Piccole discariche crescono, a Ploaghe.


Ploaghe, Cantarisone, discarica abusiva

Ploaghe, Cantarisone, discarica abusiva

Ci sono usanze che, in Sardegna, probabilmente non si estingueranno mai, come se fossero incise nel dna dei sardi.

Tra queste, c’è senza ombra di dubbio, il tradizionale “abbandono dell’àliga dove capita”, ossia l’abbandono dei rifiuti ovunque, preferibilmente in zone di campagna o sul ciglio della strada, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Non esiste un angolo della nostra meravigliosa Isola, nel quale non si trovino i segni di questa usanza, da nord a sud, da est a ovest, sarà inevitabile imbattersi in un sacchetto dei rifiuti, in un lavandino sbreccato, in una cucina a gas ormai inservibile, in qualche lastra in amianto vintage.

Una delle ultime segnalazioni che l’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico ha ricevuto al riguardo, arriva da Ploaghe (SS) dove un variegato cumulo di rifiuti emerge lungo la strada vicinale Ploaghe–Cantarisone, a ridosso della strada Sassari – Olbia (località Cantarisone) tra Ploaghe ed il bivio per Ardara.

Ploaghe, Cantarisone, discarica abusiva

Ploaghe, Cantarisone, discarica abusiva

L’associazione ha quindi inoltrato (2 novembre 2015) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni competenti (tra le quali il Comune di Ploaghe, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, i Carabienieri del N.O.E., la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari.

In ogni caso l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati (art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.): il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull’area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale.    Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d’ufficio l’amministrazione comunale in danno degli obbligati.

Particolare gravità riveste l’abbandono di lastre in eternit: si ricorda che sono costituite da un impasto di cemento e amianto e possono rilasciare fibre di amianto se abrase, perforate, spazzolate o se deteriorate, con gravi conseguenze per la salute delle persone che ne vengono a contatto (è, infatti, dimostrato che anche bassissime esposizioni a polveri di amianto possono indurre un preciso tumore polmonare, il c.d. mesotelioma pleurico). Per tali motivi, il nostro ordinamento prevede specifiche modalità per lo smaltimento delle lastre realizzate con fibre di amianto (legge n. 257/1992 e s.m.i.).

Sarebbe proprio il caso che tali danni e pericoli per l’ambiente e la salute pubblica venissero rimossi da un’area agricola e presso un invaso idrico di uso pubblico.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica un solerte intervento da parte delle Autorità competenti a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Ploaghe, Cantarisone, discarica abusiva

Ploaghe, Cantarisone, discarica abusiva

 

(foto N.V., archivio GrIG)

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  1. capitonegatto
    novembre 4, 2015 alle 9:33 am

    Se fai presente situazioni simili in comune ti prendono per marziano !! La forestale potrebbe sanare questi scempi, intimando ai sindaci ” marziani ” di intervenire.

  2. Terrae
    novembre 4, 2015 alle 10:32 am

    GrIG, ma la vostra è proprio una fissa.

    Chiamare aliga tutto quel bendidio che decora i bordi delle nostre strade e caratterizza tante belle contrade di Sardegna è non aver capito che noi, che “passavamo sulla terra leggeri”, scoppiamo d’orgoglio identitario nel lasciare a futura memoria significative tracce della nostra esistenza.

    È un generoso preparare il futuro a coloro di cui noi oggi siamo il passato, emancipando, finalmente, la nostra storia e la nostra archeologia oltre i nuraghi.

    È, tutto questo buttare rumenta per strada in faccia agli altri, la negazione del nostro stereotipato piangerci addosso; un inno alla gioia di avere avuto e di avere ancora, cantato per fare il crepo ai paesani invidiosi; un’epifania dell’opulenza:
    “Butto, dunque sono!”

    In quei cumuli così vituperati, oltre la storia, oltre l’etica sociale, c’è tanta partecipazione democratica: ognuno contribuisce portando quello che può; è forse l’aliga abbandonata davanti al cancello dell’ecocentro dalla povera vedova inferiore alla rumenta del ricco impresario, scaricata nelle cunette a bordo strada? (qualcosa m’ispira)

    Altro che “Sardegna fatti bella”, ajò!

  3. novembre 4, 2015 alle 3:03 pm

    da L’Unione Sarda, 2 novembre 2015
    Ploaghe, denuncia degli ambientalisti contro le discariche abusive: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/11/02/ploaghe_denuncia_degli_ambientalisti_contro_le_discariche_abusive-68-443242.html

    ____________________________________________________________

    da Sardinia Post, 3 novembre 2015
    Ploaghe, piccole discariche (di amianto) crescono: la denuncia del Grig: http://www.sardiniapost.it/cronaca/ploaghe-piccole-discariche-di-amianto-crescono-la-denuncia-del-grig/

    ________________________________________________________________

    da Sassari News, 2 novembre 2015
    Una delle ultime segnalazioni che l’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico ha ricevuto arriva da Ploaghe dove un variegato cumulo di rifiuti emerge lungo la strada vicinale Ploaghe–Cantarisone, a ridosso della strada Sassari – Olbia (località Cantarisone) tra Ploaghe ed il bivio per Ardara.
    Discarica di eternit a Ploaghe: http://notizie.sassarinews.it/n?id=97950

  4. Terrae
    novembre 4, 2015 alle 6:09 pm

    Mi chiedo se mai sia stato fatto un catalogo pubblico delle discariche abusive, e se no perché non provare a farlo.

    Penso ad un catalogo fotografico georeferenziato, sulla falsariga di Panoramio, in cui chiunque possa pubblicare le foto delle discariche abusive che sfregiano il territorio del proprio comune o di qualsiasi altro luogo, corredate di data, località, e di semplici ma precise didascalie descrittive della rumenta (= aliga = immondezza = rifiuti, scorie etc.) ritrovata.

    Tecnicamente si potrebbe chiedere di attivare un nuovo layer (strato cartografico) su un navigatore popolare come Google Eath (magari GrIG potresti sentirli proprio tu quelli di Google 😉 ).

    Un simile catasto di brutture localizzate, contraltare alle bellezze del territorio, potrebbe ottenere almeno questi risultati:

    1- la gara a chi scopre / denuncia più scempi sarebbe virale quanto i selfies e farebbe emergere in breve tempo la vera entità del problema discariche abusive.

    2- la pubblicazione dello scempio farebbe incarognire i sindaci e farli correre ai ripari per salvaguardare il buon nome dei propri Comuni, e

    3- farebbe pedalare coloro che sono preposti al controllo del territorio in quanto la pubblicazione circostanziata su uno spazio pubblico come internet equivarrebbe ad una pubblica denuncia (per la serie “non potevate non sapere”).

    4- La presenza dei rifiuti sul posto avrebbe una data certificata dalle fotografie.

    5- metterebbe (forse) qualche scrupolo nelle coscienze degli aligatori, cioè di coloro che, furbetti-disonesti-criminali, sono avvezzi a risparmiare sullo smaltimento regolare dei rifiuti.

    Dunque?

  5. novembre 5, 2015 alle 12:07 am

    E la SS125? lì siamo proprio di fronte a caddozzimine intercomunale. l’unione dei comuni di cui si parla in questi giorni qui è sancita dal caddozzimine a bordo strada. Tra territori di Sinnai Maracalagonis e Quartucciu non c’è una banchina di sosta libera dai rifiuti, che aumentano di settimana in settimana ovviamente, dato che sacchetto porta sacchetto.
    È che l’ultima volta stava piovendo, se no avrei fatto le foto e ve le avrei mandate. Se qualcuno passa di lì le faccia

  6. Mara
    novembre 5, 2015 alle 11:35 am

    I cumuli di immondizia nelle cunette e altrove sono una delle cose che più fa incazzare i cittadini “puliti” e anche i visitatori stranieri (quando non sono loro stessi a contribuire perché non trovano dove buttare i loro avanzi). Quest’estate in due casi ho incontrato stranieri (svizzeri + olandesi) che con sacchetto in mano raccoglievano la plastica lungo le spiaggie. Ma è un lavoro da Sisifo, benemerito e inutile. Devono essere le amministrazioni a tenere a bada i loro cittadini “caddozzi” e a ripulire i luoghi.
    Ottima l’idea di Terrae, un database pubblico sarebbe già un bell’incentivo e anche un deterrente. Che ne dici GRIG, si può fare? Da dove cominciamo? Io un paio di foto le ho già da parte…

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