come già detto non resta che aspettare.
        Per concludere io non sono d’accordo su queste forme di autonomia ne per le Regioni a Statuto Speciale, che riporteri all’ordinarietà, ne per quelle a statuto ordinario. Certe materie devono essere centralizzate e in tutto il territorio deve vigere la stessa normativa. Tra queste la tutela dell’ambiente ma anche altre. Trasporti energia ecc

      • luglio 24, 2019 alle 12:34 pm

        concordo, devono operare norme e prassi comuni in tutta Italia per garantire livelli di tutela quanto più elevati per il Bel Paese (per non parlare della scuola…).

        Stefano Deliperi

  14. G.Maiuscolo
    luglio 24, 2019 alle 11:04 am

    PER ENRICO.
    🙂

  15. luglio 27, 2019 alle 11:44 am

    folclore.

    A.N.S.A., 24 luglio 2019
    “Ora Soprintendenza archeologica sarda”.
    Sit in Sardigna Natzione con maschere di Giganti di Mont’e Prama: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/07/24/ora-soprintendenza-archeologica-sarda_73cba969-5962-4bce-8689-65d9131016b1.html

  16. Enrico
    luglio 30, 2019 alle 9:45 am

    Dai su questo, a essere buoni, è folklore

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