Il contrappasso venatorio.


Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Attaccato da un Cinghiale durante una battuta di caccia, un cacciatore è stato ferito e ricoverato in ospedale.

Capita, è contrappasso venatorio.

Auguri di pronta guarigione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cinghiali (Sus scrofa)

da L’Unione Sarda, 10 dicembre 2017

Attaccato da un cinghiale. Guspini, ferito un 52enne.

Intorno alle 10 un uomo è rimasto ferito durante una battuta di caccia nelle campagne di Guspini in località Gentilis.

Fabrizio Mura, 52enne di San Nicolò d’Arcidano, è stato attaccato da un cinghiale che gli ha provocato una profonda ferita a una gamba.

Sul posto, un luogo molto impervio, sono intervenuti gli uomini del Corpo Forestale della stazione di Guspini e il 118.

L’uomo – un “battitore”, ovvero la persona che ha il compito di indirizzare il cinghiale verso i cacciatori in posta con urla o sparando tiri a salve – secondo una prima ricostuzione è accorso in una zona in cui i cani hanno accerchiato un cinghiale. Quest’ultimo l’ha aggredito una volta che si è avvicinato.

Sul posto, oltre al Soccorso alpino, sono arrivate due ambulanze del 118 – una medicalizzata del San Gavino e l’altra dei volontari di Guspini – per aiutare il battitore, che è stato individuato e trasportato con una barella in un punto in cui era più agevole recuperarlo con l’elicottero.

Ora viene portato all’ospedale Brotzu di Cagliari.

 

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. dicembre 10, 2017 alle 2:18 pm

    Poteva andare meglio. Che la società debba pure pagare costose spese di soccorso per certa gente è davvero insopportabile.

  2. Mara
    dicembre 10, 2017 alle 3:37 pm

    E il cinghiale almeno, si è salvato?

  3. dicembre 10, 2017 alle 6:18 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 dicembre 2017

    Cacciatore attaccato da un cinghiale durante una battuta, è gravissimo.
    L’uomo è stato colpito a un polpaccio ed è stato trasportato in elicottero al Brotzu di Cagliari: http://www.lanuovasardegna.it/cagliari/cronaca/2017/12/10/news/cacciatore-attaccato-da-un-cinghiale-durante-una-battuta-e-gravissimo-1.16221070

  4. M.A.
    dicembre 10, 2017 alle 9:11 pm

    Per quel che mi riguarda invidio chi commenta con questa indole “animalta” e a tutti coloro che hanno uno stomaco che digerisce empatia ed espelle sensibilità. Sarò io lo strano dato che se non mangio un cadavere di un qualsiasi essere che abbia emesso almeno un verso durante la sua vita, dopo due o tre giorni di vegan spinto, mi crescono i canini tipo un vampiro dalla voglia di carne. 😀 Non c’è nessun contrappasso venatorio. L’uomo non è diventato preda del cinghiale, è e sarà sempre il suo predatore. Il cinghiale in questione ha lottato per la sopravvivenza. Si è ribellato alla morte in questo modo, ossia attaccando il suo predatore. Ma il cinghiale, come ogni altro animale, combatte la morte sempre utilizzando le armi per il quale la natura l’ha dotato, i suoi sensi. Ogni domenica vedo cinghiali che combattono la morte quando cercano di annusare l’aria per capire da dove proviene l’odore dell’uomo per capire dove sono collocate le poste. Vedo cinghiali fermi che ascoltano il latrato dei cani per valutarne la distanza e a volte li sfidano. Cinghiali che girano dentro le battute anche per ore, che passano di fronte alle poste, ma non sfilano perchè spesso gira il vento e lui sa che ci sei. Cerca di capire quale sia la via di fuga più sicura. E spesso ci riescono. Ogni animale selvatico combatte contro la morte come può. I conigli ad esempio corrono a zig zag ad alta velocità per fuggire ai predatori. La fucilata è molto difficile. La lepre quando parte è lenta ma una volta che riscalda i motori è in grado di coprire grandi distanze e prendere distanza dai suoi predatori. Pernici e beccacce spesso camminano tra il fitto della macchia prima di alzarsi in volo per centinaia di metri prendendosi una distanza di sicurezza. La selvaggina attua le sue tecniche di difesa date dai loro sensi, la loro astuzia e la loro istintività. Oggi Il cinghiale a quanto so è stato abbattuto ugualmente, compiendo il ruolo per il quale la natura l’ha programmato: diventare carne per un predatore. Chissà se un agnello o una pecora, o un maiale o una vacca, vorrebbero avere una possibilità, una sola, per fuggire alla morte nel mattatoio prima di finire a pezzi tra vaschette di polistirolo e cellofan. Mi chiedo se quegli “animali” vorrebbero lottare, prima di entrare nelle sale macello, sentendo i gemiti di morte e l’odore del sangue dei propri simili, quando spesso vengono presi a calci nella cassa toracica dagli operai se si ribellano all’entrata. La Natura è crudele e spietata, la malvagità umana di più. Chi caccia e uccide un animale che ha la possibilità di difendersi (scappare,correre usare i suoi sensi per localizzare il pericolo), non è malvagio, è semplicemente un uomo. Oggi sono tornato a casa con un pezzo di carne, domani avrò un pranzo più etico e salutare di tanti coloro che hanno commentato la vicenda su altri siti, con dei commenti poco umani nei confronti del battitore.

    • dicembre 10, 2017 alle 11:05 pm

      il bashert (destino) del battitore e del cinghiale oggi si sono incontrati, in senso contrario al solito.
      Un contrappasso o chiamalo come vuoi 😉

    • Alessandro
      dicembre 11, 2017 alle 6:47 pm

      Non mi sembra che il battitore fosse spinto da un’esigenza vitale o di sopravvivenza che lo spingesse ad abbattere o a favorire l’abbattimento del cinghiale. Poteva fare altro, piuttosto che andare a caccia, per non correre il rischio al quale è andato incontro. Inoltre la crudeltà nei confronti degli animali destinati al macello non attenua quella nei confronti degli animali selvatici perpetrata da cacciatori (uomini?) che spesso sono spinti solo dall’insana voglia di braccare e uccidere l’animale. Ho sentito racconti di cacciatori che si eccitavano al latrare dei cani che avevano avvistato la preda. Mi dica lei se è sana (è da uomini?) una reazione del genere.

      • M.A.
        dicembre 11, 2017 alle 11:26 pm

        Alessandro più che eccitazione si chiama “passione”. Sono uno di quelli che guardando un documentario di Super Quark su un leone che insegue la gazzella, istintivamente tifa per il leone che si guadagna il pasto. E non sono un insensibile anzi. Io sono un appassionato cinofilo. Mi entusiasma vedere i cani che cacciano. Eppure se ci pensa un pò sono come noi. Hanno il pasto sicuro, una casa, del buon cibo, cure veterinarie, etc etc. eppure cacciano per passione. Quando chiude la caccia entrano in una sorta di depressione, per poi scoppiare di eccitamento quando devono uscire in campagna. I miei cani sanno distinguere i giorni della settimana, dal giovedì e la domenica, Loro sanno che devono uscire. Mi aspettano. Io adoro le fasi della predazione: lo scovo, la seguita, la capacità nel riuscire ad abbatterlo che spaziano dalla mia abilità nello sparo alla mia conoscenza del selvatico sulle sue possibili vie di fuga. Da buon naturalista so che in Natura determinati tipi di animali sono biologicamente programmati per diventare cibo per altri animali seguendo la catena alimentare. Le morte di un animale selvatico programmato per diventar cibo è ben più soft con il rilascio di adrenalina (ormone della fuga che anestetizza le fasi salienti). Tante volte ho visto morire un coniglio per infarto catturato dai cani. Sono delicatissimi.
        Ma se è lecito che una volpe uccida quel coniglio, perchè dovrebbe essere sbagliato che quel coniglio me lo mangi io? Non siamo antispecisti? non ho io diritto di vivere come quella volpe? A me la filosofia antispecista calza a pennello. Non c’è niente di piu’ giusto ed etico.
        Non mi dispiace effettuare le fasi dopo l’abbattimento: scuoiatura, svisceramento che sono delle tappe fondamentali e imprescindibili per la fase successiva. La cucina. Mi piace cucinare ciò che caccio e infine mi esalto a tavola. Vede Alessandro, ciò che le ho raccontato, sono le normali fasi dell’alimentazione che un onnivoro degno di nota dovrebbe saper fare o per lo meno conoscere. Nella società attuale non è da tutti. I ragazzini credono che la carne nasca automaticamente nei supermercati. Idem formaggi e mozzarelle. La caccia è un confronto ad armi pari. L’animale per la sopravvivenza ci mette da parte sua ciò che la natura ha riservato alla sua specie: agilità, resistenza nella corsa, potenziamento dell’olfatto e dell’udito, in tal casi della vista. Io dal canto mio per nutrirmi perchè mi piace mangiare quelle carni, ci metto l’unica arma di cui la Natura ci ha dotati. il cervello, che serve per cacciare (costruire armi) e conoscere la specie e le abitudini degli animali che si cacciano, capirle, studiare le varie strategie. L’unica arma meccanica con cui Stato ci autorizza ad effettuare il prelievo venatorio è il fucile, che ha sostituito mezzi più rudimentali e cruenti quali come cappi, trappole con rami, fionde, pietre etc. Tutti strumenti potenzialmente letali. Oggi addirittura alcuni cacciano i cinghiali solamente con l’ausilio dei cani. Utilizzano determinate tipologie di cani per localizzare il selvatico con l abbaio a fermo, e altre tipologie di cani simil molosso (mastini, dogo etc) che si scagliano contro il cinghiale senza dover far utilizzare al padrone nemmeno una cartuccia. Youtube è pieno di questi video, Sarà più etico dato che il problema della caccia per determinati perbenisti post guerra è rappresentato dal fucile che ha seminato milioni di vittime umane? Infondo anche senza fucile è sempre caccia. Se al posto del fucile cambiando prospettiva si usa amo e lenza, anche quella si tratta di caccia. Io sono un onnivoro convinto, non ipocrita, che si è costruito negli anni una sua etica anche grazie al contributo di chi la pensa diversamente da me. Se ha tempo si guardi il video che ho postato andato in onda su Rai 3 qualche sera fa, è curioso notare come alcuni umani da fascisti siano diventati animalisti. Mi chiedo dunque se la parola “nazivegani” viene utilizzata a sproposito nei social network.

  5. dicembre 11, 2017 alle 2:44 pm

    persi e ritrovati.

    da L’Unione Sarda, 11 dicembre 2017
    Domusnovas, ritrovato nella notte il secondo cacciatore disperso: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/12/11/domusnovas_ritrovato_nella_notte_il_secondo_cacciatore_disperso-68-675316.html

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    A.N.S.A., 11 dicembre 2017
    Ferito da cinghiale a caccia, ricoverato. Cacciatore di 52 anni finisce al Brotzu. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/12/11/ferito-da-cinghiale-a-caccia-ricoverato_8e3e804a-af05-4b94-9356-4cb712f063a2.html)

    È ancora ricoverato al Brotzu il cacciatore di 52 anni di San Nicolò Arcidano, aggredito e morso al polpaccio da un cinghiale durante una battuta di caccia a Guspini.
    L’uomo è stato trasportato in elicottero all’ospedale di Cagliari, ma non è in pericolo di vita. L’episodio è avvenuto intorno alle 10 in località Gentilis. Il 52enne si trovava con altri cacciatori, stava “battendo” il terreno per spingere il cinghiale verso gli altri, quando l’animale lo ha attaccato, ferendolo alla gamba e provocandogli una profonda ferita con copiosa perdita di sangue.
    I compagni di caccia lo hanno soccorso e chiamato il 118. Sul posto sono arrivati gli uomini del Corpo forestale, un’ambulanza e l’elicottero, visto che la zona era impervia.
    Il ferito con un verricello è stato recuperato e trasportato con il mezzo aereo al Brotzu dove si trova adesso ricoverato.

  6. M.A.
    dicembre 11, 2017 alle 4:49 pm
  7. dicembre 12, 2017 alle 12:10 am

    gente assurda ce n’è dappertutto: toh, cacciatori beceri, buona visione 🙂

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    e qui il cacciatore se l’è cavata.

  8. M.A.
    dicembre 12, 2017 alle 12:22 am

    Nel primo ho visto una “padella” più grande di lui, e dal francesismo utilizzato sembrava Toscano 🙂 . Nel secondo ho visto un triplo idiota uccidere a fucilate in un centro urbano (ecco perchè idiota 1) una nutria (animale che non gode di nessuna protezione legale paragonato alle talpe e ai ratti che poteva benissimo ucciderla con qualsiasi mezzo consentito. Idiota 2) per poi farsi riprendere e postarsi sui social (idiota 3 volte). Idiozia allo stato puro insomma.
    Nel terzo video vedo dei ricchi cacciatori che si divertono in un costoso viaggio venatorio in una riserva di un Paese in cui tutto è consentito o quasi (basta pagare). Nell’ultimo video ho visto un’azione di caccia. a cui almeno una volta nella vita, chi caccia i cinghiali è capitato. La carica del cinghiale. E’ da mettere in conto meglio avere il sangue freddo ed essere armati per l’evenienza.
    Tu quel video sul servizio andato in onda su Rai 3 sull’evoluzione culturale dell’animalismo l’hai visto? cosa ne pensi?

    • dicembre 12, 2017 alle 6:30 am

      é un esempio di fanatismo e stupidità umana al pari del cacciatore che spara alla nutria dietro casa e si fa filmare e al pari dei ricchi cacciatori che vanno a far stragi in Albania.
      Volevate avere l’esclusiva? 😊

      Stefano Deliperi

  9. Alessandro Nonnoi
    dicembre 14, 2017 alle 11:51 pm

    Il Signor M.A.sembra prendere fischi per fiaschi. Con avvilente prosopopea vuole giustificare una pratica che oltrepassa i più logici equilibri ambientali. Ci spiega infatti che i cani sanno riconoscere i giorni della settimana e per giunta aspettano con ansia il giorno di caccia per poter scorrazzare. “Come ogni ergastolano anche i cani rinchiusi per giorni aspettano ansiosamente l’ora d’aria”. Il suo discorso non fa altro che ritorcersi contro. Con estrema chiarezza spiega che la caccia è una “attività sportiva” dove per un capriccio infantile vengono distorti gli istinti di altri animal. Il problema dell’attività venatoria implica infatti una serie di problematiche che stravolgono l’indole di una serie di specie animali e vegetali (uomo compreso). I cani addestrati rappresentano un problema rilevante. L’attività venatoria non va vista solo come una lotta fra preda (uomo) e predatore (selvaggina) del tutto discutibile, ma va inquadrata in un contesto molto più ampio che coinvolge una serie di varianti ambientali e biologiche rilevanti (Selvaggina, cani, coltivi, aspetti vegetazionali, i propri figli, inquinamento da cartucce, uomini, etc.) Guarda a me piace la carne di cinghiale (non quello insuato) specialmente marinata con un buon vino, ma non vado a edificare seghe mentali atte a giustificare una mia pratica. Quando mi offrono cinghiale lo mangio anche se dal punto di vista etico lo ritengo sbagliato; però mi piace ed ammetto le mie debolezze.

  10. M.A.
    dicembre 15, 2017 alle 9:38 am

    Salve sig. Nonnoi. Con la mia “prosopopea” spiego perchè secondo me l’attività venatoria è una pratica lecita sotto ogni punto di vista. No non sono ergastolani i miei cani. Hanno a disposizione un bel cortile dove correre e svagarsi, solamente che essendo nati con l’indole venatoria quando chiude la caccia, va in letargo lo scopo principale della loro vita, e mi creda si vede. 8 mesi di stop, giornate su giornate trascorse a mangiare, dormire, passeggiare nel cortile ed espletare i propri bisogni fisiologici. Il tutto interrotto dal periodo mestruale delle cagne che per quella settimana, in virtù degli ormoni sessuali, da un tocco di diverso a quegli otto mesi di noia. Quando posso vado a pagamento in un recinto per farle svagare. Per loro è come se lei dopo mesi di lavoro si concede un sabato sera in un pub, al cinema o in discoteca. Detto ciò, le racconto un colloqui interessante avvenuto quest’estate a Baunei quando chiacchierai con un guida turistica. E mi parlava di quanto fosse vitale l’attività dei pastori e indovini un pò, dei cacciatori, per la salvaguardia della biodiversità florovivaistica e faunistica del Supramonte.
    Se un giorno queste due figure dovessero sparire, i risultati nel breve termine non tarderebbero ad arrivare. I pastori con l’allevamento delle capre, tengono puliti i sentieri e il sottobosco, mentre i cacciatori con l’abbattimento dei cinghiali danno respiro alla restante biodiversità animale come pernici, lepri, volpi ecc. Il cinghiale è un onnivoro che si comporta in crisi alimentare come un predatore. Riuscire ad eliminare centinaia se non migliaia di cinghiali in quei 3 mesi di caccia in un anno, ha una notevole importanza per la salvaguardia della biodiversità. Sia ben chiaro, il mio interlocutore non sapeva che il sottoscritto è un cacciatore. il discorso è avvenuto in autonomia nel senso che io mi limitavo ad ascoltare perchè essendo Agosto, anche M.A. era in vacanza.
    Come si può giudicare un’attività hobbistica a scopo alimentare uno sport? lei giudica sport la raccolta dei funghi, dei cardi, delle lumache?? Il fatto che lei si cibi di carne di cinghiale dovrebbe farle intuire che per essere mangiato debba essere ammazzato. La caccia è proprio la predazione di un animale selvatico (cinghiale) mentre l’allevamento è un imbastardimento della caccia dove emerge lo schifo e la malvagità umana, dove l’uomo per vincere facile in modo tale da garantirsi che la bestia finisca dentro il piatto, fa le peggio cose!
    L’utilizzo del fucile nell’attività venatoria rappresenta un problema etico per quanto la riguarda nell’accettare l’attività venatoria? Se tale fosse consentita solo con la falconeria, l’uso di cani specializzati non nello scovare ma proprio nel catturare la selvaggina in sostituzione del fucile le andrebbe meglio in virtù di etica venatoria? Sa perchè strumenti come la balestra o anche la caccia con l’arco sono proibite? Esistono balestre ed archi molto più maneggevoli e facili da usare rispetto ad un fucile. Il legislatore ne ha proibito l’uso perchè sono di difficile collocazione spazio temporale nel momento del loro utilizzo. La fucilata crea un eco sonoro di facile individuazione anche a centinaia di metri di distanza, specialmente per chi è deputato ai controlli. L’arco o la balestra, oltre ad essere letali per ogni specie, sono silenziosi. Nessuno potrebbe localizzare in un monte chi utilizza queste armi, persino nei mesi caccia chiusa chiamati mesi di “silenzio venatorio”.

  11. Alessandro Nonnoi
    dicembre 15, 2017 alle 11:38 pm

    Vorrei tralasciare ogni ulteriore discussione, ma quando vengo a contatto con certe inesattezze, la mia indole prende il sopravento.) Tutti gli animali hanno un areale ben più vasto di un cortile, un’area che corrisponde alle loro esigenze vitali sotto il profilo alimentare. La vita di qualsiasi essere vivente è un continuo errare alla ricerca delle risorse indispensabili per la propria sopravvivenza. Come potrebbe un cane relegato in un recinto procurarsi le sue scorte energetiche. Esso deve per forza sottostare alle segregattorie leggi che l’uomo le impone; sino alla totale dipendenza per il cibo e tutte le attività biologiche primarie e secondarie. I cani non hanno un indole venatoria, non confondiamo di proposito i termini. Tutti i carnivori hanno un’istinto predatorio, il che è tutt’altra cosa, un istinto necessario per la propria sopravvivenza. Otto mesi di carcere per una specie che fa del vagabondaggio un motivo di vita è tosta da sopportare. Purtroppo si continua a parlare di ecologia senza tener conto dell’etologia ad essa associata. E’ una carenza che coglie impreparati studiosi, sportivi o hobbisti e comune cittadini in generale.
    In relazione al controllo ambientale svolto da pastori e cacciatori, ancora una volta mi viene da sorridere, e mi scusi per l’impertinenza, dall’ignoranza regnante in tale contesto.
    Se andiamo ad osservare con obiettività il tanto acclamato incontaminato ambiente isolano, ci ritroviamo di fronte ad uno specchietto per le allodole. La Sardegna è una regione, in rapporto al numero dei suoi abitanti,estremamente degradata. Al posto delle leccete, prevalgono distese di cisto e asfodelo. Pianto indicatrici di una pressione di pascolo insostenibile che sta portando alla desertificazione. Di questo i pastori sono i primi responsabili. Per quanto riguarda la fauna nei discorsi dei cacciatori è assente il concetto di equilibrio. Se il cinghiale sta subendo un’incremento nel numero di capi, ciò è dovuto all’attività dell’uomo che ha trasformato i contesti ambientali favorendo una sua propagazione. Per meglio spiegarmi in ogni relazione biologica esiste un rapporto fra preda e predatore. Ciascuna di questi elementi varia in funzione degli altri. Con le nostre scellerate attività non abbiamo fatto altro che fornire al cinghiale una maggiore disponibilità energetica a scapito di altre specie. Tutto viene regolato da una semplice legge Gaussiana, dove tutte le popolazioni sono soggette a delle fluttuazioni. A ciò non sfugge neanche il cinghiale. quando le capacità trofiche di un areale sono insufficienti la popolazione decade drasticamente. La caccia per regolare le popolazioni sono una pura baggianata. Le dirò di più, a livello etologico è ormai consolidata l’attitudine, per una specie minacciata, di stimolare una maggiore produzione ormonale atta alla riproduzione. Ciò comporta una prole annuale numericamente maggiore ed una conseguente espansione della specie. I danni causati dai cinghiali alle culture sta aumentando esponenzialmente e ciò sta in relazione con una maggiore pressione venatoria. I contrasti fra contadini e cacciatori ha assunto in Canada e Stati Uniti connotati da Far West. In Australia La biodiversità dei pascoli estensivi, dove è permetta attività venatoria sta subendo una drastica diminuzione, Anche se la biodiversità non è sempre collegata ad una migliore situazione ambientale. Ciò detto le attività umane stanno portando ad una semplificazione delle reti alimentali determinando l’espandersi di alcune specie e il contrarsi o sparire di altre eliminando equilibri consolidati da millenni. Le cose sono ben più delicate e complesse di come lei vuole far intendere (controllare la proliferazione con l’abbattimento selettivo).
    Per concludere voglio rispondere alle sue ultime asserzioni relativamente all’allevamento, la falconeria, l’uso di balestre, archi, etc. Sono daccordo con lei sulle brutalità dell’allevamento intensivo in batteria e sulle altre pratiche che contraddistinguono altre brutalità umane finalizzate ad un profitto. La falconeria pur lasciandomi scettico è un’antica attività finalizzata a procurarsi del cibo necessario, Un’attività ancora radicata in alcuni paesi dell’Asia centrale. In questo caso non ho comunque elementi sufficienti per poter dare un giudizio su questa pratica che seppur affascinante dimostra limiti etici. Non penso che portare un cappuccio per un rapace sia un situazione piacevole. E’ un’altra forma di segregazione, ma anche qui devo ammettere le mie contraddizioni che a mo del gustare la carne di cinghiale, mi affascina tutto il mondo che intorno alla falconeria ruota.

    • Mara
      dicembre 16, 2017 alle 8:39 am

      Assolutamente da condividere, Alessandro! Grazie.

  12. M.A.
    dicembre 16, 2017 alle 10:23 am

    Sig. Nonnoi, grazie per la risposta. Guardi, io invece la penso diversamente. Come può non parlarmi di indole venatoria in razze canine selezionate in centinaia di anni per quello scopo? Il Breton, il segugi, i bracchi, e tutte le altre razze canine selezionate per lo scopo: parlano caccia, pensano caccia, vivono per la caccia. Io penso che l’uomo e il cane, siano due specie molto affini. Così come esistono uomini da salotti o caffè letterari, così come esistono uomini da stadio, da bar, esiste l’uomo che va a caccia che si dedica alla raccolta o che va a pesca; così come esistono cani da guardia, da compagnia, o da passeggio esistono i cani da caccia. Se la sua teoria sull’etologia del cane è valida per tutti i cani, pensi che destino penoso debba essere quello dei cani che vengono reclusi in un appartamento, per andare a sostituire o colmare un vuoto interiore dei padroni, che vengono castrati ed essere sfamati tutta la vita con cibo spazzatura. Nemmeno un cortile per correre, ma solo un salotto. Poi è vero che non tutti cani appartenenti alle razze da caccia, sviluppano quell’indole venatoria, però mi creda la genetica conta molto. Mi capitò anni fa di regalare un beagle ad un’amica per farle fare una vita da salotto, (lo ammetto, col senno del poi mi pentii, perchè lo reputo una violenza psicologica nei confronti del cane) figlia di ottimi cacciatori. Quando venne in Sardegna, per una Pasquetta, e andammo a farci una passeggiata con la famiglia, questo cane scovò la sua prima preda, senza aver mai messo il naso fuori da casa, e la padrona sbalordita stentò a riconoscere la voce, non aveva mai sentito il suo latrato. Detto ciò , e non per polemizzare con lei, la invito a riflettere su una cosa. Il frutto di ciò che la natura e la società è oggi è il frutto di ciò che è stato seminato dall’uomo. Dalla comparsa dell’uomo sulla terra, fino ai primi dell’Novecento, specialmente in Sardegna l’uomo per la propria sussistenza allevava, coltivava e cacciava dedicandosi anche alla raccolta dei frutti spontanei. Cacciatori e pastori hanno da sempre fatto parte dell’ecosistema sardo. Il risultato ambientale odierno, oltre alle devastazioni del progresso degli anni 60-70, sono da attribuirsi alla scomparsa di queste due figure. Il pastore e’ in via di estinzione, chi sopravvive al mercato odierno è l’imprenditore agricolo ben diverso dal pastore. Il cacciatore è una figura ambigua, che sta cercando oggi di ritagliarsi una sua nicchia, scrollandosi dal puro ruolo hobbistico assegnatoli dalla classe operaia negli anni ’70 e ’80. Prima chi cacciava non erano solamente 45000 persone, ma centinaia di migliaia. Ogni contadino , senza piombo, spesso tornava a casa con un coniglio o due. La scomparsa delle leccette è da attribuirsi all’uso sconsiderato del legname che si è fatto a metà dell’800, i pastori ne hanno tratto vantaggio. Oggi con la scomparsa dei pastori, il cisto viene sostituito dalla ginestra e dai rovi. Ottimo habitat per volpi e cinghiali a discapito di tutta la restante biodiversità. Se mi parla del raggiungimento della capacità portante per ottenere da prima una situazione di plateau della curva gaussiana dove la specie è in equilibrio con la disponibilità trofica del territorio, per poi diminuire proporzionalmente alla disponibilità alimentare, regolando così anche il numero delle nascite, dal canto mio, sono teorie scientifiche validissime nei libri, ma pura teoria, utopia nella realtà. In passato non vi è mai stato un luogo in Sardegna esente dalla predazione umana, e laddove poi furono istituiti dall’alto(parchi, riserve naturali etc) questi luoghi sono diventati oggi autentiche porcilaie per il restante territorio, a discapito di tutta la restante biodiversità. Mi sorge curioso capire a questo punto, se Lei ha solo un’idea del numero di cinghiali presenti nel nuorese. Sono sicuro che in ogni paesino è presente almeno una squadra di cacciatori, senza contare quelli che salgono da Cagliari, con una media di cinghiali a squadra che varia da 50 ai 150 a stagione battendo di giovedì e di domenica, per tenermi basso. Ma in tante realtà le squadre sono 2 o 3. Parliamo di migliaia e migliaia di stomaci (cinghiali) che se non dovessero essere abbattuti in questi 3 mesi raggiungerebbero la capacità portante decuplicandosi. In Sardegna la disponibilità alimentare per un onnivoro che compie vere e propri spostamenti erratici di 30 km in una notte, in virtù delle aziende, è illimitata, in ogni periodo dell’anno. In caso di necessità si trasforma anche in un predatore e i danni che causerebbe un mancato controllo della specie alla restante biodiversità sarebbe incalcolabile. Il problema odierno, a mio avviso, è il contrario. L’uomo deliberatamente ha smesso di esercitare il ruolo per cui è stato creato e per cui si è evoluto. Cacciare per nutrirsi. Guardi un pò che cosa hanno fatto in Australia. L’origine di tutti i mali è stato quello di introdurre il coniglio selvatico europeo a scopo alimentare-venatorio. Come sempre l’origine è l’inserimento di una specie alloctona in un ecosistema esente da predatori. I risultati li conosciamo bene. Milioni di conigli che rappresentarono una minaccia per l’erosione del suolo, per l’agricoltura del paese e per la flora. Piuttosto che fronteggiare il coniglio con un’altissima pressione venatoria umana, si è deciso di introdurre i suoi predatori europei in particolare volpi e gatti domestici rinselvatichiti. A distanza di anni, vennero creati i primi virus Mixomatosi da prima che portò ad una drastica diminuzione di conigli con tassi di mortalità vicini al 90% e in alcuni casi superiori. Il coniglio sviluppò una resistenza alla malattia tanto che negli anni 90 rilasciarono un altro virus RHD responsabile della malattia emorragica virale che decimava milioni e milioni di conigli nell’arco di pochissimo tempo. Nel frattempo i predatori che hanno inserito per il controllo dei conigli, non trovando più queste prede, si sono riversati sulla fauna indigena non preparata ad eventuali predatori decretando l’estinzione di specie uniche e bellissime. I virus introdotti per la gioia degli agricoltori, sono arrivati poi in Europa, in ecosistemi in cui il coniglio rappresenta la preda principale per predatori quali la lince iberica e l’aquila del Bonelli, il gatto selvatico etc. causando una seria minaccia per lo status di conservazione di queste specie. In Australia il controllo biologico dei conigli sta avendo successo, ma ora il problema è rappresentato da milioni e milioni di gatti domestici inselvatichiti, una specie dannosissima per la biodiversità. Stanno studiano tecniche di biocontrollo anche per il gatto domestico. Se da una parte guardiamo con il naso storto i cinesi che uccidono i cani, vuol vedere che l’opinione pubblica occidentale storcerà il naso per il controllo biologico dei gatti? quando oltre i video di migliaia di conigli morti, animali mansueti, vedremo la strage salvifica di milioni di gatti, da noi animali d’affezione, in molti grideranno all’orrore. L’errore principale è stato senza dubbio introdurre il coniglio, ma ciò che mi fa rabbia è che si sia voluto attribuire al coniglio la responsabilità principale del disastro australiano, quando invece sono state le scelte susseguite nel tempo che hanno creato effetti collaterali ben peggiori in Australia e in Europa. La saluto chiedendole ma secondo lei, tra tutte le armi a disposizione ivi compresi, cani e falchi, qual’è l’arma più etica in grado di regalare una morte più soft e meno atroce alla preda?
    Buona gioranata.

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