Home > "altri" animali, biodiversità, caccia, difesa del territorio, società, sostenibilità ambientale > Stop alla pessima caccia in Emilia-Romagna!

Stop alla pessima caccia in Emilia-Romagna!


Volpe - Copia

Volpe (Vulpes vulpes)

Coraggio, diamoci da fare!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

girasoli nel bosco

bosco e girasoli

CONTRO LA CACCIA IN EMILIA ROMAGNA, UNITEVI A NOI, SCRIVIAMO IN MASSA ALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA!

Abbiamo solo pochi giorni di tempo per difendere gli animali dell’Emilia Romagna dalle grinfie dei cacciatori e dei partiti politici che li appoggiano: martedì 7 novembre 2018 il Consiglio Regionale voterà il testo del nuovo Piano Faunistico Venatorio che durerà cinque anni.
Sono in pericolo, esposti indifesi ai fucili o gabbie-trappola dei cacciatori, IBRIDI LUPI-CANI (e, nella pratica, rischiano anche anche i Lupi), CUCCIOLI DI VOLPE (crudelmente uccisi e sbranati con le loro madri nella caccia in tana), ISTRICI, GHIRI, TASSI, OCHE SELVATICHE ed un enorme numero di animali stanziali e migratori.
Unitevi a noi, sommergiamo la Regione di e-mail  contro la caccia, con il testo che preferite o con il seguente testo-tipo ovviamente modificabile:

In questi anni la sensibilità sociale verso la condizione degli animali è andata espandendosi sempre più, ed oggi la maggioranza dei cittadini è contraria alla caccia, mentre i dati ufficiali ci informano che i cacciatori sono meno dell’ 1% della popolazione. Anch’io considero la caccia un anacronistico esercizio di violenza e crudeltà, inoltre è innegabile il pericolo sociale che rappresenta (a nessuno sport sarebbe consentito di proseguire, se provocasse tanti morti e feriti, come la caccia), quindi in prima istanza credo che dovrebbe essere abolita; in seconda istanza, chiedo che siano accolte le proposte già avanzate dalle associazioni animaliste e nel Piano Faunistico Venatorio  che sarà discusso in Consiglio regionale, e cioè:
– il divieto di caccia in tutti i valichi interessati da rotte migratorie,
– il divieto di caccia a Volpi e cuccioli in tana,
– il divieto di cattura e uccisione di ibridi Lupo-cane,
– il divieto di uso e detenzione di uccelli come richiami vivi,
– il divieto di ripopolamenti (in realtà tutti finalizzati ad avere animali cui sparare),
– il divieto di caccia nelle giornate di sabato e domenica,
– nessuna estensione dell’elenco delle specie cacciabili attualmente,
– previsione e organizzazione di una organica ed efficiente vigilanza, condannata alla dissoluzione dalla soppressione delle Province, dall’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.

INDIRIZZI E-MAIL AI QUALI SPEDIRE:

segreteriapresidente@regione.emilia-romagna.it,
PresCommII@regione.emilia-romagna.it,
agricolturaer@regione.emilia-romagna.it,
PartitoDemocratico@regione.emilia-romagna.it,
LegaNord@regione.emilia-romagna.it,
Movimento5stelle@regione.emilia-romagna.it,
SinistraItaliana@regione.emilia-romagna.it,
lAltraEmiliaRomagna@regione.emilia-romagna.it,
FratellidItalia@regione.emilia-romagna.it,
Gianluca.sassi@regione.emilia-romagna.it,
SProdi@regione.emilia-romagna.it,
michele.facci@regione.emilia-romagna.it,
E, in più, chi ha la PEC può scrivere alla posta certificata del presidente della Regione, Stefano Bonaccini:
segreteriapresidente@postacert.regione.emilia-romagna.it,
(attenzione: nel secondo indirizzo, PresCommII@…, le due lettere II sarebbero il due in numero romano e si devono fare con due i maiuscole, non con due elle minuscole).

 

Capriolo (Capreolus capreolus)

Capriolo (Capreolus capreolus)

 

(foto A.L.C., S.D., archivio GrIG)

Annunci
  1. novembre 3, 2018 alle 9:36 am

    Condivido tutto, ho solo qualche dubbio sugli ibridi lupo-cane, che costituiscono un pericolo. Penso che la caccia, rovesciando gli attuali rapporti, andrebbe ridotta a due giorni alla settimana e limitata a pochi territori noti a tutti, che si possano così evitare gli incidenti e restituendo al 99% dei cittadini l’accesso sicuro alla natura, ora impedito. Sottoscrivo comunque questo appello.

  2. Tiziana Rubichi
    novembre 3, 2018 alle 4:08 pm

    La caccia non è ” pessima” solo in Emilia Romagna, lo è dappertutto in Italia e altrove!! Andrebbe abolita o “ridotta la super minimo del minimo del minimo “del minimo necessario!!!Solo da persone SUPERCOMPETENTI ADDETTE AI LAVORI!!!! Vengono commesse in tutt’Italia atrocità non degne di un Paese civile, ammesso che l’Italia lo sia, in una regione meravigliosa come l’E.R., che non merita commenti esasperati, e tutto per accontentare i” cacciatori” e chiaramente l’INDOTTO ECONOMICO CHE SEGUE NEL MONDO DELLA CACCIA, come se fosse questione di sopravvivenza andare a caccia!! Siamo nel 2018 se per caso qualcuno non se ne sia ancora accorto!!! Certe crudeltà gratuite “PER SPORT” si potrebbero evitare. E’ veramente vergognoso!!! E il tutto condito anche dalle vittime umane che per sbaglio si trovano nel mirino del cacciatore sprovveduto che non distingue un cinghiale da una persona!!! o commette l’errore di spararsi addosso! o colpisce l’ignaro ciclista, o il podista, o l’escursionista. Andare a sparare ad un poligono non sarebbe meglio? Come può ” un essere umano ,( di umano ha poco) imbracciare un fucile e premidatatamente sparare su una creatura vivente ,indifesa? A quale scopo? Cosa c’ è di così edificante , esilarante, divertente, gratificante, nell’UCCIDERE?????

    • M.A.
      novembre 3, 2018 alle 5:52 pm

      Banalmente? La stessa motivazione che avrebbe un tale ad andare al mare per infilzare con un amo in gola un’orata o una spigola, lasciandola soffocare nella spiaggia in una lentissima agonia; la stessa che avrebbe chi va e raccoglie una retina di cozze o arselle, o chi va e porta a casa un cesto di funghi. Quale sia: mangiare. Non per appetito , non per noia. Un gesto o uno scopo atavico. Un istinto legato alla sopravvivenza come il sesso del resto. Che oggi non sia di vitale importanza è indubbio, ma che per molti soddisfare questo istinto completi il senso della vita è indubbio. Per questo motivo viene chiamata: passione.

      • novembre 3, 2018 alle 5:56 pm

        …che bella “passione” ammazzare cuccioli di Volpe nella tana…ma proviamo a essere seri, una buona volta.
        Ce la facciamo? 😉

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        novembre 3, 2018 alle 7:30 pm

        Il problema non è chi la pratica, ma chi l’autorizza. L’ambito territoriale di caccia con la politica. Le volpi come i randagi o gli ibridi, sono delle vite considerate nocive, sia per le casse dell’ambito sia che per gli allevatori che partecipano all’ATC stesso. I cacciatori sono gli esecutori materiali o meglio gli operatori ecologici che praticano ciò che è stato deciso dagli enti, ma che si prendono l’odio dell’opinione pubblica. Così come i selecontrollori o coaudiatori.

      • novembre 3, 2018 alle 9:54 pm

        W le Volpi,alla faccia di tutti ‘sti parassiti 😁

        Stefano Deliperi

      • Tiziana Rubichi
        novembre 4, 2018 alle 9:13 am

        Definire ” La caccia” una passione, è un insulto alle passioni ” vere”, quelle che salvano la vita anche quella degli animali, che mettono a rischio la vita umana per salvare quella di un’altra creatura in difficoltà, perchè malata, abbandonata, maltrattata , oggetto di una caccia spietata senza pietà e che ha diritto di vivere!! Passione è mettersi in gioco contro tutti e tutto per una buona causa perchè prevalga il bene delle creature, tutte, e non la loro morte. Come può definirsi ” passione” l’uccisione premeditata, crudele, fatta con ogni mezzo, ad armi impari, a danno di un altro essere vivente?
        Scrive M.S KUNDERA nell’ ‘Insostenebile leggerezza dell’ essere” :…” Non esiste alcuna certezza che Dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. E’ invece più probabile che l’uomo si sia inventato Dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca o sul cavallo”..
        Nel 2018 una pausa di profonda e proficua riflessione sul rapporto Uomo – Animale sarebbe necessaria quanto prima, se vogliamo parlare come persone ” civili” e non di barbarie…. senza offendere i Barbari di buona memoria storica.

  3. novembre 4, 2018 alle 10:03 am

    I nostri rapporti con gli animali e tutte le forme viventi, quindi la natura in generale, sono oggi un tema centrale nella cultura occidentale e in qualche misura anche mondiale; meno in quella italiana e mediterranea, purtroppo. Quando si parla di ambiente, energia, risorse, parliamo indirettamente del nostro stare nella natura. Si può affrontare, mi sembra, l’argomento da vari punti di vista ed a vari livelli di profondità.
     
    Approccio antropocentrico-utilitaristico-egoistico-predatorio.
    Esisto solo io (ed i miei famigli) e tutto mi appartiene; del resto non mi frega niente, o non vale niente di per sé. Qui c’è poco da dire, se non prendere atto di tale modalità diffusa tra gli umani, la più primitiva direi.
     
    Approccio etico-buonista.
    La sensibilità che in molti, se non tutti, gli umani esiste, porta a temperare l’egoismo, estendendo gli obiettivi delle nostre attenzioni al di là del nostro ego e clan. Questo almeno a livello conscio; meno a livello inconscio. Quindi questa attitudine si concretizza in buoni pensieri e propositi e poco più. Mi dispiace che si uccidano animali e preferisco non vedere e saperne nulla. E’ l’atteggiamento forse più diffuso.
     
    Approccio scientifico.
    Anche se la scienza non è autonoma nella scelta dei suoi obiettivi, ha però una sua modalità tipica di analisi, razionale e rigorosa, quindi intellettualmente onesta. Aiuta ad accettare i contrasti in cui siamo inevitabilmente coinvolti. Per vivere dobbiamo nutrirci ed essendo onnivori, anche gli animali sono, o possono essere, nostre prede. Non è il caso di vergognarsene. Se ne può e deve valutare conseguenze ed implicazioni, a livello materiale.
     
    Approccio spirituale.
    Si apprezza il profilo simbolico delle creature viventi, il ruolo che esse hanno sempre avuto nelle costruzioni culturali umane. Si avverte l’unitarietà della vita, dietro alle forme varie che assume, e quindi il nostro essere sua parte. Ci si preoccupa dei rapporti non solo materiali, ma anche simbolico-spirituali con la natura. Si possono praticare esperienze di comunicazione profonda con la natura in senso lato.
     
    La forma più completa di intelligenza e di comprensione della vita, in tutte le sue manifestazioni, risiede nei due ultimi livelli congiunti. Derivando da buona educazione scientifica e spirituale, è evidentemente una modalità poco diffusa.
     
    Non ho citato un livello religioso perchè ci sono profonde differenze tra religioni, soprattutto tra religioni antropocentriche, religioni filo-scientifiche e religioni naturali-spirituali. In pratica le religioni non costituiscono approcci originali, ma trovano spiegazione e vanno inquadrate nei livelli precedenti, a mio modo di vedere.

  4. M.A.
    novembre 4, 2018 alle 7:21 pm

    Interessante disamina. Risulta difficile se non impossibile riuscire ad arrivare ad una visione comune, proprio perchè gli approcci risultano vari, e tanti per bagaglio culturale e spirituale tendono a ricercare quel modello che va a tutelare i propri interessi. Tanti approcci però mancano di coerenza. Anche il Grig nella tematica spesso non è coerente a mio avviso. Perchè scandalizzarsi per il controllo numerico della volpe in tana e non per il controllo dei cornacchie grigie strenuamente voluto dalle ASL, oppure delle mattanze dei suini allo stato brado in Centro Sardegna per la Peste suina Africana? forse i corvidi sono ritenuti più nocivi delle volpi perchè portatori del virus della West Nile, o i maiali allo stato brado più nocivi perchè rovinano gli interessi economici della Regione e di conseguenza è lecito ucciderli, mentre le volpi simili ai cani, animali d’affezione, hanno diritto alla vita e il loro sovrannumero non è un problema? Ho sempre avuto ribrezzo per questi controsensi. Io sono sempre stato un forte sostenitore dell’antispecismo, teoria perseguita da tanti animalisti, perchè la trovo coerente. Se gli onnivori fossero più intelligenti, difenderebbero la loro scelta etica-alimentare sposando questa visione ed abbandonando l’antropocentrismo, che di fatto è una cagata pazzesca frutto di una visione distorta dove tutto è dovuto, e il tutto è per l’uomo. Colpa delle varie religioni aggiungerei. L’antispecismo che difende il diritto alla vita di tutti, giustifica l’uccidere per nutrirsi come diritto naturale alla vita eguale per ogni specie, sia delle prede che dei predatori. Mi ha sempre causato ribrezzo l’animalismo radical chic, disneyano da salotto che misura la propria empatia in base ai litri o ai millilitri di sangue presente in un animale. Chi si dichiara animalista o fa dei cortei in difesa dei cinghiali ma che del cinghiale non conosce nè l’odore, o meglio puzza, nè la forma delle sue impronte, nè la forma delle sue feci, dei suoi modi di mangiare e via dicendo per ogni specie. Se ne fa solo una questione di empatia. Per tanti l’uccisione di un topo provoca più empatia rispetto all’uccisione di un insetto, ma meno rispetto alla morte di un pollo. La morte di un pollo provoca a sua volta meno empatia rispetto a quella di un coniglio o di un maiale o di un agnello. La morte di un cavallo o di una vacca è infinitamente più toccante dal punto di vista emotivo rispetto a quella di un insetto e così via. Come se entrambi non avessero lo stesso diritto alla vita, o come detto prima, la capacità di sofferenza di un animale è proporzionale alla quantità di sangue nel suo corpo che influenza la nostra empatia. Non ho mai sopportato gli animalisti che si dichiarano vegetariani ma vestono in giubbotto o scarpe in pelle. Non ho mai sopportato gli animalisti onnivori, o quelli che piangono per un coniglio ma se ne sbattono dell’orata o della spigola. O i milioni di Vegan che si ergono dal loro piedistallo culturale, per dirti come si dovrebbe vivere in pace con la natura, quando per produrre la loro quinoa cruelty free o il loro tofu prodotto dall’altra parte del mondo, sono corresponsabili dei disboscamenti, o dei rincari economici dettati dai mercati che devono subire le popolazioni locali peggiorando le loro condizioni di vita. E’ un controsenso etico. Gli animali, così come gli uomini, sono nati per morire non per volere nostro, ma della Natura. Riuscire ad accettare che la vita di uno sia destinata a diventare l’essenza di un’altro non è facile, se uno pensa al fatto che in un paio d’ore quella vita viene digerita per divenire cacca, materia organica. La morte di uno è la vita di un’altro. La caccia e la pesca o la raccolta sono fortemente legate alle tradizioni (sagra del….) e non sono una necessità primaria ma un integrazione alimentare. Come effetto secondario permette di mantenere stabile una specie, o partecipare al concetto di gestione (immettere fauna a scopo venatorio in luoghi ambientali dove oggi non ci sarebbero più le condizioni necessarie, un velo di biodiversità artificiale che senza ripopolamenti non esisterebbe). Infine come già detto anche l’uomo così come qualsiasi specie civilizzata (pensiamo ai gatti) nasconde quell’istinto predatorio che fa parte della sua evoluzione pur non avendone bisogno o stretta necessità salvo rari casi. E’ un impriting naturale che appartiene anche a noi che viviamo nel benessere, e credo che ce lo porteremo nel nostro patrimonio genetico ancora per tanto tempo. Crozza diceva in un scratch che esiste un “fascista in noi” che si palesa inconsciamente anche in chi fascista non è. Basti pensare nella guida quanti diventano nervosi. Io penso che esista anche un “macellaio in noi”, e i cacciatori-pescatori-raccoglitori che praticano per passione, ma che nella vita vivono di altro ne sono un esempio. Tutti siamo predisposti ma lo si diventa in realzione al contesto ambientale, culturale e sociale nel quale si nasce e si cresce e che contribuisce ad assopire o ad accentuare quell’istinto ancestrale. Mi chiedo se in condizioni strettamente legate alla sopravvivenza (guerra, crisi economica, carestia, fame) quanto ci impiegherebbe ad emergere quel lato in chi tenta di sopprimerlo o negare la sua esistenza ad ogni costo per scelta etica.

    • M.A.
      novembre 4, 2018 alle 10:27 pm

      Il tuo discorso è opinabile. Tu non trovi il cacciatore che lascia il merlo, tu trovi un Merlo perso, o meglio non trovato da un cacciatore. Il tuo presunto grado di evoluzione del Tuo cervello ti porta ad esularti da una oggettiva realtà Naturale e creartene una confacente ai tuoi valori. Il diletto che prova un cacciatore o un pescatore è paragonabile al diletto di un gatto che dopo aver mangiato i suoi bocconcini va in giro a caccia di uccelli e conigli. Frutto dell’inculturazione sia del gatto che dell’uomo che mantengono però il proprio istinto naturale in potenza. Se la caccia dovesse finire domani, ce ne faremo tutti una ragione, ma non cambierebbe la natura umana. Se la caccia dovesse finire domani, le campagne residue tra le aree antropizzate e devastate dall’agricoltura intensiva con i pesticidi o le autostrade nel breve termine sarebbero deserti faunistici. Il velo di biodiversità di cui parlavo esiste solo grazie a quel macabro gioco del pronta caccia, autorizzato dagli enti, con il beneplacito degli agricoltori che non acconsentirebbero al ripopolamento nelle loro campagne senza un abbattimento nel breve termine garantendo produttività dei loro raccolti, finanziato con i soldi dei cacciatori e che permette ad un bambino che passa in autostrada con il babbo, e mentre guarda fuori dal finestrino di vedere un fagiano o una lepre in un campo di mais, che oggi vedrebbe solo in un documentario di Geo&Geo. Senza cacciatori sto giochino si rompe, e tra glifosate e pesticidi vari quel fagiano avrebbe vita ancor più breve di una scoppiettata qualche mese dopo il suo rilascio, e quelle campagne sarebbero oggi deserti faunistici. A meno che l’onore dei ripopolamenti passi in futuro alle associazioni ambientaliste e lo stato si occupi di un controllo annuale e periodico in sintonia con le esigenze degli agricoltori (gestione faunistica) dubito che la caccia venga abolita. Il restante 99% che si scandalizza della violenza sugli animali a fini alimentari, e di cui oltre il 90% è onnivoro, gli etichetto come Onnivori Ipocriti, dei cerebrolesi che vivono in un perenne controsenso etico. La pesca è un’attività infinitamente più macabra, più impattante dal punto di vista ambientale (piombo, reti in nylon plastica delle boe) che attinge ingenti risorse al capitale naturale (quanti milioni mangiano pesce e quante migliaia selvaggina), poco normata e soggetta controlli, non selettiva (lo strascico), infinitamente più crudele (pescatore non è attivo come il cacciatore) atroce (i pesci muoiono per soffocamento, infilzati, mutilati con le reti), MA ha il vantaggio di essere silenziosa! La caccia oggi in Italia è anni luce più sostenibile della pesca. Dimostrami il contrario

  5. novembre 4, 2018 alle 8:18 pm

    “L’antispecismo che difende il diritto alla vita di tutti, giustifica l’uccidere per nutrirsi come diritto naturale alla vita eguale per ogni specie, sia delle prede che dei predatori.”

    Non c’entra niente. I cacciatori uccidono inutilmente, solo per divertirsi.

    “La morte di un cavallo o di una vacca è infinitamente più toccante dal punto di vista emotivo rispetto a quella di un insetto e così via. Come se entrambi non avessero lo stesso diritto alla vita”

    Certo, ma non puoi pretendere razionalità. Sono faccende emotive, Ci si immedesima diversamente nelle altre creature, per varie ragioni. Comunque non puoi negare una diffusa, anche se confusa, repulsione verso la violenza, anche verso le altre specie, animali e vegetali. Eccetto quello 1% della popolazione che sono i cacciatori, quasi una specie a sé.

    “La caccia e la pesca o la raccolta sono fortemente legate alle tradizioni (sagra del….) e non sono una necessità primaria ma un integrazione alimentare”

    Erano. Oggi l’esigenza alimentare non esiste più (vedo cacciatori uccidere il merlo e lasciarlo li).

    “Come effetto secondario permette di mantenere stabile una specie”

    Non ti avventurare sul ruolo dei cacciatori a tutela delle specie. Non prendiamoci in giro.

    “un VELO di biodiversità artificiale che senza ripopolamenti non esisterebbe”

    E’ così che chiami l’invasione di cinghiali, perfino nelle città?

    “istinto predatorio che fa parte della sua evoluzione pur non avendone bisogno”

    Questo ce l’hai tu e i tuoi amici cacciatori ed è quello che suscita orrore nella gente comune, che ormai ha preso le distanze dal vostro cervello rettiliano, primitivo.
    Che poi l’aggressività faccia parte dell’animo umano è ovvio, ma viene controllata e sublimata in comportamenti costruttivi, anziché distruttivi, grazie all’evoluzione del nostro cervello (ma non del vostro).

    • M.A.
      novembre 5, 2018 alle 12:39 pm

      chiedo scusa, ho cliccato nel rispondi “sbagliato”. puoi leggere la mia risposta al tuo commeno, in alto. Sempre a riguardo del velo di biodiversità da attuare nelle aree agricole-antropizzate, ti posso dare una testimonianza certificata dal lavoro di un ente pubblico: l’Univeristà di Sassari. Se non hai seguito le vicende del calendario venatorio sardo, in questi due anni, e l’esito del ricorso al TAR del Grig ti informo che grazie a loro, la Regione Sardegna ha avviato degli studi con l’Università di Sassari, che ISPRA per carenza di risorse e personale non può praticare seppur sia l’ENTE deputato per assolvere a queste funzioni….Vabbè.. Questo studio sul monitoraggio della Lepre e della Pernice sarda, svolto nelle aree autogestite di caccia e utilizzando come controllo la denistà delle specie dove la caccia è vietata (oasi parchi, zone di ripopolamento e cattura) per decretarne la salute delle specie, mette in evidenza come in certe zone di Ripopolamento e Cattura situate nelle pianure dove la caccia è chiusa da ormai 10-15 e passa anni, lo status della selvaggina sia peggiore rispetto alle zone dove la caccia è consentita in analoghi territori. Nota bene, in Sardegna non esistono i lanci di selvaggina pronta caccia come negli ATC. Però il dato è significativo e ti fa capire che ormai viviamo in degli ecosistemi agricoli talmente deturpati ed alterati dalle politche agricole indotte dal mercato, che non consente la vita alla fauna stanziale allo stato naturale. Questi territori abbandonati a se stessi, in cui la caccia è vietata e non viene praticata nessun tipo di gestione, non sarebbero in grado di ricreare quel velo di biodiversità naturale presente 20 o 30 anni fa, senza un ripopolamento continuo e costante e duraturo nel tempo. La fauna selvatica in quelle condizioni ha vita impossibilea lungo termine impossibile, ed una lepre o delle pernici immesse in quel territorio avrebbero una morte programmata dall0habita in cui dovrebbero vivere, anche se non si pratica l’attività venatoria e ci si aspetta di trovarne tantissime perchè il ragionamento comune é: Meno caccia e più Fauna. La realtà e profondamente diversa. In tutta Italia senza attività di ripopolamento a scopo venatorio, avremo situazioni ambientali del genere diffuse in tutto lo stivale. La scelta è gestione (ripopolamento e prelievo) o deserti faunistici?

  6. novembre 5, 2018 alle 7:54 pm

    “l tuo discorso è opinabile. Tu non trovi il cacciatore che lascia il merlo, tu trovi un Merlo perso, o meglio non trovato da un cacciatore.”

    Per l’esattezza due cacciatori che abbattono un merlo e se ne vanno. Vivo in campagna e conosco bene quella gente, con cui purtroppo ho a che fare spesso.

    “Il tuo presunto grado di evoluzione del Tuo cervello ti porta ad esularti da una oggettiva realtà Naturale e creartene una confacente ai tuoi valori. Il diletto che prova un cacciatore o un pescatore è paragonabile al diletto di un gatto che dopo aver mangiato i suoi bocconcini va in giro a caccia di uccelli e conigli.”

    Nell’evoluzione intra-specie, c’è chi va avanti e chi resta li. I cervelli detti rettiliani sono fermi a modi primitivi, animaleschi, che tu ben descrivi. Una minoranza, grazie a Dio, che però, proprio per la sua natura violenta, opprime i più.

    “La pesca è un’attività infinitamente più macabra, più impattante dal punto di vista ambientale …, MA ha il vantaggio di essere silenziosa!”

    Qui hai ragione. I motivi per cui la maggioranza della gente detesta la caccia sono numerosi. Non è solo buonismo, come sembri pensare. Rompete i coglioni ad una infinità di persone. Di recente un camionista sull’autostrada Siena-Firenze ha preso una pallottola in testa e l’anno prima, sempre li, una donna alla guida della sua auto, ha avuto la pancia trapassata.
    Per una legge fascista del tempo di guerra mantenete un anacronistico diritto di accesso ai terreni altrui e non pagate nemmeno il disturbo, come sarebbe previsto da una legge mai applicata (art. 15 della legge nazionale n.157 del 1992). Così i proprietari non possono usare e valorizzare le proprietà espropriate. Siete diventati allevatori di animali altrui (dello Stato), su terreni altrui (privati proprietari), di chi ci paga le tasse. Ma soprattutto vi siete impadroniti del territorio nazionale, impedendone l’uso pacifico a tutti gli altri.
    E qui mi fermo, tanto non serve a niente parlare con soggetti come te.

    • M.A.
      novembre 5, 2018 alle 10:39 pm

      Eh già,,il fatto di essere diventati allevatori di un patrimonio dello Stato sulle terre altrui, fa comodo a tutta la politica e agli Enti locali che in nostra assenza dovrebbero sobbacarsi il costo di ripopolamenti per nulla. Entriamo nelle terre private ma almeno coloriamo e rendiamo vivi 8 mesi su 12 dei territori che sarebbero dei campi da golf tra capannoni agricoli e cascine, intervallate da autostrade e tangenziali. E’ quella legge fascista di cui parli il nostro vero lascia passare per effettuare questo “servizio”. Alleviamo fauna stanziale cacciabile con i nostri soldi, che una volta immessa diventa patrimonio indisponibile dello Stato. Curioso che una volta che pago mi si debba dire quanto e quando prelevare. Strano no? E’ come se si andasse dal macellaio, si compra la carne e lui imponga ” ne può mangiare due volte la settimana, 200 g a pasto il giovedì e la domenica e a momenti ti imponga la ricetta”. La caccia in Italia è diventata questa. Cavolo l’ho pagato e decido io, ma non è così e non lo sarà mai. In più per cacciare si paga senza che quel prelievo sia garantito. E’ praticamente impossibile perchè la selvaggina è viva e deve essere catturata non sta sul bancone di una macelleria. Ma voi con carnieri e praticanti siete bravi a fare le moltiplicazioni e partorire carnieri stratosferici di milioni e milioni di animali morti. Ma forse, forse conviene abolirlo veramente quella legge fascista, e far diventare la fauna patrimonio del privato come in tutta Europa e non più dello Stato. Tanto sa che succede? che aprendo il portafoglio, molti dei terreni che ricadono negli ATC se vogiono godere del risarcimento danni diventeranno riserve di caccia, con affitto annuale. Gli agricoltori ragionano considerando l’utile non l’empatia o la sostenibilità o l’impatto ambientale che il loro lavoro produce alla fauna. In tal modo ci sarebbero molti meno casini. Per ora le suggerisco di godersi le aree protette, e gli innumerevoli parchi dove può vivere e utilizzare la natura in maniera pacifica. Stia attenta ai selecontrollori, sa quegli operatori ecoligici travesiti da cacciatori che gesticono il sovrannuemero dei selvatici nelle aree protette. Se non lo sapesse, la fantasia che la Natura riesce miracolosamente ad equilibrarsi da sola, è una balla colossale che avviene solo nella Disney. In ecosistemi che hanno subito l’impronta ecologica umana, di gomma. Ed il fallimento di quella politca ambientalista, ha visto il culmine con il governo Renzi, che ha di fatto portato le armi nel parco. E non perchè sono filovenatori, o chissa cosa dite, ma perchè il controllo di specie in esubero per il benessere degli ecosistemi stssi serve ed è di vitale importanza e a dstanza di 40 ann l’hanno capito tutti più o meno svegli. Concludo dicendo che tra me e lei il vero rettilano extraterrestre è lei. Io fortunatamente mi cibo di vita vissuta, di natura, di competenze ambientali sto bene con me stesso ed in pace con il mio spirito. Lei continui a nutrire il suo di spiriito, la sua empatia e non ci rimanga male quando prende coscienza della brutalità della Natura, di cui noi volenti o nolenti facciamo parte. Grazie della discussione e buona serata.

  7. novembre 5, 2018 alle 9:17 pm

    FATTO!

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: