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Benvenuti rifugiati! Come le siepi possono difendere te stesso e gli “altri” animali dalle scorrerie dei predoni.


cartello "fondo chiuso - divieto di caccia"

cartello “fondo chiuso – divieto di caccia”

Sei proprietario o conduttore di un fondo rustico o di qualsiasi altro terreno incluso nel piano faunistico- venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia?

Se sì, questa volta, due piccioni con una fava puoi prenderli tu: con delle siepi campestri!

L’Art. 15, comma 8, della Legge 11 febbraio 1992 n.157 (“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”) recita testualmente:

L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati ai competenti uffici regionali. I proprietari o i conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse.”

Alla lettura di questo articolo, quello che le persone non immaginano è che l’“effettiva chiusura” può essere rappresentata non solo da una costosa recinzione perimetrale in rete metallica, ma anche da una semplice ed economica siepe campestre sufficientemente fitta e senza interruzioni.

siepe di Marruca (Paliurus spina-christi)

siepe di Marruca (Paliurus spina-christi)

Dopo che gli alberi e gli arbusti che compongono la siepe avranno attecchito e superato un metro e venti centimetri di altezza, l’appezzamento che si intende sottrarre alla gestione programmata della caccia dovrà essere identificato da tabelle lungo il perimetro con dicitura come quella in foto.

Infine dev’essere data comunicazione alla Regione, alla Provincia e all’Ambito Territoriale di Caccia.

Non è richiesta dalla legge la relazione di alcun tecnico.

Chiaramente “Nei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia è vietato a chiunque, compreso il proprietario o il conduttore, esercitare l’attività venatoria…” (art. 15 c. 6 L. 157/92)[1].

In presenza di più terreni confinanti, il “fondo chiuso” potrà essere istituito in modo tale da includere tutti gli appezzamenti, a formare così una sorta di poligono sul quale vige il divieto di caccia.

Le siepi campestri (così come fossi e canali) vengono considerate “tare” aziendali, improduttive, dagli imprenditori agricoli, alla stregua di cavedagne e bordi di strade.

Tuttavia le fasce tampone boscate sono di fondamentale importanza perché favoriscono le specie ornitiche (vedi immagine) e gli insetti pronubi (es. api) grazie all’inserimento di piante mellifere e di piante che producono frutti commestibili, influenzano il microclima (clima della zona circostante) e il clima globale, perché fissano il carbonio atmosferico (anidride carbonica) e così immagazzinano energia proveniente dal sole (fotosintesi clorofilliana), cedono ossigeno, riducono l’eccessiva evapotraspirazione (perdita di acqua dalla superficie del suolo dovuta all’azione combinata dell’evaporazione superficiale, direttamente dal terreno, e della traspirazione da parte delle piante) e in questo modo preservano acqua e sostanze nutritive, rallentano il flusso dei venti e il ruscellamento delle acque, preservando i suoli da fenomeni erosivi, biodegradano i composti organici della lettiera (ad opera dei microrganismi ospitati nella sottosiepe), hanno capacità filtranti, disinquinanti e metabolizzanti nei confronti di pesticidi e concimi (nutrienti tra cui azoto e fosforo) e in questo modo diminuiscono i fenomeni di eutrofia (crescita abnorme di alghe, ecc.) e conseguentemente prevengono la mancanza d’ossigeno nei corsi d’acqua: i batteri decomponendo le alghe morte (e non solo) consumano l’ossigeno del corpo idrico con conseguente moria di invertebrati e pesci.

siepe di Fico d'India, invalicabile

siepe di Fico d’India, invalicabile

Non da ultime, le siepi campestri, offrono movimento e continuità paesaggistica tra bosco, aree coltivate ed edificato.[2]

Le siepi campestri a fini ambientali e anticaccia potranno essere costituite da soli cespugli (posti fra loro ad una distanza massima di 1 m e minima di 0,5 m) o, preferibilmente, da cespugli intercalati a piante di alto fusto: le piante arboree eventualmente inserite devono stare ad una distanza minima di 5 m una dall’altra per potersi sviluppare. La siepe può essere messa a dimora in filare singolo ma anche doppio, triplo, ecc. prevedendo una distanza variabile dai 2 ai 6 metri da filare a filare.

Chiaramente più ravvicinati sono gli arbusti e gli alberi tra loro e gli eventuali filari multipli, più aumenta l’effetto e l’efficacia dello sbarramento anticaccia, ma aumenta anche la competizione tra le piante e diminuisce la loro possibilità di singolo sviluppo. Per aumentare ulteriormente il valore ecologico della siepe, alla base di essa, può essere tenuta una fascia di rispetto inerbita di larghezza variabile (ottimo sarebbe di 2-6 m). Tale fascia può essere collocata su entrambi o su un solo lato della siepe (la fascia posta unicamente verso l’interno dell’appezzamento, protetta dalla siepe, migliora la difesa anticaccia) e può essere seminata con un miscuglio di specie prative appartenenti a Leguminose o Graminacee: ad esempio loietto perenne (Lolium perenne), specie del genere Festuca (Festuca sp.), dattile/erba mazzolina (Dactylis glomerata), erba medica (Medicago sativa), specie di trifoglio (Trifolium sp.), ecc.

C’è la possibilità di scegliere tra tante e diverse colture erbacee di interesse per la fauna selvatica (vedi tabella).

colture erbacee di interesse per la Fauna selvatica

colture erbacee di interesse per la Fauna selvatica

Grande è la scelta anche tra gli arbusti che potranno comporre la siepe campestre anticaccia e a fine faunistico – ecologico: rosa canina (Rosa canina), ligustro comune (Ligustrum vulgare), prugnolo selvatico (Prunus spinosa), sanguinella (Cornus sanguinea), sambuco comune (Sambucus nigra), spino cervino (Rhamnus cathartica), frangola (Rhamnus frangula), berretta del prete (Euonymus europaeus), lantana (Viburnum lantana), pallon di maggio (Viburnum opulus), nocciolo (Corylus avellana), corniolo (Cornus mas), ecc.

Infine gli alberi possono appartenere a specie come: farnia (Quercus robur), frassino minore (Fraxinus oxycarpa), frassino maggiore (Fraxinus excelsior), acero campestre (Acer campestre), noce bianco (Juglans regia), ciliegio (Prunus avium), carpino bianco (Carpinus betulus), olmo campestre (Ulmus minor), gelso nero (Morus nigra), melo selvatico (Malus sylvestris), salici (Salix sp.), platani (Platanus sp.), pioppo nero (Populus nigra), pioppo bianco (Populus alba), ecc.[3] Si tenga presente che platani, pioppi e salici, proprio perché economici e facili da propagare, sono già molto presenti sul territorio e pertanto si consiglia di non abusarne, in modo da aumentare la diversità floristica e quindi faunistica dei luoghi.

siepi campestri e biodiversità

siepi campestri e biodiversità

Al fine di istituire un “fondo chiuso” rimane molto importante non dimenticare che la siepe dovrà avere l’effetto di una barriera invalicabile per gli uomini (proveranno a violarla), e non invece per gli animali selvatici, in special modo i mammiferi (lepri, tassi, volpi, caprioli, ecc.).

Diventa quindi importante prevedere un abbondante inserimento di piante spinose: un arbusto come il biancospino (Crataegus monogyna) oltre ad essere spinescente fa un’abbondante fioritura interessante per gli insetti bottinatori e tante bacche appetite dagli uccelli. Inoltre ha una ramificazione da arbusto (non si “svuota” sotto…se non lo tagli…) ma cresce in dimensioni tipiche degli alberi.

Una pianta davvero a prova di intruso è la marruca (Paliurus spina-christi) i cui fiori gialli sono amatissimi dalle api. Si tenga però presente che questo arbusto è efficace al punto che potrebbe bloccare anche la fauna selvatica, per cui non bisogna abusarne e bisogna tenerne conto in fase di progettazione della siepe.

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Un’altra pianta spinosa è il crespino (Berberis vulgaris).

Va poi considerato che la caccia, includendo pre-aperture e postici, viene praticata da settembre a febbraio: le siepi in quel periodo si “svuotano” perdendo le foglie e bisogna tenerne conto in fase di progettazione in modo da garantire l’effetto barriera anticaccia anche nei mesi autunnali ed invernali.

Per chi viene sorpreso a cacciare in un fondo chiuso, regolarmente tabellato e con i necessari requisiti (art. 15, comma 8, L.157/92) la sanzione è di 206 € e c’è il sequestro degli animali uccisi. In caso di ripetizione, la sanzione diviene di 516 € e c’è la sospensione della licenza di caccia (art. 31, comma 1°, lettera f) L.157/92).[4]

Con una siepe campestre e l’istituzione di un fondo chiuso avrete l’occasione di migliorare l’ambiente, la vita degli animali, la vostra vita, quella dei vostri campi e terrete lontano il piombo inquinante dalla vostra proprietà[5]. Cosa aspettate?

Gruppo d’Intervento Giuridico e Coordinamento Protezionista Padovano sono a disposizione, per quanto possibile, di tutti quegli imprenditori agricoli o semplici proprietari di terreni che intendano voltare pagina cominciando ad immaginare una compatibilità tra agricoltura, animali selvatici e ambiente naturale.

Confrontiamoci, chiedeteci, scriveteci o raccontateci le vostre esperienze anche con l’aiuto di fotografie:

grigveneto@libero.it, protezionismo.padova@gmail.com, grigsardegna5@gmail.com

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Venetocartello divieto di caccia - fondo chiuso

Coordinamento Protezionista Padovano

_____________________

[1] https://gruppodinterventogiuridicoweb.files.wordpress.com/2012/09/caccia-chiusura-del-fondo-privato-e-divieto-di-accesso-ai-cacciatori.pdf

[2] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/04/09/expand-and-die-il-sogno-americano-dellagricoltore-veneto/

[3] Nota bene: le specie proposte valgono prevalentemente per il Veneto e in particolare per la Provincia di Padova.

[4] https://cdn1.regione.veneto.it/alfstreaming-servlet/streamer/resourceId/5b228367-1ef3-4c24-852f-0f33fc95a5f0/prontuario_operativo_caccia.pdf

[5] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/03/28/chi-pulisce-i-rifiuti-di-federcaccia-e-dei-cacciatori/

 

Merlo (Turdus merula)

Merlo (Turdus merula)

(foto per conto GrIG, M.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. luglio 9, 2016 alle 8:11 am

    E nel caso di danni prodotti dalla fauna selvatica é possibile richiedere l’indennizzo?

  2. Carlo Forte
    luglio 9, 2016 alle 9:40 am

    Scusa Grig,vale anche se il terreno è un semplice fondo che non rientra nel piano faunistico venatorio?

  3. M.A.
    luglio 9, 2016 alle 10:05 am

    Ben vengano iniziative del genere GRIG!! Speriamo che il greening inserito nella nuova PAC in Sardegna, sia sfruttato a dovere dai conduttori dei fondi agricoli. Eliminare le schifosissime reti metalliche dalla campagna e creare delle belle siepi offrirà degli aspetti positivi alla fauna selvatica. Una rete di un metro si scavalca, la siepe no. Io, cacciatore, sarei ben felice di stare fuori da un fondo recintato con delle siepi. Nella siepi caccio da anni i conigli.
    Dentro la siepe entrano i cani per scovare i conigli, non i cacciatori 🙂 , che restano fuori dal fondo, aspettando lo spezzatino che schizza fuori a 160 km/h

  4. Daniele
    luglio 9, 2016 alle 11:41 am

    Non sopporto chi caccia nei miei 2ettari dibosco ma mi sembra ,chiudersi” in un castello” ,promuovere confini senza parlarne con chi vuol passarli per “usare un sistema a parer mio , la caccia, da attuare solo in aree idonee” e preposte come già viene fatto. Voi da giuridici credo la state dando vinta a un sistema da limitare( sparare in un terreno altrui)..se avete bisogno di consigli per conoscere nuove alternative contattatemi ma non obbligate chi passeggia pacifico sulla terra a trovare sbarramenti

    • luglio 9, 2016 alle 2:40 pm

      noi, Daniele, ti stiamo offrendo una possibilità di nen trovarti i cacciatori sul tuo terreno.

      • Daniele
        luglio 9, 2016 alle 3:08 pm

        Lo so è un alternativa ma pensate l assurditá di riempire terre di reti e cartelli? Sono i cacciatori i viziosi che dovrebbero andare in zone recintate non noi. É un po’ come aver perso il monopolio degli alimenti( come parola) aggiungendo Biologico. Sarebbe più giusto che gli alimenti trattati avessero l obbligo loro dell aggiunta specifica. Grazie

  5. Maurizio Masia
    luglio 9, 2016 alle 3:51 pm

    Sono da sempre convinto che le siepi di fico d’india potrebbero, oltre che tenere fuori i “bipedi indesiderati”, fungere da efficace barriera tagliafuoco. Che ne dite, è una convinzione insensata (basata soprattutto sul fatto che sia una pianta ricca d’acqua e che quindi possa resistere al fuoco per un discreto lasso di tempo), o potrebbe funzionare?

  6. Mara
    luglio 11, 2016 alle 4:30 pm

    Anche io penso che le siepi di fico d’india siano assolutamente le migliori. Resta il fatto che quasi tutti i proprietari di piccoli fondi, vigne, orti le hanno estirpate per far posto alle orrende recinzioni in fil di ferro. La siepe di fico d’india richiede regolare potatura e manutenzione, solo i nostri padri e nonni avevano la pazienza necessaria…
    Però che splendore era la Sardegna 40 anni fa, con solo muretti a secco e filari di fichi d’india ad interrompere lo sguardo su paesaggi incantevoli! E lepri e conigli abitavano tane sontuose, per la gioia di M.A. 🙂
    Son d’accordo con Daniele con l’assurdo rovesciamento dell’onere di notifica.

    • Daniele
      luglio 12, 2016 alle 6:02 pm

      Io credo che la mancanza venga da chi è preposto alla tutela dei valori che le parole cercano di determinare…la Accademia della crusca non si confronta con la politica che attua a discrezione di chi è al potere letture falsate di termini opinabili( proprietà, biologico ecc)

      • Mara
        luglio 12, 2016 alle 6:51 pm

        Scusa Daniele, il tuo discorso è ineccepibile… ma non capisco cosa c’entra con le siepi di fico d’india. My default?

      • Daniele
        luglio 12, 2016 alle 10:00 pm

        Anche a me piacciono le siepi ma non l obbligo di piantarle. Per questo, nella speranza che qualche responsabile (anche informale) della cultura in uso si faccia avanti ho presentato la mia idea.

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