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Confronto televisivo Protezionisti – Provincia di Padova


Telenuovo, confronto fra M. Favaron e V. Gottardo (29 aprile 2016)

Telenuovo, confronto fra M. Favaron e V. Gottardo (29 aprile 2016)

 

Venerdì 29 aprile 2016 la giornalista Morena Trolese degli studi di Telenuovo, durante il programma televisivo “Padova in Diretta”, ha portato al tavolo il Consigliere con delega a Polizia provinciale e Agricoltura Vincenzo Gottardo e l’incaricato della Lega Anti Vivisezione e responsabile GrIG di Padova Michele Favaron (Link del video: http://www.telenuovo.it/pages/490060/).

La trasmissione è ruotata attorno al tema del conflitto e della convivenza tra umani e fauna selvatica, specialmente quella ritenuta problematica: cinghiali, nutrie, volpi.

Favaron ha riferito di un realizzabile programma di immunocontraccezione per cinghiali e daini nei Colli Euganei, per mezzo del vaccino GonaCon®, che stimola la produzione di autoanticorpi neutralizzanti il GnRH (Ormone di Rilascio delle Gonadotropine) e quindi inibisce il rilascio degli ormoni sessuali implicati nella riproduzione, rendendo infertile il soggetto trattato.

Il Consigliere Gottardo si è detto affascinato e incuriosito dalla proposta dei protezionisti.

Favaron ha fatto notare come, proprio il Parco naturale Regionale della Maremma, che fu il primo in Italia a dare avvio, già a metà degli anni ’70[1], all’uccisione dei cinghiali in area protetta, appurata l’inefficacia della caccia, si stia ora rivolgendo al controllo della fertilità. Infatti lo stesso Parco Regionale della Maremma, in un post del 20 gennaio 2016[2], ha dichiarato:

«Il Parco della Maremma ha condotto una sperimentazione, in collaborazione con la Dottoressa Giovanna Massei del National Wildlife Management Centre, Animal Health and Veterinary Laboratories Agency, Sand Hutton di York, per valutare se il dispositivo denominato BOS (Boar-Operated-System[3]) può essere impiegato come metodo specie-specifico per fornire esche contenenti vaccini contro agenti patogeni (p. es. peste suina) o, quando disponibili, contraccettivi a cinghiali. I risultati della sperimentazione condotta nel parco Regionale della Maremma hanno portato a definire che il BOS è un metodo valido per somministrare esche alimentari in modo specie-specifico a cinghiali.»

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

E, se è vero che non è ancora disponibile un contraccettivo orale da somministrare con i BOS a questa specie di ungulati selvatici (quanto prima verrà richiesto dagli enti istituzionali, tanto prima sarà sviluppato), è altrettanto vero che il GonaCon® è già in commercio, ed è somministrabile tramite iniezione o con un dardo contenente vaccino sparato a distanza.

La figura chiave per organizzare un piano di controllo della fertilità di cinghiali e daini sui Colli Euganei è la Biologa Giovanna Massei, wildlife ecologists del National Wildlife Management Centre – Animal and Plant Health Agency (APHA) di York (UK), ricercatrice fuoriclasse dal curriculum invidiabile:

«Giovanna Massei è laureata in Scienze naturali all’università di Firenze e ha conseguito un dottorato all’università di Aberdeen (UK) sull’ecologia del cinghiale nel Parco della Maremma. In seguito ha completato un post-dottorato all’Istituto di Ecologia terrestre Banchory (UK) sulle interazioni fra ungulati e piante mediterranee. Dal 1998 è impiegata a York come ricercatrice presso un’agenzia governativa del Ministero dell’Ambiente. Da 20 anni lavora all’applicazione di metodi di gestione della fauna selvatica e più recentemente sul controllo della fertilità per selvatici e cani randagi. Ha pubblicato più di 120 articoli scientifici e divulgativi, è autrice di un libro e di vari capitoli in pubblicazioni che riguardano la gestione della fauna selvatica e del randagismo canino ed è Assistant Editor alla rivista scientifica Human-Wildlife Interactions. Ha infine condotto studi in numerosi altri Paesi come Usa, Nepal, Italia, India e Spagna.»[4]

circolo vizioso cinghiali_migliore-01Il costo iniziale della ricerca (potrebbe durare 3-4 anni) dovrebbe essere valutato tenendo conto dei benefici a lungo termine e del fatto che il problema e i costi della gestione dei cinghiali attualmente stanno crescendo. Le popolazioni di cinghiale in Europa stanno generalmente crescendo a dismisura.[5]

In alternativa, per avere maggiori e ulteriori garanzie, la Dott.ssa Massei e il suo team potrebbero effettuare uno studio di fattibilità del progetto (indicativamente 15 mesi) che prenda in considerazione costi, benefici, infrastrutture, sostenibilità ecc. del controllo della fertilità confrontato con gli abbattimenti.

Sarebbe interessante fare anche un lavoro parallelo sulla dimensione umana del problema e su come i visitatori/utenti del Parco giudichino le possibili soluzioni di gestione della fauna. Il gruppo di Giovanna Massei potrebbe contribuire anche a questo aspetto, magari in collaborazione con una università italiana (Corsi di Laurea in Biologia, Corsi di Studio in Scienze Naturali, Scienze Forestali e Ambientali, Medicina Veterinaria, Economia, Scienze statistiche, Scuola di Psicologia, ecc.).

Parco naturale regionale Colli Euganei, Cinghiali uccisi (2001-2014)

Parco naturale regionale Colli Euganei, Cinghiali uccisi (2001-2014)

Se il controllo della fertilità venisse infatti visto come un’opzione possibile, il Parco Colli Euganei sarebbe il primo in Europa ad adottare una politica di controllo non cruento degli animali. Immaginiamo che questo contribuirebbe a promuovere l’immagine di un parco moderno e quella di gestori lungimiranti.

Favaron durante la trasmissione ha bocciato la “gestione del cinghiale” per mezzo di cacciatori locali sotto mentite spoglie (selecontrollori). Disapprovazione anche per l’avvio di un “marchio carneo cinghiali Colli Euganei”: «Sono d’accordo con Piero Genovesi dell’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) quando afferma che creare un interesse commerciale attorno ad una specie problematica è un modo per cronicizzare il problema. Il problema cinghiali è stato creato ad arte dai cacciatori – insofferenti al Parco protetto dall’anno della sua istituzione – attraverso immissioni clandestine di questi animali negli anni ’90. Non possiamo affidare la soluzione della crisi alle stesse persone che l’hanno causata, perché hanno tutto l’interesse a perpetuare questo problema, anche in considerazione che i cacciatori ricevono una ricompensa di un cinghiale ogni cinque abbattuti. Controllo della fertilità degli ungulati e presidio dei coltivi per abbassare la capacità portante dell’ambiente, per mezzo di recinzioni elettrificate con solidi cavi in acciaio zincato, è la strada che dobbiamo seguire.

Cinghiale (Sus scrofa)

Cinghiale (Sus scrofa)

Il Parco Regionale dei Colli Euganei, la Provincia di Padova, la Regione Veneto, lo Stato Italiano, intendono passare alla storia per la scelta e la messa in opera di metodologie innovative e internazionali, accreditate da un’ampia letteratura scientifica, etiche e incruente, confacenti ad un parco protetto…oppure per essere sempre i fanalini di coda dell’Europa, che condannano all’esilio ricercatori come Giovanna Massei?

Fuori i cacciatori dal Parco naturale dei Colli Euganei![6]

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

Coordinamento Protezionista Padovano

 

_____________________________

[1] http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/biblioteca/protezione_natura/qcn_cinghiale_IIedizione.pdf

[2] http://www.parco-maremma.it/nessun-contraccettivo-somministrato-ai-cinghiali-nel-parco-della-maremma/

[3] https://youtu.be/BjtyiBk9cSs, https://youtu.be/FQ4klj1pdUA

[4] http://www.comune.grosseto.it/comune/index.php?id=228&tx_ttnews[tt_news]=5117&cHash=01dbca0439

[5] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/05/26/cinghiali-in-aumento-in-tutta-europa-la-figuraccia-dei-colli-euganei-di-fronte-alla-scienza/

[6] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2014/12/03/fuori-i-cacciatori-dal-parco-naturale-dei-colli-euganei/

 

Cinghiale (Sus Scrofa)

Cinghiale (Sus Scrofa)

(foto fermo immagine Telenuovo, A.A., S.D., archivio GrIG)

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  1. Riccardo Pusceddu
    maggio 3, 2016 alle 6:19 am

    Sterilizzare un’animale e’ una scelta etica? Se la mettiamo sull’etica io credo che ogni essere vivente abbia diritto a riprodursi. La riproduzione costituisce quasi l’essenza stessa della vita sulla terra. Il criterio col quale si distingue la vita dagli oggetti inanimati. Se fossi un cinghiale preferirei correre il rischio di essere ucciso piuttosto che essere sterilizzato. E non parlo dal punto di vista umano ma dei geni del cinghiale. Se non posso riprodurmi sono già morto invece se mi sparano almeno ho una speranza di trasmettere i miei geni alla generazione successiva. Certo sarebbero geni forgiati dalla pressione selettiva dei cacciatori, che non e’ una pressione selettiva naturale. Certo il lupo sarebbe meglio ma in sua assenza, un cacciatore e’ quello che più gli ci assomiglia. Non so se ho reso l’idea.

    • maggio 3, 2016 alle 6:31 am

      sí, hai reso l’idea e in linea di massima siamo d’accordo. Qui, però, ci troviamo davanti a una situazione ecologica “inquinata” da ripetute immissioni di Cinghiali non autoctoni a fini venatori con le conseguenze immaginabili su territorio e agricoltura.

      • Riccardo Pusceddu
        maggio 3, 2016 alle 6:41 am

        Si, me l’ero immaginato e questo e’ anche peggio della sterilizzazione di parte degli individui di una popolazione locale invece che la loro graduale diluizione con geni importati. Hmmm, perché allora non sensibilizzare i cacciatori e fargli capire che non devono introdurre cinghiali non autoctoni per evitare di inquinare il pool genetico della varietà locale? Magari se si convincessero li si potrebbe anche portare a rinnegare la caccia, a patto che questo non sia l’obbiettivo primario. Un obbiettivo ideologico basato su un ideologia in parte sbagliata. E lo dice uno che odia la caccia!

  2. M.A.
    maggio 3, 2016 alle 1:40 pm

    Ciao Riccardo, condivido pienamente il primo commento, il secondo no. perchè ha delle imprecisioni. Dal punto di vista etico-etologico la sterilizzazione di un animale selvatico è perverso ed immorale oltre che innaturale mentre ucciderlo a scopo alimentare non lo è. Fin qui siamo d’accordo, l’ho sempre sostenuto anche io, ma penso anche molti utenti. D’altronde avvelenare chimicamente un animale selvatico è un oltraggio alla natura, tanto quanto al piombo che rilasciano le cartucce dei cacciatori, solamente che a proporre queste soluzioni sono le associazioni ecologiste. Un controsenso. Non allarmarti, questi metodi ecologici sono di difficile attuazione perchè sterilizzare un cinghiale con mangimi specie specifico in un bosco, vissuto ed abitato da altri ungulati e altri carnivori in generale è di difficile attuazione. Il cinghiale ha il (s)vantaggio di essere onnivoro.
    Per tornare al secondo commento, ancora nel 2016 si danno le colpe ai cacciatori di ripopolamenti venatori avvenuti chissà quando. Attualmente introdurre cinghiali è vietato. I cinghiali attuali possiedono geni di cinghiali ungheresi (o Nord Europa) ma ciò non vuol dire che i cinghiali attuali siano stati introdotti. I cinghiali che nascono oggi, hanno il passaporto italiano.
    le cause dell’incremento dei cinghiali sono tante, non riconducibili esclusivamente ad immissioni ai fini venatori. L’abbandono dei boschi, la creazione di aree protette divenute porcilaie, la sua capacità di percorrere 30-40 km a notte, incroci con maiali allo stato brado, la sua adattabilità in luoghi antropizzati dove trova abbondanza di cibo etc etc. sono le cause odierne e reali dell’aumento dei cinghiaii a mio avviso, non ciò che è accaduto 30 anni fa.
    E’ un animale quasi all’apice della catena alimentare, sono ben pochi i predeatori in grado di contenerne il numero. il Lupo è uno di questi, ma dove si inserisce il predatore anche con progetti, scattano i primi problemi. Lupi o non Lupi però i cinghiali aumentano e continuano ad aumentare con tutti i danni che causano.
    Le associazioni ecologiste dovrebbero riconoscere oggi giorno l’importante azione predatoria dell’uomo, perchè che piaccia o meno per motivi etici o ideologici l’uomo è l’unico predatore in grado di contenere il numero.
    In Sardegna, come sai ad esempio, i cinghiali non sono stati introdotti a scopo venatorio da chissà dove, (sono stati inseriti cinghiali prelevati dall’Isola nelle isole minori dove si sono riprodotti, incrociandosi con maiali e si sono diffusi a macchia d’olio), e non ci sono mai stati predatori naturali in grado di controllare il numero. L’unico predatore è l’uomo- 38000-40000 cacciatori che ogni anno da Novembre a Gennaio fanno fuori migliaia e migliaia di cinghiali. L’impatto della caccia, è solo sul breve termine. Nell’arco di pochi mesi i cinghiali sono quanto prima se non di più, però abbiamo l’effetto di salvaguardare la biodiversità vegetale e animale nel breve termine. I cinghiali predano passeriformi e galliformi, nonché lagomorfi ed “arano boschi e campi” cosicché molte specie botaniche a volte anche endemiche sono a rischio. Se non esistessero i cacciatori che caspita ci inventeremo? Distributori di Condom in linea con il benessere animale?
    Nessuna ass. ecologista riconosce veramente i danni che è in grado di compiere il cinghiale, ma fortunatamente per la collettività, è buono e viene mangiato; diversamente sarebbe stato ignorato dagli stessi cacciatori come si fa con le nutrie e cornacchie e volpi.

  3. Nicola Putzu
    maggio 4, 2016 alle 9:52 am

    La somministrazione del vaccino citato da Favaron prevede la sua inezione e ciò può essere fatto mediante cattura degli animali con gabbia o con sparo di un dardo. Sinceramente nutro forti dubbi che un sistema simile sia in grado di sterilizzare una percentuale importante di una popolazione, specialmente in presenza di alte densità. Tralasciando il fatto che non si è in grado di riconoscere gli animali già sterilizzati (salvo quelli catturati in gabbia a cui può essere apposta una marca auricolare) con il rischio di colpire più volte gli stessi individui.
    L’incremento utile annuo del cinghiale può superare tranquillamente il 50% annuo, il che significa che una popolazione raddoppia la sua consistenza in circa due anni. Questo comporta la necessità di sterilizzare un numero davvero ingente di animali e continuamente nel tempo.
    Il sistema può essere utile in certi contesti ben definiti, ad integrazione di altri sistemi di gestione, ma difficilmente potrà essere efficace nel contenimento delle popolazioni di cinghiali a media e larga scala.
    P.S. i ripopolamenti illegali sono tutt’ora in auge. Qui una notizia relativamente recente: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/10/24/news/cinghiali-spuntano-allevamenti-abusivi-1.12325379

  4. Riccardo Pusceddu
    maggio 5, 2016 alle 3:40 am

    Ma perche’ nessuno a scritto che la contraccezione dura solo 2 anni al massimo? Allora sono assolutamente d’accordo. I cacciatori se vogliono cacciare i cinghiali devono riacquistare la fiducia degli ambientalisti perché la storia delle emissioni va chiarita. Ci sono due articoli proposti dal GRiG in questa sezione dei commenti e nel primo sembra che i cinghiali non fossero importati da altrove ma fossero autoctoni, catturati in foresta e poi allevati a scopi venatori. Questo potrebbe andare bene pero’ la caccia va autogestita bene, con prelievi regolari e basati su controlli numerici fatti da istituzioni non ideologizzate come spesso lo sono quelle ambientaliste e ancor di più le associazioni venatorie. Non conosco abbastanza i cacciatori ma non saranno tutti degli sparatori! Ce ne saranno pure di quelli che alla natura e al rispetto dei suoi equilibri ci tengono! Per quanto mi renda conto che usare i fucili per la caccia non e’ sicuramente la pressione selettiva migliore da applicare ad una specie. Io non sono un’esperto ma posso ben vedere come la faccenda sia più complicata di quanto non la si voglia ridurre: numero di cacciatori, rispetto delle quote di abbattimento, presenza di predatori naturali (lupo), patologie, ecc. ecc. Insomma in fin dei conti far fare alla natura e’ sempre il modo migliore per mantenere un equilibrio sano fra le varie specie che costituiscono un’ecosistema. Sempre che vi siano tutte quelle previste.

    • Nicola Putzu
      maggio 5, 2016 alle 12:24 pm

      Il ripopolamento di cinghiali nello stato attuale delle popolazioni italiane, sarda compresa, non ha motivo di essere effettuato. I numeri ci dicono che la specie è in espansione numerica e di areale, motivo per cui non necessita di ulteriori stimoli esterni. Anzi, l’immissione di animali in natura acutizza i conflitti con le attività antropiche poichè velocizza i fenomeni di crescita in atto.
      In Sardegna, inoltre, la specie non ha predatori naturali e di ciò si deve tenere conto quando si pianifica la sua gestione.

  5. M.A.
    maggio 5, 2016 alle 10:46 am

    In Sardegna la musica è notevolmente diversa al resto d’Italia come ho scritto nel commento precedente. Come scrive Riccardo “far fare alla natura e’ sempre il modo migliore per mantenere un equilibrio sano fra le varie specie che costituiscono un’ecosistema”. In Sardegna l’uomo è parte in essere di un sistema in quanto è l’unico predatore in grado di contenerne il numero per assenza di predatori naturali.
    Spezzo una lancia in favore del Grig, dicendo che anche secondo me gli abbattimenti selettivi sono fallimentari.
    Ricordo che gli abbattimenti selettivi, non son da confondere con la normale attività venatoria (caccia) ma sono degli abbattimenti che avvengono quando la stagione venatoria è terminata ad opera di cacciatori che hanno autorizzazioni specifiche rilasciate dalle province e diventano “selecontrollori”. I selecontrollori vengono utilizzati specialmente nelle aree protette dove la caccia è off limits ad esempio nel Parco di Porto Conte. La Maddalena etc etc.
    Sono fallimentari per il semplice fatto che i selecontrollori, coloro che dopo ulteriori specializzazioni possono esercitare un prelievo sotto ordine della Provincia in determinate aree sono una strettissima minoranza dei cacciatori, perciò abbattere un numero cospicuo di animali in maniera tale da intaccare la popolazione, in aree dove i cinghiali abbondano come le aree protette, è veramente difficile se non impossibile. In situazioni dove si parla di migliaia di animali, con una specie prolifica come il cinghiale, non sarà qualche centinaio di capi a fare la differenza.
    Laddove operano i cacciatori durante la normale attività venatoria, la situazione dei cinghiali è di gran lunga più gestibile. Quando le squadre di caccia sono numerose, di conseguenza il numero di cacciatori (predatori) è maggiore, di conseguenza saranno più numerosi gli abbattimenti.
    Ci sono delle considerazioni da fare.
    1) La caccia è potenzialmente pericolosa, specialmente per chi la svolge. Perchè negarlo? Qualunque attività umana svolta con l’ausilio di mezzi (fucile, macchina etc) potenzialmente è soggetta a dei rischi. Il rischio zero non esiste, e pretendere che durante la caccia non ci siano incidenti mi pare alquanto fantasioso.
    Fortunatamente il buon senso di chi la pratica e chi no, l’approvazione di talune leggi scritte e non permettono di controllare al meglio questo rischio, riducendolo (ma non eliminandolo!). I cacciatori tuttavia, e anche i loro familiari, sono consci del rischi che potenzialmente corrono. (Potenzialmente è lo stesso rischio che corriamo tutti quando ci sediamo dentro la nostra auto e andiamo a 110 km/h, non si muore per un proiettile ma per uno schianto, tutti gli autisti in maniera diretta o indiretta sono soggetti a questo rischio).
    2) La legge nazionale della caccia permette il prelievo venatorio delle specie stanziali (ivi compreso il cinghiale) per un massimo di 3 mesi all’anno. In Sardegna la caccia grossa apre generalmente a Novembre e termina a Gennaio.
    La Regione Sardegna rendendosi conto che il prelievo venatorio svolto durante la normale stagione venatoria non è sufficiente ad un efficace controllo dei suidi (perchè le richieste di risarcimento danni presentate dalle province aumentano) e considerato che vige ancora il IV provvedimento per l’eradicazione della peste suina ha deciso di ampliare il numero delle giornate di caccia il giovedì.
    Tutto ciò è stato fatto senza il minimo dissenso delle associazioni ecologiste (vero Grig?) Perchè? Perchè anche loro pur essendo ideologicamente contro la caccia, si sono resi conto che il cinghiale crea dei danni alla biodiversità, ben maggiori di quanto non ne crei una caccia legale tramite un calendario venatorio. L’esempio delle aree protette in Sardegna è lampante. Sono faunisticamente dei deserti dove abbondano i cinghiali, per dire, conosco riserve di caccia che possiedono una qualità e quantità di fauna selvatica ben migliore rispetto alle varie oasi, riserve naturali e parchi dislocate nel territorio.
    3) come dice bene Riccardo (finalmente un utente con un briciolo di apertura alla tematica) i cacciatori non sono tutti sparatori. Davanti a questa imposizione calata dall’alto dalla Regione di consentire la caccia anche il Giovedì, ci è stata un opposizione.
    La Regione ha fatto i conti senza l’oste, e se n’è fregata dell’aspetto socio-culturale che la caccia, specialmente la caccia grossa, possiede in Sardegna. A parte qualche preda sporadica incontrata in forma vagante, e a parte a qualche gruppo di pensionati o disoccupati, la maggior parte dei cacciatori sardi si è rifiutata di collaborare non cacciando il cinghiale il giovedì. La caccia al cinghiale si esegue solo la domenica, perchè i componenti della squadra sono tutti presenti. Gli effetti della caccia il giovedì sono stati controproducenti per la stessa Regione perchè oltre che a un prelievo venatorio ancor più limitato, è stato causa di disturbo anche per le battute della domenica, ben più impattanti sulla specie e ben più organizzate. Il cinghiale disturbato e non catturato il giovedì (pochi uomini, pochi cani, territori troppo grandi per un numero limitato di cacciatori) difficilmente si farà sparare nello stesso posto la domenica.
    4) Soluzioni per la prossima stagione.
    bisogna cercare di superare questo vincolo imposto dalla 157/92 dei 3 mesi di prelievo e ridistribuire le giornate concesse il giovedì, nelle domeniche da Settembre a Gennaio (Ossia consentire la caccia al cinghiale per l’intera Stagione Venatoria esclusivamente la domenica). I benefici sarebbero notevoli. La pressione venatoria si concentrerebbe maggiormente sul cinghiale che godono di un ottima consistenza faunistica piuttosto che su altre specie cacciabili.
    Inoltre bisognerebbe consentire per 3 giornate all’anno, sotto il controllo del Corpo Forestale dello Stato, delle battute di caccia nelle aree protette in modo tale da far uscire i suidi fuori da suddette aree e garantire un prelievo importante di esemplari nelle aree aperte alla caccia durante tutto l’arco della stagione.
    Allo stato attuale delle cose, in Sardegna, con le numerose aree protette (o porcilaie per cinghiali come mi piace definirle) la caccia in se pur garantendo un controllo della specie nel breve termine (in concomitanza con le esigenze produttive del territorio) pur con le migliaia di capi abbattuti a stagione, non garantisce quel beneficio utile per la biodiversità.

    • Riccardo Pusceddu
      maggio 6, 2016 alle 5:51 am

      Grazie per i complimenti pero’ non vorrei essere travisato sul fatto di far fare alla natura. Per quanto sia pur vero che l’uomo faccia parte della natura, egli esercita un’influenza sulla stessa troppo incostante. La natura funziona con tempi lunghi ed equilibri che si instaurano in lassi di tempo di decine di migliaia di anni e non di decenni e nemmeno di secoli. I lupi e forse le linci e le volpi, che sono i predatori naturali dei cinghiali, non raddoppiano di numero nel corso di un solo secolo. E non distruggono l’ambiente del cinghiale con le coltivazioni e non gli danno prospettive di cibarsi dei suoi coltivi. L’uomo fino ad ora e’ una scheggia impazzita della natura perché la sua influenza sui cicli naturali e’ troppo rapida (a causa dell’organo che lo contraddistingue da tutte le altre specie animali: il cervello – anche se il più delle volte non lo usa con la dovuta lungimiranza) e le altre specie non fanno a tempo ad evolversi per resistere alle nuove pressioni selettive esercitate dall’uomo.
      Detto questo, spero che si possa trovare un punto d’incontro tra cacciatori ed ambientalisti come me. I cacciatori hanno bisogno di capire meglio queste dinamiche naturali degli ecosistemi e gli ambientalisti dovrebbero smetterla di mettere l’accento sulla sofferenza causata agli animali. L’unica cosa che veramente importa e’ la preservazione e ora anche il ritorno degli ecosistemi alle loro naturali potenzialità (come il recente avvistamento del ghiro sardo che si credeva estinto). Più un ecosistema e’ sano, più specie contiene. Semplice. Tutto il resto e’ ideologia ingiustificata.

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