Ugo d’Arabia e il mattone cammellato in Costa Smeralda.


Bosa, Torre Argentina

Bosa, Torre Argentina

anche su La Nuova Sardegna (“Ugo d’Arabia e il cemento cammellato”), 14 aprile 2013

L’accordo con l’emiro del Qatar è in aperta violazione delle norme regionali di tutela che il presidente della giunta dovrebbe far rispettare.

 

 

Solo pochi giorni fa, il 26 marzo 2013, a Cagliari, si è tenuta la presentazione congiunta da parte della Regione e del Ministero per i beni e attività culturali del protocollo d’intesa e del disciplinare tecnico concordato per la revisione del piano paesaggistico regionale.  Hanno partecipato associazioni ecologiste, ordini professionali, associazioni di categoria, professionisti e il dibattito ha visto un proficuo scambio di opinioni e informazioni.

La prima assicurazione da parte regionale e ministeriale è stata l’assenza di qualsiasi proposito di stravolgimento del P.P.R.

Gli obiettivi dichiarati sono stati la correzione di discrasie cartografiche e procedurali e il miglioramento dell’efficacia della tutela.

Le associazioni ecologiste presenti (Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico, Italia Nostra, Legambiente) hanno ribadito la massima attenzione su procedure e contenuti per garantire effettivamente la salvaguardia del territorio, memori dei tentativi scomposti e velleitari del passato di stravolgimento del P.P.R. da parte della Giunta Cappellacci.

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

Finalmente sembrava entrata una ventata d’aria fresca anche nelle stanze anonime e buie dove ribolliva il nuovo “sacco delle coste”.

Ci ha pensato il Presidente della Regione Ugo Cappellacci a riportare in auge il più consono (a lui) sorriso di malta cementizia: “Le modifiche al Ppr vanno nella direzione di qualsiasi tipo di intervento e investimento, non solo del Qatar. Se oggi si vuole fare un intervento di rilevanza strategica è necessario levare alcuni vincoli. Ma non solo. All’interno di quel processo di revisione c’è anche il recepimento dei progetti strategici previsti dal Piano casa che richiedono una attenzione straordinaria e un approccio multidisciplinare” (La Nuova Sardegna, 4 aprile 2013).

Così ha detto chi ormai è più Ugo d’Arabia che il Presidente della Regione autonoma della Sardegna. Concetto ripetuto una settimana dopo agli inviati dell’Emiro del Qatar e ai sindaci di Arzachena e Olbia.

Gli interventi della Qatar Holding non possono aspettare: 500 mila “nuovi” metri cubi, un hotel Harrods (150 stanze) a Liscia Ruja, uno al Pevero (90 stanze), un family hotel (200 stanze), uno per clientela giovane (90 stanze), 70 residenze di lusso, 30 di extra-lusso, una pista di go-kart, il restyling dei quattro hotel “storici”, l’antropizzazione di zone ora integre (Razza de Juncu e Monte Zoppu) e, per finire, 27 ristrutturazioni di altrettanti stazzi, già presentate all’approvazione in base al piano per l’edilizia.

piano paesaggistico regionale - P.P.R., area Piscinas - Scivu

piano paesaggistico regionale – P.P.R., area Piscinas – Scivu

In fretta, gli arabi sono pazienti, ma non troppo e, soprattutto, Ugo Cappellacci, pur impallinato da procedimenti penali, si ripresenterà alle elezioni regionali del 2014.   E vuol “vendere bene” l’auspicato “successo” portato da una lunga carovana di cammelli carichi di cemento (per le coste) e perline colorate (per i sardi).

Eppure il Servizio valutazione impatti della stessa Regione, in seguito ai ricorsi ecologisti, è stato chiaro (note nn. 3167 del 28 febbraio 2013 e 5813 del 13 marzo 2013): stop alle ruspe fino all’esito delle procedure di valutazione di impatto ambientale previste dalla legge.

Suonano le loro trombe?  E i cittadini suonino le loro campane: chi volesse far sapere che cosa ne pensa al Ministro dei beni e attività culturali Ornaghi, al Presidente Cappellacci e alla Presidente del Consiglio regionale Lombardo può andare al link https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/11/28/rimbocchiamoci-le-maniche-per-difendere-lambiente-e-il-territorio-della-sardegna/.

Sono ormai tantissimi i messaggi inviati, facciamo sentire la nostra voce!

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Grifone (Gyps fulvus)

Grifone (Gyps fulvus)

(tavola cartografia P.P.R., foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. aprile 15, 2013 alle 9:20 am

    grazie a Voi e a tutti coloro che lavorano per la tutela dei beni comuni.

  2. Shardana
    aprile 15, 2013 alle 12:17 pm

    Finalmente leg. ambiente,Italia nostra……resuscitati secondo le scritture

  3. aprile 16, 2013 alle 2:59 pm

    visto? Impacchetta e porta a casa.

    da La Nuova Sardegna, 16 aprile 2013
    Stazzi, il Qatar ci prova con il piano casa. Presentate tre richieste al comune di Olbia. Scanu (Pd): così non va, dov’è il progetto complessivo? (Luca Rojch)

    OLBIA. Visto da vicino l’esotico piano del Qatar da un miliardo di euro si trasforma in un banale Piano casa. Cemento su tre stazzi che devono mutare il loro dna in villa smeraldina, con piscina e pietra col nome ricamato all’ingresso. Per ora l’emirato si è limitato a fare la fila allo Sportello unico per le attività produttive del Comune e ha presentato tre richieste di piano casa per tre stazzi da trasformare. Due nella fascia dei mille metri, che dovevano avere una crescita volumetrica del 30%. Miracoli cementizi del piano casa. Uno nella fascia dei 300 metri dal mare si limitava a una crescita del 20%. La conferenza di servizi a cui dovevano partecipare solo i tecnici del Comune, la soprintendenza e la proprietà, non è neanche iniziata. Subito rinviata per l’assenza della risposta del Savi, il Servizio di sostenibilità ambientale della Regione, che valuta se i progetti devono essere sottoposti a valutazione ambientale strategica, Vas, e valutazione di impatto ambientale, Via. La palla finisce in tribuna, prossima riunione il 22 maggio. Ma la parte politica, esclusa, è in rivolta. «In Qatar e nei primi incontri ci è stato presentato un progetto – dice il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli – che prevede investimenti per un miliardo di euro. Ora l’unica realtà che si concretizza è un modesto piano casa, presentato al Suap. Non è il discorso che a noi interessa portare avanti. Attiviamo il tavolo già concordato da tempo. Discutiamo insieme, ma di un discorso complessivo. Non mi pare che la ricaduta di un piano del genere si possa ridurre a 6 infissi da montare alle finestre di uno stazzo trasformato in villa». E sulla necessità di difendere l’identità del territorio insiste l’assessore all’Urbanistica Carlo Careddu. «Nell’unico incontro che ho avuto con gli intermediari del Qatar hanno parlato di tutela e valorizzazione della storia – dice –. Non mi sembra che si sia iniziato con il piede giusto. Per noi gli stazzi rappresentano l’identità della nostra terra. Non si possono progettare interventi spot che mirino solo ai volumi, non tengano conto di un piano più generale, di una visione di insieme. Il nostro rapporto con loro è rimasto fermo a un modesto studio di fattibilità. Troppo poco». A lanciare l’allarme su una politica mordi e fuggi degli emiri è stato il deputato Gian Piero Scanu. «Non possiamo accettare questa politica di interventi atomizzati – dice Scanu –. Ridotti a trasformare stazzi in ville. Il Qatar si deve sedere intorno a un tavolo e confrontarsi con le autorità locali, con la popolazione. Da dove si sono inventati la pista di go kart? Chi la vuole? Cappellacci si limita prono a promettere che cambierà il Ppr a uso e consumo dell’emiro, e già si siede ad affettare salame. In gran silenzio volevano far passare il piano casa per tre stazzi. «Senza discutere con noi di quale è il progetto globale di sviluppo. Ci hanno presentato poche paginette di un progetto fumoso. Le uniche carte dettagliate degli studi tecnici che prevedono di stravolgere i nostri stazzi. Prima i 3 di Olbia, poi con il piatto forte, i 25 di Arzachena. Noi non ci stiamo».

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    da L’Unione Sarda, 16 aprile 2013
    Olbia. Manca il Savi (certicato ambientale della Regione): decisione il 22 maggio. Stazzi del Qatar,alt e coro di no. Scanu: «Non si può dare cibo avariato a chi ha fame». (Augusto Ditel): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130416085452.pdf

  4. aprile 27, 2013 alle 2:38 pm

    abusi edilizi di lusso.

    da La Nuova Sardegna, 27 aprile 2013
    Scavi non autorizzati, sotto sequestro il villaggio di Harrods. Sigilli dei carabinieri al cantiere sul molo vecchio. Nell’area era prevista solo la sistemazione della strada. (Serena Lullia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/04/27/news/scavi-non-autorizzati-sotto-sequestro-il-villaggio-di-harrods-1.6954673

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    da L’Unione Sarda on line, 27 aprile 2013
    Porto Cervo, sequestrato il cantiere sul molo vecchio: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/312863

    • aprile 28, 2013 alle 11:59 am

      la “rinascita della Sardegna”…..

      da La Nuova Sardegna, 28 aprile 2013
      Lavori non autorizzati nei cantieri Harrods.
      Secondo gli inquirenti mancherebbe anche il permesso della Regione Il giudice deciderà se confermare il sequestro dell’area di fronte al mare. (Serena Lullia)

      PORTO CERVO. Il villaggio Harrods resta sotto sequestro preventivo. Sarà il giudice nei prossimi giorni a decidere se confermare il provvedimento. I carabinieri di Porto Cervo, in collaborazione con l’ufficio tecnico del Comune di Arzachena hanno fermato le ruspe sul cantiere del molo vecchio. A rischio il taglio del nastro del tempio dello shopping di lusso voluto dalla Qatar Holding, il primo intervento della Costa Smeralda dell’emiro . Secondo i militari i lavori di scavo nel piazzale del porto vecchio che si affaccia sui maxi yacht non sono stati autorizzati. Per interventi di quel tipo serve una licenza edilizia e un via libera paesaggistico. Che la Porto Cervo marina, società che fa capo al fondo sovrano del Qatar, proprietario della Costa Smeralda da meno di un anno, non possiede. Sul tavolo dei qatarini c’è solo una autorizzazione per realizzare le strutture temporanee del Porto Cervo deluxe village, villaggio di cristallo e acciaio con 22 boutique dei brand della moda mondiale fra cui l’inglese Harrods, di proprietà della Qatar Holding. E la copia di una comunicazione di attività di edilizia libera inviata all’ufficio tecnico per la manutenzione dell’asfalto e la realizzazione di scavi di modesta entità. Ma dal sopralluogo dei militari è emerso che il piazzale è stato sventrato con scavi profondi quasi un metro all’interno dei quali sono stati sistemati dei tubi nuovi . L’alt al cantiere, arrivato dopo la verifica dei responsabili dell’ufficio tecnico, seguirà ora l’iter della giustizia. «I principi di legalità e di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sono i pilastri su cui si fonda la nostra amministrazione – commenta il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda –. Le regole devono essere rispettate da tutti, dal semplice cittadino come dalle grandi società». La sistemazione dell’asfalto doveva essere un intervento propedeutico alla nascita del Deluxe village. La vetrina delle vanità pensata da Antonello Carta e Giò Pagani è stata autorizzata da Comune e Soprintendenza come struttura temporanea, da metà giugno a metà settembre. Con la prescrizione di non modificare lo stato dei luoghi.

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      LA REAZIONE. E i vecchi commercianti contestano il Deluxe village.

      PORTO CERVO. La vetrina delle vanità con vista sui maxi yacht divide il borgo dei vip fra sostenitori e detrattori. La Qatar Holding ha pensato di cambiare il volto del molo vecchio facendo sorgere un villaggio commerciale, di cristallo e acciaio, sul grigio asfalto. Un tempio dello shopping per portafogli a 5 stelle, ma aperto a tutti. Una idea fra l’alto non originalissima. Fino a qualche anno fa negli stessi spazi si svolgeva la “Fiera del lusso”, maxi esposizione di gioielli, auto, elicotteri . Secondo molti una occasione per rilanciare l’immagine un po’ sbiadita della Costa Smeralda. A fare da calamita per magnati e nababbi il marchio Harrods, sinonimo dello shopping di lusso nel mondo. Secondo altri invece, il Deluxe village sarebbe concorrenza sleale per le altre boutique aperte magari cinque mesi all’anno e all’interno di locali in affitto. I qatarini hanno pensato al Deluxe village come al prolungamento della storica passeggiata. All’interno 22 negozi dei brand della moda mondiale fra cui Harrods. Alcune vetrine saranno riservate alle eccellenze artigianali della Sardegna con l’obiettivo di valorizzare i prodotti con i quattro mori. Due box andranno al comune di Arzachena e alla Regione e saranno uffici del turismo a 5 stelle. Previsti tre angoli relax con poltrone e divanetti, in cui fare presentazioni di libri e mini eventi letterari e anche un bar, che però non incontra il gradimento dell’amministrazione Ragnedda. Sarà forse per questo che a oggi non è stata rilasciata nessuna autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande. Alcuni commercianti di Porto Cervo si sono già uniti in comitato. Sono contrari alla realizzazione dell’isola commerciale, progetto che ha già incassato l’autorizzazione del Comune e della Soprintendenza in conferenza di servizi. A sostenere le ragioni del no al tempio della moda sul porto vecchio c’è anche l’opposizione consiliare ad Arzachena. «Secondo noi si crea una disparità di trattamento fra chi andrà a gestire i negozi sul molo vecchio e i proprietari di attività commerciali nel resto del borgo – spiega il capogruppo Efisio Onali –. Anni fa un progetto simile venne presentato dallo stilista Cavalli ma venne bocciato. Le nuove vetrine si troveranno in una condizione ideale di business, davanti al molo in cui attraccano i maxi yacht. Non capiamo poi perché attività di questo tipo non vengano ricomprese all’interno del più generale piano del commercio».

  5. maggio 2, 2013 alle 8:29 pm

    da L’Unione Sarda on line, 2 maggio 2013
    Porto Cervo, non c’è pace per l’emiro. C’è un nuovo stop alle opere sul molo: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/313407

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    da CagliariPad, 2 maggio 2013
    Costa Smeralda, via ai sigilli dai cantieri degli sceicchi. Ma i lavori ancora in bilico.
    Già pronta un’ordinanza del sindaco di Arzachena che potrebbe riboccare tutto. Secondo gli investigatori, mancherebbe la concessione edilizia per le opere della Porto Cervo Marina: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2580

  6. maggio 3, 2013 alle 2:44 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 maggio 2013
    Cantiere di Harrods: il gip lo dissequestra, il Comune lo blocca. Colpi di scena dopo il primo intervento dei carabinieri La Porto Cervo Marina non ha alcuna autorizzazione. Il settore Urbanistica di Arzachena ha sospeso di nuovo i lavori nel molo vecchio. Tra le boutique del Deluxe Village anche il marchio londinese comprato dall’emiro. (Serena Lullia)

    PORTO CERVO. Il dissequestro del cantiere Harrods sul molo vecchio dura solo 24 ore. Gli operai a servizio della Porto Cervo Marina, società che capo alla Qatar Holding, proprietaria della Costa Smeralda dalla scorsa estate, hanno avuto appena il tempo di riaccendere le ruspe, come ordinato dal giudice del tribunale di Tempio. Subito è arrivato un nuovo stop dal Comune di Arzachena. Il gip non ha convalidato il sequestro preventivo dell’area disposto dai carabinieri di Porto Cervo, dopo un sopralluogo con i responsabili dell’ufficio tecnico del comune di Arzachena. Ma ieri sera proprio dal settore Urbanistica è arrivata la firma di una ordinanza che sospende i lavori sul porto. Il cantiere sul molo vecchio, propedeutico alla costruzione del Deluxe Village, il villaggio del lusso con 20 boutique dell’alta moda esteso su 6 mila metri quadrati, da ieri sera è di nuovo congelato. Secondo il Comune i lavori nel piazzale con vista sui maxi yacht non sono autorizzati. Per realizzare quel tipo di intervento, scavi profondi un metro e posa di nuove condotte idriche, servono una autorizzazione edilizia e una paesaggistica. Documenti che la Porto Cervo Marina non possiede. All’ufficio Urbanistica è arrivata solo una comunicazione di edilizia libera a firma dell’amministratore delegato, Mariano Pasqualone. Con la nota la società, responsabile dell’area del molo vecchio per conto del fondo sovrano qatarino, avvertiva il Comune che avrebbe realizzato la manutenzione di alcuni tubi un po’ datati e tappato le buche del piazzale di asfalto da 50 anni utilizzato come parcheggio. Il 26 aprile i carabinieri di Porto Cervo, guidati dal comandante Giulio Brandano, insieme con i responsabili dell’ufficio tecnico, si erano presentati nel cantiere del porto per una verifica. Secondo i militari, così come riportato in un dettagliato verbale, gli scavi non sarebbero stati in regola con le autorizzazioni in mano alla Porto Cervo Marina. Nell’area sul mare sarebbero stati realizzati non interventi di manutenzione dell’asfalto, come previsto dalla comunicazione di edilizia libera, ma vere opere di urbanizzazione per le quali la legge impone il rilascio di una concessione edilizia. Da qui la decisione di mettere i sigilli al cantiere e inviare il fascicolo alla Procura di Tempio per l’eventuale convalida del sequestro. Secondo il gip, però, la Porto Cervo Marina ha eseguito i lavori in conformità con le autorizzazioni. Il giudice sostiene che l’intervento in corso al porto vecchio sia di semplice manutenzione delle condotte idriche. Da qui l’ordine di levare i sigilli. Una decisione che dura solo 24 ore. In serata agli uffici della Porto Cervo marina viene notificata una ordinanza dell’ufficio tecnico che, confermando quanto rilevato dai carabinieri nel sopralluogo del 26 aprile, impone di sospendere immediatamente i lavori in corso perché abusivi. Le luci del Deluxe Village rischiano di restare spente. La creazione di acciaio, vetro e legno uscita dalla matita di Antonello Carta e Giò Pagani potrebbe restare solo un progetto. I lavori, autorizzati da una conferenza di servizi con il parere favorevole di Comune e Soprintendenza per i beni paesaggistici, sarebbero dovuti cominciare martedì, subito dopo la sistemazione del piazzale. Poco più di un mese il tempo necessario per trasformare l’area parcheggi nel tempio dello shopping di lusso. Almeno fino a settembre. Un villaggio con 22 boutique dei brand della moda mondiale fra cui Harrods, marchio di proprietà della Qatar Holding. Vetrine delle vanità per i portafogli di magnati e sceicchi, ma con ingresso libero. Il fondo del Qatar ha immaginato il Deluxe Village come la prosecuzione della passeggiata di Porto Cervo. Il progetto prevede anche tre angoli relax con divanetti e poltrocine da trasformare in intimi salotti letterari, per presentazioni di libri al tramonto e piccoli concerti sotto le stelle. Due box di acciaio e vetro sono riservati al Comune e alla Regione, altri alle eccellenze artigianali isolane. Il villaggio dello shopping di di lusso è il primo intervento firmato Qatar a Porto Cervo. Resta infatti tutto virtuale il piano da un miliardo di euro con cui l’emirato intende regalare una seconda giovinezza alla cinquantenne signora del turismo a 5 stelle.

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    Il parco acquatico era stato già bocciato.

    Il piano di investimenti della Qatar Holding resta tutto virtuale. Reale la cancellazione del progetto dell’acquapark alle spalle della spiaggia di Liscia Ruja, uno dei lidi simbolo della Costa Smeralda. Nella prima bozza (foto) presentata dai qatarini al Comune di Arzachena compariva un parco acquatico con scivoli immersi nella macchia mediterranea. Una idea che aveva fatto il pieno di critiche. In cima alla lista dei contrari il sindaco di Arzachena, Alberto Ragnedda, che aveva dichiarato che l’acquapark non sarebbe mai nato a Liscia Ruja, area vergine e patrimonio naturalistico protetto dalla legge. Un no deciso che aveva costretto la Qatar Holding a fare marcia indietro. Era stato Tom Barrack, consulente finanziario del Qatar, ad annunciare pubblicamente che quel progetto era un errore e che sarebbe stato cestinato.

  7. maggio 19, 2013 alle 12:26 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 maggio 2013
    Il villaggio di Harrods pronto per metà giugno. Porto Cervo, partiti ieri i lavori per realizzare il Deluxe village al molo vecchio Ci saranno 22 boutique di vetro e acciaio, tre piazzette ma nessun punto ristoro. (Serena Lullia)

    PORTO CERVO. Il Deluxe village prende forma sul tappeto di asfalto steso solo qualche giorno fa sul molo vecchio. I lavori per plasmare il villaggio dello shopping di lusso voluto dalla Qatar holding sono cominciati ieri mattina. L’intera area è stata recintata per fare spazio agli operai. Il cantiere dovrà lavorare a pieno ritmo per poter rispettare la scadenza. A metà giugno le luci sulla creatura di acciaio, vetro e legno che si affaccia sul mare dovranno essere accese per il taglio del nastro della stagione. Già da ieri si poteva vedere la sagoma del primo dei 22 box che per tutta l’estate ospiteranno le boutique delle griffe mondiali, fra cui il marchio Harrods. Il brand di lusso, nel portafoglio del Qatar dal 2010, avrà la sua prima vetrina sarda proprio in Costa Smeralda e dovrebbe essere dedicata esclusivamente ai gioielli. A dirigere i lavori del cantiere del molo vecchio Antonello Carta, dalla cui matita, in coppia con Giò Pagani, è nato il villaggio Harrods. Una maxi-vetrina in cui troveranno spazio anche il Comune di Arzachena e la Regione, con degli spazi istituzionali di promozione e alcune eccellenze artigiane isolane. Previsti tre angoli relax con divanetti e poltroncine che nel corso dell’estate ospiteranno presentazioni di libri al tramonto e piccoli concerti sotto le stelle. Non ci sarà invece il punto ristoro, che tante polemiche aveva sollevato nelle scorse settimane e che l’amministrazione aveva già fatto capire di non gradire. Il Deluxe village è stato pensato come la prosecuzione della passeggiata di Porto Cervo, ma senza il bar. Un tempio del lusso a tempo. A fine settembre le strutture dovranno essere smantellate. Il progetto, approvato nel mese di marzo in conferenza di servizi con il parere favorevole dell’ufficio tecnico comunale e della Soprintendenza per i beni paesaggistici, prevede che nulla venga modificato nell’attuale spazio sul mare. Alcune settimane fa lo spazio del molo vecchio era finito al centro di una querelle giudiziaria. I lavori propedeutici al Deluxe Village, l’intervento di sistemazione del nastro di asfalto, era finito nel mirino dei carabinieri. Durante un sopralluogo con l’ufficio tecnico comunale erano emersi degli interventi, fra cui alcuni scavi, difformi dalle autorizzazioni in possesso della Porto Cervo marina. Il cantiere, a cui i carabinieri avevano messo i sigilli, era stato dissequestrato dal giudice, stoppato dal Comune e poi definitivamente sbloccato. Resta aperto e seguirà l’iter di legge il fascicolo per i presunti abusi edilizi rilevati nel sopralluogo Comune-Carabinieri.

  8. maggio 23, 2013 alle 2:59 pm

    shopping e polveri bagnate.

    da La Nuova Sardegna, 23 maggio 2013
    L’industria del turismo. Gli sceicchi fanno shopping in Gallura. Un gruppo di investitori degli Emirati Arabi ha messo gli occhi su pezzi pregiati del territorio: Porto Rotondo e Portisco.(Luca Rojch)

    OLBIA. Lo sceicco bussa alla porta del sindaco. La Gallura sembra essere la meta più desiderata dai signori del petrolio. Non solo Qatar, ora anche gli Emirati Arabi vogliono investire i loro petromiliardi nelle terre pregiate con vista sulla Costa Smeralda, convertire l’oro nero in oro blu. Un contatto tra un gruppo di mediatori e il primo cittadino Gianni Giovannelli, è servito a mettere le basi di un incontro che ci sarà nel weekend, tra l’amministrazione e alcuni investitori che arrivano dagli Emirati arabi. Portafoglio largo e voglia di fare shopping in Gallura. Già programmato un giro per vedere alcuni oggetti del desiderio. Tra questi la Marina di Portisco, di proprietà della società di Stato Italia Navigando, e la Marina di Porto Rotondo, in mano alla famiglia Molinas. Ma il gruppo di investitori, legati alla famiglia dello sceicco del Dubai, Mohammed bin Rashid Al Maktum, vuole acquistare anche ville e hotel e mettere radici nel cuore del Mediterraneo. Come già hanno fatto i vicini di casa del Qatar. Il gruppo, che ha forti interessi in mezzo pianeta, Usa, Canada, Inghilterra, India, Siria, Egitto, Marocco, Turchia. Nelle loro mani una catena di resort planetari e altri investimenti immobliari. Ora il gruppo vuole investire in Gallura e per prima cosa vuole vedere anche le infrastrutture, aeroporto, strade e porti. Perché gli arabi non si limiteranno nel loro blitz di tre giorni a visitare il territorio di Olbia, hanno già prenotato una puntata in Costa Smeralda, alla ricerca di altre perle da aggiungere alla collana di preziose infrastrutture. Gli emirati sono interessati a investire sull’industria della Gallura, il turismo. Giovannelli mette in evidenza come il gruppo si occupi di portualità e di infrastrutture turistiche. E forse l’interessamento dello sceicco del Dubai alla Marina di Portisco deriva anche dalla volontà di ritrovare nel cuore del Mediterraneo il suo vicino di casa, l’emiro del Qatar. Gli stati del golfo Persico si guardano, e per paradosso Portisco è incollato alla Costa Smeralda, la nuova terra qatarina. È ancora troppo presto per parlare di uno sbarco degli Emirati arabi in Gallura, ma i contatti sono il primo passo di un forte interessamento dello stato arabo. Lo sceicco del Dubai ha investito grandi cifre in patria sul turismo. Sua la scelta di costruire un hotel superlusso a 7 stelle, il Burj al-Arab, uno degli alberghi più lussuosi del mondo. È alto 321 metri ed è costato 650 milioni di dollari. L’albergo sorge in una delle tre isole artificiali a forma di palma che lo sceicco ha voluto. Una è già realtà. La seconda è in fase di realizzazione, la terza è solo un progetto. Il sindaco non dà molte conferme. Troppo presto per parlare di un Giovannelli d’Arabia, felice di avere trovato il suo sceicco, come la più scintillate Costa Smeralda. Resta abbottonato e non conferma neanche che il gruppo sia legato alla famiglia che governa Dubai. Ma qualche briciola la dà. «Attendo il programma ufficiale della visita – spiega Giovannelli –. Con una delegazione andremo ad accogliere il gruppo quando arriverà. Ci sarà poi un incontro riservato, in cui ascolterò le loro proposte».

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    Portisco vende i terreni pregiati. La Marina mette sul mercato 20 mila metri quadri, si parte da 3 milioni di euro.

    OLBIA. Non solo gli occhi dello sceicco sul futuro di Portisco. La società che gestisce il porto turistico ha messo in vendita anche una parte dei terreni intorno al porto. La Marina di Portisco ha immesso sul mercato, con un annuncio sui quotidiani, due lotti. Il primo, da quasi 5mila metri quadri, si può portare a casa con 2 milioni e mezzo di euro. O meglio questa è la base d’asta. Il secondo lotto è da 14mila metri quadri e viene solo 500 mila euro. Le offerte dovranno arrivare entro il 31 maggio. La vendita arriva solo sei mesi dopo le dichiarazioni ufficiali dei vertici della società che controlla la Marina. I dirigenti avevano escluso in modo netto che qualsiasi asset della società sarebbe stato ceduto. In quelle settimane si parlava di un interessamento dell’emiro del Qatar Al Thani alla Marina di Portisco. Ora c’è un atto ufficiale che mette in vendita una parte dei terreni pregiati. L’annuncio è pubblicato anche sul sito internet della Marina di Portisco e su quello della società madre, Italia Navigando. Indiscrezioni danno per certo anche l’interessamento concreto a una parte dei terreni da parte di un russo. È il proprietario di una villa di Portisco che vorrebbe ampliare il parco intorno alla sua costruzione con vista su Punta Nuraghe e sul golfo di Cugnana e sarebbe pronto a fare un’offerta per aggiudicarsi tutta l’area.

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    Comune. Stazzi, il via libera rinviato a giugno.

    Dura dieci minuti la conferenza di servizi per cambiare il destino dei tre stazzi di Olbia che il Qatar sogna di trasformare in ville superlusso. In mattinata doveva arrivare il via libera che avrebbe consentito di applicare il piano casa sugli edifici, ma la riunione si è conclusa con un nulla di fatto. Tutto rinviato all’11 giugno, termine ultimo per portare a termine la conferenza di servizi. Superata quella data l’esito della pratica sarà considerato in ogni caso negativo. Il motivo del rinvio è legato agli stessi progettisti, che hanno integrato con ulteriore documentazione la richiesta di aumento volumetrico degli stazzi con il Piano casa. Due nella fascia dei mille metri, che dovevano avere una crescita volumetrica del 30%. Uno nella fascia dei 300 metri dal mare si limitava a una crescita del 20%. La conferenza di servizi a cui dovevano partecipare solo i tecnici del Comune, la soprintendenza e la proprietà, è stata subito aggiornata. Anche per l’assenza della risposta del Savi, il Servizio di sostenibilità ambientale della Regione, che deve valutare se i progetti devono essere sottoposti a valutazione ambientale strategica, Vas, e valutazione di impatto ambientale, Via. La riunione decisiva ci sarà l’11 giugno.

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    Qatar, in Consiglio il piano che non c’è. Arzachena, il master plan della Costa Smeralda 2 è solo una ipotesi. E spunta un aumento di metri cubi per gli hotel storici. (Serena Lullia)

    ARZACHENA. Davanti al pubblico del Consiglio-evento sul Qatar non si materializza nessun master plan sulla Costa Smeralda 2. Alle poche decine di cittadini in aula viene presentato quel poco che esiste sul piano da un miliardo di euro della Qatar Holding. Nessun progetto, ma un semplice studio di fattibilità. Che tradotto dal burocratese indica la relazione su che cosa la holding qatarina vorrebbe, e il condizionale è d’obbligo, realizzare. Una novità però c’è. Non riguarda però le nuove virtuali strutture della Costa Smeralda 2, ma gli hotel storici. Per il Pitrizza, il Romazzino, il Cervo e il Cala di Volpe è stata presentata alla Regione la richiesta di un ulteriore ampliamento del 10 per cento. Metri cubi da aggiungere al 25 per cento già ottenuto con l’accordo di programma firmato nel 2008, quando Porto Cervo era ancora nel portafoglio di Tom Barrack. Chiarezza sui referenti del Qatar. È il capogruppo Efisio Onali a chiedere al sindaco e a Tonino Fadda, l’ingegnere alla guida del team che dovrà disegnare la Costa Smeralda 2, a fare chiarezza. «L’interlocutore è uno solo, il Qatar – spiega Alberto Ragnedda –. Tom Barrack ci è stato indicato dalla proprietà come consulente degli investimenti». Concetto ribadito da Fadda. «Mister Barrack è un advisor – sottolinea –. Il Qatar segue direttamente e con interesse l’evoluzione della partita Costa Smeralda. L’ipotesi che abbiamo presentato non è stata formulata dai consulenti, non è una relazione su cui la proprietà si limita a mettere il timbro. C’è un processo lungo, in cui il Qatar è coinvolto in prima persona». Il piano. Fadda conferma tutto ciò che fino a oggi si conosce sul piano qatarino. Quattro nuovi hotel per potenziare con 515 nuove chiavi la striminzita offerta ricettiva di oggi, fatta di 414 camere e 4 spa. 150 mila nuovi metri cubi. C’è poi la riqualificazione di Porto Cervo. Via i cantieri navali sul mare, sì a parcheggi e servizi. «Un villaggio fantasma da completare e dotare di servizi tipici di un centro che vive tutto l’anno – dice Fadda –. Un borgo da pedonalizzare il più possibile prevedendo 970 posti auto sotterranei». Il quadro si completa con tre parchi e quasi un centinaio di ville. Il sindaco. Ragnedda fa chiarezza sulla posizione del’amministrazione sull’ipotesi di piano presentata dalla Qatar holding. «La valutazione politica sullo studio di fattibilità comincia oggi – precisa il primo cittadino –. Il consiglio comunale è l’organo sovrano a cui spetta di decidere il futuro del territorio. Questa ipotesi di sviluppo deve essere inserita in un quadro strategico più ampio. Se non si segue questa strada c’è il rischio che la nuova Costa Smeralda sia estranea alla realtà arzachenese. Certo ribadiamo che non possiamo prescindere da alcune parole chiave come rispetto dell’ambiente, destagionalizzazione, sviluppo economico, ricadute sociali». La precisazione. L’assessore all’Edilizia privata Gianni Baffigo puntualizza il tipo di interventi in corso. «Gli ampliamenti e le riqualificazioni in itinere discendono dalle licenze edilizie del passato. Noi non abbiamo rilasciato nessuna licenza. Nei nostri uffici al momento non c’è nessuna richiesta di un ulteriore aumento delle volumetrie del 10 per cento dei quattro hotel storici. Al Suap c’è solo il progetto della pista di go kart». Le opposizioni. «Se sei punti su 10 di questa ipotesi di piano passano dal Suap non possiamo condividerlo», dice Onali. «Pensavamo si volesse portare avanti un piano strategico generale senza scorporare alcune cose, 10% per cento di nuove volumetrie, pista di go kart, gli stazzi – commenta il capogruppo del Pd Fabio Fresi –. Purtroppo non abbiamo un puc. Non vorremmo che così facendo il privato si sostituisse al pubblico».

  9. maggio 25, 2013 alle 11:27 am

    misteri della fede (editoriale) svelati 😉

    dal blog di Francesco Giorgioni, 22 maggio 2013
    L’UNIONE SARDA AMBIENTALISTA, L’ABI D’ORU, L’EMIRO DEL QATAR: http://francescogiorgioni.blogspot.it/2013/05/lunione-sarda-ambientalista-labi-doru.html

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    IL PIANO QATAR? PESCHERECCI E NIENTE ALTRO. MA ALLA GUARDIA DI FINANZA INTERESSA LO STESSO: http://francescogiorgioni.blogspot.it/2013/05/il-piano-qatar-pescherecci-e-niente.html

  10. maggio 26, 2013 alle 11:18 am

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2013
    TURISMO » GLI SCEICCHI NELL’ISOLA. Gli investitori arabi arrivano in Gallura. Porti e hotel nella lista della spesa del gruppo di imprenditori che è pronto a mettere sul piatto i suoi petrodollari.
    GIANNI GIOVANNELLI. Da parte nostra massima disponibilità Attendiamo notizie per un incontro con la delegazione proveniente da Dubai. (Luca Rojch)

    OLBIA. Silenziosi, quasi invisibili, i nuovi ricchi pronti a investire i loro petrodollari sono planati in Gallura. Impossibile vederli. Il sindaco Gianni Giovannelli attende notizie ufficiali ed è pronto a incontrare il gruppo di imprenditori legati allo sceicco del Dubai. Il vertice dovrebbe svolgersi tra oggi e domani in Comune. L’amministrazione sembra non avere riferimenti certi sulle date. Il sindaco alla fine ha fatto la scelta di non andare in aeroporto ad accogliere la delegazione. «Attenderò di sapere quando sarà possibile fissare un incontro – spiega il sindaco –. Da parte dell’amministrazione c’è la massima disponibilità. Così come accade con altri imprenditori che hanno mostrato la volontà di confrontarsi con l’amministrazione». Intorno alla visita degli investitori e delle tappe del loro tour in Gallura rimane il massimo riserbo. Rimbalzano solo indiscrezioni sugli interessi del gruppo per alcuni gioielli del territorio. I nuovi investitori che arrivano dagli Emirati Arabi hanno mostrato grande attenzione per i porti turistici della Gallura. In particolare la loro attenzione è massima su Porto Rotondo e Portisco, terra di confine con la Costa Smeralda. A poche decine di metri inizia il regno dell’emiro del Qatar, che vicino a Razza di Juncu sogna di costruire un hotel a 5 stelle. E lo scalo di Portisco potrebbe diventare uno dei cardini di questo regno del lusso. Ma l’acquisto non sembra un’operazione semplicissima. La Marina di Porto Rotondo è di proprietà della famiglia Molinas che non ha mai manifestato la volontà di vendere lo scalo. Anche da Italia Navigando, la holding che controlla la Marina di Portisco, hanno fatto capire che lo scalo turistico non è in vendita. Anche se proprio in queste settimane sono stati messi in vendita dalla Marina 20mila metri quadri di terreni vicini al porto. Per portarli a casa si parte da una base d’asta di 3 milioni di euro. Gli investitori, dalle indiscrezioni che trapelano, non si limiteranno a vedere i due porti turistici, ma visioneranno anche ville e hotel, che potrebbero finire nel loro patrimonio. Una prima presa di contatto con la Gallura e con i possibili affari che si potrebbero fare nel territorio che rimane al centro dei desideri dei milionari. Fino allo scorso anno i russi e gli americani sembravano essere diventati i padroni della Costa Smeralda e dei dintorni, poi l’irruzione dell’onda araba. L’arrivo degli Emirati Arabi, dopo lo sbarco del Qatar in Costa Smeralda, fa capire come la Sardegna sia ritornata a essere una terra da sogno per i principi del petrolio. Il primo contatto lascia intravedere anche margini di sviluppo per una fetta del territorio. Ma forse è ancora troppo presto per parlare di uno sbarco degli Emirati arabi in Gallura. L’arrivo di un gruppo di investitori è il primo passo di un forte interessamento dello stato arabo. Lo sceicco del Dubai crede nella risorsa del turismo. In patria ha investito grandi cifre. Sua la scelta di costruire un hotel superlusso a 7 stelle, il Burj al-Arab, uno degli alberghi più lussuosi del mondo. È alto 321 metri ed è costato 650 milioni di dollari. L’albergo sorge in una delle tre isole artificiali a forma di palma che lo sceicco ha voluto. Una è già realtà. La seconda è in fase di realizzazione, la terza è solo un progetto.

  11. giugno 1, 2013 alle 11:12 am

    da La Nuova Sardegna, 1 giugno 2013
    Stazzi: per la Regione case senza storia. Il Piano paesaggistico non prevede la tutela, Arzachena reagisce e non accetta che l’identità venga cancellata dagli sceicchi. (Serena Lullia)

    ARZACHENA. Il Piano paesaggistico regionale declassa a edifici senza storia i 24 stazzi che la Qatar Holding vuole trasformare in ville di lusso. Nessuna delle antiche case galluresi nel portafoglio del Fondo sovrano arabo e sparse fra i graniti della Costa Smeralda merita una menzione nell’elenco dei beni identitari, da proteggere, allegato al Ppr. Ma il Comune di Arzachena non intende accettare che la sua identità venga seppellita da interventi di trasformazione architettonica vestiti da ristrutturazioni. Ecco perché chiede al fondo qatarino che due stazzi, quelli di Monti Zoppu e Chjcculedda, anima più antica della cultura arzachenese, vengano ristrutturati in modo conservativo e poi ceduti al Comune. Ma la proposta dell’amministrazione guidata da Alberto Ragnedda va oltre. Il primo cittadino chiede che per gli altri 22 stazzi si segua un recupero rispettoso della storia nella parte antica. Il piano di ampliamento dei 24 stazzi presentato dai nuovi proprietari di Porto Cervo non ha mai scaldato il cuore della giunta Ragnedda. Da qui la proposta alternativa del primo cittadino alla Qatar Holding. Un percorso nuovo, che faccia salvo il diritto del privato ad ampliare gli immobili così come previsto dal Piano casa, ma nel rispetto della storia e dell’identità di Arzachena. Il Comune indica la nuova strada. E propone una ristrutturazione filologica degli stazzi. Gli edifici, sia quelli di poche decine di metri quadri, sia quelli di maggiori dimensioni, dovranno essere ricostruiti in base agli antichi canoni architettonici, nel rispetto della tradizione gallurese. Più stazzi e meno ville. I metri quadri in ampliamento, che secondo il miracolo del Piano casa variano fra il 20 e il 30 per cento, potranno invece avere un gusto più moderno, e reinterpretare le antiche forme. Gli ingegneri del Qatar dovranno cestinare i vecchi progetti che hanno fatto solo il pieno di critiche. Ed elaborare delle nuove bozze in cui antico e moderno sappiano convivere nell’armonia degli stili e del paesaggio. Su due stazzi però il Comune prova a imporre un vincolo totale, che colmi la disattenzione del Ppr alla storia di Arzachena. Si tratta dello stazzo di Monti Zoppu, area selvaggia nel cuore di Porto Cervo e di quello Chjcculedda più noto come stazzo Ghilardi. Il vecchio proprietario era Salvatore Ghilardi, il mister miliardo che vendette alcuni fra gli ettari più pregiati della Costa Smeralda al principe Karim Aga Khan. Il Comune chiede al Qatar che li restauri in modo conservativo e li ceda all’ente locale per inserirli all’interno di un percorso storico e culturale. Simboli della storia da tramandare e far vivere alle nuove generazioni. Il piano di riqualificazione degli stazzi è stato presentato alla fine dello scorso anno allo sportello Suap di Arzachena. Il Piano casa consente ai privati di ampliare gli edifici derogando alle attuali legge urbanistiche. La Qatar Holding ha proposto di trasformare i 24 stazzi di sua proprietà in ville con piscina, scorporando l’intervento dal master plan da un miliardo di euro. Stazzi smeraldizzati, antiche case vestite da ville, in alcuni casi con l’intonaco all’esterno invece del granito a vista, verande con pilastri di granito. Progetti stilisticamente a 5 stelle ma in cui, degli antichi canoni architettonici galluresi restano debolissime tracce. Tre progetti sono stati presentati invece al comune di Olbia, nei terreni confinanti con la Costa Smeralda. Le pratiche sono arrivate per tre volte sul tavolo della conferenza di servizi. Ufficio tecnico e Soprintendenza hanno però rinviato la riunione in attesa che il Savi, il Servizio di sostenibilità ambientale regionale chiarisca se i progetti devono essere sottoposti a valutazione ambientale strategica, Vas, e a valutazione di impatto ambientale, Via. Il pacchetto di interventi su Arzachena a oggi non è mai arrivato in conferenza di servizi.

  12. giugno 4, 2013 alle 4:59 pm

    da L’Unione Sarda on line, 4 giugno 2013
    Ventidue boutique extralusso: a Porto Cervo sbarca Harrods: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/06/04/ventidue_boutique_extralusso_a_porto_cervo_sbarca_harrods-6-317370.html

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    da Videolina, 4 giugno 2013
    A PORTO CERVO SBARCA IL LUSSO NEL VILLAGGIO DI HARRODS: http://www.videolina.it/video/servizi/45884/a-porto-cervo-sbarca-il-lusso-nel-villaggio-di-harrods.html

  13. giugno 8, 2013 alle 10:29 pm

    tutto questo è piuttosto ridicolo: se i galluresi tenessero veramente agli stazzi, basterebbe la loro tutela nell’ambito dello strumento urbanistico comunale.

    da La Nuova Sardegna, 8 giugno 2013
    Sarà l’Unesco a proteggere gli stazzi. Arzachena, avviato l’iter in difesa degli antichi edifici. Il promotore Gavino Minutti: «Il Comune può già tutelarli col Puc». (Serena Lullia)

    ARZACHENA. Non una crociata contro il cemento da fondamentalisti dell’ambiente, né una missione per fermare la storia e vivere nel passato. Il club Unesco di Aggius scende in campo al fianco del Comune per difendere gli antichi stazzi della Costa Smeralda candidati a diventare ville per nababbi. L’associazione guidata dal presidente Gavino Minutti non si limita a infondere coraggio all’amministrazione di Alberto Ragnedda. Il club ha avviato la procedura perché la cultura degli stazzi venga riconosciuta dall’Unesco patrimonio intangibile dell’umanità. Minutti consegna poi nelle mani del sindaco e di tutti i primi cittadini della Gallura uno strumento normativo capace di compensare la distrazione del piano paessaggistico regionale. Nell’elenco dei beni identitari allegato al ppr non compare nessuno dei 24 stazzi che la Qatar holding, proprietaria della Costa Smeralda, intende trasformare in residenze di lusso. Ma l’amnesia che ha colpito i funzionari regionali in fase di compilazione della lista dei beni identitari va oltre i confini di Arzachena. «Per difendersi da questa dimenticanza esiste uno strumento che poche amministrazioni conoscono – spiega il presidente del club Unesco Aggius Minutti –. Una delibera della giunta regionale del gennaio 2008 specifica che i beni identitari possono essere sottoposti a vincolo, in virtù della loro reale rilevanza, in sede di puc o di copianificazione della Regione. Spetta quindi alle amministrazioni locali attivare gli strumenti di salvaguardia e di tutela dei beni che si trovano nei loro territori». Uno strumento in più nelle mani degli enti locali. Nelle scorse settimane il comune di Arzachena ha proposto alla Qatar holding una modifica al piano di riqualificazione di 24 stazzi. L’amministrazione ha chiesto una ristrutturazione filologica della parte antica degli edifici, secondo i canoni architettonici della tradizione. L’ente locale sarebbe disposto ad accettare invece una rivisitazione in chiave moderna degli ampliamenti previsti dal Piano casa. Fra il 20 e il 30 per cento delle attuali volumetrie. Antico e contemporaneo dovrebbero quindi convivere in un connubio architettonico capace di fondere rispetto dell’identità e dell’ambiente. Su due stazzi, quello che sorge nell’ara vergine di Monti Zoppu e quello storico di Salvatore Ghilardi, il Comune propone una ristrutturazione conservativa e la cessione del bene all’ente locale. «La trasformazione degli stazzi in altro credo parta prima di tutto dal travisamento delle norme oltre che dalla scarsa conoscenza della storia di un popolo – aggiunge il presidente Minutti –. Un fatto che deve preoccupare, oltre che il comune di Arzachena, che sono certo non mancherà di far sentire la sua voce, tutte le istituzioni politiche, culturali e religiose della Gallura. Molte amministrazione ignorano che la Regione abbia demandato agli enti locali di individuare i beni da tutelare sul proprio territorio. Altre discutono ancora se gli stazzi abbiano oppure no rilevanza identitaria. Credo che in ogni caso la scelta spetti ai comuni e alle comunità. Ciò che è importante è che si facciano delle scelte. Che non siano altri a decidere per noi cosa sia un bene identitario, cosa valga la pena tutelare e cosa possa invece essere abbattuto e trasformato». Il presidente del club Unesco Aggius plaude all’iniziativa di Arzachena. «La posizione assunta dal sindaco Ragnedda deve avviare una riflessione più profonda e generale su cosa rappresenti lo stazzo per l’intera Gallura – conclude –. Noi crediamo che la cultura degli stazzi vada tutelata. Ecco perché abbiamo avviato la procedura affinchè venga riconosciuta patrimonio intangibile dell’umanità».

  14. giugno 12, 2013 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 giugno 2013
    Stazzi, un altro rinvio per il via agli interventi. La Conferenza di servizi dura un attimo, giusto il tempo per aggiornarla Tra due settimane si dovrebbe decidere se consentire i lavori sui tre edifici. (Luca Rojch)

    OLBIA. Il piano del Qatar va sempre più piano. La conferenza di servizi per dare il via libera agli interventi nei tre stazzi che fanno parte del Comune di Olbia dura un attimo. Giusto il tempo di rinviarla di altre due settimane. Doveva essere l’ultimo giorno utile per dare una risposta sulla possibilità di ampliare gli stazzi. Ma esiste una via di fuga. Se sono le parti a chiedere un rinvio per un ulteriore produzione di documenti si dà ancora ossigeno alla pratica. Così è stato. In realtà si è di nuovo buttato la palla in tribuna in attesa che il Savi, il servizio di sostenibilità ambientale della Regione, si pronunci. Da mesi Comune e privati attendono di sapere quale sarà la decisione dell’ente di tutela. Anche perché il mirabolante piano del Qatar per ora si è concretizzato in un molto più scaltro piano casa. Tre stazzi che l’emirato chiede di poter far diventare ville a cinque stelle dal sapore smeraldino. Con piscina e nome sulla pietra ricamato all’ingresso della tenuta. L’emirato dopo avere fatto la fila allo Sportello unico per le attività produttive del Comune e ha presentato tre richieste di piano casa per tre stazzi da trasformare. Due nella fascia dei mille metri, che dovevano avere una crescita volumetrica del 30 per cento. Uno nella fascia dei 300 metri dal mare si limitava a una crescita del 20 per cento. Tanto cemento su beni che potrebbero essere considerati identitari. La conferenza di servizi a cui dovevano partecipare solo i tecnici del Comune, la soprintendenza e la proprietà, per tre volte è stata rimandata per tre volte. La motivazione è sempre la stessa, almeno sulla carta, l’assenza della risposta del Savi, il Servizio di sostenibilità ambientale della Regione, che valuta se i progetti devono essere sottoposti a valutazione ambientale strategica, Vas, e valutazione di impatto ambientale, Via. Per ora continua a regnare l’incertezza. Dei progetti del Qatar si è visto davvero poco fino a oggi. E la parte politica non sembra avere gradito troppo la scelta dell’emiro di rivolgersi allo sportello delle attività produttive e non di bussare alle porte del sindaco Gianni Giovannelli. Più volte l’amministrazione ha chiesto un maggiore coinvolgimento in questa fase e ha chiesto di conoscere con maggiore dettaglio quali sono i progetti e gli investimenti dell’emiro. Anche per la parte che tocca il Comune di Olbia. Il Comune mette in evidenza il contrasto netto che fino a ora c’è stato tra le promesse di investimenti all’insegna del rispetto dell’ambiente e della storia, e il reale impegno fino a ora portato avanti che è ridotto alla presentazione di tre piani casa per gli stazzi. Il risultato dell’iter dei tre edifici ora al centro del dibattito tra Qatar, Comune, Regione e Soprintendenza diventa fondamentale anche per Arzachena. Nel comune che gestisce la Costa Smeralda gli stazzi che vengono interessati dagli interventi dell’emiro sono 27.

  15. giugno 17, 2013 alle 2:45 pm

    dal blog di Francesco Giorgioni, 10 giugno 2013
    L’INESISTENTE PIANO DEL QATAR SUL TG3 NAZIONALE: http://francescogiorgioni.blogspot.it/2013/06/linesistente-piano-del-qatar-sul-tg3.html

  16. luglio 4, 2013 alle 10:43 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 4 luglio 2013
    Di che umanità fanno parte gli emiri arabi? (Fabio Balocco): http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/04/di-che-umanita-fanno-parte-emiri-arabi/646090/

  17. agosto 22, 2013 alle 2:53 pm

    nuovo pellegrinaggio a la Mecca…

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 21 agosto 2013
    Abu Dhabi: proseguono gli incontri istituzionali del presidente Cappellacci.
    Durante il confronto con l’Abu Dhabi Investment House sono state discusse le possibili iniziative in campo turistico, agroalimentare, nel settore delle infrastrutture, dell’energia e della chimica verde. Il presidente ha poi incontrato il senior manager dell’Ethiad: al centro del confronto la possibilità di inserire la Sardegna tra le mete dei pacchetti turistici, sia come destinazione, sia come hub per soggiorni di lungo periodo: http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=236999&v=2&c=6578&t=1

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    da L’Unione Sarda, 22 agosto 2013
    Cappellacci ad Abu Dhabi: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/80165_Cappellacci_ad_Abu_Dhabi.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 22 agosto 2013
    Abu Dhabi e Dubai, la Regione agli emiri: «Investite nell’isola». (Alfredo Franchini): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/80180_Abu_Dhabi_e_Dubai_la_Regione_agli_emiri_Inve.pdf

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    e su quel poco che è stato fatto pende l’accusa di abusivismo edilizio.

    da L’Unione Sarda on line, 22 agosto 2013
    Porto Cervo, guai per il villaggio Harrods. Ipotesi abusi per “gabezo” delle griffe: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/08/22/porto_cervo_guai_per_il_villaggio_harrods_ipotesi_abusi_per_gabezo_delle_griffe-6-326325.html

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    da La Nuova Sardegna on line, 22 agosto 2013
    I forestali: «Abusivi i gazebo di Harrods».
    Rapporto alla Procura, sotto accusa Comune di Arzachena e Porto Cervo Marina. (Giampiero Cocco): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/08/22/news/i-forestali-abusivi-i-gazebo-di-harrods-1.7616200

  18. agosto 23, 2013 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 23 agosto 2013
    Turismo » la Sardegna e gli arabi. Alghero nell’orbita di Dubai. Si riparla dell’hotel extra lusso nell’area di Maria Pia e di altri interventi per Fertilia. (Gianni Olandi)

    ALGHERO. Non solo Costa Smeralda. Gli investitori degli Emirati Arabi Uniti sembrano interessati anche alla Riviera del Corallo, oggetto di un recente sopralluogo, compreso un sorvolo in elicottero, da parte di autorevoli esponenti dell’imprenditoria di Dubai. Coinvolta in particolare la Emaar Properties, una delle maggiori aziende mondiali nel settore immobiliare, costruttrice del Burj Khalifa, oggi il grattacielo più alto del mondo. La visita del presidente della Emaar, Mohamed Ali Rashed Alabbar ( accompagnato dal figlio), è avvenuta nella più totale riservatezza, ma è confermata da fonti attendibili. Alabbar avrebbe visionato l’area di Maria Pia, quella dove ha sede l’incompiuta del Palazzo dei Congressi: qui c’è un progetto di massima per la realizzazione di investimenti alberghieri con tipologie di extra lusso. L’area è individuata dal vecchio piano regolatore generale come “alberghiera” e lo stesso piano urbanistico comunale, da 15 anni in elaborazione, prevede proprio in quell’area insediamenti ricettivi. Alcuni mesi fa il sindaco Stefano Lubrano, sull’argomento alberghi a Maria Pia, ha manifestato condivisione sottolineando però l’esigenza di ridurre il numero dei posti letto. Non più 1200/1300 ma 600/700, con un impatto ambientale meno invasivo e con l’obiettivo di realizzare un parco urbano dotato di servizi e attività di tipo sportivo e culturale. Tornando agli ospiti arabi, dopo il pranzo in un ristorante nel centro storico – la visita è avvenuta prima di Ferragosto – hanno raggiunto alcuni allevamenti di cavalli nella Nurra, acquistando tre animali, e svolto successivamente un sopralluogo ancora a Maria Pia e nel vicino porto canale di Fertilia. Secondo alcune indiscrezioni avrebbero espresso forti perplessità a proposito del molo esterno del porticciolo e manifestato l’idea di un abbattimento per consentire il flusso del mare verso la laguna e la realizzazione di una struttura portuale adiacente la parte esterna dell’attuale base nautica. La visita si sarebbe estesa successivamente anche alla baia delle Ninfe con una sorta di monitoraggio di alcune strutture alberghiere e, in particolare, del complesso immobiliare dell’hotel Capo Caccia, chiuso ormai da due anni per una serie di vicende giudiziarie. Non risulta che il presidente della multinazionale di Dubai abbia avuto contatti con l’amministrazione comunale algherese. Tornando a Maria Pia, va ricordato che l’area è di proprietà pubblica. Riguardo al progetto turistico, una cordata locale era subentrata alla Europrogetti, un braccio operativo del ministero delle Finanze, che ai tempi della giunta comunale guidata da Tonino Baldino aveva ipotizzato un insediamento turistico con la formula del “project financing”.

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    Il Qatar chiama, la Gallura risponde. Gli investimenti già fatti (e da fare) in Costa Smeralda.

    Per ora l’impronta del Qatar in Costa Smeralda resta solo virtuale. A un anno dall’acquisto dei 2mila 300 ettari del regno del principe Aga Khan, la Qatar holding, braccio operativo del Fondo di investimento sovrano, resta in stand by. Più per scelta di altri che sua. Il Ppr impedisce di realizzare l’80% degli interventi. L’unico progetto andato in porto è il villaggio di Harrods. Un regno dello shopping di lusso ma a tempo. Le strutture precarie che si affacciano sul molo vecchio saranno smantellate a settembre. Esiste una bozza di piano da un miliardo di euro per rilanciare la cinquantenne signora del turismo in crisi di fascino. In programma 4 nuovi hotel, un centinaio di ville, la trasformazione di 20 stazzi in residenze, una scuola per manager del turismo. Punta invece sulla marina di Portisco, Porto Rotondo e una fetta di Golfo Aranci lo sceicco del Dubai, più volte in visita da quelle parti.

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    Sel: Cappellacci dagli emiri con turbante e piattino. Il deputato Michele Piras accusa il governatore di atteggiamento supino. Franco Cuccureddu lo difende: «In corso importantissimi incontri istituzionali». (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/08/23/news/sel-cappellacci-dagli-emiri-con-turbante-e-piattino-1.7621225)

    CAGLIARI. La missione istituzionale a Dubai e Abu Dhabi del presidente della Regione infiamma la dibattito politico nell’isola. Il deputato di Sel, Michele Piras, attacca il governatore accusandolo di andare «con il turbante e il piattino in mano a chiedere insistentemente l’elemosina agli emiri e agli sceicchi di turno». «Offresi terra, spiagge e paesaggi al miglior acquirente – incalza Piras – per realizzarvi qualcosa, purché sia, magari una nuova colata di cemento». Posti di lavoro. Immediata e secca la risposta del portavoce di Ugo Cappellacci, Alessandro Serra: «Evidentemente, mentre Piras disdegna il turbante, fatica ad abbandonare colbacco e paraocchi ereditati dai suoi antenati e patroni politici. Forse è a loro che dovrebbe rivolgere qualche domanda circa il consumo del territorio e scelte che hanno sempre posto i sardi dinanzi all’alternativa drammatica tra posti di lavoro da un lato e salute, sicurezza e fruibilità dell’ambiente dall’altro». «Immagine penosa». «Sarà pur vero che dopo una legislatura segnata dall’assenza di un progetto di sviluppo, dall’inerzia sotto tutti i punti di vista, da cessioni continue di pezzi pregiati del territorio regionale, non ci si poteva aspettare altro», controreplica ancora il parlamentare di Sel. Che aggiunge: «Un’immagine penosa, e un altro aggiornamento del Ppr, senza che i sardi in alcun modo siano messi in condizione di decidere del loro futuro. Per concludere: «Da Arcore a Dubai: il lupo perde il pelo ma non il vizio». «Appeal riconquistato». Del tutto differente l’analisi di esponenti che difendondono la maggioranza in Regione: «La delegazione sarda guidata da Ugo Cappellacci è stata ricevuta dai vertici istituzionali e dai principali investitori degli Emirati con una attenzione e un riguardo di solito riservato soltanto ai più autorevoli capi di Stato. Anche i mass media locali hanno dato ampio spazio alla visita», sottolinea il presidente della Rete dei porti sardi, Franco Cuccureddu. «Tutto ciò», spiega, «grazie al fatto che la Sardegna sta riacquistando appeal nei mercati internazionali, soprattutto per gli investimenti nel turismo ma anche in quello dei trasporti, delle infrastrutture, dell’energia e della ricerca». «Sorprende quindi», afferma Cuccureddu riferendosi all’intervento del deputato di Sel, senza peraltro citarlo, «che si trovi il tempo di polemizzare su incontri e relazioni (che molti altri attori istituzionali europei, americani e asiatici vorrebbero poter intrattenere) con i principali investitori internazionali, che oggi appunto sono rappresentati dai fondi sovrani di Qatar ed Emirati Arabi». Incertezza del diritto. «Sorprende ancor di più – dice Cuccureddu in ultima analisi – sentir parlare di rischi di cementificazione o svendita del territorio, soprattutto alla luce del fatto che gli investimenti nel settore immobiliare non sono considerati appetibili in Sardegna a causa delle lunghissime procedure, dei molteplici enti coinvolti e dell’incertezza del diritto che regna in materia urbanistica e paesaggistica». «E anche», conclude il presidente della Rete dei porti, «dell’elevatissima tassazione (statale e locale) che grava sugli immobili rispetto agli altri Paesi, nostri competitor». Nuovi incontri. Intanto proseguono gli incontri istituzionali del presidente della Regione. Il governatore ha visto ieri Al Mubarak, componente del board advisor del principe, che gestisce il fondo per lo sviluppo di Abu Dhabi. Successivamente, Cappellacci ha incontrato il CEO di Jumeirah, Gerard Lawless, che ha illustrato le strategie di investimento della sua catena. Interesse per l’isola sarebbe poi stato espresso dalla Paramount hotels and resort, attraverso il suo dirigente Ghassan Aridi, durante il successivo appuntamento. «Abbiamo intrapreso un confronto proficuo – ha dichiarato il presidente al termine dei lavori – sia con le istituzioni sia con possibili partner economici di alto livello internazionale». Aziende sarde. «Non soltanto intendiamo attrarre nuovi investimenti nella nostra isola nel rispetto dei nostri valori ambientali, ma opera ad amplissimo raggio – ha aggiunto – Per tutti questi motivi abbiamo già avviato un dialogo per consentire alle aziende sarde di entrare nei mercati degli Emirati». «E per questa stessa ragione stiamo adesso ipotizzando a breve scadenza iniziative che consentiranno alle nostre imprese di proporsi su uno scenario che offre notevoli opportunità a chi come noi vanta una specialità e una varietà dell’offerta competitiva a livello internazionale».

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    L’ANALISI. Il petrolcapitale dei nuovi barbareschi. (Manlio Brigaglia)

    Secondo alcuni linguisti, in arabo Alghero vorrebbe dire “golfo aperto con isolotti al centro”, più o meno come Algeri (al-jazi’r) e Algeciras, altre due città affacciate sullo splendido Mare Bianco (come lo chiamavano loro). Che poi i sardi abbiano scelto per una città così splendente un nome che richiama le alghe di San Giovanni è altra storia.Se davvero gli emiri arabi dovessero realizzare il loro progetto di impadronirsi di una serie organica di alcuni porti della Sardegna del Nord particolarmente interessanti per le loro stesse strutture e per il retroterra già attrezzato per il turismo, dalla Costa Smeralda e Porto Rotondo alla Marina di Portisco e altri, ad Alghero (dove gli emiri avrebbero messo gli occhi su un progetto di colonizzazione da 1200 posti-letto, del quale del resto si parla da molti anni) si troverebbero già come a casa loro. A pensarci bene, il problema più ingombrante per questi emiri è dove mettere tutti i quattrini che hanno: e la Sardegna è, fra molte terre del Mediterraneo, quella che, ad averci i soldi, più suggestivamente si offre a investimenti di respiro planetario legati a quell’industria del lusso il cui godimento non è l’ultima delle abissali differenze scavate dalla crisi nel reddito di milioni di umani. «Maestà, sono venuto a portarvi la Sardegna di Monti di Mola», sembra dire il presidente Cappellacci nelle fotografie ufficiali. (In base allo Statuto speciale Presidente è il nome corretto della carica: il termine Governatore che usano i cronisti mette un brivido di dipendenza, a meno che Governatore non voglia dire Presidente di una Regione ad autonomia così speciale che ogni anno che passa gliene resta sempre più di meno). Ragionare in termini di invasione dell’isola da parte di questo petrolcapitalismo onnipotente è forse un eccesso linguistico e prima ancora storico-politico. A patto, però, di non dimenticare che questa moderna Conquista del West non ha bisogno di altre armi che i petrodollari e dei vasti spazi aperti nei territori e nelle comunità che li abitano dalla scomparsa dell’economia tradizionale e dalla disoccupazione straripante. Per questo si guarda con attenzione (e, sulla base dell’esperienza, con preoccupazione) al potere politico regionale non meno che a quel tanto che ne è rimasto nelle mani delle amministrazioni locali. Non hanno il compito di avvisare da lontano l’arrivo di nuovi barbareschi e cominciare ad armare le loro spingarde come gli antichi torrieri, ma è giusto aspettarsi da loro la presa di coscienza di quello che si muove nell’atlante arabo-mediterraneo e la messa in in guardia di quanti hanno appunto, per legge, l’obbligo di vegliare sulle coste non meno degli alcaides di Filippo II: capaci anche di morire pur di allertare la gente che li aveva messi a sentinelle del litorale. Il saccheggio cementificatorio degli anni Sessanta e seguenti (non vorrei chiamarla la Prima Fase dell’Invasione) è avvenuta in gran parte per ignoranza colpevole ma troppe volte obiettivamente complice di molti amministratori locali: mentre ce la prendevamo con il Grande Capitale mondiale e i complotti subalternizzatori di chissà quale Grande Fratello “italiano” molti degli operatori diretti dell’ultima vendita della Sardegna avevano cognomi che finivano in u. Facciamo un po’ di apocalittiche fantasie prima di dover piangere sugli ultimi pezzi della nostra Gerusalemme. Sassari col muezzin gli starebbe bene, a quelli che hanno fischiato Ganau.

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    E lo sceicco cavalca ad Arborea. Gara di endurance e feste da Mille e una notte: una chance in più per l’Oristanese. (Francesco G. Pinna)

    ARBOREA. Sarà un finesettimana da Mille e una notte quello che si vivrà all’Horse Country Fra il 30 agosto e il 1° settembre. L’occasione la offre una gara di Endurance. In realtà quella in programma sabato 31 su un percorso di 120 km tra le pinete, le spiagge, le foraggere e i campi di angurie di Arborea e di Terralba è la prova decisiva per l’assegnazione del Trofeo Endurance Lifestyle 2013 e a guidare la classifica provvisoria c’è un quintetto di cavalieri arabi guidato dal principe ereditario del Dubai, HH Sheikh Hamdan bin Mohammed Al Maktoum. Che ad Arborea non arriverà da solo. A fare il tifo per lui, oltre al padre Sheich Mohammed bin Rashid Al Maktoum, governatore del Dubai ma anche primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi, ci saranno altre 150 persone tra componenti della famiglia reale, dignitari di corte, funzionari, addetti alla sicurezza. Cose mai viste, a Oristano e dintorni. Una trasferta da un milione di euro che farà incontrare due popoli molto distanti con almeno una cosa in comune: la grande passione per i cavalli. E proprio il cavallo, secondo l’amministratore unico dell’Horse Country Resort Ettore Giachino, ideatore dell’evento diventato realtà grazie al lavoro della società Sistemaeventi di Perugia, potrebbe essere la chiave per aprire ai prodotti della Sardegna le porte del ricco mercato degli emirati arabi. Non è un caso se per l’occasione, oltre alla famiglia reale, arriverano una decina di tour operator, alti dirigenti dell’Enit e della Camera di commercio italiana degli Emirati, forse lo stesso ambasciatore e il ministro delle Politiche agricole Nunzia di Girolamo. Per quel che lo riguarda, il principe ereditario e campione di endurance qualche spesa l’ha già fatta nella scuderia del terralbese Antonio Pinna che passa per uno dei migliori allevatori in Italia di anglo arabi. E la famiglia reale non bada a spese per il soggiorno in quel di Arborea, dove è già cominciato l’allestimento di una maxi-tenda hi tech da mille metri quadri con arredi di gran lusso e gli immancabili rubinetti d’oro massiccio. Per i pasti quotidiani si affiderà al catering inglese di fiducia che li segue ovunque. Ma nel menù della cena di gala di sabato 31 ci saranno anche le lorighittas di Morgongiori, le arselle di Marceddì e perfino le angurie di Arborea.

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    da L’Unione Sarda, 23 agosto 2013
    Il viaggio della polemica. Scoppia la bagarre sulla missione di Cappellacci a Abu Dhabi. Pili (Unidos) ironizza, Piras (Sel) contesta. Replica: no ai paraocchi. (Lorenzo Piras): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130823084753.pdf

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    Tre giorni di incontri per catturare investitori: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130823084821.pdf

  19. agosto 28, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 agosto 2013
    Imprenditore di Orosei: «Emiri vicini ai fondamentalisti». (Angelo Fontanesi)

    OROSEI. «Presidente Cappellacci si è mai chiesto chi sono i signori con cui sta trattando? Sa per caso che l’emiro del Qatar lo sceicco Al Thani nell’ottobre dello scorso anno si recò a Gaza con un assegno di 400 milioni di dollari e per “coincidenza” poco dopo la sua partenza dalla Striscia si intensificarono da parte di Hamas i lanci di nuovi missili di Fajr-5 di tecnologia iraniana verso Israele?». Incomincia così una lunga lettera aperta inviata al governatore Ugo Cappellacci da Matthias Winkler, imprenditore turistico di Zurigo, 53 anni, pastore della chiesa evangelica e fondatore dell’associazione cristiana Soli Deo Gloria che da dodici anni risiede ad Orosei dove gestisce Il Rifugio, una casa vacanze con dieci stanze aperta tutto l’anno. «Dopo aver tentato invano di ottenere un colloquio diretto, torno a scriverle in qualità di responsabile per la Sardegna dell’associazione Evangelici d’Italia per Israele in merito al dialogo che sta intraprendendo già dallo scorso anno con l’emiro del Qatar e con una delle sue compagnie ufficiali la Qatar Holding. Al di là delle obiezioni che le vengono mosse da più direzioni, e che trovo molto ragionevoli, quali la dubbia avvedutezza nello svendere questa magnifica terra al petroldollaro arabo nella prospettiva di una cementificazione selvaggia e soprattutto di una perdita irreversibile dell’ambiente, mi chiedo quale valore possa avere una partnership molto più che sbilanciata a favore degli interlocutori ricchi e potenti d’Arabia». Potenti, ricchi ma per niente affidabili secondo Winkler. Non solo sotto il profilo ambientalistico, ma soprattutto sotto quello etico. «Forse lei ignora – scrive sempre a Cappellacci l’imprenditore- pastore evangelista, il ruolo dello sceicco nella primavera araba, e del suo aperto sostegno sia in Siria che in Egitto, ai fondamentalisti della Fratellanza Musulmana. Gli stessi che in questi giorni danno fuoco alle chiese trucidando i cristiani. Ora lei si reca di nuovo a Dubai per una “missione istituzionale” delle cui finalità i sardi che l’hanno eletta per fare i loro interessi sanno ben poco. Si è chiesto, signor Presidente, quale posto occupi nella loro agenda il bene della Sardegna e dei suoi abitanti, nel medio e nel lungo periodo? Sa, per esempio, che nel 2010, l’onda di Wikileaks si portò dietro tra le altre cose anche alcune indiscrezioni dell’allora segretario di stato americano Hilary Clinton secondo cui i maggiori finanziamenti alle organizzazioni terroristiche e ai talebani in Afghanistan e Pakistan provenivano proprio da Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi?». Molto più dei rischi di scempi ambientali insomma, secondo Matthias Winkler concedere a supporter più o meno espliciti di organizzazioni terroristiche fondamentaliste di investire su quest’isola non porterà ai sardi alcuna benedizione. Anzi sarà proprio il contrario.

  20. settembre 19, 2013 alle 8:30 pm

    da L’Unione Sarda on line, 19 settembre 2013
    Porto Cervo, abusi al villaggio Harrods. La Procura di Tempio indaga 2 persone: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/09/19/porto_cervo_abusi_al_villaggio_harrods_la_procura_di_tempio_indaga_2_persone-6-330281.html

    • settembre 21, 2013 alle 10:42 am

      da La Nuova Sardegna, 21 settembre 2013
      L’INCHIESTA A PORTO CERVO. Harrods, la difesa di Pasqualone. «Abusi edilizi? I lavori erano regolarmente autorizzati». (Giampiero Cocco)

      PORTO CERVO. L’inchiesta avviata sugli scavi nel molo vecchio di Porto Cervo «è basata su una serie di equivoci che chiariremo davanti al gup». Ne è più che certa l’avvocato Antonella Cuccureddu, il legale che assiste il manager della Costa Smeralda Mariano Pasqualone al quale, nei giorni scorsi, il pm inquirente Angelo Beccu ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini avviate nell’aprile scorso dai carabinieri della stazione del centro turistico. Con Mariano Pasqualone, amministratore delegato della “Marina di Porto Cervo srl”, committente dei lavori, è stato indagato anche l’imprenditore Alessandro Ragnedda, titolare della “Promare”, un’azienda specializzata in lavori portuali. «Va precisato – ha spiegato ieri l’avvocato Antonella Cuccureddu – che i lavori, bloccati e poi ripresi dopo la decisione del gip di non convalidare il sequestro preventivo, motivazione assunta lo scorso aprile in quanto, a parere del magistrato, non vi era alcuna ipotesi di reato, erano stati regolarmente autorizzati da Comune, Regione ed enti preposti alla salvaguardia ambientale. Inoltre c’era il via libera della capitaneria di porto di Golfo Aranci all’esecuzione dei lavori di manutenzione, perché di questo si trattava, delle rete idrica del Porto Vecchio, una rete vecchia di oltre quarant’anni che aveva fatto registrare perdite in diversi punti, con problematiche, segnalate dalla direzione del porto, agli impianti antincendio. Questo per dovere di informazione, essendo il mio assistito soltanto il presentatore delle istanze per ottenere i nulla osta ai lavori. In quanto alla seconda inchiesta, quella relativa ai presunti abusi commessi nella realizzazione dello spazio dedicato alla struttura utilizzata da Harrods, nulla è a conoscenza del mio assistito, e quindi nulla può dire in proposito. Va chiarito che i lavori di manutenzione straordinaria nel sottosuolo del porto erano stati autorizzati in quanto indispensabili per la normale gestione dell’area portuale, e non erano finalizzati all’utilizzo della struttura di Harrods». Queste le dichiarazioni a difesa del manager della Costa Smeralda Mariano Pasqualone il quale, essendo l’amministratore di diverse società che operano nell’ex regno di Karim Aga Khan, è stato chiamato in causa dai carabinieri prima per gli scavi sul molo effettuati senza concessione edilizia e nell’agosto scorso nuovamente denunciato per abusi edilizi dall’Ispettorato Forestale in quanto avrebbe consentito la realizzazione dello spazio espositivo ceduto in locazione ad Harrods su terreni demaniali in concessione classificati come zona “H”. «Su questa classificazione, per noi errata – ha spiegato l’avvocato Cuccureddu – c’è giurisprudenza costante che ritiene i porti realizzati in zone cosiddette “G”, anche se il Comune di Arzachena non ha mai approvato tale variazione». Anche questo sarà argomento di contestazione davanti ai magistrati del tribunale di Tempio.

  21. settembre 26, 2013 alle 5:30 pm

    ecco come si fa in Qatar.

    da Il Corriere della Sera, 26 settembre 2013
    LA DENUNCIA DELL’ITUC, SINDACATO TRANSNAZIONALE, RIPRESA DAL GUARDIAN.
    «I Mondiali in Qatar e gli schiavi delle costruzioni: potrebbero morire in 4000». Condizioni infernali per migliaia di migranti asiatici. Già 1200 le morti bianche negli ultimi due anni. (Matteo Cruccu): http://www.corriere.it/esteri/13_settembre_26/qatar-mondiali-morti-bianche-inchiesta-guardian-cruccu_6a28235e-26ae-11e3-a1ee-487182bf93b6.shtml

  1. giugno 14, 2013 alle 12:23 am

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