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Il consumo del suolo. L’ISPRA e Paolo Pileri lo raccontano e lo spiegano.


 

Veneto, opere di urbanizzazione allagate

Veneto, opere di urbanizzazione allagate

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) ha presentato il 6 maggio 2015 a Milano, presso l’EXPO 2015, il Rapporto 2015 sul consumo del suolo in Italia.

Eccolo qui: Rapporto I.S.P.R.A. 2015 sul consumo del suolo in Italia.

Per la prima volta sono disponibili dati e cartografia ad altissima risoluzione per avere un quadro completo sul livello di antropizzazione e di trasformazione dei terreni.

Quasi il 20% delle coste italiane, oltre 500 Kmq., l’equivalente dell’intera costa sarda, è considerato irrimediabilmente perso. Spazzati via anche 34.000 ettari all’interno di aree protette, il 9% del territorio di zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di laghi e fiumi. L’invasività del cemento va oltre l’immaginazione, arrivando a consumare anche il 2% di zone considerate inaccessibili come montagne, aree a pendenza elevata e zone umide.

Ma si tratta di fenomeno che vanno spiegati.     Lo ha fatto Paolo Pileri, docente al Politecnico di Milano.

 Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Veneto, consumo del territorio

Veneto, consumo del territorio

CHE COSA C’È SOTTO?  Leggere Paolo Pileri nella realtà che ci circonda.

“Che cosa c’è sotto – Il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo” è il nuovo libro di Paolo Pileri, docente di “usi del suolo ed effetti ambientali” al Politecnico di Milano.

Un libro divulgativo di grande valore, un’analisi chiara e completa sul consumo di suolo in Italia, e per questo dolorosissima.

Un libro che tutti gli italiani dovrebbero possedere ed interiorizzare: conoscenza, consapevolezza e coscienza, come direbbe Pileri.

Quanto tempo ci resta per acquistarlo? Sicuramente meno di 200 anni, il tempo in cui gli italiani avranno distrutto le proprie vite; l’era di interminabili carestie, inquinamento e rifiuti.

Circa 2 secoli è il tempo che gli italiani impiegherebbero, all’attuale ritmo cementificatorio (8 m2 al secondo) per seppellire tutti i 6 milioni di ettari di suolo pianeggiate coltivabile di cui ancora dispongono.

Ma dall’esame di Pileri sembra emergere che il cannibalismo del territorio non è ascrivibile interamente alla Plutocrazia dei Poteri forti, come spesso ci si racconta in cerca di autoassoluzione: il Bel paese è saccheggiato dai suoi stessi abitanti che dicono di volergli bene.

Ne è la prova il fatto che degli 8.048 comuni italiani, più del 70% non supera i 5.000 abitanti ed ha in gestione il 54% del territorio e del paesaggio nazionale.

Veneto, consumo del territorio

Veneto, consumo del territorio

Cosa significa?

Significa che la rapina dell’Italia comincia in un consiglio comunale composto da 6 – 7 persone (tale è il numero dei membri del consiglio in moltissimi comuni sotto i 5.000 abitanti) che non comprendono la portata delle loro azioni e negano le loro responsabilità.

Significa che in un comune sotto i 5.000 abitanti si conoscono tutti e il voto di scambio è la regola.

E sono proprio le logiche clientelari e familistiche, unitamente all’aumento della rendita fondiaria dovuto ai cambi di destinazione d’uso del suolo, che trasformano un campo in una stecca di case, 5 ettari in un ipermercato, 8 ettari in un centro commerciale e così via.

Ma come dice Massimo Fini, giornalista e scrittore, se prendiamo tutto il denaro del mondo e lo buttiamo nel cesso l’umanità vive lo stesso, come ha vissuto per moltissimo tempo.

Se prendiamo tutti i campi agricoli del mondo e facciamo altrettanto, l’umanità muore stecchita.

Eppure, come racconta Paolo Pileri, tra il 1990 e il 2010 l’Italia, anzi, gli italiani, hanno ridotto la capacità interna di produzione di cibo per un equivalente di – 9,6 milioni di persone alimentabili, il 16% in meno degli italiani.

Infatti la diminuzione di produttività agricola locale dovuta alla cementificazione, per sommatoria, cancella la sicurezza alimentare del Paese.

Come si esce da questa spirale criminale?

Abbattere la frammentazione amministrativa in favore di una sorta di bioregionalismo e il calcolo comunale del proprio “bilancio di responsabilità alimentare locale”, consistente nella stima dei prodotti agricoli producibili con i propri terreni agricoli, sono solo due delle molte proposte che ha in mente Pileri.

Ma sopra ogni cosa Pileri sembra rivolgersi ai cittadini: “La base deve farsi sentire di più”.

L’urbanistica – dice il docente – è un argomento rimosso dal discorso politico e da quello pubblico; argomento considerato noioso e solo per addetti ai lavori. Eppure occorre tornare ad occuparsi (e in fretta) di progetto del territorio, questione ambientale, uso di risorse, paesaggio.

I soggetti che devono dare il segnale sono i cittadini, e se non vi è interesse difficilmente le soluzioni tecniche/politiche/economico – finanziarie avranno la possibilità di essere approvate e fatte funzionare.

Altrimenti?

Altrimenti continuiamo pure ad aumentare la dose di droga, abbagliati dalla seduzione del cemento e dall’idea di crescita che ci hanno appiccicato addosso, continuiamo a produrre, fatturare, lavorare, consumare sempre di più, fino a quando – avverte Massimo Fini – la gente sarà costretta a mangiarsi i marciapiedi.

A quel punto, chi è in grado di comprendere, si compri un campo, ci coltivi qualcosa, e acquisti dei kalashnikov per difendersi da quelli che verranno dalle città.

Ma non prima di aver letto e provato il libro di Paolo Pileri.

Michele Favaron, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Padova

Veneto, consumo del territorio

Veneto, consumo del territorio

(foto M.F., archivio GrIG)

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  1. garaventa99@libero.it
    maggio 12, 2015 alle 3:26 pm

    grazie del fondamentale aggiornamento, il consumo del suolo è fattore di inarrestabile distruzione ambientale, del costume e della legalitàgaraventa- Sabina Rocca

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