Usi civici, una grande opportunità.


Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

I migliori complimenti ai ragazzi dell’Associazione universitaria studenti forestali di Nuoro, che hanno promosso il Maggio universitario nuorese, ciclo di interessanti manifestazioni comprendenti anche un dibattito su “Usi civici: un vincolo o un’opportunità?”.

Le aree rientranti nei demani civici, al termine delle operazioni di accertamento regionali, giungeranno circa a un quinto della Sardegna, un’opportunità interessantissima per la salvaguardia di un importante patrimonio ambientale e la sua corretta fruizione economico-sociale in favore delle collettività locali titolari.

Anche i casi di contenzioso di maggiore complessità, come quello delle terre civiche di Orosei (NU), possono essere avviati a soluzione positiva con buon senso e l’applicazione del quadro normativo vigente.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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Qui la relazione Origini e aspetti storico-giuridici dei diritti di uso civico in Sardegna, Nuoro, 7 maggio 2013.

 

 

Sardegna, coste, dune

Sardegna, coste, dune

 

 

da La Nuova Sardegna, 8 maggio 2013

Gli usi civici “cancellano” case e alberghi. Cinquecento edifici autorizzati dal Comune sono diventati illegali a causa dei vincoli certificati dalla Regione nel 2005. Paolo Merlini

OROSEI. «Berna, abbiamo un problema». Forse non sono proprio queste le parole usate da Luc Schwarz, direttore d’albergo da oltre trent’anni, quando ha dovuto spiegare ai capi del gruppo Ferienverein, società svizzera con sei hotel sparsi in Europa, che il loro fiore all’occhiello, il “Tirreno” a Orosei, era sostanzialmente abusivo, vittima di un paradosso della burocrazia italiana. È accaduto due anni fa, quando nell’hotel noto sin dalla nascita negli anni ’70 come “albergo degli svizzeri”, all’ingresso della frazione di Calaliberotto, doveva essere realizzato un impianto a energia solare per un costo di 500mila euro. Quando Schwarz ha chiesto in Comune l’autorizzazione gli è stato detto che il “Tirreno”, come altre strutture alberghiere e oltre cinquecento villette nel litorale oroseino, sorge illegittimamente su terreni destinati a usi civici. Dopo aver esaminato la situazione i legali del gruppo, che solo a Orosei con 70mila presenze fattura oltre otto milioni di euro l’anno, hanno deciso di assistere all’evoluzione del caso, consapevoli che la precisione svizzera in questo pasticcio burocratico tutto italiano è decisamente inapplicabile. La nuova mappa. Ma cosa sono gli usi civici, e soprattutto ha senso nel terzo millennio parlare di diritto collettivo alla raccolta della legna, delle ghiande, dei funghi, solo per citarne alcuni? Probabilmente sì, anche perché una classificazione di questo tipo mette al riparo da speculazioni di vario genere che, soprattutto in Sardegna, sono sempre in agguato. Gli usi civici, un diritto antico ridisciplinato con una normativa del periodo fascista, sono tornati di prepotente attualità dopo che la Regione nel 2005, durante il governo Soru, ne ha aggiornato la mappatura avviata da una legge del 1994, creando non pochi problemi alle amministrazioni locali che in quei terreni rivolti al “bene comune” negli anni avevano autorizzato ben altro. Il caso di Orosei però merita un discorso a parte, ed è un autentico paradosso. Nel 2005 infatti la Regione ha individuato circa 2500 ettari di terreni pubblici e privati a uso civico in un paese che forse non sapeva neppure di averli. Ma soprattutto, in larga parte di quelle aree, nella fascia costiera a nord del paese (da Sas linnas siccas a Calaliberotto, passando per Sos Alinos, toponimi famosi per la bellezza di spiagge e calette), erano state costruite centinaia di villette, alcune delle quali risalenti agli anni ’60, moltissime altre al decennio successivo. Abitazioni realizzate con concessioni regolarmente autorizzate dal Comune, in molti casi su terreni messi in vendita dal Comune stesso, cinquant’anni fa, a piccoli lotti per favorire lo sviluppo turistico. Politici e funzionari di allora sapevano che quei terreni erano gravati da usi civici? I loro discendenti assicurano di no, e vanno oltre, dicendo che a Orose, paese un tempo dedito all’agricoltura e ben poco alla pastorizia, gli usi civici non ci sono mai stati. A complicare la situazione c’è stato il vuoto amministrativo in Comune, visto che Orosei proprio nel 2005 era governato da un commissario prefettizio. E così è trascorso invano il termine entro cui fare ricorso alla Regione, rendendo difficile ogni passo successivo delle amministrazioni che poi si sono insediate in municipio. «Non ci sono mai stati». Quando nel 2006 la patata bollente passa a Gino Derosas, sindaco a capo di una maggioranza di centrosinistra, insomma non c’è più molto da fare. Il Comune tenta però la carta del negare su tutti i fronti («a Orosei gli usi civici non sono mai esistiti»), ma la Regione ribadisce la propria posizione. A complicare le cose c’è un passo di una delibera consiliare dove si afferma in subordine che, laddove invece gli usi civici ci fossero, la Regione, vista la situazione ormai compromessa dall’urbanizzazione di quei terreni, dovrebbe prendere atto dell’avvenuto cambio di destinazione d’uso e procedere alla loro “sclassificazione”. Un passo necessario, secondo l’ex sindaco Derosas, per tenere uno spiraglio aperto verso un ripensamento; un passo falso, invece, secondo il suo successore Franco Mula, a capo di una giunta di centrodestra, perché così facendo lo stesso Comune avrebbe definitivamente compromesso la strategia di negare l’esistenza stessa degli usi civici. La Regione comunque va un po’ incontro a Orosei, rimappa gli usi civici e li riduce a circa la metà, portandoli agli attuali 1200 ettari. In questo modo vengono salvati, certo per caso, alcuni alberghi (“svizzeri” esclusi), ma la maggior parte delle case resta fuorilegge. Proprio questo ridisegno delle carte porta Derosas, ancora oggi, a sostenere la tesi secondo cui a Orosei non ci sono mai stati usi civici: la Regione ha già dimostrato di sbagliare una volta, sostiene, lecito pensare che sia in torto su tutti i fronti. Il paradosso di Calaliberotto e dintorni è che oggi i proprietari delle villette hanno gli obblighi di qualsiasi cittadino (Imu, tassa rifiuti, canone per l’acqua, etc), ma nessun diritto su ciò che è loro in qualche caso da più di una generazione: non possono vendere le case, né offrirle come garanzia in caso di un’ipoteca per un prestito in banca. In tempi di crisi è un problema per più di una famiglia, perché nessuno può in sostanza decidere di capitalizzare il proprio bene. Ma neppure spostare una tegola in quelle case che, come abbiamo visto, per lo Stato è come se non esistessero. A Orosei insomma negli ultimi anni c’è stato tanto lavoro per gli avvocati, anche se il ricorso al Tar di un folto gruppo di cittadini contro l’accertamento della Regione sugli usi civici è stato da poco respinto. Ora tra loro c’è chi pensa di chiedere i danni direttamente al Comune. I timori degli ecologisti. Che fare allora? Il sindaco in carica, Mula, che è anche consigliere regionale, due anni fa ha presentato una proposta di legge per cercare di risolvere il caso Orosei inglobandolo in una maggiore apertura dell’intera normativa sugli usi civici. La proposta si è fermata anche perché qualcuno, a cominciare da ambientalisti come Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico, ha visto nella legge un pericoloso apripista verso speculazioni in altri territori. L’unica soluzione sembra quella del baratto: spostare cioè gli usi civici da quei terreni ad altre aree dove non c’è traccia di cemento. Quali? L’oasi di Biderosa, per esempio, ma sono appena 600 ettari. Sul piatto il Comune di Orosei dovrà mettere qualcos’altro di sostanzioso, e non è detto che nella prossima udienza, fra poco più di un mese, il commissario per gli usi civici Cristina Ornano decida di accettare.

gemme, acqua, bosco

gemme, acqua, bosco

 

 

La difficile mediazione del commissario.  A Nuoro un seminario con Cristina Ornano, magistrato chiamato a dirimere le controversie. 

NUORO. Di usi civici si è parlato ieri in un seminario al museo etnografico dal titolo “Un vincolo o un’opportunità” nell’ambito del Maggio universitario promosso dagli studenti di scienze forestali. Tra i tanti interventi, aperti da un’approfondita relazione di Stefano Deliperi, presidente dell’onlus Gruppo d’Intervento Giuridico, particolarmente significativo è stato quello di Cristina Ornano, commissario regionale per gli usi civici. Magistrato presso il tribunale di Cagliari, svolge il suo ruolo su nomina del Csm in una posizione di terzietà nel confronto, spesso polemico, tra enti locali e Regione. Un ruolo delicato che viene svolto con un personale ridotto all’osso (ha accanto un funzionario e un commesso) laddove invece sarebbe necessario un organico ben più consistente. Il commissario per gli usi civici ha assunto negli ultimi vent’anni (dopo la normativa regionale del 1994 in applicazione della legge nazionale Galasso) un’importanza cruciale su fronte degli abusi verso i terreni di proprietà collettiva. Abusi che si sono verificati ad esempio nelle comunità pastorali con l’occupazione da parte di privati di terreni la cui fruizione avrebbe invece dovuto essere pubblica; ma anche nelle coste con comuni che, per dolo o per ignoranza, hanno concesso autorizzazioni edilizie dove invece non era consentito dalle norme sugli usi civici. Ornano ha sottolineato come la tutela degli usi civici abbia assunto, proprio con la normativa del 1994, una finalità conservativa, di rispetto e tutela ambientale, con atti dunque rivolti al bene comune piuttosto che al godimento di pochi. Nel 2005 sono stati compiuti ulteriori accertamenti da parte della Regione per censire i terreni comunali gravati da usi civici. Una nuova mappa, ancora da completare, che ha individuato in molte realtà irregolarità e abusi, e che vede oggi il commissario impegnato a dirimere le controversie sorte tra Regione ed enti locali. «Sarebbe invece opportuno – ha detto Cristina Ornano – che tra queste istituzioni nascesse una collaborazione volta al rispetto del territorio e della legalità». Nel corso dell’incontro di ieri attivisti di A Manca pro s’Indipendentzia hanno protestato contro l’amministrazione comunale di Nuoro che chiede lo sgravio degli usi civici a Pratosardo dove è già in corso la costruzione di una caserma da destinare all’esercito.

Baunei, Baccu Goloritzè

Baunei, Baccu Goloritzè

 

 

In tutta l’isola individuati 160mila ettari.

Orosei è un caso limite nella polemica a suon di carte bollate sugli usi civici che è in corso negli ultimi anni tra Regione e Comuni. Sono oltre 160mila gli ettari individuati come demani di interesse collettivo e riguardano circa la metà dei Comuni dell’isola, in particolare nella provincia di Nuoro. Un accertamento ancora in corso d’opera che potrebbe portare a 480mila ettari, quasi il 20 per cento della superficie della Sardegna. Proprio nel Nuorese gli usi civici hanno creato problemi di ordine pubblico negli anni passati (a Lula, per esempio, la loro occupazione abusiva ha provocato un vuoto amministrativo durato anni), e tuttora sono al centro di controversie tra Regione ed enti locali. L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda Orani.

Portoscuso, Capo Altano - Guroneddu

Portoscuso, Capo Altano – Guroneddu

 

 

«Caserma a Pratosardo, troppe bugie». 

NUORO. «Questa è la determina con cui l’amministrazione nuorese chiede lo sgravio di usi civici dell’area relativa alla realizzanda caserma a Pratosardo (ex deposito munizioni ex Polveriera), gli stessi usi civici di cui nega l’esistenza». Così gli iscritti alla sezione Paschedda Zau di a Manca pro s’Indipendentzia. Che ieri mattina hanno distribuito la determina in occasione del convegno “Usi civici: un vincolo o un’opportunità” organizzato dall’associazione universitaria studenti forestali di Nuoro. «Dopo aver regalato le terre dei nuoresi – spiegano – e soldi pubblici all’esercito italiano, a più di un’ anno di distanza dall’inizio dei lavori della caserma, l’amministrazione comunale chiede lo sgravio delle terre civiche e nega anche che sia stata fatta questa richiesta. Le terre della nostra comunità dovrebbero essere tutelate e valorizzate secondo gli interessi della collettività, non secondo gli interessi di Roma». Copia della determinazione è stata consegnata anche ai relatori del convegno, tra cui Stefano Deliperi (presidente del gruppo d’intervento giuridico onlus) e Cristina Ornano (commissario regionale straordinario per gli usi civici).

Falco pescatore (Pandion haliaetus)

Falco pescatore (Pandion haliaetus)

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. maggio 26, 2013 alle 11:28 am

    frutto della squallida leggina ad personas.

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2013
    Dorgali, valle di Oddoene sgravata dagli usi civici. Dopo cinquant’anni il Comune ritorna in possesso di 941 ettari di terreni. Il sindaco Carta: «Decideremo con i cittadini la destinazione di queste terre».
    Il punto. Tutto iniziò nel 2011 con un emendamento. (Nino Muggianu)

    La soluzione è arrivata attraverso un emendamento presentato in consiglio regionale. Primi firmatari Francesca Barracciu e Pietro Pittalis, nel giugno 2011. Dopo l’approvazione in Regione, il Comune ha fatto l’atto ricognitivo ossia, incaricando un tecnico ha certificato con una relazione agronomica che quei terreni non erano più bosco o pascolo. Poi, dopo il passaggio in consiglio comunale, il documento è ritornato in Regione. Il 22 maggio la giunta regionale ha deliberato in proposito e l’assessore Cherchi ha firmato il decreto di sclassificazione.

    DORGALI. Oddoene non è più gravata dagli usi civici. Dopo 50 anni il comune di Dorgali ha risolto il problema della sua vallata più fertile. Una notizia attesa da centinaia di cittadini che ora è diventata una realtà. I giorni scorsi l’assessore regionale Oscar Cerchi è arrivato a Dorgali e ha firmato il decreto di sclassificazione. Adesso si dovrà decidere se i terreni saranno ceduti in affitto agli stessi cittadini che per anni vi hanno fatto i miglioramenti oppure se venderli. A decidere saranno i cittadini e il consiglio comunale. Dorgali è in assoluto il primo comune della Sardegna che è riuscito a portare a termine questa complessa operazione. «Una soddisfazione enorme – commenta il sindaco Angelo Carta – Siamo orgogliosi di vivere questo momento storico e amministrare il paese. Un momento in cui siamo arrivarti alla definizione della soluzione di un problema che ha attanagliato per decenni l’amministrazione e la comunità di Dorgali. Il prossimo passo sarà dare una soluzione che possa in qualche maniera dare un definitivo assestamento alla situazione di Oddoene». Il primo passo sarà verificare qual è il modo migliore per “liberare” la gente dal cappio della condanna penale. Per questo, il Comune ha incaricato un avvocato per capire in che modo procedere. Poi decidere come gestire i terreni della vallata. «Bisognerà fare assemblee, discutere con la gente interessata per capire quale sarà il modo migliore di procedere – aggiunge Carta – perché questa è una decisione che spetta esclusivamente a tutti i cittadini dorgalesi». Manca solo che arrivi ufficialmente il decreto che verrà pubblicato per 15 giorni nell’albo pretorio, quindi si farà la trascrizione in conservatoria e i terreni diventeranno comunali. Si tratta di 941 ettari che erano soggetti ad uso civico, quindi bloccati, e ora rientrano nella piena disponibilità della comunità di Dorgali. Naturalmente il decreto non è un ombrello sotto il quale ci andrà tutto, chi ha fatto abusi di altra entità li dovrà comunque giustificare. A svegliare di soprassalto e ricordare ai dorgalesi, che Oddoene era gravato dagli usicivici ci aveva pensato nel 2009 un clamoroso biltz della Guardia Forestale. Si accusavano di abuso edilizio decine di dorgalesi che avevano costruito senza il via dell’ autorizzazione paesaggistica ma che avevano una regolare concessione dal parte del comune di Dorgali. Un abuso in buona fede, insomma, in quanto era il Comune che avrebbe dovuto chiedere quell’autorizzazione. Una situazione che è andata avanti da oltre 30 anni.

    • maggio 31, 2013 alle 2:59 pm

      ecco un’operazione intelligente e corretta sul piano ambientale e sociale.

      da La Nuova Sardegna, 31 maggio 2013
      POSADA. Usi civici, per Montelongu si avvicina lo sgravio.

      POSADA. Dopo i terreni di Dorgali, potrebbero presto essere sgravati dagli usi civici anche le centinaia di ettari della zona di Montelongu e a ridosso dello stagno di Posada. Il Comune di San Teodoro, entrato in possesso delle terre a seguito della ripartizione territoriale determinata dall’autonomia amministrativa ottenuta nel 1959, ha infatti bandito nei giorni scorsi un avviso per la selezione di un professionista che si incarichi della procedura di sgravio degli usi civici dei terreni di Posada per trasferire poi il vincolo sul compendio forestale di Monte Nieddu, in agro di San Teodoro. L’accordo tra i due comuni, era stato trovato negli scorsi anni e prevede la restituzione delle terre alla comunità posadina in cambio della concessione volumetrica per la realizzazione di un albergo. Un provvedimento che può procedere speditamente dopo l’approvazione del piano urbanistico comunale di Posada e i precedenti accordi tra le due amministrazioni, visto che già nel 2009 il consiglio comunale gallurese aveva approvato una delibera avente per oggetto proprio «l’accordo per una perequazione a risoluzione delle problematiche urbanistiche e ambientali interessanti l’ area di Montelongu per la realizzazione di un insediamento turistico previa cessione gratuita al comune di Posada dei terreni agricoli». Le due amministrazioni civiche hanno continuato a dialogare con lo scopo di risolvere una questione che si trascina da oltre cinquant’anni e il servizio urbanistica di San Teodoro, nel frattempo, ha intensificato i contatti con l’agenzia regionale per il sostegno dell’agricoltura, finalizzati all’individuazione delle procedure da adottare per lo sgravio degli usi civici che richiedono una complessa procedura burocratica e il definitivo assenso della giunta regionale. A Posada insiste anche una vasta area assegnata a suo tempo all’altro comune che ottenne l’autonomia amministrativa, Budoni, ma con questo ente non si è mai andati oltre la dichiarazione d’intenti per risolvere la questione terre pubbliche. (s.s.)

  2. giugno 11, 2013 alle 2:55 pm

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna

    Usi civici, Giunta approva indirizzi interpretativi e applicativi”.
    Il provvedimento – ha detto l’assessore dell’Agricoltura Oscar Cherchi – si è reso necessario per fare chiarezza su alcuni aspetti del dettato normativo regionale compresi nello Statuto Sardo, nella legge regionale del 1994 e delle ulteriori norme che si sono aggiunte nel tempo”. (http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=230800&v=2&c=3694&t=1)

    CAGLIARI, 08 GIUGNO 2013 – L’assessorato dell’agricoltura, già impegnato nel piano di riequilibrio e gestione delle terre a Uso Civico rilancia sulle norme e sui regolamenti. Nell’ultima seduta di Giunta è stata infatti approvata la delibera che contiene gli indirizzi di carattere interpretativo in base ai quali la Regione intende scommettere su una risorsa finora sottoutilizzata, anche a causa delle difficoltà interpretative delle norme sugli Usi Civici che hanno messo in difficoltà le amministrazioni locali che dovrebbero gestirli.
    “Il provvedimento – ha detto l’assessore dell’Agricoltura Oscar Cherchi – si è reso necessario per fare chiarezza su alcuni aspetti del dettato normativo regionale compresi nello Statuto Sardo, nella legge regionale del 1994 e delle ulteriori norme che si sono aggiunte nel tempo. Questi chiarimenti sono essenziali per garantire una gestione corretta e uniforme degli usi civici sull’intero territorio regionale e per dare agli amministratori lo strumento giusto per evitare gli errori interpretativi più o meno involontari del passato, che hanno impedito un corretto e uniforme utilizzo delle terre a Uso Civico. Per la Regione questo è uno dispositivo che deve funzionare per il bene comune delle popolazioni, eliminando gli abusi che in passato, e in alcuni casi tutt’ora, ne hanno impedito lo sfruttamento per gli scopi per il quale l’uso civico era stato sancito”, ha sottolineato l’assessore.
    “È ovvio che dall’epoca della sua istituzione i tempi sono cambiati ed era necessario adeguare lo strumento ai giorni nostri. Ora che l’assessorato ha ultimato l’inventario generale delle terre civiche dell’intera Sardegna e saranno emanati gli atti formali di accertamento per i Comuni per i quali l’amministrazione non ha provveduto in precedenza non ci sono più impedimenti per il corretto utilizzo – ha aggiunto l’esponente dell’Esecutivo – Ci sarà un inevitabile aumento degli atti di disposizione da parte dei Comuni che a oggi non hanno ancora la certezza dell’estensione e dell’ubicazione degli usi civici ricadenti sul loro territorio comunale ma con gli indirizzi interpretativi e applicativi appena approvati dalla Giunta sarà possibile una più celere e ordinata valorizzazione delle terre in termini di nuove opportunità per le popolazioni”, ha concluso Cherchi. La delibera autorizza inoltre l’assessore dell’Agricoltura a impartire, con eventuali propri atti, le direttive operative necessarie allo svolgimento dei procedimenti amministrativi attinenti gli usi civici, per assicurarne l’espletamento con procedure e tempi omogenei su tutto il territorio regionale.

  3. amico
  4. giugno 15, 2013 alle 11:03 am

    da La Nuova Sardegna, 15 giugno 2013
    Orani attacca la Regione: «Usi civici, figli e figliastri». Dura reazione della giunta comunale alla seconda udienza su Sa Serra «Si fanno provvedimenti ad hoc ma nessuno si preoccupa del nostro caso».

    ORANI. «La Regione deve spiegare chiaramente perché si sta accanendo contro il comune di Orani». È durissima la reazione della giunta comunale, all’indomani dalla seconda udienza davanti al commissario per usi civici, nell’ambito della vertenza legata al territorio comunale che si protrae da quasi due anni. La difficile questione era scaturita dalla mancata apertura del cantiere forestale di Sa Serra, nella quale avrebbero trovato occupazione i 14 operai dell’Ente foreste di Orani, stabilizzati nel novembre 2010. L’area di 350 ettari, destinata al cantiere, così tutti i 1600 ettari di territorio comunale, a detta della Regione, sarebbe gravata dagli usi civici, e ciò ne renderebbe impossibile l’apertura, gettando un’ombra sul futuro lavorativo degli operai. Nella prima udienza, che si è svolta nell’aprile scorso, la Regione si era costituita in giudizio contro il comune, suscitando l’aspra reazione dell’amministrazione oranese, e nella seconda udienza di martedì scorso, tramite i propri legali, ha ribadito la propria posizione, sostenendo che l’intero territorio comunale è gravato dagli usi civici e che tutte le motivazioni addotte dall’amministrazione non sono valide. «Vorremo capire – spiegano i componenti della giunta – sia perché c’è quest’accanimento contro il nostro comune, sia perché la Regione non sia costituita in giudizio nelle vertenze di altri comuni che presentano le stesse problematiche del nostro. Riteniamo gravissimo e inaccettabile che in materia di usi civici si facciano provvedimenti ad hoc in consiglio, da parte di consiglieri eletti nella provincia di Nuoro, per alcuni comuni, come quello di Dorgali, mentre nessuno sembra preoccuparsi della situazione in cui versa il nostro. Dobbiamo forse pensare – concludono gli amministratori – che davanti alla giunta il peso dei comuni sia valutato diversamente?». (a.z.)

    • giugno 18, 2013 alle 2:48 pm

      dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna
      Usi Civici, assessore Cherchi: Su vicenda Orani nessuna discriminazione o accanimento.
      “L’accertamento dell’esistenza delle terre ad uso civico risale al 2005. Entro quella data il Comune avrebbe dovuto presentare un semplice ricorso gerarchico e ci sarebbe stato il tempo di studiare una soluzione condivisa. Ora la situazione è in mano al Commissario e la Regione non può certamente interferire con chi è legittimato ad occuparsi del caso”. Così Cherchi. (http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=231541&v=2&c=395&t=1)

      CAGLIARI, 17 GIUGNO 2013 – “Non c’è nessun pregiudizio nei confronti di Orani e, come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, la questione degli usi civici andava affrontata nelle sedi opportune e nei tempi giusti”. Ad affermarlo è l’assessore dell’Agricoltura Oscar Cherchi, che parla a nome della Regione, accusata dal sindaco di Orani di “accanimento” contro il Comune da lui amministrato. “L’accertamento dell’esistenza delle terre ad uso civico risale al 2005. Entro quella data il Comune avrebbe dovuto presentare un semplice ricorso gerarchico e ci sarebbe stato il tempo di studiare una soluzione condivisa. Certamente non si sarebbero potute accogliere in toto le richieste dell’amministrazione oranese, visto che è stata accertata la fondatezza del provvedimento regionale in materia, ma avremmo lavorato alla ricerca di un compromesso. Ora la situazione è in mano al Commissario e la Regione non può certamente interferire con chi è legittimato ad occuparsi del caso. Per quanto riguarda Dorgali, le due vicende presentano alcune differenze sostanziali e quindi il raffronto è improponibile”. La scorsa settimana la Giunta regionale ha approvato una delibera dello stesso assessore Cherchi contenente le norme di indirizzo interpretativo delle terre ad Uso Civico.

  5. luglio 7, 2013 alle 3:29 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 luglio 2013
    Usi civici, Pilia chiede un incontro. Provincia, l’ex presidente bussa alle porte della Regione. (Lamberto Cugudda)

    CARDEDU. L’oramai ex presidente della Provincia, Bruno Pilia, e il suo vice Roberto Cabiddu (assessore all’Ambiente), hanno chiesto, agli assessori regionali all’Agricoltura, al Lavoro e alla Programmazione, un incontro operativo sul tema degli usi civici e proporre una metodologia di lavoro condivisa. Con l’obiettivo di dare strumenti certi alle comunità amministrate e agli enti strumentali della Regione preposti all’approvazione degli strumenti di pianificazione e dei documenti amministrativi. Gli usi civici, secondo gli ultimi dati disponibili sull’inventario regionale, interessano ben 18 dei 23 comuni ogliastrini, e l’estensione delle terre civiche complessivamente accertate in Ogliastra, ammonta a oltre 105mila ettari. Una estensione pari a circa il 60 per cento del territorio dell’intera provincia. Che risulta essere l’area regionale maggiormente interessata dalle questioni sulle proprietà collettive. «La Provincia Ogliastra _ affermano Bruno Pilia e Roberto Cabiddu _ sin dalla sua costituzione si è sempre impegnata per individuare delle soluzioni condivise con i comuni interessati per individuare strumenti amministrativi e gestionali che consentissero alla terre civiche di estrinsecare le loro enormi potenzialità e favorire la crescita economica e sociale delle comunità interessate. In continuità con analoghe iniziative sviluppate nel recente passato attualmente il nostro ente sta portando avanti, in collaborazione con i 15 Comuni ogliastrini per i quali è stata accertata la titolarità dell’uso civico, il progetto ribattezzato “Le terre civiche: opportunità di crescita e sviluppo per l’Ogliastra”, per la cui attuazione è stata creata una struttura operativa denominata Osservatorio delle terre civiche».

  6. luglio 16, 2013 alle 2:48 pm

    ecco un’altra operazione corretta e rispettosa del demanio civico e dei diritti dei cittadini.

    da La Nuova Sardegna, 16 luglio 2013
    BAUNEI. Approvato il trasferimento degli usi civici. (Nino Muggianu)

    BAUNEI. È stato pubblicato sul Buras il provvedimento definitivo del Servizio territoriale dell’Ogliastra, che ha approvato il “Trasferimento dei diritti di uso civico del Comune di Baunei”. Un provvedimento che consentirà la regolarizzazione dei diritti di proprietà di molteplici situazioni presenti nel centro urbano del centro ogliastrino. In particolare riguarda i quartieri di Montecolcau e Pedraniedda. «In queste zone – spiegano gli amministratori – negli anni ’50 il Comune concesse dei lotti edificabili a diversi capi famiglia senza perfezionare la compravendita. Per questo motivo negli anni scorsi alcune idee imprenditoriali non hanno potuto beneficiare di finanziamenti pubblici e in altri casi non si sono poteti concludere semplici contratti di compravendita, poiché a monte non era presente titolo di proprietà e perché l’uso civico rende inalienabile il bene». Adesso, grazie a questo importantissimo provvedimento, sarà possibile stipulare anche un contratto pluriennale di locazione con i gestori di diversi immobili comunali, come il distributore, il ristorante Pisaneddu, l’Ostello, Sa Cadrea, Bar L’Olivastro, che darà garanzie agli stessi gestori che potranno in questo modo pianificare investimenti seri. Su queste aree precedentemente si erano tentate pratiche di sclassificazione, che vennero bocciate dalla Regione poiché il comune di Baunei non era dotato di piano di valorizzazione e recupero delle terre civiche. Piano di valorizzazione, fanno sapere gli amministratori, approvato dall’Argea e attualmente in attesa dell’approvazione definitiva da parte della giunta regionale. «Nei prossimi giorni – dice l’assessore all’Ambiente Giampiero Incollu – verrà resa nota la procedura amministrativa».

  7. amico
    luglio 19, 2013 alle 7:52 am

    Delibera n. 28/43 del 2013
    L.R. n. 12/1994, artt. 8, 9, 10, 15 e 18. Autorizzazione all’alienazione di terreni siti nel Comune di Baunei e sui quali insiste il diritto di uso civico e approvazione del Piano di valorizzazione e recupero delle terre civiche nel Comune di Baunei

    Le cose cominciano a muoversi nella giusta direzione.

    • luglio 21, 2013 alle 2:57 pm

      da La Nuova Sardegna, 21 luglio 2013
      Un risultato storico per le terre civiche.
      Baunei, la giunta regionale ha approvato il Piano di valorizzazione presentato dal Comune. (Nino Muggianu)

      BAUNEI. Valorizzazione delle terre civiche: il comune di Baunei incassa un risultato storico. Nella seduta della giunta regionale del 17 luglio 2013 è stato approvato il Piano di valorizzazione e recupero delle terre civiche. Un provvedimento attesissimo, che apre nuove prospettive nell’economia baunese e inizia a gratificare le aspettative di tanti cittadini. L’approvazione del Piano da parte dellaRegione, il cui iter è stato seguito dall’assessore all’amBiente e vicesindaco,Giampiero Incollu, arriva dopo che lo stesso venne approvato, come tengono a precisare gli amministratori di Baunei, «con i soli voti della maggioranza in consiglio comunale nella seduta del 5 novembre 2012, con la minoranza che abbandonò l’aula». Il Piano e il regolamento disciplinano l’esercizio degli usi civici esistenti in conformità alla legge regionale del 14 marzo 1994 n°12 “Norme in materia di usi civici” e alle disposizioni costituzionali poste a garanzia degli usi e delle proprietà collettive. Gli obiettivi immediati conseguenti all’approvazione del Piano – spiegano gli amministratori di Baunei – sono molteplici: individuare zone di interesse generale nel redigendo Puc che non siano soggette ad uso civico, in modo da poter mettere in previsione future iniziative economiche legate alla valorizzazione turistica del territorio comunale; regolarizzare le situazioni patrimoniali immobiliari dubbie, interne ed esterne al centro abitato tra Comune ed altri enti o privati cittadini, come le case di civile abitazione edificate sul demanio civico. Oltre all’uso civico tradizionale, il Piano norma anche le attività turistico ricreative (ristorazione, ricezione, ospitalità), di turismo rurale, escursionismo naturalistico ambientale, archeologico, speleologico e attività sportive all’aria aperta. « Da oggi – sottolinea l’assessore Incollu – le tanto decantate idee di aree attrezzate per la sosta degli escursionisti, scuderie, bivacchi, centri di informazione, centri di educazione ambientale, parchi avventura con annesse strutture di appoggio, eventuali locali foresteria, possono finalmente prendere forma. Si coglie l’occasione per invitare tutta la popolazione all’assemblea pubblica che si terrà mercoledì 24 luglio alle ore 19 nella sala consiliare, dove verranno illustrate le modalità operative.

  8. amico
  9. amico
    luglio 25, 2013 alle 8:23 am

    http://www.consregsardegna.it/XIVLegislatura/Disegni%20e%20proposte%20di%20legge/propleg537.asp

    BISOGNA FERMARE QUESTO SCEMPIO, TRA’ L’ALTRO FARNETICANTE, E’ UN ASSALTO ALLA DILIGENZA CHE ELIMINA TRA’ L?ALTRO IL PRINCIPIO DELL’ANTICO POSSESSO O ORIGINARIA PERTINENZA. VA SUBITO IN DISCUSSIONE IN AULA PERCHE’ RITENUTA URGENTE.

  10. amico
    luglio 25, 2013 alle 8:32 am

    DOVREBBE ANDARE IN AULA MARTEDI 30 LUGLIO. SE QUALCHE CAPOGRUPPO RITIRA LA PRPRPIA FIRMA FORSE SI PUO EVITARE L’ITER DELL’URGENZA PREVISTO DALL’ART. 102 DEL CONSIGLIO.

  11. novembre 27, 2013 alle 2:52 pm

    articolo un po’ impreciso, ma interessante: la soluzione più agevole e corretta sul piano giuridico ed economico-sociale è il trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni di proprietà comunale.

    da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2013
    Usi civici in un quartiere: il Consiglio cerca soluzioni. Macomer, forse a una svolta la vicenda di Coronas dopo le bocciature di Argea. Il Comune trasferirà i vincoli su altre zone per liberare definitivamente il rione. (Tito Giuseppe Tola)

    MACOMER. È da nove anni che l’amministrazione comunale di Macomer tenta di risolvere un pasticcio iniziato negli anni Trenta, quello degli usi civici che gravano sul rione Coronas: un vincolo che impedisce ai proprietari delle case di ristrutturare, di venderle, di ipotecarle e, teoricamente, persino di lasciarle in eredità. I tentativi di sclassificare l’area, che si estende su una superficie di 32 mila metri quadri, fatti dalle precedenti amministrazioni si sono infranti contro il “no” di Argea, l’agenzia della Regione che esercita funzioni ispettive e di controllo in materia agricola, alla quale la legge affida anche procedure gestionali in materia di usi civici. Lunedì il consiglio comunale ha approvato a maggioranza una delibera che dovrebbe risolvere il problema. Qualcuno però non ci crede, come l’ex sindaco Riccardo Uda, oggi consigliere di minoranza. «Ho dubbi sull’iter della pratica – ha detto – potrebbe essere viziato. Prima bisognerebbe sclassificare i terreni e farli diventare terreni agricoli». Il comune di Macomer, invece, ha seguito un’altra strada, quella del trasferimento del vincolo su una superficie di estensione pari a quella vincolata. L’intervento, come ha spiegato l’assessore all’urbanistica, Gianfranco Congiu, è stato allargato a un’area di Bonu Trau, alla scuola agraria di Bara limitatamente alla superficie coperta dai fabbricati e all’ex Cottolengo. «Dal 2005 – ha detto – si cerca di avviare uno strumento di gestione del vincolo. I terreni di Coronas sono vincolati a uso pascolo, ma sono tutti infrastrutturati, urbanizzati ed edificati. La trasformazione del sito è irreversibile. La Regione e Argea hanno respinto i precedenti tentativi di sclassificazione. Facendo tesoro delle passate esperienze, abbiamo puntato sul trasferimento dell’uso civico dai terreni che hanno perduto la destinazione originaria su altri che abbiamo individuato nei numerosi reliquati presenti alla periferia di Macomer e nell’abitato, per una superficie complessiva di otto ettari. Nei giorni scorsi è stata verificata l’idoneità dei siti e spero che l’operazione possa concludersi positivamente». Federico Castori ha posto l’esigenza di estendere la sclassificazione anche ai terreni dell’ex scuola agraria di Bara assegnati alla cooperativa Terra Mea. Giuseppe Pirisi ha sottolineato l’assurdità dell’uso civico su un pezzo di città. Giuseppe Ledda ha riconosciuto la necessità di sclassificare Coronas. Rossana Ledda ha sottolineato che per arrivare al risultato è stato fatto un lavoro enorme, mentre il sindaco, Antonio Succu, ha ricordato che in questo caso l’uso civico ingessa tutto. Gran parte della proprietà del comune di Macomer è gravata da uso civico. Quella agricola è tutta vincolata. L’area di Coronas era originariamente un terreno pascolativo. Negli anni Trenta e Quaranta, Macomer era un paesotto che iniziava a crescere. L’espansione avvenne verso Coronas, dove il comune cedette diversi lotti di sua proprietà con scritture private redatte dai segretari comunali, la quali non vennero registrate dai nuovi proprietari che hanno costruito le case e vi hanno abitato per decenni. Le case interessate sono più di duecento. L’uso civico era nato come un diritto feudale. Si esercita sui terreni, non come proprietà ma come godimento. Sui terreni di proprietà comunale è di solito un diritto di caccia, pascolo, legnatico e semina e consente a tutti di accedervi per esercitarlo.

  12. dicembre 4, 2013 alle 8:35 am

    da La Nuova Sardegna, 4 dicembre 2013
    ORUNE. Sospensione degli usi civici in aree d’interesse ambientale.

    ORUNE. È un atto importante, con un occhio di riguardo alla valorizzazione, in chiave turistica, del territorio. Il consiglio comunale, a maggioranza assoluta, ha deliberato di chiedere all’assessorato regionale all’Agricoltura e Riforme agro-pastorali la sospensione degli usi civici dei tratti stradali, all’interno “de Su sartu”, Unertore-Sa Carruca e Sant’Efisio-Sa Preda’e sa Ruche. L’iniziativa dell’amministrazione comunale è conseguente alla partecipazione al bando del Psr 2007-2013 “Itinerari”, mirata alla valorizzazione turistica di alcune zone interne del territorio comunale. Peraltro Orune è stato ammesso nella graduatoria provvisoria. In questo ambito si inseriscono i due tratti di strada che si sviluppano, in un’area di particolare interesse paesaggistico-ambientale-archeologico, per una lunghezza totale di circa 6,200 chilometri. La sospensione dell’esercizio degli usi civici, “con mutamento d’uso”, è stata chiesta per la durata di dieci anni. Il consiglio, dopo l’introduzione dell’ordine del giorno da parte del sindaco Mario Michele Deserra, fatte le puntuali riflessioni sul dettato della legge sugli usi civici, che prevede appunto una destinazione diversa dei terreni quando ciò comporta un reale notevole vantaggio alla collettività, si è espresso favorevolmente. Non senza rilevare, fra l’altro, che la sospensione dell’uso civico e il mutamento della destinazione d’uso del terreno e gli adempimenti per l’ottenimento dell’autorizzazione da parte dell’assessorato regionale competente, devono essere adottati a maggioranza di due terzi dei componenti del consiglio comunale. All’atto del voto in aula erano presenti 11 consiglieri su 12 in carica. La risposta è stata unanime. Adesso la parola ultima spetta all’assessorato regionale. (b.a.)

  1. maggio 10, 2013 alle 7:19 am
  2. luglio 30, 2013 alle 11:04 pm

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