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Non c’è uranio impoverito nei poligoni militari italiani.


Quirra, poligono

Quirra, poligono

La Commissione senatoriale d’inchiesta sull’uranio impoverito ha concluso i suoi lavori e sono stati presentati i risultati: non c’è alcuna evidenza della presenza di uranio impoverito nei poligoni militari italiani.    Nemmeno a Quirra.

Rimangono, però, aperti parecchi interrogativi sulle causa di decessi e di tumori.

E, nonostante tante favole, da nessuna parte è scritto che si procederà alla chiusura dei poligoni militari di Teulada e di Quirra.

La relazione finale è stata votata all’unanimità e sarà pubblicata fra una decina di giorni.

Naturalmente la pubblicheremo anche noi.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

 

Quirra, lancio missile (da www.nsd.it)

Quirra, lancio missile (da http://www.nsd.it)

 

da L’Inkiesta, 9 gennaio 2013

Uranio impoverito, la commissione d’inchiesta si chiude con troppi interrogativi.
La commissione parlamentare di inchiesta approva la relazione conclusiva. Non ci sono elementi «sulla presenza di uranio impoverito nelle aree dei poligoni di tiro», resta «impossibile asserire o escludere un nesso causale» con l’insorgere di patologie tumorali. Ma si riaprono tanti casi di morti e malattie sospette.  (Marco Sarti)
«La commissione ritiene che non vi siano elementi per mettere in dubbio quanto affermato dal ministro della Difesa circa il fatto che le Forze Armate non hanno mai utilizzato né posseduto o stoccato sul suolo nazionale munizionamenti di tale tipo». Dopo cento sedute e quasi tre anni di lavoro la commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito presenta i risultati. In mattinata il presidente Rosario Giorgio Costa ha illustrato al Senato una sintesi della relazione conclusiva. Un testo di oltre 250 pagine, votato all’unanimità, che sarà pubblicato tra una decina di giorni.

Sull’uranio impoverito restano ancora molti dubbi. «La commissione – si legge – non ha acquisito alcun elemento circa la presenza di tracce di uranio impoverito nelle aree di poligoni di tiro». Questo non vuol dire che non ve ne sia. «Non si può confermare una sua effettiva, inoppugnabile presenza» racconta il Pd Gian Piero Scanu, membro della commissione. «Ma in futuro non è detto che sia così». Mistero. Negli ultimi anni la commissione ha ascoltato diversi esperti. «Numerose audizioni che hanno fornito diverse interpretazioni, talvolta persino contrastanti tra loro», continua Scanu.

Non è tutto. «La commissione – si legge ancora – nel prendere atto delle caratteristiche di tossicità chimica e radiologica dell’uranio impoverito ritiene che si debba confermare quanto già verificato dalle precedenti commissioni nelle passate legislature, circa l’impossibilità di asserire o escludere con certezza la sussistenza di un nesso causale tra l’esposizione all’uranio impoverito e l’insorgere di patologie tumorali». La vicenda non è così semplice. Almeno stando alle conclusioni raggiunte dall’organismo parlamentare. Piuttosto si deve «guardare al complesso delle realtà cui le Forze Armate operano nei teatri esteri e all’interno» prosegue il documento. Diventa necessario «adottare un principio di multifattorialità causale che, nella elaborazione e nell’implementazione della legislazione in materia di indennizzi, deve comportare l’adozione del principio di probabilità logica, in tutti i casi nei quali dall’esame dei contesti ambientali e operativi si possa desumere una concomitanza di fattori potenzialmente patogeni che porti a un alto grado di credibilità razionale».

francobollo commemorativo 50° anniversario P.I.S.Q.

francobollo commemorativo 50° anniversario P.I.S.Q.

Il tema è stato particolarmente discusso. Per la prima volta, la commissione non ha ascoltato solo tecnici ed esperti, ma ha coinvolto nelle indagini anche militari malati e parenti dei militari deceduti. «Le evidenze scientifiche si limitano al campo statistico. Queste audizioni hanno avuto anche un inedito valore umano» racconta la senatrice Pd Cinzia Fontana. Uno dei meriti della commissione di inchiesta è proprio questo. Le pressioni dell’organismo parlamentare hanno portato «allo sblocco delle liquidazioni dei benefici dovuti ai militari affetti da gravi patologie invalidanti e alle famiglie di coloro che sono deceduti, previsti ai sensi dell’articolo 603 del codice dell’ordinamento militare». Soprattutto, il lavoro della commissione ha riaperto decine di altri casi che il Comitato di verifica delle cause di servizio aveva rigettato. Su 225 pareri contrari, le vicende dubbie sono circa il 40 per cento. Alla luce dei risultati dell’inchiesta, il parere della commissione è che questi casi vengano riaperti.

Un rilevante capitolo dell’inchiesta riguarda «il problema delle vaccinazioni» a cui sono sottoposti i nostri militari. «Una novità assoluta», spiega Cinzia Fontana. Dai documenti analizzati nel corso dell’inchiesta, la commissione «può desumere la mancata osservanza dei protocolli vaccinali che la stessa Difesa si è data». Non è ovviamente in dubbio l’efficacia della profilassi vaccinale. «Secondo la commissione, si deve vigilare da parte delle autorità competenti affinché in futuro si evitino errori, che si sono verificati, nella somministrazione, eccessi di dosaggio, somministrazioni multiple in tempi ravvicinati quando non necessari, richiami di vaccinazioni contro malattie per le quali il soggetto è già immunizzato, e si assicuri l’adempimento degli obblighi per quanto concerne l’anamnesi vaccinale e l’acquisizione del consenso informato».

E poi ci sono i poligoni di tiro. Come già previsto nella relazione intermedia approvata lo scorso maggio, la commissione ribadisce «l’esigenza di procedere celermente alle bonifiche dei siti inquinati». L’ultima manovra finanziaria prevede una spesa di 75 milioni di euro. La commissione, spiega il senatore Scanu, propone un investimento di 300 milioni. Obiettivo: la chiusura dei poligoni sardi di Capo Teulada e Capo Frasca e la riconversione di Salto di Quirra.

Quirra, spiaggia di Murtas

Quirra, spiaggia di Murtas

(foto da http://www.nsd.it, per conto GrIG)

 

  1. capitonegatto
    gennaio 9, 2013 alle 7:09 pm

    C’e’ da chiedersi : se l’uranio impoverito non viene trovato a Quirra , nel terreno, nei bersagli delle esercitazioni, ecc, allora perche’ si prospetta un intervento di risanamento ambientale ?
    Trecento milioni da dare ai soliti escavatoristi che tolgono uno strato di terra che poi non si sa dove viene messa ? Inoltre le patologie tumurali di chi presumibilmente le ha avute dal contatto con il centro di Quirra , sono confrontabili con quelle dei militari Americani reduci dall’Irak ? E in Irak o in Bosnia gli esperti lo hanno trovato l’uranio impoverito ?

  2. gennaio 10, 2013 alle 10:08 am

    Gentile Deliperi,
    prima di tutto mi complimento per la solita, arcinota, onestà intellettuale. Non è una novità ma richiamarla non fa certo male, anzi.
    Se posso, vorrei levarmi qualche sassolino dalle scarpe e mi piacerebbe farlo in questa sede piuttosto che nel mio blogghino per un paio di motivi. Il primo, che mi sento di dare atto all’attivismo ambientalista serio di svolgere un lavoro importantissimo e questo bisogna farlo nella sede giusta: questa.
    Il secondo, che tale importantissimo lavoro deve necessariamente essere condotto alla luce dei dati reali, accertati e verificabili, senza cadere nell’erroraccio di valutazioni approssimative dettate da posizioni ideologiche preconcette. In questo il GRIG è maestro ed è ben per questo che rappresenta un punto di riferimento per chi crede nell’ambientalismo al servizio del cittadino e non degli ambientalisti (lo dico senza polemica, ma di comitati raccogliticci che sparano a vanvera senza nulla di concreto in mano ce ne sono troppi e se la buona volontà conta pur qualcosa, si progredisce con la competenza, i nervi saldi, le leggi e soprattutto i dati sicuri: il resto conta poco).
    Ciò detto, mi permetto di sottolineare che le conclusioni tratte dalla commissione erano facilmente anticipabili alla luce dei risultati pubblicati da tempo in rete, negli organi di stampa e soprattutto, lo dico con enorme rammarico, nelle documentazioni processuali fornite dal dottor Fiordalisi. Lo feci presente quando venne pubblicata l’audizione del procuratore presso la commissione per l’uranio impoverito (prendendomi un sacco di insulti) ho continuato aggiornando i dati mano a mano che ne sono venuto in possesso, facendo notare come l’approccio fosse fondamentalmente sbagliato e si rischiasse ciò che il GRIG opportunamente ci dice oggi: che il PISQ non verrà chiuso.
    Questo l’ho detto fin da subito, perché non c’è nulla di peggio di un approccio scientificamente carente per armare le mani di coloro che volendo difendere la presenza dei poligoni militari possono adesso dire che non procurano danni alla comunità e che, al contrario, sono portatori di lavoro e sviluppo.
    Non so come finirà il processo (siamo in Italia, provincia del Sardistan) ma che il procedimento e i lavori della commissione avrebbero finito per agevolare i militari e le aziende interessate nella difesa della permanenza del PISQ, l’avevo detto da tempo. Non mi piace per nulla sottolineare le mie ragioni, ma lo faccio perché dovremmo darci tutti una svegliata e capire che le cause si vincono nei tribunali e per questo ci vogliono le prove (il GRIG, in questo, insegna a tutti). Se gli organi di (dis)informazione avessero fatto il proprio dovere, piuttosto che correre appresso agli agnelli con un occhio e le vacche morte misteriosamente, sollecitando ad esempio l’ottimo Fiordalisi ad un approccio scientifico, sostenuto da consulenti di livello e non da personaggi mediocri, forse la situazione sarebbe differente.
    Il PISQ va chiuso. E bisogna chiuderlo perchè vanno chiusi i poligoni militari, perchè il nostro paesaggio non può essere quello del PISQ e la nostra isola non può essere il territorio dove si sperimentano le armi e si tirano le bombe. Solo questo sarebbe sufficiente. In più, me lo si consenta, se si va a caccia di dinosauri nei posti in cui non ci sono, poi si finisce per non vedere i topi, che portano un sacco di malattie e sono ben più pericolosi dei dinosauri. Allora bisognerebbe domandarsi perchè i giornali, tutti, nessuno escluso, ci abbiano assillato con i dinosauri mentre ci sono torme di topi ben più pericolosi sotto gli occhi di tutti.
    Che il PISQ inquini è fuori di dubbio, perché le attività previste e la loro durata sono impattanti, però bisogna sapere cosa cercare e piantarla di andare per dinosauri. Ad esempio, ne faccio uno dei tanti possibili, dovremmo tutti sollecitare la conclusione degli studi epidemiologici previsti e soprattutto, dovremmo imporre la creazione dei registri dei tumori. Queste sono armi “vere”, il resto sono suggestioni più adatte a Giacobbo che a una società civile.
    Certo, poi dobbiamo ben sapere che ci troviamo nel Sardistan, però anche nella remota provincia ci sono persone serie e competenti: almeno cominciamo a capire dove stanno e diamo loro una mano.
    Finisco con una considerazione: se non c’è stato uso di DU e le indagini epidemiologiche daranno esito negativo (come sospetto e vado dicendo da tempo) ci sarà da essere felici. Mi auguro cne nessuno sia così stupido da ramamricarsi,
    Ciò detto, vediamo di capire come agire per chiudere il PISQ e tutti gli altri postacci simili, in Sardegna e non solo, senza dare una mano a coloro che ci prendono per il naso e hanno armi ben più potenti delle nostre! Lo dobbiamo a noi stessi.
    Mi scuso per la lunghezza dello sfogo e spero che il commento venga pubblicato, Ci terrei davvero.
    Un grazie al GRIG: se lo merita.
    Cordialmente,
    Gabriele Ainis

  3. gennaio 10, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 gennaio 2013
    «Nessuna traccia di uranio nei poligoni». I risultati della commissione parlamentare che però chiede di diminuire la presenza militare nell’isola.

    PERDASDEFOGU. Cento sedute, decine di esperti sentiti e quattro indicazioni finali: riconvertire il poligono di Quirra, chiudere quelli di Capo Frasca e Teulada, e più in generale diminuire la presenza militare in Sardegna, ma prima di tutto procedere alla bonifica dei siti militari. Si chiude così, con la fine della legislatura, dopo diversi anni di lavoro, l’attività della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. E si chiude non senza qualche polemica. L’unico componente sardo della commissione, il senatore Pd, Gian Piero Scanu, e autore della relazione intermedia che la commissione parlamentare ha accolto in pieno alla chiusura dei lavori, lo ribadisce ancora una volta: «Per bonificare i siti militari sardi i 75 milioni che sono stati stanziati in tre anni non bastano. Ne servono 300 milioni in tre anni». «Ed è bene – aggiunge – che nella prossima legislatura, questa commissione continui a esistere e a lavorare, perché in questi anni, insieme alla magistratura, è stata da pungolo. Senza la commissione e la magistratura, per la questione dei poligoni sardi, sarebbe ancora tutto fermo». Ma oltre alla vicenda Quirra e alla questione dei poligoni sardi, nella sua relazione finale, la commissione parlamentare, che in due occasioni aveva ascoltato anche il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ha affrontato anche uno dei temi più dibattuti degli ultimi tempi nel mondo militare: quello delle vaccinazioni. Secondo alcuni, infatti, sarebbero proprio alcune di queste a essere responsabili di alcune malattie. Nella relazione di fine legislatura, la commissione parlamentare ha chiesto alle autorità competenti di vigilare sul fronte dei vaccini, perché non si commettano più errori del passato come dosi eccessive degli stessi vaccini, o diverse somministrazioni in un arco di tempo troppo ravvicinato. Infine la commissione parlamentare affronta anche il uno degli argomenti che circa un mese e mezzo fa ha sostenuto, nella sua lunga requisitoria, il procuratore Fiordalisi chiedendo al gup Nicola Clivio di rinviare a giudizio i venti indagati per il caso Quirra. Si tratta del “principio di precauzione”. Questo principio stabilisce che se anche nei poligoni non c’è prova, ma soltanto sospetti circa la presenza di materiale potenzialmente mortale, le autorità hanno comunque il dovere di mettere in atto tutte quelle precauzioni per proteggere chi frequenta quelle aree.

  4. gennaio 10, 2013 alle 3:01 pm

    da CagliariPad, 10 gennaio 2012
    Uranio impoverito: “Non ce n’è traccia nei poligoni sardi”, ma gli ecologisti sul piede di guerra.
    Votato all’unanimità in Senato il documento finale che da ragione a quanto sempre affermato dalla Difesa. Rimane impossibile asserire o escludere con certezza il nesso causale tra esposizione e tumori. Gli ecologisti chiedono la chiusura dei siti: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=840

  5. gennaio 10, 2013 alle 11:02 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  6. Bio IX
    maggio 29, 2015 alle 1:07 pm

    Non c’è traccia di uranio impoverito perchè noi italiani siamo più intelligenti degli altri e sappiamo come nascondere la verità http://fernandotermentini.blogspot.it/2015/05/uranio-impoverito-gli-italiani-sono-piu.html

  7. Bio IX
    marzo 24, 2016 alle 4:02 pm

    Fino a quando la verità, docile e paziente, viene inevitabilmente a galla: «Giorgio Trenta, presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica solo alla seconda audizione e grazie alle continue sollecitazioni della Commissione, ha esplicitato quanto inizialmente aveva tenuto sotto traccia: l’uranio è il mandante della formazione delle nanoparticelle di metalli pesanti, come la consulente della Commissione Antonietta Gatti ha dimostrato da anni. Quindi è la causa indiretta, ma comunque la causa dei tumori».
    Qualcuno si farà almeno un po’ schifo?

    • febbraio 7, 2018 alle 5:17 pm

      A.N.S.A., 7 febbraio 2018
      Commissione uranio: ‘Sconvolgenti criticità per sicurezza e salute militari’.
      Relazione finale: ‘Nesso con tumori, negazionismo vertici forze armate’. (http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/02/07/uranio-commissione-gravi-criticita_80207ff8-6590-44c5-9911-2378a64668c6.html)

      “Sconvolgenti criticità” sono state scoperte nel settore della sicurezza e della salute sul lavoro dei militari “in Italia e nelle missioni all’estero, che hanno contribuito a seminare morti e malattie”. Lo rileva la relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, presentata oggi dal presidente Gian Piero Scanu. Nel mirino il “negazionismo” dei vertici militari e gli “assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo”.

      Il documento cita in particolare l’audizione di Giorgio Trenta, presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica, che ha “riconosciuto la responsabilità dell’uranio impoverito nella generazione di nanoparticelle e micropolveri, capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati ad operare in zone in cui era stato fatto un uso massiccio di proiettili all’uranio”. Critiche anche alla magistratura penale, i cui interventi “non appaiono sistematici” a tutela della salute dei militari.

      “Assolutamente non è il mio pensiero, non ho mai detto che l’uranio impoverito è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati. Le mie affermazioni sono state travisate”. Così Giorgio Trenta dell’Associazione italiana di radioprotezione medica commenta le conclusioni della Commissione Parlamentare sull’uranio impoverito, che invece citano proprio la sua relazione per affermare che c’è un legame tra uranio e malattie.

      “Il presidente della Commissione cita una perizia che avevo fatto in cui affermavo che l’uranio al massimo poteva essere il mandante, non l’esecutore materiale – continua Trenta -. Io parlavo di un militare che lavorava in un campo di atterraggio e decollo degli aeroplani che portavano le bombe all’uranio depleto in Kosovo che aveva una pista in terra battuta. Quindi quando gli aeroplani atterravano facevano un polverone, e questo faceva sì che inalasse microparticelle ma non di uranio, ma del materiale che stava nella pista. In questa perizia ho dato colpa a nanoparticelle derivate dalle attività che si svolgevano nel sito dove stava, ma non certo all’uranio”. Tutte le agenzie internazionali, a partire dall’Oms, hanno sempre escluso una responsabilità dell’uranio impoverito. “Nessuno l’ha mai provata – ribadisce Trenta -. Anche sull’entità dell’eccesso di tumori che sarebbe stato riscontrato a mio parere non ci sono certezze, il numero di persone prese in esame è troppo basso per escludere che possa essere dovuto al caso”.

      ____________________

      da Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2018
      Uranio, Commissione d’inchiesta: ‘Criticità sconvolgenti hanno portato a morti e malattie. Negazionismo vertici militari’.
      Presentata la relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. Pesanti accuse anche al Governo: “Assordanti silenzi”. Gli esperti ascoltati hanno riconosciuto il nesso tra tumori ed esposizione. Nel documento si evidenziano “otto meccanismi procedurali e organizzativi” che “oggettivamente convergono nel produrre il duplice effetto di offuscare i rischi incombenti” e “di arginare le responsabilità dei reali detentori del potere”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/07/uranio-commissione-dinchiesta-criticita-sconvolgenti-hanno-portato-a-morti-e-malattie-negazionismo-vertici-militari/4143306/

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