Ancora “fabbriche del vento” in Sardegna.


Assemini, Macchiareddu, centrale eolica

Assemini, Macchiareddu, centrale eolica

L’associazione Gruppo d’Intervento Giuridico ha inoltrato (24 aprile 2014) una specifica richiesta di informazioni ambientali riguardo la richiesta di realizzazione di 3 impianti eolici, con potenza di poco inferiore a 60 KW, nel Comune di Villanovaforru.

Interessati il Servizio S.A.V.I. dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, il Comune di Villanovaforru, il Ministero dell’ambiente.

Da qualche tempo, molte zone della Sardegna, come noto, sono diventate il terreno fertile per le fabbriche di pale eoliche. In quelle aree, le pale nascono, producono energia pulita, generano profitti per chi ne ha la gestione, e dovrebbero svolgere la missione di migliorare il Pianeta.

Marmilla, aereogeneratori

Marmilla, aereogeneratori

Peccato che, tra profitti elevati e missioni, ci vada di mezzo la vita delle persone e di un territorio sempre più poveri che, forse, meriterebbero più attenzione da parte di chi governa.

Sarà per questo che nell’area di Villanovaforru, negli ultimi mesi le fabbriche di pale eoliche sono diventate sempre più floride.

Infatti, nell’autunno del 2013, nel territorio compreso tra i comuni di Villanovaforru e Sanluri (VS), sono stati realizzati otto aerogeneratori per la produzione, appunto, di energia eolica mentre all’inizio del 2014, sono stati presentati diversi progetti per l’installazione di tre impianti di produzione definiti “mini eolico”, con una potenza di poco inferiore ai 60 KW, nelle località Roiabis, S’Ollastu, Fontana Beranu.

D’altra parte, però, la normativa nazionale in materia di valutazione di impatto ambientale prevede l’assoggettamento di tutti gli impianti in questione alla procedura di V.I.A., senza alcuna esclusione “sotto soglia”, come chiarito recentemente anche dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 188 del 12 luglio 2013.

Quindi, tutti gli impianti di produzione di energia eolica vanno assoggettati a procedura di V.I.A. affinché se ne valutino gli effetti sull’ambiente nel quale dovrebbero inserirsi.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico ribadisce il sostegno alla diffusione delle fonti di energia rinnovabili e, allo stesso tempo, chiede il rispetto di un territorio e di una popolazione fin troppo provati dalle mire speculative dei signori del vento.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

La Nuova Sardegna, 27 aprile 2014

La Nuova Sardegna, 27 aprile 2014

 

L'Unione Sarda, 27 aprile 2014

L’Unione Sarda, 27 aprile 2014

 

(foto per conto GrIG, C.B., archivio GrIG)

  1. aprile 27, 2014 alle 11:21 am

    da Sardinia Post, 26 aprile 2014
    Villanovaforru, ambientalisti all’attacco: “No a tre nuovi impianti eolici”: http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/villanovaforru-ambientalisti-allattacco-impianti-eolici/

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    da CagliariPad, 26 aprile 2014
    Pale eoliche, 3 nuovi impianti in arrivo. Ecologisti: “Ora basta”.
    Il Gruppo d’Intervento Giuridico ha inoltrato una specifica richiesta di informazioni ambientali riguardo la richiesta di realizzazione di tre impianti eolici, con potenza di poco inferiore a 60 Kw, nel comune di Villanovaforru: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=8364

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    da Casteddu online, 26 aprile 2014
    Ancora “fabbriche del vento” in Sardegna: Grig interviene.
    L’associazione Gruppo d’Intervento Giuridico ha inoltrato (24 aprile 2014) una specifica richiesta di informazioni ambientali riguardo la richiesta di realizzazione di 3 impianti eolici, con potenza di poco inferiore a 60 KW, nel Comune di Villanovaforru: http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/14730/ancora-fabbriche-del-vento-in-sardegna-grig-interviene.html#sthash.fBpoBbQl.dpuf

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    da Tiscali Notizie, 28 aprile 2014
    Ambientalisti denunciano: “Sul mini eolico manca la valutazione d’impatto ambientale, rischio speculazione”: http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/14/04/28/grig-fabbriche-vento-sardegna.html

  2. aprile 27, 2014 alle 12:58 PM

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolase ha commentato:
    Anche se non condivido per niente il post, amo la correttezza e lo condivido.

  3. Misterkappa
    aprile 27, 2014 alle 5:23 PM

    Bel post, complimenti! 🙂

  4. Riccardo Pusceddu
    aprile 27, 2014 alle 10:37 PM

    l’articolo mi fa venire in mente un dialogo sui massimi sistemi alla Galileo Galilei dove uno degli interlocutori e’ il nostro beneamato ma bistrattato pianeta Terra e l’altro sono quelli che mi vengono da definire i “fondamentalisti ecologici” a cui darò il nome di Bastiano.

    “Terra: finalmente qualche pala eolica nuova! Chissa mai che la cosa non prenda piede e che spengano quelle maledette centrali elettriche a carbone, a gas e a petrolio!
    Bastiano: non se ne fa niente finche’ le pale le metteranno questi signori del vento, speculatori senza scrupoli spinti solo da motivi di mero guadagno!
    Terra: grazie per l’interessamento ma a me va bene lo stesso anche se sono speculatori. A me va bene tutto purché mi spegnate quelle maledette centrali!
    Bastiano: eh no! Le pale eoliche vanno bene ma solo se non procurano alcun danno a te e non fanno arricchire i signori del vento.
    Terra: sono commossa per le vostre attenzioni ma quali sarebbero i danni delle pale eoliche? Io conosco bene solo quelli delle centrali a combustibili fossili.
    Bastiano: deturpano il territorio esteticamente, non si puo’ più coltivare la terra perché i trattori non riescono a fresare bene fra l’intrico di pale che anche ammazzano gli uccelli e i pipistrelli. Inoltre si deve fare un getto di cemento per le fondazioni e ci vuole energia per costruirle e trasportarle.
    Terra: mi sembra un po ipocrita preoccuparsi così per qualcosa di visivo ma non intrinsecamente dannoso piuttosto che per l’aumento di CO2 molto più dannoso ma che non si vede. Per quanto riguarda coltivare la terra ma se usare i trattori e’ coltivare la terra allora preferisco che non mi si coltivi per niente! Sono stufa di tutti questi concimi e pesticidi e anidride carbonica. Non si vedono ma io li sento e come! E gli uccelli e i pipistrelli che muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria? E il cemento necessario per costruire le maledette centrali a energia fossile? E l’energia per costruirle? Ma se ti sta così a cuore il paesaggio allora perché non cerchi di farle fare più belle le turbine eoliche anzi che ostacolarle? Ma l’hai mai vista una centrale a carbone? Anche la turbina più brutta e’ bellissima al confronto!”

    Potrei andare avanti per pagine e pagine ma mi fermo qui. Forse c’e’ qualcosa che Bastiano vorrebbe aggiungere?

    • aprile 27, 2014 alle 11:36 PM

      Riccardo, la cosa è molto semplice: la Sardegna produce già oggi molta più energia di quanto abbia bisogno. Ne esporta anche.
      A chi servono queste altre centrali, piccole e grandi?
      Sostituiscono le vecchie centrali a combustibile fossili o le “putride” assimilabili?
      Manco per il cavolo.
      E allora qualche dubbio te lo fai venire o no?
      Qui, in Sardegna, ci viviamo e lo vediamo.
      E, se permetti, ne abbiamo le scatole piene di energie “alternative” che in realtà costituiscono una speculazione bell’e buona.

      Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 27, 2014 alle 11:47 PM

        Quindi sei per lo status quo? Dove va a finire l’energia prodotta dalle turbine eoliche e dalle centrali fotovoltaiche e termoelettriche?

      • aprile 27, 2014 alle 11:55 PM

        scusa, Riccardo, ma capisci i termini del problema?

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 27, 2014 alle 11:59 PM

        a quanto pare no. Forse se mi dici dove fa a finire secondo quanto ne sai tu l’energia prodotta dalle turbine eoliche e dalle centrali termosolari e fotovoltaiche potrei capire meglio e deliberare

      • aprile 28, 2014 alle 12:05 am

        è inutile e inutilizzata per la Sardegna.
        E’ fonte di guadagno, speculativo, solo per i produttori. Con i “certificati verdi”, soprattutto.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 28, 2014 alle 12:27 am

        quindi va a finire per tenere accesi i frigoriferi dei non sardi. Ma se questi frigoriferi usano energia eolica anziché fossile non dovrebbe andare bene lo stesso a prescindere da dove si trovano? Il riscaldamento globale non ha confini, da cui il nome. Certo sarebbe meglio che i guadagni rimanessero in Sardegna ma noi sardi siamo buoni solo a lamentarci e a essere invidiosi per le iniziative altrui. E’ un tratto del nostro carattere. Se qualcuno si avvantaggia più di noi di qualcosa che ci appartiene allora preferiamo non ricavarci niente piuttosto che tollerare che qualcuno si avvantaggi più di noi. E per quello che in Sardegna le cooperative non attecchiscono. Siamo troppo individualisti. Ah. Non t’ho chiesto se tu credi nel riscaldamento globale causato dalle attività umane altrimenti questo rischia di essere un dibattito sterile, fra sordi

      • aprile 28, 2014 alle 1:03 am

        no, Riccardo, non funziona così, perchè il collegamento Sardegna – Penisola (SA.CO.I.) è limitato.
        Non si può immettere energia nella rete nazionale in modo illimitato e siamo già arrivati al massimo di energia “esportabile” dalla Sardegna.
        E’ pura speculazione. Alla faccia del “riscaldamento globale”.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 28, 2014 alle 2:17 am

        ma perche non chiudono una centrale a carbone per un equivalente numero (in termini di potenza generata) di turbine eoliche? Se non vogliono fare neppure questo e se le cose che affermi sono vere allora c’hai ragione te. Pero mi voglio informare sulla faccenda. Mi rifaccio vivo. Se mi vuoi anche tu dare qualche fonte per verificare ciò che sostieni ti sarei grato.
        Un saluto da Londra e grazie per l’opposizione attiva alle speculazioni immobiliari che devastano le coste della nostra, per il momento ancora bellissima, isola

    • Juri
      aprile 28, 2014 alle 11:07 am

      L’emissione di CO2 è uno dei tanti parametri da considerare nel valutare l’impatto ambientale di una forma di produzione di energia. Ma certamente non l’unico.
      Se una centrale eolica devasta un territorio integro (paesaggio, decine di chilometri di viabilità, rimozione vegetazione, perdita di ecosistemi e di naturalità) fa molti più danni di una centrale tradizionale collocata in un’area industriale.
      Riccardo ti invito, appena puoi, a farti un giro nella Gallura interna, nell’altipiano di Campeda (Bonorva) e nelle montagne tra Buddusò e Alà dei Sardi per capire l’autentico disastro ambientale che si è consumato in Sardegna con la realizzazione di grandi centrali eoliche in aree che erano di notevole pregio ecologico e paesaggistico.
      Risparmio energetico (la prima vera fonte “indiretta” di energia pulita) e fotovoltaico su superfici già edificate o su aree industriali dismesse possono da soli permettere il drastico abbattimento di produzione di CO2.

    • Mirko
      Maggio 3, 2014 alle 4:37 PM

      Riccardo, hai pensato al fatto che più o meno il 40% dell’energia esportata venga persa nella rete e che, fino a prova contraria, è meglio costruire piccoli impianti la cui energia prodotta venga consumata in loco, decisamente più democratici e che consentono un notevole risparmio in termini di efficienza energetica? La tua terra ti ha detto per caso che buona parte della CO2 prodotta è legata a pratiche agricole obsolete ed alla perdita di sostanza organica ad essa associata e ad inutili trasporti? Che discorso è mai il tuo? Non lo capisco, concordi sul fatto che il paesaggio sia prima di tutto un insieme di sistemi interagenti e non un mero “quadro” da osservare? Come fai a sostenere questo discorso? Mi chiedo se la tua politica quotidiana sia fatta di buone pratiche volte a ridurre la tua impronta energetica/ecologica o se, come molti, vuoi continuare a gozzovigliare pensando che le fonti green ti salvino dalla catastrofe…
      Io vivo in un paese in cui i parchi eolici sono ben due, non ti racconto della gestione degli affari perché ci vorrebbe troppo tempo, ma sappi che il paese non ha tratto nessun beneficio. C’è POrto Torres a pochi Km, con la sua zona industriale tutta da bonificare e di certo non recuperabile per l’agricoltura, ci sono i tetti delle stalle, ci sono tutta una marea di soluzioni praticabili e ancora in sospeso, non trovi?

      • Riccardo Pusceddu
        Maggio 7, 2014 alle 3:28 am

        Scusa Mirko, non mi ero accorto del tuo commento fino ad oggi. Se fosse vero ciò che dici tu ovvero che circa il 40% dell’energia esportata venga persa in rete allora non avrebbe senso esportare energia per lunghi tratti e sarebbe senz’altro meglio costruire piccoli impianti che fornissero l’energia da essi prodotta per il consumo locale. Ma le cose sembrano essere ben diverse da così, come ho potuto constatare leggendo alcune pagine in rete al riguardo.
        Le perdite negli USA nel 2007 (fonte: Wikipedia) sono state stimate nel 6.5% nell’intera rete nazionale costituita in prevalenza da linee di trasmissione a corrente alternata. Inoltre se la trasmissione avviene sotto forma di corrente continua e’ possibile dimezzare tali perdite. Sarei curioso di sapere da dove hai ricavato la tua stima del 40% che comparata con i dati che ho raccolto io risulta 10 volte superiore alla realtà! Entrambe le linee di trasmissione dalla Sardegna al continente sono del tipo HVDC (che sta per corrente diretta ad alto voltaggio) quindi le perdite sono ridotte al minimo, forse anche meno del 4%. Se qualcuno conosce cifre più esatte e’ invitato a riportarle con relativa fonte.
        Sono pero’ d’accordo con te che i piccoli impianti sono più democratici perché creano meno dipendenza da multinazionali e speculatori privati. Purtroppo pero’ realizzarli in luogo dei grandi parchi eolici che vengono proposti oggi e’ controproducente. Perché? Per ottimizzare le rese una pala eolica ha bisogno della massima quantità di vento possibile. Ne risulta che i siti migliori non sono distribuiti omogeneamente come accade per le centrali fotovoltaiche e termosolari. Ecco perché hanno purtroppo ragione gli speculatori a situare le loro pale sui siti più ventosi. Si potrebbe replicare che allora si lasci l’eolico in favore del fotovoltaico e solare termico ma purtroppo c’e’ un parametro che si chiama EROEI e sta per Energy Return on Energy Invested che misura il ritorno energetico delle varie tecnologie oggi disponibili e l’eolico e’ quella col più alto EROEI (nella fattispecie 3 volte superiore all’EROEI del fotovoltaico) fra quelle che rilasciano meno CO2 (altrimenti il primato andrebbe mi pare al nucleare o all’idroelettrico: il primo non per colpa della CO2 ma della faccenda delle scorie e della sicurezza e il secondo per colpa della necessita’ di usare il cemento, uno dei materiali che porta alla produzione di una delle più alte quote di CO2).
        Veniamo ora alla questione delle pratiche agricole obsolete che causano perdite di sostanza organica. A cosa ti riferisci esattamente? All’aratura eccessiva? All’uso dei fertilizzanti chimici? All’abbandono della concimazione organica? Tutte queste pratiche non mi sembrano obsolete ma solo estremamente dannose per l’ambiente. E’ vero invece che l’aumento della temperatura causa una respirazione del suolo maggiore che a sua volta causa maggiori emissioni di CO2. Un circolo vizioso che si autoalimenta. E anche un piccolo aumento di temperatura può portare all’aumento delle emissioni di CO2 considerevoli visto che il carbonio emesso in atmosfera dal suolo e’ 10 volte superiore alle emissioni causate dall’uomo!
        Per quanto riguarda i trasporti non potrei essere più d’accordo con te nel definirli inutili anche se io ci aggiungerei anche l’aggettivo “dannosi” visto che sono responsabili per le emissioni di circa la meta’ di tutta la CO2 emessa dalle attività antropiche. Ma e’ proprio per questo che bisogna produrre più energia elettrica pero’ pulita: per alimentare un parco macchine che spero si convertirà a questa fonte in un futuro non lontano.
        Sono ancora d’accordo con te con la tua definizione di paesaggio solo che io la applico a livello globale e non solo locale. Tutti i paesaggi a prescindere dal luoghi nei quali si trovino sono a rischio per il riscaldamento globale. Esso non conosce confini e non ha preferenze per un paesaggio piuttosto che un’altro anche se certi paesaggi sono più delicati di altri. E’ proprio per difendere tutti questi paesaggi (e magari anche riportarli ai fasti passati come nel caso della macchia mediterranea, la cosiddetta Garriga, che e’ un paesaggio degradato il più delle volte ad opera dell’uomo) che urge costruire parchi eolici in maggior numero possibile e chiudere tutte le centrali a carbone e a petrolio e a gas.
        E’ vero che molti si limitano a pontificare sulle fonti rinnovabili col desiderio più o meno consapevole di poter continuare con questa abbondanza e con questi sprechi, quindi e’ legittimo il tuo dubbio che io sia uno di essi. Ti dico solo che sono iscritto al WWF, sono un maniaco della raccolta differenziata e della permacoltura e ho anche comprato una macchina interamente elettrica (una Nissan Leaf) pur consapevole delle limitazioni di autonomia che a volte mi costringono a dormirci dentro mentre la carico!
        Infine ancora questa storia dei benefici ai paesi dove sorgono gli impianti eolici. La gente del luogo avrebbe diritto a pretenderli solo se si ritenga che le centrali eoliche arrechino un danno ad esse. Secondo me no ma certamente sarebbe giusto discuterne fra tutti e non imporre le scelte di quelli che come me pensano che non danneggino neppure il paesaggio più di tanto (se si installano i modelli esteticamente più belli). Anzi per me dovrebbero addirittura essere un simbolo di presa di coscienza della incombente catastrofe ambientale rappresentata dal riscaldamento globale.

  5. Occhio nudo
    aprile 28, 2014 alle 8:37 am

    Interessante la riflessione di chi, con molta generosità nei confronti della propria terra, ha preso i piedini e l’ha abbandonata. Riccardo, dimmi, l’hai fatto per generosità nei confronti del mondo, della Terra, o dell’Universo intero? La Sardegna ha sempre pagato un prezzo molto alto per le varie servitù, pratiche e mentali, a favore degli altri connazionali, con straordinaria generosità, avendo ben poco in cambio. Abbiamo, senza dubbio, delle tare che limitano la nostra crescita e, tra queste, lo scarso rispetto per la terra che ci ospita e le difficoltà ad unirci ma, lentamente, le cose stanno cambiando. Ben vengano le pale eoliche, in aree industriali o già compromesse, tutto il resto è favola.

    • Riccardo Pusceddu
      aprile 28, 2014 alle 2:26 PM

      per Juri: se gli altri parametri sono territorio integro, paesaggio, viabilità, rimozione vegetazione, perdita di ecosistemi e naturalità allora l’emissione di CO2 ha secondo me una preponderanza di alcuni ordini di grandezza superiore rispetto alla somma dei parametri che dici tu.
      Ma analizziamoli uno per uno.
      – Paesaggio: ammesso e non concesso che le pale eoliche deturpino il paesaggio (io le trovo piacevoli anche se dovrebbero farne di più belle; la sala macchine in cima e’ abbastanza brutta in certi modelli) questo rappresenta un danno estetico (opinabile e soggettivo) e non un danno all’ambiente.
      Territorio integro: non esistono territori integri perche’ il riscaldamento globale non si ferma ai confini di alcun territorio, integro e non.
      – Viabilita’: se per viabilita’ intendi la costruzione di nuove strade di accesso necessarie per l’installazione e gestione di una pala eolica allora si potrebbero fare in terra battuta, ammesso che ce ne sia bisogno visto che la Sardegna e solcata da una miriade di strade vicinali. Se invece intendi l’emissione di CO2 dei macchinari per il trasporto della pala sul sito allora questa voce può essere analizzata sotto 2 punti di vista differenti (EROEI e emissioni di CO2 deleterie per l’ambiente. La prima voce e’ positiva (per un rapporto di 14 a 1!) mentre la seconda e risibile e comunque ampiamente controbilanciata dal offset di CO2 di corrispettiva centrale a carbone/gas/petrolio.
      – Rimozione vegetazione: una pala eolica richiede un’area di servizio estremamente ridotta, nella maggiorparte dei casi inferiore ai 100mq. Diverso il discorso per il fotovoltaico che tra l’altro a un EROEI molto meno vantaggioso delle turbine eoliche.
      Perdita di ecosistemi: in che modo un ecosistema come per esempio quello della garriga molto comune nelle zone più ventilate (e non solo ahimè) della Sardegna verrebbe “perso” o compromesso?
      Naturalità: la naturalità che dovrebbe starci più a cuore e quella di evitare il riscaldamento globale, quello si furiero di perdita di naturalità!
      Spero che tu abbia ragione quando dici che le cose stanno cambiando. 15 anni fa quando decisi di emigrare in Inghilterra l’atteggiamento delle persone era ancora quello che io definisco tipico di noi sardi (me compreso a volte): gelosie per chi sa fare meglio di noi e assoluto disprezzo per la nostra isola meravigliosa che non cessa mai di stupirmi per esser a ancora tale dopo tanta devastazione e disinteresse (se non quello negativo degli imprenditori edili).
      Purtroppo a differenza dei pannelli fotovoltaici che possono essere piazzati dappertutto quindi preferibilmente in aree industriali in disuso, le pale eoliche hanno bisogno di tutto il vento che le si possa dare. Ecco perché purtroppo la scelta dei siti e’ in qualche modo obbligata. Sarebbe bello se si potessero fare dappertutto: allora si che sarebbe meglio farle in siti industriali!
      I pannelli fotovoltaici hanno un EROEI molto inferiore alle turbine eoliche quindi sarebbe meglio evitarli. Stesso discorso valido per gli impianti termosolari a concentrazione. Il miglior EROEI e’ quello delle pale eoliche.

      • Mirko
        Maggio 3, 2014 alle 4:54 PM

        Il problema dei sardi (o meglio, di molti sardi ma, fortunatamente, non di tutti) che tu tenti di definire con “gelosie indifferenza, ecc.” è quello di non vedere la bellezza che li circonda, se così non fosse, sarebbero capaci di condividerla e lotterebbero per la sua conservazione e valorizzazione. Il fatto che sminuisca in questo modo l’importanza della connettività del paesaggio è, se non altro, riduttivo e pericoloso. Lo fanno già in molti, troppi, per piangere poi in seguito. E’ vero che la terra è sotto assedio, ma è anche vero che la vegetazione che tu tratti con tanta superficialità nelle tue argomentazioni, ha anche una dimensione temporale, evolutiva ed è fatta di organismi interagenti tra loro e con l’ambiente. Non parliamo poi dell’importanza che riveste un suolo sano, anche per la fissazione della Co2…Prima viene questo, il resto è puro artificio. Noi dipendiamo prima di tutto da essi, e nell’isola ancora di più, dato che solo la bellezza, anzi, l’etica della bellezza, ci salverà.

      • Riccardo Pusceddu
        Maggio 7, 2014 alle 5:11 am

        per Mirko (ancora):
        molte volte la bellezza non si vede perché e’ nascosta. Certi paesaggi (come quello tipico inglese fatto di prati costeggiati da alberature e boschetti) sono belli ma la loro bellezza estetica nasconde una verità ben diversa: quella di paesaggi degradati e con una biodiversita’ severamente ridotta. Anche il deserto e’ “bello” e affascina ma rimane pur sempre un ecosistema a bassissima biodiversita’. Quando questo si formi per ragioni naturali va bene ma quando viene invece provocato o esteso ad aree più vaste a causa dell’uomo allora la cosa e’ da considerarsi disastrosa.
        Mi dispiace di averti dato l’impressione di trattare la flora sarda con superficialita’. Io parlavo della macchia mediterranea, detta anche garriga, che e’ un’ecosistema degradato e dotato di ridotta biodiversita’. Va bene quando si forma per cause naturali ma non quando e’ causata dall’intervento umano!
        Non capisco che cosa intendi per “fissazione della CO2”. La CO2 non viene mi pare fissata nel suolo ma viene continuamente emessa dall’incessante attività delle radici e della miriade di microorganismi che lo popolano: attività che viene accelerata dall’aumento della temperatura come quello in atto ora a causa della stessa CO2. Insomma un circolo vizioso. L’etica della bellezza va bene se non confligge con l’altra bellezza, quella il più delle volte nascosta degli ecosistemi ad alta biodiversita’

      • Mirko
        Maggio 8, 2014 alle 12:23 am

        Per Riccardo
        (rispondo qui ad entrambe le tue risposte, scusa il gioco di parole…)
        so bene che la gariga è una degradazione della macchia med. che a sua volta è, spesso, una degradazione del bosco (a meno che non ci si trovi davanti ad una successione primaria, nella quale la gariga la precede), per questo ho scritto che la vegetazione ha una dimensione temporale. Non si può considerare degradato un ambiente solo perché noi abbiamo innescato fenomeni regressivi con le nostre attività. E’ fondamentale considerare la vegetazione nel tempo e, soprattutto, la capacità di recupero. La sua tendenza (della vegetazione), in buona parte delle aree interne dell’isola è quella di procedere verso il bosco (leccio, olivastro o roverella, ecc. a seconda dell’altitudine e dell’esposizione). In questi ecosistemi la diversità è sicuramente più bassa, almeno a livello specifico (Il disturbo umano, fino ad un certo limite, aumenta la diversità specifica), ma le interazioni restano molto complesse. Per quanto riguarda la fissazione del carbonio nel suolo, pensa all’humus, non è altro che un’insieme di composti del carbonio altamente stabili, la cui mineralizzazione è estremamente lenta (tant’è che la nostra agricoltura vive in buona parte dei casi di questa fertilità accumulata quando il suolo era indisturbato). C’è poi tutta la biomassa animale e vegetale che bruciamo con le lavorazioni del terreno. Di seguito un breve excursus sul ciclo della sostanza organica del terreno « Le lavorazioni superficiali oltre ad omogeneizzare il contenuto di carbonio organico del suolo, accelerano i processi di mineralizzazione perché aumentano il potenziale redox, i periodi di umettamento e bagnatura, tutti processi che accelerano l’ossidazione della sostanza organica (passaggio dal carbonio organico alla CO2); La mineralizzazione, comporta la trasformazione dei composti organici del C, dell’azoto e del fosforo in forme minerali; l’immobilizzazione è il processo inverso durante il quale i microrganismi del suolo riconvertono le forme minerali in forme organiche. Un terzo processo chiave del ciclo della sostanza organica è l’umificazione e il prodotto che si origina è dato dalle sostanze umiche (…). La natura aromatica e polifenolica delle sostanze umiche è alla base della notevole stabilità ai processi di mineralizzazione. Si valuta infatti che il tempo di emivita delle principali frazioni della sostanza organica del suolo sia dell’ordine di:
        -60 giorni per sostanze zuccherine, borlande, proteine idrolizzate, ecc. ;
        -600 giorni per la sostanza organica negli organismi;
        -850 giorni per composti organici resistenti alla degradazione (lignine);
        -2000 anni per le sostanze umiche. »
        Arboricoltura generale, Sansavini S., Costa G., Gucci R., Inglese P., Ramina A., Xiloyannis C. , gestione del suolo pag. 454-455.
        E’ stato stimato che nel suolo siano stoccati più dei 2/3 dell’intero pool di carbonio stoccato negli ecosistemi terrestri. A questo va aggiunto quello immagazzinato nella biomassa viva e in quella morta. Le lavorazioni del terreno provocano una perdita di carbonio organico, con conseguente emissione di CO2 decisamente più rilevante di molte altre attività umane. Questo non solo perché accelerano i processi di mineralizzazione, ma anche per la riduzione della complessità degli agro ecosistemi, con conseguente riduzione del carbonio immagazzinato nella biomassa e nella necromassa, intimamente connesse. In cinque anni di agricoltura conservativa è possibile sequestrare circa 12.220 kg di CO2 per ogni ettaro coltivato (stime AIGACOS – Associazione Italiana per la Gestione Agronomica Conservativa del Suolo). Inoltre l’adozione di tecniche più conservative nella gestione dei suoli agricoli consentirebbe di ridurre il consumo di carburanti. «Secondo valutazioni correnti, la lavorazione dei terreni convenzionale tramite aratura comporta infatti un consumo di gasolio di 80 l/ha pari a 300 kg/ha di CO2 emessa, mentre le tecniche di “non lavorazione” o di “minima lavorazione” possono richiedere intorno a 10 l/ha di gasolio, riducendo le emissioni a 90 kg/ha di CO2.» (ente regionale per i servizi all’agricoltura ed alle foreste, regione Lombardia).
        Se nelle campagne sarde, e non solo, si pensasse a difendere il suolo, visti i danni prodotti dalle arature, e non solo, in particolare sui terreni collinari (nei cui declivi è spesso evidente la roccia madre) , potremmo allora anche dedicarci ad altri metodi meno immediati per ridurre le emissioni di CO2. Pensare inoltre di produrre la stessa energia che consumiamo ora con le rinnovabili mi sembra pura follia. Viviamo al di sopra delle nostre possibilità, mettiamocelo in testa. Va rivisto tutto il nostro stile di vita. L’eolico è inoltre una fonte energetica discontinua che non spegnerà di certo le centrali a carbone, ma si aggiungerà ad esse amplificando la nostra impronta ecologica. Quindi, che si parta dall’ efficienza energetica e dal non consumo, prima cercando soluzioni personali, l’influenza sulla politica sarà una naturale conseguenza.
        Nella mia zona, l’Anglona, è pieno di torri eoliche e alcune di esse stanno ferme nelle giornate ventose, semplicemente perché non possono buttare in rete l’energia.
        I nostri altipiani sacrificati al dio “green”, sono potenzialmente dei boschi, capaci di catturare molta Co2, se il problema è questo, e di offrire una moltitudine di servizi e benefici non solo a noi, a differenza delle torri eoliche.
        La creazione di parchi eolici frammenta gli ecosistemi, riducendone la connettività, costruendo strade (che prima erano carbonio sotto forma di erba e animali) e interferendo con il ciclo del’acqua. Sull’impatto degli uccelli con le torri, è molto difficile esprimere un parere oggettivo, visto che molti uccelli una volta a terra finiscono preda di altri animali ( e non va di certo trascurato il fatto che i principali frequentatori delle torri sono i tecnici che ci lavorano che, magari, non hanno tutto questo interesse a comunicare le collisioni con gli uccelli o i pipistrelli…).
        Tornando alla bellezza, senza metterla troppo sul filosofico, resta il fatto che la prima “industria” in Italia è quella del turismo ed io sarei il primo a scansare ambienti degradati o troppo compromessi da impianti industriali, ma, forse, sono troppo esigente… E ti assicuro che se dovessero realizzare anche solo la metà degli impianti previsti, la Sardegna si ritroverebbe ad essere un polo industriale “a sua insaputa”. Se questo non è ancora accaduto è anche grazie al GRIG.

        Ti ringrazio per il tempo dedicato alle risposte ed alla lettura dei vari commenti.

        P.S. Sulla perdita di energia nella rete, mi scuso per l’eventuale inesattezza dato che non ricordo dove ho letto la percentuale ( prendo quindi anche io per buona quella del gestore Terna, che ammonta a circa il 6%)

      • Riccardo Pusceddu
        Maggio 9, 2014 alle 2:00 am

        Mi fa piacere il leggere la tua risposta così articolata stavolta a differenza degli altri tuoi commenti precedenti molto più sintetici. Adesso tocca a me di risponderti.
        Dissento sulla tua analisi quando affermi che “Non si può considerare degradato un ambiente solo perché noi abbiamo innescato fenomeni regressivi con le nostre attività. E’ fondamentale considerare la vegetazione nel tempo e, soprattutto, la capacità di recupero”. Ogni qual volta si inneschino in un ecosistema fenomeni che portano a una riduzione della biodiversita’ originaria se ne provoca il degrado. Questa e’ l’idea di degrado penso condivisa dalla maggior parte dei naturalisti. Lo stesso concetto di biodiversita’ e’ stato coniato in primo luogo a questo scopo: valutare il degrado di un ecosistema. Il fatto che un ecosistema possegga una capacita’ di recupero e’ certamente positivo ma non rimedia al degrado presente al momento della sua valutazione: bisogna cercare di evitare che la vegetazione debba “recuperare” ovvero di evitare fenomeni di degrado sia pure temporanei che portino la vegetazione a “recuperare”. Per 2 motivi: 1- maggiore la biodiversita’ di un ecosistema, maggiore la sua stabilita ed eventuale capacita’ di recupero. Questo fatto e’ importante perché gli ecosistemi non sempre tornano agli antichi splendori ma molte volte entrano in uno stato di degrado cronico sempre più accennato (la desertificazione e’ uno di questi fenomeni). 2- gli ecosistemi interagiscono col clima e una riduzione della loro biodiversita’ può provocare una corrispondente alterazione dei cicli climatici originari soprattutto quello delle precipitazioni che a sua volta aumenta il degrado di detto ecosistema. Insomma un circolo vizioso! La stabilita’ di un ecosistema e’ un fatto positivo a se visto che le interazioni fra le specie sono come rilevi tu molto complesse e quindi più fattori (specie) sono in gioco più il sistema risulta stabile e capace di resistere ad interventi modificatori di entità non troppo elevata. La maggiorparte dei processi degenerativi (climatici, ambientali e quant’altro) sono tali non per se ma per la scala temporale troppo ridotta nei quali si verificano. La stabilita’ limita la velocità del cambiamento e rende gli ecosistemi piu capaci di mantenere una elevata seppur mutata biodiversita’.
        Questo ammonta alle mie conoscenze (ridotte) sull’argomento. Non sono infallibile (figurati che pensavo che gariga come scrivi giustamente tu si scrivesse invece “garriva”, quindi se le tue conoscenze in merito alla biodiversita’ sono diverse allora ti prego di inviarmi le opportune referenze sulle quali tu basi le tue convinzioni.
        Per quanto riguarda il ciclo del carbonio nel terreno condivido certamente ciò che dici: il suolo (fonte: Wikipedia) contiene 1.500 miliardi di tonnellate di Carbonio delle quali un terzo inorganico e che quindi non partecipa ai processi di respirazione ai quali hai accennato tu. Quindi il carbonio che può venire respirato dai microorganismi del suolo e dalle radici delle piante ammonta a 1.200 miliardi di tonnellate all’anno. Se si confronta questa cifra con quella delle emissioni umane causate dai combustibili fossili (meri 10 miliardi di tonnellate l’anno) si ha la percezione che la CO2 emessa dai combustibili fossili sia una goccia nel mare. Ma le cose non stanno così. Infatti solo una minima parte di quei 1.200 miliardi di tonnellate di carbonio vengono respirate dal suolo e immesse nell’atmosfera sotto forma di CO2, esattamente 98 miliardi (dati 2008 Wikipedia) di tonnellate di CO2. Da notare che la CO2 pesa 3,664 volte di più di un atomo di carbonio quindi 98 miliardi di tonnellate di CO2 equivalgono a circa 27 miliardi di tonnellate di carbonio. 27 miliardi sono più di 10 miliardi ma le cose non stanno neppure così. Infatti il carbonio nel suolo non viene solo rilasciato nell’atmosfera attraverso la respirazione ma anche immobilizzato nel suolo attraverso l’umificazione e la sedimentazione sotto forma di calcare. Insomma sembrerebbe in equilibrio (non sono sicuro di questo quindi se trovi delle fonti che mi smentiscono ti prego di sottoporle nel tuo prossimo commento). Molto più preoccupanti delle pratiche agricole comunque sembra essere la minaccia che il carbonio organico presente nel suolo permanentemente gelato delle aree boreali (permafrost) venga rilasciato a causa dell’aumento della temperatura dovuto all’aumento di CO2 nell’aria, processo che potrebbe condurre a disastri ancora maggiori oppure la immissione in circolo del metano presente nei fondali oceanici (che per fortuna necessita di aumenti di temperatura superiori ai 5 gradi) che scatenerebbe secondo taluni un estinzione di massa di portata simile a quella verificatasi nel Permiano!
        Diversa seppure di portata più ridotta la situazione per quanto riguarda il carbonio immobilizzato dagli organismi viventi, principalmente sotto forma di legno: 500 miliardi di tonnellate in totale tra piante e animali. Qui pero’ le cose non stanno in equilibrio come nel suolo. Gli scambi con l’atmosfera diventano positivi (più carbonio rilasciato nell’aria di quanto non ne venga sottratto dagli organismi viventi) ogni qualvolta si taglia un albero. Quindi si potrebbe pensare di controbilanciare le emissioni di CO2 da combustibili fossili piantando più alberi di quanti non se ne abbattino. Purtroppo il trend odierno e’ decisamente contrario. Inoltre gli alberi possono essere usati per trarne energia ma con un’effetto collaterale: quello di immettere CO2 nell’aria mentre le pale eoliche non emettono CO2 se non nella fase di costruzione e solo per ragioni per così dire contingenti visto che la maggiorparte dell’energia usata nei processi industriali viene dai combustibili fossili al momento. Ma potrebbe venire dalle fonti rinnovabili e allora si creerebbe un circolo virtuoso di energia pulita usata per produrre macchine che a loro volta producano energia pulita, al contrario del legno. Per gli oceani il bilancio del carbonio si fa ancora più complicato anche se purtroppo ancora più negativo di quello presente nel suolo. Non voglio fare un romanzo quindi non mi addentro.
        Non potrei essere più d’accordo con te sulle lavorazioni ridotte al terreno che sono il principale assioma della permacoltura, una filosofia colturale a cui ho già accennato in altri commenti e che mi appresto a mettere in pratica in un terreno agricolo in una località a 50 miglia da Londra.
        Questa pero non basta per risolvere il problema delle emissioni di CO2. Ci vogliono anche forme attive di produzione di energia elettrica che non immettano CO2 nell’atmosfera e la tecnologia migliore al momento e’ quella eolica (un EROEI di 14 a 1, 3 volte superiore a quella del fotovoltaico – vedi commenti precedenti).
        Certo che come dici tu bisogna difendere il suolo ma perché limitarsi a questo? Dobbiamo anche installare quante più pale eoliche possibile prima che le riserve di energia fossile si esauriscano del tutto; allora sarà tutto enormemente più difficile!
        Sono d’accordo col rivedere i nostri stili di vita che sono possibili solo grazie alle fonti di energia non rinnovabili. Pero sarebbe bello se si potesse conservare qualche sfizio nel futuro senza le fossili come quello di viaggiare in aereo (aerei a combustibile rinnovabile) oppure quello di non lavorare troppo manualmente anche se i fautori della permacoltura sostengono che questo sia già possibile. Mah!
        Riguardo all’eolico essere una fonte di energia discontinua credo tu ti sbagli di grosso. Con una rete così interconnessa come quella attuale l’energia si può facilmente trasmettere con perdite limitate (le stime Terna sono superiori a quelle che ho trovato nei siti in rete: rispettivamente 6% e 4% – 2% nel caso di linee ad alta tensione a corrente continua come negli elettrodotti che esportano energia dalla Sardegna al continente). Quindi se non c’e’ vento in un posto si importa energia dai posti in cui il vento c’e’. Inoltre e’ anche possibile immagazzinare energia nelle batterie. Nel progetto che realizzerò a cui ho accennato prima faro’ proprio uso di un set di batterie che mi daranno un’autonomia di 5 gg. Certo le batterie sono costose e se non opportunamente gestite, potenzialmente inquinanti. Quindi meglio le istallazioni collegate alla rete elettrica.
        L’efficienza energetica ottenuta limitando gli sprechi la condivido in pieno e anzi la considero quasi alla stregua di un dogma pero’ questa non basta.
        Sei sicuro che le pale a volte si fermano anche quando c’e’ vento perché non possono immettere energia in rete? Difatti ci sono svariati motivi per cui questo accade. Eccesso di vento che rende pericoloso operare le turbine, operazioni di manutenzione, intensità di vento non abbastanza alta per certi modelli, ecc. Certo che se come dici tu il motivo e’ che non possono immettere l’energia in rete perché non e’ richiesta allora questo e’ uno scandalo! So pero’ che le centrali a carbone sono molto elastiche per così dire e possono ridurre l’erogazione a piacere (anche se non spegnersi del tutto) quindi credo che questo non sia il motivo per cui le pale non ruotano qualche volta quando c’e’ vento.
        Non penso che una centrale eolica sia necessariamente incompatibile con un bosco quindi si potrebbe avere l’uno e l’altro nello stesso tempo e sito. Se le torri sulle quali sono piazzate le turbine sono sufficientemente alte allora si potrebbero rimboschire le zone sottostanti. Adesso le torri arrivano anche ad altezze di oltre 100 metri. Io sogno magari di turbine gigantesche che si stagliano su boschi fittissimi. Ma questo non sarà mai possibile fino a quando non si riuscirà a convincere la gente che le turbine possono essere anche belle se disegnate bene. Oppure a convincerla che un presunto danno estetico e’ quasi irrilevante se ottiene lo scopo di salvare questo pianeta dalla catastrofe climatica che le pale eoliche potranno evitare.
        Riguardo al turismo non dimenticarti che esso e’ possibile solo grazie al petrolio che fa muovere la gente avanti e indietro in aereo e in treno. Quindi un turismo basato su queste premesse e’ un turismo destinato a scomparire o a ridursi fortemente quando le risorse di petrolio diminuiranno. Allora non ci sarà neppure quello necessario forse ora a produrre le pale eoliche, come ho già detto prima.
        Sulla morigione di uccelli e pipistrelli ti invito a fare una ricerca in rete e rimarrai stupefatto da quanto minima questa sia quando confrontata con altre cause di mortalità. Per distorcere tale squilibrio bisognerebbe che ci fosse un operatore per ogni pala che si occupasse solamente di occultare i cadaveri almeno 1 volta al giorno. Improbabile non trovi? La stessa Royal Society for the Protection of Birds (l’equivalente inglese della nostra LIPU) e’ favorevole alle centrali eoliche purché non vengano impiantate in aree di passaggio migratorio o altre simili aventi un traffico aviario consistente. L’opinione della LIPU non la conosco.
        Finisco con un’appello al GrIG: ma perche’ anzi che scagliarvi contro l’eolico perche’ lo considerate inutile e meramente speculativo non vi scagliate contro le centrali a carbone appoggiando invece l’eolico e pretendendo che questo soppianti gradualmente (prima possibile certamente) le centrali a carbone? Cosi verebbe meno la vostra riserva sulla sufficiente autoproduzione di energia nell’isola! Uno slogan per tutti: spegni il carbone e accendi il vento!

      • Maggio 10, 2014 alle 7:30 am

        Riccardo, invia commenti meno lunghi. Così, per il formato presente per il blog (tutti i blog), sono di fatto difficilmente fruibili.
        Come ti ho detto diverse volte, il quadro normativo vigente a livello europeo e nazionale improntato alla libera produzione non consente di “sostituire” automaticamente come vorresti (e vorremmo) gli impianti di produzione energetica con fonte “tradizionale” (carbone, ecc.).
        Noi siamo contro l’utilizzo a medio-lungo periodo del carbone e delle altre fonti fossili, ma siamo anche contro la proliferazione di inutili e costose (per le casse pubbliche e l’ambiente) centrali eoliche/termodinamiche a concentrazione, che si rivelano esclusivamente fenomeni speculativi.

        Stefano Deliperi

      • Mirko
        Maggio 10, 2014 alle 2:43 PM

        Riccardo, riguardo questa affermazione “Non si può considerare degradato un ambiente solo perché noi abbiamo innescato fenomeni regressivi con le nostre attività. E’ fondamentale considerare la vegetazione nel tempo e, soprattutto, la capacità di recupero. La sua tendenza (della vegetazione), in buona parte delle aree interne dell’isola è quella di procedere verso il bosco (leccio, olivastro o roverella, ecc. a seconda dell’altitudine e dell’esposizione, ecc. “ quello che intendevo dire è che, se noi abbiamo trasformato un bosco in un pascolo, e come vegetazione potenziale del luogo, il primo – seppur differente da quello che si presenterebbe in una situazione completamente naturale- resta l’ecosistema a cui tende la successione, bisogna necessariamente tenerne conto, altrimenti non facciamo che innescare fenomeni retroattivi che aumentano la portata del degrado. Ti faccio un esempio per chiarire meglio quello che voglio esprimere, trovi corretto che non si possa costruire in aree sottoposte ad incendio visti i rischi speculativi? Ecco, io applico lo stesso principio alle aree che, potenzialmente, hanno ancora una grande capacità di recupero (gli ecosistemi hanno proprietà non solo di resistenza, ma anche di resilienza, immagino che interessandoti di permacultura ne avrai sentito parlare spesso). Come ho scritto nei precedenti commenti, non sono contrario all’energia eolica a prescindere, va bene se non si compromettono porzioni di territorio con ancora spiccata naturalità; in Sardegna non mancano né le aree industriali (che magari utilizzavano il tuo tanto citato carbone) né i poligoni militari, al cui interno esistono aree più inquinate di quelle industriali, ecco, sarebbe anche l’occasione per bonificare il tutto, non ti pare? In questi casi, è ovvio che i fenomeni di degrado sono talmente spinti da non consentire una ripresa, almeno non in tempi concepibili da noi… . Immagino tu sappia che in Sardegna ogni paesino ha la sua oscena zona industriale “capanonizzata”, desideri che continuiamo ancora ad usare territorio vergine?

        Poi, non credo che la Sardegna debba trasformarsi nella piattaforma energetica di nessuno, solo perché il riscaldamento è un fenomeno globale, io ragiono in termini di soluzioni locali per problemi globali, le trovo decisamente più appropriate, quindi io continuerò a ragionare su quelle, proseguendo sul cammino della permacultura e dell’agricoltura conservativa.
        Sul fatto che l’eolico sia una fonte discontinua non sbaglio di sicuro, dai uno sguardo alla ventosità utile per i rotori, almeno alla nostra latitudine, e datti una risposta ( forse, è anche per questo che la tecnologia dei mulini a vento da noi non ha mai attecchito, almeno per quello che sono le mie conoscenze), il fatto che la rete ammortizzi questo fatto, non significa che la fonte non abbia una generazione discontinua. Riguardo le pale ferme, mi riferisco a quelle ferme durante le giornate ventose, nelle quali due terzi girano, mentre le altre stanno ferme… potrebbe anche essere che alcune siano ferme per manutenzione, ma mi riesce difficile crederlo per tutte visto il numero di torri e quello dei tecnici impiegati per la manutenzione.
        Tornando al discorso sul suolo e la sostanza organica, adottare pratiche conservative (inerbimento di frutteti e vigneti, semina su sodo, pacciamatura organica delle ortive, compostaggio, consociazioni e avvicendamenti, cippatura ramaglie, ecc. ) ha non solo dei benefici diretti (accumulo di carbonio nel suolo), ma anche indiretti, come:
        il risparmio di acqua per l’irrigazione (la S.O. aumenta la ritenzione idrica),
        il risparmio di fertilizzanti (contribuisce alla capacità di scambio cationico),
        il miglioramento della struttura favorendo la formazione di aggregati stabili.,
        l’aumento della fertilità (funge da riserva di nutrienti)
        Quindi, meno combustibili e, di conseguenza, meno Co2 e meno
        Tutte cose che non hai considerato nel tuo bilancio globale e che, al di là di tutto, sono veramente difficili da stimare .
        Come in natura ogni funzione è sostenuta dalla presenza di più specie e ogni specie svolge più funzioni, ogni elemento, in una buona progettazione deve svolgere più funzioni ed essere supportato da più funzioni , cosa su cui, forse, siamo solo parzialmente d’accordo, vista la tua apologia dell’eolico. Io detesto le scelte frettolose, dettate dalla paura ed usate da qualcuno per ingrossare il proprio portafogli. Sono convinto che se si continua di questo passo, sull’isola tra qualche anno, ci ritroveremo a dibattere sugli svantaggi di questa industrializzazione non percepita esattamente come successo dopo l’arrivo di Rovelli… Come ho scritto nel precedente commento, credo nelle buone pratiche e nel cambiamento di coscienza che esse possono generare ( consumo critico, l’autoproduzione ed il riciclo, le alternative, ma con gestione democratica, il risparmio e l’efficienza energetica, Car sharing, tecnologie appropriate, ecc. ) il resto non funziona. La Sardegna avrebbe bisogno di ottimizzare ed incentivare il trasporto pubblico e di tante altre cose importanti per dare il suo contributo alla riduzione del riscaldamento globale.
        Tu sei andato via dall’isola a 33 anni, io a 33 anni ho paura ad investire in un’attività nel mio territorio visto l’assedio in atto (due parchi eolici esistenti per 37 torri, con una potenza installata di di 30 MW, più altre due richieste per impianti sopra i 10 MW, più alcune domande per torri da 200 KW; E stiamo parlando di un paese di meno di 3000 anime con più di 80 nuraghi e tutta una serie di siti archeologici e bellezze naturali scarsamente considerate. E la situazione non è molto diversa nei paesi vicini ed in altre aree della Sardegna. Per ora faccio del mio meglio, occupandomi di educazione ambientale e agricoltura biologica, ma non so come andrà a finire… l’eolico selvaggio, e tutte le altre truffe sull’energia “green” in aree non compromesse (da impianti industriali, quali sono torri e pannelli) non danno tregua a chi desidera pianificare progetti permaculturali e percorsi educativi di un certo livello. E non dirmi che questo potrebbe essere usato come integrazione dell’attività educativa, dato che, come se non bastasse, la gestione degli affari che ruotano intorno a questa speculazione incentivata in bolletta è a dir poco mafiosa ed essendo in Italia, il fenomeno non è arginabile a livello giuridico (ancora si dibatte sulle responsabilità penali delle stragi di fine anni 60….). Insomma, in questo momento non vi è certo una coerenza tra mezzi e fine: http://www.unionesarda.it/articoli/articolo/154178, ed a livello locale la gestione degli affari non si discosta da questo modello.
        Un’altra cosa molto divertente che accade, ed è accaduta anche nel mio paese, è che alcuni imprenditori, diventati ferventi sostenitori di tale energia, rinnovano il loro parco macchine, passando a suv e fuoristrada…con aumento delle emissioni
        Tornando agli uccelli, una ricerca l’ho già fatta, e non mi pare così risibile l’effetto delle pale, anche perché si va a sommare alle altre cause di disturbo e di mortalità legate alle nostre attività e, soprattutto, va a colpire i superpredatori ed i necrofagi, estremamente importanti per ogni ecosistema.

        Il tuo approccio poi, mi spaventa anche un po’ (torri giganti nei boschi…).
        visto che il paesaggio esterno si riflette su quello interiore, almeno per quello che io credo e sento, è importante tutelarne e valorizzarne le peculiarità, altrimenti il rischio che si corre è una globalizzazione/uniformazione delle emozioni e degli stati d’animo.

        Auguri per il tuo progetto di permacultura

        P.S. Mi scuso per la lunghezza del commento, ma mi riesce difficile essere più conciso di così viste le risposte di Riccardo.

  6. Riccardo Pusceddu
    aprile 28, 2014 alle 2:36 PM

    per Juri: scusa mi sono confuso un po con il commento di Occhio nudo e ho risposto anche a lui in parte nel messaggio rivolto a te. Comunque ne approfitto per aggiungere qualcosa sul risparmio energetico. Non potrei essere più d’accordo con te. Pero il risparmio non basta. Anzi ci sono alcuni studi che dimostrano che se si risparmia energia per esempio tramite l’utilizzo di nuovi elettrodomestici ad alto rendimento (A+) o evitando gli sprechi i soldi risparmiati finiscono col venire utilizzati per l’acquisto di beni “inquinanti” o nell’utilizzo di più elettrodomestici in casa. E’ stato anche coniato un termine ad hoc per definire questa tendenza pero’ adesso mi sfugge.

  7. Riccardo Pusceddu
    aprile 28, 2014 alle 2:53 PM

    per Occhio nudo: io ho preso i piedini e abbandonato la mia terra alla tenera eta’ di 33 anni e dopo aver lottato per anni a favore di interventi di rimboschimento in aree degradate a garriga e essermi scontrato con la solita indifferenza e le gelosie dei miei concittadini isolani. L’ho fatto a malincuore ma questo non significa che la Sardegna non mi stia più a cuore o che io non abbia più il diritto di dire la mia sulla mia terra per cui ho fatto tanto prima di partire: tentato il rimboschimento di Monte Idda e colline limitrofe in quel di Decimoputzu; allevato farfalle per il ripopolamento; piantato alberi nel centro abitato del mio paese; mi sono attivato per la salvaguardia degli ultimi preziosi esemplari di case campidanesi nel mio paese e in quelli limitrofi; finanziato l’area protetta di Monte Arcosu; suggerito case al mare a basso impatto ambientale (invece delle tipiche villette stile Costa Smeralda); e la lista potrebbe continuare a lungo.
    Mi auguro sinceramente che tu abbia ragione sul fatto che la gente stia cambiando ma certi commenti che vedo qui sembrano suggerire il contrario. Pero io non ho la verità in tasca quindi spero di sbagliarmi.
    Per le pale eoliche in aree industriali o compromesse ti invito a leggere la mia risposta al commento a Juri qui sopra. Grazie

  8. Amico di juri
    aprile 28, 2014 alle 4:46 PM

    Quando uno non percepisce il danno ambientale che nella Sardegna di oggi sta causando una delle tante centrali eoliche che insensatamente stanno moltiplicandosi senza filtro alcuno neppure di fronte alle evidenze non c’è’ niente da fare. Occorre percorrere altre strade. Son questi di fatto che sostengono il disastro ambientale che è’ sotto gli occhi di tutti ma che proprio gli “interessati” fanno finta di non “vedere” pensando che anche gli altri non li abbiano più’ gli occhi. Ed è’ vero, in Sardegna la gente non ha più’ occhi, neppure per piangere, per la miseria in cui è’ stata ridotta, e si sta vendendo anche l’ultimo scampolo della propria terra, della propria identità’ e del proprio paesaggio. E così’ quando anche l’ultimo si accorgerà’ che la riduzione della CO2 prodotta dai tedeschi nella Rhur o dai milanesi nelle fabbriche padane non potrà’ essere mangiata allora capirà’ che dalle sue centrali eoliche nel frattempo non ci potrà’ campare.

    • Riccardo Pusceddu
      aprile 29, 2014 alle 12:17 am

      Per amico di Juri: scusa ma tu parli di danno ambientale causato dalle centrali eoliche. Mi potresti dare qualche spiegazione più dettagliata su cosa consiste questo danno? O darmi un po di bibliografia così posso convincermi anch’io che tu hai ragione? Scusa per la provocazione ma io ho letto molto sulle centrali eoliche e di tutto (mi ricordo anche una ricerca sulla moria di volatili e pipistrelli a causa delle pale rotanti) e mi sono convinto che il danno se c’e’ e’ risibile e comunque di diversi ordini di grandezza più piccolo di quello inflitto dalle centrali a combustibili fossili. Pero sono sempre pronto a cambiare idea se mi si dimostra che sbaglio.
      Ad accorgersi dei benefici della riduzione della CO2 nella Rhur o in Val Padana (se mai ve ne saranno abbastanza vista la lentezza con la quale si sta agendo per ottenerli) non sarà nessuno di noi, sardi e non, viventi oggi. Saranno i nostri figli o discendenti fra 50 o 100 anni a far tempo da oggi.
      Questo atteggiamento mi sembra scaturire dal nostro solito vittimismo isolano di fronte a gente (i tedeschi e altri che installano le centrali eoliche) più unita, cooperante e imprenditoriale che riconosce nella Sardegna un ottimo mercato da sfruttare (con le pale eoliche, a fini nobili, aggiungo io); ottimo perché privo di concorrenza locale con i poveri isolani divisi dall’invidia anche tra di essi e non solo contro i forestieri che vengono quindi sempre dipinti a tinte fosche. Noi sardi dovremmo cambiare attitudine invece e smetterla di opporci tu court agli imprenditori del continente e europei ma fargli della sana concorrenza anche cedendo un po all’inizio su qualche fronte, per esempio quello dei profitti. Altrimenti blindiamo la Sardegna e facciamo una legge che solo noi sardi possiamo fare le cose in Sardegna. Purché si facciano. Lo status quo non e’ ammissibile e se ne accorgeranno le prossime generazioni. Altro che neanche gli occhi per piangere se sono vere le predizioni dei climatologi!

      • Juri
        aprile 29, 2014 alle 12:51 PM

        Riccardo, una centrale eolica è un’installazione industriale. I danni ambientali che crea se realizzata in aree integre sono del tutto ovvi e molto pesanti. In poche parole, viene spazzata via la prerogativa che fa unici interi territori sardi. Le montagne del Grighine sono state massacrate con 25 Km di nuova viabilità (sbancamenti, sterratura, rimozione vegetazione, dissesto idrogeologico, rovina del paesaggio: dalle cime del Gennargentu, volgendo lo sguardo a ovest è la prima cosa che salta agli occhi, quella selva di pali metallici alti 100 metri ciascuno).
        Ripeto, ti invito a farti un giro nella Gallura interna o nelle montagne di Alà dei Sardi-Buddusò per toccare con mano questa irreversibile perdita di beni ambientali. Ma anche queste foto sono significative

        Parco eolico di Buddusò e Alà dei Sardi

        Quanto alla CO2, ti potrei rispondere che anche trasformando la Sardegna in una piattaforma di produzione eolica nel mezzo del Mediterraneo, la riduzione complessiva nelle emissioni mondiali sarebbe del tutto trascurabile. Oppure che la sua parte, la Sardegna, l’ha già abbondantemente fatta, in termini di perdita di ecosistemi e di paesaggio, nella lotta alla CO2.
        E ancora, ti vorrei far riflettere sul fatto che, guarda caso, se vai in Alto Adige, Trentino o Svizzera, di centrali eoliche nelle montagne non ne vedi neppure con il binoccolo, perché quelle popolazioni sanno bene quanto sia elevato il valore del loro paesaggio.
        E anche nell’isola cugina Corsica, non hanno svenduto il loro territorio alla speculazione eolica.
        Ho vissuto fuori Sardegna per molti anni e so bene quanto è grave il problema dell’inquinamento dell’aria in pianura padana, ma ciò che più mi ha colpito non è la mancanza di centrali eoliche, quanto la follia che porta ad avere, in una situazione tanto compromessa, una temperatura media dei locali intorno ai 24-25° in pieno inverno! in gran parte “tirati fuori” dal gasolio che brucia in vecchie centrali termiche condominiali.

        E allora torno nuovamente su questo punto: la lotta all’emissione di CO2 si può tranquillamente portare efficacemente avanti senza la devastazione dell’eolico industriale. E allora bisogna chiedersi perché il risparmio energetico, vera grandissima fonte di “energia alternativa” è invece relegato (in Italia) ai margini, o ignorato del tutto, quando si parla di lotta alla CO2?
        Semplice: perché non è funzionale alle speculazioni, anzi è agli antipodi perché implica minori vendite di energia, ossia fatturati inferiori per le grandi multinazionali dell’energia (quelle stesse “innamorate” dell’eolico, guarda caso).
        Il perseguimento del risparmio energetico dovrebbe avere la massima priorità, ottimo veicolo di innovazione, occupazione e ricerca scientifica.

      • aprile 29, 2014 alle 3:05 PM

        una legge che riservi il “mercato” della produzione dell’energia da fonti rinnovabili alle sole imprese “sarde” (bisognerebbe poi intendersi sul significato di “sardo”, quelle che hanno la sede legale in Sardegna?) sarebbe palesemente incostituzionale e contraria al diritto comunitario.

        Comunque, ti basta?

    • Riccardo Pusceddu
      aprile 29, 2014 alle 1:49 am

      per Stefano Deliperi:
      ho fatto un po di ricerche sull’elettrodotto al quale avevi accennato, il SA.CO.I. e non ho trovato molto e quel poco che ho trovato ha per fonte la Terna ovvero la società che ha potenziato l’elettrodotto (se la cosa e’ avvenuta per davvero visto che si tratta anche di vecchi links). Pero’ ho scoperto che dovrebbe essere stato realizzato (anche qui il condizionale e’ d’obbligo, trattandosi di vecchie pagine web) un’altro elettrodotto molto più capace del SA.CO.I.: il cosiddetto SA.PE.I.. Nella pagina si sostiene che uno dei motivi che avrebbe portato alla sua costruzione e’ la possibilità di usare la Sardegna per la produzione di energia da fonti rinnovabili oltre che darle la possibilità di permetterle la manutenzione delle ormai vetuste centrali a combustibili fossili isolane senza bisogno di interrompere l’erogazione di energia. Inoltre e purtroppo si ventila anche che il nuovo elettrodotto consentirà la costruzione di nuove e più efficienti centrali a carbone (ahimè). Se quel che ho letto corrisponde a verità allora credo che la tua obiezione alla costruzione di centrali eoliche per esporto di energia andrebbe a cadere. Correggimi se sbaglio. Il SA.PE.I. e’ stato ultimato e il SA.CO.I. sostituito con nuovi cavi? E’ vero che la sua capacita’ di trasmissione lo rende capace di esportare 5 volte l’attuale produzione di energia elettrica isolana, come ho letto? Inoltre non ci dobbiamo dimenticare che l’energia elettrica e’ in surplus perché il parco macchine e’ quasi interamente a benzina/gasolio. In un futuro spero non lontano le automobili saranno meno ed elettriche

      • aprile 29, 2014 alle 3:03 PM

        le cose sono un po’ diverse da quanto dici.

        I “numeri” dell’energia in Sardegna, come emergono dai dati Terna s.p.a. (31 dicembre 2012) e dal P.E.A.R.S.

        * 18 impianti idroelettrici (potenza efficiente lorda MW 466,7; producibilità media annua GWh 699)

        * 44 impianti termoelettrici (potenza efficiente lorda MW 2.822,5)

        * 47 impianti eolici (potenza efficiente lorda MW 988,6)

        * 22.287 impianti fotovoltaici (potenza efficiente lorda MW 558,2)

        * energia richiesta in Sardegna: GWh 10.998,8; energia prodotta in più rispetto alla richiesta: GWh 2.348 (+ 21,3%)

        * produzione energia: GWh 14.535; produzione netta per il consumo: GWh 13.346,8

        * energia esportata verso la Penisola: GWh 1.632,5; energia esportata verso l’Estero (Corsica): Gwh 715,6; Terna s.p.a. stima un’esportazione complessiva di energia pari GWh 4.000 per l’anno 2013; perdita complessiva della rete: MWh 600

        * fonte di produzione: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico.

        Puoi leggere sul nuovo P.E.A.R.S. adottato qui: https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2014/03/06/ecco-finalmente-il-piano-energetico-regionale-della-sardegna/ .

        Prima che veda le auto elettriche sostituire quelle “tradizionali” in Sardegna passeranno decenni, se mai accadrà. Attualmente, poi, non c’è alcuna norma che imponga la dismissione delle centrali elettriche “tradizionali” e chi le gestisce non ha alcun interesse alla dismissione. Il proliferare dei progetti di centrali eoliche e solari termodinamiche in Sardegna attualmente ha solo fini speculativi.

        Stefano Deliperi

  9. M.A.
    aprile 29, 2014 alle 5:14 PM

    Scusate se mi intrometto nel discorso. Scusate Grig e utenti come juri e amico di juri, ma dal punto di vista energetico c’è un settore che v’ispiri? Per ogni singolo settore si cerca il pelo nell’uovo. È logico che ogni attività antropica è legata ad un consumo energetico, e questa energia, a seconda di come viene prodotta possiede un impatto più o meno importante, ma da ciò volente o nolente non si scappa. Biogas no, biomasse no, eolico no, solare no..Capisco che ci sono molti problemi e pericoli dal punto di vista “speculativo”, ma l’energia ad impatto “zero” non esiste. Se si guardano tutti gli aspetti e si paragonano fonti energetiche diverse, esse avranno un impatto più importante da un lato e meno in un altro e viceversa. Non nego che potrebbero esserci, chissà, certi interessi economici-politici nel riuscire a spostare l’ago della bilancia su un settore piuttosto che un altro..soprattutto da parte delle multinazionale che dovranno gestire le produzioni di energia “verde”. Negli ultimi 30 anni di politica abbiamo visto veramente di tutto e di più e non mi stuperebbe certamente che in futuro “chi gestirà il miele si leccherà le dita!”

    • aprile 29, 2014 alle 5:27 PM

      come sopra già scritto, la Sardegna ha attualmente un surplus di produzione energetica e la realizzazione di nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili non sostituirebbe, purtroppo, nessun impianto di produzione energetica da fonti “tradizionali” (fossili).
      Che senso ha la realizzazione di nuovi impianti?

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 30, 2014 alle 4:17 am

        Per Stefano Deliperi: i comuni di Budduso’ e Ala dei Sardi percepiscono un reddito annuo, elargito dalla società proprietaria delle turbine, sotto forma di royalties e una ricaduta occupazionale di 21/23 persone. Poche ma meglio che niente (vedi link: https://www.youtube.com/watch?v=9ECtVIjq8u0).
        Per finire (saro’ breve stavolta) dove lo metti l’esempio che si da con queste centrali che funzionano e sono efficienti alla faccia dei molti che ancora pensano che le fonti rinnovabili non potranno mai sostituire le fonti non rinnovabili? E col progredire della ricerca e dei profitti (anche quando questi finiscono nelle mani dei “signori del vento”) le turbine si faranno sempre più efficienti e più economiche (anche se esiste un limite fisico assoluto oltre il quale non potranno mai andare: si chiama la soglia di Betz). Coll’avanzare della tecnologia ogni qualvolta una centrale a carbone diventi obsoleta si preferirà sostituirla con una centrale eolica invece che con un’altra centrale a carbone più nuova ma pur sempre inquinante (come hai giustamente osservato tu in un tuo articolo sulla sequestrazione della CO2 nelle centrali a carbone di nuova generazione)

      • aprile 30, 2014 alle 8:46 PM

        Riccardo, ti ripeto che non esiste alcuna norma che imponga la sostituzione delle centrali con fonti “tradizionali” fossili con quelle da fonti rinnovabili.
        Il tuo (e il nostro) attualmente è un pio desiderio.
        Quindi una centrale eolica “inutile” rimane una centrale eolica “inutile”. E, magari, è anche “dannosa” per paesaggio, natura, avifauna, ecc.

        Stefano Deliperi

    • Juri
      aprile 29, 2014 alle 5:58 PM

      L’ho detto: fotovoltaico su tetto (abitazioni civili, capannoni industriali, etc..) e al suolo in aree industriali abbandonate (e siamo a milioni di metri quadri disponibili, solo in Sardegna) ma certo non su suolo non edificato, risparmio energetico e nuove tecnologie (ad esempio auto-elettriche: se anche l’elettricità venisse generata all’origine da fonti fossili, il rendimento di un motore elettrico è molto superiore a quello bassissimo dei motori termini).
      E allora perché ripetere sempre gli stessi luoghi comuni (non vi va bene nulla, etc…)?

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 30, 2014 alle 4:01 am

        Per Juri: la tua idea andrebbe bene se non fosse che il fotovoltaico ha un EROEI di molto inferiore all’eolico (vedi tabella qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Energy_returned_on_energy_invested) quindi e’ molto meno efficiente. Inoltre e’ anche inquinante perché i pannelli contengono metalli tossici, non ricordo quali mentre le turbine eoliche no.
        E’ vero quello che dici sul rendimento delle auto elettriche rispetto ai motori a combustione interna.
        Il fotovoltaico e’ meglio del carbone e del nucleare ma non dell’eolico e dell’idroelettrico; quest’ultimo ha il più elevato EROEI pero’ altro che perdita di ecosistemi dovuto alla viabilità come nelle centrali eoliche: tutto viene sommerso dal bacino della diga! Quindi perché puntare sul fotovoltaico se l’eolico ha un EROEI quasi 3 volte superiore? Per qualche strada necessaria per la costruzione dell’impianto? Non mi pare che queste possano bilanciare una differenza di EROEI così marcata! Ho visto le foto del parco eolico fra Budduso’ e Ala’ dei Sardi e pure il grifone colpito dalla pala. L’altopiano non e’ stato “devastato” come hai scritto te. Ho anche visto un filmato su youtube che mostra chiaramente che la vegetazione e’ stata preservata quasi nella sua interezza eccetto che nelle strade e piazzole di accesso alle turbine (si sarebbe potuto fare di meglio li magari piantando un bosco di essenze autoctone visto che l’ecosistema del luogo e’ degradato a garriga e i pochi alberi presenti mi sono sembrati conifere da taglio non autoctone (forse il solito Pinus nigra utilizzato in selvicoltura).
        Infine sono completamente d’accordo con te sul risparmio energetico anche se esiste un ben noto fenomeno, del quale non ricordo il nome, che fa si che l’energia risparmiata venga usata/sprecata per alimentare altre apparecchiature non necessarie (l’uomo non cessa mai di stupire).
        Per questo motivo il risparmio energetico ottenuto viene sempre bilanciato da un’ulteriore consumo. Quindi la soluzione e produrre energia con modalità e tecnologie che abbiano il più alto EROEI fra quelle attualmente disponibili. Certo quando i pannelli diventeranno più EROEI efficienti allora si cambierei idea sul fotovoltaico ma fino ad allora: eolico!
        Per finire ancora questa gelosia su cosa fanno gli altri non solo da noi in Sardegna ma anche a casa loro. Non so se ci siano centrali eoliche sulle Alpi pero se non ci sono e c’e’ vento allora e’ un peccato che non ci siano e sbaglierebbero gli svizzeri o i trentini a non installarle quindi perché dobbiamo seguire un esempio sbagliato anche noi qui in Sardegna? Certo le montagne sono più belle senza le turbine eoliche quindi le dovrebbero mettere tutti. Pero non “o tutti o nessuno” come mi sembra suggerisci te. Inoltre i comuni di Budduso’ e Ala dei Sardi percepiscono delle royalties dalla società proprietaria dell’impianto che da anche lavoro stabile a 21/23 persone: poche ma sempre meglio che niente (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=9ECtVIjq8u0)

      • Juri
        aprile 30, 2014 alle 8:17 PM

        Se un altopiano integro ad elevata naturalità diviene sede di un’enorme installazione industriale (decine e decine di pale alte un centinaio di metri con rotori di diametri dello stesso ordine, infrastrutture elettriche, viarie, etc..) il suo valore ambientale viene compromesso, perché perde la sua prerogativa essenziale. A tuo parere si tratta di trascurabili effetti collaterali, a mio parere, e a parere di chi conosce la bellezza delle zone interne della Sardegna, è un danno ambientale di gran lunga superiore al beneficio di una ridotta produzione di CO2. Riduzione che non deve certo divenire un totem a cui sacrificare tutti gli altri valori ambientali.
        Quanto al rendimento del fotovoltaico, la previsione è che nel giro di qualche anno si arriverà a valori molto più elevati degli attuali e comunque l’inferiore rendimento è ampiamente compensato dall’elevata potenzialità in termini di superfici utili per la produzione, già edificate e dunque non impattanti da un punto di vista ambientale.
        Mi sembra persino assurdo continuare a voler consumare suolo e aree integre quando vi sono a disposizioni enormi spazi già edificati o compromessi dove soddisfare tutte le necessità di produzione energetica C02 free.

  10. M.A.
    aprile 29, 2014 alle 6:32 PM

    Scusa Grig, ma chi meglio di un’associazione ecologista sa che il petrolio sta per lasciare il tempo che ha trovato? Perché non iniziare a costruire oggi il domani? La fine del petrolio sarà la fine di un sistema, la fine di mercati basati su “accordi” internazionali, indipendenza energetica per rilanciare fabbriche e imprese e tanto ancora..
    Ciò che più mi preoccupa sinceramente è che determinate multinazionali (appartenenti a certi Stati che non vogliono perdere il controllo e le loro posizioni di rilievo sul mercato globale ottenuto grazie alla loro risorse energetiche) potrebbero colonizzarci, produrre energia nella nostra terra e rivendercela! Infatti, un mercato è composto da acquirenti e venditori, se nessuno è obbligato più a comprare energia (perchè la produce) il sistema collasserebbe! Forse non sono e non saranno problemi delle nostre generazioni, ma della prossime sicuramente. Per questo motivo abbiamo il dovere di garantire un futuro migliore, altrimenti sfido veramente avere il coraggio di mettere al mondo dei figli on le prospettive attuali. Pensa al settore petrolchimico, in Sardegna, se veramente questa “chimica verde” funzionasse non sarebbe un salto in avanti!? Quanti poli industriali ci sono morti? E quanti operai disoccupati ci sono che protestano, giustamente, per lavorare senza capire che in Sardegna molti di quei settori in cui hanno lavorato per anni sono collassati e non avranno un futuro!? Avere dei pneumatici, plastiche biodegradabili, utensili vari costruiti tramite le biotecnologie non sarebbe un salto di qualità? A volte ci lamentiamo dello schifo di mondo in cui viviamo, ma non vogliamo mai fare questo salto di qualità. Chiedo scusa se sono uscito fuori tema, riprendete tranquillamente la discussione. Passo e chiudo.

    • aprile 29, 2014 alle 8:47 PM

      l’energia non si può immagazzinare: o si usa quando si produce o si perde.
      Già ora la Sardegna ha un surplus di produzione energetica e la realizzazione di nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili non sostituirebbe, purtroppo, nessun impianto di produzione energetica da fonti “tradizionali” (fossili).
      Quanto alla “chimica verde”, il discorso è molto più complesso e trovi parecchie informazioni, anche sui fattori positivi e negativi in questo blog.

      Stefano Deliperi

  11. Raimondo Cossa
    aprile 29, 2014 alle 8:56 PM

    Parole, parole e chiacchiere. Intanto in regione giacciono i permessi degli impianti elencati dal GrIG. Se non arriva un piano energetico con le palle, la Sardegna continuerà ad essere terra di conquista da parte delle multinazionali dell’energia che speculano sui certificati verdi e sul terreno agricolo della Sardegna. Stiamo assistendo ad una moderna operazione di colonialismo energetico. In campagna elettorale la nuova giunta ha preso impegni precisi. Aspettiamo una presa di posizione “responsabile” da parte della giunta Pigliaru. Grazie!!

    • aprile 29, 2014 alle 9:48 PM

      confermo.

      Stefano Deliperi

    • Riccardo Pusceddu
      aprile 30, 2014 alle 4:34 am

      A Raimondo Cossa: mi piacerebbe sapere qualcosa di più su questi impianti elencati dal GrIG a cui hai fatto menzione tu. Sul tema della Sardegna “terra di conquista” delle multinazionali dell’energia, a quali multinazionali ti riferisci? Alla Enercom, la società mi pare olandese, produttrice delle turbine? O alla Falck Renewable, la società che possiede l’impianto di Budduso’-Ala’ dei Sardi? Ma dove sono allora le società sarde che sarebbero disposte a costruire questi stessi impianti? Oppure le ditte sarde che costruiscono turbine eoliche? Non ce ne sono! Allora vogliamo continuare a fare gli invidiosi e preferire che il clima si riscaldi irrimediabilmente pur di impedire a forestieri di arricchirsi oppure cercare di trarne i maggiori benefici possibili (come succede a Budduso’ e ad Ala dei Sardi dove la Falck versa delle royalties annuali e da lavoro stabile a 21/23 persone del luogo) e a fare qualcosa di buono per l’ambiente globale che e’ anche quello di noi sardi?

  12. Maurizio Masia
    aprile 30, 2014 alle 12:29 am

    Concordo con quanto detto da Raimondo Cossa circa la necessità di un Piano Energetico Regionale approvato e definito nei dettagli, ma soprattutto condiviso con gli enti locali.
    In attesa che ciò avvenga ritengo sia opportuno che la giunta vari una norma di c.d. moratoria degli impianti in fase di valutazione ambientale, e parlo di tutti i mega-impianti, siano essi eolici, fotovoltaici, termodinamici e geotermici. Non muore nessuno se la realizzazione di questi impianti viene rimandata di (ipotizzo) un anno. Ah già, non muore nessuno ma le rendite finanziarie potrebbero diminuire, ma questo, personalmente, a me non interessa.
    Per spiegarmi meglio, faccio un paragone. Senza un piano energetico definitivo, che ci dia un quadro chiaro ed aggiornato circa la produzione e i consumi elettrici dell’isola (ma si può sapere perchè diavolo i dati Terna sono fermi al 2012?), è come se stessimo autorizzando la costruzione di intere nuove città senza neppure aver fatto il censimento, non solo delle case esistenti sfitte o inutilizzate, ma neppure degli abitanti stessi!
    Legislazione certa, chiara e condivisa, sulla base di dati aggiornati, quindi.
    Ed è la stessa Proposta Tecnica del Piano (febbraio 2014) a dirlo, quando -riguardo agli impianti eolici- si legge, al capitolo “5.2.2 – Le strategie proposte del documento di indirizzo” nella strategia n. 5 riguardante l’eolico che “…. A riguardo potrebbe essere necessario compiere una ulteriore ricognizione delle aree idonee all’installazione degli impianti eolici on shore all’interno di quanto previsto dalla legge regionale n. 3/2009 al fine di indirizzare gli operatori del mercato verso scelte funzionali agli obiettivi regionali di produzione di energia da fonte rinnovabile. Una volta compiuta la suddetta ricognizione sarebbe auspicabile codificare, anche per via legislativa, un termine di riferimento quantitativo oltre il quale l’affollamento degli impianti è da ritenersi insostenibile dal punto di vista paesaggistico, del consumo del territorio e del grado di saturazione dell’infrastruttura di rete oltre che non funzionale al raggiungimento degli obiettivi regionali. …“.
    A Nuoro, la mia città, è prevista la realizzazione di una centrale eolica (9 pale da 150 metri) sopra (si, proprio sopra!) domus de janas, tra decine di nuraghi e menhir. Io faccio parte di una piccola lista civica di minoranza ed abbiamo inviato le nostre osservazioni al Savi sottolineando tutti gli aspetti che ho citato ( http://www.ideacomune.net/lista_civica_nuoro/?p=6664 ). Non lo dico per farci pubblicità, ma per invitare Riccardo Pusceddu ad andare sul link e leggere un piccolo spaccato su cosa stia accadendo oggi, per davvero, in Sardegna, mentre sta lì a chiedere lumi circa la potenza dei cavi sottomarini Sarcoi e Sapei.
    Al di là di ogni presa di posizione ideologica sulle fonti energetiche rinnovabili.
    Moratoria subito.

  13. Maurizio Masia
    aprile 30, 2014 alle 1:47 am

    Scusate.
    Una precisazione, con relative scuse, la devo a Riccardo Pusceddu.
    Non avevo intenzione di mancare di rispetto agli interrogativi che hai posto e sui quali hai giustamente chiesto pareri e risposte, dando così inizio ad un dibattito molto aperto ed interessante.
    Volevo giusto farti capire che qui siamo letteralmente in trincea, ogni giorno leggiamo di mega progetti simili depositati presso gli uffici tecnici comunali e regionali, senza contare la pesante tara dei territori inquinati, dei poligoni militari, delle Terre Collettive continuamente erose da interessi di pochi, sui quali stiamo già battendoci…
    Un piccolo esempio di come andrebbe gestita la situazione “energie rinnovabili” ce lo dà proprio il dibattito che tu hai innescato in questa pagina web. Bisognerebbe che questo stesso dibattito lo si aprisse a tutta la popolazione, a tutte le istituzioni e ai centri di ricerca, al fine di stabilire, tutti insieme, quale sia a riguardo il migliore futuro per la Sardegna (e te lo dice uno che una pala eolica ce l’ha disegnata sul biglietto da visita).
    Tutto questo si può fare però solo ed esclusivamente “a bocce ferme”, varando una legge di moratoria.
    Di questo passo invece (pensa che sono più di trenta i mega-impianti oggi in fase di valutazione ambientale) si rischia che il Piano Energetico non sia altro che un mero conto “a consuntivo” ovvero la chiusura del recinto dopo che i buoi sono scappati.
    Scusami anche se ti ho dato del tu ma in queste pagine mi sento sempre di poter parlare come dentro ad un gruppo di amici.

    • Riccardo Pusceddu
      aprile 30, 2014 alle 8:18 PM

      Caro Maurizio, ma certo che ci possiamo dare del tu. Come non potremmo visto che ci sta a cuore così tanto la nostra bellissima isola (a me piace chiamarla la paradisola)! Guarda me: qui a Londra con un mucchio di lavoro arretrato eppure non riesco a fare a meno di dibattere sull’eolico perché mi sta a cuore non solo la mia isola paradiso ma anche e soprattutto la terra nel suo insieme: questo miracolo dell’universo che noi stiamo così ignominiosamente rovinando. Pero’ anche noi esseri umani siamo un miracolo forse ancora più grande dello stesso pianeta che ci ha creati. Siamo legati dalla stessa storia e avremo lo stesso fato comune quindi bisogna prendersi cura l’uno dell’altro noi umani col nostro raziocinio e il pianeta con i fenomeni naturali che vi si producono ogni giorno.
      Sono d’accordo che io non ho la verità in tasca ma esprimo solo la mia umile opinione e anzi mi piace il contraddittorio proprio perché mi piace di cambiare idea se mi si dimostra che sbaglio o che sono inconsapevole di qualcosa che mi farebbe cambiare opinione. Quindi ben vengano le critiche a quanto siano esse costruttive o distruttive ma comunque corrette intellettualmente come cerco siano le mie.
      Io non sono un’animalista radicale che crede che tutte le specie che condividono il pianeta hanno il diritto per principio di esistere se la loro esistenza configge con noi Homo sapiens. Il bene del pianeta va cercato in modo democratico fra la gente e preferisco che si faccia uno sbaglio se la maggioranza lo vuole piuttosto che forzare una scelta giusta virtuosamente sulla popolazione contraria. Credo nella democrazia e nel dibattito che scaturisce dalla conoscenza dei fatti. Per quello vi assillo con le mie domande sugli elettrodotti: perché mi servono per decidere se le mie prese di posizione sono corrette. Conoscere per deliberare.
      Una battuta finale, che potrebbe sembrare provocatoria ma non lo e’ nelle intenzioni, sui nuraghe e i menhir. Non sarebbero stati mai costruiti se gli abitanti dell’epoca (che supponiamo vivevano per la maggior parte in capanne di frasche e fango) si fossero opposti a queste nuove mega costruzioni. Forse vi si opposero anche, non so ma questo non e’ il punto. Io voglio inferire che forse le pale eoliche sono i nuraghi del nostro tempo ovvero un salto di qualità per il bene del pianeta e quindi anche nostro.
      Sono d’accordo con la moratoria che suggerisci te ma non cosi lunga forse perche’ non passa giorno che la comunità scientifica non rettifichi in peggio le sue stime sul riscaldamento globale che si sta facendo sempre più allarmante.
      Ricordiamoci che le centrali a carbone non conoscono moratoria. Bisogna smantellarle prima possibile possibilmente senza lasciare la gente al buio.

  14. Sardo
    Maggio 1, 2014 alle 11:54 am

    Il riscaldamento globale e la riduzione della co2 sono le nuove scuse per tenere legato un popolo quello sardo per tenerlo sempre schiavo e dipendente da qualcuno e da qualcosa. Infatti anche la tecnologia dell’eolico e soprattutto gli impianti eolici non sono sardi e dei sardi! Nel frattempo terra, paesaggio (unico e diverso per esempio proprio da quello londinese), boschi e natura ci vengono rubati per ridurre inquinamento e co2 di tutti gli altri popoli e paesi che si arricchiscono con produzioni industriali e combustioni che poi rivendono a caro prezzo a quelli dipendenti come noi ai quali impongono al colmo del delirio di onnipotenza di riparare ai danni prodotti proprio da loro! E così’ noi perdiamo tutto e restiamo dipendenti proprio da questi popoli e paesi. Ma quale vittimismo, occorre reagire ma non indignandosi e basta, la nuova Giunta e’ stata eletta anche per provvedere a fermare e invertire questa tragica logica coloniale. Per questo abbiamo bisogno del senso di responsabilità’ e di un forte senso di rispetto e protezione della nostra terra da parte di tutti anche di quelli come Riccardo ora momentaneamente in stand by per dirla come la sua nuova terra. Ischida Sardigna!

    • Riccardo Pusceddu
      Maggio 1, 2014 alle 3:20 PM

      Per Sardo: non credo che ci sia un complotto architettato ad hoc per tenere noi sardi dipendenti da qualcuno. Noi siamo così bravi che ci emarginiamo da soli, facendoci le scarpe anche tra di noi! Questa e’ secondo me la ragione per cui non ci sono pale eoliche made in Sardinia o impianti eolici gestiti da ditte sarde. Non sappiamo e vogliamo cooperare a fini imprenditoriali. Allora subentra sempre questo atteggiamento isolano che purché dare un vantaggio ad altri preferiamo che tutto stia com’e’. Questo modo di fare secondo me ci deriva dalla nostra storia millenaria che ci ha costretto a difenderci dalle numerose invasioni e ingerenze che si sono succedute nel tempo: da quella degli antichi Romani alle incursioni arabe per finire con i piemontesi. Purtroppo questo era anche un po inevitabile visto che la Sardegna e’ piccola ed e’ sempre stata poco popolata. Ma non voglio soffermarmi troppo ad analizzare questo aspetto (lo avranno fatto altri senz’altro e molto meglio di me). Quello che mi preme dire e’ che a meno che la Sardegna non torni ad essere una terra di pastori ed agricoltori, senza scambi commerciali con l’esterno, allora quest’attitudine di opporci agli interventi di società continentali o estere non e’ più giustificata. Tutti gli abitanti del pianeta (compresi quindi anche i sardi) dovranno presto avere a che fare con un disastro ambientale di tali proporzioni da rivaleggiare con la grande estinzione di massa del Permiano o a quella verificatasi nelle susseguenti ere glaciali. Questa affermazione può suonare catastrofista ma non lo e’. Cosa sono pochi gradi in più di riscaldamento globale dopotutto? Il problema e’ che mai nella storia di questo pianeta si e’ verificato un cambiamento così rapido. Ci sono stati molti cambiamenti e di magnitudine molto ma molto maggiore pero’ erano dilazionati nel tempo, nell’ordine delle decine di migliaia d’anni nel caso più lieve (quello delle recenti ere glaciali). Quello che sta avvenendo oggi con l’emissione di CO2 da attività antropiche non ha precedenti. Ma sto facendo un trattato sul riscaldamento globale quindi mi fermo qui. Per chi vuol saperne di più esistono fonti d’informazione in abbondanza e molto più affidabili di me.
      Tu giustamente fai notare che anche gli impianti eolici non sono sardi e dei sardi. Ma mi sai dire quali altri impianti di generazione elettrica sono sardi e dei sardi? Le centrali a carbone? Quelle idroelettriche? Di geotermiche mi pare non ve ne siano. Gli impianti fotovoltaici? Neanche i pannelli sono fatti in Sardegna. Soltanto qualche ditta che produce pannelli solari per l’acqua calda. Non parliamo del settore dei trasporti dove e’ tutto fatto fuori, vetture, carburante, ricerca, ecc. ecc.Allora perché accanirsi così con le centrali eoliche (che lo ripeto hanno il più alto EROEI fra quello di tutte le fonti che non emettono nuova CO2 nell’atmosfera (altrimenti il primo posto l’avrebbe l’idroelettrico se non fosse per il cemento necessario per fare la diga, uno dei materiali la cui produzione emette una delle più grandi quantità di CO2 fra tutti i materiali da costruzione oggi disponibili)? Cos’e’ meglio: una centrale a carbone dove penso che neppure il carbone venga minato in Sardegna più oppure una centrale eolica? Entrambe sono costruite con tecnologia sviluppata altrove ma la prima inquina e la seconda anche ma molto ma molto ma molto meno! Non ricordo le cifre esatte ma vattele pure a cercare e fammi sapere se mi sbaglio per favore: io le ho lette qualche tempo fa e ne sono rimasto sbalordito!
      Per quanto riguarda il circolo vizioso dei paesi che inquinano rivendendo a noi i loro prodotti fatti con tecnologie inquinanti e poi ci impongono di controbilanciare il loro inquinamento con centrali non inquinanti ma fatte da quelli stessi che inquinano, c’e’ del vero ma mi sembra un’analisi troppo sbrigativa e superficiale. Verissimo nel caso della Cina che e’ il paese che inquina di più al mondo con il suo parco di centrali a carbone in costante crescita (ho letto 40 nuove centrali a carbone al mese ma m’e’ sembrato un po esagerato). Molto meno vero nel caso della Germania pero’ che si e prefissa anche a casa sua un ambizioso traguardo di abbattimento delle emissioni di anidride carbonica e ha anche rinunciato al nucleare mi pare completamente. Oppure il Regno Unito dove c’e’ un dibattito molto acceso sulle centrali eoliche e quelle fotovoltaiche che si renderanno necessarie per raggiungere l’obbiettivo previsto della riduzione delle emissioni per il 2030.
      Poi mi pare tu ti contraddica un po’ su quanto riguarda Londra quando dici che il paesaggio qui non e’ come quello sardo mentre prima ti lamenti che gli altri vengono in Sardegna a installare perché non vogliono installare da loro. Hai fatto mi pare un po’ di confusione. L’Inghilterra ha in essere dei controlli severissimi sulla protezione del paesaggio e a fare abusi edilizi qui non ci provano nemmeno perché qui si demoliscono, non si sanano come da noi (parlo per esperienza personale anche se un po datata al 1999, anno in cui ho dovuto lasciare la mia isola a malincuore per cercare lavoro qui). E poi c’e’ l’opposizione alle centrali eoliche e fotovoltaiche anche qui il che dimostra che certi comportamenti non sono esclusivi di noi sardi ma purtroppo diffusi anche all’estero (e qui te c’hai ragione da vendere): gli inglesi preferiscono lasciare le loro campagne apparentemente incontaminate (apparentemente perché fanno massiccio uso di fertilizzanti, pesticidi ed e’ tutto fatto con mezzi agricoli a gasolio) e piuttosto comprarla all’estero l’energia (così il paesaggio lo fanno rovinare agli altri perché io sono uno dei pochi a pensare che una turbina eolica possa non rovinare esteticamente il paesaggio se ben disegnata e installata). Io trovo questo atteggiamento ipocrita e irresponsabile da parte di chicchessia: sardi, inglesi, cinesi e quant’altri.
      Un’ultimo commento sullo stand by: l’Inghilterra non e’ e non sara’ mai la mia nuova terra. Io mi considero sardo e continuerò a esserlo fino alla morte. Forse sono un po’ parziale in quello che dico ma la Sardegna gli fa un baffo al Regno Unito dal punto di vista paesaggistico nonostante sia stata così duramente attaccata dai suoi stessi abitanti e dai forestieri con e senza il benestare degli stessi. E poi potrei anche tornarci in Sardegna dopo che i miei figli saranno diventati grandi abbastanza da scegliere se stare con la loro madre qui in Inghilterra oppure venire con me in Sardegna o altrove.
      Ischida a tottu su mundu e no scetti sa Sardigna!

  15. Sardo
    Maggio 1, 2014 alle 7:19 PM

    Ascolta. Tu parli di co2 e non sai neppure di cosa stai parlando; basta un’eruzione di un grande vulcano a Sumatra per immettere in atmosfera quella che l’uomo moderno ha prodotto negli ultimi 2 secoli in tutto il mondo. Le contraddizioni sono solo le Tue perché parli di paesaggio e protezione del paesaggio in Sardegna e stai sponsorizzando (non so neanche perché’ ) con tanto ardore (sei dipendente IWC o altra ditta danese o inglese produttrice di centrali eoliche?) il più grosso scempio legalizzato e finanziato del paesaggio sardo degli ultimi 2 secoli. Per favore!

  16. Riccardo Pusceddu
    Maggio 2, 2014 alle 4:11 am

    Guarda che ti sbagli e di grosso. Sono stato tutta la sera a controllare i dati sulle eruzioni e quelli sulle emissioni di CO2 causate dall’uso dei combustibili fossili e sono rimasto a bocca aperta perché le cose stanno molto peggio di quello che credevo. L’eruzione del vulcano Pinatubo del 1991 che e’ considerata in ordine di grandezza la seconda eruzione in epoca storica dopo quella di Krakatoa ha prodotto “solo” 42 milioni di tonnellate di CO2 che sono comunque meno delle 300 (la stima più alta che ho trovato in ore di navigazione in rete) milioni di tonnellate prodotte dall’attività vulcanica mediamente in un anno (compresi i vulcani sottomarini). Sembra una cifra enorme fino a quando non la si compari con quella delle emissioni da combustibili fossili: tieniti forte! 34.5 miliardi di tonnellate all’anno! Ho letto che per produrre la stessa quantità di CO2 coi vulcani (tutti non solo quelli più clamorosi) ci vorrebbero 700 vulcani come Pinatubo all’anno. Un’altra comparazione: la CO2 prodotta dalll’attività vulcanica globale annua e’ meno dell’un per cento di quella annua prodotta dalle fonti non rinnovabili, carbone e petrolio in testa! Ma non finisce qui perché le cose stanno anche peggio purtroppo. Infatti l’attività vulcanica produce anche un raffreddamento seppure temporaneo della temperatura globale stimato in mezzo grado all’anno a causa dell’albedo prodotto dalle polveri che riflettono la radiazione solare nello spazio. Inoltre non si tratta tutto di carbonio (parliamo di carbonio qui che e’ il precursore per così dire della CO2) immesso nel ciclo ex novo come nel caso dei combustibili fossili. Una parte si (quella contenuta nel magma del mantello che si trova li dalla formazione della terra) ma il resto deriva dalla gassificazione di rocce metamorfiche controbilanciata pero’ dallo slittamento delle zolle tettoniche sotto al mantello che quindi toglie a sua volta carbonio (quello che era stato depositato sotto forma di carbonato di calcio in ere geologiche passate) dal circolo globale. Quest’ultimo e’ un fenomeno abbastanza complesso e non sono neanche sicuro di averlo capito bene quindi se qualcuno mi può correggere ben venga.
    Non credo che tu sia in malafede a credere alle cose che hai scritto quindi ti consiglio di informarti meglio prima di credere alle cose, soprattutto quando le vuoi divulgare ad altri come in questo blog. Io mi informo sempre prima di prendere posizione (anche se ha volte non sono molto imparziale perché quando ci si fa un’idea si tende sempre inconsciamente a difenderla): da siti in lingua inglese che sono quelli più aggiornati e copiosi di informazioni. Pero’ sono sicuro che puoi trovare qualcosa anche su siti in lingua italiana. Basta cercare, senza idee preconcette. Se capisci un po’ d’inglese ti metto qui di seguito 2 link nei quali puoi controllare la veridicità delle mie affermazioni:

    http://www.theguardian.com/environment/green-living-blog/2010/oct/07/carbon-footprint-volcano

    http://hvo.wr.usgs.gov/volcanowatch/archive/2007/07_02_15.html

    Per concludere non vedo la contraddizione di cui mi accusi: per me, fino a prova del contrario le turbine eoliche sono la migliore tecnologia disponibile al momento attuale per avere una speranza di evitare o comunque di ridurre l’incombente disastro ambientale che lasceremo in eredita ai nostri figli e nipoti. L’ardore (che non nego) deriva non dall’essere un dipendente di una ditta produttrice di turbine (io faccio il disegnatore edile qui a Londra quindi magari dovrei sponsorizzare il fotovoltaico e invece non lo faccio, se hai letto il mio commento precedente). L’IWC non so neppure cosa sia.
    Scusa ho dimenticato un’ultima osservazione: longi dall’essere uno scempio l’istallazione di pale eoliche ma ammettendo che lo fosse, non dimentichi forse il taglio delle foreste sarde per farne traversine ferroviarie fatto dai Piemontesi?

  17. Sardo
    Maggio 2, 2014 alle 4:39 PM

    Mi sembra sia Tu a dimenticare Mt. St.Helen e diversi altri del terzo e quarto mondo. Comunque non Ti preoccupare ognuno ha i suoi dati, ed un fatto e’ certo se continua così’ la Sardegna che Tu tanto decanti sarà’ per acclamazione (di tanti come Te) il polo dell’eolico industriale in Italia; uno dei tanti primati invidiati da tutti gli Italiani come quello del’ inquinamento da benzene, da uranio, da scarti minerari e così’ via. Magari se Ti convinci un altro po’ chissà’ dove potremo arrivare…

    • Riccardo Pusceddu
      Maggio 2, 2014 alle 8:26 PM

      Per Sardo: grazie a te sto diventando un esperto in vulcani. I siti che trattano dell’emissione di CO2 sono innumerevoli e tra essi non se ne trova uno (almeno fra quelli che ho controllato, una ventina o giù di li) che sostenga la tua posizione. Si fa solo un fugace accenno ad un dissenziente, un geologo australiano di nome Ian Plimer, che ha messo in giro l’opinione che hai abbracciato te che pero e’ stato facilmente e ingloriosamente smentito in sedi diverse.
      Stavolta anziché mandarti i link sito per sito di mando il risultato della ricerca su google:
      https://www.google.co.uk/?gws_rd=cr&ei=JizwUq6UIOug0wWxkICQDw#q=emissioni+di+co2+vulcani
      Controlla pure da te ma sarei interessato a vedere i dati in tuo possesso perche’ io cerco sempre di sentire 2 campane anziché una).
      La tua posizione sull’eolico mi pare sconfini nel settarismo se lo paragoni coll’inquinamento da benzene o addirittura da uranio! Le centrali eoliche non emettono nessuno di queste sostanze eccezion fatta forse per i mezzi necessari alla loro costruzione (ruspe, trivelle, e camion per il movimento terra) che vanno ancora tutti a benzina o gasolio (ma che in un futuro spero non lontano potranno essere alimentati con la stessa corrente prodotta da quegli stessi impianti che costruiranno) e per la manifattura delle pale eoliche, dei piloni e delle apparecchiature annesse, anch’esse fatte usando energia derivata principalmente da combustibili fossili ma per le quali vale il discorso fatto prima per i mezzi di scavo.
      Lo scenario che tanto paventi te (la Sardegna polo eolico industriale d’Italia) io invece lo considererei un fiore all’occhiello della nostra isola, una cosa di cui andare orgogliosi al contrario di tante altre iniziative che negli anni passati e ancora oggi continuano a aumentare le nostre miserie come per indicarne solo alcuni il polo industriali di Porto Scuso, la proposta gassificazione del carbone del Sulcis e le colate di cemento che perennemente minacciano di rovinare per sempre le nostre meravigliose e uniche coste!
      L’unica opposizione giustificata alle centrali eoliche e’ quella puramente estetica, dovuta al loro impatto sul paesaggio. Secondo alcuni lo rovinano, secondo me alcune volte si altre no. Certo che sarebbe bello mantenere un paesaggio idilliaco sgombro da tralicci, strade, case, e perché no anche pale eoliche. Ma questo mi sembra un’atteggiamento ipocrita perché e non necessariamente condivisibile. Alcuni manufatti umani arricchiscono la natura con la loro diversità dovuta all’ingegnosità dell’uomo. Una chiesa per esempio o uno stadio piuttosto che un bel palazzo o una bella casa. Se così non fosse non arriveremmo mai a tessere le lodi di tanti bei monumenti che hanno reso l’Italia invidiata all’estero: la basilica di S. Pietro a Roma, il quartiere di Castello a Cagliari; le nostre umili case campidanesi che assurgono in alcuni casi ad autentici capolavori di architettura!
      Dicevo che anche ammettendo che sarebbe meglio senza eccezione alcuna mantenere la natura allo stato vergine questo non e’ possibile a meno che noi tutti non si torni a vivere nelle caverne (le capanne sono delle costruzioni quindi non appartengono al novero delle cose naturali), senza elettricità e mezzi di trasporto meccanico. Altrimenti e’ come spazzare per terra e nascondere la spazzatura sotto il tappeto: tutto sembra incontaminato ma la polvere (che in questo esempio rappresenterebbe la CO2 emessa ex novo nell’atmosfera) cova non vista sotto un apparente tappeto di natura più o meno incontaminata.

  18. Riccardo Pusceddu
    Maggio 2, 2014 alle 11:06 PM

    A chi non avesse tempo e voglia di controllare da se nel link che ho fornito o da se facendo una ricerca mirata vorrei solo aggiungere che l’eruzione del Mt. St. Helen nello stato americano di Washington a cui si riferisce Sardo, quella avvenuta nel 1980 ha avuto un VEI (un indice che misura la potenza delle eruzioni – sta per Vulcanic Explosive Index) di solo 5 mentre il VEI per l’eruzione del Pinatubo del1991 ha raggiunto il 6! Anche il bilancio delle vittime e’ stato proporzionale: 57 morti e 722 rispettivamente ma uno potrebbe opinare che si trattava di 2 zone popolate in maniera differente. Un’altro dato che aiuta ad avere un idea della situazione (anche se sconsolante e triste) e’ quello che ho trovato su un sito americano del quale riporto il link per quelli fra di voi che masticano un po’ d’inglese: http://tamino.wordpress.com/2011/06/19/volcanic-co2/
    Tradotto fa cosi: “Coloro i quali sostengono che l’esplosione del Pinatubo abbia emesso più CO2 di quella emessa dall’attivita umana nel corso dell’intera sua storia dovrebbero essere messi al corrente che le emissioni di CO2 stimate per il Pinatubo sono state valutate in 0,05 miliardi di tonnellate che corrisponde all’ammontare delle emissione dovute ad attività antropiche prodotte in solo mezza giornata e non all’intera storia dell’umanità. Ne deriva che in meno di 3 giorni le suddette attività superano in emissioni di CO2 quelle emesse dal complesso di tutta l’attività vulcanica globale di un intero anno”. Sbalorditivo!

  19. Polifemo
    Maggio 10, 2014 alle 8:17 PM

    Visto che siete bravi a trovare le percentuali,muore più gente di tumore nella base di quirra o in quella di teulada?Vorrei sapere

    • Maggio 10, 2014 alle 8:22 PM

      chiedilo al Ministro della salute e all’Assessore regionale della sanità: vediamo che ti rispondono.

    • Riccardo Pusceddu
      Maggio 12, 2014 alle 12:04 am

      cosa centrano le pale eoliche, i vulcani e la CO2 che emettono nell’atmosfera con questa richiesta di percentuali sui tumori nella Quirra o a Teulada?

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