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Come la Natura effettua il ripristino ambientale.


Le pesanti piogge cadute i giorni scorsi sulla Sardegna sud-orientale hanno lasciato segni molto vistosi lungo la valle del Rio Meriagu Mannu (Maracalagonis, Prov. CA). Ben 150 i millimetri di pioggia caduti tra il 24 e il 25 marzo su tutti i versanti meridionali del massiccio dei Sette Fratelli, con un effetto particolarmente accentuato in quanto le precipitazioni hanno colpito suoli giù saturi d’acqua, dopo i circa 350 mm di pioggia caduti in quelle aree nelle ultime settimane. 

L’ondata di piena che ne è scaturita ha attraversato zone molto poco antropizzate e l’unica opera umana che ha dovuto fare i conti con l’esondazione del corso d’acqua è stato un tratto della vecchia strada pastorale che conduce a Monte Pauli, letteralmente spazzata via nel tratto poco a monte della confluenza con il rio Geremeas.

Maracalagonis, Rio Meriagu Mannu

Maracalagonis, Rio Meriagu Mannu

Al suo posto fa ora bella mostra di sé quello che, evidentemente, doveva essere una parte dell’alveo originale, un’eclatante dimostrazione di quanto rapida e brutale possa essere la natura nel riprendersi i suoi spazi e di quanto possa bastar poco per rompere equilibri apparentemente solidi ma in realtà molto precari.

In questo caso, infatti, ad innescare la rovinosa piena pare proprio esser stato un guado in calcestruzzo, in corrispondenza del quale la discontinuità nell’alveo e l’alterazione morfologica delle sponde hanno innescato una massiva deviazione del deflusso idrico, che si è così riversato sulla sede stradale con gli effetti che si vedono nelle fotografie.

Maracalagonis, Rio Meriagu Mannu

Maracalagonis, Rio Meriagu Mannu

A farne le spese, quasi un contrappasso, è stata anche una colata di cemento posta più a valle entro l’alveo –  probabilmente del tutto abusiva – con la quale si era pensato di creare un altro guado che aveva il raro pregio di non portare da nessuna parte.

Quasi un esercizio di cementificazione deturpante fine a sé stessa.

Ora Madre Natura ha provveduto, per le vie brevi, a un radicale ripristino dei luoghi.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Maracalagonis, Rio Meriagu Mannu

Maracalagonis, Rio Meriagu Mannu

(foto J.I., archivio GrIG)

  1. max
    aprile 1, 2015 alle 7:08 am

    certo che dal brennero a lampedusa se non piove ci lagnamo e se piove, “piove troppo”; non e’ che ci lagnamo continuamente per tutto perche’ siamo frustrati per un susseguirsi di governi negligenti ed incapaci? ( da qui’il detto “piove…governo ladro”!).
    poi il dissesto idrogeologico( reale) suffraga il pianto greco.
    i danesi si lagnano cosi? no! chiediamoci il perche’…

  2. teresa
    aprile 1, 2015 alle 10:20 am

    La natura non è brutale,è giusta!

  3. barbara
    aprile 1, 2015 alle 12:14 pm

    Negli ultimi dieci anni le esondazioni del Meriagu mannu e del Riu Geremeas hanno causato danni notevoli e sempre crescenti anche alle casette del villaggio di Geremeas (quello in pianura, non sulla collina). Questa primavera l’inondazione è stata particolarmente violenta e pericolosa, fortunatamente pioveva molto e non c’erano escursionisti o pastori in giro. Ogni anno viene individuato un ostacolo che sbarra il flusso dell’acqua o impedisce al ruscello di occupare il suo alveo naturale, e contribuisce così a rendere più potente l’esondazione del fiume. Mi chiedo se davvero sia così difficile e oneroso monitorare periodicamente l’alveo e gli argini di questi ruscelli e trovare delle soluzioni a lungo termine per i punti più critici. Dal punto di vista economico credo che, a medio e lungo termine, porre rimedio ai danni costi molto più che prevenirli.

  4. Laura
    aprile 1, 2015 alle 8:37 pm

    In realtà i fiumi e i torrenti non causano danni, bensì la scorretta localizzazione di infrastrutture ed edifici hanno causato un danno al corretto scorrere delle acque. Ci si ostina a valutare gli effetti del dissesto idrogeologioco da un punto di vista molto particolare, ossia quello dell’uomo che tende ad invadere aree che dovrebbero stare libere e se occupate è necessario accettarne le conseguenze. Non possiamo tempestare il territorio con opere di mitgazione solo e soltanto perchè non si accettano i vincoli imposti dalla natura. È sempre più oneroso ricucire i rimediare ai danni rispetto al prevenirli, ma la prevenzione è fatta anche di buon senso.

    • barbara
      aprile 2, 2015 alle 11:09 am

      In linea generale sono d’accordo, ma in moltissimi casi, in aree poco antropizzate come le campagne di Mara, mi sembra che un mantenimento minimo a monte potrebbe diminuire costi e rischi (soprattutto) a valle: rimuovere le dighe di tronchi caduti e rifiuti, i guadi e le stradine in cemento improvvisate, monitorare gli argini…

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