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Acqua in Sardegna, sprechi e scempi ambientali.


acqua e gemme

acqua e gemme

Nei giorni scorsi anche la C.N.A. ha fornito alcuni dati sulla scandalosa cattiva gestione dell’acqua in Sardegna: alle utenze sarde giunge solo il 53% dell’acqua immessa in rete contro una media nazionale già poco virtuosa del 68%.

Peggio della Sardegna solo la Puglia.

Purtroppo non è una novità, è una conferma.

Circa l’85% dell’acqua attualmente immessa nelle reti idriche in Sardegna va persa, come ha denunciato (ottobre 2011) l’Ordine dei geologi della Sardegna, buona parte delle reti di distribuzione è in condizioni precarie, soprattutto nelle aree urbane e nella rete irrigua.

Eppure dovremmo poter stare estremamente tranquilli, in teoria.

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).

C.N.A., ricerca acqua e reti idriche (perdite annue)

C.N.A., ricerca acqua e reti idriche (perdite annue)

La Sardegna ha 1.675.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (540 bacini medio/grandi per circa 13,35 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero Infrastrutture, 2007).     A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua.

La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

Sarroch-Villa S. Pietro, cantiere diga di Monte Nieddu-Is Canargius (2008)

Sarroch-Villa S. Pietro, cantiere diga di Monte Nieddu-Is Canargius (2008)

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio).

Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

corso d'acqua nel bosco

corso d’acqua nel bosco

Eppure non si pensa al restyling delle reti di distribuzione, al risparmio idrico.

Abbanoa s.p.a. – il gestore unico della rete idrica sarda e degli impianti di depurazione – ha ricordato che l’Autorità per l’energia ha stimato in 1,5 miliardi di euro nell’arco di 18 anni gli investimenti necessari per rendere efficiente il sistema idrico isolano.   Ma non esiste il necessario piano d’ambito aggiornato (quello attuale risale al 2002) e l’Autorità d’Ambito Territoriale (A.T.O.) è tuttora commissariata.

Si pensa a realizzare nuove dighe, come quella di Monte Nieddu – Is Canargius (Pula, Sarroch, Villa S. Pietro), un vero e proprio scandalo nazionale con centinaia di milioni di euro già sprecati o persi e solo uno scempio ambientale realizzato.

Gestire l’acqua in Sardegna vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe!

E’ necessario voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell’acqua fallimentare e folle, assolutamente contraria alle elementari norme di gestione ambientale e agli interessi dei sardi.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia

 

 

 

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. marzo 6, 2013 alle 5:14 pm

    L’ha ribloggato su Il blog di Fabio Argiolas.

  2. aprile 24, 2013 alle 7:25 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2013
    Perdite del 75 per cento nella rete idrica cittadina. Macomer, l’ultimo dato è emerso durante il congresso regionale della Filca-Cisl Nonostante i recenti lavori, gran parte dell’acqua immessa finisce nel sottosuolo.
    Macomer. Interventi di Abbanoa nei vecchi rioni. (Tito Giuseppe Tola)

    Abbanoa ha avviato il rifacimento della rete idrica di Macomer. Interventi sono stati eseguiti nella parte vecchia della città (vie Alfieri, Mazzini, Cavour e altre), ma anche in zone dell’abitato non proprio vecchie, come alcune traverse di viale Nenni. Le tubazioni saranno sostituite con nuovi tubi in ghisa sferoidale e saranno rifatti tutti gli allacci. Macomer è alimentata per il 70% dall’acquedotto del Temo (l’acqua è potabilizzata e poi pompata con costi elevatissimi di energia elettrica), per il 15% da pozzi e per il 15% dalle sorgenti di Sant’Antioco.

    MACOMER. Sotto le case scorre un fiume d’acqua che basterebbe a soddisfare il fabbisogno di un bacino d’utenza pari a tre volte quello di Macomer. Non si tratta di una falda sconosciuta che qualcuno ha scoperto in questi giorni, ma di una realtà nota da anni. Nel sottosuolo di Macomer scorre una quantità enorme d’acqua che la rete idrica colabrodo non riesce a contenere. La condotta perde il 75% dell’acqua immessa da depositi. Macomer e La Maddalena vantano in Sardegna il poco invidiabile primato di essere i comuni che ne perdono di più. Il dato lo ha reso noto nei giorni scorsi a Oristano Renzo Corveddu, segretario generale del sindacato edili Filca-Cisl, durante i lavori del congresso regionale di categoria. Il sindacalista ha spiegato che gli sprechi sono confermati dallo stesso gestore del servizio idrico, Abbanoa. In Sardegna arriva alle case il 53% dell’acqua immessa in rete. A Macomer ne arriva appena un quarto. Il resto finisce sotto terra alimentando pozzi e sorgenti a valle dell’abitato e i corsi d’acqua che affluiscono al Tirso. Praticamente viene disperso. Due terzi dell’acqua immessa in rete si perdono senza che nessuno ne abbia vantaggio. Alcuni lavori eseguiti negli ultimi anni sulle condotte cittadine hanno in parte limitato i disagi ai quali andava incontro in passato la popolazione, soprattutto durante i mesi estivi. Nei periodi di maggior consumo, tuttavia, non mancano le cadute di pressione, che si fanno sentire nelle zone più alte dell’abitato e agli ultimi piani di palazzi. L’acquedotto di Macomer è vecchio. Una decina di anni fa perdeva molto di più. Da uno studio realizzato nel 2003 dall’Esaf (l’ente che gestiva l’acquedotto) e dal comune risulta che più dell’ottanta per cento dell’acqua immessa nelle condotte veniva perduta. Fuoriusciva da una miriade di perdite e di falle presenti nella rete vecchia e inadeguata. Più della metà delle utenze lamentava una pressione insufficiente. Due terzi delle abitazioni erano dotate di serbatoi di riserva e impianti di autoclave. Molte case ce li hanno ancora perché il problema non è stato del tutto risolto. In diverse zone dell’abitato sono stati eseguiti dei lavori, ma di acqua se ne perde ancora tanta. Le condotte, soprattutto quelle più datate, continuano a perdere. Nelle zone vecchie dell’abitato, dove la rete è più malandata e le tubazioni non sono proprio a tenuta stagna, gran parte dell’acqua finisce nel sottosuolo. Le cose cambieranno una volta che Abbanoa avrà ultimato i lavori avviati negli anni scorsi. Per contenere le perdite portandole nella media nazionale bisognerebbe rifare tutta la rete, ma i soldi non ci sono.

  3. maggio 8, 2013 alle 2:59 pm

    qui siamo proprio alla demenza pura.

    da Sardegna Quotidiano, 8 maggio 2013
    SARDI SENZ ’ACQUA. Spunta il rischio sismico il governo svuota le dighe: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130508081459.pdf

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    LA BEFFA. Fiumi di proteste ma il verdetto non è cambiato: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130508081903.pdf

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    «È un dramma così ritorna l’incubo siccità»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130508081733.pdf

  4. ottobre 7, 2013 alle 2:54 pm

    grazie alla cattiva gestione, la Sardegna rischia di perdere l’acqua pubblica.
    E’ tutto scritto nella deliberazione Giunta regionale Sardegna n. 35/1 del 28 agosto 2013: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20130902104952.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2013
    Il diktat dell’Europa: l’acqua dei sardi sarà privatizzata. (Mauro Lissia): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82376_Il_diktat_dellEuropa_lacqua_dei_sardi_sara_p.pdf

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    Ma la direzione è ottimista: «Le perdite diminuiscono»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82377_Mala_direzione_e_ottimista_Le_perdite_diminu.pdf

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    Relazione sul pasticcio dei conti: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82378_Relazione_sul_pasticcio_dei_conti.pdf

  5. ottobre 11, 2013 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 ottobre 2013
    Acqua, dopo i referendum impossibile privatizzare. La Corte costituzionale ha già detto no al passaggio in mani private e anche l’Unione europea considera l’acqua un bene comune. (Marcello Madau)

    Ci sono fatti che danno con forte evidenza simbolica il senso dei tempi che viviamo. La crisi del diritto universale dell’accesso all’acqua, fondamento dell’ecosistema, essenza dell’uomo e della vita, è fra questi. L’acqua è uno dei primi beni comuni, quelli che a tutti appartengono e a tutti dovrebbero essere ugualmente accessibili. Ed è bene ricordare, prima di vedere la prevista privatizzazione di Abbanoa nella delibera della Regione Sardegna 35/2013 (uno scambio di azioni con la Comunità Europea che mi dà l’impressione di un assist, perciò mi piace definirla “acqua di colonia”), il quadro planetario drammatico dell’esaurirsi delle risorse idriche; del saccheggio e avvelenamento drammatico delle falde freatiche, dell’affermarsi delle multinazionali dell’acqua. Non a caso l’Onu inserisce nel 2010, seppure tardivamente, l’acqua fra i diritti umani. La condizione posta per l’appoggio finanziario dalla Commissione europea è a pagina 3 della citata delibera regionale: si parla dell’ «l’apertura al mercato dei servizi idrici in Sardegna allo scadere della concessione mediante una gara aperta, trasparente e non discriminatoria». E’ lecito dopo il referendum del 2011? Il 9 ottobre su questo giornale il professor Andrea Deffenu ha rilevato la tensione giuridica fra gli incalzanti vincoli della Comunità europea e la possibile violazione della sovranità popolare, implicita nel fare leggi contro l’espressione giuridica della sua volontà. Complessità che fotografa la crisi del concetto moderno di sovranità e democrazia sotto le spinte del capitalismo finanziario, che impone come “legge” europea un meccanismo economico come la “libera concorrenza”. La richiesta di un commissario credo che non debba essere separata dall’insieme di pronunciamenti e norme sempre europee, sino alla risoluzione del Parlamento europeo 12/3/2009 che, pur citando possibili interazioni private, dichiara l’acqua bene comune da porre sotto controllo pubblico, con un processo decentrato e partecipativo degli utenti. Quadro non univoco e almeno interpretabile. La natura della tensione giuridica, e politica, è ancora più ampia: come separare l’acqua dall’ambiente e dal suo “Codice”, da aspetti demaniali e tutele costituzionali? Ne ha egregiamente scritto Paolo Maddalena, giudice emerito della Corte costituzionale, nel 2011 sulla rivista giuridica “Federalismi.it”. La stessa Corte ha ribadito la validità giuridica del referendum del 2011: ma di ciò non vi è alcun riferimento nella deliberazione firmata da Massidda e Cappellacci, che mi pare impugnabile (la possibilità traspare anche dalle parole di Andrea Deffenu), perché una nostra delibera fa propria la richiesta di violazione di una scelta giuridica nazionale. Oltre alle questioni giuridiche: questo modello gerarchico e elefantiaco di gestione delle acque, torbido come il sistema politico del quale è specchio, è superiore a modelli di gestione diretti da parte delle comunità? Elinor Ostrom, vincendo un Nobel per l’Economia, dimostrò il contrario, proprio su aspetti legati alla gestione delle risorse idriche. La politica farebbe meglio a riprendere a parlare di diritti universali. Lo è quello dell’acqua, entro la ritrovata passione per la difesa e gestione del territorio e dei suoi beni comuni. A proporre come gestire questo “bene” mettendone al centro il legame profondo col diritto all’esistenza. Spero che la società civile organizzata riprenda ad occuparsene. Ognuno di noi faccia la sua parte, ricordando che non dovremo pagare il diritto di bere acqua, e che le leggi si fanno e cambiano anche grazie ai processi di cittadinanza attiva.

  6. ottobre 16, 2013 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 ottobre 2013
    Dirigente di Abbanoa: «Si va allo sfascio». Le accuse in un report interno: risibile la struttura che si occupa delle perdite, irraggiungibili gli obiettivi di ristrutturazione. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/10/16/news/dirigente-di-abbanoa-si-va-allo-sfascio-1.7929658

    ———————-

    «Incremento abnorme dei costi»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/82878_Incremento_abnorme_dei_costi.pdf

  7. luglio 1, 2014 alle 2:55 pm

    A.N.S.A., 30 giugno 2014
    In Italia la rete dell’acqua è un colabrodo, persi 100mila litri al secondo.
    Istat, nei tubi rimane 40% risorsa; depurazione, bocciato il sud: http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/acqua/ultimenews/2014/06/30/in-italia-la-rete-dellacqua-e-un-colabrodo-persi-100mila-litri-al-secondo_7823badb-0139-461b-b755-4e52ee03e7f8.html

  8. febbraio 2, 2015 alle 8:32 pm

    A.N.S.A., 2 febbraio 2015
    Nasce Ente unico di governo dell’acqua.
    Più spazio a comuni in Comitato che gestisce nuovo organismo: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/02/02/nasce-ente-unico-di-governo-dellacqua_cc777cd5-7acb-4ee4-9719-013248b2510f.html

  1. maggio 13, 2013 alle 10:24 pm

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