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Lo Stato non c’è? Armiamoci!


Roma, Corte di cassazione

Angelo Raffaele Mascolo è un Giudice delle Indagini Preliminari (G.I.P.) presso il Tribunale di Treviso.

Dalle sue parole, riferite a riflessioni dettate da un fatto personale, traspare una necessità di farsi giustizia da soli, perché “lo Stato ha perso completamente e totalmente il controllo del territorio”.

In realtà, una pattuglia dei Carabinieri, che evidentemente controllava il territorio, gli ha risolto il problema personale, un sorpasso azzardato, a quanto è dato capire.

Un giudice che afferma “che lo Stato ha perso completamente e totalmente il controllo del territorio, nel quale, a qualunque latitudine, scorazzano impunemente delinquenti di tutti i colori, nonostante gli sforzi eroici di poliziotti anziani … mal pagati e meno ancora motivati dall’alto e, diciamolo pure, anche dallo scarso rigore della Magistratura” è come un papa che se ne esca con un “Dio è morto”.

Coerenza vorrebbe che si dimettesse il giorno stesso, visto che anche lui fa la sua parte.

Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

Se dovessimo dargli retta e ci facessimo giustizia da soli, da domani metteremmo tre ruspe in fila e andremmo a buttar giù tutti quelli ritenuti abusi edilizi.    Oppure andremmo a compiere “arresti popolari” di tutti quelli considerati speculatori dell’energia.  Per non parlare dei bracconieri o supposti tali: non ne rimarrebbe uno libero.

Il G.I.P. Mascolo è quello che nel luglio 2016, scarcerando due finanzieri che avevano ricevuto un orologio da 5 mila euro da un imprenditore al termine di una verifica fiscale, aveva detto serenamente: “non giustifico ma comprendo queste dazioni: è un modo per voler rimanere in buoni rapporti tra imprenditoria e guardia di finanza”.   In precedenza, aveva liberato maestri che prendevano a calci gli alunni, rapinatori ed era riuscito “a smaltire 69 processi in appena 195 minuti”.

Per carità, avrà avuto le sue buone ragioni giuridiche, ma pare proprio che la sua parte nel rendere questa povera Italia così com’è l’abbia fatta pure lui.

Però del suo Far West personale non sappiamo proprio che farcene.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Bussi, discarica abusiva, Carabinieri del N.O.E.

 

da La Tribuna di Treviso, 24 marzo 2017

La lettera del giudice di Treviso Angelo Mascolo: “Io, minacciato sulla strada, cosa succede se sparo?”

La lettera del giudice del tribunale di Treviso Angelo Mascolo: “Il problema della legittima difesa è un problema di secondo grado, come quello di asciugare l’acqua quando si rompono le tubature. Il vero problema sono le tubature e, cioè, che lo Stato ha perso completamente e totalmente il controllo del territorio”. (Angelo Mascolo)

“Qualche sera fa, tornando da una cena, ho avuto la cattiva idea di sorpassare una Bmw. Qualcuno a bordo si è offeso, ed è cominciato un inseguimento a colpi di fari abbaglianti e di preoccupanti avvicinamenti. Direte voi: finalmente capita a un giudice la rogna! Non fino in fondo, però, perché fortuna ha voluto che raggiungessi una pattuglia di Carabinieri, che segnalassi loro i miei inseguitori e che questi, bloccati, venissero a buoni consigli, dicendo che “abbiamo seguito il signore per esprimere le nostre critiche sul suo modo di guidare”. Pensa te.

Qui si pone un problema: se fossi stato armato, come è mio diritto e come sarò d’ora in poi, che sarebbe successo se, senza l’intervento dei Carabinieri, le due facce proibite a bordo della Bmw mi avessero fermato e aggredito, come chiaramente volevano fare? Se avessi sparato avrei subito l’iradiddio dei processi – eccesso di difesa, la vita umana è sacra e via discorrendo – da parte di miei colleghi che giudicano a freddo e difficilmente – ed è qui il grave errore – tenendo conto dei gravissimi stress di certi momenti.

campagna veneta

Concludendo, per bene che mi fosse andata, sarei andato incontro quantomeno alla rovina economica per le spese di avvocato: mistero dei misteri è perché non debbano essere rifuse dallo Stato le spese ai processati innocenti: un fatto che non capirò mai. Forse perché, come dice qualcuno, gli imputati non sono mai innocenti. Mah! Ma il problema della legittima difesa è un problema di secondo grado, come quello di asciugare l’acqua quando si rompono le tubature. Il vero problema sono le tubature e, cioè, che lo Stato ha perso completamente e totalmente il controllo del territorio, nel quale, a qualunque latitudine, scorazzano impunemente delinquenti di tutti i colori, nonostante gli sforzi eroici di poliziotti anziani (a Treviso l’età media è di 49 anni), mal pagati e meno ancora motivati dall’alto e, diciamolo pure, anche dallo scarso rigore della Magistratura.

La severità nei confronti di questi gentiluomini – e gentildonne se no mi danno del sessista – è diventata, a dir poco, disdicevole, tante sono le leggi e le leggine che provvedono a tutelarli per il processo e per la detenzione e che ti fanno, talvolta, pensare: ma cosa lavoro a fare? E, in effetti, il lavoro di un giudice penale è, oggi, paragonabile a quello del soldato al quale, per tenerlo calmo, fanno scavare un buco e poi riempirlo. Severità, forza: argomenti obsoleti. Pascal, non Ivan il Terribile, disse che la legge, senza forza, è impotente. Se non ci fosse stata la forza, come sarebbe avvenuta la Rivoluzione Francese, pietra miliare della civiltà vera, quella occidentale e non quella dei cammellieri? Offrendo cioccolatini a Maria Antonietta? E Hitler lo avrebbero fermato le gentili parole di Chamberlain e Deladier? Il che vuol dire che, quando ci vuole, ci vuole. Ne deriva che, a parte casi di persone – esistono, incredibilmente, anche loro, questi cuori candidi – che ci credono veramente, coloro che proclamano che il nemico, e Dio sa se ne abbiamo e quali stiano bussando alle nostre inermi porte, può essere fermato con la bontà e l’offerta di pace, sono pavidi o renitenti alla leva, e Dio sa se l’Italia non è patria di queste categorie di soggetti. Golda Meir, che qualcuno definì unico uomo nel governo di Israele, dopo i fatti di Monaco ’72 disse che ci sono dei momenti in cui uno Stato deve venire a compromessi coi suoi valori e fece inseguire e uccidere uno per uno gli attentatori. Attentatori che oggi, a parte episodi sporadici, guarda un po’, girano alla larga da Israele. E noi, quando potremo finalmente dire: l’Italia s’è desta?”

 

da Il Corriere della Sera – Veneto, 15 luglio 2016

TREVISO.«Mascolo, comportamento non in linea».

I finanzieri rilasciati e l’intervista, il giudice di Treviso nel mirino del Csm. E la procura annuncia ricorso.

 

da La Tribuna di Treviso, 14 luglio 2016

LE ORDINANZE “DISCUSSE” DEL MAGISTRATO,

In libertà su ordine di Mascolo rapinatori e maestro violento.

«Un’amichevole reprimenda più che un esercizio di violenza sui bambini». Scriveva così il gip Angelo Mascolo nella primavera del 2014.

 

 

(foto A.N.S.A., da mailing list ambientalista, M.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. Pio Abiusi
    marzo 27, 2017 alle 1:08 pm

    diciamo che scopriamo l’acqua calda. E’ la Repubblica delle banane e la cosa più ricorrente è quella di lasciar decorrere termini in attesa della prescrizione

    in chiave civile si fa prima a morire e gli stranieri non investono in Italia

    , A i

  2. marzo 27, 2017 alle 2:48 pm

    che bel clima!

    da Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2017
    Corruzione e sprechi, non solo politici e imprenditori: ecco le storie di ordinaria illegalità che minano i conti dello Stato.
    Poliziotti che estorcono buoni benzina per cancellare le multe. Insegnanti che fanno anche 90 ore di “pausa caffè”. Medici con lo studio abusivo, tutor che comprano tablet coi fondi europei e imprenditori agricoli sussidiati senza neanche un campo da coltivare. Il Fatto.it ha scandagliato le banche dati. Ecco la top ten delle sentenze per responsabilità emesse dalle sezioni contabili nell’ultimo mese. Solo in spese di giustizia costano oltre 100 milioni l’anno, ma lo Stato ne recupera soltanto il 13%. (Thomas Mackinson): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/27/corruzione-e-sprechi-non-solo-politici-e-imprenditori-ecco-le-storie-di-ordinaria-illegalita-che-minano-i-conti-dello-stato/3468277/

    • marzo 29, 2017 alle 10:57 am

      complimenti vivissimi…

      A.N.S.A., 28 marzo 2017
      Non dichiarò piscina,condanna ex pm. Accusa di falso per lavori ampliamento di masseria a Bisceglie. (http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/03/28/non-dichiaro-piscinacondanna-ex-pm_87c2474c-754f-4c2f-b6a4-c3eb8e382d7c.html)

      BARI, 28 MAR – La Corte di Appello di Lecce ha confermato la condanna a 2 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) per falso nei confronti dell’ex pm di Trani Antonio Savasta, nei mesi scorsi trasferito come giudice a Roma.
      Si tratta di uno dei procedimenti penali relativi alla trasformazione di una antica masseria di Bisceglie in resort di lusso.
      L’accusa di falso riguarda l’aver falsamente dichiarato dinanzi ad un notaio in due diverse occasioni (nel 2009 e nel 2010) di non aver fatto costruire una piscina, per la cui realizzazione sarebbe stata necessaria specifica autorizzazione edilizia. Nell’ambito della stessa vicenda Savasta è stato assolto nelle scorse settimane dall’accusa di concussione e sarà processato a partire da luglio insieme con familiari, soci e tecnici comunali per lottizzazione abusiva e violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio.

  3. marzo 29, 2017 alle 10:59 am

    da Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2017
    Treviso, Csm valuta il trasferimento del giudice che vuole girare armato “perché lo Stato non c’è più”.
    Palazzo dei Marescialli sta valutando la presunta incompatibilità ambientale di Angelo Mascolo, che la scorsa settimana, dopo aver subito un inseguimento, aveva scritto una lettera ai giornali per comunicare la sua decisione: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/28/treviso-csm-valuta-il-trasferimento-del-giudice-che-vuole-girare-armato-perche-lo-stato-non-ce-piu/3481571/

  4. aprile 6, 2017 alle 4:22 pm

    A.N.S.A., 6 aprile 2017
    ‘Stato non c’è, mi armo’, convocato Csm.
    Aperta procedura trasferimento ufficio per incompatibilità: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/04/06/stato-non-ce-mi-armo-convocato-csm_40b50ef6-11d2-42e9-aaa1-53f133b31d6c.html

  5. M.A.
    maggio 5, 2017 alle 1:01 pm

    Salve Grig,
    voglio condividere con voi una riflessione sull’attuale riforma della legittima difesa, a mio dire una cagata pazzesca, consentimi il termine. Sembriamo già in campagna elettorale dove si danno sfogo ai populismi e persino i partiti di centro “sinistra”, cavalcano tematiche storicamente del centro destra, per poter sottrarre i voti alla Lega e al Movimento 5 Stelle nelle periferie delle città, dove il disagio sociale dei cittadini italiani causato anche da queste forme di criminalità sono molto sentite. Di fatto è il fallimento dello Stato, ed anche la fine dell’estremo “buonismo sinistroso” pacifista, con una forte repulsione alla violenza e alle armi. Ancor di più con una riforma del genere che impone un arco temporale su cui poter intervenire per esercitare la legittima difesa. Forse la notte, o meglio il buio crea una condizione psicologica di timore quindi si è autorizzati a difendersi, mentre di giorno alla luce del sole si è più lucidi e coraggiosi per intervenire diversamente? La verità è che le giovani generazioni saranno sempre meno ricche sia materialmente, e il poco che avranno e riusciranno a guadagnarsi lo vorranno difendere con le unghie e con i denti, ma la vera povertà sta specialmente nei valori. Io non sono un perbenista, ne pacifista ma nemmeno un guerrafondaio. Sono un cacciatore sardo. Detengo regolarmente un’arma per uso caccia. Dal mirino del mio fucile ho sempre visto un coniglio, una lepre o un cinghiale. Ma mai mi sognerei di vederci a cuor leggero un uomo. Non sono una persona specista, ne come ho detto più volte ho una visione della natura antropocentrica. Anzi da buon naturalista quale sono, sono un convinto anitspecista che semplicemente si gode nella nicchia ecologica in cui è inserito la sua posizione vantaggiosa all’apice della catena alimentare, e dunque in virtù di ciò ritiene etico l’idea dell’uccidere per nutrirsi. Do un profondo valore alla vita umana come quella animale.
    La nostra società è una società strana. Si stanno vendendo sempre più armi per la difesa personale, e porto d’armi per uso sportivo ma anche caccia, ma i cacciatori, salvo eccezioni come in Sardegna, pur esercitando un’attività etica e naturale diminuisco sempre di più. In compenso le nuove generazioni sfogano quell’istinto atavico, in armonia con i tempi moderni, in altre maniere a parer mio malsano. Dal punto di vista tecnologico, i videogiochi più venduti sono quelli più violenti . Giochi sempre più realistici dove i ragazzini vivono full immersion per ore e ore in uno schermo a puntare una pistola e sparare delle persone. Un’altro “gioco” reale che sta andando di moda oggi è il Soft-air la guerra simulata nei boschi dove squadriglie con tanto di tute mimetiche e armi da guerra giocattolo che sparano pallini biodegradabili del tutto innoqui per l’ambiente, che giocano a mirarsi e a farsi la guerra simulata. Io che forse per hobby utilizzo delle armi vere, non riuscirei a giocare in questo gioco, seppur a detta di tanti amici innocuo e divertente, perchè come detto moralmente e eticamente prendere un’arma finta e trovare dall’altra parte del mirino una persona, non sarebbe per me piacevole. Forse perchè per me l’idea di togliere la vita ad una persona è distante anni luce dal concetto etico che ho nel togliere la vita ad un animale al fine di nutrirmene.
    Morale della favola Grig, vedi che sta accadendo? in questi anni si è combattuta un’attività etica e naturale come la caccia tacciata come crudele e sanguinaria, ma dall’altra parte tramite questi nuovi hobby tecnologici e non, e tramite uno Stato che legifera malamente, stiamo costruendo una società malata che sta perdendo importanti punti di vista ideologici e di valori, dal dubbio gusto morale ed etico che non da più un valore alla vita ed è lontana da ogni logica naturale.

    • maggio 5, 2017 alle 3:20 pm

      sì, hai ragione, l’Italia va a rotoli perché il degenerato ecologismo ha combattuto la caccia…

      • M.A.
        maggio 5, 2017 alle 3:42 pm

        no Grig, non stravolgere i miei concetti! Sai che non intendevo questo.
        Lo Stato va a rotoli perchè è il frutto della società malata in cui viviamo. Crisi economica, mala politica e criminalità sono i frutti della nostra società. Una società spogliata di valori e di ideali, di certo, non può pretendere di essere rappresentata istituzionalmente da una sana politica. E ti dirò di più se noi abbiamo gente del genere in parlamento è ciò che ci meritiamo! io guardo sempre più distante del mio naso. Permettere che i cittadini possano difendere la propria casa, anche con l’uso delle armi, significa ammettere l’impotenza dello Stato. Permettere che le nuove generazioni abbiano un rapporto anche ludico con le armi e la violenza (virtuale), plasma il loro cervello, e consentirà loro di fare dei gesti a cuor leggero, senza rifletterci su. Tutto ciò, a mio avviso, ideologicamente compromette anche il valore umano della vita di una persona, e al lungo andare ci renderà tanto guerrafondai quanto gli americani e pertanto in futuro, accettando e normalizzando tutto ciò, potremo giustificare anche interventi militari che fino a qualche decennio fa avremmo ripudiato. La caccia, o meglio l’atto concreto dell’uccisione di un animale, in prima persona e con senso etico, tramite un’arma ma per fini naturali, mi ha insegnato anche questo. Ossia il prezioso valore della vita umana e animale. Sparare un proprio simile non può essere fatto per gioco e tanto meno può essere un azione eticamente giustificabile “alla leggera”. Stiamo perdendo il senso profondo della vita, forse perchè povertà e crisi economica ci porta ad essere sempre più egoisti e materialisti.

      • maggio 5, 2017 alle 5:43 pm

        ..per altri aspetti, l’uso “leggero” delle armi per motivi ludici contro “altri” animali può sdoganarne l’uso più facilmente anche contro esseri umani. Non credo che si tratti di meccanismi mentali facili da comprendere…

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        maggio 5, 2017 alle 8:41 pm

        So che abbiamo opinioni contrastanti in merito, e non cerco assolutamente di convincerti del contrario, ma dissento dalla tua affermazione.
        Sai che con la società attuale, che è molta lontana dal conoscere le tecniche di produzione alimentare dei prodotti di origine animale, il contatto naturale con la morte (che in Natura esiste in equilibrio con la Vita) spaventa ed è difficile sia da accettare che da gestire. Prova ne è le recenti trasmissioni televisive che hanno dimostrato le torture pazzesche che devono affrontare gli animali nei mattatoi prima di arrivare nelle nostre tavole, spesso come dimostrato anche con la complicità di chi dovrebbe controllare.
        Fatto sta che quando si cerca di traslare a livello industriale dei normali processi naturali come l’uccidere per nutrirsi senza comprendere l’atto che si sta compiendo, più nascono dei problemi collaterali. Incuriosito, negli ultimi anni, ho letto vari libri e testimonianze a riguardo da parte di coloro che per anni hanno lavorato nei mattatoi e delle ripercussioni psicologiche che hanno avuto nel loro lavoro. Io ho una mia personale teoria in merito. Gli operai che lavorano nell’industria della morte, per interi mesi durante i periodi dedicati alla macellazione devono stare a contatto con la sofferenza animale ogni giorno per tante ore lavorative. Ha voglia lo Stato di creare delle leggi sul benessere animale o istituire delle buone pratiche di macellazione. Chiunque esposto a quell’esperienza potrebbe rimanerne sconvolto. Per proteggere la propria anima/coscienza scattano dei meccanismi psicologici che ti portano a trattare quell’animale come un oggetto, e non più come essere senziente, e ti autorizzano a compiere azioni che viste da fuori da ognuno di noi sarebbero riprovevoli. Nell’allevamento domestico oppure nelle realtà agro-pastorali, il contatto con la morte non è protratto nel tempo, ma anzi è limitato a determinati periodi dell’anno e dura pochissimi giorni. La morte di un animale rappresenta la fine di un ciclo lavorativo di produzione e contemporaneamente l’inizio di uno nuovo. Conosco tanti pastori che riconoscono il proprio bestiame per nome. La macellazione di un animale, e la carne da cui ne deriva, da sempre viene vissuta nelle nostre realtà come un giorno di festa e di convivialità. Basti pensare all’uccisione del maiale. Io, pur sapendo per tradizioni familiari macellare, non riuscirei a lavorare in un posto del genere. Macellerei esclusivamente un animale per il mio fabbisogno personale.
        Nella caccia, invece, non esiste alcun legame sentimentale con la preda, perchè quel preciso animale, si incontra una volta nell’arco della vita in quella manciata di secondi, e l’atto della predazione è tutto li. Può andar bene e si riesce a catturarlo e poi mangiarlo, oppure semplicemente quella preda andrà in contro ad un altro destino diventando il cibo di un altro animale. Ma non vi è un rapporto malsano e macabro con la morte di un animale, viene fatto con coscienza e con etica.
        Chi maneggia armi, e chi uccide un animale trovando delle giustificazioni etiche, è ben conscio dell’azione che commette, delle conseguenze che può avere, sa com’è il meccanismo della morte, e ci penserebbe molto a lungo prima di esercitare una violenza fisica nei confronti del proprio simile. Poi come riportano i fatti di cronaca accade ugualmente, ma in maniera più consistente questi fatti riguardano persone che apparentemente non farebbero male ad una mosca.
        Chi utilizza armi giocattolo, chi spara per gioco, e chi vive determinati azioni con banalità o chi sta a stretto contatto con la morte lontano dai normali contesti naturali e cerca di costruirsi corazze prive di giustificazioni etiche, è un pericolo. E’ un rischio armare delle persone non consce dell’azione che potrebbero commettere.

      • maggio 6, 2017 alle 8:08 am

        non lo so, non sono uno psicologo, ma conservo tutti i miei dubbi.

        Stefano Deliperi

  6. M.A.
    maggio 7, 2017 alle 8:10 pm

    Posso comprendere i tuoi dubbi, ma se ci pensi dalla comparsa del genere “homo”, quindi dal habilis in poi, l’uomo ha da sempre convissuto con la morte animale per scopi alimentari durante tutta l’evoluzione. Mi affascina notevolmente sapere, ad esempio, che il salto evolutivo è avvenuto grazie allo sviluppo del cervello, l’organo pensante e l’arma naturale di questo animale. Questo è dovuto principalmente alla nutrizione animale (ricca di colesterolo di cui è costituito lo stesso cervello ne è ricco), da prima in maniera passiva come commensale (si nutriva di carcasse) poi, per adattamento ambientale e relative questioni di sopravvivenza per la conservazione della specie, in maniera attiva come cacciatore. Le strategie della predazione erano senz’altro un ottimo esercizio per sviluppare la logica. Nel corso della storia come sappiamo, il compito del macellatore è sempre stato snobbato, messo ai margini della società, e rilegato a le classi sociali più umili; rinnegato dai ceti sociali più alti- I ben pensanti stile Pitagora erano troppo signorotti per sporcarsi le mani con il sangue animale o sentirne gli odori e troppo empatici per vivere un’esperienza del genere. Magari poi non si facevano scrupoli ad ammazzare altri uomini per futili motivi. Ciò nonostante, non mancava nelle alti classi sociali la carne, da sempre simbolo di benessere.
    Ai giorni nostri, nell’era tecnologica e del digitale, è ancora così e forse anche peggio; questo distacco dalla realtà alimentare come la macellazione è molto più enfatizzata e viene relegata a pochi ( anzi pochissimi rispetto al dopoguerra). L’industria della morte si occupa di sfamare milioni e milioni di persone. Questo non è un bene ne per i consumatori ne per gli animali.
    Di certo, l’uomo ha sempre avuto un impulso alla violenza, ma questo non perchè abbia mangiato carne uccidendo un animale allevato o cacciando. In senso lato, la maggior parte delle violenze tra uomini accadute nella storia ritengo siano dovute alla difesa delle “risorse” (alimentari, territoriali, economiche etc ) che scarseggiano sempre di più per una popolazione che aumenta vertiginosamente. E’ciò che accade in ogni specie persino quelle apparentemente più mansuete.
    Fatto sta che durante tutta l’umanità, l’uomo non ha mai ucciso un altro uomo in un gioco virtuale o digitale e non ha mai allenato la propria coscienza a fare questo. Chi gioca si sente appagato dell’atto che ha fatto ma libero dal peso di averlo fatto perchè accaduto virtualmente. Quando in passato si esercitava una violenza, sia in guerra che in un arena o in un conflitto armato l’avversario moriva veramente, causando tutte le ripercussioni che una persona poteva subire a livello psicologico dell’atto che stava compiendo. Oggi invece stiamo allenando le future generazioni con i film, con i videogiochi (e altro) ad esercitare una violenza o uccidere senza un senso etico o un valido motivo come appunto la nutrizione..
    A parer mio, se non cambia qualcosa a livello educativo, a furia di “allenare” i giovani in questo modo, essi saranno privati di una sensibilità verso il prossimo e saranno più inclini a legittimare qualcosa che per noi era ed è tuttora inconcepibile. Fortunatamente, non ho mai visto morire un mio simile, ma sono sicuro che biologicamente anche per noi, in quanto animali, il processo della morte non sarebbe tanto diverso rispetto a quella che in natura o meno, avviene agli altri animali.
    Legittimare dunque i cittadini alla difesa personale è una mossa molto azzardata, perchè si autorizza un uomo ad esercitare una violenza che non conosce nemmeno a fini naturali. Ciò potrebbe creare poi degli effetti sociali a lungo termine poco piacevoli.
    Questo è il succo della mia personalissima opinione. Grazie per il dibattito.

    • maggio 7, 2017 alle 8:48 pm

      vedi M.A., mi piacerebbe scambiare quattro chiacchiere con te personalmente, magari davanti a un caffè o un bicchiere di Nepente o di Terre Bianche, come preferisci. Personalmente ho visto esseri umani e “altri” animali morire e non ho trovato differenze. Conosco le armi, anche quelle da fuoco, e so bene che sono state create dall’uomo per uccidere. Quella é la loro natura. Non so quanto possano incidere videogiochi o doppiette da caccia nel capire poco del valore della vita. Onestamente non lo so, ho una mia idea personale, ma é ovviamente soggettiva. Per me, meno armi da fuoco sono in giro e meglio é. In tutti i sensi.

      Stefano Deliperi

  1. marzo 28, 2017 alle 12:53 am

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