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La cattiva gestione dei fondi comunitari in Sardegna.


Cagliari, il quartiere storico di Stampace visto dal Bastione di S. Croce

Cagliari, il quartiere storico di Stampace visto dal Bastione di S. Croce

Non ci sono soltanto devastanti sprechi di fondi comunitari in Sardegna.

Si tratta proprio di profonde carenze in sede di programmazione e gestionale, ora la valutazione degli effetti conseguiti dal P.O.R. Sardegna 2000-2006 da parte del Nucleo regionale di valutazione sugli investimenti pubblici.

Valutazione negativa: 1,5 miliardi di euro utilizzati male (per non dire di peggio).

Inoltre, “fonti interne allo stesso nucleo di valutazione ritengono altamente probabile, se non certa, una analoga sentenza anche per il successivo Por, che si concluderà quest’anno e che sarà monitorato solo dal 2014”.

Qui l’indagine svolta dalla Sezione di controllo della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna sulla gestione inerente il P.O.R. Sardegna 2000-2006, comprensiva della rilevazione delle frodi e delle irregolarità in materia, con particolare riferimento al F.E.O.G.A.:

Sezione di controllo per la Regione autonoma della Sardegna – Delibera 28 marzo 2011, n. 19/2011/PRS e Relazione.

Indagine sulle risultanze finanziarie POR Sardegna 2000-2006 e del Fondo FEOGA e sulle misure di investimento nelle aziende agricole. Rilevazione irregolarità, recuperi ed effetti della decertificazione della spesa irregolare.

Qui le precedenti del 2009, del 2008, del 2007.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

P.S.   ricordiamoci sempre del famoso miliardo di euro di investimenti promessi della Qatar Holding: qui, in perfetta autonomia, riusciamo a utilizzarne male un miliardo e mezzo…..

 

Cagliari, Viale Trento, sede della Regione autonoma della Sardegna

Cagliari, Viale Trento, sede della Regione autonoma della Sardegna

 

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 15 aprile 2013

La Sardegna e l’Ue. Fondi europei, tanti e spesi male
La Regione chiede la pagella dal 2000 a un gruppo di esperti. Giudizio impietoso: un miliardo e mezzo investito a vuoto. Giuseppe Centore 

CAGLIARI. Non chiamatelo fallimento, ma solo per non buttare sulla Regione l’ennesima croce; il concetto di fondo non è però distante. Le politiche regionali cofinanziate con i fondi europei negli anni scorsi per bene che vada sono rimaste complessivamente molto al di sotto delle aspettative: i fondi manovrati, e spesi, centinaia e centinaia di milioni di euro, hanno prodotto alcune interessanti operazioni, ma nel complesso i risultati sono stati «deludenti». A dirlo è la stessa Regione, che proprio per verificare la bontà del suo lavoro ha affidato a un nucleo di valutazione, formato da interni ed esterni l’amministrazione, lo studio e l’analisi dei piani nel periodo 2000-2006 (con giunte regionali di centrodestra fino a metà del 2004, quando vinse le elezioni il centrosinistra). Il nucleo di valutazione, nominato durante la giunta Soru e in scadenza a fine anno, è diretto da un ingegnere, Corrado Zoppi, docente all’università di Cagliari. Il pool da lui coordinato, che si è avvalso anche del lavoro di società esterne specializzate nella raccolta e nell’analisi dati, ha prodotto già quattro studi, su politiche urbane, ricerca scientifica e innovazione tecnologica, azioni contro la dispersione scolastica e sul sistema pubblico dei servizi per il lavoro. A questi quattro studi, già pubblici, se ne aggiungeranno altrettanti che saranno completati entro l’anno: riguardano i pacchetti integrati di agevolazioni rivolti alle imprese e al turismo, quello sull’unione dei Comuni, quelle sulle politiche per il turismo e l’ultimo sulle politiche energetiche. Infine vi sarà un quinto studio, condotto in collaborazione con Nomisma e Prometeia, sull’impatto che complessivamente le politiche che hanno utilizzato i fondi strutturali hanno avuto per l’economia dell’isola. Anche questo non sarà pronto prima del 2014. Fonti interne allo stesso nucleo di valutazione ritengono altamente probabile, se non certa, una analoga sentenza anche per il successivo Por, che si concluderà quest’anno e che sarà monitorato solo dal 2014. Bisogna leggere tra le righe del linguaggio degli esperti per cogliere il fallimento di queste politiche. «Non sempre i risultati sono stati all’altezza delle aspettative». Delusione. È il concetto che a più riprese e in diverse forme viene declinato da tutti gli autori degli studi. Una delusione profonda, solo mitigata dal fatto che i diversi piani hanno comunque smosso le acque. «Ma in ogni caso – ha detto diplomaticamente Zoppi – l’attuazione di queste politiche, non è stata efficace, rispetto alle aspettative e alle esigenze della programmazione. Gli interventi sono stati troppo parcellizzati, è mancata una visione di insieme che sapesse e potesse renderli fruttiferi nel tempo e facesse crescere realmente l’isola». I numeri. I soldi non sono certo mancati: quasi 500 milioni di euro per le politiche urbane, oltre 800 per la ricerca e l’innovazione; molti di meno, vista la specificità dell’intervento, per la scuola, quasi 30 milioni di euro, e per i servizi dell’impiego (i vecchi Cesil, che oggi vivono un triste crepuscolo). In totale quasi un miliardo e mezzo. In ogni caso il nucleo di valutazione regionale ha sfatato un mito che sino a ieri reggeva senza sforzi: la spesa programmata e poi realizzata di per sé è efficace e produce benefici. Purtroppo non è così. La sentenza. I risultati, racchiusi in sostanziosi studi di centinaia di pagine dicono il contrario. Basta leggere le asettiche righe contenute nel documento annuale di programmazione economico e finanziaria del 2013 presentato nei giorni scorsi dalla giunta regionale, per farsi una idea del fallimento di queste politiche, non ascrivibili a una giunta e a una stagione politica. Sviluppo urbano. Su questo tema «il risultato è stato considerato piuttosto deludente. Le correlazioni (tra indici del disagio sociale e misure di intensità degli interventi) anche nei casi migliori sono piuttosto basse anche se significative». Viceversa le politiche urbane «non hanno conseguito l’obiettivo prioritario di migliorare la qualità della vita nelle aree urbane, conseguendo invece un obiettivo non dichiarato: la permanenza del tessuto insediativo diffuso». Come dire, i soldi gettati nel calderone degli interventi nelle aree abitate hanno se non altro attenuata la tendenza allo spopolamento e alla concentrazione nei grandi centri. Ricerca scientifica. Il quadro non cambia, semmai ci sono alcune novità, come la non omogenea diffusione temporale dei finanziamenti, «a periodi di grande lentezza sono succeduti periodi di forte accelerazione, soprattutto nella parte finale dei periodi»; insomma si sono spese risorse perché altrimenti si sarebbero perse, più che per un motivo valido. E poi «è mancato il coordinamento tra ai diversi soggetti regionali incaricato di attuare queste politiche e c’è stato uno scollamento tra chi gestiva i fondi e i beneficiari degli stessi». Modesta infine la capacità di attrarre imprese esterne: solo 34 su 1600. Dispersione scolastica. I laboratori scolastici sono stati sicuramente interessanti per docenti e studenti, ma non hanno fermato la dispersione, Né hanno modificato il rapporto tra promossi e bocciati; in questo caso i dati rendono difficile una valutazione scientifica degli effetti, anche perché «la ripartizione dei fondi non è stata preceduta da alcuna analisi sul reale fenomeno della dispersione, ma è stata di tipo burocratico». Servizi per l’impiego. Qui è stato misurato l’appeal dei nuovi strumenti rispetto al vecchio collocamento: «Gli utenti non hanno sfruttato le potenzialità offerte dai servizi, e non c’è stata l’auspicata inversione di tendenza».

Unione Europea

 

Il sostegno di Bruxelles. Le risorse comunitarie ripartite con il Por.

Il Por Sardegna, Piano operativo regionale, è il documento di sviluppo elaborato dallo Stato e dalla Commissione europea (nella foto la sede a Bruxelles) per il periodo 2000-2006 in coerenza con il Quadro comunitario di sostegno. Il Por ripartisce le risorse finanziarie comunitarie, nazionali e regionali in 7 assi prioritari che descrivono la strategia perseguita e le priorità di intervento. Gli assi riguardano le risorse naturali, quelle culturali, quelle umane, i sistemi locali di sviluppo, le città, le reti e i nodi di servizio e l’assistenza tecnica. Ciascun asse è articolato in una o più misure e tipologie di intervento (Azioni) da realizzare nell’arco dei sette anni previsti. Il documento ha avuto un iter travagliato, o comunque complesso, tanto che in corso d’opera ha registrato quattro versioni di aggiornamento, tutte concordate con Bruxelles. L’ultima risale al 2007.

Gualtiero Cualbu (gruppo Iniziative Coimpresa) versa lo spumante al neo Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci  il giorno della vittoria elettorale

Gualtiero Cualbu (gruppo Iniziative Coimpresa) versa lo spumante al neo Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci il giorno della vittoria elettorale

 

 

 

 

 

Interventi a pioggia per assistenza, cultura e turismoFinanziamenti distribuiti in 242 Comuni dell’isola Il 33% è andato a Cagliari e a Sassari-Alghero-Porto Torres.  Il direttore del Centro di programmazione: i fondi ai piccoli paesi non hanno risposto all’esigenza primaria di migliorare la qualità della vita.

CAGLIARI Se non sono finanziamenti a pioggia questi, poco ci manca. I 729 progetti che hanno riguardato la misura 5.1 del Por (il programma operativo regionale che applica e poi spende le risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale, quelle concesse alle aree più povere del Continente) hanno interessato 242 Comuni su 377. Ma non è la pioggia di finanziamenti che ha reso non efficace il programma, quanto il fatto che non vi sia stata una “vera” programmazione sulla destinazione dei fondi. Facile intuire cosa sia successo: per non scontentare i sindaci dei Comuni grandi e piccoli, i soldi sono stati distribuiti pensando più alla geopolitica che alle effettive esigenze. Una scelta che non è stata fatta solo dalla Sardegna, ma da tutte le regioni del Sud, al punto che nel prossimo Pon, quello che partirà dal 2014 ci saranno due misure diverse per le grandi città e i piccoli centri. Per la Sardegna il concetto di grande città si può applicare solo alle due aree metropolitane presenti, quella di Sassari-Alghero-Porto Torres (con Castelsardo, Sennori, Sorso e Stintino) e l’area metropolitana di Cagliari, che da sole hanno coperto il 17,5 per cento degli interventi ma il 33 per cento delle risorse. Il resto è naturalmente destinato ai Comuni di media e piccola dimensione, con questi ultimi che hanno avuto quasi il 50 per cento dei finanziamenti. «Nei finanziamenti destinati alla qualità urbana – ha detto Vincenzo Cossu, architetto, dirigente del Centro regionale di programmazione e responsabile della ricerca valutativa sulle politiche di sviluppo urbano – i fondi ai piccoli centri hanno sì ridotto il distacco tra questi e le aree metropolitane, ma non hanno risposto alla primaria esigenza di questi interventi, che era quella di migliorare la qualità della vita». I numeri da questo punto di vista sono impietosi: il 68 per cento delle risorse destinato alle infrastrutture secondarie ha finanziato soprattutto i settori della cultura e del tempo libero e le attività socio-assistenziali, ma due terzi di questi sono stati realizzati nei centri storici, e non nelle aree periferiche «e dismesse per soddisfare i bisogni dell’infanzia l’integrazione sociale e la lotta alla marginalità». Non è un caso che a Sassari siano stati spesi buona parte dei soldi per le infrastrutture e i sottoservizi nel centro storico (forse più degradato delle aree periferiche tradizionali), mentre ad Alghero si è recuperato il complesso mediale “Lo Quarter”, a fini turistici, sociali e culturali, mentre a Tempio, con il recupero delle terme di Rinaggiu si è cercato di aprire la strada a un diversa offerta dalla Gallura interna. Infine a Cagliari gli interventi più grossi sono quelli realizzati al Parco della Musica, in piazza Giovanni, e alla Mem in via Pola, luoghi non certo periferici o degradati. L’altro elemento più sorprendente è che anche i due centri “metropolitani” maggiori hanno perseguito strade diverse, nella scelta delle opere da finanziare con i fondi comunitari. Nel sud prevalgono gli interventi per infrastrutture sociali e assistenziali (con tanto verde nel centro storico e in quello urbano) mentre nel nord prevalgono strutture per cultura e tempo libero. Viceversa, le riqualificazioni e il rinnovo del tessuto edilizio urbano, sebbene abbiano «catalizzato solo l’11 per cento delle risorse destinate alle infrastrutture secondarie – scrivono i ricercatori – hanno assorbito i due quinti dei fondi nei Comuni con meno di 3mila abitanti, che hanno realizzato soprattutto ristrutturazioni nei centri storici». Insomma, tante piccole piazze messe a nuovo, tanti selciati di piccole chiese rifatti, facciate di antichi palazzi di nuovo perfetti, soprattutto nei piccoli centri. Se non è sufficientemente chiaro, si può andare a leggere cosa scrivono i ricercatori nelle conclusioni: «Il non aver identificato budget, criteri di selezione, tipologia e soglia dimensionale degli interventi per ciascuna delle tre categorie di sistemi urbani (aree metropolitane, centri di media dimensione e piccoli – ndr) ha inevitabilmente comportato un generico unanimismo partecipativo che ha premiato i piccoli interventi nei piccoli centri». E la pioggia di fondi è arrivata, facendo felici piccole imprese e manovali, ma lasciando inalterato il volto dell’isola: proprio il contrario di quello che volevano legislatori e amministratori. O no?

Guspini, Montevecchio, Cantieri di Levante

Guspini, Montevecchio, Cantieri di Levante

 

 

 

E alla fine è premiato chi innova di menoRicerca e tecnologia: tempi lunghi per finanziare le imprese più meritevoli, il mercato non aspetta. 

CAGLIARI Il più significativo centro di spesa monitorato finora dal nucleo di valutazione riguarda il settore della ricerca e dell’innovazione tecnologica. In questo caso la confusione è alta, nonostante, o forse proprio per questo, le risorse messe a disposizione venissero definire da tutti gli attori persino «sovradimensionate rispetto alle esigenze». E così i politici ritengono che la strategia fosse stata chiara, gli attuatori dicono il contrario, i destinatari ribadiscono che la confusione e la mancata concertazione ha creato solo problemi. L’unica cosa che ha funzionato, naturalmente, è il fatto che il sistema finanziario ha favorito la nascita e il consolidamento di realtà pubbliche come il CRS4, o private come Vol e Tiscali. Che poi la storia abbia mostrato la debolezza in un caso e la caduta nell’altro delle iniziative private, o le difficoltà nelle quali si dibatte il centro di ricerca che ebbe Rubbia come suo presidente, è un’altra questione. Ma sono anche altri gli elementi che emergono dalla valutazione della stessa Regione. Tra questi la scarsa, per non dire debolissima capacità di attrarre in Sardegna le imprese esterne e una eccessiva polarizzazione territoriale. Insomma, solo società legate all’information techology, pochissimo nel manifatturiero e nulla nell’energia, e soprattutto tutte concentrate nel Cagliaritano, con una piccola appendice sassarese e il deserto assoluto nel resto dell’isola, nonostante l’immaterialità dei lavori potesse in teoria non sfavorire le zone interne. Il confronto. La ricerca ha anche messo a confronto le politiche di ricerca e sviluppo dell’isola e della Puglia, ricavandone strategie, impegni e soprattutto esiti ben diversi. Dal 2003 la Sardegna ha ridotto i suoi investimenti, la Puglia li ha invece aumentati: e se nell’isola è arretrata la componente finanziaria pubblica, aumentando quella privata, in Puglia sono aumentate, a dimostrazione di una migliore sinergia tra gli attori, sia la componente pubblica che quella privata. Le politiche e l’innovazione. Anche in questo caso la confusione è stata elevata. Le interviste e il confronto con i protagonisti hanno portato alla conclusione che: è mancato il coordinamento tra società e agenzie create con fondi regionali, mentre l’università non è stata coinvolta, se non nell’ultima fase; non vi è stato un luogo adeguato dove verificare, monitorare e aggiornare le politiche per l’innovazione; non vi è stata una analisi della domanda di innovazione delle imprese; la Regione ha sempre trasferito in ritardo i fondi necessari, creando naturalmente problemi; dal 2000 al 2006 c’è stato un blocco della spesa, e a monte la stessa gestione dei bandi è stata lenta. Il paradosso. Tutti questi elementi, associati in un perverso meccanismo, hanno condotto a una situazione incredibile: le società che necessitano di innovazione, ma per le quali il mercato non consente tempi lunghi per eseguire i loro progetti, pur avendone i titoli e i meriti non hanno usufruito dei finanziamenti. Le aziende invece che non avevano bisogno di finanziamenti per l’innovazione si sono rivolte con calma a queste politiche che nell’ultima fase, quando era evidente il rischio di perdere le somme destinate all’isola, hanno allargato i criteri di accesso alle agevolazioni. È stato questo forse il campo dove le distorsioni del sistema regionale hanno prodotto più danni, impedendo quella crescita da tutti, almeno a parole, ricercata.

Cagliari, Anfiteatro romano sotto la "legnaia"

Cagliari, Anfiteatro romano sotto la “legnaia”

 

 

LE CIFRE.

7 LE ASSI DEL POR PER IL PERIODO 2007-2013. IL TOTALE DEGLI INTERVENTI AMMONTA A 1,3 MILIARDI DI EURO, DIVISI TRA CONTRIBUTO COMUNITARIO E QUOTA NAZIONALE.

55 LA PERCENTUALE DELLA SOMMA IMPEGNATA AL 26 SETTEMBRE 2012, PARI A 758 MILIONI DI EURO.

I PAGAMENTI SONO INVECE INFERIORI, PARI A 573 MILIONI, IL 42 PER CENTO.

11 GLI OBIETTIVI TEMATICI INDICATI DALL’UNIONE EUROPEA PER RIDURRE IL GAP TRA LE AREE PIÙ SVILUPPATE E QUELLE ARRETRATE, TRA LE QUALI, PUR CON UN PIL SUPERIORE AL 75 PER CENTO DELLA MEDIA DEL’UNIONE, RIENTRA ANCORA LA SARDEGNA.

4 I SETTORI NEI QUALI LA REGIONE DESTINERÀ COMUNQUE SIGNIFICATIVE RISORSE DEI FONDI A DISPOSIZIONE: L’80 PER CENTO DELLE RISORSE FESR (FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE) PER RICERCA E INNOVAZIONE, PICCOLA E MEDIA IMPRESA E BASSA EMISSIONE DI CARBONIO. IL 5 PER CENTO PER LO SVILUPPO URBANO SOSTENIBILE.

Cabras, Chiesa di S. Giovanni di Sinis

Cabras, Chiesa di S. Giovanni di Sinis

(foto da mailing list sociale, R.A.S., S.D., archivio GrIG)

  1. aprile 20, 2013 alle 9:25 PM

    L’ha ribloggato su Il blog di Fabio Argiolas.

  2. Maggio 9, 2013 alle 2:54 PM

    da La Nuova Sardegna, 9 maggio 2013
    La Sardegna e i Por: le colpe della Regione.
    L’analisi. Progetti irregolari, fondi non spesi, errori Così la nostra isola sta perdendo milioni di euro da parte dell’Unione Europea. (Andrea Murgia, funzionario della Commissione europea)

    Consiste, il successo, nel passare con entusiasmo da un fallimento a un altro. La massima attribuita a Churchill ben si adatta al metodo di gestione dei fondi comunitari in Sardegna. I Programmi Operativi Regionali (i famosi POR) ricordano la nave arenata all’isola del Giglio. La barca che affonda e l’Assessore scomparso. Purtroppo però, in presidenza non c’è nessuno che usa la famosa frase del capitano De Falco. A Villa Devoto sostengono, ahinoi, che le cose stiano andando alla perfezione. Intanto è uno scandalo contabile di proporzioni esagerate la chiusura dei progetti realizzati nel periodo di programmazione appena trascorso. La Commissione Europea, che dovrebbe saldare i conti, non riconosce una spesa pari a oltre cento milioni di euro. Un buco enorme che deriva da progetti considerati irregolari oppure non ancora conclusi. Se quei crediti erano stati correttamente iscritti nei bilanci degli anni passati, ora che l’esigibilità è diventata “incerta”, gli stessi dovrebbero essere stralciati. Poiché in questi giorni si sta approvando la legge finanziaria, sarebbe interessante sapere se il Consiglio Regionale è stato messo al corrente di questi fatti. Il passato lascia comunque in eredità un fallimento pericoloso, consapevolmente occultato per lasciarlo riemergere fra le difficoltà della prossima legislatura. Il presente preoccupa. Il 14 gennaio scorso Il Presidente dichiarava: “Siamo terzi in Italia per la capacità di spesa dei fondi europei”. Proprio in questi giorni la Commissione Europea, valutando la spesa delle regioni italiane per il 2012, ha tolto alla Sardegna circa quattro milioni di euro. Soldi persi semplicemente perché non spesi. La Sardegna è l’unica regione italiana che non è riuscita a spendere le risorse a sua disposizione. Non terzi ma ultimi in Italia. Il futuro fa paura. Negli uffici regionali circola una tabella che racconta di un dimezzamento rispetto ai fondi attuali. Che cosa è successo nel frattempo? La Sardegna, in disaccordo col Ministero, ha lavorato per far rientrare l’isola fra le regioni in transizione. Il governo nazionale, avendo subito la scelta, ha però fatto altre battaglie e si è dimenticato di chiedere fondi adeguati per questo tipo di regioni. Da segnalare la dichiarazione del Presidente Cappellacci. Il 9 Febbraio scriveva “trecento milioni in più per la Sardegna”. Confondeva (consapevolmente?) le isole del Mediterraneo con i dipartimenti d’oltremare, isole periferiche come la Réunion o la Martinica. Presidente, sono cinquecento milioni in meno non trecento in più. Purtroppo.Questa la realtà sugli unici fondi disponibili in questo periodo. In mezzo il deserto, la Sardegna che chiude, le imprese che delocalizzano, il turismo in crisi e l’agricoltura in ginocchio. La solita “occasione perduta” con responsabilità facilmente individuabili, tutte riferibili al livello politico più alto dell’amministrazione regionale. Se questo non è un disastro, come si potrebbe altrimenti definirlo?

    • Maggio 11, 2013 alle 11:14 am

      da La Nuova Sardegna, 11 maggio 2013
      Per i Fondi europei Sardegna all’avanguardia.
      Per il Fondo sociale 2007/2013, gestito dall’assessorato al Lavoro, l’ isola è al terzo posto dopo Emilia e Provincia autonoma di Trento. (Antonello Liori, ex assessore regionale del Lavoro nel periodo 2010-2012)

      Utilizzando la sua stessa metafora marina, Andrea Murgia, il funzionario della Commissione europea che ha scritto l’intervento “La Sardegna e i Por: le colpe della Regione” (pubblicato su “La Nuova Sardegna” del 9 maggio 2013), si è avventurato senza salvagente nel mare aperto dei Programmi Operativi Regionali (POR), e, avendo come unico obiettivo quello di attaccare il governo regionale, è affogato nell’utilizzo strumentale dei risultati. Innanzitutto, è importante ricordare che esistono due programmi Por, perciò i singoli dati così aggregati risultano mortificati, rendendo l’analisi scipita ed inutile. Ma soprattutto vengono mortificati coloro che, all’interno delle strutture regionali, hanno lavorato per ottenere alcuni risultati di prestigio per la Sardegna. Infatti, per quanto riguarda la capacità di spesa del POR FSE (Fondo Sociale Europeo) 2007/2013, gestito dall’assessorato al Lavoro, la Sardegna è situata al terzo posto in Italia, dopo Emilia Romagna e Provincia autonoma di Trento, e sono stati rispettati e superati i target di spesa obbligatori per due anni di seguito (2011 e 2012), a dimostrazione che non si è trattato di un fatto episodico. Per esempio, quello di dicembre 2012 era di 391 milioni di euro, mentre la spesa certificata dalla Regione è stata di oltre 398 milioni. Un risultato ulteriormente valorizzato dal controllo comunitario che ha rilevato uno 0% di errore nella spesa. Non si tratta di numeri diffusi dal politico di turno a fini propagandistici, ma di dati ufficiali evidenziati in una recente visita a Cagliari dall’ex ministro della Coesione territoriale, Fabrizio Barca, e, nello scorso mese di gennaio, dal capo dipartimento della Commissione europea, Nicolas Gilbert Morain, che ha evidenziato pubblicamente l’importante risultato raggiunto dalla Regione per quanto riguarda il POR FSE. Il POR FSE, con 729 milioni di euro di dotazione, è stata un’importante opportunità che la Sardegna non ha vanificato, realizzando interventi che hanno consentito di contrastare la crisi economica. Tra gli interventi più importanti, quelli per i giovani (master and back, alta formazione e borse di studio) e per i lavoratori in difficoltà con gli ammortizzatori sociali. Azioni per favorire la creazione di nuove imprese (Microcredito, Europeando e Promuovidea), con particolare attenzione all’imprenditoria femminile (Impresa Donna). In totale, nel 2012 oltre 8.000 progetti finanziati coi fondi Por Fse. Interventi che hanno contribuito ad arginare una crisi che in tempi difficili poteva risultare devastante per la nostra Isola. Come amministratore provo una grande soddisfazione nell’aver raggiunto un importante e positivo risultato nella gestione dei fondi Por Fse, utilizzando tutte le risorse disponibili ed evitando il pericolo di disimpegno. Ora, ovviamente, si dovrà proseguire con una gestione virtuosa per consentire di accelerare e completare i programmi cofinanziati, anche in una logica di programmazione 2014-20, evitando così di perdere importanti risorse comunitarie in questo delicato momento socio-economico della nostra Isola, soprattutto puntando alla creazione di nuove opportunità di lavoro. Infine, un dubbio mi assale: è legittimo il comportamento di un funzionario della Commissione europea che sfrutta il proprio ruolo per entrare in aperta polemica politica con l’istituzione regionale? All’organismo europeo la risposta.

    • Maggio 12, 2013 alle 12:03 PM

      da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2013
      LA POLEMICA: Per i Fondi europei la Sardegna è tra le regioni virtuose. (Gianluca Cadeddu, Direttore del Centro regionale di Programmazione e Autorità di gestione dei Fondi comunitari)

      È regola e prassi, nonché sano gioco dei ruoli istituzionali, che i controlli in capo ai Servizi della Commissione si sostanzino in osservazioni sulla chiusura dei Programmi – che di per sé non producono effetti immediati sull’importo del saldo – dando l’avvio a un contraddittorio a cui risponde l’amministrazione regionale titolare della gestione, avocando a sé anche responsabilità dell’universo dei soggetti pubblici e privati del territorio, che di quelle risorse dispongono fattivamente per l’attuazione di progetti . Si chiama tecnicamente “negoziato” e la Regione Sardegna può orgogliosamente considerarsi regione virtuosa in termini di rispetto delle procedure e scadenze, pure assai complesse e stringenti. Desta, quindi, preoccupazione l’uso strumentale di dati, la cui esistenza è nota unicamente a funzionari europei che hanno evidentemente accesso a fonti “riservate”. Dati mai trasmessi in via ufficiale, tantomeno comunicati in via ufficiosa all’amministrazione regionale, istituzionalmente responsabile della gestione dei fondi e, pertanto, interlocutore primo e diretto dei Servizi della Commissione. Dati alla mano, la Regione Sardegna, come peraltro ufficialmente confermato dal ministro Barca, ha realizzato alla scadenza del 2012 un surplus di spesa pari a circa quattro milioni di euro (per la precisione 3.918.693,52 euro) a cui, per “zelo tecnico” si deve aggiungere la quota di cofinanziamento dello Stato per ulteriori 1,3 milioni di euro. Quindi non 4 milioni in meno risultano ai dati ufficiali, ma almeno 4 in più. Sempre dati alla mano (e sempre dalle istituzionalmente deputate fonti ufficiali), la Regione Sardegna si colloca, nella gestione del POR FESR, non al terzo ma “solo” al quarto posto per performance di spesa tra le Regioni “competitive” del Paese, con un 48% di spesa realizzata, a fronte di una media nazionale del 45,5%. Il terzo posto però si conquista se si sommano entrambi i fondi strutturali, FESR e FSE. Tutto questo alla luce del fatto che sulla stampa regionale è apparso un articolo di Andrea Murgia con commenti poco lusinghieri sulla gestione dei fondi strutturali in Sardegna. A parte il contenuto (impreciso quando non volontariamente inesatto) la cosa che colpisce di più è la qualifica dello scrivente, che si autodefinisce “funzionario della Commissione europea”. Eravamo abituati ad un comportamento tra istituzioni basato sulla correttezza e sulla leale collaborazione. Di solito le interlocuzioni tra istituzioni si basano su comunicazioni anche informali, ma mai a mezzo stampa. Anche i commenti sulla posizione negoziale nella nuova programmazione della Regione Sardegna appaiono quanto meno curiosi. E’ vero che la Regione Sardegna, anche in contrasto con la posizione nazionale, si è battuta per l’inserimento della categoria delle regioni in transizione, ma in buona compagnia, ad esempio il Consiglio regionale sardo ha adottato nella Commissione competente una risoluzione in questo senso, il parere del Comitato delle Regioni dell’Unione europea ha la stessa posizione. L’articolo sembra far credere che tale posizione abbia danneggiato la Sardegna. Chiediamo all’illustre commentatore se abbia fatto i calcoli di quanto sarebbe potuto essere assegnato alla Regione Sardegna se non ci fosse stata tale categoria intermedia. Molto ma molto meno della quantità, benché ridotta rispetto al periodo precedente, che circola nelle tabelle degli uffici regionali.

  3. Maggio 13, 2013 alle 2:59 PM

    da L’Unione Sarda, 13 maggio 2013
    «Bilanci,buco da 100 milioni». Barracciu e Sabatini (Pd): sono i fondi che la Commissione Ue ha revocato per interventi non coerenti con le linee di azione e i tempi dettati dall’Europa. (Giuseppe Meloni): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130513080501.pdf

  4. Maggio 26, 2013 alle 11:13 am

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2013
    Uggias: «Persi cento milioni di Fondi Ue». Il parlamentare europeo accusa la giunta Cappellacci: «Nessun progetto sul sociale e sull’economia del mare». (Serena Lullia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/05/26/news/uggias-persi-cento-milioni-di-fondi-ue-1.7136227

  5. Maggio 28, 2013 alle 5:05 PM

    da L’Unione Sarda on line, 28 maggio 2013
    Spesa fondi Fers, Sardegna sotto il 50%. Zedda: -30% di risorse per il 2014-2020. (http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_economia/2013/05/28/sardegna_in_linea_su_spesa_fondi_fers_zedda_30_di_risorse_per_il_2014_2020-2-316479.html)

    Nella spesa dei fondi strutturali comunitari (Fesr) 2007/2013 la Regione Sardegna si ferma al 49% della rendicontazione, ma supera il 50% per i pagamenti effettuati (679 milioni su circa 460 milioni rendicontati).
    Nella spesa dei fondi strutturali comunitari (Fesr) 2007/2013 la Regione Sardegna si ferma al 49% della rendicontazione, ma supera il 50% per i pagamenti effettuati (679 milioni su circa 460 milioni rendicontati).
    Attualmente il rischio di disimpegno è minimo e su 1,381 miliardi (tra 680 mln di fondi Ue e cofinanziamento nazionale e regionale pari al 50%) al 31 dicembre si stima di “perdere” circa 3 milioni di euro.
    Il dato è emerso durante la riunione a Cagliari del Comitato di sorveglianza del Por Fesr, che ha anche fatto il punto sulla nuova programmazione 2014-2020.

    SUL BANCO DEGLI IMPUTATI – A frenare la spesa è soprattutto la burocratizzazione delle procedure, in caso di appalti pubblici, i vincoli del patto di stabilità sulla parte del cofinanziamento e la mancanza di liquidità delle imprese che sono chiamate a contribuire ai programmi con risorse proprie. “In Italia siamo più indietro rispetto alla programmazione 2000-2006 e occorre spendere in fretta più del 60% delle risorse in un terzo del tempo disponibile – ha spiegato Giorgio Martini, della direzione generale per la Politica Regionale Unitaria Comunitaria del Ministero dello Sviluppo Economico – La Sardegna con il 45-47% delle risorse spese è in linea con il resto d’Italia. Il problema semmai è che dal 1 gennaio 2014 ci si troverà davanti una sovrapposizione di risorse incredibile perché oltre a questi fondi da spendere in fretta, occorrerà mettere in campo subito quelli del Piano di azione e coesione e programmare quelli della programmazione 2014-2020”.

    IL MONITO DELL’ASSESSORE – Alessandra Zedda, assessore della Programmazione, ha spiegato che “le risorse a disposizione per il 2014-2020 si ridurranno molto, presumibilmente del 30%, e solo una più efficace utilizzazione potrà compensare la riduzione delle stesse”. Riguardo i nuovi interventi, che saranno esaminati nelle prossime sedute della Giunta regionale, questi saranno orientati verso alcune macroaree quali la qualità della vita e inclusione sociale, lavoro, competitività dei sistemi produttivi, innovazione, istruzione e formazione. “Occorrerebbe – ha proposto l’esponente dell’esecutivo Cappellacci – cambiare il metodo facendo in modo che sia la domanda a trainare l’offerta e non il contrario”.

  6. Maggio 29, 2013 alle 2:59 PM

    da L’Unione Sarda, 29 maggio 2013
    L’Europa mette a dieta l’Isola. Nei prossimi 6 anni finanziamenti comunitari tagliati del 30%. (Lanfranco Olivieri): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130529084839.pdf

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    da Sardegna Quotidiano, 29 maggio 2013
    FONDI EUROPEI. «La Sardegna spende a metà». (Francesca Ortalli): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130529081037.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 29 maggio 2013
    Frenata dalla burocrazia la spesa dei fondi europei.
    Cadeddu (Centro di programmazione): «È un fallimento del sistema» L’assessore Zedda: dal 2014 risorse ridotte, vanno usate in modo più efficace. (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Europa difficile per la Sardegna. Il Comitato di sorveglianza del Por si è riunito ieri a Cagliari per fare il punto sull’andamento della spesa del quadro 2007-2013 e gettare le basi per la programmazione dei successivi sette anni. Ci sono il centinaio di persone che compongono il Comitato, l’assessore al Bilancio Alessandra Zedda e Giorgio Martini, della direzione per la politica regionale comunitaria del ministero dello Sviluppo economico. Tocca a lui rilevare che nella spesa dei fondi strutturali comunitari (Fesr) 2007/2013 la Regione è bloccata a quota 49% della rendicontazione, pur superando il 50% per i pagamenti effettuati (679 milioni su circa 460 milioni rendicontati). Alla fine dell’anno si rischia di perdere tre milioni di euro. «A frenare la spesa – ha spiegato il direttore del Centro di rogrammazione Gianluca Cadeddu – è soprattutto la burocratizzazione delle procedure, in caso di appalti pubblici, i vincoli del patto di stabilità sulla parte del cofinanziamento e la mancanza di liquidità delle imprese che sono chiamate a contribuire ai programmi con risorse proprie». Così, alla fine i maggiori ritardi la Sardegna li registra nelle infrastrutture, laddove gare d’appalto e controlli da parte dell’Ue rallentano a dismisura i tempi. «E’ un fallimento del sistema», sottolinea Cadeddu. «In Italia siamo più indietro rispetto alla programmazione 2000-2006 – ha affermato Martini – e occorre spendere in fretta più del 60% delle risorse in un terzo del tempo disponibile. Il problema è che da gennaio 2014 ci si troverà davanti una sovrapposizione di risorse incredibile perché, oltre a questi fondi da spendere in fretta, occorrerà mettere in campo subito quelli del Piano di azione e coesione e programmare quelli della programmazione 2014-2020». L’assessore al Bilancio, Alessandra Zedda, ha spiegato che «le risorse a disposizione per il 2014-2020 si ridurranno molto, presumibilmente del 30%, e solo una più efficace utilizzazione potrà compensare la riduzione delle stesse». Riguardo i nuovi interventi, che saranno esaminati nelle prossime sedute della giunta regionale, questi saranno orientati verso alcune macroaree quali la qualità della vita e inclusione sociale, lavoro, competitività dei sistemi produttivi, innovazione, istruzione e formazione. «Occorrerebbe cambiare il metodo facendo in modo che sia la domanda a trainare l’offerta e non il contrario», ha detto Alessandra Zedda. «Siamo seriamente preoccupati per l’andamento della spesa delle risorse del Fesr – afferma Carlo Tedde, presidente della Confcooperative –, stiamo scontando l’eccessiva frammentazione delle misure del Por e la poca concentrazione della spesa». Tedde però salva il dialogo con la Regione e con le autorità di gestione dei programmi : «Mettiamo tutti capacità di partecipazione».

  7. luglio 15, 2013 alle 4:52 PM

    da La Nuova Sardegna, 15 luglio 2013
    La Sardegna non sfrutta i fondi europei, missione Ue nell’isola. Da domani la visita conoscitiva di una commissione del Parlamento europeo. Uggias: «Superare il limite dell’insularità». (Marco Bittau): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/07/15/news/la-sardegna-non-sfrutta-i-fondi-europei-missione-ue-nell-isola-1.7424196

    • luglio 18, 2013 alle 2:50 PM

      da La Nuova Sardegna, 18 luglio 2013
      I FONDI EUROPEI . Spendere di più e meglio, le nuove regole dell’Ue. A Olbia la commissione Sviluppo regionale del Parlamento di Strasburgo Uggias: «La nostra isola ha utilizzato solo la metà dei finanziamenti disponibili». (Luca Rojch)

      OLBIA. Una rivoluzione che rovescia il rapporto tra l’Europa e i cittadini. Non più soldi a pioggia, che scivolano via nei mille rivoli di iniziative scollegate. Né fondi gestiti in modo macchinoso dalla Regione, che si inceppano tra la burocrazia degli uffici. L’Europa detta le nuove regole per la gestione delle risorse per il 2014-2020. La tre giorni in Sardegna della commissione per lo Sviluppo regionale del Parlamento europeo spiega la nuova filosofia che guiderà Bruxelles. La missione in Sardegna e in Corsica, voluta con forza dall’europarlamentare Giommaria Uggias, è servita non solo per mostrare ai commissari le difficoltà che vive l’isola, ma anche per avere un confronto diretto con il mondo delle imprese, della ricerca, dell’università, dei sindacati. «L’oggetto della missione è stato uno sguardo verso il futuro – spiega Uggias –. Certo, abbiamo discusso anche del passato e della capacità di utilizzare i fondi messi a disposizione dalla Ue. La Sardegna ha speso nel periodo che va dal 2007 al 2014 solo il 50 per cento dei fondi disponibili. Manca ancora un anno e mezzo, ma si poteva fare meglio. Anche per questo con la commissione abbiamo lavorato per dare più possibilità ai territori di spendere le risorse messe a disposizione dall’Europa. Ma serve uno sforzo di programmazione da parte degli enti locali, la Regione su tutti, per creare piani operativi che evitino i ritardi. Faccio un esempio concreto, un’azienda non può attendere tre anni per avere un finanziamento per colpa della lentezza delle istituzioni». La commissione ha approvato il nuovo regolamento, che detta i criteri di spesa, meno di una settimana fa. «E siamo subito venuti sul campo per confrontarci con i territori – continua Uggias –. Dobbiamo dare risposte per la programmazione che va dal 2014 al 2020». La Commissione ha scelto anche di concentrare gli interventi su principi precisi. «Non sappiamo ancora quanti saranno i fondi a disposizione per i prossimi 7 anni – spiega il capo della delegazione della commissione, Costanze Krehl –, ma puntiamo alla creazione di una partnership tra Commissione europea e realtà locali. In questi tre giorni abbiamo visto che Sardegna e Corsica sono strategiche all’interno dell’Europa, restano una delle zone chiave. Per questo noi daremo a queste due regioni le opportunità per crescere attraverso il sostegno a idee e programmi». Conclude Uggias. «È indispensabile che già da ora le realtà locali lavorino per produrre idee e progetti per far partire un sistema delle isole. Dobbiamo creare ponti. Il nostro progetto è indirizzato alla realizzazione di un rapporto di maggiore collaborazione tra i territori come la Sardegna e la Corsica».

  8. luglio 22, 2013 alle 2:52 PM

    e nelle altre Regioni non sempre le cose sono diverse.

    da Il Corriere della Sera, 14 luglio 2013
    TRA LE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PROGETTI, FINANZIATA ANCHE LA «GIOSTRA DEL CASTRATO» Fondi Ue, l’Italia spende poco e male. Ora rischia di perdere 5 miliardi
    Il governo vuole dirottarli su lavoro e povertà. Ma serve l’ok di Bruxelles. (Luigi Offeddu): http://www.corriere.it/economia/13_luglio_14/fondi-ue-italia-spende-poco_2571fe4a-ec4f-11e2-b462-40c7a026889e.shtml

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    IL CASO. Se «Tarantella Power» si paga con risorse Ue. La (stravagante) lista degli eventi finanziati. E In Sicilia erogazioni per un convegno organizzato per decidere come vanno impiegati. (22 luglio 2013): http://www.corriere.it/politica/13_luglio_22/tarantella-power-si-paga-con-fondi-ue_c349c2d2-f290-11e2-8506-64ec07f27631.shtml

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    L’ALLARME. Trigilia: fondi Ue, la Sicilia è in ritardo. Corsa contro il tempo, istituita task-force.
    La spesa certificata totale del Fesr è ferma al 27,4%, mentre quella del Fse (che ha un budget di 1,6 miliardi di euro) arriva al 40,9%. Le critiche della Cgil: come prima. (9 luglio 2013): http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/economia/2013/9-luglio-2013/trigilia-fondi-ue-sicilia-ritardocorsa-contro-tempo-istituita-task-force-2222076949610.shtml

  9. agosto 13, 2013 alle 11:25 PM

    A.N.S.A., 13 agosto 2013
    Ue, Italia usi fondi per poche priorità. Hahn, stop distribuzione a pioggia. Concentrarli su punti chiari. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/13/Ue-Italia-usi-fondi-poche-priorita_9154973.html)

    BRUXELLES, 13 AGO – ”Basta con la distribuzione a pioggia dei fondi Ue”, con la bozza di accordo di partnership ”che attendiamo dall’Italia in autunno” puntiamo ”ad assicurare una forte concentrazione delle risorse disponibili su poche, chiare priorità”. Così il commissario alle Politiche regionali Johannes Hahn in un’intervista all’ANSA.

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    da Il Corriere della Sera, 13 agosto 2013
    LA CRITICA DEL COMMISSARIO UE. Fondi Ue, Hahn all’Italia: «No all’uso di risorse per eventi come il concerto di Elton John».
    Il commissario Ue Johannes Hahn critica l’uso dell’Italia dei fondi Ue: «Basta con la distribuzione a pioggia di risorse»: http://www.corriere.it/economia/13_agosto_13/fondi-ue-hahn-italia-elton-john-_f4ef85ea-03fe-11e3-b7de-a2b03b792de4.shtml

  10. agosto 25, 2013 alle 9:38 am

    una classifica che vale più di mille parole vuote.

    da La Nuova Sardegna, 25 agosto 2013
    LA CLASSIFICA » L’INDICE 2013 DELLA COMMISSIONE EUROPEA. Regioni Ue, l’isola cola a picco: ora è meno competitiva dell’Est. In Italia riescono a piazzarsi più giù in graduatoria soltanto Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata. Perde colpi anche la Lombardia. Ai primi posti figurano Utrecht e la zona industriale di Londra. (Luisa Satta)

    SASSARI. La crisi cancella l’Italia dalla cartina europea della competitività. E tra le regioni Ue la Sardegna è chiamata a indosssare una delle maglie nere: 222ma in graduatoria, tra i fanalini di coda, più giù in classifica di altre aree forse a lungo erroneamente ritenute più povere. Anche la Lombardia, fino a tre anni fa tra le prime cento perde posizioni: è ora al 128esimo posto. Lo certifica la Commissione europea nell’”Indice 2013”. In testa alla Top 5 c’è Utrech, in Olanda, seguita dall’area di Londra, dal Berkshire – Buckinghamshire – Oxfordshire (Gran Bretagna), da Stoccolma, e dal Surrey (ancora in Uk). Le regioni del meridione d’Italia si collocano tutte fra le ultime posizioni. La Sicilia è al 235esimo posto su 262. La Calabria al 233esimo, subito dietro alla Puglia e poco distante dalla Basilicata (227). La classifica è stata stilata tenendo conto di diversi fattori: istituzioni, stabilità macroeconomica, infrastrutture, sanità e istruzione di base. Nessuna delle regioni italiane è stata promossa a pieni votì in almeno uno di questi capitoli. Scorrendo l’elenco si trovano tutte nella parte bassa della lista. Sardegna, Campania (217) e Molise (201) hanno ottenuto risultati paragonabili a quelli raggiunti da zone dell’estremo est europeo. Punteggi migliori, ma comunque preoccupanti, per le altre. Dopo la Lombardia, al 141esimo posto si trova l’Emilia Romagna, al 143esimo il Lazio, al 145 la Provincia autonoma di Trento, e poi ancora la Liguria (146), il Piemonte (152), il Friuli (157), il Veneto (158), La Toscana (160), l’Umbria (167), la Provincia autonoma di Bolzano (173), le Marche (177), la Valle d’Aosta (178) e l’Abruzzo (187). Alla sua seconda edizione, la ricognizione triennale, dedica una parte delle conclusioni a segnalare come la cosiddetta blue banana, ossia la dorsale economica che collegava idealmente la grande Londra alla Lombardia (unica regione italiana a rientrarvi), via Benelux e Baviera, «abbia cambiato forma». Ora viene delineata una configurazione più policentrica, con regioni forti soprattutto dove si trovano capitali o aree metropolitane. Così, se a capitanare la classifica dei 262 territori dell’Unione (nello studio è compresa anche la Croazia) sono appunto Utrecht e le aree britanniche, una decina di regioni italiane si concentrano nella fascia intermedia e sette oltre quota 200. Ultime in assoluto della classifica generale sono la bulgara Severozapaden ed alcune regioni greche e romene. «Si tratta di una fotografia impietosa dello stato delle regioni italiane: di come il centro-nord abbia perso competitività e si trovi in difficoltà – fanno rilevare fonti europee -. E l’indicatore, seppure non basato su dati freschissimi (2010-2011-2012), è uno strumento utile per preparare la nuova programmazione». Non a caso, nonostante una sostanziale riduzione del budget Ue 2014-2020 rispetto al precedente, l’Italia è riuscita comunque a strappare 29,238 miliardi, più o meno una cifra analoga al passato, proprio perché le sue regioni, anche le più sviluppate, hanno serissimi problemi. Lo stesso studio sconsiglia di fare confronti con la precedente edizione del 2010, perché alcuni indicatori sono stati aggiornati e oggi vengono poi prese in considerazione per la prima volta alcune aree della Croazia. Ma il paragone di massima resta evidente. In particolare, appare abbastanza significativo il fatto che la Lombardia nel vecchio Indice si trovasse a quota 95 l’Emilia Romagna a 121 (contro 141), il Lazio a 133 (143), il Veneto a 146 (158). Il report 2013 si basa su tre principali gruppi di indagine. Più nel dettaglio si va da ciò che viene considerato «basilare» per il funzionamento di un’economia (qualità delle istituzioni, stabilità macroeconomica, infrastrutture, sanità, istruzione) all’«efficienza» (qualità delle università e dell’apprendimento permanente, funzionalità del mercato del lavoro e sue dimensioni) sino a giungere ai «livelli tecnologici e all’innovazione».

  11. settembre 2, 2013 alle 5:47 PM

    parole e indirizzi sacrosanti.

    A.N.S.A., 2 settembre 2013
    Ue a Italia, su fondi stop troppa influenza politica. Crea distorsioni nei comportamenti amministrativi. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2013/09/02/Ue-Italia-fondi-stop-troppa-influenza-politica_9234783.html)

    BRUXELLES – Spezzare “il legame tra alta dirigenza e politica”, la cui “elevata influenza” spesso crea “distorsioni nei comportamenti amministrativi” orientando “verso interessi di parte”: è una delle indicazioni dell’Ue all’Italia, in un documento di cui l’ANSA è in possesso, per la programmazione dei fondi strutturali 2014-2020.

  12. settembre 12, 2013 alle 2:51 PM

    da L’Unione Sarda, 12 settembre 2013
    Stanziati 80 milioni di euro (risorse Ue): ora la Regione attende l’ok da Bruxelles. Il gas porta la banda larga. La rete sarà realizzata insieme a quella per il metano. (Eleonora Bullegas): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130912093439.pdf

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    «Spesa fondi per il 2014 da pianificare al più presto»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/81180_Spesa_fondi_per_il_2014_da_pianificare_al_pi.pdf

  13. settembre 26, 2013 alle 2:58 PM

    da L’Unione Sarda, 22 settembre 2013
    Programmi europei, spesa lenta. (Eleonora Bullegas): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/81712_Programmi_europei_spesa_lenta.pdf

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    «La Sardegna concentri i soldi su tre obiettivi»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/81713_La_Sardegna_concentri_i_soldi_su_tre_obietti.pdf

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    «Un fallimento: poche risorse e usate male»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/81711_Un_fallimento_poche_risorse_e_usate_male.pdf

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    da L’Unione Sarda, 26 settembre 2013
    «Fondi Ue, Regione lenta»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/81894_Fondi_Ue_Regione_lenta.pdf

  14. novembre 5, 2013 alle 2:59 PM

    da La Nuova Sardegna, 5 novembre 2013
    Fondi Ue, ritardi nella spesa. Il Fesr Sardegna è uno dei 7 programmi italiani che non centrano l’obiettivo.

    ROMA. La Sardegna è tra le Regioni italiane che fanno più fatica a spendere i finanziamenti europei, proprio mentre la spesa certificata, presentata il 31 ottobre dall’Italia a Bruxelles nell’attuazione dei programmi finanziati dai fondi comunitari, ha raggiunto il 47,5% della dotazione totale, superando di 4 punti il target nazionale. «Rispetto ai dati del 31 maggio scorso – è scritto in una nota del ministero per la Coesione territoriale – si nota un miglioramento che, per quanto non particolarmente significativo, è in linea con la serie storica della spesa certificata dall’Italia alla Commissione europea». Come per le precedenti scadenze, permangono importanti differenze tra il Nord e il Sud (ma anche all’interno delle due grandi aree): le Regioni più sviluppate raggiungono il 57,1% della spesa certificata, mentre le Regioni meno sviluppate si fermano al 43,1%, anche se per queste ultime è necessario tener conto della presenza di significative opere infrastrutturali che richiedono tempi di attuazione più lunghi. Scendendo nel dettaglio dei 52 programmi l’ammontare delle spese certificate ha superato il target in 41 casi, è rimasto entro la soglia di tolleranza in quattro, non ha raggiunto il livello minimo in 7 casi, tra cui quello del programma regionale Fesr Sardegna. La prossima scadenza è fissata al 31 dicembre prossimo quando, per i programmi operativi che non avessero raggiunto i target comunitari, scatterà l’effettivo disimpegno automatico delle risorse. Intanto il comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio dell’Unione europea ha approvato il compromesso finale sulla Politica di coesione 2014-2020. Per l’Italia la disponibilità è pari a circa 30 miliardi di euro. La distribuzione dei fondi Ue decisa nei giorni scorsi dal governo Letta prevede l’assegnazione di 7 miliardi di euro alle Regioni dell’obiettivo Competitività; un miliardo di euro per le regioni in transizione, Abruzzo, Molise e Sardegna; 20 per le regioni Convergenza, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, più la Basilicata.

  15. dicembre 13, 2013 alle 10:26 PM

    da La Nuova Sardegna, 13 dicembre 2013
    Fondi Ue in scadenza per la Regione è l’ultima chiamata. Sono 972 i milioni che arriveranno nei prossimi sette anni Ma prima l’isola deve impegnare le somme non utilizzate.
    A Sassari finanziate sanità e infrastrutture. (Alfredo Franchini)

    I finanziamenti monitorati su Sassari (al cui comune è associato l’intero fondo anche se il progetto riguarda più comuni), sono pari a 361,9 milioni di euro. Pagati effettivamente 79 milioni di euro su 1.021 progetti monitorati. I progetti con maggiori finanziamenti: 95 milioni per l’Azienda ospedaliera, 49 milioni per la metropolitana leggere, 20 milioni all’Ersu (Campus universitario 500 posti), all’Università 18 milioni (orto botanico e area) e altri 17 per la ristrutturazione dei palazzi.

    CAGLIARI. Il dilemma delle risorse europee attraverserà le scelte della programmazione in questo fine anno. Un fiume di denaro scorre su due binari paralleli e per la Sardegna è l’ultima possibilità di creare sviluppo: quello che si aprirà a gennaio sarà, infatti, l’ultimo periodo (2014-2020) in cui l’isola potrà beneficiare degli aiuti, e saranno ben 972 milioni di euro. Ma in questo momento, il problema principale è chiudere, impegnando tutte le risorse a disposizione, i Fondi del quadro 2007-2013: si deve fare entro il 31 dicembre o mai più. In senso tecnico non è una perdita vera e propria, (il denaro non è mai stato trasferito nella casse di Villa Devoto e quindi non dev’essere restituito a Bruxelles), ma sarebbe un’occasione perduta. La convinzione è che anche questa stavolta la Regione riuscirà a impegnare i soldi; il dubbio è che, per non perderli, siano “gettati” su progetti non in grado di produrre benefici permanenti al sistema economico. I fondi interessati sono due dei quattro storici: il Fse (il Fondo sociale europeo), destinato allo sviluppo e alla coesione, e il Fesr, lo strumento principale delle politiche regionali. La situazione del Fse sembra in sicurezza mentre le difficoltà esistono proprio sul Fondo per lo sviluppo regionale. Il Fondo sociale europeo ha un risultato prossimo al 70% del risultato mentre il Fesr non arriva al 50 per cento. «L’Europa non è un cerbero», si ostina a ripetere a ogni occasione Gianluca Cadeddu, direttore del Centro di programmazione. Senza i fondi europei – è la tesi – la Sardegna non avrebbe potuto realizzare buona parte delle infrastrutture. I numeri dicono che sono 9.546 i progetti monitorati che tradotti in euro valgono più di 95 milioni per le città e le aree rurali, 117 milioni per l’Agenda digitale, 300 milioni per l’inclusione sociale, 350 milioni per la competitività delle imprese. Per la cronaca, i Comuni con maggiori finanziamenti pro capite risultano essere Noragugume (29.563 euro), Buggerru (21.321), Berchidda (20.692), Giba (14.090) e Siurgus Donigala (14.090). Ovviamente è un dato percentuale in base agli abitanti e quindi si tratta di somme molto più basse in valore assoluto. Tra le opere maggiormente finanziate le strade a cominciare dal potenziamento della Olbia Sassari. Le organizzazioni del mondo produttivo sono in allarme perché non sono state risolte le criticità della pubblica amministrazione e se, come è probabile entro dicembre si riuscirà a impegnare tutte le somme, poi si dovrò recuperare il tempo perso per spenderle davvero. Ma i dati di Confartigianato dicono che, senza contare i ritardi nei pagamenti, gli adempimenti amministrativi bruciano 30 miliardi di euro l’anno, 7.091 a impresa. Uno dei punti importanti potrebbe essere ottenere le opportune deroghe per orientare queste risorse alla ricostruzione delle zone alluvionate. «Il Fesr e il Fse vanno adeguatamente orientati per sostenere i processi di riorganizzazione e innovazione delle imprese», afferma Alberto Scanu, presidente della Confindustria, «promuovendo l’innalzamento delle produzioni e la crescita di settori a più alta tecnologia».

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    LE CIFRE.

    972 – SONO I MILIONI DI EURO DESTINATI ALLA SARDEGNA PER I PROSSIMI SETTE ANNI DI PROGRAMMAZIONE COMUNITARIA
    74 – I MILIONI DI EURO CHE DEVONO ESSERE IMPEGNATI SUL PIANO DI SVILUPPO RURALE
    45 – E’ LA PERCENTUALE DI RISORSE DA IMPEGNARE SUL FESR, IL FONDO EUROPEO PER LO SVILUPPO REGIONALE

  16. febbraio 7, 2014 alle 8:59 PM

    da Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2014
    Sardegna, Commissione Ue blocca 35 milioni per il lavoro: “Carenze di gestione”.
    In una lettera, che ilfattoquotidiano.it pubblica, il dirigente Ue Koos Richelle segnala il cattivo utilizzo dei soldi erogati. Ad essere stati sospesi sono quasi 35 milioni di euro destinati a politiche di inclusione e formazione. (Monia Melis): http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/07/sardegna-commissione-ue-blocca-35-milioni-per-il-lavoro-carenze-di-gestione/872212/

  17. aprile 17, 2014 alle 2:58 PM

    da Sardinia Post, 17 aprile 2014
    Fondi Ue, c’è un tesoretto da 4,43 miliardi. (Alessandra Carta): http://www.sardiniapost.it/economia/fondi-ue-ce-tesoretto-443-miliardi/

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    da L’Unione Sarda, 17 aprile 2014
    Una truffa da sette milioni di euro. Nuraminis, indagati vertici della Profer: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/04/16/truffa_da_sette_mln_di_euro_indagati_i_vertici_della_profer-6-363433.html

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    da La Nuova Sardegna, 17 aprile 2014
    Truffa da sette milioni di euro per sette imputati: chiusa l’indagine.
    Il presunto imbroglio scoperto dalla guardia di finanza girava attorno a uno stabilimento di calcestruzzo di Nuraminis: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/04/16/news/truffa-da-sette-milioni-di-euro-per-sette-imputati-chiusa-l-indagine-1.9058222

  18. agosto 13, 2014 alle 11:14 am

    da La Nuova Sardegna, 13 agosto 2014
    Fondi Ue, in Sardegna inutilizzati più di 350 milioni di euro.
    Finora non è stato speso oltre un terzo delle risorse disponibili. E tutta l’Italia segna il passo in modo preoccupante. (Pier Giorgio Pinna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/08/13/news/fondi-ue-in-sardegna-inutilizzati-piu-di-350-milioni-di-euro-1.9754971

  19. febbraio 10, 2015 alle 5:23 PM

    da L’Unione Sarda, 10 febbraio 2015
    Spese irregolari: allarme Corte dei Conti. Fondi Fesr, la Sardegna è al quarto posto: http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2015/02/10/spese_irregolari_allarme_corte_dei_conti_fondi_fesr_la_sardegna_a-1-407320.html

  20. Carlo Forte
    febbraio 10, 2015 alle 7:44 PM

    Allarme?I ladri vanno arrestati altro che allarme.

  21. marzo 23, 2015 alle 2:59 PM

    da Sardinia Post, 23 marzo 2015
    Fondi europei, irregolarità e sprechi. Sardegna bocciata dalla Corte dei conti. (Piero Loi): http://www.sardiniapost.it/politica/fondi-europei-irregolarita-e-sprechi-sardegna-bocciata-dalla-corte-dei-conti/

  22. aprile 11, 2015 alle 12:52 am

    da L’Unione Sarda, 10 aprile 2015
    Spesa dei fondi europei nell’Isola. Restituiti 112 milioni tra 2000 e 2006: http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2015/04/10/spesa_dei_fondi_europei_nell_isola_restituiti_112_milioni_tra_200-1-414467.html

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    da CagliariPad, 10 aprile 2015
    Corte dei Conti, le ombre sui fondi europei: 116 milioni di spese “irregolari”.
    Sono state rendicontate spese per 1,97 miliardi di euro, pari all’88,8%, su un monte totale di finanziamento di oltre 2,09 miliardi (4,180 mld se si sommano i 2,09 di cofinanziamento statale e regionale) ma la Regione ha dovuto restituire quasi 112 m: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=17118

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    da Sardinia Post, 10 aprile 2015
    Fondi Ue, Pigliaru: “Stiamo lavorando per ridurre le inefficienze”: http://www.sardiniapost.it/politica/fondi-ue-pigliaru-stiamo-lavorando-per-ridurre-le-inefficienze/

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    da Sardegna Oggi, 10 aprile 2015
    Fondi Ue, tra il 2000 e il 2006 restituiti 112 milioni. Boom di spese irregolari: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2015-04-10/28597/Fondi_Ue_tra_il_2000_e_il_2006_restituiti_112_milioni_Boom_di_spese_irregolari.html

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    da La Nuova Sardegna, 11 aprile 2015
    Bacchettata la Regione: deve restituire 112 milioni.
    Verifiche insufficienti: l’isola costretta a ridare all’Ue i fondi Por 2000-2006 Pigliaru: una cabina di regia per intensificare i controlli e limitare le inefficienze. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/04/11/news/bacchettata-la-regione-deve-restituire-112-milioni-1.11217939

  1. ottobre 24, 2013 alle 10:36 PM

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