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Arrivano materiali puzzolenti alla centrale a biomassa di Decimoputzu (CA).


Decimoputzu, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

Decimoputzu, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, raccogliendo allarmate segnalazioni di residenti e del locale Comitato Terrasana, hanno provveduto (31 gennaio 2013) a inoltrare un’urgente richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti riguardo il recente avvio di conferimenti di materiale non conosciuto ma dal forte odore nauseabondo alla centrale a biomassa (ormai quasi completata) situata nella zona agricola di Terramaini, in gran parte nel Comune di Decimoputzu e in piccola parte nel Comune di Villasor (CA).

Interessati il Ministero dell’ambiente, la Direzione generale regionale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia, il Servizio regionale dell’energia, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, i Carabinieri del N.O.E., la Provincia di Cagliari, i Comuni di Decimoputzu e di Villasor, nonché la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari per gli eventuali aspetti di competenza.

La Società Agricola Agrifera da Milano, titolare dell’impianto, è arrivata nelle terre del Campidano, nella zona agricola (2,5 ettari) di Terramaini, per realizzarvi una centrale a biomassa da 999 kWe, 1 in meno della soglia oltre la quale devono esser preliminarmente svolti i procedimenti di valutazione d’impatto sull’ambiente.

Decimoputzu, Villasor, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

Decimoputzu, Villasor, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

L’impianto prevede l’utilizzo di 20.200 tonnellate annue di biomassa (insilato di mais, triticale, sorgo) e liquame bovino, per circa 60 tonnellate giornaliere, con una produzione di biogas di 3,6 milioni di metri cubi annui e energia elettrica prodotta pari a 7 milioni di kWn annui.  In cambio sembra proprio che vi sia quantomeno un sensibile traffico di camion e una notevole puzza, non poco per le case e le aziende agricole vicine e per il centro abitato, distante meno di 2 km.

Una volta acquisiti pareri e autorizzazioni da parte delle amministrazioni pubbliche competenti in sede di conferenze di servizi (con parere contrario del Comune di Decimoputrzu), con determinazione n. 12193 del 29 giugno 2012 il Servizio Energia dell’Assessorato dell’industria della Regione autonoma della Sardegna ha emesso l’autorizzazione unica (art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i., leggi regionali n. 3/2009, n. 5/2009) per la costruzione e l’esercizio dell’impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili, consistente in un impianto di biometanizzazione e produzione di energia elettrica da biomassa.

I lavori risultano avviati nel novembre 2012 e le proteste sono partite subito da parte della popolazione tenuta all’oscuro.

La produzione di energia elettrica da biomassa ha un senso positivo – sul piano ecologico e sociale – quando è situata presso il luogo di “produzione” della biomassa stessa, presso la stessa (o le stesse) azienda agricola dal cui ciclo produttivo deriva.  In caso diverso, non ci vuole particolare fantasia per ipotizzare motivazioni puramente speculative.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, insieme al locale Comitato popolare Terrasana, avevano già inoltrato (25 novembre 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti.

Fondamentalmente sussiste un contrasto fra normativa nazionale e normativa regionale in tema di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili in aree agricole.

Decimoputzu, Villasor, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

Decimoputzu, Villasor, centrale a biomassa, conferimento materiali nauseabondi

Infatti, quantomeno le aree ricadenti nel territorio comunale di Decimoputzu appaiono rientrare in “zona agricola E” del vigente piano urbanistico comunale (P.U.C.), specificamente “E 1 – aree caratterizzate da produzione agricola tipica e caratterizzata”.   E’ pur vero che tali impianti di produzione di energia elettrica “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici” (art. 12, comma 7°, del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.), tuttavia, secondo l’art. 13 bis della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., l’art. 3 del D.P.G.R.  3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole) e l’indirizzo giurisprudenziale costante, nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (vds. per tutti Cass. pen., sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369), non attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in corso di realizzazione – slegata da attività agricole in esercizio nel sito.

Sembrerebbe pertanto logica la sola presenza di impianti simili connessa ad aziende agricole presenti nell’area.  In questo caso, invece, la biomassa da utilizzare nella centrale in costruzione giungerebbe dai campi di Villacidro, a una quarantina di km. di distanza.

Domanda banalissima, ancora impellente: per quale motivo la Società Agricola Agrifera non ha chiesto d’installare la sua centrale a biomassa a Villacidro?    Mistero.

Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico, Comitato popolare Terrasana

 

 

 

(foto per conto GrIG)

  1. Shardana
    febbraio 1, 2013 alle 11:01 am

    Perchè non venite a sentire l’onore che ammorba l’aria all’imbarco del traghetto da portovesme quando scaricano dalle navi biomasse per la centrale ENEL.Pregate non ci sia vento perchè scaricando con le mancine vola di tutto e ti si intasano
    le vie respiratorie,ma non dirlo se nò sei contro i lavoratori

  2. capitonegatto
    febbraio 1, 2013 alle 2:26 pm

    Ancora l’ennesimo piatto di lenticchie ai sardi, mentre qualcuno mangia la torta.
    Poi fa ridere amaro che il materiale puzzulento arrivi a Decimo-putzu !!
    Spero che gli addetti abbiano buon naso e si ” rifiutino” di lavorarvi.
    Inoltre ASL e sindacati facciano il loro lavoro se necessario, per evitare il proliferare di mini Ilva.

  3. febbraio 1, 2013 alle 3:03 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2013
    Rifiuti maleodoranti, allarme ecologista.

    CAGLIARI. Le associazioni Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato un’urgente richiesta di informazioni a carattere ambientale riguardo il recente avvio di conferimenti di materiale non conosciuto ma dal forte odore nauseabondo alla centrale a biomassa (ormai quasi completata) situata nella zona agricola di Terramaini, in gran parte nel comune di Decimoputzu e in piccola parte nel comune di Villasor. L’impianto aveva già causato polemiche.

    ____________________

    da CagliariPad, 31 gennaio 2013
    Allarme degli ecologisti: “Materiali puzzolenti alla centrale di Decimoputzu”. La denuncia delle associazioni Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra: “Odore nauseabondo fino al centro abitato”. I dubbi sullo stabilimento a biomasse:”Sorto per motivazioni puramente speculative”. (http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1102)

    Un sensibile traffico di camion e una notevole puzza: alla centrale a biomassa di Decimoputzu si utilizza materiale non conosciuto dal forte odore nauseabondo. Lo denunciano le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra, che, dopo aver raccolto segnalazioni dei residenti e del locale Comitato terrasana, hanno provveduto a inoltrare un’urgente richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti.
    La centrale. La Società Agricola Agrifera da Milano, titolare dell’impianto, sta realizzando nella zona agricola di Terramaini una centrale a biomassa da 999 kWe – 1 in meno della soglia oltre la quale devono esser preliminarmente svolti i procedimenti di valutazione d’impatto sull’ambiente. Una volta acquisiti pareri e autorizzazioni da parte delle amministrazioni pubbliche competenti (con parere contrario del Comune di Decimoputrzu), il Servizio Energia dell’Assessorato dell’industria della Regione ha emesso l’autorizzazione per la costruzione dell’impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
    La denuncia degli ecologisti. “La produzione di energia elettrica da biomassa – fa notare Stefano Deliperi, Gruppo di intervento giuridico – ha un senso positivo, sul piano ecologico e sociale, quando è situata presso il luogo di “produzione” della biomassa stessa, presso la stessa (o le stesse) azienda agricola dal cui ciclo produttivo deriva”. E denuncia: “In caso diverso, non ci vuole particolare fantasia per ipotizzare motivazioni puramente speculative”. La centrale si trova su un terreno classificato come “zona agricola E”, specificamente “E 1 – aree caratterizzate da produzione agricola tipica e caratterizzata”. Spiega ancora Deliperi: “E’ pur vero che tali impianti di produzione di energia elettrica “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici”, tuttavia possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse non attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in corso di realizzazione – slegata da attività agricole in esercizio nel sito”.
    “Domanda banalissima – conclude – Per quale motivo la Società Agricola Agrifera non ha chiesto d’installare la sua centrale a Villacidro, da dove giungerà la biomassa? Mistero”.

    ———————-

    una cosa è quando la centrale a biomassa è connessa all’attività agricola principale, la sostiene, l’aiuta, cosa ben diversa quando è una pura attività industriale.

    da L’Unione Sarda, 1 febbraio 2013
    Banca di Credito Sardo. Nuova linfa per produrre biomasse: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20130201085942.pdf

  4. febbraio 3, 2013 alle 11:59 am

    da L’Unione Sarda, 1 febbraio 2013
    Decimoputzu. Richiesta urgente di informazioni degli ecologisti per la centrale di Terramaini. Biomasse, esposto sull’impianto. Raffica di proteste da parte dei cittadini e associazioni ambientaliste. (Andrea Piras)

    Una richiesta urgente di informazioni a carattere ambientale e adozione di eventuali provvedimenti è stata presentata alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti sul recente avvio di conferimenti di materiale non conosciuto ma dal forte odore nauseabondo alla centrale a biomassa (ormai quasi completata) di Terramaini, in gran parte a Decimoputzu e in piccolissima a Villasor. A presentarla sono state le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, raccogliendo le preoccupate segnalazioni di residenti e del Comitato Terrasana. Il documento è già finito sui tavoli del ministero dell’Ambiente, della Direzione generale regionale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia, del Servizio regionale dell’energia, del Corpo forestale, dei carabinieri del Noe, della Provincia di Cagliari e dei Comuni di Decimoputzu e di Villasor. Copia è stata infine indirizzata alla Procura della Repubblica di Cagliari.
    A realizzare la centrale a biomassa da 999 chilowatt è stata la Società Agricola Agrifera di Milano. Un impianto con un solo chilowatt in meno della soglia oltre la quale devono essere preliminarmente svolti i procedimenti di valutazione d’impatto sull’ambiente. Previsto l’utilizzo di 20.200 tonnellate annue di biomassa (insilato di mais, triticale, sorgo) e liquame bovino, per circa 60 tonnellate giornaliere, con una produzione di biogas di 3,6 milioni di metri cubi annui e energia elettrica prodotta pari a 7 milioni di chilowatt annui.
    “La produzione di energia elettrica da biomassa ha un senso positivo, sul piano ecologico e sociale – sostengono gli ecologisti – quando è situata presso il luogo di produzione della biomassa stessa, presso la stessa (o le stesse) azienda agricola dal cui ciclo produttivo deriva. In caso diverso, non ci vuole particolare fantasia per ipotizzare motivazioni puramente speculative”.

  5. febbraio 4, 2013 alle 10:32 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  1. marzo 26, 2013 alle 7:06 pm

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