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Il singolare sistema venatorio della Provincia di Padova.


Volpe (Vulpes vulpes, foto Stefano Bottazzo)

Le Volpi, le Gazze e le Cornacchie grigie da anni vengono uccise illegalmente nella Provincia di Padova, in palese violazione dell’art. 19 della legge n. 157/1992 e s.m.i.

Vengono, infatti, ripetutamente violate le prescrizioni poste dall’I.S.P.R.A. – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Ma vi sono anche altre singolari curiosità nella gestione della fauna e nella caccia padovana.

Per esempio, le autentiche Associazioni di Protezione Ambientale vengono escluse sistematicamente dalla Commissione faunistico–venatoria provinciale e dai consigli direttivi degli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.) per favorire esponenti di estrazione venatoria con metodi piuttosto furbeschi.

Volpe (Vulpes vulpes), cuccioli

Tutto questo ha formato oggetto di due esposti recentemente presentati dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova.

Chiesto al Procuratore il sequestro preventivo (art. 321 cod. proc. pen.) di tutte le Volpi, Gazze e Cornacchie grigie della Provincia di Padova e, all’I.S.P.R.A., la revoca (art. 21 quinques della legge n. 241/1990 e s.m.i.) dei pareri favorevoli ai piani di abbattimento, in quanto non sono mai state rispettate le relative condizioni vincolanti.

Nel frattempo, sempre su segnalazione del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto,  l’ Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.A.C.) ha interessato l’Ufficio P.N.A. e regolazione anticorruzione e trasparenza per la mancata pubblicazione, sul sito web istituzionale della Provincia di Padova, degli atti emanati dagli Ambiti Territoriali di Caccia padovani, documenti attualmente pressoché sconosciuti ai cittadini.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto                               

 

Il Mattino di Padova, 21 luglio 2017

 

Il Mattino di Padova, 21 luglio 2017

(foto Stefano Bottazzo, archivio GrIG)

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  1. M.A.
    luglio 24, 2017 alle 3:00 pm

    Salve Grig, mi sorprende che ci si meravigli ancora di come funzioni l’attività venatoria in Italia, ad eccezione della sola Sardegna, con la caccia programmata.
    Gli ambiti territoriali di caccia, sono un organo politico istituzionale su base sub provinciale che si occupa della programmazione faunistica. Oggi come ho detto sono aziende con tanto di Bilancio economico, di cui alcune di esse negli anni vicine al fallimento,tanto che tendono ad essere accorpate l’una con l’altra (vedi Toscana) per gli eccessivi costi di gestione.
    Le ass. ambientaliste di fatto esistono in questi organi, ma la loro influenza si avvicina allo zero. Dal punto di vista legislativo, e mi riferisco alla 157/92, le associazioni ambientaliste devono (per legge) far parte dei comitati tecnici faunistici. Ma nel concreto per far cosa?? Per la gestione di animali comprati con i soldi dei cacciatori? Oggi sorge spontanea la domanda: come si può annoverare tra il patrimonio faunistico nazionale un animale comprato con i soldi di pochi, cresciuto in dei recinti di ambientamento, e liberato in Natura a fini venatori?
    E’ come se io comprassi un coniglio o un pollo, lo liberassi nel comunale per farlo crescere, e tu mi imponi delle regole su come e quando uccidere quegli animali comprati con i miei soldi e magari mi imponi anche la ricetta su come cucinarli. Una lepre allevata o un fagiano allevato sono molto simili a quegli animali. La fauna selvatica pronta caccia più che patrimonio dello Stato, quindi di tutti i cittadini, è patrimonio dell’ ATC ed ha, da una parte la funzione di invogliare i cacciatori ad iscriversi all’ambito per mantenere viva l’azienda, dall’altra colora di vita un campagna diversamente spoglia di vita per i motivi già elencati in altri post. I nocivi stanziali (volpi e cornacchie ad esempio) sono l’unico vero patrimonio dello Stato: Perchè? Sono animali che si riproduci naturalmente, non vengono né comprati né immessi, si moltiplicano a discapito della fauna pronta caccia immessa di cui si cibano, non vengono cacciati dai cacciatori durante la stagione venatoria, (perchè il cacciatore paga fior di tasse per portarsi a casa una preda che finisce dentro una padella e non una volpe o una cornacchia che viene lasciata marcire su una recinzione o su un albero), e dii conseguenza l’ ATC, per garantire che l’investimento effettuato per l’acquisto di selvaggina pronta caccia non sia vano, ha l’esigenza di disinfettare il territorio dai nocivi con dei piani di abbattimento fuori dall’attività venatoria.

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