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Bloody Days. Il massacro delle Volpi può essere fermato domani.


Volpe (Vulpes vulpes, foto Stefano Bottazzo)

Volpe (Vulpes vulpes, foto Stefano Bottazzo)

“People have the power” canta Patti Smith.

Il potere di sognare, di governare, di lottare per allontanare dal mondo gli impostori.

Non è uno scherzo, il massacro delle volpi in Provincia di Padova e in tutto il Veneto può essere fermato già da domani, perché non ha alcuna buona ragione di esistere.

Nelle zone di ripopolamento e cattura (Z.R.C.) del Padovano, in soli tredici anni, dal 2000 al 2012, sono state uccise 1.532 volpi dagli agenti della Polizia Provinciale e dai loro amici cacciatori degli ambiti territoriali di caccia (A.T.C.). Le ZRC rappresentano il 9% del territorio agro-silvo-pastorale padovano.

Fonte: Provincia di Padova, Deliberazione della Giunta Provinciale N° di Reg. 70, seduta del 20/05/2013 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura nella Provincia di Padova per il triennio 2013/2015”

Fonte: Provincia di Padova, Deliberazione della Giunta Provinciale N° di Reg. 70, seduta del 20/05/2013 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura nella Provincia di Padova per il triennio 2013/2015”

Quanto previsto dall’art. 11 della Legge regionale veneta 9 dicembre 1993, n. 50[1] è espresso più chiaramente dalla Provincia di Padova: “Le zrc sono aree protette istituite per favorire la salvaguardia di fauna di interesse venatorio che poi viene utilizzata per ripopolare i territori cacciabili (nota prot. n. 0149234/16 – 10/11/2016).

Prosegue la Provincia nella medesima comunicazione: “[…] l’obbiettivo del piano di controllo è la non presenza del canide all’interno di questi istituti… il fine del controllo è impedire che questi predatori opportunisti causino danni al patrimonio faunistico (venatorio NdR)…”. Queste le parole della Dott.ssa Emanuela Fasolato e del Dott. Giorgio Tocchetto.

È esattamente quello che andiamo dicendo da tempo: si giustifica la caccia (alla volpe) con la necessità di proteggere la caccia stessa https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/10/23/polli-da-fucile-cosi-la-provincia-di-padova-favorisce-i-cacciatori-con-i-nostri-soldi/.

Una petitio principii, un ragionamento circolare. E le tautologie piacciono anche a Vincenzo Gottardo, consigliere provinciale delegato all’Agricoltura e alla Polizia Provinciale che in un confronto televisivo con noi ha detto testualmente: Perché a loro volta le volpi sono portatrici e causatrici di problematiche connesse all’esistenza delle volpi nei territori. Mah?! (min 17.00 trasmissione di Telenuovo, Padova in Diretta, “Cinghiali: abbatterli o tutelarli” https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/05/03/confronto-televisivo-protezionisti-provincia-di-padova/).

Insomma, non vi è più alcun dubbio: le volpi vengono uccise perché non uccidano le lepri e i fagiani che devono essere uccisi dai cacciatori. Demenziale. Ne abbiamo parlato lungamente qui https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/01/08/red-e-toby-vittime-dei-cacciatori-e-dello-stato/ qui https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/01/10/la-botte-piena-e-la-serva-ubriaca-della-regione-veneto/ e qui https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/10/23/polli-da-fucile-cosi-la-provincia-di-padova-favorisce-i-cacciatori-con-i-nostri-soldi/.

Ma ammesso e non concesso che la riduzione della densità di lepri e fagiani sia da imputare alle volpi, c’è qualcuno che ha fatto degli studi?

Beh qualcuno sì: « Da un’indagine statistica promossa dall’Ufficio studi faunistici e realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste[2] basandosi sui dati relativi ai censimenti eseguiti dalle riserve di caccia ed al prelievo venatorio degli anni 2003-2007, è emerso che la Volpe non influenza sostanzialmente le dinamiche di popolazione della Lepre e che per la conservazione di quest’ultima gli abbattimenti in deroga per il controllo delle popolazioni di Volpe non sono particolarmente utili. »

Queste le parole di Dario Colombi, Flavio Roppa, Franco Mutinelli e Massimo Zanetti nel Volume “La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia.”[3]

E infatti il significato originario dell’aggettivo “opportunista”, riferito alla volpe, sta a significare proprio la sua capacità di utilizzare diverse fonti alimentari in proporzione alla loro presenza nell’ambiente: mangia anche frutta e bacche quando sono disponibili in primavera ed estate! Mica solo lepri, fagiani o starne!

Volpe che mangia una pesca (foto S. Vaccher). Tratto da Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36.

Volpe che mangia una pesca (foto S. Vaccher). Tratto da Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36.

Abbiamo quindi dimostrato che cacciatori e Provincia di Padova mentono quando affermano che le volpi causano danni al patrimonio faunistico. E del resto la volpe è un animale autoctono che, a pieno titolo, ha il diritto di vivere in questo territorio perché fa parte della fauna che da sempre abita i nostri ambienti!

E come la mettiamo con le volpi nel pònaro[4] e con la rabbia silvestre?” Dirà qualcuno, magari in malafede.

La risposta è contenuta proprio in un parere che l’ISPRA inviò alla Provincia di Padova: Per ciò che concerne gli impatti predatori della Volpe sui piccoli allevamenti di animali di bassa corte (es. pollai NdR), si suggerisce di promuovere e incentivare la corretta stabulazione diurna e notturna degli animali in siti dotati di adeguati sistemi di protezione, in accordo con l’attuale quadro normativo nazionale che impone di dare priorità all’utilizzo di metodi incruenti per il controllo dei danni causati dalla fauna selvatica alle attività antropiche.” (Parere ISPRA Prot. n. 001559/T-A 17del 13 gen. 2010 protocollato dalla Provincia di Padova con numero 0006309/2010 – 14/01/2010)

In due parole: recintare adeguatamente i pollai!

Polli tranquilli e protetti da recinzione (foto S. Candotto). Tratto da Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36.

Polli tranquilli e protetti da recinzione (foto S. Candotto). Tratto da Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36.

Ebbene sì, l’art. 19 comma 2 della Legge 11 febbraio 1992 n.157 recita: “Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l’Istituto verifichi l’inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali.”

Monselice (PD), pollaio protetto da recinzione

Monselice (PD), pollaio protetto da recinzione

Quali sarebbero allora i metodi ecologici che la Provincia di Padova ha messo in campo prima di passare ai piani di abbattimento? Nessuno! E del resto, come abbiamo visto, non si può ascrivere alcuna responsabilità alla volpe. Una presa in giro insomma.

Veggiano (PD), esempio di metodo ecologico: recinzione anti-intrusione predatori realizzata da privati a protezione di un gran numero di animali da cortile. Nessun miracolo dell’ingegneria è servito, solo un piccolo accorgimento!

Veggiano (PD), esempio di metodo ecologico: recinzione anti-intrusione predatori realizzata da privati a protezione di un gran numero di animali da cortile. Nessun miracolo dell’ingegneria è servito, solo un piccolo accorgimento!

 

Quanto alla rabbia silvestre chi, in malafede, alle porte del 2017, sostiene che bisogna abbattere le volpi perché possono contrarre e trasmettere la rabbia, non meriterebbe nemmeno due righe di risposta. Ma per completezza rispondiamo.

Nel secolo scorso, a seguito della comparsa di alcuni focolai di rabbia in Europa, una campagna di sterminio delle volpi attraversò tutto il Continente. Fucili, trappole, tagliole, bocconi avvelenati, gas cianuro nelle tane occupate da femmine di volpi con piccoli: una sagra degli orrori!

Per anni la malattia infettiva si diffuse nonostante lo sterminio sistematico delle volpi fosse compiuto proprio allo scopo di arrestare l’epizoozia.

I primi risultati si ebbero nel 1978 nel Canton Vallese (Svizzera): era stato prodotto il vaccino antirabbico.[5]

Tre anni dopo la zona era esente da rabbia. Al contrario, decenni di massacri non solo non portarono a niente ma addirittura divennero concausa della diffusione della malattia!

Volpe (Vulpes vulpes), cuccioli

Volpe (Vulpes vulpes), cuccioli

Infatti le volpi sono animali territoriali e in quanto tali condizionano la dispersione di altri animali della stessa specie. La caccia libera dei territori in precedenza occupati e così favorisce l’immigrazione di altre volpi provenienti da aree adiacenti. Come risultato la velocità di diffusione della malattia aumenta![6]

E infatti oggigiorno, in caso di rabbia (remota possibilità), la prevenzione si basa sulla vaccinazione preventiva (pre-esposizione) e soprattutto le indicazioni sono quelle di far sì che “la densità della popolazione vaccinata rimanga prossima alla capacità portante (quella massima sostenibile dall’ambiente), in modo da limitare al minimo gli spostamenti delle volpi, soprattutto giovani, alla ricerca di nuovi territori. È pertanto importante che nelle aree soggette a vaccinazione vengano limitati o evitati i prelievi venatori i quali rischiano anche di causare la morte di soggetti già immunizzati.”[7]

A scriverlo è la Regione Friuli Venezia Giulia dove potrebbero arrivare casi di rabbia provenienti dalla Slovenia, a loro volta provenienti dalla Croazia e così via.

La caccia dunque, ancora una volta, è solo dannosa, sotto tutti gli aspetti.

Abbiamo visto che la Provincia di Padova in tredici anni ha ucciso 1.532 volpi. Ma come si è svolta nel tempo questa “nobile attività” e quali sono i nomi dei mandanti di questo massacro? E soprattutto, in quale situazione ci troviamo oggi?

  • Determina del Dirigente responsabile del Settore Ambiente-Caccia e Pesca della Provincia di Padova Livio Baracco Nr di riferimento 261/1 6/2002: la Provincia uccide le volpi, nel biennio 2002-03, con caccia in tana e fucilate nelle zone di ripopolamento e cattura (dove vengono immessi lepri e fagiani) e fino a 500 metri dal confine delle stesse;
  • Determina del Dirigente responsabile del Settore Ambiente della Provincia di Padova Livio Baracco Nr di riferimento CI2/7 363/2004: la Provincia uccide le volpi, nel triennio 2004-06, con caccia in tana e fucilate nelle zone di ripopolamento e cattura e fino a 500 metri dal confine delle stesse;
  • Determina del Dirigente responsabile del Settore Ambiente della Provincia di Padova Livio Baracco n. di reg. 184 del 25/1/2007, n. di prot. 11012 “Controllo numerico delle volpi per il triennio 2007-2009 nelle zone di ripopolamento e cattura, zone limitrofe ed aree di rispetto”: la Provincia uccide le volpi con caccia in tana e fucilate nelle zone di ripopolamento e cattura e fino a 500 metri dal confine delle stesse;
  • Determina del Dirigente responsabile del Settore Ambiente della Provincia di Padova Livio Baracco Nr di riferimento CI2/4 184/2007 del 25 gennaio 2007: elenco delle zone di ripopolamento e cattura maggiormente dotate di lepri dove le volpi devono essere uccise;
  • Determinazione del Dirigente responsabile del Settore Ambiente della Provincia di Padova Livio Baracco Nr di riferimento CI2/5 238/2008 del 30 gennaio 2008: anticipazione del periodo di uccisione delle volpi al mese di gennaio nelle zone di ripopolamento e cattura e a 500 metri dalle stesse;
  • Determinazione del Dirigente responsabile del Settore Ambiente della Provincia di Padova Livio Baracco Nr di riferimento CI2/24 869/2008 del 12 marzo 2008: aggiunta di altre zone di ripopolamento e cattura dove le volpi devono essere uccise. Firmata dal Funzionario Delegato dott.ssa Emanuela Fasolato;
  • Deliberazione della Giunta Provinciale N° di Reg. 410 seduta del 17/12/2009 N° di Prot. 198783 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura e aree limitrofe della Provincia di Padova per il triennio 2010-12”. Parere favorevole alla regolarità tecnica: Livio Baracco. Giunta Provinciale approva ad unanimità: Barbara Degani, Roberto Marcato, Massimiliano Barison, Gilberto Bonetto, Leandro Comacchio, Fabio Conte, Mauro Fecchio, Arianna Lazzarini, Enrico Pavanetto, Domenico Riolfatto, Roberto Tosetto;
  • Deliberazione della Giunta Provinciale N° di Reg. 17 seduta del 28/01/2010 N° di Prot. 16275: approvazione del “Piano operativo di controllo della fauna selvatica delle specie volpe” che prevede maggior coinvolgimento di ATC e cacciatori. Giunta Provinciale approva ad unanimità: Barbara Degani, Roberto Marcato, Massimiliano Barison, Gilberto Bonetto, Leandro Comacchio, Fabio Conte, Mauro Fecchio, Arianna Lazzarini, Enrico Pavanetto, Domenico Riolfatto, Roberto Tosetto;
  • Deliberazione della Giunta Provinciale N° di Reg. 70 del 20/05/2013 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura nella Provincia di Padova per il triennio 2013/2015”: la Provincia uccide le volpi con caccia in tana e fucilate nelle zone di ripopolamento e cattura e fino a 500 metri dal confine delle stesse. Parere favorevole alla regolarità tecnica: Miledi dalla Pozza, Dirigente del Settore Ambiente. Giunta Provinciale approva ad unanimità: Barbara Degani, Massimiliano Barison, Gilberto Bonetto, Leandro Comacchio, Fabio Conte, Mauro Fecchio, Roberto Marcato, Mirko Patron, Enrico Pavanetto;
  • Decreto del Presidente della Provincia Enoch Soranzo N° di Reg. 12 del 30/01/2015: convalida ed estensione temporale del “Piano di controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura per il triennio 2013-16”. Parere favorevole alla regolarità tecnica: Renato Ferroli, Dirigente Settore Ambiente-Caccia e Pesca;
  • Decreto del Presidente della Provincia Enoch Soranzo N° di Reg. 108 del 16/09/2105: contributo di 2.000 € all’ATC PD2 per il triennio 2015-17 per il rimborso spese dei coadiutori (cacciatori) per il carburante, poiché l’ATC PD2 mette a disposizione una microtelecamera per l’ispezione dei cunicoli delle tane di volpi e tassi;
  • Decreto del Presidente della Provincia Enoch Soranzo n. di reg. 90 del 08-07-2016 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zrc della Provincia di Padova per il triennio 2016-2019”.

Ecco dunque i nomi dei mandanti delle stragi e anche la conferma che, tutt’ora, è esecutivo un piano di sterminio delle volpi nel territorio padovano, firmato da Enoch Soranzo e valido fino alla fine del 2019. Poi dovrà essere nuovamente rinnovato.

Ma quanto guadagnano tutti questi dirigenti per trascorrere il loro tempo a firmare sommarie condanne a morte di innocenti? Questo lo stipendio percepito da Mr. Livio Baracco, come si ricava dallo stesso sito della Provincia di Padova http://www.provincia.pd.it/uploads/migrated/legge69-2009/a29cf9c821b517c0b-3060a9c3123fe460526-7fe7.pdf

Ah però, alla faccia della caccia gratis!

E poi ci sono gli stipendi dei politici, i rimborsi spese per i cacciatori (coadiutori), gli stipendi degli agenti della Polizia Provinciale incaricati di ammazzare le volpi, ma anche gli stipendi dei dipendenti ISPRA chiamati ad esprimere un parare su questi piani di abbattimento e che di norma li ratificano… e anche i tecnici faunistici da pagare. Già perché è vero che la Provincia non ha mai fatto un censimento delle volpi in Provincia di Padova e sostiene che « un censimento esaustivo della volpe è tecnicamente impossibile da svolgere », però il parere ISPRA prevede che venga comunque valutato il trend della popolazione. « Un monitoraggio che consiste nell’effettuare dei percorsi campione di 100 km nelle ore notturne all’interno delle ZRC e contare le volpi avvistate. » come ci spiegano, sempre nella nota prot. n. 0149234/16 – 10/11/2016, i dipendenti della Provincia di Padova Emanuela Fasolato e Giorgio Tocchetto.

Risultato di questi monitoraggi?

monitoraggio Volpi in Provincia di Padova (2010-2015)

monitoraggio Volpi in Provincia di Padova (2010-2015)

3 volpi ogni 100 chilometri? 9 volpi ogni 100 km?

Significa che, nel migliore dei casi, viene avvistata una volpe ogni 11 km di cammino e non in tutto il territorio agro-silvo-pastorale padovano – spesso composto da campi deserti coltivati intensivamente che non presentano segni di vita – ma nelle sole zone di ripopolamento e cattura dove si concentrano tutti gli sforzi e i denari per i miglioramenti ambientali (per cercare di tenere alti i livelli di lepri, fagiani e starne, tanto per cambiare…). Quindi, nei luoghi migliori (il che è tutto dire…) da un punto di vista ambientale della Provincia, troviamo una volpe ogni 11 chilometri percorsi o anche una volpe ogni 33,3 chilometri percorsi.

30 km è la distanza che separa Padova da Vicenza tanto per capirci. 11 km è come andare da Padova a Montegrotto Terme o da Padova a Fiesso d’Artico! Mah?!

Sentiamo dire spesso che dovremmo addirittura ringraziare i cacciatori che “prestano la loro opera” volontariamente. Che poi abbiamo visto che tanto volontariamente non è visti i rimborsi carburante e munizioni per i “coadiutori”. Nelle varie delibere si legge che ai cacciatori degli ambiti territoriali di caccia basta una telefonata o addirittura un SMS (Deliberazione della Giunta Provinciale N° di Reg. 17 seduta del 28/01/2010 N° di Prot. 16275) per avvertire che stanno andando ad uccidere una volpe appena avvistata in una zona di ripopolamento e cattura. Anzi, basta anche una telefonata il giorno dopo dell’uccisione e due righe per raccontare come è andata (se è stato divertente, ecc.)

Provate a chiedere ad un calciatore amatoriale se sarebbe d’accordo che gli affittaste gratis il campo da calcio su cui giocare con gli amici, il pallone da calciare e magari gli pagaste anche la benzina per recarsi al campo…

Ma soprattutto, l’art. 1 comma. 1 della Legge 11 febbraio 1992 n.157 dice che “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.”. Questo significa che quelle volpi che stanno uccidendo sono mie, tue, sue, di tutti noi, di tutta la collettività: sono un patrimonio e un bene comune! E volendo andare per il sottile, i cacciatori pagano una licenza di caccia annuale che ha validità “dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio” (art. 18 L. 157/92). Le volpi che massacrano a febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e fino alla terza domenica di settembre, sono volpi che tutti noi regaliamo a questa gente.

E allora, “People have the power”« Dove c’erano deserti ho visto fontane, l’acqua sgorgava come crema e noi andavamo a spasso là assieme e non c’era nulla di cui ridere o da criticare e il leopardo e l’agnello dormivano assieme davvero abbracciati ». Patti Smith.

Dì alla Provincia di Padova che la deve smettere. Con le buone o con le cattive, la deve smettere.

Ricordati che il massacro delle volpi può essere fermato domani.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

Coordinamento Protezionista Padovano

 

Isola della Cona (foce dell'Isonzo), Volpe e Nutria (foto Luca Iancer)

Isola della Cona (foce dell’Isonzo), Volpe e Nutria (foto Luca Iancer)

Memorizza i nomi e i contatti degli attuali mandanti del massacro delle volpi in Provincia di Padova:

Renato FERROLI[8]

Direzione del settore ecologia,

Direzione ad interim del settore caccia e pesca, agricoltura, cave e polizia provinciale

e-mail: renato.ferroli@provincia.padova.it

Tel: 0498201860

Enoch SORANZO[9]

Sindaco Comune di Selvazzano Dentro (PD)

Presidente della Provincia di Padova

Email: presidente@provincia.padova.it

Tel. : 049 8201140 – 1123

Vincenzo GOTTARDO

Vice Sindaco – Comune di Campodoro (PD)

Consigliere delegato della Provincia di Padova con Deleghe a: Patrimonio, Formazione, Manifestazioni Sportive, Sicurezza e Polizia provinciale, Agricoltura

email: vincenzo.gottardo@provincia.padova.it

Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Volpe (Vulpes vulpes)

Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Volpe (Vulpes vulpes)

EVENTUALE TESTO PREDEFINITO PER EMAIL:

Al Presidente della Provincia di Padova

Enoch Soranzo,

Al Consigliere delegato a Polizia provinciale e Agricoltura della Provincia di Padova

Vincenzo Gottardo,

Al Dirigente del Settore Ambiente – Caccia e Pesca

Renato Ferroli,

e per conoscenza a tutti i Consiglieri della Provincia di Padova: fabio.bui@provincia.padova.it, gianni.berno@provincia.padova.it, luigi.bisato@provincia.padova.it, massimo.campagnolo@provincia.padova.it, davide.gianella@provincia.padova.it, anna.lazzarin@provincia.padova.it, silvia.mizzon@provincia.padova.it, nunzio.tacchetto@provincia.padova.it, angela.temporin@provincia.padova.it, elisa.venturini@provincia.padova.it, manuel.bianzale@provincia.padova.it, mauro.fecchio@provincia.padova.it, mariella.mazzetto@provincia.padova.it, andrea.recaldin@provincia.padova.it, domenico.zanon@provincia.padova.it.

Buongiorno,

chiedo l’immediata revoca del Decreto del Presidente della Provincia Enoch Soranzo n. di reg. 90 del 08-07-2016 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zrc della Provincia di Padova per il triennio 2016-2019” e di ogni altro decreto/delibera/determina a danno delle volpi su tutto il territorio agro-silvo-pastorale padovano comprensivo quindi delle zone di ripopolamento e cattura. Chiedo anche di cancellare ogni accordo preso sulla cattura e l’uccisione delle volpi con gli ambiti territoriali di caccia e con i cacciatori soci degli A.T.C. La sistematica uccisione delle volpi nelle Z.R.C. del Padovano e fino a 500 metri dal confine delle stesse viene condotta nell’interesse esclusivo dei cacciatori per mantenere elevati quantitativi di lepri, fagiani e starne con cui ripopolare il territorio destinato alla caccia programmata. Io ripudio questo comportamento e questa prassi e faccio altresì presente che da un’indagine statistica promossa dall’Ufficio studi faunistici e realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste basandosi sui dati relativi ai censimenti eseguiti dalle riserve di caccia ed al prelievo venatorio degli anni 2003-2007, è emerso che la Volpe non influenza sostanzialmente le dinamiche di popolazione della Lepre e che per la conservazione di quest’ultima gli abbattimenti in deroga per il controllo delle popolazioni di Volpe non sono utili (Craighero T., 2007. Studio delle relazioni tra le dinamiche di popolazione di Volpe (Vulpes vulpes) e Lepre (Lepus europaeus) nell’ambito della gestione venatoria in Friuli Venezia Giulia. Tesi di laurea triennale, Anno Accademico 2006-2007. Università degli Studi di Trieste.)

In assenza di un’immediata revoca di tutti i decreti/delibere/determine sull’uccisione (ciò che viene denominato “controllo”) delle volpi in provincia di Padova, vi anticipo che presto prenderò parte ad una mobilitazione popolare contro tutti voi.

Saluti.

firma

_______________________

[1] https://www.regione.veneto.it/static/www/agricoltura-e-foreste/LR_9_dicembre_1993_n_50.pdf

[2] Craighero T., 2007. Studio delle relazioni tra le dinamiche di popolazione di Volpe (Vulpes vulpes) e Lepre (Lepus europaeus) nell’ambito della gestione venatoria in Friuli Venezia Giulia. Tesi di laurea triennale, Anno Accademico 2006-2007. Università degli Studi di Trieste.

[3] Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36.

[4] Pollaio in dialetto veneto

[5] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

[6] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

MCDONALD David W., 1980. Rabies and wildlife: a biologist’s perspevctive. Oxford University Press, 151 pp.

[7] Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36.

[8] http://www.provincia.pd.it/index.php?page=art-uffici

[9] http://www.provincia.pd.it/index.php?page=presidente-soranzo

 

Volpe (Vulpes vulpes)

Volpe (Vulpes vulpes)

(foto L.Iancer, S.Bottazzo, S. Vaccher, S.Candotto, M.F., A.L.C., archivio GrIG)

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  1. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    novembre 26, 2016 alle 11:11 am

    Le volpi vanno controllate nel numero come tutta la fauna, ivi comprese le cornacchie, le nutrie e quant’altro sia certificato (non da me ma da un organo preposto) che arrechi danno alla selvaggina di pregio e alle colture. Questa si chiama GESTIONE come prevederebbe perfino la nefasta LEGGE 157/92.
    Non ritengo però che le ZRC (zone di ripopolamento e cattura) debbano sorgere obbligatoriamente dove questi animali siano in forte presenza numerica, ancor prima di scegliere quella zona da dedicarsi appunto a ZRC.
    Ritengo anche che la c.d. “selvaggina da pollaio”, cioè quella comprata da allevamenti ai fini venatori, non dovrebbe esistere. Di certo questi istituti (zrc appunto)nati magari per favorire lo sviluppo di allevamenti “certificati”, abbia di fatto aumentato la possibilità per questi furbi animali, di cibarsi di polli colorati, appena lanciati, col fine di far “divertire” gli amanti della carne facile… vedasi pubblicità: “Ti piace vincere facile???”
    Questi acquisti di selvaggina “pronta caccia” sono ormai una consuetudine in molte regioni d’Italia, in Ambiti Territoriali di Caccia (da ora ATC) che non dispongono da tempo di selvaggina autoctona, nata libera. Chiedersi il motivo???
    Forse non sarà il caso di rivedere la 157/92 in questo concetto di “legame cacciatore – territorio” che non ha prodotto i risultati (richiesti da chi?) voluti????
    Di fatto le giornate da dedicare alla caccia nobile / stanziale, che è la principale motivazione per la quale nascono le ZRC dovrebbero essere ridimensionate in tutta Italia.
    5/6 giornate annue sarebbero un giusto compromesso, invece la gestione degli ATC, al fine di acquisire più soldi chiede che tale tipo di caccia sia aperto dalla 3^ domenica di settembre anche fino al 31/12, anche 5 giorni a settimana, salvo che le consistenze numeriche di abbattimento vengano raggiunte prima.
    Insomma la GESTIONE del patrimonio faunistico e il “legame cacciatore -territorio” tanto sbandierato nella 157 HA FALLITO!
    Ha fallito in primis perchè si è permesso con i vari regolamenti e Leggi Regionali di modificare il concetto, forse sano, nato con la 157. Ma poi gli ATC che vogliono sempre maggiori introiti si sono inventati scatole cinesi e maggiori tasse per il cacciatore.
    Sono cosi nati squilibri che fino alla nascita della 157 non esistevano.- Il fatto poi di prevedere una superficie dal 20 al 30 % di territorio da precludere alla caccia non si è rivelato saggio.
    Certo parlo da cacciatore ma, spesso proprio in queste zone sorgono i maggiori squilibri dove vi è un aumento di ungulati e altre specie che creano disagio agli abitanti di Parchi Nazionali/Regionali, oasi e appunto ZRC solo perchè si è deciso che li il cacciatore (questo essere immondo) non debba passarci!
    Il territorio va gestito tutto e non bastano le reti, a volte una fucilata ben indirizzata ad un animale risolve molte cose a spese ZERO.
    Concludo dicendo che purtroppo oggi ci sono troppi squilibri ambientali da risolvere e il cacciatore non è la causa ma lo strumento da utilizzare in modo intelligente per risolverne alcuni.
    Bisogna smetterla di affermare cose scientificamente inesatte solo perchè l’ISPRA l’ha sparata cosi!
    Quello degli esperti dell’ISPRA è a volte solo un punto di vista che un biologo appena laureato smonta in 2 secondi!
    Per le volpi non vi preoccupate, sono animali furbi, se noi cacciatori le spariamo, soprattutto in Sardegna lo facciamo perchè non assalgano greggi che creano sostentamento all’allevatore, in più insieme a cornacchie, martore, gatti “inselvatichiti”, cinghiali e rapaci, contribuiscono a non far riprodurre, soprattutto in zone precluse alla caccia, pernice sarda e lepre sarda! Se non ci credete, ogni tanto andate in campagna con persone che la campagna la vivono. Non pensate che tutto sia come il film BAMBY!

    N.B.: animali come il gatto “inselvatichito”, gatto selvatico, martora e tutti i rapaci non sono specie cacciabili ma contribuiscono alla diminuzione, in certi ambienti di talune specie, cacciabili e non.

    Saluti

    • novembre 26, 2016 alle 5:59 pm

      che gli animali selvatici siano in soprannumero è un’offermazione comunemente accettata che tuttavia è FALSA. Perchè la consistenza delle popolazioni animali deriva dalla capacità di carico dell’ambiente e dipende dalle risorse che questo è in grado di fornire agli animali. Quindi dire “tante/troppe volpi, gazze, cornacchie, ecc.” è una scemenza perchè “tanto” o “poco” sono concetti relativi e mancano di un sistema di riferimento. Non solo, soprattutto nel caso della volpe e di altri predatori (lupi, linci, ecc.) non sono questi a modificare sensibilmente la densità delle prede, ma è vero piuttosto il contrario: è il numero di prede in grado di limitare la densità dei predatori. Questo non è proprio il caso dell’uomo che tra sostentamento da altre fonti ottenute con procedimenti tecnici come agricoltura e allevamento. Perchè se l’uomo si dovesse nutrire esclusivamente degli animali selvatici, nel giro di poco tempo sterminerebbe tutta la fauna e poi scomparirebbe egli stesso morendo d’inedia. Quindi l’uomo non fa testo, perchè trae il suo sostentamento da agricoltura e allevamento, mentre va a caccia solo per divertimento. Per milioni di anni (anche e soprattutto quando l’uomo non era ancora comparso) predatori e prede si sono mantenuti nel tempo in equilibrio: aumentano i predatori – calano le prede – calano i predatori – aumentano le prede…
      Volpi e Corvidi sono animali 100% autoctoni che da sempre abitano gli ambienti italiani. Quindi che cosa vuole?
      L’uomo ha solo che fatto danni e casino e se scomparisse sarebbe solo che una benedizione per il pianeta Terra. Quanto ai rapaci e alle altre specie nominate (tralasciando i gatti di provenienza domestica che sono stati nominati e che non possono essere messi nel calderone con le specie selvatiche) si dovrebbe vergognare di fare questi discorsi e invece lei è spudorato. Sono animali molto importanti e molto belli, anche per i motivi suddetti. E vengono spesso fucilati da cacciatori criminali. E non mi dica “bracconieri” perchè se è vero che non tutti i cacciatori sono bracconieri, è però vero che quasi tutti i bracconieri sono cacciatori. Infatti i dati ci dicono che chi commette reati sono cacciatori muniti di regolare licenza e sono relativamente pochi quelli che cacciano senza licenza del tutto. E se ha dei reclami da fare sulla gestione degli ATC, se la prenda con i suoi colleghi invece che scrivere idiozie su questo blog.
      Dateci le volpi e i Corvidi e tenetevi i cacciatori.

      • M. A.
        novembre 26, 2016 alle 10:21 pm

        Per chi vive la Natura e conosce determinati equilibri, affermare che in determinati ecosistemi la presenza di alcune specie sia consistente, non è FALSO ma VERO. Traduco. Sciogliere i cani per cercare i cinghiali in determinati territori, dove al loro passaggio si alzavano 2 voli di 20 pernici, mentre si scovano oggi 20 volpi (quando anni fa, invece, negli stessi territori se ne vedevano sporadicamente 2-3, forse grazie anche ai pastori ) è una spia inconfutabile che c’è qualcosa che non va. La Natura non è stata violentata a suon di fucilate come voi continuate a credere e divulgare. Sapete benissimo che le cause del devasto ambientale sono da ascrivere esclusivamente all’urbanizzazione, all’ industrializzazione (oggi soprattutto agricola) dello scorso secolo. In queste nuove condizioni ambientali, dove gli equilibri faunistici sono stati compromessi a causa dello stravolgimento degli habitat, solamente l’uomo nonostante sia stata la malattia può essere l’unica cura. Oggi, solamente la gestione faunistica permette in determinati ecosistemi deturpati dal progresso, come il Veneto, di far esistere una minima consistenza di biodiversità in quei pochi fazzoletti di terra superstiti che oggi sopravvivono tra un capannone ed una tangenziale, fauna che probabilmente senza una gestione faunistica non avrebbe le condizioni minime per vivere, creando squilibri faunistici o peggio dei deserti faunisfici . Gestione significa controllo, controllo significa predazione e predazione significa calendario venatorio. Ma ti sei accorto dove siete arrivati in 25 anni? State cercando di promuovere campagne di sterilizzazione di animali selvatici!!! E tutto ciò non perché ha fallito la gestione cruenta con la caccia di selezione (concessa a pochi eletti), ma perché hanno fallito gli ideali di “area protetta” con le quali sono state create 25 anni fà, ossia l’ idea di curare o salvaguardare gli ecosistemi estromettendo l’uomo con la sua funzione di predatore naturale, quando per secoli e non per diletto o capriccio vi ha fatto parte e spesso come predatore principale o super predatore contribuendo ad una gestione faunistica. Mi fa sorridere che per tanti di voi, secondo le vostre ideologie animaliste radical chic, l’ecosistema del parco viene dipinto come un immenso giardino botanico dove le farfalle volano tranquille sui prati e gli animali pascolano serenamente: un luogo dove non esiste la morte o la predazione. Forse avete visto troppi cartoni animati della Walt Disney. L’attuale riforma sulle aree protette (che io non condivido), forse, dovrebbe portarvi con i piedi per terra e più vicino alla realtà.

      • Illuan
        gennaio 19, 2017 alle 12:53 pm

        complimenti per la risposta esauriente spesso e’ difficile controbattere alla presunzione e arroganza dei cacciatori ma lei ci e’ riuscito in modo efficace!!! il tizio qui sopra invece che parla dell’uomo come predatore alla pari degli altri animali parla da ignorante presuntuoso tipico della sua specie…e’ rimasto evidentemente al tempo dell’uomo delle caverne!!!se ha tanta fiducia e stima nell’essere umano allora mi spieghi come mai siamo arrivati all’estinzione di centinaia di specie animali e alla quasi distruzione di un pianeta di 4 miliardi di anni solo a causa della folle avidirta’ umana????apra gli occhi e si svegli lei dal suo mito del “super uomo”!!!

  2. Genius Loci
    novembre 26, 2016 alle 9:48 pm

    Mai sentito scemenze fanatiche come quelle di Pietro. Da classico cacciatore, oltre a sparare cazzate, sparerebbe a tutto quello che si muove.
    Saluti.

  3. Carlo Forte
    novembre 27, 2016 alle 2:36 am

    HBADDA…..

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