Home > coste, difesa del territorio, paesaggio, pianificazione, sostenibilità ambientale > Come la Qatar Holding ci sta per regalare un paradiso di cemento.

Come la Qatar Holding ci sta per regalare un paradiso di cemento.


Ginepro (Juniperus communis) sul mare

Ginepro (Juniperus communis) sul mare

All’Ufficio tecnico del Comune di Arzachena, in fila come tanti cammelli, sono arrivati in ordinata carovana tanti progetti per trasformare caratteristici stazzi galluresi (diversi dei quali vincolati) in esclusive ville con piscina da destinare alla clientela internazionale.

Si tratta di ben ventisette istanze per la realizzazione della prima parte di quell’investimento immobiliare della Qatar Holding, che la classe politica isolana – in primis il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci – vuol gabellarci come la panacèa per la disoccupazione e la strada per il benessere economico-sociale.

Arzachena, Costa Smeralda, Stazzo Ghilardi

Arzachena, Costa Smeralda, Stazzo Ghilardi

Sono ventisette richieste in base a quel piano per l’edilizia (la legge regionale n. 4/2009 e s.m.i.) che finora ha dato corpo quasi solo a interventi speculativi.

Arzachena, Costa Smeralda, Stazzo Ghilardi, simulazione progettuale

Arzachena, Costa Smeralda, Stazzo Ghilardi, simulazione progettuale

E sulle coste galluresi non pare che il fine sia diverso.

Contemporaneamente escono dagli studi dei progettisti le prime simulazioni progettuali: il restyling della piazzetta di Porto Cervo e degli Hotel “storici” già beneficiati anch’essi dal piano per l’edilizia, il “parco acquatico” a Liscia Ruja, le tipologie delle ville di extra-lusso. Seguiranno i nuovi hotel, le nuove ville di quei pretesi “stili mediterranei” che affermano richiamarsi alla Sardegna, ma nulla hanno di questa Terra.

Quattro-cinquecentomila metri cubi anche in aree di elevato valore ambientale e paesaggistico (Monte Zoppu, per esempio).

Progetti, parcelle, contratti, ruspe, cemento, muratori romeni prenderanno il posto della macchia mediterranea e degli stazzi tanto amati, a parole, dagli amministratori di Arzachena.

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

Quell’Arzachena già divenuta Arzakhan e che sta per divenire Arzaqatar fra il tripudio delle benne.

E questo sarebbe l’inizio del grande investimento che porterà ricchezza e benessere diffuso in Sardegna? Questo è il solito speculativo consumo di territorio. Punto e basta.

Dove sono gli investimenti qatarioti per un miliardo di euro che dovrebbero portare benessere e gioia nelle lande sarde in crisi?  Sì, certo, è stato presentato un faraonico piano, ma intanto s’inizia da 27 ville.

Il ricordo va alla famosa “legge del miliardo” (di lire) del 1924, che perlomeno finanziò numerose opere pubbliche necessarie per la Sardegna  del secolo scorso (invasi idrici, bonifiche agrarie, strade, ecc.). Qui si prevedono solo interventi di interesse privato a scapito dei beni ambientali e territoriali della collettività.

Dopo gli iniziali entusiasmi da parte di tanti esponenti della classe politica regionale (alcuni, inguaribili provincialotti, si spinsero a stilare una vera e propria lista della spesa da consegnare all’Emiro del Qatar), ora prevale il silenzio. E in silenzio avvia verifiche la Guardia di Finanza.

Non parlano nemmeno i tanti candidati alle prossime elezioni politiche. Nemmeno quelli, di tutti gli schieramenti, che affermano di sostenere i valori della tutela dell’ambiente e della crescita eco-sostenibile. Silenzio assordante.

Arzachena, Costa Smeralda, simulazione progettuale ville di lusso

Arzachena, Costa Smeralda, simulazione progettuale ville di lusso

Ma non è e non può essere il silenzio delle coscienze.

Anche il singolo cittadino può e deve dire la sua, perché l’ambiente e il paesaggio sono di tutti noi.

Ormai sono centinaia e centinaia i messaggi di protesta contro questa nuova, ennesima, operazione immobiliare speculativa pervenuti al Ministro per i beni e attività culturali Lorenzo Ornaghi, al Presidente della Regione Ugo Cappellacci, al Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo.

Chi volesse esprimere la propria opinione in proposito trova tutte le informazioni necessarie al link https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/11/28/rimbocchiamoci-le-maniche-per-difendere-lambiente-e-il-territorio-della-sardegna/.

La Sardegna ha le sue leggi e la sua pianificazione paesaggistica, il progetto immobiliare della Qatar Holding, secondo quanto dichiarato pubblicamente dal Presidente Cappellacci, potrà derogarvi. Conferma il Sindaco di Arzachena Ragnedda.

Alla faccia e a spese dei sardi.

Chi avesse a cuore la propria Terra e il proprio futuro ora si dia da fare, domani può essere tardi.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

 

Ecco il programma immobiliare della Qatar Holding spiegato dal Sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda (30 gennaio 2013). Da notare come candidamente descrive  la road map per aggirare il piano paesaggistico regionale.

 

 

 

 

da L’Unione Sarda, 31 gennaio 2013

Arzachena. Rivelato il contenuto del primo dossier ufficiale del nuovo proprietario. Qatar, una valanga di cemento.  Cento ville, 4 hotel ma anche aeroporto e San Raffaele. (Augusto Ditel)

Le novità. Olbia perde un albergo e spuntano nove stabilimenti balneari per Paperoni. Una casetta da 7mila mq per lo sceicco.

 

da La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2013

Blitz delle Fiamme gialle: ai raggi X il piano del Qatar. La Guardia di Finanza ha acquisito negli uffici di Sardegna Resorts a Porto Cervo parte dei progetti della nuova Costa Smeralda al centro di investimenti per un miliardo di euro. (Luca Rojch)

Mini master plan, il Comune detta le regole.  Gli investimenti rischiano di scontrarsi con i vincoli del Ppr. Fondamentali quelli per le infrastrutture.   (Serena Lullia)

Sardegna, macchia mediterranea sul mare

Sardegna, macchia mediterranea sul mare

(simulazioni progettuali da La Nuova Sardegna, foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    gennaio 31, 2013 alle 6:35 PM

    Non e’ bastata la MADDALENA story ?

  2. gennaio 31, 2013 alle 6:53 PM

    A.N.S.A., 31 gennaio 2013
    Il Qatar svela i piani di sviluppo della Costa Smeralda. Dall’Hotel marchio Harrods e camere Young People: http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/inviaggio/2013/01/30/Qatar-svela-piani-sviluppo-Costa-Smeralda_8166616.html

    da Sardinia Post, 31 gennaio 2013
    La Finanza visita la Sardegna Resorts. “Ma l’Emiro non c’entra niente”. (Giacomo Legato): http://www.sardiniapost.it/cronaca/la-finanza-visita-la-sardinia-resort-ma-lemiro-non-centra-niente/

    Uras (Sel), contro il piano Qatar: “Meglio i baretti del Poetto”: http://www.sardiniapost.it/politica/uras-sel-contro-il-piano-qatar-meglio-i-baretti-del-poetto/

  3. teresa
    gennaio 31, 2013 alle 6:56 PM

    Mi è capitato di vedere in tv,alcuni disegni delle future ville:sono orribili, alcune addirittura con tre piani.Un’edilizia veramente squallida e a pochi mt dalla spiaggia(solo i” buzzurri” “continuano a pensare che sia ancora bello e sostenibile costruire sulla battigia).Ciliegina sulla torta dichiarazione del sindaco:il progetto contrasta in alcuni punti col ppr.Bisogna cambiare il ppr.Uno normale direbbe che è il progetto a doversi adeguare alle leggi e non viceversa.

  4. teresa
    gennaio 31, 2013 alle 7:10 PM

    Vorrei aggiungere che Legambiente ha preparato una proposta di legge,da sottoporre come impegno per i candidati parlamentari,che prevede al primo punto l’inedificabilità, della fascia costiera per un km a partire dalla battigia.L’opinione pubblica si evolve,i cavernicoli galluresi no!. .

    • gennaio 31, 2013 alle 8:39 PM

      …però tace su questo e su tanti altri progetti speculativi immobiliari: forse è meglio un’iniziativa d’immagine in meno e qualche azione concreta in più.
      Noi preferiamo così 😉

      Stefano Deliperi

  5. arpia
    febbraio 1, 2013 alle 1:52 am

    Concordo con i vari commenti qua. Non capisco perche’ continuino a sottolineare che le strutture sono fatte per clientela di lusso, fossero fatte per i poveri che vivono in strada forse sarebbe meglio, non vedo cosa porti la clientela con denaro ai sardi, girano i soldi nei vari clubs, hotels, negozi, ristoranti e agenzie di fuori, il personale spessissimo esterno quindi quale sarebbe il punto di sventolare i milioni. I milioni li investono per farli crescere per se non per me ne per il comune cittadino. La persona che fa’ i commenti sui Galluresi ha la mia piena approvazione, non hanno nulla del popolo corso da cui pare derivino, pur avendo la sfiga di farne parte per nascita non per scelta, sono dei personaggi che pensano in un modo che fa’ venire i brividi e sono molti, non tutti per fortuna, ma molti. Quell’ ospedale non lo aveva portato a termine la chiesa a cui i fondi non mancano di certo, non so’ perche’ continuano a trascinarlo il discorso su quel progetto, che poi e’ privato, credo sperino , sperassero in aiuti regionali. Ora anche la storia da libro cuore che l’ospedale lo fanno per aiutare i sardi , per non farli andare fuori a curarsi! Se magari gestissero meglio i nostri sudati denari nel servizio sanitario pubblico, farebbero meglio. L’ospedale serve di certo per fare dei bei guadagni a chi lo ha in mano. E’ tutto il solito magna magna generale nulla di buono ne di nuovo come vorrebbero far credere. Chissa’ come mai tanti sono interessati in Gallura e in regione a spingere questo ennesimo scempio, da cosa saranno motivati? MMMMMHHHHHHH! La risposta non richiede molta intelligenza.

  6. giorgio
    febbraio 1, 2013 alle 8:42 am

    Forse non vi rendete conto che questa Regione sta implodendo,oggi quei 27 stazzi sono ruderi,io l’unico vincolo che metterei e’ la manodopera e materiali locali,dopodiche’ nel rispetto della tradizione locale ,come l’Aga Kahn insegna,(o anche l’Aga Khan avrebbe fatto danni??)che iniziassero domani,do’ lavoro a 11 persone in gallura nel settore del turismo e nel 2013/2014 chiuderanno altri Alberghi. Se esiste e si parla di Gallura e’ grazie all’esistenza della Costa Smeralda,andate alle fiere e vi renderete conto che non sanno neanche che esiste la Sardegna.E’ triste ma e’ cosi’.

  7. Pietro
    febbraio 1, 2013 alle 1:52 PM

    Credo che sia arrivata l’ora di disintossicarci da questi speculatori.Prendiamo esempio di quello che a cementificato 35 anni fa la Costa Smeralda,non mi sembra il caso di ricommettere gli stessi “ORRORI”!!La nostra isola in questo momento non può permettersi questo come già accennato dobbiamo passare decenni prima di bonificare l’isola da le schifezze che ci hanno lasciato…..!!Secondo il mio punto di vista qui in Gallura ci sono anche troppe infrastrutture in grado di ospitare qualsiasi…petroliere di questo mondo!!Sapete che le Ville extra lusso di porto cervo vengono affittate il mese di agosto a centomila euro alla settimana,è le agenzie(non sarde ovviamente) fanno il 50% il contratto regolare, è tutto il resto va nelle banche svizzere.Oppure addirittura i padroni di casa li vogliono in contanti per non pagare il fisco!!Il personale che la maggior parte viene da milano,roma,ecc….perchè noi purtroppo non abbiamo ancora non a causa nostra….gente preparata ad ospitarli secondo l’oro!!Nella peggiore dei modi assumono personale straniero che non ci potrebbe mai rappresentare perchè non conosce il territorio, le usanze,tradizioni.ecc….!!Ma adesso voglio dire una cosa!!Se a Dubai hanno già costruito le isole” compreso la sardegna”in un mare cristallino,non capisco quale intenzioni spingano questi petrolieri a dover speculare in altri territori…oltre ad aver già copiato la nostra isola??provate a porvi questa domanda!!!

  8. Pietro
    febbraio 1, 2013 alle 2:20 PM

    Un annuncio al popolo di Facebook!!Sappiate che L’inventore di Facebook è diventato l’uomo piu ricco del mondo.Pensate adesso riflettendoci a voi che cosa vi e’entrato in testa??Solo il pensiero che qualcuno vi abbia cliccato “Mi piace”oppure che la tua amica ti mandi un messaggio,e ti chiede di condividere con altre mille persone.Cazzo rendetevi conto che non vedete l’ora di rientrare a casa x andare su’ Facebook,ancora peggio x chi a il telefono di ultima generazione che tutti i giorni rischia di farsi investire perchè cammina a testa bassa senza guardare la strada.Facebook se ci pensate bene fino a dieci anni fa non esisteva è il mondo funzionava meglio,sicuramente cerano piu’ rapporti umani.Non voglio che mi crediate,ma è una dipendenza pensateci bene.Ci sono un sacco di cose che non vanno li fuori in mezzo alla strada,con Facebook non riusciremo sicuramente a cambiare il mondo!!Tra non molto sempre se andrà in porto il piano del”Qatar”bisogrera muovere il culo dalla sedia,no cliccare mi “piace” al calduccio davanti ad uno schermo è pensare che le cose cambino!!!AJOOO

  9. Marco
    febbraio 1, 2013 alle 2:54 PM

    Visto che nn fate altro che criticare chi ha intenzione di investire in Gallura diversi miliardi, Cosa proponete?????

  10. febbraio 1, 2013 alle 2:58 PM

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2013
    Nuovi progetti del Qatar mentre la Finanza indaga. Presentata al Comune di Arzachena anche la richiesta per il kartodromo. Continuano le verifiche delle fiamme gialle sui documenti della Sardegna Resorts. (Giampiero Cocco)

    PORTO CERVO. Dopo il blitz nella sede smeraldina della “Sardegna Resorts”, dove i finanzieri hanno acquisito i faldoni riguardanti i piani programmatici della società che dirige la Costa Smeralda, gli specialisti della fiamme gialle si sono chiusi in un rigoroso riserbo. «Accertamenti di routine», dicono con malcelato disappunto ai comandi della guardia di finanza di Olbia e Sassari. Una serie di verifiche di natura fiscale, ma non solo, che riguarderebbero i progetti di ristrutturazione e gli interventi di restyling della Costa Smeralda. La richiesta di esibizione e acquisizione, effettuata l’altro ieri dagli agenti del nucleo di polizia tributaria di Olbia e Sassari, resta dunque coperta dal più stretto riserbo. Dopo la fotocopiatura di tutte le carte dell’intervento sul territorio programmato dai tecnici dell’emiro che ha acquisito, di recente, il pacchetto azionario della Costa Smeralda, sarebbero iniziate, negli uffici della finanza, le approfondite verifiche sugli aspetti economici, finanziari e fiscali contenuti nei piani che prevedono nuove strutture alberghiere e progetti di ampliamento nell’ex regno del principe ismailita Karim Aga Khan. Nel frattempo, ieri mattina, un altro pezzo del nuovo piano che investe la Costa Smeralda tenta la strada dell’approvazione. Dopo i progetti di ristrutturazione dei 27 stazzi attraverso il Piano casa, la Sardegna Resorts, la società che cura gli interessi immobiliari del Qatar in Costa Smeralda, ha stralciato il kartodromo e presentato la richiesta per costruire una pista in stile Le Mans. L’impianto, che sarà realizzato con la supervisione di Flavio Briatore, futuro gestore del circuito, dovrebbe sorgere sulla vecchia discarica di Abbiadori, la frazione all’ingresso di Porto Cervo. Una posizione, quella indicata dai tecnici dell’emiro, che dovrà essere valutata dalla giunta di Alberto Ragnedda. L’intera area che per anni è stata il cimitero di calcinacci e scarti di imprese verrà interessata da un intenso lavoro di bonifica. Sopraquesta area verrà creato un doppio circuito. Uno da 1700 metri per adulti, e un altro, più piccolo, per i mini driver, i bambini. Un’opera ecocompatibile su cui correranno macchine elettriche, silenziose anche se capaci di viaggiare a 200 chilometri orari. All’ufficio tecnico del Comune di Arzachena toccherà verificare se l’intervento, che comprende anche la costruzione di una club house e un’area ristorazione, è compatibile con la normativa. La presentazione del progetto sul kartodromo segue di poche settimane la presentazione del piano di ristrutturazione degli stazzi. Ventisette edifici che la Qatar Holding intende trasformare in residenze di lusso. Un piano che non ha fatto il pieno di consensi nell’amministrazione comunale, perché non rispetta gli antichi canoni architettonici della casa gallurese. Sarà comunque l’ufficio tecnico a valutare la coerenza del piano con la normativa del Piano casa e la Soprintendenza a valutare se gli stazzi-suite rispettino, oppure no, la storia della tradizione gallurese.

    ARZACHENA. Rispetto per la storia, così rinasce lo stazzo. Ristrutturazioni con materiali e tecniche tradizionali. E i turisti arrivano anche in elicottero. (Serena Lullia)

    ARZACHENA. C’è una Gallura orgogliosa della sua storia fra le luci e i lustrini della Costa Smeralda. Uomini e donne con un amore per le proprie radici forte come il granito. Per cui rimettere in piedi, pietra su pietra un antico stazzo, significa rendere onore alle antiche generazioni e garantirne l’eternità. Non hanno ceduto al business della smeraldizzazione dello stazzo, redditizio e modaiolo. Alcuni di loro hanno acquistato, altri hanno avuto in eredità le case-aziende tipiche della cultura gallurese e hanno deciso di dargli una seconda vita. Senza snaturare la prima. Leonardo Muzzu insieme con il fratello è proprietario di due splendidi stazzi nella zona di Spridda, al confine fra Arzachena e Olbia. Il più antico è del 1899. Il fratello ci vive con la famiglia. L’altro, di recente costruzione ma clone perfetto di quello originale è stato trasformato in agriturismo-B&b. C’è poi un terzo edificio, una casetta attrezzata per le colazioni del B&b. Gli operai hanno trovato le antiche fondazioni. E su quelle tracce hanno fatto venire su, pietra su pietra, la sala breakfast dell’agriturismo Spridda. Nella dimora originale i nomi degli antichi proprietari Fresi-Santora sono incisi sul camino di granito. Quando la famiglia Muzzu ha acquistato lo stazzo non aveva il tetto. Leonardo guarda il frutto della ristrutturazione con orgoglio. «Il tetto era crollato e lo abbiamo ricostruito – spiega –. Il resto dell’edificio lo abbiamo sistemato rispettando la tradizione. Non c’era nemmeno il pavimento, solo terra. Pensare che addirittura ci ballavano». Come da tradizione la casa si sviluppa in lunghezza, una grande sala, al centro il camino, dalla parte opposta la camera da letto, il bagno. I canoni architettonici dello stazzo del 1899 sono stati riprodotti con fedeltà anche nel nuovo edificio che ospita le tre stanze del B&b. Pareti bianche, ginepro sul soffitto, un letto in ferro battuto, pavimento in cotto. Tutto intorno graniti scolpiti dal vento, ulivi, il profumo della macchia mediterranea, una vista panoramica che domina Arzachena. Un pezzo di Gallura amata anche dai turisti. Impossibile trovare libera una stanza da giugno a settembre. C’è poi invece chi come Angelo Corda ha dato una veste extra lusso all’antico stazzo Cocilatti del 1875, a Liscia di Vacca. L’antica abitazione è una casa-museo attrezzata come aviazione generale. A due passi dalla dimora di granito è stata creata l’elisuperficie “Villa La Contra” su cui atterrano elicotteri di magnati, star di Hollywood, principi. Gli ospiti blasonati aspettano la partenza nello stazzo-aviazione generale. Stanze piene di anni, con gli antichi strumenti del lavoro della campagna appesi alle pareti bianche. Un angolo antico che ha affascinato Mickey Rourke, il principe Alberto di Monaco. L’altro edificio è invece stato trasformato in ufficio per i piloti e il personale. «Sono molto orgoglioso del lavoro di ristrutturazione che abbiamo fatto – spiega Corda –. Abbiamo utilizzato materiale e tecniche della tradizione, il ginepro, l’uso degli spessori, il canneto sul tetto. Quando piove è meraviglioso sentire l’acqua che sbatte sulle canne. Ti dà un senso di capanna, ti restituisce al mondo. Io sono un cultore dello stazzo, un difensore della cultura gallurese. Da noi a Villa La Contra il passato rivive, ma allo stesso tempo convive in armonia con la natura e la modernità, con una elisuperficie, una piscina». Da alcuni anni acquistare uno stazzo è diventato un business. Gli stranieri impazziscono per i lunghi casolari immersi nel verde, soprattutto se con vista sul mare di Porto Cervo. Ma i primi veri cultori degli stazzi sono gli abitanti di Gallura. Come la famiglia di Antonello Columbano, proprietaria dell’ agriturismo Lu Branu e della fattoria didattica Punta di Lu Maltinu. La trisavola di Antonello, Domenica detta Chiappina, gestiva l’azienda agricola ai primi del 1800. Antonello racconta la sua storia con orgoglio. Le sue parole sono ricordi leggeri, cartoline spedite da un’altra epoca. Sembra quasi di vederla zia Domenica, donna dalla bellezza austera, il viso scavato dal sole e dalla fatica, attraversare a cavallo la vallata di 150 ettari. Lo stazzo di zia Domenica oggi è una fattoria didattica iscritta all’albo regionale. Intorno alla casa-museo sono stati ristrutturati il forno, la casa del mendicante, la stanza degli attrezzi. Un percorso nella storia diventato una tappa obbligata per le scuole del territorio. La casa è stato ristrutturata all’esterno e all’interno con un’attenzione maniacale ai dettagli. «Abbiamo dovuto rifare il tetto distrutto dal fuoco del 1989 – racconta Antonello –. Abbiamo fatto ogni intervento cercando di attenerci il più fedelmente possibile alla storia nella scelta dei materiali. Quando abbiamo ricostruito parti di mura crollate abbiamo usato l’argilla mista a una punta di calce. Un intervento di ristrutturazione complesso. Sarebbe stato più semplice e molto più economico utilizzare delle scorciatoie. Ma questa è la storia della mia famiglia, è un pezzo della tradizione della Gallura che abbiamo deciso di far conoscere alle nuove generazioni». Più recenti, dei primi anni del 1900, gli altri due edifici trasformati in agriturismo e immersi nel silenzio della natura. Cuore di una Gallura in cui l’orologio del tempo non ha cancellato gli antichi valori.

  11. febbraio 1, 2013 alle 2:59 PM

    finalmente qualcuno inizia ad aprire gli occhi. 😉

    da L’Unione Sarda, 1 febbraio 2013
    Arzachena. Esplodono le critiche: il Comune dà le direttive, il privato deve eseguire. «No a regole dettate dal Qatar». «Troppo cemento potrebbe farci diventare più poveri». (Augusto Ditel) (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20130201085802.pdf)

    ARZACHENA. «Il piano del Qatar? Noi, non ne sappiamo nulla: le poche notizie che circolano, le abbiamo apprese dalla stampa». Fabio Fresi pesa le parole, non vuol passare per l’esponente di punta della minoranza di Arzachena che spara sul pianista (cioè sul sindaco Alberto Ragnedda), così, per partito preso o per capriccio. «Non vorremmo passare – spiega ancora il capogruppo del Pd – per coloro che hanno pregiudizi nei confronti di un imprenditore facoltoso e importante che intende investire nel nostro territorio, ma il metodo è proprio sbagliato». Fresi non fa fatica a estendere il concetto. «La pianificazione urbanistica è una prerogativa dell’ente pubblico, che deve impartire le direttive. E il privato, a queste, si deve attenere. Nel caso del progetto del Qatar invece mi sembra stia avvenendo il contrario: il Comune rischia di subire la volontà e il business del privato».
    L’ALLEANZA. A giudizio di uno dei due leader della minoranza, «l’ideale sarebbe intanto una concertazione con la parte del consiglio comunale che sta all’opposizione e un’intesa tra pubblico e privato in modo che venga progettato in maniera armonica, con effettive e concrete ricadute sul territorio, un piano integrato del turismo del quale oggi non si avverte traccia». Fresi dà uno sguardo all’indietro. «Se dopo cinquant’anni dalla nascita della Costa Smerada – osserva -, l’industria turistica patisce gli effetti di una crisi senza precedenti; se i giovani non trovano lavoro; se l’economia è bloccata, beh, significa che qualcosa non è andato per il giusto verso».
    GLI STAZZI. «L’unica cosa che abbiamo visto – racconta ancora Fabio Fresi – sono i progetti degli stazzi che però dovranno seguire un altro percorso rispetto al piano di sviluppo del Qatar, e cioè le norme del piano casa. Fermo restando che ci esprimeremo nel merito, per esempio osserviamo che anche la ristrutturazione degli stazzi sarebbe potuta rientrare nel progetto generale della nuova Costa Smeralda. Procedere così, a macchia di leopardo, non ci piace, e appena il sindaco porterà l’argomento in consiglio comunale, diremo come la pensiamo, precisando che le nostre sono valutazioni politiche, e non ispirate da remore ambientalistiche».
    IL PAESAGGIO. Nell’analisi dell’opposizione c’è anche l’aspetto legato alla salvaguardia delle straordinarie bellezze del territorio. «Attenzione – avverte Fresi – a quello che c’è rimasto: se ci giochiamo le ultime risorse che madre natura ci ha donato, tra quindici anni saremo più poveri di oggi. A questo punto, sarebbe opportuno discutere di questo nuovo progetto integrato non solo nelle assemblee municipali, ma anche con le forze sociali, con i sindacati, gli stessi imprenditori galluresi. Sarebbe interessante, ad esempio, organizzare anche un dibattito pubblico per sentire il parere della gente, e non solo degli addetti ai lavori. Spero che il sindaco, come pare abbia dichiarato mercoledì mattina, voglia davvero coinvolgere la parte di cittadinanza che non si riconosce nella sua maggioranza». Il modello proosto è quello di «partire con le strutture ricettive, per poi affiancare a queste le attività economiche collegate, come accadde molti anni fa, quando la Costa Smeralda intesa come méta turistica, veniva completata con la Biancasarda, la Cerasarda, la stessa Alisarda».
    LE FIAMME GIALLE. Intanto si è chiarito il motivo della visita della Guardia di Finanza negli uffici di Porto Cervo della Sardegna Resorts. «Martedì mattina – dice il colonnello Corrado Pillitteri, comandante provinciale delle Fiamme Gialle – è stato compiuto un controllo di carattere fiscale sull’attività degli anni passati, uno degli 800 controlli che abbiamo programmato in tutta la provincia di Sassari. Nulla a che vedere con i progetti del Qatar: noi, di questa roba, non ne capiamo nulla. In occasione di queste verifiche, controlliamo se una fattura emessa dalla società X, in questo caso la Sardegna Resorts, è stata annotata nei registri dei contribuenti che l’hanno ricevuta. Oppure verifichiamo il percorso contrario. Se avessimo saputo – conclude il colonnello Pillitteri – che l’indomani il sindaco di Arzachena avrebbe convocato una conferenza stampa sui progetti del Qatar, avremmo posticipato quel controllo alla settimana prossima».

  12. febbraio 1, 2013 alle 3:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2013
    La polemica. La Costa Smeralda 2, turismo di rapina.
    Lo spacciano per l’inizio di un grande investimento che porterà benessere diffuso in Sardegna, ma è il solito consumo speculativo di territorio (Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus)

    All’Ufficio tecnico del Comune di Arzachena, in fila come tanti cammelli, sono arrivati in ordinata carovana tanti progetti per trasformare caratteristici stazzi galluresi in esclusive ville con piscina da destinare alla clientela internazionale. Si tratta di ben ventisette istanze per la realizzazione della prima parte di quell’investimento immobiliare della Qatar Holding, che la classe politica isolana – in primis il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci – vuol gabellarci come la panacèa per la disoccupazione e la strada per il benessere economico-sociale. Sono ventisette richieste in base a quel piano per l’edilizia (la legge regionale n. 4/2009 e s.m.i.) che finora ha dato corpo quasi solo a interventi speculativi. E sulle coste galluresi non pare che il fine sia diverso. Contemporaneamente escono dagli studi dei progettisti le prime simulazioni progettuali: il restyling della piazzetta di Porto Cervo e degli Hotel “storici” già beneficiati anch’essi dal piano per l’edilizia, il “parco acquatico” a Liscia Ruja, le tipologie delle ville di extra-lusso. Seguiranno i nuovi hotel, le nuove ville di quei pretesi “stili mediterranei” che affermano richiamarsi alla Sardegna, ma nulla hanno di questa Terra. Quattro-cinquecentomila metri cubi anche in aree di elevato valore ambientale e paesaggistico (Monte Zoppu, per esempio). Progetti, parcelle, contratti, ruspe, cemento, muratori romeni prenderanno il posto della macchia mediterranea e degli stazzi tanto amati, a parole, dagli amministratori di Arzachena. Quell’Arzachena già divenuta Arzakhan e che sta per divenire Arzaqatar fra il tripudio delle benne. E questo sarebbe l’inizio del grande investimento che porterà ricchezza e benessere diffuso in Sardegna? Questo è il solito speculativo consumo di territorio. Punto e basta. Dove sono gli investimenti qatarioti per un miliardo di euro che dovrebbero portare benessere e gioia nelle lande sarde in crisi? Il ricordo va alla famosa “legge del miliardo” (di lire) del 1924, che perlomeno finanziò numerose opere pubbliche necessarie per la Sardegna del secolo scorso (invasi idrici, bonifiche agrarie, strade, ecc.). Qui si prevedono solo interventi di interesse privato a scapito dei beni ambientali e territoriali della collettività. Dopo gli iniziali entusiasmi da parte di tanti esponenti della classe politica regionale (alcuni, inguaribili provincialotti, si spinsero a stilare una vera e propria “lista della spesa” da consegnare all’Emiro del Qatar), ora prevale il silenzio. Non parlano nemmeno i tanti candidati alle prossime elezioni politiche. Nemmeno quelli, di tutti gli schieramenti, che affermano di sostenere i valori della tutela dell’ambiente e della crescita eco-sostenibile. Silenzio assordante. Ma non è e non può essere il silenzio delle coscienze. Anche il singolo cittadino può e deve dire la sua, perché l’ambiente e il paesaggio sono di tutti noi. Ormai sono centinaia e centinaia i messaggi di protesta contro questa nuova, ennesima, operazione immobiliare speculativa pervenuti al Ministro per i beni e attività culturali Lorenzo Ornaghi, al Presidente della Regione Ugo Cappellacci, al Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo. Chi volesse esprimere la propria opinione in proposito trova tutte le informazioni necessarie al link https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/11/28/rimbocchiamoci-le-maniche-per-difendere-lambiente-e-il-territorio-della-sardegna/. La Sardegna ha le sue leggi e la sua pianificazione paesaggistica, il progetto immobiliare della Qatar Holding, secondo quanto dichiarato pubblicamente dal Presidente Cappellacci, potrà derogarvi. Alla faccia e a spese dei sardi. Chi avesse a cuore la propria Terra e il proprio futuro ora si dia da fare, domani può essere tardi.

  13. arpia
    febbraio 1, 2013 alle 3:55 PM

    Si, la Gallura e’ un bell’esempio, di cemento turismo di massa e gente molto preparata culturalmente, concentrata a far credere da 50 anni che il cemento dia lavoro ed economicamente e culturalmente indietro da paura. Conosco bene il mondo del cemento essendo gallurese e una cosa che conosci per forza, non puoi sottrarti e’ un must! E tutto cio’ che ci ruota intorno e non e’ un mondo trasparente di sicuro, fatti pochi casi eccezzionali. Basta viverci per vedere i disastri e respirare i modi di fare per capire che aria tira. Trovo che ora sia ancor peggio di anni fa’ basta vedere il tam tam di gente messa nei punti strategici per favorire gli speculatori e tanta popolazione normale non ama queste cose per nulla e devo dire tanti che si erano fatti qua la casa per le bellezze del posto una volta che hanno visto gli scempi speculativi e il turismo di massa hanno venduto tutto e se ne sono fuggiti, forse quelli erano i turisti che apprezzavano la naturale bellezza e che ora non ritorneranno piu’. La Gallura da gallurese dico non ha nulla da insegnare a nessuno nel settore cemento infatti e’ stata a mio parere un vero brutto esempio che ha dato via e continua a dar idea di un modello di , cosi’ detto sviluppo, sbagliato e non affatto sostenibile. Capisco che la gente pensi che il cemento non inquini perche’ non vede il fumo delle fabbriche ma la cementificazione e uno degli elementi che sta’ portando alla rapida desertificazione del territorio, l’idea del cemento come facile guadagno porta ad abbandonare anche l’agricoltura fattore importante per il territorio. Capisco che per il turista e chi costruisce la vista del mare sia l’unico elemento di interesse, ma per le popolazioni che vivono sul territorio e la loro preservazione occorre che vi sia un equilibrio dell’ecosistema. Ci sono ditte fallite e un enorme surpuls di sfitto e invenduto in giro si vede un mega ammasso di cemento che non serve a nessuno. Capisco che fare e speculare per alcuni sia allettante ma per altri non lo e’ affatto. Trovo anche che le amministrazioni si concentrino troppo su come infilare progetti in tutti gli angoli di questa zona e si perdano nei loro intrighi talmente tanto che si dimenticano poi spesso dei loro compiti di servire la cittadinanza, quando vedono un normale cittadino che chiede una cosa normale vanno in tilt gli sembra di vedere un alieno e spesso gli da’ fastidio e spesso non gliene puo’ fregare di meno! A meno che tu non abbia le giuste conoscenze e connessioni!!!!!!!!!!!!!!!

  14. Chiara Monti
    febbraio 1, 2013 alle 5:23 PM

    In risposta a Marco.
    Premesso che recuperare stazzi in rovina, se eseguiti nei modi dovuti, di per se non dovrebbe essere deleterio per l’ambiente. Tuttavia , mi viene spontanea una considerazione: n.20 stazzi venduti a 1 milione (minimo) cadauno fanno 20 milioni. Venduti poi sulla carta consentirebbe di incassare gli accconti con cui si pagherebbero i lavori. Non vi è quindi alcun impiego di capitali, nessun investimento ma solo incasso netto di plus valore. In sostanza si vende la Sardegna dei Sardi . Converrà che si tratta essenzialmente di un’esprorio puro e semplice. In Kenia , nelle Seycelles ecc. qualsiasi investimento turistico deve esser fatto, per legge, da Società a maggioranza autoctona .

  15. arpia
    febbraio 1, 2013 alle 5:50 PM

    Se uno va in una banca in Sardegna e mette dei milioni a chi fregherebbe qualcosa? A chi gioverebbe? Ne a me ne a zia Giovanna ne a zio MIchele a nessuno, lo fà per avere interessi o per far girare il denaro. invece uno che viene a mettere dei milioni imbrattando le coste e sottraendo terreno e zone ai sardi, ci dovrebbe far venire il capogiro! Non si sà perchè. Si son mangiati la costa veloci, come quei piccoli mostri dei videogiochi degli anni ottanta e ora si vogliono mangiarsi anche gli stazzi. Se certe zone sono in zona H, intoccabili, perchè se sino a ieri non si poteva neanche toccare nulla oggi possiamo farci i villoni o albergoni o risortoni? Visto che siamo con i grandi nomi e cifre. La regione invece di regalarli i soldoni in giro vedi maddalena hotel privato ecc. I soldi che pare riceva dalla comunità e altri soldini perchè invece di fare questi enormi sorrisi allo speculatore non dà aiuti o agevolazioni dove possibile a chi lo stazzo vuole rivalorizzarlo su secondo la tradizione preservando cultura e identità e non ha i mezzi economici o le nozioni per farlo, impiegando gente locale con conoscenza locale, se no lo preferisco rudere, ci sono tanti ruderi preservati ruderi che sono pezzi importanti di storia. Abbiamo anche delle storie positive su come preservare e progresso vadano in perfetta armonia.

  16. arpia
    febbraio 1, 2013 alle 6:11 PM

    E se creassero ditte sane sarde per bonificare in modo sano e nel rispetto delle norme e dei lavoratori, ci sarebbe lavoro per tanti per tanto tempo, starebbero meglio tutto e tutti. I capitali come dice giustamente Pietro li portano o nelle ciocciottone banche svizzere o nei vari offshore. Se solo tutti pagassero le tasse già si starebbe molto meglio con i servizi. In alcuni posti nel mondo il terreno rimane sempre dello stato, quindi se fai anche un bar di legno non è mai veramente tuo. Sarebbe ora di investire nella formazione dei giovani e aiutarli anche quando arrancano negli studi, anche con corsi di varia natura anche a maggioranza manuali, invece di faglieli abbandonare e mandarli a fare i soliti spalatori di cemento!

  17. Tabarchin
    febbraio 1, 2013 alle 10:48 PM

    Stop al consumo di territorio, SUBITO!

  18. febbraio 2, 2013 alle 4:46 PM

    da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2013
    «Non cediamo al miraggio sugli stazzi». L’allarme di Giulia Maria Crespi, presidente onorario Fai, sul rischio che il cemento stravolga l’immagine vera della Gallura. (Marco Bittau)

    OLBIA. C’è un’altra Sardegna che non vuole piegarsi, sconfitta, davanti al business del cemento con vista sul mare. Che non vuole lasciarsi incantare dalle sirene del consumo turistico. E che per nessuna ragione al mondo vuole diventare una Qataropoli qualsiasi, senza storia né identità. Si parla del futuro della Costa Smeralda, ma la posta in gioco è molto di più. La cultura e la tradizione custodite in un vecchio stazzo di campagna sono cose che contano. E che costano. «Ma non parlate di battaglie o di barricate, piuttosto bisogna discutere e confrontarsi», precisa Giulia Maria Crespi, presidente onoraria del Fai (il Fondo italiano per l’ambiente). Lei la Sardegna l’ha conosciuta cinquant’anni fa, l’ha vista crescere e cambiare. Forse anche peggiorare. L’ha comunque eletta a dimora ideale ristrutturando un vecchio stazzo gallurese a due passi da Cala di Trana, a Palau, uno degli ultimi paradisi del Mediterraneo. «Difendere questo paesaggio è un dovere – spiega – però altrettanto doveroso discutere con chi vuole investire, in questo caso l’emiro del Qatar. Da quel che so, si tratta di persone colte e sensibili. Devono comprendere l’esigenza di armonizzare i loro progetti con la realtà esistente. Per questo non parlerei di battaglia, ma di confronto. Tutto si può rivedere e tutti devono comprendere che in queste operazioni non possono prevalere sempre e solo le regole del business». Il dialogo, dunque, ma anche alcuni «paletti» insuperabili. Un Rubicone che segna il confine tra ciò che si può fare e ciò, invece, a cui bisogna rinunciare. «La legge Galasso prima di tutto – precisa Giulia Maria Crespi – e poi la programmazione urbanistica e paesaggistica impiantata dall’ex governatore Renato Soru, che per me resta ancora un modello di riferimento per la salvaguardia delle coste, la vera grande ricchezza della Sardegna insieme a prodotti della terra. Insomma, discutere sì, ma anche rispettare le leggi esistenti». «Da quel che sinora ho letto – aggiunge il presidente onorario del Fai – ci sono cose sicuramente da rivedere come gli insediamenti dietro Liscia Ruja, ma anche Razza di Juncu. Tutte zone ancora incontaminate. Si parla poi di parchi acquatici, ma si continua a non capire che l’acqua è un bene prezioso che sta diminuendo e che dobbiamo cominciare a conservare per i nostri figli». E poi gli stazzi, beni identitari, patrimonio storico e culturale della Gallura. «Io a Palau ho scelto di rispettare la tradizione del luogo, la sua storia. L’ho fatto persino nelle cose più elementari, come scegliere un cancello oppure una finestra. In quello stazzo a volte dimorano anche quaranta o quarantacinque persone, ma nessuno se ne accorge. Non possiamo chiedere a tutti di avere la stessa sensibilità, ma dobbiare dialogare per rivedere i progetti e convincere i nostri interlocutori ad armonizzare gli investimenti. Sempre e comunque rispettando le leggi vigenti». In realtà la situazione drammatica in cui versa la Sardegna – un deserto di fabbriche chiuse e disoccupazione – espone tutti al miraggio di investimenti provvidenziali. La tentazione è forte e il pericolo di «cedimenti» è sempre dietro l’angolo. «Certo – dice ancora – la Sardegna oggi vive davvero una situazione difficile. Un giovane su due è senza lavoro e il ricatto dell’occupazione è troppo pesante, però abbiamo il dovere di pensare al futuro e alla terra che lasceremo in eredità ai nostri figli. Una terra senza più acqua, consumata dalle troppe piscine. E senza agricoltura, espropriata per lasciare spazio al cemento. Eppure la Sardegna vanta prodotti della terra unici, penso al formaggio, ai salumi, alla frutta. Beni preziosi, che non si trovano altrove. La verità è che stiamo pagando un prezzo troppo alto all’industria del mattone. E poi tutte quelle aziende agricole espropriate o pignorate per debiti: intere famiglie sul lastrico e ancora una volta la terra abbandonata. La situazione è drammatica e avevo parlato di questi problemi anche con il presidente della Repubblica Napolitano, lo scorso gennaio. Vorrei non vedere più queste cose». «Ci vuole sempre buon senso, in tutte le cose – conclude Giulia Maria Crespi – anche negli interventi di tutela ambientale. Non come ha fatto il commissario del comune di Palau che ha “incatenato” le splendide dune di Cala di Trana forse per impedire l’accesso in un sito di grande valore e dunque a rischio. Il risultato è che chi vuole entrare può farlo comunque, mentre cime e catene, inutili, sono un pugno in faccia per tutti».

  19. vic
    febbraio 2, 2013 alle 6:59 PM

    io propongo una legge: i comuni devono avere una area pari al 70% del proprio territorio inedificabile . i lotti minimi di terreno inedificabile non possono essere inferiori ai 1000 ha

    • teresa
      febbraio 3, 2013 alle 6:19 PM

      Proposta interessante per limitare i danni di molti comuni che fanno polpette del loro territorio!

    • franc
      febbraio 4, 2013 alle 1:50 PM

      Pare che in Europa vari Stati abbiano una normativa per limitare il consumo del territorio. In Italia il governo Monti ha mosso i primi timidi passi in tal senso con un disegno di legge approvato in ottobre dalla Conferenza delle Regioni… ma il problema di fondo è sempre lo stesso: il buon senso! invece in Italia si fanno le leggi per eluderle appena queste ostacolano qualche interesse privato.

  20. arpia
    febbraio 3, 2013 alle 4:46 am

    Per chi legge l’inglese divertitevi!
    Ma leggete anche i commenti mentre gli altri non sardi, da Austria e Dubai commentano che si faranno danni come gia’ visti altrove e che e’ meglio dare una migliorata alle strutture gia’ esistenti, il sardo grandioso con un inglese alla pani e casu! Cosa dice? Dice che l’investimento potrebbe portare sviluppo ai sardi, che non hanno ne capitali, ne senso degli affari ne del rischio per crescere in modo indipendente. Il genio qua mostra di come si tiene alta la dignita’ della Sardegna e dei sardi, forse pensa che in inglese e in un sito arabo non lo trovi nessuno! Si potrebbe mettere il nome e cognome e mandarlo a… in sardo e inglese?!
    http://www.arabianbusiness.com/qatar-plans-1-35bn-sardinia-tourism-project-487960.html

  21. febbraio 3, 2013 alle 11:06 am

    da La Nuova Sardegna, 3 febbraio 2013
    L’Avenida de la Ilusion è in Costa Smeralda.
    È assurdo che le rigorose certificazioni sulla bellezza di un luogo possano essere contraddette per compiacere interessi soggettivi. (Sandro Roggio)

    Eccitato dai tentativi di produrre consenso per le mirabolanti prospettive del ciclo edilizio. Del quale oggi, nonostante la crisi senza tregua, è difficile nascondere i guasti. Bastano le immagini di Avenida de la Ilusion – le migliaia di case vuote schierate attorno al golf di Benalmádena nella Costa del Sol – per spiegare il dissesto economico in Spagna e i rischi della bolla globale. Per questo fa impressione la fiducia verso il mini master plan confezionato per i sindaci di Arzachena e Olbia. Ancora incoerente con le disposizioni del piano paesaggistico corroborato da una lunga serie di sentenze che hanno dato torto ad agguerriti ricorrenti. Non si può fare quasi nulla di quello che nei disegni colorati simula il futuro radioso di quei lidi. Neppure aggiungendo “un tocco d’Oriente in quel tratto della costa orientale sarda” – com’è nelle espressioni più temerarie suggerite dagli addetti stampa della Costa Smeralda2, sempre rassicuranti su impatto dolcissimo e rispetto della tradizione non si sa quale. Evidente l’obiettivo di alimentare il solito groviglio di speranze con il noto programma nebuloso: il miliardo che sarà investito (chi e come certificherà i flussi di spesa ?), gli alberghi, le villone e le villette “spalmate”, “nascoste nel verde”, senza spiegare la suddivisone dei 500/600mila mc. (e infatti i conti non tornano). E poi i soliti investimenti aggiuntivi a soccorso (università, trasporti, ospedali), le ricadute dappertutto, fino ai ritocchi da luna park (kartodromo e acquafan) che fanno rimpiangere le terrazze di Marta Marzotto. Ma finalmente, tra le notizie sulle fantastiche intenzioni della holding con il cuore d’oro, si ammette che, insomma, senza un dietrofront delle disposizioni in vigore il progetto della banca d’affari araba sarebbe respinto perché lesivo del paesaggio. Ma com’è che un imprenditore avanza proposte in contrasto con le leggi della Regione? La risposta è nel vento cagliaritano: nei palazzi della Regione dove si cerca affannosamente il modo per domare il piano paesaggistico in funzione delle attese del Qatar. E’ assurdo che le rigorose certificazioni sulla bellezza di un luogo possano essere contraddette per compiacere interessi soggettivi. Ma siamo talmente abituati all’idea di leggi fatte su misura che nessuno chiede al sindaco di Arzachena di spiegare cos’è “la sinergia per superare i vincoli del Ppr” evocata nella intervista a “La Nuova Sardegna” del 31 gennaio scorso. “Una possibilità di cui parlammo già a novembre con il presidente Monti” – aggiunge, lasciando intendere incautamente che lo Stato sarebbe pronto a ricredersi su Monti Zoppu o Razza di Juncu che sarebbero indegni di tutela perché lo chiedono a Doha. Colpisce questa propensione all’inchino: una postura che diventerà definitiva (“s’arvure torta non s’adderectat prusu” ) se la Sardegna continuerà a subire i disegni altrui. Occorre invece allacciarsi alle più moderne e evolute strategie di governo del territorio. Anche per innovare la ricettività alberghiera in Costa Smeralda. Ma non con visioni e strumenti novecenteschi. Com’è paradossalmente il decaduto programma di fabbricazione (?) di Arzachena – degli anni Settanta! – renitente ad adeguarsi alle leggi della Regione Autonoma ma pronto ad accogliere, tempestivamente e docilmente, i programmi di un emirato.

  22. febbraio 3, 2013 alle 11:13 am

    ecco il “comitato di benvenuto”.

    da La Nuova Sardegna, 3 febbraio 2013
    Costa Smeralda 2, primo sì dei sindacati. Arzachena, Idili (Cisl): «Opportunità da non perdere». Spano (Cgil): «Dialogo con l’investitore per migliorare le proposte». (Serena Lullia)

    ARZACHENA. Il piano del Qatar per la nuova Costa Smeralda sotto la lente di ingrandimento dei sindacati. Il sindaco Alberto Ragnedda ha illustrato il progetto strategico del fondo sovrano ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. E dai sindacati arriva un primo sì. Sottolinea la serietà dell’investitore Mirko Idili, segretario provinciale Cisl. «Spesso si corre il rischio di incappare in interlocutori con interessi solo speculativi – dice –. In questo caso abbiamo di fronte un fondo sovrano, uno Stato che intende fare un investimento di lungo termine e di prospettiva. Rispetto ad alcune aree depresse della Sardegna, in cui si cercano investitori purché abbiano le risorse, abbiamo a che fare con un interlocutore serio, che intende realizzare un progetto strategico che coniuga sviluppo e rispetto dell’ambiente. Parliamo di volumi importanti, anche se piccoli rispetto ai passati master plan di milioni di metri cubi, che devono comunque integrarsi con la natura e la cultura di questo territorio». Idili fa poi una valutazione del piano del Qatar dal punto di vista delle ricadute occupazionali. «Ciò che mi colpisce di questo piano è la garanzia che viene data sul fronte del lavoro – aggiunge –. 1000 addetti nella prima fase per arrivare a 2mila e 400 a regime. In una situazione come quella attuale, con tassi di disoccupazione sempre più preoccupanti e una grave crisi generale, questi sono numeri su cui bisogna riflettere. Se questa opportunità viene colta con intelligenza può dare una prospettiva di crescita di lungo periodo. Non solo per la Gallura ma per tutta la Sardegna». Il segretario della Cisl insiste poi sulla necessità di aprire un dialogo con la Qatar Holding. «Si deve far capire all’investitore che ci sono delle condizioni per realizzare l’intervento – aggiunge –, il rispetto dell’ambiente e della cultura della Gallura, il modello architettonico creato dall’Aga Khan in cui i metri cubi sono in armonia con il paesaggio. Fatte le dovute correzioni che l’amministrazione sta già valutando, bisogna non sprecare questa opportunità. Anche perché, oltre all’investimento su alberghi e residenze c’è l’interesse del Qatar per i trasporti e la sanità. Fa bene il sindaco di Arzachena a coinvolgere tutto il territorio gallurese». Fabio Spano, Cgil, si augura che la Sardegna non faccia scappare via il Qatar. «Visto il periodo di forte crisi che l’isola sta vivendo non si può non prestare attenzione a un investimento da un miliardo di euro, anche se il bene ambientale vale molto di più – dice Spano –. La disponibilità di rivedere il piano, definito non a casa plastico, è una buona cosa. Certo non deve spaventare l’idea che all’interno di 2mila 400 ettari si vogliano costruire 500mila metri cubi. I precedenti master plan sono stati ampiamente ridimensionati. Ma si deve vedere nel dettaglio dove si vogliono realizzare gli interventi e verificare anche dopo il rispetto delle norme in materia ambientale. Ho qualche perplessità sull’ipotesi di ristrutturazione degli stazzi, come del resto il Comune, perché sul rispetto degli edifici simbolo della nostra cultura non ci sono compromessi. Stiamo comunque attenti a non fare scappare dal nostro territorio un investimento di questa portata. Credo che sia fondamentale dialogare con la Qatar Holding, ragionare per creare tutti insieme il progetto più giusto per questo territorio. Sono convinto che ci siano i margini per trovare un punto di equilibrio. Dobbiamo poi avere uno sguardo di insieme, valutare e vedere le reali intenzioni che la Qatar Holding ha sul fronte dei trasporti e della sanità».

    IL SINDACO. «Spetta a noi creare un piano più coerente col territorio». (Serena Lullia)

    ARZACHENA. Non intende blindare fra i confini Smeraldi il piano strategico del Qatar. Il sindaco Alberto Ragnedda è convinto che le scelte che disegnano il futuro della Costa Smeralda debbano essere discusse e condivise anche col resto della Gallura. Ecco perché , dopo aver illustrato la bozza di piano in Consiglio, incontrerà i sindaci del territorio. Ragnedda guarda al futuro, ma tiene i piedi saldi a terra. «A oggi le norme urbanistiche sovraordinate non ci consentono di autorizzare questo nuovo master plan – spiega –. Noi crediamo che si debbano trovare le strade per portare avanti un progetto strategico per la Costa Smeralda, anche se non esattamente quello presentato dalla Qatar Holding, ma che sia il più possibile coerente e vicino alle reali esigenze della comunità gallurese e sarda. Pensiamo a una Costa Smeralda 2 che deve però integrare e unire il territorio». Ragnedda ricorda la portata dell’investimento da un miliardo di euro. «Una opportunità che va colta – aggiunge il sindaco –, ma con la consapevolezza che il primo bene che garantisce il nostro presente e garantirà il futuro è l’ambiente. Ci conforta che la Qatar Holding abbia presentato il progetto sottolineandone il valore plastico, in divenire. Ora dobbiamo costruire il piano utile per il territorio. Creare intorno a questa opportunità un progetto strategico corretto, plasmato a immagine e somiglianza della realtà in cui viene calato. E su questa filosofia ci deve essere la massima condivisione, non solo fra le istituzioni ma fra le comunità. Il nostro contributo deve essere finalizzato a ottimizzare gli investimenti, non solo dal punto di vista economico ma soprattutto sociale. Dobbiamo aumentare la competitività del nostro territorio. Intendiamo cogliere questa occasione ed essere, insieme con l’investitore, parte attiva nel creare le condizioni per un nuovo scenario».

    Presto i progetti degli stazzi in aula. Ma l’opposizione promette battaglia in consiglio comunale sul piano del Qatar.

    ARZACHENA. Da cittadino ha vissuto la nascita della Costa Smeralda e l’età d’oro del principe Aga Khan. Come assessore ai Lavori Pubblici l’era americana di Porto Cervo con Tom Barrack. Ignazio Ragnedda, il diplomatico della giunta di Pasquale Ragnedda, è pronto a dare una fiducia condizionata al nuovo investitore. Ciò che meno lo convince è il piano degli stazzi, la trasformazione in moderne suite delle antiche case galluresi. «Oltre alle bellezze naturali la Gallura è ricca di quegli edifici che fino agli Sessanta erano abitati dai pastori – spiega Ragnedda –. Strutture edilizie semplici ma funzionali, in cui si viveva con grandi sacrifici e dignità. Sarebbe bene intervenire sui ruderi o sugli stazzi in buon stato di conservazione rispettando l’antica tipologia. Si potrebbe giustificare anche qualche particolare servizio aggiuntivo, eseguito però con attenzione e buon gusto. Gli interventi vanno vagliati con attenzione, nel rispetto delle norme. È chiaro che la volontà espressa dallo sceicco del Qatar di investire ingenti risorse dimostra, oltre alle giuste aspettative di un positivo ritorno economico viene accompagnata da quel fascino che la nostra terra, con la sua gente, esercita da decenni. Credo che si debba aprire un dialogo con il nuovo investitore. Sono certo che sia prima di tutto suo interesse realizzare interventi belli, di pregio». Sulla stessa linea l’ex sindaco Pasquale Ragnedda. «La mia amministrazione ha curato principalmente l’ampliamento dei quattro hotel di lusso e aveva cominciato ad analizzare il progetto di riqualificazione del borgo – commenta –. I progetti degli stazzi erano stati depositati ma noi non li abbiamo mai visti. Di certo sono per una ristrutturazione che non comporti uno stravolgimento delle caratteristiche originali. Giusto aggiungere servizi per renderli moderni e funzionali, ma senza snaturarli». Più critiche le due opposizioni. “Arzachena concreta” e Pd. Per nulla disposte a subire il piano di sviluppo qatarino, con nuovi volumi in zone di pregio come Liscia Ruja, chiedono che sia il consiglio comunale a dettare le regole all’investitore. Ma prima di esprimere un giudizio più completo aspettano di vedere i progetti che verranno illustrati a breve in aula. (

  23. arpia
    febbraio 3, 2013 alle 7:31 PM

    Questo e’ un copia e incolla “Qatar does business, not philanthropy,” Ambassador Mohamed Al-Kuwari told Metro, the free daily… Che per chi non lo ha capito significa che fanno business, affari e non filantropia..

  24. arpia
    febbraio 3, 2013 alle 9:39 PM

    Come mai tutta questa crisi se da 50 anni il cemento doveva renderci i piu’ ricchi i piu’ felici e i piu’ avanzati? I sindacati che sono nati come supporto per negoziare tra lavoratore e padrone sono oggi un ammasso di non oso dire cosa, i sindacati che vengono chiamati in causa per fare i democratici e moderatori , oi oi oi! ajo’, ajo’. Trasparenza e verita’ sono l’unica vera salvezza , frottole, c…e e falsita’ portano solo al nulla, a Babbo Natale non credono piu’ manco i bambini, io potrei stare dove mi pare il mondo non mi spaventa, ma odio che alla mia gente vengano dette tante c……..e solo perche’ a certi fa’ comodo cosi’.

  25. febbraio 4, 2013 alle 10:34 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  26. febbraio 5, 2013 alle 2:51 PM

    da L’Unione Sarda, 5 febbraio 2013
    Porto Cervo. Raccolta di rme per salvare dal cemento l’area simbolo della tutela. «Razza di Juncu non si tocca». Due alberghi nell’oasi selvaggia tra Olbia e Arzachena. (Augusto Ditel): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20130205082228.pdf

  1. aprile 3, 2013 alle 6:57 am
  2. aprile 17, 2013 alle 11:31 am

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: