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Una stagione di caccia con tanti morti e feriti anche “umani”..


Capriolo (Capreolus capreolus)

Capriolo (Capreolus capreolus)

anche su Il Manifesto Sardo (“Una stagione di caccia di morti e feriti anche umani“), n. 139, 1 febbraio 2013

 

 

Andrea, Paolo, Stefano, Giancarlo, Stefano, Giovanni Raimondo, Y.B., Vincenzo, Nicolò, un pensionato jerzese ignoto, Giacomo, Antonio, un ventottenne mogorese, Pierfranco.

Non sono i nomi di caduti in una guerra lontana, né vittime di incidenti stradali.

Sono nomi di involontarie prede della stagione di caccia 2012-2013 nella sola Sardegna.

Morti e feriti in “incidenti di caccia”.

La contabilità dei morti e feriti umani nel corso della stagione venatoria 2012-2013 è giunta in tutta Italia, a ben 59 morti (54 cacciatori, 5 persone comuni) e 104 feriti (90 cacciatori, 14 persone comuni) umani. 

Di questi 5 morti (tutti cacciatori, dei quali uno per infarto durante una battuta di caccia e uno travolto da un torrente in piena) e 11 feriti (10 cacciatori e 1 agricoltore) in Sardegna.

Dopo ogni “incidente di caccia” il copione scivola via sempre uguale: i soccorsi del 118, le indagini dei Carabinieri, i commenti dei compagni di caccia che immancabilmente parlano di “fatalità” data la “ben nota prudenza” della vittima o dell’involontario sparatore, le proteste ecologiste.

Mestoloni, coppia (Anas clypeata)

Mestoloni, coppia (Anas clypeata)

Purtroppo ancora non si comprende e non si vuol capire come la caccia sia l’unico divertimento che procura morte.

L’11 novembre 2012 è stato colpito addirittura un bambino nel bel mezzo di una battuta di caccia al cinghiale. Purtroppo è morto due giorni dopo.

Eppure nemmeno in questo caso le associazioni venatorie hanno voluto accogliere l’invito – intelligente quanto giusto – degli stessi cacciatori dell’autogestita di Irgoli per uno stop alla caccia, almeno per una domenica, per ricordare il povero Andrea Cadinu e per riflettere su un’attività sempre più rischiosa.

L’invito è stato accolto dai colleghi cacciatori con nuovi lutti.

Purtroppo anche la commozione è stata sparata da un calibro 12.

pubblicità Federcaccia 2009

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Magari quello dell’onorevole Ignazio Artizzu, presidente della Federcaccia provinciale di Cagliari, consigliere regionale F.L.I. e già P.d.L., candidato alle prossime elezioni politiche: Rispetto molto la proposta di non sparare, ma non la rilancerò.   Insomma, il cordoglio personale è una cosa, ma non chiedetemi di rinunciare a una giornata di caccia.

L’on. Artizzu, per chi non lo sapesse, è quello che di fatto fa la politica delle associazioni venatorie in Sardegna, è quello che rappresenta i circa 43 mila cacciatori sardi.

E’ ormai una costante degli ultimi anni.

Nella stagione venatoria 2011-2012 in Sardegna vi sono stati quattro morti e quattordici feriti, tutti cacciatori (ad eccezione di un pescatore di origine romena), dei quali uno (Domenico Molino, nelle campagne di Ovilò, Loiri Porto S. Paolo) ucciso in circostanze inquietanti per cause legate al mondo venatorio e un altro deceduto per infarto durante una battuta di caccia.    In tutta Italia 25 morti (24 cacciatori, 1 persona comune) e 70 feriti (59 cacciatori, 11 persone comuni).

cartello "attenzione caccia al cinghiale"

cartello “attenzione caccia al cinghiale”

Nella stagione venatoria 2010-2011 in Sardegna ci sono stati 4 morti, tutti cacciatori, e 11 feriti, dei quali 10 cacciatori e 1 persona comune, una ragazza che cercava funghi.  In tutta Italia ben 35 morti, dei quali 34 cacciatori e 1 persona comune, 74 feriti, dei quali 61 cacciatori e 13 persone comuni.

Il trend rispetto agli anni precedenti è in deciso aumento.

morti e i feriti fra gli altri animali in una stagione venatoria si stimano in centinaia di milioni.

Una vera strage, di umani e altri animali, così, per un divertimento.

E nemmeno un barlume di autocritica, almeno di riflessione, da parte dei capipopolo delle associazioni venatorie.

Lega per l’Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

incidente di caccia

incidente di caccia

 

 

Questo è l’elenco dei morti e feriti della stagione venatoria 2012-2013 in Sardegna:

Morti: Andrea Cadinu (12 anni, originario di Onifai, ma residente a Nuoro, colpito durante una battuta di caccia al cinghiale in svolgimento nei boschi di San Michele, Irgoli, NU); Paolo Serra (66 anni, di Arzachena, capocaccia d’una compagnia di caccia al cinghiale, colpito da un colpo partito dal proprio fucile mentre era alla posta nella macchia di Monti di Li Scopi, San Pantaleo, in agro di Arzachena, OT); Stefano Cara (18 anni, di Lodè, NU, stato ucciso nel giorno del suo compleanno da un pallettone al petto di rimbalzo nei boschi del Montalbo, a Guzzurra, Lula, NU).

Inoltre, Mario Azzena (imprenditore, 70 anni, di S. Antonio di Gallura) è morto d’infarto durante una battuta di caccia, Salvatore Pala (53 anni, di Ossi) è morto nel tentativo di guadare un torrente in piena a Valverde (Alghero).

Feriti: Giancarlo Salis (51 anni, di Jerzu, nei canaloni boscosi dei Tacchi di Ulassai, OG); Stefano Cencetti (42 anni, comandante della Compagnia barracellare di Villa San Pietro, nelle campagne di Bacchixeddu di Pula, CA); Giovanni Raimondo Mele (62 anni, di Burgos, nelle campagne di So e’ Trancheri, fra Burgos ed Esporlatu, SS); Y.B. (50 anni, di Monserrato, ferito dal proprio fucile nelle campagne di Atzara, NU); Vincenzo Porcu (56 anni, poliziotto in pensione, colpito a una gamba da un proiettile di rimbalzo sparato dal proprio fucile nelle campagne di Montresta, SS); Nicolò Partis (28 anni, stato ferito al ginocchio da un colpo partito dal proprio fucile nelle campagna di Sibiola, nel Comune di Serdiana, CA); un pensionato (78 anni, di Jerzu, OG) del quale non sono state rese note le generalità (è stato ferito al piede destro da un colpo partito dal fucile di un compagno di battuta nelle campagna di Serr’e Mari, nel Comune di Tertenia, OG); Giacomo Sanna (55 anni, di Gonnesa, è stato ferito all’addome da un pallettone di rimbalzo nell’area mineraria dismessa di Malacalzetta, presso San Benedetto, Iglesias, CI); Antonio Figus (27 anni, ferito a una gamba durante una battuta di caccia nei boschi di Aritzo, NU); un cacciatore di Mogoro del quale non sono state rese note le generalità (28 anni, ferito da pallini durante una battuta di caccia agli anatidi nelle zone umide del Cirras, in Comune di S. Giusta, OR); Pierfranco Arca Sedda (30 anni, agricoltore di Sassari, ferito – a balla sola – a un polpaccio nel proprio podere a Campo Calvaggiu, presso la borgata di La Corte, Sassari).

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

(pubblicità Federcaccia, foto Raniero Massoli Novelli, da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. Ennio Marelli
    febbraio 2, 2013 alle 8:55 am

    La caccia non verrà mai fermata in questo paese di m***a

  2. febbraio 2, 2013 alle 10:18 am

    da CagliariPad, 1 febbraio 2013
    Chiude la caccia, ma non le polemiche: “Strage, di umani e animali”, Deliperi attacca Artizzu.
    Gli ambientalisti tirano le somme dell’ultima tragica stagione venatoria e accusano: “Nemmeno un barlume di autocritica da parte dei capipopolo delle doppiette”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1107

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    da Alguer.it, 1 febbraio 2013
    Questo il bilancio della stagione venatoria 2012-13 in Sardegna denunciato dalle associazioni ambientaliste. Cinquantanove i morti in tutta la Penisola.
    Chiude la caccia: 4 morti e 11 feriti: http://notizie.alguer.it/n?id=55227

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    da Notizie Tiscali, 1 febbraio 2013
    Gli ecologisti contro la caccia: http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/13/02/01/incidenti_caccia.html

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    da Sassari Notizie, 1 febbraio 2013
    I NUMERI. Caccia: 5 morti e 11 feriti nell’isola. «Qualcuno faccia autocritica»: http://www.sassarinotizie.com/articolo-15108-caccia_5_morti_e_11_feriti_nell_isola_qualcuno_faccia_autocritica.aspx

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    da Casteddu online, 1 febbraio 2013
    Stagione venatoria in Sardegna: 5 morti e 11 feriti. Incidenti in aumento: http://www.castedduonline.it/sardegna/stagione-venatoria-sardegna-5-morti-11-feriti-incidenti-aumento

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    dal sito web della L.A.C., 1 febbraio 2013
    Una stagione di caccia con tanti morti e feriti anche umani: http://www.abolizionecaccia.it/notizie/comunicati-stampa/comunicati-stampa/articolo/sardegna-una-stagione-di-caccia-con-tanti-morti-e-feriti-anche-umani.html

  3. febbraio 2, 2013 alle 11:01 am

    non è “il sito di Deliperi”, è il sito del GrIG. 😉

    da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2013
    COMITATO FAUNISTICO REGIONALE. Ironia sui cacciatori morti, l’Ucs contro un ambientalista. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Scoppia un caso all’interno del Comitato faunistico regionale, l’organo consultivo che contribuisce alle decisioni sul calendario venatorio: il presidente dell’Ucs – Unione cacciatori di Sardegna – Bonifacio Cuccu ha scritto una nota all’assessore regionale all’Ambiente per chiedere provvedimenti contro Paolo Fiori, rappresentante degli anti-caccia e degli ecologisti, che in un post apparso sul sito del Gruppo di intervento giuridico «ironizzava sulle vittime della caccia». Cuccu parla di «infelici dichiarazioni» e di «persona poco equilibrata» sollecitando l’apertura di una discussione. Il commento di Fiori è riferito al confronto nato all’interno del comitato sulla recente ordinanza con la quale in Consiglio di Stato ha bocciato il calendario venatorio sardo tagliando quattro giornate di attività per il tordo e la cesena. Scrive Fiori: «Non dico che sono felice, ma comunque contento che i cacciatori si sparino tra di loro o che siano vittime di incidenti». Un’affermazione dal tono paradossale affidata a un blog di ecologisti, che il presidente dell’Ucs ha interpretato alla lettera e che Fiori non ritira: «Un’affermazione forte, certo – sono le sue parole – ma seppure io non auguri la morte a nessuno spero che serva a risvegliare le coscienze rispetto a un problema serissimo. La mia è solo una provocazione, i pallettoni dei cacciatori uccidono davvero». Ora dovrà esprimersi l’assessore all’ambiente, difficile che Fiori decida di dimettersi: «Ha la nostra piena fiducia – ha confermato Stefano Deliperi, del Gruppo di intervento giuridico – deve restare al suo posto». Proprio sul sito di Deliperi è comparso ieri il bilancio sanguinoso della stagione venatoria 2012-2013: 59 morti e 104 feriti in Italia, 5 morti e 11 feriti in Sardegna. Un’ecatombe, dove a perdere la vita o la salute non sono stati solo cacciatori ma anche persone che hanno avuto la sfortuna di imbattersi in proiettili vaganti. «Purtroppo – scrive Deliperi in una nota – ancora non si vuole comprendere come la caccia sia l’unico divertimento che procura morte. L’11 novembre scorso è stato ammazzato un bambino di undici anni durante una battuta al cinghiale, ma nemmeno in questo caso le associazioni venatorie hanno voluto accogliere l’invito a fermare la caccia almeno per una domenica degli stessi cacciatori dell’autogestita di Irgoli. Uno stop per ricordare il povero Andrea Cadinu e per riflettere su un’attività sempre più rischiosa».

    CAGLIARI. Doppiette in piazza «Vogliamo sparare anche a febbraio».

    CAGLIARI. La caccia alle specie migratorie deve poter essere effettuata anche a febbraio, in quanto questi volatili (tordi, beccacce e cesene) possono essere avvistati da fine gennaio sino a fine marzo. È questa la richiesta che un gruppo di cacciatori sardi, durante un presidio davanti all’assessorato dell’Ambiente, ha portato all’attenzione dell’assessore regionale, Andrea Biancareddu, che ha incontrato la delegazione di manifestanti. L’esponente della giunta Cappellacci ha confermato l’esigenza che qualsiasi modifica normativa del calendario venatorio regionale debba essere supportata da dati scientifici. I cacciatori radunati a Cagliari, illustrando le criticità dell’attività venatoria, hanno ricordato all’assessore Biancareddu che «nella vicina Corsica le specie migratorie possono essere cacciate da tutti, residenti e non, sino al 20 febbraio 2013, mentre in Sardegna serve una deroga che contiene anche prescrizioni limitative dell’attività. Il cacciatore deve essere visto come una risorsa e non come un pericolo – hanno spiegato le doppiette – noi possiamo davvero essere al servizio della comunità sarda».

  4. febbraio 2, 2013 alle 10:33 PM

    I cacciatori in Italia saccheggiano la biodiversità incuranti dei principi di conservazione.

    Falco lodolaio, specie particolarmente protetta, colpito da una rosata di pallini in Liguria
    Caccia – Termina al tramonto del 31 gennaio la stagione venatoria 2012/13
    Un calendario ripercorre i casi di bracconaggio piú gravi ad opera delle doppiette in tutta Italia

    Si conclude al tramonto di stasera, giovedì 31 gennaio, la stagione venatoria 2012/13; proseguirà in un numero limitato di regioni soltanto la caccia di selezione ai cervidi (che ha periodi di caccia più diluiti nel corso dell’anno).
    Le associazioni per la tutela faunistica LEGA ABOLIZIONE CACCIA e C.A.B.S. (Comitato internazionale contro lo sterminio dell’avifauna) ricordano che sono 380 i casi di bracconaggio piú gravi di cui si è venuti a conoscenza nel corso del 2012-2013 in tutta Italia. Lo ricordano l attraverso il “Calendario dei cacciatori bracconieri”, giunto quest’anno alla seconda edizione.
    “Abbiamo selezionato dalle notizie di stampa e dal network delle guardie venatorie solo quei reati gravi, che comportavano un danno significativo alla biodiversità, perpetrati da cacciatori veri e propri, ovvero in possesso di licenza di caccia e porto d’armi” – riferisce Alex Heyd, direttore del CABS.”Volevamo comprendere l’impatto della caccia sulla fauna selvatica in Italia e la responsabilità del mondo venatorio”.
    Ne è emerso un quadro allarmante: almeno 1.167 cacciatori (su un totale che è sceso a fine 2012 sotto i 700.000) sono stati colti in flagranza di reato, a cacciare in parchi nazionali, a catturare animali con trappole, reti o archetti, a usare richiami illegali per attrarre più esemplari da abbattere e soprattutto ad abbattere specie protette e particolarmente protette. Il quadro non tiene conto delle infrazioni amministrative che non sono di competenza dei tribunali, ma delle Province. Minore il numero di reati venatori perpetrati da persone del tutto prive di licenza di porto di fucile ad uso caccia.
    Ne hanno fatto le spese – e sono solo i casi noti, la minima punta di un iceberg – 119 esemplari di animali fra i più rari del nostro paese, dai gufi reali, le cicogne bianche e le nere, numerose aquile, falchi, fenicotteri, lupi. Persino i rarissimi ibis eremita, la cui popolazione mondiale ammonta a poche centinaia di esemplari e oggetto di un progetto di reintroduzione transnazionale, sono stati presi di mira dai cacciatori, non appena sono arrivati in Toscana.
    “Tra i cacciatori italiani emerge una quota sensibile propensa a trasgredire in modo non occasionale la normativa” – afferma Graziella Zavalloni della LAC, Lega Abolizione Caccia.”C’è in Italia una mala-caccia. I cacciatori non sono portatori di cultura, ma di un’attitudine irresponsabile nei confronti dell’ambiente e della fauna. Li agevola in questo un sistema di controlli e di sanzioni ancora carente. I massimali delle sanzioni statali non sono aggiornati da 20 anni. Non mi stupisce che il bracconaggio imperversi e che nel 2012-13 si siano registrati un 10% in più di casi rispetto all’anno precedente e alcuni di essi estremamente gravi.
    “La caccia è una delle principali minacce per la biodiversità in Italia – questa è la conclusione di CABS e LAC – al di là delle questioni di principio caccia sì/caccia no. Finché sopravviverà questa mancanza di etica venatoria, non vi saranno controlli seri e un sistema di sanzioni che funzioni da deterrente, specie protette e globalmente minacciate verrano sterminate nella nostra penisola, i parchi non saranno oasi sicure e trappole e reti non scompariranno dai boschi.

    Alcuni dati che emergono dal Calendario:
    1) 380 casi registrati
    2) 1.167 cacciatori osservati in attivitá di bracconaggio
    3) Aumento dell’80% del bracconaggio a stagione di caccia aperta (Settembre-Gennaio)
    4) Il 66% dei reati sono compiuti ai danni degli uccelli, contro un 34% di bracconieri che puntano ai mammiferi
    5) Il reato più diffuso è l’uso di richiami elettromagnetici (per attrarre più esempari a portata di fucile) col 22%, segue l’abbattimento di specie protette al 18,5%,, la caccia in zona di divieto col 15%, l’uso di mezzi non consentito (reti, trappole, armi non consentite, silenziatori) all’11%, l’abbattimento di specie estremamente protette all’8%.
    6) Le Province più afflitte dal bracconaggio e in cui si concentra la vigilanza sono Brescia (18%), Pavia (8%), Salerno (4%), Cosenza (3%), Trento (3%), Grosseto (3%), e diverse aree della Sardegna.

    La Sardegna detiene il triste primato di morti e feriti durante le braccate al cinghiale.

  5. febbraio 4, 2013 alle 2:51 PM

    l’Assessore Biancareddu non ha detto una parola nemmeno su quanti “umani” sono stati “sparati” in questa stagione di caccia, complimenti.

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 1 febbraio 2013
    Caccia, Biancareddu: massima condivisione problemi mondo venatorio Sardegna.
    L’assessore ha rassicurato i manifestanti sul suo impegno e sulla sua sensibilità a favore della categoria e dell’attività venatoria in generale, che rappresenta anche in Sardegna un importante strumento di sviluppo e controllo del territorio: http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=220393&v=2&c=39&t=1

  6. quinnipack
    febbraio 4, 2013 alle 5:11 PM

    Voi, invece, con un vostro “autorevole” (sic!) rappresentante siete intervenuti in maniera estremamente costruttiva sull’argomento: ironizzando e gioendo sulle sfortunate vittime ed augurando il superamento del macabro “record” dei decessi per incidenti di caccia.
    E’ vergognoso che l’autore di tale stupida bravata, evidentemente portatore di insani pensieri, non si sia ancora dimesso dal suo incarico, scusandosi con le famiglie ed i compagni delle vittime, ed è vergognoso che tale soggetto non sia stato isolato dagli esponenti del mondo ambientalista che tanto vanto si danno per una loro presunta superiorità etica!

    • febbraio 4, 2013 alle 5:24 PM

      voler a tutti i costi attaccarsi a uno sfogo dettato dall’esasperazione, seppure “sopra le righe” e non condivisibile, pur di non affrontare il vero problema determinato da una caccia che oggi rappresenta un vero e proprio pericolo per la sicurezza significa non avere argomenti.
      Questa è l’unica cosa che sapete dire in relazione alle decine e decine di morti e feriti in tutta Italia (Sardegna compresa) per “incidenti di caccia”?
      Questa è l’unico argomento davanti alla drammatica morte di un bambino durante una battuta di caccia al cinghiale?
      Nessuno parla di “superiorità etica” di chicchessìa, questi sono discorsi che lasciamo a qualche imbecille “teorico della razza”. Parliamo di un problema concreto sul quale le associazioni venatorie e molti cacciatori glissano sistematicamente, purtroppo.
      Quando ne vorrete parlare, sarete sempre i benvenuti.

      Stefano Deliperi

  7. Mario Atzeni
    febbraio 4, 2013 alle 5:54 PM

    Dai Stefano, qualcuno di voi ha mai parlato di tutelare l’uomo dalle morti bianche (lavoro, incidenti stradali, incidenti naturali, suicidi, etc etc……….). che ripetutamente avvengono nella società? Vi siete attaccati da 20 anni a questo, come emblema dell’anti caccia, sollevando clamori e scandali. E tutyi coloro che muoiono in circostanze fortuite e se ne vanno in silenzio e in totale trasparenza? Che dobbiamo dire di questo? Se non volete tutelare l’uomo in quanto “categoria”, tutelatelo in quanto “animale”, da bravi “animalisti”! Ma proteggetelo da TUTTO e non usate questi numeri come slogan!

    • febbraio 4, 2013 alle 7:41 PM

      Mario, a parte il fatto che di “morti bianche” ci siamo occupati parecchie volte (es. https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/11/18/processo-thyssen-prima-condanna-per-omicidio-volontario-in-un-processo-per-morti-bianche/, https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/07/04/tre-morti-alla-saras-tre-condanne-tre-assoluzioni/, ecc.), morti e feriti per “incidenti di caccia” avvengono per un’attività “pericolosa” per puro divertimento, non per ragioni di lavoro o utilità in senso lato.
      E si tratta di un’attività “pericolosa” che può causare danno anche a chi non c’entra nulla (es. agricoltori, escursionisti, ciclisti, ecc.) o nei confronti di chi non dovrebbe esser posto in pericolo (es. bambini coinvolti in battute di caccia).
      Qui sono le differenze! E non sono secondarie, altro che slogan.
      E’ sbalorditivo come voi cacciatori (in gran parte) e le vostre associazioni facciate di tutto per evitare di parlare del problema, per minimizzare e per non ricercare qualche soluzione.

      Stefano Deliperi

      • Mario Atzeni
        febbraio 4, 2013 alle 8:12 PM

        che la caccia in Sardegna abbia un ruolo marginale, questa è una tua opinione! In altri post ti ho spiegato come la penso io. C’è da dire che in Sardegna, quasi la totalità degli incidenti accadono a cacciatori o a partecipanti della battuta di caccia. Ora perché fare un processo alla caccia, se la quasi totalità delle vittime sono cacciatori stessi, quindi persone maggiorenni e vaccinati che escono di casa pur sapendo cosa rischiano? L’incidente può accadere sempre pur prendendo tutti gli accorgimenti possibili. Tu, come tutti, quando esci di casa e ti siedi in macchina per fare un lungo viaggio, magari non per lavoro, ma perché ti piace guidare e osservare tanti posti. sai per certo che ci sei entrato ma non puoi sapere per certo se ci esci vivo, pur con tutti gli accorgimenti..codice della strada, strade di ultima generazione, macchine sempre più sicure etc..dove vuoi arrivare a stabilire un limite di età? Di quanto? Ora ti chiedo chi ti sta più a cuore il giovane 18 enne o il 50 enne con famiglia? Chi vale di più?

  8. Paolo Fiori
    febbraio 4, 2013 alle 7:52 PM

    lettera inviata alla Segreteria del Comitato Faunistico regionale sardo.

    Egr. Dr. Brugnone,
    La ringrazio per avermi inviato la comunicazione dell’UCS relativamente alle mie dichiarazioni, apparse sul blog del Gruppo d’intervento giuridico, di cui mi assumo la piena responsabilità. Riconosco che tali dichiarazioni siano indubbiamente “forti” ma, per chi conosce la mia storia personale, sono volutamente provocatorie e volte a stigmatizzare una situazione nel mondo venatorio non più tollerabile. Sono troppi anni ormai che le stagioni venatorie si concludono con un tragico bilancio di vittime non solo animali ma anche umane (in Italia nel 2012 ci sono stati 59 morti di cui solamente in Sardegna negli ultimi tre anni oltre dieci, oltre ai numerosi feriti). Bilancio caratterizzato, quest’anno, dalla morte di due giovanissimi, fra cui un bambino di 12 anni, che rende l’attività venatoria non più un problema di sicurezza personale, una fatalità, ma un vero e proprio fenomeno di allarme e sicurezza sociale.
    Di questo mi è sembrato che non si sia presa coscienza da parte del mondo venatorio, impegnato a scendere in piazza per qualche giornata in più di caccia, piuttosto che interrogarsi se non sia il caso di invertire la rotta e capire quali soluzioni adottare.
    Questo è stato il mio intento. Se lo “scandalo” delle mie parole ha messo in imbarazzo i colleghi del comitato faunistico, in primis l’Assessore, urtando la sensibilità di qualcuno, me ne scuso. Tuttavia, mi auguro che possa servire a sollecitare anche il Suo Assessorato a farsi parte attiva per una giornata di riflessione pubblica e conseguentemente trovare le opportune soluzioni.
    In ogni caso, ho informato di questa vicenda il responsabile dell’ associazione “Amici della Terra” che rappresento nel Comitato.
    Cordiali saluti.

    Paolo Fiori

    • quinnipack
      febbraio 5, 2013 alle 8:29 am

      Veramente patetico sig. Fiori. Peggio dei bambini trovati con le ditta dentro il vaso della marmellata. Ora cerca di arrampicarsi sugli specchi per giustificare il suo macabro e crudele pensiero; cerca di descrivere come “provocazione” quella che invece si è rivelata solo una stupida bravata, una cattiveria degna di una persona priva di scrupoli.
      Sig. Fiori, non deve scusarsi con l’Assessore, ma con le famiglie ed i compagni delle sfortunate vittime degli incidenti. E per rendere credibili le scuse deve immediatamente dimettersi dal C.F.R. Altrimenti, ogni sua ulteriore parola non sarà altro che uno squallido tentativo di fuggire alle sue responsabilità per conservare la “poltrona” che indegnamente occupa.

      • febbraio 5, 2013 alle 3:05 PM

        di grazia, Quinnipack, oltre agli strali nei confronti di Paolo Fiori, hai qualche idea riguardo i tanti morti e feriti determinati da “incidenti di caccia”?
        Pensi che si possa proporre qualcosa in proposito o pensi che vada bene tutto così?

        Stefano Deliperi

        P.S. vogliamo parlare dei cacciatori che definiscono gli “animalisti” come “eredi dei nazisti” o affermano che “gli animalari sono sterminatori per natura della razza umana”? (vds. http://www.ilcacciatore.com/2013/02/04/sardegna-ironia-sui-cacciatori-morti-scoppia-la-polemica/) o di alcuni deliranti commenti presenti in questi (http://www.arsvenandisardegna.it/caccia/paolo-fiori-risponde-alla-nota-ucs-su-gravi-dichiarazioni-contro-cacciatori, http://www.bighunter.it/Caccia/ArchivioNews/tabid/204/mid/730/newsid730/12081/dnnprintmode/true/Default.aspx?SkinSrc=%5BG%5DSkins%2F_default%2FNo+Skin&ContainerSrc=%5BG%5DContainers%2F_default%2FNo+Container) siti web?

      • quinnipack
        febbraio 6, 2013 alle 8:53 am

        Vede sig. Deliperi, io idee per incrementare la sicurezza della caccia, salvaguardare l’ambiente e la biodiversità ne avrei a decine. E’ spesso ho provate ad esporle, anche su questo sito. Però, mi creda, è veramente difficile imbastire un ragionamento serio con chi ha i paraocchi, con chi per principio vorrebbe solo l’eliminazione totale della caccia.
        Sia sincero, mi dica Lei come potrebbe farsi una discussione seria sui problemi venatori con delle persone che aderiscono ad una associazione denominata “Lega per l’abolizione della caccia”, il cui unico punto all’ordine del giorno è solo ed esclusivamente quello di trovare pretesti per “abolire la caccia”.
        Sia sincero, a Lei ed a tanti altri degli incidenti di caccia e delle vittime della caccia non frega un bel niente (“non ve ne può fregà de meno” come direbbero i romani). Per il semplice motivo che il 95% dei coinvolti sono cacciatori, ed il 100% dei risarcimenti sono pagati dalle assicurazioni dei cacciatori. Se veramente vorreste fare una discussione seria, sareste i primi a riconoscere che la caccia, tra le attività umane, è una delle discipline statisticamente meno pericolose (meno dello sci alpino, meno dell’escursionismo, meno degli sport subacquei, meno del ciclismo, del motociclismo, …). Ovviamente ciò non toglie che ogni ulteriore iniziativa valida a migliorare “realmente” la sicurezza della caccia sarebbe la benvenuta.
        Purtroppo so già che per molti di Voi la sola iniziativa valida a migliorare la sicurezza sarebbe l’abolizione della caccia! Per Voi gli incidenti di caccia non sono altro che un pretesto per chiedere ulteriori restrizioni all’attività venatoria, volti a renderla di fatto impraticabile e finalizzati ad una sua totale abolizione.
        Il Vostro, spesso, non è reale dolore per le vittime, ma becero sciacallaggio: ecco il perché i miei strali contro un componente del C.F.R. che anziché contribuire ad una gestione corretta e scientifica del patrimonio faunistico regionale, si comporta come un bulletto di periferia ironizzando sul dolore delle famiglie.
        Sia sincero, sig. Deliperi, mi dica, che c’entra battersi allo stremo (in Consiglio di Stato!) per la chiusura della caccia al tordo al 10 gennaio (specie considerata da Birdlife International in buono stato di conservazione, in Spagna, Grecia e Francia – Corsica – cacciabile sino a febbraio) con la sicurezza della caccia?
        Che c’entra battersi come leoni, ogni anno, per limitare ulteriormente quello che è unanimemente riconosciuto come il calendario più restrittivo d’Italia?
        Sia sincero, sig. Deliperi, è a conoscenza del fatto che la quasi totalità degli incidenti accadono durante le battute di caccia al cinghiale? Comprende che più si limita la caccia minuta, maggiore sarà il numero di cacciatori che si dedicheranno al cinghiale? E, tanto più numerosi saranno i partecipanti alla caccia grossa, tanto maggiori saranno le probabilità di incidenti, e tanto maggiore sarà il disturbo che questi talvolta arrecano.

  9. febbraio 4, 2013 alle 10:31 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

    • Paolo Fiori
      febbraio 5, 2013 alle 2:19 PM

      si figuri quinnipack se rispondo ad uno che si trincera dietro uno pseudonimo per sparare il suo fiele; mi ricorda certi sardi che con il fucile si nascondono dietro un muretto a secco per un’imboscata alle spalle; e se leggesse bene la lettera, vedrebbe che io non sfuggo ma anzi me ne assumo interamente la responsabilità, con nome e cognome…..

  10. arpia
    febbraio 5, 2013 alle 4:03 am

    I siti dei cacciatori che erano semi dormienti sono in fervore, poche righe non grandi conversazioni!
    Qua vedo che il dibattito e’ un po’ arenato su certi punti, si parte dalle uccisioni in caccia e si va’ nelle morti in altri settori, per rimanere in tema come sempre e non allontanarsi dai punti centrali, potremmo parlare delle morti negli incidenti aerei, hanno le ali ci potrebbe pure stare no?!!!!!!!!!!!!! Mi viene da ridere, ma non voglio di sicuro reiniziare, la lunga tiritera.

    • Mario Atzeni
      febbraio 5, 2013 alle 10:17 am

      Arpia, io, come tanti ritengo che la morte sia una tappa della vita. Se morire a caccia è una morte stupida per voi, esistono cento cinquanta mila modi per morire, con cause diverse. Un cacciatore muore con la consapevolezza del pericolo, ma muore esercitando un qualcosa che gli piace. Morire a 16 anni, a 18, a 55 ecc..che differenza fa? La morte è morte per tutti. Dal punto di vista umano ciascuno ha il proprio valore, indipendentemente dall’età. Un ragazzo di 18 anni, ha una potenziale vita davanti ben più lunga di uno di 50. Un uomo di 50, ha moglie e figli, e responsabilità che un ragazzo di 18 anni non ha. In entrambi casi la morte, lascia grandi perdite. Morire a caccia, non è tanto più stupido del morire colpito da un fulmine, annegati, etc etc. Si vuole ridurre gli incidenti di terzi? ok. Si vuole proibire la partecipazione alla caccia grossa ai minori di 16-18 anni? Va bene. Ma allora chiedo una cosa..visto che la caccia è una concessione garantita dallo Stato attraverso una legge, dove per SICUREZZA, si fanno rispettare:distanze da strade, abitazioni, si obbliga l’utilizzo dei gilet ad alta visibilità etc etc..perché non si chiede una legge dove la gente comune viene OBBLIGATA A MANTENERE UNA DISTANZA DI SICUREZZA DAI CACCIATORI DURANTE L’ATTIVITÀ VENATORIA? D’altronde sono i Terzi che volete tutelare e non i cacciatori, quale miglior modo se non questo?

      • febbraio 5, 2013 alle 3:09 PM

        idea geniale: perchè allora non una bella proposta di legge per obbligare le persone “comuni” a scansare pallettoni e pallini? Se colpiti, li si condanna a tre anni di galera.
        Ma un discorso serio con voi cacciatori su questo problema proprio non si può fare, vero?

        Stefano Deliperi

      • Mario Atzeni
        febbraio 5, 2013 alle 4:26 PM

        Ahah..dai Deliperi fai il serio. Se tu non ci metti il naso in mezzo ad una battuta stai pur tranquillo che non ti accade niente.:-) Nel libretto ci sono 41 o 42 giorni di caccia, che in confronto ai 365 giorni dell’anno nel quale poter girovagare sono niente. Oltretutto, distribuiti nell’arco di 5 mesi, la domenica o il giovedì. Una persona, intelligente, se non vuole richiare deve stare a debita distanza. Ma siccome questo buon senso viene meno, perché non farlo diventare legge??

  11. arpia
    febbraio 5, 2013 alle 1:53 PM

    Non credo che tutti siano pronti a essere cosi’ fatalisti sulla morte se no gli ospedali sarebbero vuoti. Credo che tanti dovendo scegliere preferirebbero vivere. E’ importante preservare la vita e spetta in particolare alle istituzioni tutelare quella dei soggetti piu’ deboli,di chi non vuole morire per le disattenzioni altrui, spetta alle istituzioni tutelare la vita dei bambini, se esistono ad es. leggi contro il lavoro minorile e il divieto della vendita delle sigarette ci sara’ un motivo. Sarebbe meglio che questo tipo di tutela si estendesse anche per evitare di farli andare in un ambiente ad alto rischio come quello della caccia. Penso che le madri che hanno perso quei figli non pensino che tanto si deve morire ma magari pensano se solo la legge avrebbe protetto mio figlio non saremmo qua a piangere. Per me le leggi se proteggono non sono mai troppo, sono poche invece se anche quelle che ci sono non funzionano o funzionano male.Ovviamente il mio e’ un modesto punto di vista, se per altri prendere questi rischi e’ accettabile, se per altri ammazzare e spellare e’ un valore dovremmo come dicevano alcuni osservarlo dal punto di vista antropologico, come una specie di ricerca sul campo! Avevo detto niente piu’ tiritera!

  12. Nikki
    febbraio 5, 2013 alle 3:19 PM

    da cittadino italiano non cacciatore che vive in un paese credo che sia una prevaricazione dei miei diritti trovarmi i cacciatori che sparano nei miei terreni, fin dietro casa con il rischio di colpire i presenti, per non dire della maleducazione tutte le volte che li ho invitati ad allontanarsi!

    • Mario Atzeni
      febbraio 5, 2013 alle 4:21 PM

      Nikki il cacciatore ha distanze da rispettare dalla tua abitazione. Se uno fa la cazzata, paga!! Perché la legge in questo paese serve a questo. Ma se un cacciatore, si dovesse trovare nei tuoi terreni e questi non sono soggetti a nessun vincolo, (oasi, riserve, parchi, fondo chiuso..etc etc) oppure non è presente bestiame o non sono in attualità di coltivazione, beh pur essendo nei tuoi terreni non puoi alzare un dito. Ricordati che hanno una concessione dello Stato e ricordati che veder passeggiare uomini armati, ti potrebbe urtare, ma non sono delinquenti. Non vanno li per farti del male, se sono Cacciatori.

  13. Mario Atzeni
    febbraio 5, 2013 alle 4:15 PM

    Ehi Arpia, penso che di mamme che piangono i loro figli ce ne sono tante, morti in svariate situazioni anche tutelati da una legge. Quando la morte arriva non c’è nessuna legge che tenga. Tutti preferirebbero vivere, hai ragione. Per non morire, e quindi vivere, bisognerebbe non rischiare, e in questa società “non rischiare” significa “non vivere”…tira tu le somme..visto che mi sei sembrata una persona ragionevole e con una mentalità aperta, ti invito a visitare il sito di Big hunter..nell’ultimo articolo c’è un lunghissimo elenco di dati Istat (e non di Federcaccia e compani) sulle vittime di incidenti stradali, fortuiti e domestici che sono accaduti nel nostro paese. Facci un pensierino.

  14. febbraio 5, 2013 alle 4:44 PM

    Mario Atzeni :

    Ahah..dai Deliperi fai il serio. Se tu non ci metti il naso in mezzo ad una battuta stai pur tranquillo che non ti accade niente.:-) Nel libretto ci sono 41 o 42 giorni di caccia, che in confronto ai 365 giorni dell’anno nel quale poter girovagare sono niente. Oltretutto, distribuiti nell’arco di 5 mesi, la domenica o il giovedì. Una persona, intelligente, se non vuole richiare deve stare a debita distanza. Ma siccome questo buon senso viene meno, perché non farlo diventare legge??

    fammi capire, sono soltanto le persone “comuni” che possono avere “buon senso”?
    Vabbè, Mario, accettiamo il tuo outing 😛

    Stefano Deliperi

    • Mario Atzeni
      febbraio 5, 2013 alle 5:03 PM

      :-)..lo ammetto sei simpatico! Se alle persone insegnaste che la domenica, è meglio non avvicinarsi alle battute di caccia, in quanto anche i cacciatori hanno i loro diritti in quanto cittadini italiani, garantiti da una legge, non ci sarebbero disgrazie a Terzi. L’idea che la Natura è un patrimonio della collettività io personalmente la ritengo giusta. Ed è per questo che son nate aree protette! Caccia of limits. Per tutti i proprietari terrieri che non sono d’accordo sulla violazione della proprietà privata da parte dei cacciatori, perché non chiedete che l’articolo della 157/92 che recita “la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato”venga modificato a..”la fauna è patrimonio indisponibile del PRIVATO” (come in certi paesi Europei, ossia appartiene al proprietario del terreno in cui si trova)..così voi proprietari sareste liberi di mandare via i cacciatori quando volete. Associazioni Animaliste..voi sareste d’accordo? Avrete motivo di esistere, se la fauna selvatica, non appartenesse più allo stato ma al privato, in questo modo che voce avreste in capitolo (ecco perché in certi paesi Europei sono un’altissima minoranza)?

      • febbraio 5, 2013 alle 5:23 PM

        Mario, al di là dell’ironia e di una sana risata, considera che com’è effettuata oggi la caccia è una vera e propria “attività pericolosa”, nonostante tutto il buon senso che il malcapitato cittadino “comune” possa avere.
        Questo è il racconto di una “normale” giornata di caccia vissuta da uno di questi: https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/12/22/una-consueta-battuta-di-caccia-dietro-casa/ .
        Posso assicurarti che racconti come questo, firmati con nome e cognome, ce ne arrivano tantissimi.
        A questo punto, mi pare per voi cacciatori solo autolesionistico continuare a non prenderne atto.
        Alla lunga chi ci perde siete solo voi.

        Stefano Deliperi

  15. Mario Atzeni
    febbraio 5, 2013 alle 5:51 PM

    gruppodinterventogiuridicoweb :
    Mario, al di là dell’ironia e di una sana risata, considera che com’è effettuata oggi la caccia è una vera e propria “attività pericolosa”, nonostante tutto il buon senso che il malcapitato cittadino “comune” possa avere.
    Questo è il racconto di una “normale” giornata di caccia vissuta da uno di questi: https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/12/22/una-consueta-battuta-di-caccia-dietro-casa/ .
    Posso assicurarti che racconti come questo, firmati con nome e cognome, ce ne arrivano tantissimi.
    A questo punto, mi pare per voi cacciatori solo autolesionistico continuare a non prenderne atto.
    Alla lunga chi ci perde siete solo voi.
    Stefano Deliperi

    Stefano, a parte che un cacciatore può sparare a 150 mt di distanza di spalle o di lato, e una volta e mezzo la gittata in direzione. È logico che la forstale non interviene se non sussiste il reato.Se le poste si trovano “di spalle” a debita distanza dell’abitazione dov’è il reato? Non ci sarebbe stato neanche pericolo perché le fucilate erano rivolte nella parte opposta. Questo articolo, con gli eufemismi rivolti ai cacciatori mette in risalto l’odio verso la categoria di questa signora causata da una fortissima ignoranza in materia. Consiglio la signora di stare tranquilla a casa sua.

    • febbraio 5, 2013 alle 8:34 PM

      è un po’ troppo semplicistico non prendere in considerazione gli altri, soprattutto quando sono la stragrande maggioranza…

      Stefano Deliperi

  16. arpia
    febbraio 5, 2013 alle 6:00 PM

    Toglietemi una curiosita’, diversi cacciatori vengono beccati a fare bracconaggio, pensavo venissero puniti e gli venisse tolto il porto d’armi invece mi sa’ che si prendono solo piccole bacchettate sulle mani. Voi cacciatori fate delle petizioni perche’ questi vengano cacciati, allontanati? Tornando al tema delle morti se per quello le morti in casa per incidente domestico o omicidio sono tante per quello che si cerca di aumentare la sicurezza degli impianti e si chiedono leggi rigide per le violenze e cosi’ via, il punto e’ che il tema qua e’ un altro. Non stiamo parlando di tutte le morti in generale. Se no finiamo pure a parlare kamikaze,di morti per guerre di religione e via dicendo tra’ un po’. Secondo me Mario il temerario era un altro e si cambia il nome e certi commenti passati non mi sembrano farina del suo sacco, pero’ e’ l’unico sopravvissuto. Fosse stato un anti-caccia nel blog caccia lo avrebbero sbranato. Ricevera’ dai colleghi la stella da sceriffo! Solo per un motivo di correttezza volevo far notare una frase vista qua e sul sito cacciatori, che i bambini che si trovano con le mani nella marmellata e’ perche’ lo fanno di nascosto, il commento anti-caccia era invece fatto su un blog pubblico e alla luce del sole.

    Volevo regalarvi una piccola barzelletta io non la conoscevo, ma magari voi si ,che ho trovato e penso rispecchi un po’ il pensiero dell’antì-caccia e un po’ l’idea del karma

    Un cacciatore muore e va in cielo. viene rimandato sulla terra sotto forma di lepre. un giorno trovandosi di fronte un cacciatore che sta per impallarlo, grida: – non mi spari la supplico! non ci crederà ma prima di essere una lepre ero un cacciatore come lei!
    il cacciatore tenendo il fucile puntato risponde:- le credo eccome:il fatto è che io prima… ero un fagiano!

    • Mario Atzeni
      febbraio 5, 2013 alle 9:34 PM

      Arpia. Sono io e sono autentico. Per levarti il porto d’armi oggi giorno basta veramente poco. Una denuncia nel penale, e al momento del rinnovo, il commissariato osserva la fedina penale, e stai pur tranquilla che di porto e.armi non ne rivedi. Uahahah..bellina! E se il cacciatore che stava per sparare nella vita precedente fosse stato una volpe??:-)

  17. Mario Atzeni
    febbraio 5, 2013 alle 6:46 PM

    Stefano, da tempo ho una domanda da fare associazione animalista.Siccome mi stai simpatico, la rivolgo a te. La vostra esistenza è correlata all’ esistenza della caccia? Per esempio, la Lac, lega abolizione caccia, esisterebbe ancora se non esistesse la caccia?? E tutte le altre associazioni? Avrebbe senso avere parchi wwf, oasi, parchi regionali, sic, zps se non esiste più la caccia? E il comitato regionale faunistico? Un’altra cosa la comunità europea stanzia dei fondi per le vostre associazioni?

    • febbraio 5, 2013 alle 8:50 PM

      la L.A.C. è nata sulla spinta del referendum contro la caccia, nel 1979, ma è un’associazione ecologista che si occupa di tutti i vari aspetti attinenti all’ambiente e agli “altri” animali (vds. http://www.abolizionecaccia.it).
      Se venisse abolita la caccia, continuerebbe a esistere.
      La L.A.C. non riceve alcun contributo pubblico, il GrIG nemmeno.
      Ci finanziamo con le iscrizioni dei soci e con il 5 x 1000, come tutte le onlus che vogliono farlo.
      Ti ricordo, invece, che le sette associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale dalla legge n. 157/1992 (art. 24, comma 2°, lettera c), percepiscono annualmente dal Ministero del Tesoro lo storno addizionale di 5,16 euro, pagate da ogni singolo cacciatore per un esborso globale di circa 4 milioni di euro, più altre decine di migliaia di euro varie (vds. http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=27282&stile=6&highLight=1).
      E voi cacciatori lo sapete bene (vds. http://www.ilcacciatore.com/2010/07/13/cacciopoli-anche-montecitorio-s%E2%80%99interroga/).
      Quindi, chi intasca un bel po’ di soldi pubblici sono le associazioni venatorie più rappresentative, non noi.

      Stefano Deliperi

      • Mario Atzeni
        febbraio 5, 2013 alle 9:39 PM

        Stefano, ma che lega abolizione caccia sarebbe se non ci fosse più la caccia?:-D Ma i parchi, oasi etc. etc..esisterebbero o no? Quindi mi dici che sono solo le ass. venatorie che pigliano i dindini:-)! Mah…

  18. febbraio 5, 2013 alle 9:59 PM

    Mario Atzeni :

    Stefano, ma che lega abolizione caccia sarebbe se non ci fosse più la caccia?:-D Ma i parchi, oasi etc. etc..esisterebbero o no? Quindi mi dici che sono solo le ass. venatorie che pigliano i dindini:-)! Mah…

    certo che esisterebbero.
    E le associazioni venatorie ricevono contributi pubblici in base alle legge: verifica tu se non ci credi: http://www.ambientediritto.it/Legislazione/Caccia/Legge157-1992.htm .

    Stefano Deliperi

  19. arpia
    febbraio 6, 2013 alle 12:03 am

    Sapreste dirmi dove posso trovare materiale relativo a condanne di bracconieri cacciatori a cui e’ stato veramente tolto il porto d’armi. Solo per avere un’ idea sulle effettive condanne. Ho trovato poche cose e tutte parlano di applicazione della legge in modo leggero e con sospensioni di patentino, insomma provvedimenti leggeri e temporanei. Ho letto diversi articoli di tanta gente che si lamenta e persino di finestre di case abitate sparate in pieno, ma come ho gia detto in altri post conosco personalmente gente che so essersi trovata in situazioni antipatiche. Se gia’ tra’ i cacciatori che conoscono i rischi, la mentalita’, le armi ecc. Accadono tanti incidenti di friendly fire, come ci si aspetta che un normale cittadino inerme magari con bambini o anziano si difenda in situazioni poco simpatiche e anche pericolose? Si e’ visto da poco l’incidente credo fosse nelle campagne di Sassari dove uno era per fatti suoi e gli ha sparato un caccaiatore solo perche’ si muoveva dietro a un cespuglio. A me personalmente e’ capitato di andare con amici in campagna non abitata e trovare bossoli sparsi e non avevamo nessuna idea se ci fossero o meno cacciatori in giro. Mi e’ capitato di aggirami a casa di amici che hanno degli stazzi e dove pensavo non ci fosse pericolo per poi sentirmi dire di recente che dove avevo camminato appaiono ogni tanto cacciatori. Non e’ tanto semplice la situazione. O devono stare tutti a casa loro blindati in un bunker o devono uscire con vestiti catarifrangenti dalla testa ai piedi e con bandiera in testa in modo che li vedano anche da dietro ai cespugli, non so’. Ma forse anche cosi’ ci saranno sempre quelli con la mira sbilenca che faranno danni. Visto che la legge attualmente prevede l’esclusione solo con la adeguata recinzione bisognerebbe che tutti quelli che vivono in campagna recintassero, praticamente imprigionati in casa senza aver commesso reato!!!!!!!! Ma se quella e’ l’unica soluzioni si potrebbe iniziare uno per uno a farlo. Non riesco a capire se la recinzione consenta pero’ di lasciare dei varchi per il libero passaggio dei vari animali selvatici.

    • Mario Atzeni
      febbraio 6, 2013 alle 10:24 am

      Arpia dalle tue parole e da come esprimi i tuoi concetti, sembra che tu hai in testa la figura di un cacciatore simile a quella di un orco malvagio, armato, assettato di sangue, che scatena panico e terrore! Ma porca miseria quand’ è che finirà quèsta visione? È possibile vedere un uomo che esce di casa alle sette del mattino con i propri cani per andare a prendere se gli va bene 1 o 2 conigli che si cucinerà alla cacciatora con le olive? È inconcepibile questo?? Non è difficile. Secondo punto. In un terreno non c’è divieto di transito!!! Se tu magicamente vedi un cacciatore con il fucile a tracolla e scarico, lui non sta esercitando nessuna forma di caccia, “sta passando” come potresti passare tu. In quel momento non c’è pericolo. Il pericolo sussiste quando i cani scagnano e scovano la selvaggina il cacciatore in quel momento si leva il fucile dalla spalla e assume una “forma di caccia”. In quel momento può capitare che chi passeggia, chi cerca funghi, chi è per i c…i suoi si incuriosisca per i latrati dei cani e si avvicinino troppo. Se un cacciatore si trova a debita distanza da ogni dove..”in forma di caccia” (attenzione se ha il fucile scarico e in spalla) può passeggiare dappertutto, sia in strada, che in paese per andare al bar. Due il vero pericolo della caccia è la caccia grossa, in quanto si sparano munizioni più grandi che posson rimbalzare, ma se uno ha orecchie e vista, è impossibile non notare una squadra di caccia grossa. Le altre forme di caccia sono non pericolose i volatili si sparano in cielo, e con pallini piccolissimi, che non ammazzano un uomo almeno che non si spari a due metri di distanza. Al limite si sente il piombo “freddo” cadere dopo che ha superato la gittata. Ma il piombo freddo è inerme. È come se tiri un mucchio di graniglia in aria e rimani sotto. Non muori! Le lepri e i conigli si sparano sempre con piombo piccolo e per Terra! Il piombo si pianta!! Ecco la caccia, “il grande pericolo publico!”. Se si vede un cacciatore in strada o dovunque e ha il fucile in spalla, non è un pericolo. Il pericolo sussiste se l’ha tra le mani ed è a cinghiali. Basta evitare i luoghi di caccia grossa quelle 14 giornate ed è finito il pericolo. Ragazzi la caccia grossa è finita ora tutti in campagna e se vedete dei bracconieri chiamate il 1515! I cacciatori vi ringraziano.

      • arpia
        febbraio 6, 2013 alle 7:55 PM

        Come fa’ una persona a sapere che fate caccia grossa o fina?! Se si trova in giro a camminare? Mario hai detto secondo punto e poi due! Occhio agli errori! Li posso fare solo io che da decenni in esilio volontario uso altra/e lingue!!!!!!!!!! Ti racconto un piccolo episodio, da bambini salvavamo gli uccellini che cadevano dai nidi, un giorno un parente arrivo’ dai miei nonni dicendo che aveva degli uccellini io andai di corsa a vederli ma erano appesi alla sua cintura e si muovevano solo grazie al suo passo, erano dei corpi, lui entusiasta li propose come sugo e i poveri uccelli apparvero in un piatto di sugo. L’episodio mi fece letteralmente schifo. L’episodio dei cinghiali grondanti sulle macchine, i cinghiali che vedo correre felici per poi li vederli morti e privi di vita, animali che per altri sono preda per me sono esseri viventi a cui si toglie il diritto alla vita, vita che e’ un diritto , anche se e’ un animale diverso dall’animale uomo e percio’ da alcuni ingiustamente considerato senza diritti e inferiore!. Gli animalisti, a parte la nuova new entry di Mr. B! Se onesti amano gli animali, gli indifesi. Ci divide la sensibilita’ nella visione del diritto alla vita e il rispetto degli animali. Vi prenderei un po’ piu’ sul serio se vedessi proposte serie, una vostra opposizione al bracconaggio e ai bracconieri cacciatori, ce ne sono anche tra i miei vecchi compagni di scuola! Compagnoni cacciatori chiamate il 15151
        (non ditelo a nessuno, ma anche quando si contattano le autorita’ non finisce sempre come vorremmo)?! Quando vedete i vostri colleghi e amici e nemici! Gli animalisti vi ringraziano, fate pure voi le campagne contro i delinquenti! Devo dire che la tua definizione sul cacciatore non ha bisogno di miei commenti aggiuntivi! Devo dire che mi ha fatto ridere il fatto che il cibo ve lo fate alla cacciatora! Non avevo dubbi!

  20. arpia
    febbraio 6, 2013 alle 2:35 am

    La polemica varca il confine regionale
    http://www.ilcacciatore.com/2013/02/04/sardegna-ironia-sui-cacciatori-morti-scoppia-la-polemica/
    Tanti post su come cacciare con opinioni completamente discordanti!!! Ma manco una parola sulle vittime, tante su canna liscia e pallettoni pero’! Niente vere proposte sulla sicurezza peccato.

  21. febbraio 6, 2013 alle 6:51 PM

    quinnipack :

    Vede sig. Deliperi, io idee per incrementare la sicurezza della caccia, salvaguardare l’ambiente e la biodiversità ne avrei a decine. E’ spesso ho provate ad esporle, anche su questo sito. Però, mi creda, è veramente difficile imbastire un ragionamento serio con chi ha i paraocchi, con chi per principio vorrebbe solo l’eliminazione totale della caccia.
    Sia sincero, mi dica Lei come potrebbe farsi una discussione seria sui problemi venatori con delle persone che aderiscono ad una associazione denominata “Lega per l’abolizione della caccia”, il cui unico punto all’ordine del giorno è solo ed esclusivamente quello di trovare pretesti per “abolire la caccia”.
    Sia sincero, a Lei ed a tanti altri degli incidenti di caccia e delle vittime della caccia non frega un bel niente (“non ve ne può fregà de meno” come direbbero i romani). Per il semplice motivo che il 95% dei coinvolti sono cacciatori, ed il 100% dei risarcimenti sono pagati dalle assicurazioni dei cacciatori. Se veramente vorreste fare una discussione seria, sareste i primi a riconoscere che la caccia, tra le attività umane, è una delle discipline statisticamente meno pericolose (meno dello sci alpino, meno dell’escursionismo, meno degli sport subacquei, meno del ciclismo, del motociclismo, …). Ovviamente ciò non toglie che ogni ulteriore iniziativa valida a migliorare “realmente” la sicurezza della caccia sarebbe la benvenuta.
    Purtroppo so già che per molti di Voi la sola iniziativa valida a migliorare la sicurezza sarebbe l’abolizione della caccia! Per Voi gli incidenti di caccia non sono altro che un pretesto per chiedere ulteriori restrizioni all’attività venatoria, volti a renderla di fatto impraticabile e finalizzati ad una sua totale abolizione.
    Il Vostro, spesso, non è reale dolore per le vittime, ma becero sciacallaggio: ecco il perché i miei strali contro un componente del C.F.R. che anziché contribuire ad una gestione corretta e scientifica del patrimonio faunistico regionale, si comporta come un bulletto di periferia ironizzando sul dolore delle famiglie.
    Sia sincero, sig. Deliperi, mi dica, che c’entra battersi allo stremo (in Consiglio di Stato!) per la chiusura della caccia al tordo al 10 gennaio (specie considerata da Birdlife International in buono stato di conservazione, in Spagna, Grecia e Francia – Corsica – cacciabile sino a febbraio) con la sicurezza della caccia?
    Che c’entra battersi come leoni, ogni anno, per limitare ulteriormente quello che è unanimemente riconosciuto come il calendario più restrittivo d’Italia?
    Sia sincero, sig. Deliperi, è a conoscenza del fatto che la quasi totalità degli incidenti accadono durante le battute di caccia al cinghiale? Comprende che più si limita la caccia minuta, maggiore sarà il numero di cacciatori che si dedicheranno al cinghiale? E, tanto più numerosi saranno i partecipanti alla caccia grossa, tanto maggiori saranno le probabilità di incidenti, e tanto maggiore sarà il disturbo che questi talvolta arrecano.

    se Lei vuol vare proposte serie in materia di caccia e, soprattutto, di miglioramento della sicurezza è il benvenuto.
    Se non se n’è accorto, lo stiamo chiedendo in tutte le salse da anni, non da oggi, e le associazioni venatorie e la gran parte dei cacciatori se ne fregano altamente e preferiscono appiccicarsi come patelle a quattro parole di sfogo provocatorio (pur dai toni non condivisibili) piuttosto che dire qualcosa di decente sull’argomento.
    Se, invece, vuol fare un penoso processo alle pretese intenzioni altrui, può starsene tranquillamente a casa Sua.
    Potrei, infatti, rigirare serenamente le argomentazioni e dire che a Lei non gliene frega un beneamato cavolo di nulla dei suoi “colleghi” cacciatori e dei malcapitati cittadini “comuni” colpiti dagli “incidenti di caccia” visto che glissa sull’argomento al pari di associazioni venatorie e di tanti altri cacciatori.
    Quasi come se fosse un “tributo” necessario per sparacchiare qui e là.
    Potrei dire altrettanto di Voi cacciatori che, come esagitati, pretendete di andare a caccia a febbraio come se fosse questione di vita o di morte e non aveste altro fine nell’esistenza.
    Potrei insistere e chiedere come mai la Vostra principale associazione si chiama “Federazione Italiana della Caccia” e non “Federazione per il suicidio assistito dei Tordi”.
    Non la finiremmo più e non si farebbe nemmeno un piccolo passo avanti per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, posto che – forse ingenuamente – penso che sia un obiettivo a cuore anche per Voi cacciatori.
    Il fatto è che avete avuto sempre – soprattutto in Sardegna – le Istituzioni (Regione e Province) schierate dalla Vostra parte, spesso per calcoli biecamente elettorali del politico di turno.
    Inoltre, i rappresentanti delle associazioni venatorie hanno sempre avuto un atteggiamento di netta chiusura verso qualsiasi proposta non vada nella direzione del soddisfacimento degli interessi corporativi dei loro rappresentati: nessun legame cacciatore-territorio, pur previsto dalle leggi nazionale e regionale; nessun minimo rispetto per i pareri dell’I.S.P.R.A. (e prima dell’I.N.F.S.) riguardo il calendario venatorio, nessuna pianificazione faunistico-venatoria, giusto per citare un paio di argomenti grandi come macigni.
    Il problema della sicurezza, al contrario di quanto Lei pensa, a noi sta particolarmente a cuore: decine e decine di morti e feriti all’anno, cacciatori e non cacciatori, sono una vera follìa per un’attività cosìddetta “di svago”.
    Non accade – al contrario di quanto sostiene – nel trekking, non accade in genere in alcuno sport.
    Ne vogliamo parlare o no?
    Vogliamo cercare di rendere migliori – o meno peggiori, a seconda dei punti vista – le condizioni di sicurezza o no?
    Per fortuna non siete tutti uguali e ci sono cacciatori che il problema se lo pongono e provano a individuare soluzioni, come qui: http://blog.libero.it/ValledelCedrino/11724837.html .
    Ovviamente sono una piccola minoranza, ma c’è sempre tempo per cambiare registro.

    Stefano Deliperi

    • quinnipack
      febbraio 7, 2013 alle 3:03 PM

      Prendo atto che non ha colto, o meglio, non ha voluto cogliere, alcuno degli spunti di riflessione che le ho proposto. Non è di certo una novità! Ecco cosa intendevo dire quando lamentavo l’impossibilità di avere un dialogo costruttivo con delle persone che hanno al loro ordine del giorno un unico punto in discussione: “modalità e pretesti per far chiudere la caccia”.
      Oltretutto, mi permetta, ha fatto delle osservazioni totalmente fuori luogo.
      Non ci crederà, ma benché sadico cacciatore assettato di sangue, distruttore della natura e feroce impallinatore di passeggiatori di campagna, seguo con una certa costanza il suo sito ed indubbiamente la riconosco capace di spunti migliori.
      Venendo al dunque. Lo ribadisco ancora una volta, i cacciatori non hanno mai negato il problema degli incidenti. Anzi, le associazioni venatorie, che potrebbero essere accusate (anche a ragione) per tante cose, si sono sempre spese moltissimo sulla sicurezza. E’ questo per due fondamentali ragioni:
      1) La quasi totalità delle vittime sono cacciatori;
      2) Sono esse stesse che gestiscono le assicurazioni obbligatorie, e quindi sono esse stesse che devono risarcire i danni causati dagli incidenti di caccia.
      Il problema di fondo è: vogliamo limitare gli incidenti, che purtroppo possono accadere, come in ogni altra attività umana; o vogliamo cogliere il pretesto per limitare ulteriormente l’esercizio di una attività lecita, propria della tradizione isolana?
      Se la discussione verte sulla modalità di limitare gli incidenti troverà tutte le porte spalancate. La proposta dei cacciatori di Irgoli, da Lei citata, è una delle tante in circolazione. Sull’argomento c’è un certo fermento, tutti si auspicano dei cambiamenti per la prossima stagione e molto probabilmente ci saranno. Quasi sicuramente la direzione sarà quella di responsabilizzare i Capi caccia e formalizzare l’esistenza delle attuali compagnie, ponendo certezza sul numero dei componenti e sul territorio su cui graviteranno.
      Sicuramente nulla avrà a che vedere con la sicurezza la data di chiusura della caccia al tordo! I cacciatori, non vogliono il “suicidio assistito” dei tordi; preso atto che si tratta di una specie in buono stato di conservazione vogliono semplicemente potergli sparare come già succede nella vicina Corsica, in Spagna ed in Grecia (per quanto riguarda i paesi U.E.), ed in Turchia, Egitto, Albania, Montenegro e Romania.
      Anzi, ribadisco, anche se Lei sfugge all’argomento, tanto più si limiterà ingiustificatamente la caccia minuta, tanto più i cacciatori si dedicheranno alla caccia grossa. Ed è matematico, tanto maggiori sono i partecipanti, maggiore sarà la probabilità che occorrano incidenti.
      Ultimo punto. Gli ATC in Sardegna. I casi della vita hanno voluto che, benché nato e cresciuto in Sardegna, abbia dovuto trasferirmi in Lombardia per ragioni di lavoro. La grossa passione per la caccia, che nutro dalla imbelle età di 12 anni (lei griderà allo scandalo …), mi ha portato a conoscere molto bene sia la realtà sarda (godo dei benefici della legge sull’emigrazione, non sono un bracconiere) che quella lombarda caratterizzata, si da il caso, dalla piena istituzione degli ATC.
      Gli ATC si sono rivelati un terribile fallimento. L’ennesimo carrozzone per sistemare qualche “amico” trombato alle elezioni. Una macchina mangiasoldi (pagata dai cacciatori con ulteriori 169 Euro a stagione!), il cui unico scopo è, oltre quello di distribuire i gettoni di presenza, quello do comprare qualche centinaio di fagiani e qualche decina di lepri, da liberare il venerdì sera. L’unico scopo degli ATC sembrano essere i c.d. ripopolamenti pronta caccia, che guarda caso vanno bene a tutti, rappresentanti delle associazioni ambientaliste comprese. Nessun miglioramento ambientale, nessuna salvaguardia delle specie autoctone, nessuna “gestione del territorio”. Lei conosce meglio di me i nefasti effetti di queste politiche venatorie, non vi è quindi necessità che mi dilunghi con le spiegazioni.
      Mi perdoni la malizia, io però un idea del perché gli ambientalisti sardi vorrebbero tanto gli ATC ce l’avrei: nel comitati di gestione oltre i rappresentanti delle istituzioni, degli agricoltori e dei cacciatori, sono previsti anche i rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Evvai! Gettoni a go go per tutti …

      • febbraio 7, 2013 alle 3:15 PM

        incredibile, un po’ alla volta, quasi fossi un dentista (e non lo sono), qualche spunto sulla sicurezza di quell’attività “pericolosa” che è la caccia sono riuscito a cavarglielo fuori.
        Magari, in futuro, ci sarà qualche altro passo in avanti.
        Questo, se non se ne fosse accorto, è un articolo che riguarda fondamentalmente questo problema e quindi si dovrebbe parlare soprattutto di questo problema e non di tutto lo scibile relativo a caccia, abitudini alimentari, etica dello scuoiamento del coniglio e chi più ne ha più ne metta.
        Come Le ho detto sopra – e in tante altre occasioni – ci sono dei punti minimali su cui si può avviare un confronto:

        * attuazione della normativa nazionale e regionale che preveda il legame cacciatore-territorio, anche con semplice obbligo di “residenza venatoria” nell’ambito prescelto e senza alcuna “poltrona” (basterebbe affidarne la gestione alla Regione o alla Provincia);
        * rispetto per i pareri dell’I.S.P.R.A. riguardo calendario venatorio e “carnieri” (pessimo termine, ma rende l’idea);
        * pianificazione faunistico-venatoria elaborata su criteri scientifici.

        Sono proposte chiare, per chi le voglia capire.
        E non ci sono “gettoni” per nessuno, nemmeno per il telefono.

        Stefano Deliperi

        P.S. spiace, ma non ha capito il riferimento alla “Federazione per il suicidio assistito dei Tordi”: vuol dire semplicemente che ogni associazione si chiama come gli pare, chiaro ora?

      • Mario Atzeni
        febbraio 7, 2013 alle 4:49 PM

        Stefano, gli ATC NON sono voluti dai cacciatori! Magari alla FIDC o alla LAC qualche poltrona potrebbe interessare. Le associazioni venatorie se vogliono continuare ad esistere è meglio che seguano il volere del popolo delle doppiette. Non farti condizionare dal casino mediatico dell’anno scorso. NON sonomi cacciatori nuoresi a non volere gli “istranzos” ma è la provincia di Nuoro a volere gli ATC. È chiaro il concetto? Le cose sono diverse. Un animalista vero Stefano tutelerebbe la qualità genetica della fauna sarda, e sarebbe contrario alle immissioni pronta caccia. Ma non siete stati voi i primi ad opporsi alle immissioni di cinghiali a scopo venatorio causate da deleterie politiche venatorie di decenni e decenni fa? Non mi dispiace per l’incremento dei cinghiali, anzi, mi dispiace, a me e a tanti cacciatori, per la contaminazione genetica. Il cinghiale sardo, è veramente bello, piccolino ma un razzo in mezzo alla macchia. Dificilissimo da spare! Altro che i bisonti di 100 e passa kg del centro Sardagna. (Oltre alle immissioni la causa di tutto ciò sono i numerosissimi allevanenti dei maiali allo stato brado del centro e nord Sardegna. Dai vari accoppiamenti sono nati ibridi mostruosi 😦 )

      • quinnipack
        febbraio 8, 2013 alle 10:40 am

        Sig. Deliperi, non faccia il furbo. Qui l’unico che non vuole fare passi in avanti (anzi, mi pare che ne voglia fare tre all’indietro) è Lei.
        Per una volta provi ad affrontare da una prospettiva non pregiudizialmente anticaccia gli spunti che le vengono posti. Le assicuro, so perfettamente di cosa parla questo articolo. Forse è Lei a non sapere che la caccia è un’attività complessa, che va affrontata a 360 gradi, non in maniera settoriale, “a compartimenti stagni.
        Faccia la cortesia, risponda a questa semplice domanda:
        – sarebbe disposto a dialogare con una associazione rappresentativa delle imprese immobiliari denominata “Lega per l’abolizione del Gruppo di Intervento Giuridico”? Se ragiona un attimo su questa semplice domanda, capirà quanto è importante il nome di una associazione, in quanto esso identifica gli obiettivi che essa intende perseguire. Certo, ogni associazione si chiama come gli pare. Sta di fatto che nessuno cacciatore ha mai pensato di porre un nome tanto stupido come “Federazione per il suicidio assistito dei Tordi” alla sua associazione. Poi, Lei la Sua la chiami come le pare, non neghi però l’evidenza, l’unico obbiettivo all’ordine del giorno di questa associazione è: “modalità e pretesti per abolire la caccia”.
        A memoria d’uomo, non si ricordano incidenti capitati durante la caccia al tordo. Perché, se veramente avete tanto a cuore la sicurezza, tanto vi accanite contro questa pratica, spingendo i cacciatori a praticare una modalità di caccia (al cinghiale) molto più pericolosa?
        Per quanto riguarda l’ISPRA. Lei è il responsabile di una associazione denominata “Gruppo di Intervento Giuridico” e poiché, come pocanzi Le facevo notare, la denominazione e fondamentale per gli obbiettivi che una associazione intende perseguire, immagino abbia una certa dimestichezza con le questioni giuridiche. Pertanto sarà quasi superfluo ramentarLe il contenuto della sentenza n. 16/2012 della Corte Cost., nonché l’interpretazione ormai unanime da parte della giustizia amministrativa circa il parere fornito dall’ISPRA, la sua acquisizione è sicuramente da intendersi obbligatoria, ma non vincolante.
        L’unico a non sapere queste cose sembrerebbero essere proprio quello che Lei definisce impropriamente “dalla nostra parte”, ovvero l’Assessore Regionale alla Difesa della’Ambiente. Ancora una volta, Assessore e C.F.R., sono stati capaci di predisporre un capolavoro di improprietà giuridiche ed inutili balzelli chiamato calendario venatorio, concedendo a coloro che vogliono l’abolizione della caccia molti appigli legali (assolutamente pretestuosi, ma legittimi) validi per una sua ulteriore contrazione senza portare alcun reale beneficio all’ambiente.
        Questa “lodevole” iniziativa avrà forse condotto al salvataggio di qualche decina di tordi, lasciandoli all’ingrasso nelle nostre belle distese di mirto ed olivastro; a metà febbraio quelli non catturati dagli uccellatori (bracconieri) lasceranno l’amata isola, per poi essere abbattuti in Corsica e Spagna; nessun beneficio però avrà portato alla sicurezza, al dialogo, ad una azione comune per la tutela del patrimonio ambientale isolano.

  22. Mario Atzeni
    febbraio 6, 2013 alle 11:10 PM

    Arpia, vedi avrai capito che sono un onnivoro cosciente. I cacciatori sono una piccola parte della popolazione, è vero. Ma è altrettanto vero che per essere animalisti e non cadere in un contro senso etico di fondo bisogna essere vegani. In italia i vegani saranno si e no quanto il 7%? Gli onnivori sono si e no tra il 70 e l 80 %, comunque la stra grande maggioranza. In questa maggioranza, c’è un altissima fetta di persone contrarie alla caccia. Tu come definiresti un onnivoro contrario alla caccia? Io lo definirei un contro senso della natura. Per me non esistono animali di serie A e serie B. Non perché un cinghiale è nato libero vuol dire che abbia più diritto alla vita di un maiale nato in gabbia, idem per i conigli, le pernici..anzi, io trovo più etico e naturale uccidere un animale selvatico, piuttosto che infilare una mano dentro la gabbia. Poi se devo pensare al discorso mangimi, farmaci, condizioni di vita, sfruttamento etc etc. Preferisco cacciare cento mila volte. Non è questione di empatia che lega l’ uomo e l’animale, ma il fatto che in natura l’uccidere per nutrirsi è giustificato. Cmq per quanto riguarda la caccia grossa, tu ti accorgi che stanno facendo caccia grossa perché per legge a caccia grossa è obbligatorio il gilet ad alta visibilità, e inoltre senti le urla eei battitori.

  23. arpia
    febbraio 7, 2013 alle 7:41 PM

    Io per la sicurezza proporrei che i proprietari di terreno possano scegliere con un semplice cartello se vogliono o meno gente in casa o in mancanza di cartello anche a voci! Poi niente bambini, niente cacciatori inebriati, niente cacciatori esaltati, niente cacciatori senza controlli, ancor meglio niente armi, dove ci sono armi il pericolo aumenta notevolmente, cacciatori scalzi, grandine e basse temperature durante tutti i giorni di caccia! Ma se proprio volessimo eliminare tutti i rischi della caccia e stare tutti, animali e umani piu” tranquilli eliminerei la caccia completamente!!!!!!!!!!!!

    • Mario Atzeni
      febbraio 7, 2013 alle 9:57 PM

      Quindi sparare un cinghiale per mangiarlo no. Prendere un vitello piantargli un chiodo in testa si. MAH…………

      • arpia
        febbraio 7, 2013 alle 11:51 PM

        Mai detta una cosa del genere, mai detto che sono pro allevamenti, ma abbiamo gia’ parlato a lungo in precedenza di questo, ma chi mangia carne puo’ argomentare che i cacciatori mangiano anche carne allevata e ammazzano animali di cui non si nutrono e tanto si parla di natura e poi la si associa col fucile che tanto naturale non e’.

  24. febbraio 7, 2013 alle 8:46 PM

    Mario Atzeni :

    Stefano, gli ATC NON sono voluti dai cacciatori! Magari alla FIDC o alla LAC qualche poltrona potrebbe interessare. Le associazioni venatorie se vogliono continuare ad esistere è meglio che seguano il volere del popolo delle doppiette. Non farti condizionare dal casino mediatico dell’anno scorso. NON sonomi cacciatori nuoresi a non volere gli “istranzos” ma è la provincia di Nuoro a volere gli ATC. È chiaro il concetto? Le cose sono diverse. Un animalista vero Stefano tutelerebbe la qualità genetica della fauna sarda, e sarebbe contrario alle immissioni pronta caccia. Ma non siete stati voi i primi ad opporsi alle immissioni di cinghiali a scopo venatorio causate da deleterie politiche venatorie di decenni e decenni fa? Non mi dispiace per l’incremento dei cinghiali, anzi, mi dispiace, a me e a tanti cacciatori, per la contaminazione genetica. Il cinghiale sardo, è veramente bello, piccolino ma un razzo in mezzo alla macchia. Dificilissimo da spare! Altro che i bisonti di 100 e passa kg del centro Sardagna. (Oltre alle immissioni la causa di tutto ciò sono i numerosissimi allevanenti dei maiali allo stato brado del centro e nord Sardegna. Dai vari accoppiamenti sono nati ibridi mostruosi :( )

    ma da dove cavolo ti sei tirato fuori l’idea che noi siamo favorevoli a immissioni di specie di “altri” animali non autoctone?!
    Noi ci siamo sempre opposti a immissioni di Cinghiali europei, di Minilepri, ecc. volute e spesso effettuate direttamente da associazioni venatorie e da gruppi di cacciatori, come a Carloforte, S. Antioco e a La Maddalena (Cinghiali), solo per fare qualche esempio.
    Proprio sulle immissioni fatte “a cavolo” i cacciatori dovrebbero farsi un lunghissimo esame di coscienza.
    Il cacciatore deve avere uno stretto legame con il territorio dove va a cacciare (e solo lì) per responsabilizzarlo singolarmente e collettivamente.
    E’ un punto imprescindibile, oltre che previsto dalla legge.

    Stefano Deliperi

    • Mario Atzeni
      febbraio 7, 2013 alle 9:53 PM

      Stefano mi stai dimostrando che non conosci gli Atc. Legare il cacciatore al territorio. Bene, siccome viviamo in un paese dove noi cacciatori paghiamo una tassa governativa uguale in tutta Italia e una regionale uguale in tutta la Sardegna, per un calendario venatorio uguale in tutta la Sardegna. Ci sei o ti sei perso? Bene. Mi spieghi come si può legare un cacciatore al suo territorio e garantire allo stesso tempo che un cacciatore di Serramanna o Samassi, per farti un esempio, abbia la possibilità di cacciare il cinghiale, il tordo, il colombaccio o la beccaccia? Dimmi Stefano in qualche carciofaia 🙂 ? Paghiamo tutti uguale allo stesso modo per lo stesso calendario venatorio.
      Per Arpia: eri meglio prima.

      • febbraio 7, 2013 alle 10:23 PM

        di grazia, Mario, quali A.T.C. non conoscerei?
        Quelli sardi, che non esistono?
        Tu li conosci? Possiedi doti divinatorie?
        E’ un outing anche questo? 😉
        Il piano faunistico venatorio regionale dovrebbe individuare gli A.T.C. e la normativa regionale – nell’ambito delle poche norme di cornice nazionali – individua gli aspetti “operativi” dell’ambito territoriale a cui il singolo cacciatore può iscriversi.
        Pagate tutti allo stesso modo perchè è una concessione che lo Stato vi da, a certe condizioni, di esercitare la caccia su un “patrimonio indisponibile”, ma questo non vuol dire che ogni cacciatore può andare dove vuole a cacciare quello che vuole.
        E il legame cacciatore – territorio è un obbligo di legge, finora disatteso in Sardegna.

        Stefano Deliperi

      • arpia
        febbraio 8, 2013 alle 12:11 am

        Se ero meglio prima mi dispiace ma se leggi i miei post iniziali non erano teneri, sono anti caccia e amante degli animali da anni e anni e’ uno dei miei pochi vizi!!!!!!!!!!!! ahahhahah!

  25. arpia
    febbraio 7, 2013 alle 9:53 PM

    Piccola nota, il cinghiale sardo sara’ stato veloce e difficile da prendere ma in un modo o nell’ altro lo hanno preso e pure sterminato, questo dimostra la scelleratezza oltre ogni limite di chi caccia con permesso o senza. Poche regole, pochi controlli, molti danni.

    • Mario Atzeni
      febbraio 7, 2013 alle 11:11 PM

      Arpia: stronzate. I cinghiali sardi esiston ancora, tant’è che nella costa verde, nel sulcis esistono ancora. Nel centro e nord Sardegna, non più a causa degli incroci di cinghiali, di cui le vostre oasi e parchi brulicano, non a causa delle doppiette. Se poi vi informaste ci sono studi che affermano che più il cinghiale viene cacciato, più la specie diventa prolifica. Si caccia in inverno chi sopravive in primavera troverà più cibo, le femmine raggiungono prima la fertilità e diventano più prolifici! Chiamalo regalo della natura…Gnam!

  26. Mario Atzeni
    febbraio 7, 2013 alle 11:05 PM

    Stefano fai il bravo, mi hai dimostrato di avere un cervello, connettilo. Se non hai esperienza negli ATC d’oltre mare chiedi ai tuoi amici della LAC cosa ne pensano di ripopolamenti, inquinamenti genetici etc etc..dai è mai possibile che una persona del tuo spessore non conosca queste cose?, non ci credo. Proprio perché noi abbiamo una concessione dello Stato pagando una tassa, abbiamo il diritto di avere tutti lo stesso Calendario venatorio. Paghiamo tutti uguale! Siccome la Sardegna, come ben saprai, almeno spero, ha realtà morfologiche diverse dove garantire il principio di equità è impossibile. Noi cacciatori per rispettare la 157, vogliamo l’istituzione di un unico ATC, primo perché non può essere rispettato quel principio di equità, secondo perché la Sardegna è un isola e terzo perché tu sai che la caccia in Sardegna non è una questione di poco conto, e se creiamo tante isole in un isola, chissà dove arriviamo.

    • febbraio 7, 2013 alle 11:15 PM

      Mario, fai anche tu il bravo e perdi un pizzico del prezioso tempo sottratto alla doppietta a leggerti bene la normativa nazionale e regionale: capirai che non puoi avere l’ambito unico per tutto il territorio regionale.
      Amen, mettiti l’anima – liscia o rigata – in pace.
      Se tanti A.T.C. fanno acqua, spesso e volentieri e proprio grazie alla pesante invadenza di politici trombati e rappresentanti di associazioni venatorie.
      Spesso i rappresentanti di queste due categorie coincidono.
      Non capisco per quale maledizione biblica anche in Sardegna si dovrebbero replicare queste penose esperienze: basterebbe che non ci fossero “poltrone” da distribuire e l’ambito territoriale fosse la semplice “residenza” del cacciatore, dove caccia quello che il calendario venatorio e la pianificazione faunistico-venatoria gli consentono.
      Basterebbe imparare dagli “errori” altrui.

      Stefano Deliperi

      • Mario Atzeni
        febbraio 7, 2013 alle 11:23 PM

        Non puoi fare un calendario venatorio in Atc della provincia di Nuoro inserisci il cinghiale e in uno del medio campidano no, perché non c’è. Uahahah. Succederebbe una rivolta!! 🙂 altro che pubblica sicurezza.

  27. arpia
    febbraio 7, 2013 alle 11:12 PM

    Questo e’ un copia e incolla di un commento che ho trovato trovato sulla Dea della caccia in un articolo sul cinghiale, che si rifa’ al vostro discorso:

    I cacciatori dimenticano di dire che il piccolo cinghiale autoctono, meno prolifico, del peso di circa 70 kg. è quasi completamente scomparso dall’Italia. Sterminato.
    Non dicono che in Sicilia il cinghiale era storicamente assente, che nei colli Euganei, nel Conero, nel triangolo lariano, a Caprera e in altre zone il cinghiale non era presente e che ora c’è.
    I cinghiali per i quali si richiedono a grandi voci gli abbattimenti selettivi in ogni periodo dell’anno, sono i cinghiali alloctoni, proveniente dai paesi dell’Europa orientale, pesanti circa 200 kg. e molto più prolifici.
    Ma com’è arrivato questo cinghiale a popolare la macchia italiana? Attraverso le importazioni, introduzioni e ripopolamenti promossi dagli stessi cacciatori (quegli stessi cacciatori che oggi gridano alla mattanza).

  28. Mario Atzeni
    febbraio 7, 2013 alle 11:39 PM

    Arpia, l’introduzione del cinghiale maremmano in Sardegna è antica, non è accaduta ieri sera. So tantissime storie a riguardo, mah chissà. Nel Goceano, si mormora che un ricco proprietario terriero di Burgos, abbia prelevato diverse coppie di cinghiali Toscani e liberati nei suoi poderi. Se queste storie sono vere o no fatto sta c’è di vero che gli allevamenti numerosissimi dei maiali allo stato brado in quelle zone ha contribuito con gli incroci. Quello che so io è che le specie sono in continus evoluzione, si adattano e cambiano morfologicamente. Non solo l’uomo ha questo dono, infatti per la natura è animale come gli altri.I cinghiali sono onnivori di natura, sai che è stato dimostrato che quando la sua alimentazione è strettamente vegetariana, a causa del posto in cui si trova, la carenza di proteine influisce sulla stazza? Sai che è un ottimo cacciatore e riesce a cacciare conigli nelle tane, piccoli leprotti, uova o pulcini di pernice…cess e sai che riesce a percorrere anche 30 km in una notte? Incredibile. Ma se un cinghiale riesce a percorrere questa distanza e mangia quello che ho elencato, 200 cinghiali che scempio farebbero? 2000 cinghiali? O.o

    • arpia
      febbraio 7, 2013 alle 11:59 PM

      Tutto questo discorso non si capisce il punto era che le specie autoctone vengono sterminate e poi si introducono altre specie per mano dell-uomo e poi vengono fuori i danni, ma scusa come fate a dire che voi sparate ai cinghiali per proteggere le colture se voi stessi sapete che ne aumentate il numero mi pare un bel controsenso, decidetevi,lasciate in pace gli animali che sanno come mangiare e come regolarsi da soli. Se poi a voi la vista di un cinghiale stimola fantasie non posso farci nulla.

      • Mario Atzeni
        febbraio 8, 2013 alle 10:32 am

        Arpia, quando lo vediamo correre in estate e in primavera, possiamo pensare “che bel cinghiale”. In inverno, quando stiamo in posta..e sta arrivando e lo vediamo arrivare..pensiamo sempre “che bel cinghiale!”. Se capita di prenderlo invece pensiamo..”che bel sugo!” Si noi cacciatori gli animali li amiamo in tutte le loro “forme!”.:-). Fino a dieci quindici anni fa nella mia zona si catturavano si e no 7-8 cinghiali all’anno. Le giornate di caccia trascorrevano, senza cinghiali, ma con tanti spuntini. Le feste per quèi otto cinghiali erano immense, non eravamo abituati. Nella nostra zona ci sono stati, ma la presenza era estremamente limitata! Quest’anno ne abbiamo presi 54, e le cosidette “padelle” sono state tantissime. È il record storico. Da me ci sono altre 4 o 5 squadre, e in tutto il territorio comunale sono stati catturati tra i 150 cinghiali!!!! Siamo arrivati a battere, in pianura, in posti prima impensabili. Se ad un cacciatore di 50 anni fa avessi detto dove abbiamo catturato cinghiali quest’anno si sarebbe messo a ridere e non ci avrebbe creduto! Tu ben saprai che 150 cinghiali in più o in meno, fanno la differenza, e per sfamarli tutti serve cibo a volontà. Se chiudesse la caccia al cinghiale, a parte che la Coldiretti denuncerebbe tutte le ass animaliste per i danni, secondo quèi numeri crescerebbero. Una volta che il cinghiale trova il suo “areale” se non è braccato difficilmente lo molla. La caccia è fondamentale. Deve essere basata su dati scientifici e non empirici, certamente, deve avere un calendario venatorio, flessibile (sia in senso positivo che negativo), ma deve garantire a tutti i cacciatori di cacciare tutti in maniera eguale le stesse specie.

  29. febbraio 7, 2013 alle 11:50 PM

    Mario Atzeni :

    Non puoi fare un calendario venatorio in Atc della provincia di Nuoro inserisci il cinghiale e in uno del medio campidano no, perché non c’è. Uahahah. Succederebbe una rivolta!! :) altro che pubblica sicurezza.

    “non puoi” perchè?
    E dove sta scritto che ogni cacciatore “deve” cacciare qualsiasi specie?
    Da nessuna parte.
    Sono aspetti che devono entrare in una seria programmazione faunistico-venatoria.
    Varie cose cambierebbero.
    Ti ricordo che la caccia è una “concessione”, non un “diritto”.

    Stefano Deliperi

    • Mario Atzeni
      febbraio 8, 2013 alle 12:45 am

      :-), non sono d’accordo. Ti ricordo che stiamo parlando di caccia in Sardegna. E noi sardi, per certe cose, siamo più duri di quanto immagini. Difendiamo la caccia in quanto figlia della nostra tradizione culturale. Il tuo approccio non è quello di migliorarla è quello di farla morire dall’interno. Finché in Sardegna esisteranno balli sardi, costumi sardi, il maialetto arrosto, le feste paesane e tutto quanto, esisteranno le doppiette e la caccia, come la vogliono i sardi.

      • febbraio 9, 2013 alle 5:39 PM

        …esiste anche la faida sarda, la disamistade, e tante altre belle cose di cui si può fare anche a meno.
        Le cose possono cambiare, anche la caccia. Persino su decisione dei sardi.

        Stefano Deliperi

  30. febbraio 8, 2013 alle 4:55 PM

    quinnipack :

    Sig. Deliperi, non faccia il furbo. Qui l’unico che non vuole fare passi in avanti (anzi, mi pare che ne voglia fare tre all’indietro) è Lei.
    Per una volta provi ad affrontare da una prospettiva non pregiudizialmente anticaccia gli spunti che le vengono posti. Le assicuro, so perfettamente di cosa parla questo articolo. Forse è Lei a non sapere che la caccia è un’attività complessa, che va affrontata a 360 gradi, non in maniera settoriale, “a compartimenti stagni.
    Faccia la cortesia, risponda a questa semplice domanda:
    -sarebbe disposto a dialogare con una associazione rappresentativa delle imprese immobiliari denominata “Lega per l’abolizione del Gruppo di Intervento Giuridico”? Se ragiona un attimo su questa semplice domanda, capirà quanto è importante il nome di una associazione, in quanto esso identifica gli obiettivi che essa intende perseguire. Certo, ogni associazione si chiama come gli pare. Sta di fatto che nessuno cacciatore ha mai pensato di porre un nome tanto stupido come “Federazione per il suicidio assistito dei Tordi” alla sua associazione. Poi, Lei la Sua la chiami come le pare, non neghi però l’evidenza, l’unico obbiettivo all’ordine del giorno di questa associazione è: “modalità e pretesti per abolire la caccia”.
    A memoria d’uomo, non si ricordano incidenti capitati durante la caccia al tordo. Perché, se veramente avete tanto a cuore la sicurezza, tanto vi accanite contro questa pratica, spingendo i cacciatori a praticare una modalità di caccia (al cinghiale) molto più pericolosa?
    Per quanto riguarda l’ISPRA. Lei è il responsabile di una associazione denominata “Gruppo di Intervento Giuridico” e poiché, come pocanzi Le facevo notare, la denominazione e fondamentale per gli obbiettivi che una associazione intende perseguire, immagino abbia una certa dimestichezza con le questioni giuridiche. Pertanto sarà quasi superfluo ramentarLe il contenuto della sentenza n. 16/2012 della Corte Cost., nonché l’interpretazione ormai unanime da parte della giustizia amministrativa circa il parere fornito dall’ISPRA, la sua acquisizione è sicuramente da intendersi obbligatoria, ma non vincolante.
    L’unico a non sapere queste cose sembrerebbero essere proprio quello che Lei definisce impropriamente “dalla nostra parte”, ovvero l’Assessore Regionale alla Difesa della’Ambiente. Ancora una volta, Assessore e C.F.R., sono stati capaci di predisporre un capolavoro di improprietà giuridiche ed inutili balzelli chiamato calendario venatorio, concedendo a coloro che vogliono l’abolizione della caccia molti appigli legali (assolutamente pretestuosi, ma legittimi) validi per una sua ulteriore contrazione senza portare alcun reale beneficio all’ambiente.
    Questa “lodevole” iniziativa avrà forse condotto al salvataggio di qualche decina di tordi, lasciandoli all’ingrasso nelle nostre belle distese di mirto ed olivastro; a metà febbraio quelli non catturati dagli uccellatori (bracconieri) lasceranno l’amata isola, per poi essere abbattuti in Corsica e Spagna; nessun beneficio però avrà portato alla sicurezza, al dialogo, ad una azione comune per la tutela del patrimonio ambientale isolano.

    Sig. Quinnipack, e chi ha detto che la caccia è un problema che dev’essere affrontato “a compartimenti stagni”?
    Le ho ricordato che questo articolo riguarda il problema “sicurezza” in relazione alla caccia e di questo fondamentalmente si parla.
    Se Lei vuol mandarci un articolo che riguarda tutto lo scibile o anche solo la Sua idea della caccia, ce lo mandi e lo pubblicheremo volentieri.
    E mi pare che come “apertura” una cosa simile la trova da poche altre parti.
    Personalmente non me ne importa proprio nulla di come si chiamano i miei interlocutori, tant’è che sto dialogando con Lei che ha un nome fittizio e piuttosto buffo (mi ricorda “domopak”, non se ne abbia), mentre io mi chiamo proprio Stefano Deliperi.
    Preferisco guardare i contenuti, piuttosto che le sigle.
    Come ho già detto in precedenza, la L.A.C. è nata sulla spinta del referendum contro la caccia, nel 1979, ma è un’associazione ecologista che si occupa di tutti i vari aspetti attinenti all’ambiente e agli “altri” animali (vds. http://www.abolizionecaccia.it).
    Qui in Sardegna si è occupata e si occupa anche di difesa del territorio, di lotta all’inquinamento, di salvaguardia di aree di elevato valore naturalistico, ambiti di attività nei quali non ho mai visto operare un’associazione venatoria, per esempio (ma potrei esser stato io distratto).
    Ho detto e ribadisco che fra i minimi punti di confronto c’è anche l’osservanza dei pareri emanati dall’I.S.P.R.A., perchè è l’organo tecnico-scientifico in materia e non dipende dall’assessore di turno, come invece a Voi cacciatori piacerebbe.
    Quanto alla giurisprudenza in materia, stia sereno, la conosciamo e ce la caviamo abbastanza nell’utilizzo, come mi pare ve ne siate accorti.
    Ripeto quanto già detto: in materia di caccia fin quando non troveremo nemmeno la minima apertura da parte del mondo venatorio e da parte della Regione, siamo costretti a utilizzare tutti gli strumenti possibili per difendere la fauna.
    Ciò non toglie che siamo fortemente preoccupati per la “sicurezza” della caccia.
    Non è difficile capirlo.

    Stefano Deliperi

  31. arpia
    febbraio 8, 2013 alle 5:12 PM

    Scusate se sono ancora qua ma devo dire la mia. Dove sta’ la parte scientifica di cui parlano gli scienziati?! Se hanno introdotto loro specie esterne che sul territorio non ci fanno una mazza, in particolare in territori ristretti e che grazie al cemento ecc sono sempre piu’ ristretti, scientificamente reinserirti! In zone dove non sono mai stati prima, dov’e’ la logica se qualcuno vuole spiegarmela.
    Li ammazzano perche’ sono troppi, sono stati inserita da loro, senza senso, il casino lo avete creato voi, ma la colpa e’ degli animali! Poi li ammazzano per eliminare il problema quando sanno di creare ancora piu’ capi e quindi maggiori problemi.
    Questo vuol dire essere coscienti ma fare gli incoscienti!
    La logica del cacciatore e’ priva di scienza e logica!
    Dai discorsi ho letto qua che alcuni contadini pagano i cacciatori, immagino senza le tasse! Ditemi se sbaglio! Per ammazzare cinghiali ma non possono pagare per chiudere se hanno i soldi per farlo?
    Tempo fa’ un cacciatore che ha delle colture mi ha detto , ” entra il cinghiale e mi rovina tutto”, ma era tutto muro a parte un varco lungo sui sei metri! Per me lo lasciava di proposito per sparare ai cinghiali e se lo beccavano diceva, sono entrati a rovinarmi tutto! Daii siate coerenti e ditela com’e’ dite la verita’, mangiare tanta carne e cacciare vi rende ai vostri occhi e dei vostri compari dei super eroi. Che scienza e filosofia vogliamo applicare? Quella dello spuntino e dei fiaschi di vino?!

    In un commento precedente si e’usata la parola sterminato che e’ diversa da estinto, anche se in questo caso penso che il cinghiale sardo sia quasi estinto, correggetemi se sbaglio, se qualcuno ne conosce il numero e la distribuzione sul territorio mi interesserebbe saperlo, imparare non fa’ mai male.

    La caccia e’ praticata in tutta Italia da uomini e donne non e’ che e’ cosa solo sarda, come si dice.
    Definita da alcuni sport da altri cultura, lascio a voi la scelta!

    Non so’ come si dica in sardo ma in gallurese si dice, AJO’!

  32. febbraio 9, 2013 alle 11:17 am

    da La Nuova Sardegna on line, 8 febbraio 2013
    Usurpazione di funzioni pubbliche: condannato Biancareddu, assolto Spissu.
    Un anno di reclusione all’attuale assessore regionale all’ambiente. Assolto l’ex presidente del consiglio regionale: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/02/08/news/abuso-d-ufficio-condannato-biancareddu-assolto-spissu-1.6497150

  33. ottobre 11, 2013 alle 2:56 PM

    da Sardinia Post, 11 ottobre 2013
    Battuta di caccia finita in tragedia, condannato a 2 anni e 6 mesi: http://www.sardiniapost.it/cronaca/battuta-caccia-finita-tragedia-condannato-2-anni-6-mesi/

  34. paolo anglisani
    novembre 30, 2013 alle 5:17 PM

    MA quanti morti e feriti ci devono ancora essere prima che i politici prendono in considerazione il sistema di sicurezza per fucili TUTIUS ?!!!

    BASTA INCIDENTI DI CACCIA !!!
    E’ ARRIVATA LA STAGIONE VENATORIA PER CUI.
    ( RICORDIAMO SEMPRE )

    LA SICUREZZA DEI FUCILI DA CACCIA, DA DIFESA O ADDESTRAMENTO MILITARE, . CHE DEVE SEMPRE ESSERE LA PRIMA IN ASSOLUTO.

    “lHJAA/www.youtube.com/watch?v=9HVeKt9dNNs …

    AIUTATEMI AD AIUTARE
    Guardando questo video sulla sicurezza delle armi, condividendolo con i vostri colleghi e amici,
    INSIEME SALVEREMO MOLTE VITE UMANE: GRAZIE !!!

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