Perché l’acqua della rete pubblica di S. Teresa di Gallura non è potabile da più di un anno?
E’ normale che l’acqua di una rete idrica cittadina risulti non potabile da più di un anno, “se non previa e prolungata bollitura”?
E’ la domanda molto preoccupata – e preoccupante – che si fanno parecchi residenti e frequentatori della cittadina gallurese.
E hanno ragione.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (28 ottobre 2013) una specifica richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni interventi per verificare quali siano i reali motivi che hanno portato il Comune di S. Teresa di Gallura a dover emanare nello spazio di pochi mesi (agosto – ottobre 2012) ordinanze di divieto di utilizzo dell’acqua della rete pubblica a fini potabili e alimentari estese a pressochè l’intero territorio comunale.
Interessati l’A.R.P.A.S., il Comune di S. Teresa di Gallura, Abbanoa s.p.a. (concessionario gestore unico del sistema idrico e depurativo in Sardegna) e, per opportuna informazione, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania.
Infatti, in data 14 agosto 2012 il Sindaco di S. Teresa di Gallura ha emanato l’ordinanza n. 201 con cui è stato disposto il divieto dell’utilizzo dell’acqua della rete pubblica per gli usi potabili e alimentari nel centro urbano e in località Capo Testa, “se non previa e prolungata bollitura”, in quanto presente il superamento dei parametri di legge (decreto legislativo n. 31/2001 e s.m.i.) riguardo i “coliformi totali” ed “Escherichia coli”, in base ad analisi effettuate dal Dipartimento di prevenzione, Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell’A.S.L. n. 2 (nota del 13 agosto 2012) e dall’A.R.P.A.S. su campioni prelevati (6 agosto 2012) dalla rete pubblica (Poliambulatorio; Capo Testa).
Analoghe ordinanze n. 212 del 26 settembre 2012 e n. 218 del 23 ottobre 2012 disponevano medesimo divieto rispettivamente per le località Valle dell’Erica – La Marmorata e Ruoni.
Tuttora, tale divieto non sembra revocato.
Non si conoscono i motivi che possano determinare tale prolungata non potabilità dell’acqua della rete pubblica, ma si possono ipotizzare eventuali scarichi non autorizzati ovvero lesioni delle condutture, sebbene la rete idrica risulti rifatta negli anni precedenti.
Una cosa è certa: è necessario fare chiarezza e garantire il diritto all’acqua potabile per residenti e turisti.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
(foto S.D., archivio GrIG)
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- direttiva n. 2009/147/CE sulla salvaguardia dell'avifauna selvatica
- V.I.A. e V.A.S. di competenza regionale (Sardegna)
- normativa nazionale sulla caccia (legge n. 157/1992 e s.m.i.)
- normativa regionale sulla caccia (l.r. Sardegna n. 29/1998 e s.m.i.)
- legge quadro nazionale sulle aree protette (legge n. 394/1991 e s.m.i.)
- legge quadro regionale sulle aree protette (l.r. Sardegna n. 31/1989)
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- normativa nazionale sull'elettrosmog (legge n. 36/2001 e s.m.i.)
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- limiti all'inquinamento elettromagnetico a media-bassa frequenza (D.P.C.M. 8 luglio 2003)
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- regolamento attuativo in materia di usi civici (regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.)
- normativa regionale sugli usi civici (l.r. Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.)
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- legge quadro nazionale sul randagismo (legge n. 281/1991 e s.m.i.)
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Perche’ il referendum che aboliva le concessioni ai privati della distribuzione dell’acqua ai cittadini NON HA AVUTO CORSO ? Questo e’ il vero interrogativo a cui nessuno vuole rispondere !!!
E ancora lor signori illustri intendono privatizzare… facendo passare l’idea come una soluzione a tutti i problemi. Ce ne fosse almeno uno di problema risolto.
Perchè chi dovrebbe tutelare la nostra salute tutela solo gli interessi del sistema e noi sardi siamo diventati sordi e non tuteliamo il nostro diritto alla salute
da L’Unione Sarda, 29 ottobre 2013
Santa Teresa. Il Gruppo di intervento giuridico ha inviato una segnalazione alla Procura. Vietato bere da più di un anno. Abbanoa: «Le Asl sarde devono adeguare i parametri a quelli nazionali». (Walkiria Bandinelli) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20131029085205.pdf)
SANTA TERESA. Nel centro urbano e in alcune località di Santa Teresa l’acqua distribuita dal civico acquedotto non è potabile, da più di un anno, a causa del superamento dei valori dei parametri consentiti per legge. Alle numerose sollecitazioni fatte dal sindaco Stefano Pisciottu si è aggiunta ieri la segnalazione del Gruppo d’intervento giuridico. L’associazione ecologista ha inoltrato una specifica richiesta di informazioni ambientali e di adozione degli opportuni interventi per verificare quali siano i reali motivi che hanno portato il primo cittadino ad emanare ordinanze di divieto di utilizzo dell’acqua, a fini potabili ed alimentari, nel giro di pochi mesi: agosto e ottobre 2012. Il Gruppo di intervento giuridico si rivolge all’Arpas, al Comune teresino, ad Abbanoa e alla Procura della Repubblica di Tempio. «Non si conoscono i motivi che possano determinare tale prolungata non potabilità dell’acqua ma si possono ipotizzare eventuali scarichi non autorizzati ovvero lesioni delle condutture», scrive in una nota il presidente dell’associazione ecologista Stefano Deliperi: «È necessario fare chiarezza e garantire il diritto all’acqua potabile per residenti e turisti. Sono preoccupati, si domandano se sia normale che l’acqua risulti non potabile da più di un anno se non previa e prolungata bollitura». Le zone interessate dal divieto sono: il centro abitato teresino, Ruoni, La Marmorata, Valle dell’Erica e Capo Testa. Ma l’ordinanza del sindaco Pisciottu potrebbe essere cancellata a breve. Da Abbanoa (ente che gestisce il servizio idrico pubblico) fanno sapere infatti che pochi giorni fa l’Istituto Superiore di Sanità si è pronunciato sui parametri applicati in Sardegna dalle Asl: «Le aziende sanitarie dovranno adeguare ed armonizzare gli standard previsti sull’Isola con quelli nazionali ed europei. Sulla Penisola la soglia dei nitriti nell’acqua misurata all’uscita del depuratore deve registrare una percentuale non superiore allo 0,1. È tollerato il valore 0,5 quando arriva all’utente finale. La Asl sarda invece pretende lo 0,1 anche per l’acqua che esce dai rubinetti di casa. Imposizione che sinora ha comportato una serie di difficoltà. Le Asl dovranno ora adeguarsi a quanto stabilito dall’Istituto superiore di Sanità. Nel 90 per cento dei casi segnalati la situazione tornerà poi alla normalità».
_______________________________________
da La Nuova Sardegna, 29 ottobre 2013
SANTA TERESA. Acqua non potabile, esposto in Procura del Grig.
SANTA TERESA. Chiede di sapere come mai l’acqua che esce dai rubinetti del paese da oltre un anno non è potabile. Il Gruppo di intervento giuridico ha presentato una richiesta di informazioni al Comune, alla Procura, all’Arpas e all’ente gestore Abbanoa. L’associazione ambientalista chiede di sapere come sia possibile che l’acqua di una rete cittadina possa essere comsumata solo dopo la bollitura. Specificati anche i motivi del divieto, il superamento dei parametri di legge dei coliformi totali e degli escherichia coli. Ordinanze simili a quella per la città portano la data del 26 settembre 2012 e del 23 ottobre 2012 per le località Valle dell’Erica, La Marmorata e Ruoni. «Non sono noti i motivi che possano determinare una prolungata non potabilità dell’acqua della rete pubblica, ma si possono ipotizzare eventuali scarichi non autorizzati o lesioni delle condotte – aggiunge l’associazione ambientalista –. Una cosa è certa. È necessario fare chiarezza e garantire il diritto all’acqua potabile per residenti e turisti». Il tema della potabilità dell’acqua qualche mese fa era stato uno dei motivi di rottura di Sel con la coalizione di maggioranza.
Cito
… Sulla Penisola la soglia dei nitriti nell’acqua misurata all’uscita del depuratore deve registrare una percentuale non superiore allo 0,1. È tollerato il valore 0,5 quando arriva all’utente finale. La Asl sarda invece pretende lo 0,1 anche per l’acqua che esce dai rubinetti di casa. Imposizione che sinora ha comportato una serie di difficoltà. Le Asl dovranno ora adeguarsi a quanto stabilito dall’Istituto superiore di Sanità. Nel 90 per cento dei casi segnalati la situazione tornerà poi alla normalità».
Da leggersi : la concentrazione massima ammissibile di nitriti nell’acqua proveniente da impianto di potabilizzazione (il depuratore è per la acque reflue o “di fogna”) non deve superare la concentrazione di 0,1 ppm (o mg/L che è uguaglio, la percentuale non ci azzecca per niente) . E’ tollerato (da chi ? dall’ISS ?) il valore 0,5 quando arriva all’utente finale ecc. ecc.
Per la serie: alziamo il limite e tutto si mette a posto ?
Per gli interessati: nel DPR 236/88 legge poi sostituita dal DLgs 31/01 il limite espresso come CMA (concentrazione massima ammissibile) era di 0,1 ppm e che mi risulti non erano contemplati limiti superiori.
A questo punto per evitare ulteriori confusioni credo che occorrerebbe chiedere un parere
al TAR, nel DLgs 31/01 è infatti scritto a chiare lettere che
Nitrito (come NO2) 0,50 mg/l Nota 5
e di rimando:
Nota 5 Deve essere soddisfatta la condizione: [(nitrato)/50+
(nitrito)] /3=1, ove le parentesi quadre esprimono la
concentrazione in mg/1 per il nitrato (NO3) e per il nitrito
(NO2), e il valore di 0,10 mg/l per i nitriti sia rispettato
nelle acque provenienti da impianti di trattamento.
Buon Giovedì
Si vede che sei dei popoli del mare ixxos……..
il Comune di S. Teresa di Gallura ha reso noto in proposito questo “avviso al pubblico”: http://www.comunesantateresagallura.it/attachments/article/863/AVVISO_ACQUE.pdf
Documento molto Interessante.
Ma forse sarebbe interessante anche questo:
Dlgs 31/01
Art. 5
(Punti di rispetto della conformita’)
1. I valori di parametro fissati nell’allegato I devono essere rispettati nei seguenti punti:
a) per le acque fornite attraverso una rete di distribuzione, nel punto in cui queste fuoriescono dai rubinetti utilizzati per il consumo umano;
(…ometto per non tediare ….)
2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, lettera a), il gestore si considera aver adempiuto agli obblighi di cui al presente decreto quando i valori di parametro fissati nell’allegato I (leggi “i valori massi ammissibili” ) sono rispettati nel punto di consegna, indicato all’articolo 2, comma 1, lettera b).
(uff… e che pizza!!!)
andiamo a vedere…
Art. 2.
(Definizioni)
1. Ai fini del presente decreto, si intende per:
(…)
b) “impianto di distribuzione domestico”: le conduttore, i raccordi, le apparecchiature installati tra i rubinetti normalmente utilizzati per l’erogazione dell’acqua destinata al consumo umano e la rete di distribuzione esterna. La delimitazione tra impianto di distribuzione domestico e rete di distribuzione esterna, di seguito denominata punto di consegna, e’ costituita dal contatore, salva diversa indicazione del contratto di somministrazione;
Mah, come sempre non ci si capisce una mazza ma pare che il rispetto della conformità debba esserci fino al punto di consegna ovvero fino al punto in cui la rete di distribuzione finisce, ovvero fino al contatore (dopo , ovviamente, sono cavoli dell’utente).
Bah, non si capisce una mazza, come sempre, ma pare che sta distinzione fra “uscita dell’impianto” e “lungo la rete” di distribuzione nella norma sembri non essere presente…. mistero.
e a Domusnovas avviene a causa dei metalli pesanti.
da L’Unione Sarda, 14 gennaio 2015
DOMUSNOVAS . L’ordinanza del sindaco risale a 40 giorni fa ma nulla è cambiato.
Metalli pesanti nella falda, l’acqua non è potabile. (Simone Farris): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20150114100119.pdf
Sicurii??