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Fuga dalla guerra, verso la morte.


Bodrum (Turchia), Aylan, bambino in fuga dalla guerra annegato

Bodrum (Turchia), Aylan, bambino in fuga dalla guerra annegato

Aylan aveva solo 3 anni.

E’ morto annegato in fuga da Kobane, massacrata da quei delinquenti sanguinari dell’I.S.I.S.

E’ morta anche la madre e il fratellino di 5 anni.

E’ rimasto vivo solo il padre, ora vuole tornare nella distrutta città siriana per seppellirli, a casa.

Pensiamo anche a queste vicende quando vediamo questa massa informe di uomini, donne, bambini che arriva sulle nostre coste, ai nostri confini, nelle nostre stazioni.

Bodrum (Turchia), Aylan, bambino annegato in fuga dalla guerra

Bodrum (Turchia), Aylan, bambino annegato in fuga dalla guerra

Pensiamo anche a queste vicende quando vediamo l’ipocrito voltafaccia di troppi politici europei davanti al dramma che si vive sulle coste italiane, greche, spagnole.

Pensiamo anche a queste vicende quando vediamo in TV il solito leader della democrazia mondiale nonché premio Nobel per la pace che annuncia l’ennesimo sbarco della democrazia contro qualche fottuta tirannìa mediorientale.

Pensiamo anche a questo quando sentiamo il consueto commento tanto razzista quanto idiota.

Fino a quando dovrà continuare?

Stefano Deliperi

 

Bodrum (Turchia), Aylan, bambino annegato in fuga dalla guerra (foto Reuters)

Bodrum (Turchia), Aylan, bambino annegato in fuga dalla guerra (foto Reuters)

(foto Reuters, La Stampa)

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  1. settembre 3, 2015 alle 2:56 pm

    😥

  2. Nico
    settembre 3, 2015 alle 3:01 pm

    cazzo Stefano, queste foto sono un calcio nelle palle

  3. Occhio nudo
    settembre 3, 2015 alle 4:49 pm

    quanto fa male quella foto.

  4. settembre 3, 2015 alle 7:25 pm

    da Il Corriere della Sera, 3 settembre 2015
    Aylan, il bimbo morto sulla spiaggia. «La famiglia sognava il Canada».
    I media turchi: «Il bambino, di 3 anni, stava fuggendo con la famiglia da Kobane». La zia dal Canada: «Le autorità canadesi avevano rifiutato la richiesta di asilo». (Marta Serafini): http://www.corriere.it/esteri/15_settembre_03/aylan-bimbo-morto-spiaggia-famiglia-sognava-canada-b76b0cc6-5208-11e5-aea2-071d869373e1.shtml

  5. riccardo s.
    settembre 3, 2015 alle 7:44 pm

    ma perché anche voi pubblicate quelle foto? a cosa serve? le merde che non capiscono la necessità di accogliere questi disperati continueranno a non capire e certa gente ad assuefarsi pure alle immagini di morte…sarà questa una società dell’immagine ma per favore cerchiamo in primis con noi stessi di essere più umani di rispettare l’altro di spronare chi ci governa a soluzioni differenti a canali umanitari di modo che siriani,eritrei,somali, sudanesi etc…possano essere accolti senza dover pagare viaggi della morte alla criminalità, che possano venire con navi pagate da noi…. l immagini non servono.

  6. settembre 3, 2015 alle 8:05 pm

    purtroppo le immagini valgono più di mille e mille parole, chi ha una coscienza non può non esserne toccato. E magari può influire su chi ha responsabilità di governo. Forse quelle immagini riusciranno a salvare qualche altro bambino. Sarebbe già un grande risultato.

  7. Terrae
    settembre 4, 2015 alle 12:26 am

    Sono passate molte ore da quando ho visto queste foto la prima volta, eppure è tutto il giorno che le ho davanti agli occhi; i pensieri mi si affollano in testa e mi interrogano “dentro” benché oggi sia stata una giornata di lavoro veramente impegnativa. Eppure non sono riuscito ad articolare suono che non fosse il silenzio.
    Sul blog solo la rabbia di Stefano e i commenti a caldo di Evergreen e Nico raccontano che oggi, davanti a queste foto, in tanti siamo rimasti senza parole.
    Tutti i giorni purtroppo vediamo immagini, anche molto crude di bambini violati spietatamente dalle guerre, dalla povertà e dalla fame.
    Tutti i giorni, e lo sappiamo, e lo vediamo, dei bambini si ammalano o muoiono di stenti nelle carovane o nei lager dei trafficanti, così come annegano nella traversata del Mediterraneo.
    Ci sconvolge, ci rattrista, ci interroga le coscienze, si ma … queste foto sono diverse.
    Hanno qualcosa che è diverso e che riesce a penetrare dentro la carne con violenza. Nico sintetizza questa violenza come “un calcio alle palle” cioè un dolore capace di togliere il respiro e piegare anche il più resistente degli uomini.
    Ho provato a darmi una motivazione del perché queste foto sono capaci, in modo speciale, di sconvolgere e ammutolire.
    Il corpo esanime del bambino sulla battigia col viso affondato nella sabbia bagnata è di per sé sconvolgente.
    Il militare turco che sostiene quel corpicino tra le braccia è l’immagine della grandezza della pietà umana ma anche la conferma inequivocabile della perdita di una vita mai sbocciata e della sconfitta della speranza.
    Ma forse, molto più banalmente, quel bel bambino siriano è molto diverso da come ciascuno può immaginare sia una creatura in fuga da guerre o carestie, provato dalla durezza del viaggio, nutrito a stento con poco cibo di fortuna pagato a peso d’oro o barattato col proprio corpo da padri e madri dissanguati dai trafficanti di uomini. Bambini che abbiamo visto e che immaginiamo essere sempre malati, sporchi scalzi e con indosso vestiti laceri. E spesso immaginiamo il loro volto come africano.
    Il bambino adagiato dal mare sulla spiaggia di Bodrum esce da questo stereotipo. La sua mamma voleva che fosse in ordine quando sarebbero sbarcati a Kos, in Grecia, perché tutti capissero che la loro famiglia era gente per bene che solo chiedeva asilo all’Europa. Lui, Aylan, di appena tre anni, aveva indosso una maglietta rossa, un calzoncino corto e calzava un bel paio di scarpe. Per il suo ultimo viaggio.
    Così ce lo ha restituito il mare, così carino e dolce, così simile e così terribilmente uguale ai nostri bambini, il piccolo Aylan.
    Forse è proprio questo che inconsciamente ci ha ammutoliti e tolto il respiro … come un calcio alle palle.
    Benvenuto nei nostri cuori, piccolo Aylan.

  8. settembre 4, 2015 alle 2:59 pm

    A.N.S.A., 4 settembre 2015
    Il padre di Aylan a Kobane per seppellire figli e moglie.
    La foto di Aylan sconvolge il mondo. Morti anche mamma e fratellino. Il padre: “L’ho afferrato ma era morto”.
    L’immagine shock del bimbo siriano di 3 anni morto annegato e trovato sulla spiaggia in Turchia sconvolge e indigna il mondo: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/09/03/immigrazione-assalto-migranti-a-stazione-budapest-_ad718cfa-5a4f-4d57-81d9-fddfdc7dd88b.html

    __________________________

    da Il Corriere della Sera, 4 settembre 2015
    Putin: «Assad è pronto a elezioni e all’opposizione nel governo».
    Il presidente russo affronta anche il coinvolgimento della Russia nella lotta a Isis: «Prematuro, altre opzioni». E sui migranti: «Conseguenza delle politiche occidentali»: http://www.corriere.it/esteri/15_settembre_04/putin-assad-pronto-elezioni-all-opposizione-governo-36218940-52d7-11e5-b0d2-78763e7a893e.shtml

  9. M.A.
    settembre 4, 2015 alle 9:49 pm

    Ciao Grig, ho visto la foto e non sono riuscito a bloccare le dita che di getto toccano la tastiera dando libero sfogo ai miei pensieri. L’immagine del bambino che giace a terra esanime tra le onde deve rimanere impressa nella mente di tutti noi. Questa è lo specchio di una guerra che a sua volta è frutto di un periodo storico che io personalmente definisco il “controsenso storico”. Viviamo nell’epoca della globalizzazione, dove basta un click di mouse per unire due continenti, ma la realtà quella vera è differente; l’integrazione culturale è semplicemente impossibile, in quanto non è dettata da una nostra volontà ma viene dettata puramente da cause belliche e da esigenze economiche. La guerra che stiamo vivendo oggi è anche una guerra culturale, in cui la religione la fa da padrona.
    Obbedendo alle volontà delle religioni, gli esseri umani per secoli sono rimasti sottomessi ai potenti ed è stata impedita l’esercizio della libertà. L’inerzia del popoli è stata controllata dalla speranza e dalle promesse di una vita in paradiso e si è impedito, in questo modo, che si installassero i diritti civili e il potere delle maggioranze.
    In tal modo, la vita degli esseri umani è stata controllata dal dispotismo di pochi che, nascondendosi dietro una maschera spirituale, hanno regnato sui molti.
    Da qui nasce l’esigenza democratica o meglio l’acquisizione dei diritti e delle libertà che scevri totalmente da ogni sorta di legame o meglio di catena.
    Più mi guardo attorno e più mi rendo conto però che i valori su cui si basa una vera e matura democrazia sono sempre di natura spirituale perché annoverano la giustizia, la pace, l’amore tra gli uomini, la propensione al bene e alla tolleranza, l’eguaglianza dei cittadini. Esiste una stretta affinità tra democrazia e religione.
    E’ proprio vero..la storia è fatta di corsi e ricorsi storici. Chi ha combattuto per i nostri diritti, per la libertà individuali nonché per una democrazia ( anni ’68) oggi si sta mangiando le mani. Nel 2015 il confine tra democrazia e demagogia è sottilissimo e ci stiamo indirizzando in direzioni diametralmente opposte. Gli attuali scenari politici quali le barriere dell’Ungheria e dell’Inghilterra nei confronti dei profughi, non lasciano presagire nulla di buono. Sta nascendo l’esigenza di preservare la nostra cultura, e per cultura intendo: arte, letteratura, progresso scientifico che pur avendo radici greco-romane è stato contaminato e impregnato di cristianità. Filosofi, medici, politici frutto di ciò che siamo oggi erano cristiani. Difendere ciò che è cristiano significa difendere la nostra cultura. Il seme dell’odio nei confronti del diverso è stato piantato in Europa. Giorno dopo giorno si sta coltivando e la pianta che crescerà la conosciamo tutti.
    L’essere umano è come una pecora, e le pecore hanno bisogno di un pastore (sia esso spirituale che politico). Da agnostico, mi rendo conto di quanto sia stata importante la Chiesa, o meglio i valori cristiani, che pur facendo vivere le persone nel terrore imprimendo un controllo e speculandoci, tramandava valori per una corretta armonia sociale. Ora capisci perchè dico che l’integrazione è un utopia? Perchè per ottenere un mondo multietnico e integrato bisognerebbe presupporre che il genere umano debba vivere esclusivamente secondo l’ordine della pace e delle virtù sociali, ossia doveva pensare solo ed esclusivamente con la propria anima; ma la realtà dei fatti invece è un’altra e vuole che in situazioni estreme di natura sociale come questa, l’uomo pensa solo con il cervello, tralasciando tutta la sua umanità.

  10. Mara
    settembre 5, 2015 alle 6:02 pm

    Riposa in pace, piccolo Aylan. La tua vita è servita a scuotere le coscienze che han bisogno di molti calci nelle palle per sentire un po’ di dolore. Già si avverte un cambiamento di tendenza in Europa. Onore al fotografo che ha capito il valore di quelle immagini.

  11. NICO
    settembre 5, 2015 alle 8:43 pm

    Io credo che non era necessario come hanno fatto in molti pubblicare questa foto “cruda”, sopratutto per rispetto di quella piccola vittima.
    Vittima di una realtà di guerre dove qualunque siano le motivazioni ….ci saranno vittime.

    • Terrae
      settembre 6, 2015 alle 1:02 am

      Tantissimi anni fa, durante un evento organizzato per raccogliere fondi per la cura dei malati di lebbra, porgendo la sua offerta, una generosa signora della buona borghesia quasi implorava Raul Follereau (l’apostolo dei lebbrosi) di risparmiarle il disgusto e l’orrore che le provocava il vedere le immagini inviatele a supporto della campagna di informazione e sensibilizzazione, raffiguranti creature sfigurate dalla lebbra.
      Follereau, in buona sostanza, le rispose che prendersi cura di coloro che soffrono significa guardare in faccia la sofferenza con carità e amore prima ancora che con un’elemosina, che pure è necessaria.
      Se oggi la lebbra non e più il flagello che ha umiliato generazioni di persone, lo si deve anche a coloro che con ogni mezzo di comunicazione allora disponibile hanno aiutato noi tutti a non volgare la faccia altrove e contribuire all’eradicazione della lebbra da gran parte del mondo.
      Le foto del corpicino esanime di Aylan ci hanno messo davanti tutto l’orrore di cui è capace l’insipienza quando la si lascia a governare i destini degli uomini.
      Quelle foto non sono certo un miserabile esercizio di voyeurismo da rotocalchi pettegoli, ma la delicata toccante testimonianza di un evento luttuoso, e al contempo il drammatico racconto di eventi epocali che già sono un capitolo nella Storia dell’Uomo.
      Non c’è nulla di scabroso in quelle foto, nulla di indignitoso, nulla che offenda la memoria e la dolcezza del piccolo Aylan, ma che, invece, per l’indignazione e il cordoglio che hanno suscitato danno a quella morte inaccettabile il senso pieno del sacrificio.
      Davvero quelle foto non ci permettono di girare la testa altrove.
      Alla fotografa turca Nilufer Demir un sentito Grazie! per avere salvato il ricordo di Aylan all’oblio.

      • Terrae
        settembre 6, 2015 alle 1:03 am

        dall’oblio

  12. settembre 12, 2015 alle 12:14 am

    complimenti a Obama & Co.

    da Il Sole 24 Ore, 11 settembre 2015
    La guerra all’Isis non sarà la terza guerra mondiale. (Alberto Negri) (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-09-11/la-guerra-all-isis-non-sara-terza-guerra-mondiale–072848.shtml?uuid=ACUPXvv&refresh_ce=1)

    Nessuno ama Bashar Assad, neanche i russi e neppure gli iraniani: ma oggi appare il male minore, unica alternativa alla vittoria dei jihadisti. Non per questo Mosca, rafforzando il suo sostegno militare a Damasco, intende far esplodere la terza guerra mondiale, come sembrava sfogliando ieri le prime pagine di alcuni giornali. Anzi la Russia, insieme all’Iran sciita, ha intuito che Assad non può vincere la guerra, e che serve trovare un compromesso per la transizione. Questo era il senso dell’offerta del Cremlino di costituire un coalizione internazionale contro lo Stato Islamico: ma è stata sdegnosamente respinta, come se qui dalle nostre parti avessero la soluzione in tasca.

    Qual è adesso il messaggio di Putin? Due anni fa Mosca, sostenuta dal Vaticano, ha usato la diplomazia per salvare l’amministrazione Obama da se stessa quando Washington era pronta a bombardare l’esercito di Assad per rispondere alle accuse (forse non vere) di avere usato i gas contro i civili. Questa volta l’unico modo in cui la Russia può evitare il disastro è mostrare che non intende scaricare
    il regime di Damasco.

    Di calcoli sbagliati in Siria l’Occidente ne ha fatti già abbastanza. L’idea che gli americani possano costituire sul terreno una forza moderata in grado di sconfiggere sia il Califfato che Assad si è rivelata un’illusione che come i raid aerei della coalizione serve soltanto a salvare la faccia. Una delle possibilità per venirne fuori, forse l’unica, è negoziare con i russi, gli iraniani e Damasco. La maggior parte dei ribelli “moderati” è fuggita insieme alla popolazione civile e i soldati addestrati dagli Stati Uniti sono stati sbeffeggiati dai miliziani, incapaci di competere con i jihadisti per potenza di fuoco,
    risorse e atrocità.

    La situazione sotto il profilo militare non è disperata ma assai critica e rivela tutte le contraddizioni occidentali. Le milizie dello Stato Islamico si trovano a meno di 30 chilometri dall’autostrada M5, la spina dorsale che collega il Nord e il centro della Siria e Damasco. Il regime ha in mano ancora un terzo del territorio con almeno 13-14 milioni di persone: la sua caduta può provocare ondate bibliche di profughi verso l’Europa con contraccolpi in tutta la regione, dalla Turchia all’Iraq, dal Libano alla Giordania al Golfo.

    I jihadisti hanno conquistato Palmira perché la coalizione anti-Isis, l’aviazione americana, non ha sganciato neppure una bomba contro il Califfato per non dare l’impressione di volere aiutare Assad. Non solo, dopo avere appoggiato i curdi in funzione anti-Isis, l’Occidente li ha lasciati in balìa di Erdogan che con l’obiettivo di combattere il Pkk sta colpendo in realtà tutto il movimento curdo e anche il partito politico Hdp entrato in Parlamento nel giugno scorso: in Anatolia del Sud Est c’è il coprifuoco, non si esclude un rinvio delle elezioni anticipate previste il primo novembre. Si profila una crisi seria in un bastione della Nato.

    Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia continuano a sostenere che Assad se ne deve andare e allo stesso tempo dichiarano che vogliono colpire i jihadisti dello Stato Islamico. Ma è evidente che non si può combattere il Califfato e allo stesso tempo il suo avversario. A meno che Londra e Parigi non intendano comportarsi come la Turchia di Erdogan che con il pretesto della guerra al Califfato bombarda sistematicamente dei curdi, i più strenui nemici dei jihadisti.

    La comunità internazionale sembra colpita da una sorta di sdoppiamento della personalità che determina comportamenti fortemente contraddittori di fronte all’Isis e a quanto accade nel Mediterraneo. Per questo il governo italiano, pur criticando Mosca, si tiene alla larga: forse potrebbe pretendere che francesi e inglesi bombardino il Califfato anche in Libia, la cui presenza è una delle conseguenze delle loro spericolate iniziative. Ma l’Occidente è in grado di dare una risposta credibile alla guerra in Medio Oriente? Il sospetto è siamo davanti a un’altra storia sbagliata. A parole gli Stati Uniti e l’Europa dicono di non volere cambiare i vecchi confini, nei fatti sono mutati da un pezzo e le potenze regionali si comportano di conseguenza. I profughi siriani arrivano da una frontiera che è già Califfato.

    È questo uno dei motivi chiave perché le iniziative militari anti-Isis hanno avuto scarso successo: alla guerra degli occidentali manca l’obiettivo politico. François Hollande afferma che Assad se ne deve andare ma il presidente francese non ha la minima idea di chi mettere al suo posto, a meno di non volere riciclare i jihadisti che vuole combattere e consegnargli la Siria. Così come non si sapeva con chi sostituire Saddam nel 2003 e Gheddafi nel 2011. L’impressione è che gli Stati e l’Occidente non siano ancora usciti dalla macchina infernale delle guerre senza senso innescata dagli attentati dell’11 settembre 2001: l’anniversario di oggi dovrebbe indurci a qualche riflessione.

    • Terrae
      settembre 12, 2015 alle 12:06 pm

      Condivido pienamente TUTTO.
      Gli americani non hanno mai capito nulla del Mediterraneo e del mondo islamico, e dei delicati equilibri tra le comunità religiose ed etniche, così come è un grave errore non considerare la Russia un paese di cultura occidentale.
      Evidentemente c’è chi nelle stanze dei bottoni ha nostalgia della guerra fredda, e nulla ha insegnato il fallimento della strategia anti sovietica in Afganistan. Quella politica ha resuscitato istanze medievali latenti nel mondo islamico, e ha dato armi, esperienza e finanziamenti a chi oggi è il maggiore nemico del mondo civile. Tutto il mondo civile.
      Alle nostre porte, non solo moltitudini di persone in fuga, ma anche orde di fanatici …
      E a gestire la situazione governanti supponenti, inetti, o al più pronti ad approfittare del caos per far girare un po’ di soldi o togliersi di torno qualche fastidio come fa la Turchia coi curdi.

      • M.A.
        settembre 12, 2015 alle 1:29 pm

        Condivido terrae..non dimentichiamoci che la politica estera americana è sempre stata fondata sul dio denarao, non certo sulla salvaguardia dei valori umani. La manovra politica della Germania della pseudo accoglienza dei siriani, mi sembra quasi la tratta degli schiavi 2.0 in versione moderna. Altro che solidarietà, piuttosto che farci fare figli, si sta cercando manodopera specializzata a basso costo, impiegata in quelle mansioni umili denigrate dalla maggiorparte di chi vive negli agi del benessere, ma di cui abbiamo fortemente bisogno per carenza e mancanza di ricambio generazionale. Tutto ció sulla pelle di quelle persone in cambio di ospitalità, mica per principi di accoglienza o di umanità
        e nemmeno per concedere una nuova vita dignitosa a loro, ma una pensione sicura a noi! Una nuova versione del “razzismo” democratico utilizzato per colmare un vuoto. In Sardegna a quando una nuova generazione di servi pastori, scalzatori di vigne, raccogli pietre per muretti a secco assunti dai pastori sardi?

  13. Pietro.
    settembre 12, 2015 alle 3:05 pm

    Forse non ve ne siete accorti,ma la TERZA GUERRA MONDIALE è iniziata da un pezzo.I forni crematori sostituiti dai barconi o dai tir.

    • Mara
      settembre 12, 2015 alle 9:14 pm

      Caro Pietro, finché noi fortunati pranziamo e ceniamo tutti i giorni, andiamo al cinema, facciamo le vacanze e se stiamo male ci curano in ospedale… mi sembra sacrilego parlare di terza guerra mondiale. Chi ha 70 anni la guerra non l’ha mai conosciuta qui in Europa. Con un minimo di lungimiranza, decisione, concordia e generosità, tutto questo sconcio dolore potrebbe cessare in poco tempo.

      • M.A.
        settembre 12, 2015 alle 9:46 pm

        Ciao Mara, parli di valori che non sono annoverati nella legge di Dio Denaro. Il profitto si scontra contro tutto ciò. E se per risollevare il PIL servono immigrati o profughi da occupare in settori da noi snobbati, dimenticati o peggio denigrati..per i governi democratici parte l'”accoglienza”. Ma accoglienza de che? Integrazione de che?? Questi poveri verranno sfruttati in cambio di un tozzo di pane per garantire una vita agiata di pensioni, cinema e ospedali a noi visi pallidi!

      • Mara
        settembre 13, 2015 alle 6:37 pm

        Ciao M.A. carissimo, sai che ti dico? Non mi piace più vivere in questo mondo. Persino la foto del piccolo Aylan si è rivelata “costruita” per fare più effetto.

  14. M.A.
    settembre 13, 2015 alle 7:05 pm

    Già. Non posso che darti ragione con l’unica differenza che, se Dio vuole, io ho molti anni da trascorrere in questa terra di mezzo.

  15. Fabrizio De Andrè
    settembre 14, 2015 alle 11:01 am

    Perchè Mara dici così……bisogna epurare,lottare per i propri diritti,a muso duro senza paura.Se ci fosse nel sociale un’opposizione vera,pacifica ma contraria allo schifo che ci impongono,si potrebbe cominciare a sperare in un cambiamento.Ma se continuiamo a manifestare il nostro dissenso con un “mi piace o non mi piace”,dubito che si potrà sperare in una inversione di rotta.Cominciamo a spegnere la TV,sarebbe il primo passo.

    • Mara
      settembre 14, 2015 alle 6:29 pm

      Caro Fabrizio, per spegnere la TV dovrei prima accenderla… Forse ho dato l’impressione di aver accettato la disfatta ma non è così. Lotto tutti i giorni, a cominciare dagli insulti che ricevo quando dico a qualcuno che NON bisogna gettare le cicche o altro per strada. Però mi devi dare atto che in questi ultimi vent’anni il mondo sta diventando uno schifo, e non solo a causa del dio denaro. Mancano proprio le nozioni basilari di educazione civica, di reciproca tolleranza, di onestà. Se ci penso mi sento stanchissima, proprio perché ho sempre creduto nella fondementale bontà dell’essere umano ed ora sono costretta a ricredermi. A quasi 70 anni…

      • Fabrizio De Andrè
        settembre 15, 2015 alle 9:58 am

        Era un messaggio spegnere la TV,Mara,non una imposizione.In quanto a quello che dici hai perfettamente ragione,”IL MONDO È MIO”urlava un personaggio dei cartoni e nel quotidiano la storia è la stessa.Io è da un pò che non ho più fiducia nel genere umano,nelle masse perlomeno,strumento nelle mani del potere.Ciao mara, buona fortuna.

  16. M.A.
    settembre 14, 2015 alle 11:36 am

    Io sono tendenzialmente pessimista, forse perché ho smesso da tempo di essere idealista. Stiamo rivive no ciò che abbiamo vissuto in un epoca passata sotto la luce di altri colori, ma la sostanza non cambia.
    Cosa significa accogliere e integrare? Significa rinunciare alla propria identità culturale e religiosa per un mondo multietnico, significa dare pare opportunità a chi se lo merita significa saper RINUNCIARE. Non ci devono essere dei diritti di nazionalità. In una facoltà a numero chiuso, un italiano (o europeo) dovrebbe essere in grado moralmente di rinunciare ad un posto per il figlio in favore di un ragazzo siriano che possiede delle qualità in più. Accogliere, a grandi linee significa questo è non rimpiazzare una manodopera persa per incrementare il PIL di uno Stato, barattando un lavoro in cambio di “ospitalità”..si passa dall’accoglienza ad una forma di schiavismo 2.0. Quanti italiani sarebbero disposti ad accogliere? Dai più “destrosi” fino ai più “sinistrati”, sono pochissimi in proporzione quelli che rinuncerebbero alla propria condizione in favore di un mondo multietnico.

  17. Pietro
    settembre 14, 2015 alle 3:49 pm

    Azzo,che apertura mentale.

    • M.A.
      settembre 14, 2015 alle 4:57 pm

      È vero Pietro.. è un problema di apertura mentale (e di interessi personali). Non so te, ma io ho conosciuto molta gente che si riempiva la bocca di tante belle parole e di tanti bei valori..di ogni fazione politica e di diverse ideologie; ma quando in fin dei conti si vanno a toccare interessi personali e condizioni privilegiate (perché è questo che siamo noi oggi)…si alzano le barriere e si sta nella difensiva!

  18. Terrae
    gennaio 19, 2016 alle 2:43 pm

    Se Aylan fosse sopravvissuto sarebbe stato un (maiale) molestatore come quelli che hanno agito in Germania nella notte di Capodanno.

    Senza ritegno alcuno, senza vergona, senza morale, senza un briciolo di ragione che lo giustifichi, ancora una volta, il periodico “satirico” francese Charlie Hebdo pubblica una vignetta che viola le più elementari, basilari regole della convivenza civile e l’essenza stessa della dignità e della sacralità della persona umana, arrivando ad offendere anche la memoria di una creatura senza colpa già vittima della violenza e del pregiudizio che la satira dovrebbe, invece, aiutare a sconfiggere.

    Questa bruttura sul piccolo Aylan Kurdi è uscito dalla mente e dalla matita di Laurent Sourisseau (in arte Riss), già ferito nell’attacco terroristico di un anno fa al Charlie Hebdo.

    Abbiamo tutti difeso il diritto di espressione quale diritto fondamentale della Persona e quale diritto irrinunciabile delle nostre società democratiche.

    Lo abbiamo fatto con passione, in tantissimi pur biasimando l’attività provocatoria di Charlie; lo abbiamo fatto nella convinzione che il nostro buon vivere sia strettamente dipendente dalla nostra libertà e dal libero contributo intellettuale, lavorativo e morale che ciascuno può dare proprio in virtù della specificità e della diversità di cui è portatore.

    Ma tra queste specificità non può avere asilo la bruttura, lo sfregio, la mortificazione dell’altro, chiunque egli sia.

    Di tutto si può ridere, su tutto si può fare satira, perché anche questo è uno strumento utile a far maturare il proprio punto di vista, a tenere conto delle diversità, a ricordarci che il mondo non può essere fatto a nostra personale immagine e somiglianza, ma che ciascuno è chiamato a essere mondo insieme agli altri uomini e alle altre creature, e che il mondo è di tutti e per tutti.

    Ciascuno ha (o non ha) una Fede, un Credo su cui costruire la propria esistenza, un orizzonte a cui anela e verso il quale volge la propria vita; sentimenti profondi dell’interiorità di una persona, magari non condivisi da altri, magari per altri irrilevanti, sciocchi, risibili, ma volti comunque al bene di tutti e che, proprio per questo, nessuno ha il diritto di fare oggetto di vituperio, ostracismo, condanna al silenzio, e persino di desiderio di distruzione del diverso da sé.

    Sta qui il valore immenso e prezioso di una società laica, che tutti accoglie per il bene di tutti, ma che condanna e ripudia chi coltiva il seme del male nella discordia e nella sopraffazione dell’altro.

    Quando disegna un Dio terrorista, quando irride per offendere, quando non si fa scrupolo di provocare il peggio, non vedo laicità nell’azione di Charlie Hebdo, ma solo l’operare irresponsabile, volgare, supponente e prevaricatore di soggetti dediti più a provocare reazioni (meglio se eccessive e scomposte) che a sollecitare discussione e dialogo costruttivo.

    Quasi una gara a chi è più capace a incarognire il mondo, a chi è più intelligente a provocare lo stomaco altrui, anche violando la dignità e l’innocenza di un bambino, sino all’abisso e all’aberrazione morale, in un miserabile gioco di autoreferenziazione per riconoscersi membri di un clan, come adepti ad una religione “contro”, che ne comprime pesantemente le coscienze.

    Laurent Sourisseau e i suoi compagni in Charlie Hebdo sono semplicemente schiavi dei propri pregiudizi e di un foglio bianco da riempire.

    • Mara
      gennaio 21, 2016 alle 8:47 am

      GRANDE post, Terrae. Grazie.

      • Terrae
        gennaio 21, 2016 alle 2:50 pm

        Sei sempre generosa.
        Grazie a te.

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