Home > "altri" animali, caccia, difesa del territorio, Europa, giustizia, Italia, pianificazione, sostenibilità ambientale > Non si può derogare al principio del legame cacciatore-territorio.

Non si può derogare al principio del legame cacciatore-territorio.


Tordo bottaccio (Turdus philomelos)

Tordo bottaccio (Turdus philomelos)

 

 

 

Importante pronuncia della Corte costituzionale in materia di caccia e, in particolare, riguardo il legame cacciatore – territorio.

Con la sentenza n. 142 del 20 giugno 2013, il Giudice delle leggi ha  dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 43, commi 6, 6 bis e 6 ter, della legge regionale Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per l’esercizio dell’attività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell’ambiente), in quanto “la previsione di un unico comparto regionale pone in essere una deroga non consentita alla regolamentazione della caccia alle specie migratorie contenuta nell’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992”.

La giurisprudenza costituzionale costante ha riconosciuto nei principi di cui alla legge n. 157/1992 e s.m.i. “il  nucleo minimo di tutela della fauna selvatica vincolante per le Regioni e le Province autonome (vds. per tutte Corte cost. n. 4/2000).

I tentativi venatori di ottenere un ambito unico regionale per la caccia alla migratoria, troppo spesso accolti benevolmente dalla classe politica locale, sono serviti.

Il legame cacciatore-territorio è uno dei punti fondamentali del quadro normativo in tema di caccia c.d. sostenibile, ma le associazioni venatorie fingono spesso e volentieri di non capire, al pari delle Regioni, come – per esempio – la Regione autonoma della Sardegna che tuttora non l’ha realizzato concretamente nonostante le precise disposizioni della legge n. 157/1992 e s.m.i. e della legge regionale Sardegna n. 23/1998 e s.m.i.

Non sono bastati alla classe politica regionale sarda più di vent’anni dalla legge nazionale e quindici dalla legge regionale per attuare l’obbligatorio legame cacciatore-territorio: vergogna.

A questo dovrebbe pensare l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Andrea Biancareddu, anziché provare a estendere la caccia all’avifauna migratoria al mese di febbraio.

Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

anche sulla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente (“Legame cacciatore-territorio“), 26 giugno 2013

 Stemma Repubblica Italiana

SENTENZA N. 142

ANNO 2013

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Franco GALLO; Giudici : Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Sergio MATTARELLA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 43, commi 6, 6-bis e 6 ter della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per l’esercizio dell’attività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell’ambiente), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo nel procedimento vertente tra l’Associazione Italiana per il World Wide Fund For Nature Ong Onlus ed altre e la Regione Abruzzo con ordinanza del 17 luglio 2012 iscritta al n. 300 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell’anno 2013.

Udito nella camera di consiglio del 22 maggio 2013 il Giudice relatore Aldo Carosi.

Ritenuto in fatto

1. – Con ordinanza del 17 luglio 2012, iscritta al n. 300 del registro ordinanze 2012, il Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, sezione prima, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 43, commi 6, 6-bis, 6-ter, della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per l’esercizio dell’attività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell’ambiente), in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione ed in relazione all’art. 14, comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio).

1.1. – Il rimettente, in punto di fatto, espone che le ricorrenti del giudizio principale, Associazione italiana per il World Wide Fund For Nature Ong Onlus, Animalisti Italiani Onlus, Lega per l’abolizione della caccia Onlus, hanno impugnato gli atti con i quali la Regione Abruzzo ha approvato il calendario venatorio 2011 – 2012 e ne hanno chiesto l’annullamento. L’amministrazione regionale resistente si è costituita e all’esito dell’udienza di discussione, il ricorso è stato parzialmente deciso con sentenza, che ha accolto taluni motivi, annullando di conseguenza i relativi capi del provvedimento, e ha rigettato le altre censure.

1.2 – Per la definizione del giudizio residua il motivo con il quale le ricorrenti censurano il Capo F del calendario impugnato, che disciplina l’attività venatoria nell’ambito del comparto unico sulla fauna migratoria.

2. – Il TAR Abruzzo rileva che l’istituto del comparto unico sulla fauna migratoria è previsto dall’art. 43, comma 6, nonché dal comma 6-bis, che dispone l’iscrizione di diritto al comparto unico dei cacciatori iscritti ad un ambito territoriale di caccia (ATC) abruzzese o residenti in Regione, e dal comma 6-ter, che disciplina le giornate settimanali di caccia consentite.

I tre commi hanno sostituito il precedente comma 6 – già modificato una prima volta dall’art. 128, comma 25, della legge regionale 26 aprile 2004, n. 15 (Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Regione Abruzzo – legge finanziaria regionale 2004) – per effetto della sostituzione disposta dall’art. 5 della legge regionale 28 luglio 2004, n. 21 (Modifiche ed integrazioni alla L.R. n. 15/2004: Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Regione Abruzzo – legge finanziaria regionale 2004). Il comma 6 è stato poi modificato dall’art. 106 della legge regionale 8 febbraio 2005, n. 6 (Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2005 e pluriennale 2005-2007 della Regione Abruzzo – legge finanziaria regionale 2005).

2.1. – Le associazioni ricorrenti hanno dedotto l’illegittimità delle previsioni del calendario venatorio, in quanto disattendono immotivatamente una contraria indicazione dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e comunque perché applicative di una norma ritenuta costituzionalmente illegittima, della quale hanno chiesto fosse sollevata la relativa questione.

2.2 – Con la sentenza parziale il TAR Abruzzo ha ritenuto infondato il primo aspetto della censura, poiché il comparto unico è istituito direttamente dalla legge regionale, di cui l’impugnato calendario costituisce provvedimento meramente applicativo e l’amministrazione resistente è vincolata dalla previsione legale che fa coincidere l’intero territorio regionale con un unico comparto venatorio, sia pure ai limitati fini della caccia alle specie migratorie. Ha invece ritenuto rilevante la questione di costituzionalità, poiché la legittimità della previsione del provvedimento impugnato sarebbe interamente dipendente dalla legittimità costituzionale della norma di cui costituisce applicazione. Sul punto, il TAR Abruzzo richiama la giurisprudenza costituzionale, secondo la quale il fatto che la dedotta incostituzionalità di una o più norme legislative costituisca l’unico motivo di ricorso innanzi al giudice a quo «non impedisce […] di considerare sussistente il requisito della rilevanza, ogniqualvolta sia individuabile nel giudizio principale un petitum, separato e distinto dalla questione (o dalle questioni) di legittimità costituzionale, sul quale il giudice rimettente sia chiamato a pronunciarsi (cfr. sentenze n. 263 del 1994 e n. 128 del 1998)».

2.3. – Con la richiamata sentenza il TAR, quindi, tenuto conto del carattere periodico e dell’efficacia stagionale del provvedimento impugnato, ha riconosciuto la persistenza dell’interesse dei ricorrenti alla decisione, anche se l’atto ha esaurito i suoi effetti nel corso del giudizio. È stato altresì riconosciuto l’interesse alla decisione sui singoli motivi in quanto coinvolgenti capi autonomi del calendario tendenzialmente in grado di riprodursi in quello successivo. In particolare sussisterebbe l’interesse alla pronuncia sullo specifico punto in esame, visto che la dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma regionale determinerebbe l’annullamento della connessa previsione dell’atto impugnato e precluderebbe la futura possibilità di consentire l’esercizio venatorio nell’ambito del comparto unico.

2.4. – Sulla non manifesta infondatezza il giudice rimettente osserva che l’art. 43, commi 6, 6-bis e 6-ter, della legge regionale n. 10 del 2004 sarebbe in evidente contrasto con l’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992, il quale dispone che «le Regioni, con apposite norme, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e le province interessate, ripartiscono il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata ai sensi dell’articolo 10, comma 6, in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni sub-provinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali».

La previsione di un unico comparto regionale sarebbe allora in palese contrasto sia con la prescritta dimensione sub provinciale dell’ambito venatorio, sia con l’esigenza di assicurare la naturale omogeneità di ciascun ambito. La norma statale non consentirebbe, infatti, una regolamentazione regionale derogatoria in funzione della caccia alle specie migratorie.

Sul punto il TAR Abruzzo richiama la sentenza n. 4 del 2000, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una norma regionale contenente la previsione di ambiti venatori di dimensioni provinciali, sul rilievo che il legislatore statale non solo ha voluto, attraverso la più ridotta dimensione degli ambiti stessi, pervenire ad una più equilibrata distribuzione dei cacciatori sul territorio, ma ha inteso, altresì, attraverso il richiamo ai confini naturali, conferire specifico rilievo anche alla dimensione propria della comunità locale, in chiave di gestione, responsabilità e controllo del corretto svolgimento dell’attività venatoria e quindi ritenendo «incostituzionale la disposizione […] la quale […] consente l’indiscriminato esercizio della caccia alla selvaggina migratoria in tutti gli ambiti. È evidente, infatti, che tale norma non garantisce minimamente quella equilibrata distribuzione dei cacciatori nell’esercizio dell’attività venatoria, che costituisce uno degli obiettivi fondamentali della normativa in materia, alla stregua segnatamente dell’art. 14 della legge n. 157 del 1992».

Poiché tale previsione sarebbe ascrivibile al novero delle misure indispensabili per assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili, rientrando in quel nucleo minimo di salvaguardia della fauna selvatica vincolante per le Regioni, il contrasto con l’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992 evidenzierebbe la violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Considerato in diritto

1. – Con l’ordinanza in epigrafe, il Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, sezione prima, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 43, commi 6, 6-bis e 6-ter, della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per l’esercizio dell’attività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell’ambiente), in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, ed in relazione all’art. 14, comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio).

Quest’ultima norma ha introdotto, per assicurare la naturale omogeneità degli ambienti venatori, la nozione di ambito di caccia «di dimensioni subprovinciali».

La questione di legittimità è stata sollevata nel corso di un giudizio amministrativo avente ad oggetto l’impugnazione, da parte di associazioni ambientaliste, degli atti con cui è stato approvato dalla Regione Abruzzo il calendario venatorio 2011-2012. Dal momento che detto calendario venatorio risulterebbe meramente attuativo delle disposizioni censurate, il rimettente deduce la necessaria pregiudizialità dello scrutinio di legittimità costituzionale delle stesse. Queste ultime – a suo avviso – contrasterebbero con la normativa statale per il fatto di prevedere un unico comparto regionale in luogo di quelli di dimensioni subprovinciali prescritti dall’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992.

2. – Nei termini proposti dal giudice rimettente la questione è fondata.

L’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992 dispone che: «Le regioni, con apposite norme, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e le province interessate, ripartiscono il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata ai sensi dell’articolo 10, comma 6, in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali».

Questa Corte ha già chiarito che con la legge n. 157 del 1992 il legislatore statale «ha inteso perseguire un punto di equilibrio tra il primario obiettivo dell’adeguata salvaguardia del patrimonio faunistico nazionale e l’interesse – pure considerato lecito e meritevole di tutela – all’esercizio dell’attività venatoria, attraverso la previsione di penetranti forme di programmazione dell’attività di caccia» (sentenza n. 4 del 2000).

In tale prospettiva risulta momento qualificante la valorizzazione delle caratteristiche di omogeneità, dal punto di vista naturalistico, dei territori nei quali si esercita la caccia. Tali caratteristiche devono essere adeguatamente considerate dalle Regioni «in vista della delimitazione degli ambiti territoriali di caccia, giusta l’art. 14, comma 1, della medesima legge, il quale dispone che le Regioni, con apposite norme, ripartiscono il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali. Come è dato evincere da quest’ultima previsione, aspetto rilevante, nel disegno del legislatore statale, è, perciò, quello della realizzazione di uno stretto vincolo tra il cacciatore ed il territorio nel quale esso è autorizzato ad esercitare l’attività venatoria. Di qui, la configurazione in via legislativa di ripartizioni territoriali quanto più vicine possibile agli interessati, in ragione, per l’appunto, della prevista dimensione sub-provinciale degli ambiti di caccia, valorizzando, al tempo stesso, il ruolo della comunità che, in quel territorio, è insediata e che è primariamente chiamata, attraverso gli organi direttivi degli ambiti, nella composizione di cui al comma 10 del medesimo art. 14, a gestire le risorse faunistiche» (citata sentenza n. 4 del 2000).

I principi fissati dalla legislazione statale, così come specificati dalla richiamata pronuncia di questa Corte, non sono stati rispettati, nel caso in esame, dalla legislazione regionale. L’art. 43, con riguardo alla parte impugnata, dispone che: «6. Ai soli fini dell’esercizio dell’attività venatoria da appostamento alla fauna selvatica migratoria, per il periodo ricompreso tra il 1° ottobre e la conclusione della stagione venatoria resta comunque limitata al bimestre ottobre-novembre la possibilità di consentire la fruizione di cinque giornate venatorie settimanali, il territorio agro-silvo-pastorale della Regione Abruzzo è considerato comprensorio faunistico omogeneo ed il territorio ove è consentito l’esercizio dell’attività venatoria costituisce un unico ambito territoriale di caccia, ai sensi del comma 6 dell’art. 10 della legge n. 157/1992, di dimensioni regionali, denominato “comparto unico regionale per l’esercizio della caccia) da appostamento alla migratoria”. 6-bis. Sono iscritti di diritto al comparto unico regionale per l’esercizio della caccia da appostamento alla migratoria esclusivamente i cacciatori iscritti ad un ATC abruzzese o residenti in Regione. 6-ter. La Giunta regionale, sentiti l’OFR e la consulta regionale della caccia, può consentire, nel periodo 1° ottobre – 30 novembre, limitatamente all’esercizio dell’attività venatoria da appostamento alla fauna selvatica migratoria, la fruizione fino a cinque giornate di caccia settimanali, fermo restando il silenzio venatorio nelle giornate di martedì e venerdì».

Il contenuto dei tre commi impugnati risulta in evidente contrasto con il modello desumibile dall’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992, sia per la mancata scansione in ambiti venatori subprovinciali dell’intero territorio regionale, sia per l’omessa considerazione delle peculiarità ambientali, naturalistiche e umane afferenti ai singoli contesti territoriali.

Mentre il legislatore statale ha voluto, attraverso la ridotta dimensione degli ambiti stessi, pervenire ad una più equilibrata distribuzione dei cacciatori sul territorio, e, attraverso il richiamo ai confini naturali, conferire specifico rilievo – in chiave di gestione, responsabilità e controllo del corretto svolgimento dell’attività venatoria – alla dimensione della comunità locale, più ristretta e più legata sotto il profilo storico e ambientale alle particolarità del territorio, le disposizioni impugnate hanno disatteso queste finalità, prevedendo un indistinto accorpamento territoriale e soggettivo delle attività di caccia nei confronti delle specie migratorie.

In definitiva, la previsione di un unico comparto regionale pone in essere una deroga non consentita alla regolamentazione della caccia alle specie migratorie contenuta nell’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992.

L’illegittimità costituzionale delle prescrizioni inerenti all’istituzione del comparto unico si riverbera anche sui requisiti soggettivi e sulle modalità temporali di svolgimento della caccia previsti nei tre commi impugnati, in quanto riferiti ad attività venatoria in siffatto non consentito ambito, indipendentemente dalla verifica di quanto disposto sul punto dalla legislazione statale.

Essendo in contrasto con la salvaguardia del nucleo minimo di tutela della fauna selvatica vincolante per le Regioni, previsto dall’art. 14, comma 1, della legge n. 157 del 1992, i commi 6, 6-bis e 6-ter dell’art. 43, della legge reg. Abruzzo n. 10 del 2004 devono essere pertanto dichiarati costituzionalmente illegittimi per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Per Questi Motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 43, commi 6, 6-bis e 6-ter, della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per l’esercizio dell’attività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell’ambiente).

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 giugno 2013.

F.to:

Franco GALLO, Presidente

Aldo CAROSI, Redattore

Gabriella MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 20 giugno 2013.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Gabriella MELATTI

                                                      Sardegna, bosco

Sardegna, bosco

(foto R.M.N., S.D., archivio GrIG)

  1. M.A.
    giugno 28, 2013 alle 5:08 pm

    Ahah ah.. esponenti ambientalisti che sentono il profumo di qualche poltrona di un ATC?

    • giugno 28, 2013 alle 5:30 pm

      in genere sono gli esponenti delle associazioni venatorie che si buttano a pesce sulle “poltrone” 😉
      Non interessano le “poltrone”, interessa che i cacciatori siano “legati” (e responsabilizzati) a un solo territorio dove esercitare la caccia.
      Gli A.T.C. possono esistere benissimo senza “poltrone” 🙂

    • Occhio nudo
      giugno 29, 2013 alle 10:49 pm

      Il riso abbonda nella tastiera degli sciocchi e pure il desiderio di poltrone abbonda in personaggi abituati ad raccimolare poltrone a destra e a sinistra. Un vero cacciatore, dovrebbe preoccuparsi di esercitare l’attività che tanto gli piace nel rispetto delle regole, è tanto difficile?

  2. giugno 28, 2013 alle 10:10 pm

    patetico, avrà la risposta che merita.

    da L’Unione Sarda, 28 giugno 2013
    Calendario venatorio. Tre giornate per la pernice, rinvio sul tordo. (Sergio Atzeni)

    Tre mezze giornate per la pernice e un rinvio per sparare ai tordi. La prima giornata di battuta al cinghiale invece è fissata per il 3 novembre. Lo ha stabilito il Comitato regionale faunistico riunito ieri per definire il calendario venatorio 2013-2014. Definite le date ma resta in sospeso ancora la caccia alla “cesena” e al tordo: se ne parlerà martedì prossimo nella seduta convocata per ufficializzare l’intero programma. Considerata la disparità delle date tra Sardegna (20 gennaio) e Corsica (20 febbraio) per le battute alla migratoria, l’assessore regionale all’Ambiente, Andrea Biancareddu aveva chiesto al ministeri competenti un intervento formale. «Si è in attesa», hanno fatto sapere alla Regione, «dell’apertura di un tavolo per far propri i dati che permettono alla Corsica di cacciare il tordo fino al 20 febbraio». Si aspetta anche una sentenza del Tar Sardegna chiamato a pronunciarsi su un ricorso contro la prosecuzione della caccia al tordo oltre il 10 gennaio. In ogni caso le decisioni saranno convalidate solomartedì prossimo. Ecco in sintesi le date e le direttive. Tortora : 1-5 settembre alla posta, senza l’uso del cane con 5 esemplari per giornata con un massimo di 25 per stagione. Pernice : mezza giornata il 29 settembre, 6 e 16 ottobre, due capi per giornata con un massimo di sei. Lepre : un capo per giornata con un massimo di tre. L’attività venatoria normale inizierà il 17 ottobre per terminare il 30 gennaio con la seguenti specie. Coniglio , 5 capi al giorno fino al 29 dicembre, Acquatici : 5 capi al giorno e 25 per stagione, beccaccia fino al 19 gennaio con 3 capi a giornata e 20 a stagione. L’ allodola si caccerà fino al 29 settembre con 10 capi per giornata, 50 per stagione. Merlo fino al 29 dicembre come la quaglia con 5 capi giorno, 25 a stagione. Volpe fino al 30 gennaio con 3 giornate utili come caccia vagante e 3 con le battute. Cinghiale 3, 10, 17 e 24 novembre, 1, 8, 15, 22, 26 e 29 dicembre, 5, 12, 19, 26 e 30 gennaio. Ghiandaia, cornacchia grigia e colombaccio fino al 30 gennaio. La proroga a febbraio dovrà essere deliberata martedì.

    • Occhio nudo
      giugno 29, 2013 alle 10:51 pm

      Però, voglio pure vedere gli agenti della forestale che controllano se effettivamente il numero delle prede è quello previsto. Anche in questo caso, è tanto difficile far rispettare la legge?

  3. Sardu
    giugno 29, 2013 alle 7:37 pm

    Grig ma il vostro calendario ideale com’è dev ‘essere?? Più restrittivo di questo non esiste in Europa. Pernice e lepre 3 sole mezze giornate (8 ore), ossia 24 ore in tutto l’anno!

    • giugno 29, 2013 alle 9:24 pm

      il nostro calendario ideale è quello che non prevede nemmeno un minuto di caccia. 😛
      Tuttavia, visto che la caccia è legale, il calendario venatorio dovrebbe prevedere innanzitutto effettive condizioni di sicurezza per tutti (oggi lasciano molto a desiderare), preventivi censimenti faunistici sulle specie faunistiche oggetto di prelievo venatorio (oggi inesistenti), legame (e responsabilizzazione) cacciatore – territorio (oggi inesistente), nessuna pre-apertura, periodo della stagione venatoria ottobre – gennaio, con previsioni specifiche di giornate e capi in base a consistenze faunistiche effettivamente accertate.
      Sulla base di queste condizioni minime si potrebbe iniziare a ragionare.
      Per esempio, la Lepre è quasi estinta in Sardegna e la Pernice sarda è in forte crisi: vogliamo forse negarlo?
      Anche 3 mezze giornate di caccia a queste specie sono allora troppe.

  4. Sardu
    giugno 29, 2013 alle 9:57 pm

    ahah..macchè estinte!! Le lepri e le pernici ci sono, purtroppo non sono più i cacciatori a cacciarle ma le strade i mezzi agricoli etc etc..ottobre perchè?? Se in tutta Italia è aperta da Settembre a Gennaio? Legame cacciatore e territorio perché? Siamo tutti sardi, paghiamo tutti le stesse tasse e per un unico calendario venatorio. Costituìamo una importante risorsa per l’economia sarda, ma siamo gente umile, che patiscono la crisi. La caccia fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione popolare, è da salvaguardare, e la politica e voi in primis, non fatte nulla, anzi! Non abbiamo bisogno di ulteriori tasse, ma di una politica ambientale. Viva la caccia e viva la Sardegna.

    • giugno 29, 2013 alle 10:52 pm

      viva le persone intelligenti, rifletti e riprova..forse sarai più fortunato 🙂

      • Sardu
        giugno 29, 2013 alle 11:18 pm

        voi siete a favore degli ATC non per l’ecosostenibilità (lo sapete che creano inquinamenti genetici della fauna autoctona?) ma perché creando gli Atc, il numero dei cacciatori sardi calerà drasticamente perché come detto, la stragrande maggioranza dei cacciatori sardi sono umili, e un ulteriori aumento delle tasse (per l’ATC o gli ATC) non è economicamente sostenibile. Ma andando contro la caccia, portando all’estinzione una pratica ancestrale come questa, non vi sembra di eliminare una gran bella fetta della cultura popolare sarda, sostenuta da 45000 sardi più annessi e connessi? Proprio voi che vi battete per la Sardegna e per le sue tradizioni e vi distinguete per l’equità? “obiaaaaa!!!”

      • giugno 29, 2013 alle 11:33 pm

        perchè tu hai un concetto di A.T.C. come “baraccone” con “poltrone”.
        Forse questo è il concetto in auge nel mondo venatorio.
        E chi ha detto che deve essere così?

  5. Sardu
    giugno 29, 2013 alle 11:55 pm

    Gli ATC, sono questi, baracconi politici. Sono tutti regolati dalla stessa normativa. Non esistono ATC speciali, esistono gli ATC. Il resto d’Italia, è stato un esempio. Hanno portato i cacciatori da un milione e mezzo a 750000, hanno cancellato il lato romantico della caccia, (la ricerca del selvatico) ed hanno causato numerosi danni. Hanno trasformato quest’attività in un impresa dove le persone umili non posso praticarla per via dei costi. Hanno trasformato la caccia da una passione, un diritto naturale, ad uno “sport” (cosa più sbagliata e schifosa, lo sport è competizione tra due, a caccia l’uomo non compete ne con se stesso ne con la natura!! In sardegna è un attività ancestrale, strettamente correlata alle tradizioni, che ha come fine ultimo l’alimentazione…ed è tuttora ben lontana da essere considerata: sport!). Inoltre un popolo, diviso da un mare isolato, secondo te o voi, vorrebbe essere rinchiuso in dei recinti?..la Terra Sarda appartiene ai Sardi, ed ogni sardo ha pari diritto di un’altro sardo nella SUA terra, tra cui cacciare finché la legge glielo consente. Ultima cosa. Proprio perché gli ATC sono normati dalla 157, istituirli significa (senza se e senza ma)aprìre le porte ai continentali che ne fanno richiesta. Ciò perché sempre la legge prevede una densità tra cacciatori e territorio agro silvo pastorale aperto alla caccia. Noi cacciatori sardi siamo troppo pochi per una terra immensa come la nostra. Questo nuovo modello di caccia schifosa e imprenditoriale è incompatibile con la nostra cultura, con le nostre tradizioni e con la nostra pastorizia!! Ahiò!! voi di Grig, se amate i sardi, ci dovete tutelare e far si che la Sardegna venga preservata in cultura, ambiente e tradizioni negli anni a venire!! No agli A.T.C!!

    • giugno 30, 2013 alle 12:28 am

      per cortesia, non diciamo stupidaggini.
      Nell’ambito delle norme – quadro della legge n. 157/1992 e s.m.i., è la legge regionale sarda n. 23/1998 a dettare la disciplina degli ambiti territoriali di caccia (A.T.C.) e non c’è scritto da nessuna parte che debbano esser accettati cacciatori “continentali”.
      La verità è che i cacciatori sardi – in buona parte – non vogliono essere minimamente responsabilizzati ed esser “legati” a un territorio specifico.
      Vogliono andare a caccia dove cavolo gli pare e questo, per dirla in parole povere, ha proprio stufato.

  6. M.A.
    giugno 30, 2013 alle 12:44 am

    Grig i cacciatori sardi vogliono avere la possibilità di cacciare ciò che il calendario venatorio li consente. Che c’è cdi sbagliato? È logicomche se un cacciatore di Samassi volesse cacciare tordi, beccacce, colombacci o cinghiali si deve spostare. Dove li cerca in una carciofaia?? Uno di Samassi paga le stesse tasse di uno di Orgosolo, sono entrambi cacciatori, entrambi sardi ed hanno gli stessi diritti. Non esiste disparità ad uno si e all’altro no in virtù della residenza che discorsi sono?, se voi sostenete questo, i vostri nobili principi di equità vengono a cadere!

    • giugno 30, 2013 alle 1:22 pm

      il cacciatore di Samassi va a iscriversi in un A.T.C. e va a caccia solo in quello e non è detto che sia a Samassi: un po’ di duttilità, please.

  7. giugno 30, 2013 alle 1:27 pm

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  8. M.A.
    giugno 30, 2013 alle 1:34 pm

    E il tuo legame cacciatore territorio locale? Che fine fa? Poi i costi dell’ATC, chi si può permettere di pagare altre tasse di questi tempi? È così che si trasforma la caccia in uno sport per benestanti, tagliando fuori inesorabilmente chi ha retto la cultura e la traduzionale caccia sarda fino ad oggi:pastori, muratori, operai ormai disoccupati! Un pò di coscienza please!

    • giugno 30, 2013 alle 1:39 pm

      ma di che parli? Il legame cacciatore – territorio è quello di un “cacciatore” con il solo “territorio”, dove va a caccia e dove sta scritto che debba pagare altre tasse?
      Già ora comunque fa un po’ sorridere vedere “disoccupati” ufficiali pagare tasse, comprare fucili e cartucce, ecc. e piangere miseria…

  9. M.A.
    giugno 30, 2013 alle 1:52 pm

    Quali tasse? Ahah gli ATC per esistere ha notevoli costi di gestione e dubito fortemente che saranno a carico della regione Sardegna. Se il legame cacciatore è quello che intendi tu, che senso ha istituirli? Accadrebbe quello che accade oggi, la maggior parte dei cacciatori cagliaritani si iscriverebbero (se fossero gratis come vuoi far credere tu 🙂 ) in jn ATC del nord Sardegna, in più i cacciatori nuoresi e sassaresi sono tropo pochi per saturare il loro territorio e sempre in virtù di quel rapporto tra numero di cacciatori e territorio disponibile, sono obbligati, per legge, ad accettare le iscrizioni dei cacciatori del sud sardegna, più eventuali d’oltre mare che ne fanno richiesta! Per il discorso dei disoccupati che vanno a caccia e poi piangono miseria, forse non essendo tu un cacciatore, non puoi capire che cacciatori si nasce e non si diventa! Molti per trovare i soldi per il rinnovo, fanno enormi sacrifici e non mi sembra che alla Regione facciano schifo quelle tasse, e in più la Regione Sardegna fa poco e nulla per tutelare la categoria!

    • giugno 30, 2013 alle 1:58 pm

      il legame cacciatore – territorio si può fare “a costo zero”.
      Si tratta di distribuire i cacciatori sul territorio aperto alla caccia, in base all’effettiva possibilità determinata da censimenti faunistici che accertino le reali consistenze faunistiche.
      Non è detto che un cacciatore si possa iscrivere all’ambito che vuole, nè che si debbano accettare iscrizioni da fuori Sardegna (come peraltro avviene ora).
      Si può fare e si deve fare, sono solo cacciatori (molti, non tutti) che non vogliono che si faccia.

  10. M.A.
    giugno 30, 2013 alle 2:12 pm

    Ci sono tanti altri motivi. Per esempio molti nuoresi o sassaresi, come me, che per esigenze lavorative risiedono nel cagliaritano, sfruttano la domenica oltre che per andare a caccia per far visita a parenti ed amici. Legando un cacciatore al territorio si distrugge anche questo. Quali sarebbero i criteri per suddividere i cacciatori? Residenza, luogo di nascita? Quali 🙂 ? Gli ATC sono solo pagliacciate. Se ci si incammina in quella strada, non si ritorna più indietro. Inoltre la distribuzione dei cacciatori in base alla densità faunistica è una cosa spontanea e naturale. Non a caso i cacciatori msi spostano laddove è più facile l’incontro lasciando deserte certe località del Campidano, dove la quantità è irrisoria a causa dello scempio ambientale (alterazione dell’ habitat, uso di pesticidi, disboscamento della macchia che fungeva da confine nei terreni, nonché da riparo, utilizzo sconsiderato di mezzi agricoli etc etc..) che VOI non combattete come dovreste, tanto quanto vi schierate contro la caccia!

    • giugno 30, 2013 alle 3:16 pm

      detto da un cacciatore fa solo sorridere: quando mai le associazioni venatorie si sono interessate alla salvaguardia degli habitat, alla lotta all’inquinamento, al contrasto alla speculazione immobiliare?
      E hai il coraggio di criticare lo “scarso impegno” delle associazioni ecologiste in materia?
      Per l'”impegno” delle associazioni venatorie per la tutela ambientale, meritereste solo d’esser chiusi in “riserve venatorie”, a sparar a sagome di cartone (e poi a raccogliere bossoli).

  11. Nico
    giugno 30, 2013 alle 3:02 pm

    le pretese dei cacciatori nostrani sono ridicole: non vogliono capire che l’unica caccia “accettabile” è quella che non danneggia la fauna e non rompe i coglioni alla grandissima maggioranza di cittadini non cacciatori.

  12. Sardu
    giugno 30, 2013 alle 3:27 pm

    le associazioni venatorie hanno si le loro colpe, ma il vero degrado ambientale non è causato da parte di chi si mangia 2 lepri e un paio di pernici, o di chi controlla il numero dei cinghiali! Il vero degrado ambientale è fatto da coloro che vivono in società, si inorridiscono di una attività come la caccia, (spesso stereotipàta a dovere) e poi sono i primi complici e sostenitori di un’agricoltura selvaggia e dannosa, in quanto consumatori! Ma per pulirsi la coscienza e sentirsi ambientalisti basta essere contro la caccia:-)! Tra l’altro qui in Sardegna essere contro la caccia, significa essere contro la tradizione, la nostra cultura! Ipocrisia allo stato puro..vergogna!

    • giugno 30, 2013 alle 4:41 pm

      e già, solo i cacciatori rappresentano “la tradizione, la nostra cultura”…

      • M.A.
        giugno 30, 2013 alle 4:53 pm

        Non solo da cacciatori, anche! Vedi tutte le sfilate dove sono coinvolti i cacciatori, (Ardia) vedi la tradizionale caccia grossa sarda, vedi il modello agro pastorale, vedi il rapporto che intercorre tra uomo e animali, in Sardegna è unico ed un pilastro della tradizione popolare, negarlo è impossibile e non sarebbe neanche da sardi ;). Fortunatamente pare proprio che l’Europa tuteli le tradizioni, e speriamo che intervenga anche in Sardegna. Non solo si deve tutelare sa “limba sarda” o i piatti locali, o le coste, ma anche la cultura, il folklore e la caccia in Sardegna in tutto questo è una parte importante!

  13. M.A.
    giugno 30, 2013 alle 3:44 pm

    I cacciatori poco hanno a che fare con la speculazione edilizia, il disboscamento selvaggio, l’ agricoltura selvaggia, la costruzione di srade, insomma con tutte quelle pratiche umane strettamente volute dalla stragrande maggioranza della società che hanno creato un danno ambientale!

  14. giugno 30, 2013 alle 5:51 pm

    M.A. :

    Non solo da cacciatori, anche! Vedi tutte le sfilate dove sono coinvolti i cacciatori, (Ardia) vedi la tradizionale caccia grossa sarda, vedi il modello agro pastorale, vedi il rapporto che intercorre tra uomo e animali, in Sardegna è unico ed un pilastro della tradizione popolare, negarlo è impossibile e non sarebbe neanche da sardi ;) . Fortunatamente pare proprio che l’Europa tuteli le tradizioni, e speriamo che intervenga anche in Sardegna. Non solo si deve tutelare sa “limba sarda” o i piatti locali, o le coste, ma anche la cultura, il folklore e la caccia in Sardegna in tutto questo è una parte importante!

    certamente, chiedete allora all’Unesco l’iscrizione al patrimonio mondiale dell’umanità…..

  15. Occhio nudo
    giugno 30, 2013 alle 6:12 pm

    Sul rapporto che intercorre tra uomo e animali in Sardegna, comprese certe competizioni dove gli animali sono solo usati per fare scioro, o certe vendette idiote, o lo strano modo di allevare il bestiame senza controllo, forse sarebbe il caso che intervenisse l’Europa, giusto per capire se siamo una terra civile e rispettosa della dignità degli animali. Le tradizioni possono tranquillamente essere interrotte, la Catalogna ha abolito la corrida eppure i catalani non hanno perso l’identità. Qui non si tratta di abolire la caccia ma di regolamentarla, nel rispetto dell’ambiente e degli animali, altrimenti se proprio si muore dalla voglia di sparare, si può sempre optare per il tiro al piattello, magari con il piattello travestito da pernice. Pitticcu su spassiu.

    • M.A.
      giugno 30, 2013 alle 6:26 pm

      Occhio nudo, la Sardegna e i Sardi generali sono molto gelosi della loro cultura, che salvaguardano in tutti modi. Non per niente abbiamo avuto difficoltà ad aprirci al “diverso” o all’estraneo, ma nonostante ciò la nostra cultura vista da tanti come para occhi ci ha difeso vda fenomeni sociali che hanno logorato altre realtà. Un sardo non rinuncia alla sua identità e come chiederti di rinunciare al tuo cognome. Ammazzare un animale alla sarda, sia a caccia che inmun ovile, ha le sue radici arcaiche dove è contemplato il rispetto per la carne, per l’animale etc etc, cose che esistono solo in Sardegna, non bisogna perderle. Occhio nudo non cacciamo per sport, noi sardi, ma cacciamo per tradizione, per passione con il fine ultimo di farci una bella pastasciutta con le prede catturate, un giorno di festa con i parenti e gli amici! Ahiooo!

      • Occhio nudo
        giugno 30, 2013 alle 7:15 pm

        A scanso di equivoci, nelle mie vene scorre sangue sardo che più sardo non si può, e conosco bene i miei conterranei che, naturalmente, non sono tutti uguali. I sardi hanno rinunciato tante volte alla propria identità, lo hanno fatto (s)vendendo il proprio territorio, distruggendo le proprie case, salvo poi ricostruirle quando la cosa è diventata chic, talvolta dimenticando la propria lingua. Se vogliamo, poi, parlare di come si uccide un animale “alla sarda”, potremmo ricordare i cavalli (o le pecore, insomma, la scelta purtroppo è varia) bruciati vivi o decapitati solo per gelosia e/o vendetta, le castrazioni barbare, e varie cosette che non sto ad elencare perchè troppo crudeli, che di rispetto per l’animale hanno ben poco. Potremmo anche discutere di come alcuni tuoi colleghi cacciatori tengono i propri cani, ma lasciamo perdere. Sicuramente, alcuni cacciano per tradizione familiare e per sa picchettada finale, ma questo non significa che la cosa possa avvenire senza controllo. Aiò, non prendiamoci in giro.

  16. luglio 3, 2013 alle 10:28 pm

    calendario venatorio regionale sardo 2013-2014.

    da L’Unione Sarda, 3 luglio 2013
    Si potrebbe cacciare fino al 19 o al 30 gennaio. Tordo, una proroga?

    Tre giornate per la pernice e, forse, una proroga fino a gennaio per il tordo. La prima giornata di battuta al cinghiale invece è fissata per il 3 novembre. Lo ha confermato il Comitato regionale faunistico, riunito ieri per definire il calendario venatorio 2013-2014. Le date sono state decise la settimana scorsa, ma ieri il Comitato ha sciolto alcune questioni irrisolte. In particolare, si è deciso che la caccia al tordo resterà aperta provvisoriamente fino al 29 dicembre. Il Comitato faunistico tornerà a riunirsi a dicembre per valutare una proroga e la caccia al tordo potrebbe essere riaperta fino al 19 o al 30 gennaio. Su colombaccio, ghiandaia e cornacchia la chiusura provvisoria è sempre fissata al 29 dicembre con possibilità di proroga fino a febbraio. Ecco in sintesi le date e le direttive. Tortora: 1-5 settembre alla posta, senza l’uso del cane con 5 esemplari per giornata con un massimo di 25 per stagione. Pernice: 22, 29 settembre e 6 ottobre, due capi per giornata con un massimo di sei. Lepre: un capo per giornata con un massimo di tre. L’attività venatoria infrasettimanale inizierà giovedì 10 ottobre per terminare il 30 gennaio. Le specie cacciabili sono: Coniglio, 5 capi al giorno fino al 29 dicembre, Acquatici: 5 capi al giorno e 25 per stagione, beccaccia fino al 19 gennaio con 3 capi a giornata e 20 a stagione. L’allodola si caccerà fino al 29 settembre con 10 capi per giornata, 50 per stagione. Merlo fino al 29 dicembre come la quaglia con 5 capi giorno, 25 a stagione. Volpe fino al 30 gennaio con 3 giornate utili come caccia vagante e 3 con le battute. Cinghiale 3, 10, 17 e 24 novembre, 1, 8, 15, 22, 26 e 29 dicembre, 5, 12, 19, 26 e 30 gennaio.

  1. settembre 7, 2013 alle 2:26 am

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: