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Una centrale a biomassa fuori posto, a Decimoputzu (CA).


centrale a biomassa

La Società Agricola Agrifera da Milano è arrivata nelle terre del Campidano, nella zona agricola (2,5 ettari) di Terramaini, in gran parte nel Comune di Decimoputzu e in piccola parte nel Comune di Villasor (CA). Ha avviato il cantiere per la realizzazione di una centrale a biomassa da 999 kWe, 1 in meno della soglia oltre la quale devono esser preliminarmente svolti i procedimenti di valutazione d’impatto sull’ambiente.

L’impianto prevede l’utilizzo di 20.200 tonnellate annue di biomassa (insilato di mais, triticale, sorgo) e liquame bovino, per circa 60 tonnellate giornaliere, con una produzione di biogas di 3,6 milioni di metri cubi annui e energia elettrica prodotta pari a 7 milioni di kWn annui.  Quantomeno un sensibile traffico di camion e una notevole puzza, non poco per le case e le aziende agricole vicine e per il centro abitato, distante meno di 2 km.

campo di mais

Una volta acquisiti pareri e autorizzazioni da parte delle amministrazioni pubbliche competenti in sede di conferenze di servizi (con parere contrario del Comune di Decimoputrzu), con determinazione n. 12193 del 29 giugno 2012 il Servizio Energia dell’Assessorato dell’industria della Regione autonoma della Sardegna ha emesso l’autorizzazione unica (art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i., leggi regionali n. 3/2009, n. 5/2009) per la costruzione e l’esercizio dell’impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili, consistente in un impianto di biometanizzazione e produzione di energia elettrica da biomassa.

I lavori risultano avviati recentemente e le proteste sono partite subito da parte della popolazione tenuta all’oscuro.

La produzione di energia elettrica da biomassa ha un senso positivo – sul piano ecologico e sociale – quando è situata presso il luogo di “produzione” della biomassa stessa, presso la stessa (o le stesse) azienda agricola dal cui ciclo produttivo deriva.  In caso diverso, non ci vuole particolare fantasia per ipotizzare motivazioni puramente speculative.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, insieme al locale Comitato popolare Terrasana, hanno, quindi, inoltrato (25 novembre 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti.  Interessati il Ministero dell’ambiente, la Direzione generale regionale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia, il Servizio regionale dell’energia, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, i Comuni di Decimoputzu e di Villasor, nonché la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari per gli eventuali aspetti di competenza.

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Fondamentalmente sussiste un contrasto fra normativa nazionale e normativa regionale in tema di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili in aree agricole.

Infatti, quantomeno le aree ricadenti nel territorio comunale di Decimoputzu appaiono rientrare in “zona agricola E” del vigente piano urbanistico comunale (P.U.C.), specificamente “E 1 – aree caratterizzate da produzione agricola tipica e caratterizzata”.

E’ pur vero che tali impianti di produzione di energia elettrica “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici” (art. 12, comma 7°, del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.), tuttavia, secondo l’art. 13 bis della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., l’art. 3 del D.P.G.R.  3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole) e l’indirizzo giurisprudenziale costante, nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (vds. per tutti Cass. pen., sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369), non attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in corso di realizzazione – slegata da attività agricole in esercizio nel sito.

Sembrerebbe pertanto logica la sola presenza di impianti simili connessa ad aziende agricole presenti nell’area.  In questo caso, invece, la biomassa da utilizzare nella centrale in costruzione giungerebbe dai campi di Villacidro, a una quarantina di km. di distanza.

Domanda banalissima: per quale motivo la Società Agricola Agrifera non ha chiesto d’installare la sua centrale a biomassa a Villacidro?    Mistero.

Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico, Comitato popolare Terrasana

Decimoputzu, Terramaini, distanza impianto in costruzione dalle residenze agricole

(elaborazione immagine da Google Earth, foto da http://www.liceocassano.it, S.D., archivio GrIG)

  1. novembre 27, 2012 alle 7:08 am

    “La produzione di energia elettrica da biomassa ha un senso positivo – sul piano ecologico e sociale – quando è situata presso il luogo di “produzione” della biomassa stessa, presso la stessa (o le stesse) azienda agricola dal cui ciclo produttivo deriva. In caso diverso, non ci vuole particolare fantasia per ipotizzare motivazioni puramente speculative”

    Ecco questo pezzo te lo devo proprio rubare per l’incontro di oggi qui ad Orvieto.

  2. max
    novembre 27, 2012 alle 8:22 am

    sono concorde con s.t. ma piuttosto che niente meglio piuttosto; in mezzo al nulla ( economico e non) meglio una centrale speculativa che da da mangiare a qualche pecoraio neppure + in grado di vendere la lana non valendo + nulla se non x l’edilizia, piuttosto di una centrale nucleare o di una fonderia. quando respiriamo inquiniamo, quando defechiamo o uriniamo inquiniamo, la sola ns presenza umana inquina. quindi cosa vogliamo fare? ribadisco che il pericolo di un osservatorio attento sull’ambiente possa divenire un’ossessione che degenera nell’integralismo. ho detto che e’ un pericolo non che non vada fatta vigilanza abientale. bisogna capire che a qualche compromesso dobbiamo scendere se non vogliamo tornare ai nuraghi. il progresso umano, sociale ed economico passa attraverso ai compromessi.

    • novembre 27, 2012 alle 5:11 pm

      Max, leggiti l’articolo: non abbiamo detto che tali centrali non si debbono fare, abbiamo detto chiaramente che vanno fatte dove c’è la “produzione” di biomassa, cioè presso aziende agricole. Qui non ce ne sono.

  3. novembre 27, 2012 alle 12:58 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  4. novembre 27, 2012 alle 2:20 pm

    Reblogged this on barbatustirolese.

  5. novembre 27, 2012 alle 3:31 pm

    L’amara realtà è che dovremmo smetterla di allevare animali e mangiarli. Ad oggi non esiste niente che inquini più di un allevamento di bestiame intensivo e non. E’ la cosa che in assoluto inquina più di tutto e provoca deforestazione e fame nel mondo. Chi alleva bestiame generalmente è un grosso proprietario terriero e anzichè allevare bestiame a ns spese dovrebbe coltivare la terra piantando cereali e legumi magari anche biologici per il consumo umano. La più alta emissione di gas serra al mondo sono gli allevamenti di animali, maiali, mucche, pecore, conigli, polli ecc., con una percentuale di emissioni pari al 50% del totale contro un 13% di tutti i trasporti (marittimi, terrestri e aerei) mentre il restante proviene dalle varie industrie. Per un chilo di carne occorrono in media 30kg tra legumi e cereali che mangiati direttamente dall’uomo sfamerebbero molte più persone, difatti è stato provato che se tutti smettessero di mangiare carne, soprattutto come la si mangia oggi, non esisterebbe la fame nel mondo. Per 5kg di carne servono 500.000 litri di acqua che sono il consumo medio totale annuo di una famiglia composta da 4 persone, 2 adulti e 2 bambini. Deforestazione, non è colpa della produzione di legnami, ma colpa delle piantagioni per mangimi animali che guarda caso stanno a sud del mondo. Se tutti i popoli della terra decidessero di consumare le stesse quantità di carne consumate oggi nei paesi occidentali collasseremo immediatamente, non basterebbe 2 volte e mezza della terra emersa per sfamare gli animali, per smaltire le loro deiezioni, per farli bere, per procurare il carburante per spostarli e spostare le loro carni, la terra stessa si sta sterilizzando attualmente. Nella foresta amazzonica le piantagioni durano al massimo 6 anni, dopo di che diventano deserdo e via con la desertificazione perché non sono terreni adatti alle coltivazioni. Ma dove vogliamo andare? Ora oltre che il danno che creano di per se gli allevamenti dovremmo anche ulteriormente spendere per spostare il letame nelle strade? Chi decide di diventare vegetariano o meglio ancora vegan passa ad una vita a bassissimo impatto ambientale, tanto è vero che chi non lo è non può nemmeno definirsi ambientalista. Non tenete la testa sotto la sabbia, bisogna farlo per noi e per i nostri figli. Inoltre le patologie peggiori di questa terra sono causate dai cibi e derivati animali, cardiopatia, diversi tipi di tumore, l’alzheimer è stato ultimamente paragonato alla BSE delle mucche, infatti a loro viene perché sono erbivori e gli danno da mangiare la carne, stessa cosa vale per gli umani che sono una specie frugivora di natura e non onnivora come tanti malandrini affermano. Internet è pieno di casi di bambini diabetici guariti dopo che gli hanno fatto seguire una alimentazione vegan, aprite gli occhi. Essere vegan è una scelta che parte da noi stessi e non può impedircelo nessuno, non viene dai partiti, non lo impone un governo, la vera rivoluzione di oggi e spezzare questa catena di sussidi di tangenti e di morte. Gli allevamenti non esisterebbero infatti senza i sussidi governativi, allevare animali è un lavoro in perdita, se mai dovessero tagliare i fondi statali tutti gli allevatori cambierebbero mestiere. Ci siamo lamentati in eterno per i soldi dati alla Fiat, ma quelli dati agli allevatori sono altrettanto investiti malissimo. Mi spiace offendere qualcuno di voi, chiedo scusa ma questa è l’amara realtà e non potete affermare il contrario. Cercate su internet tutte le informazioni sull’econutrizione, sull’impatto ambientale, sul vivere vegan. Ricordo che anche nelle scuole ormai è obbligatoria la mensa vegetariana e vegan su richiesta. Non siamo i padroni del mondo e non lo saremo mai. Si può vivere senza tutto questo, senza anche le centrali a biomassa che causerebbero ancora una volta la sterilizzazione del suolo, perché ovviamente ci sarebbe bisogno di piantagioni Ogm, pesticidi e quant’altro che insieme a tutto il resto provocano ancora tumori e tumori.
    E’ tempo di cambiare.
    Niente biomasse e niente allevamenti.

  6. max
    novembre 27, 2012 alle 4:56 pm

    concordo sui concetti etico filosofici di terrestre, ma x i prox 50 anni ( tempo necessario xche’ cambi qualcosa in tal senso) direi che produrre energia dalle bio masse o dal fotovoltaico ( anche se aqualcuno non piace) o dal solare o dal moto ondoso o dall’elettrico sia meglio che dal gas o dal nucleare.
    nel frattempo che diverremo tutti vegani speriamo che i ns amici extraterrestri ci diano qualche dritta su come produrre energia senza pagare pegno ambientale; la scelta e’,x essere CONCRETI, sul male minore.

  7. novembre 28, 2012 alle 8:36 am

    I modi ci sono e sono tanti, solo che alcuni ce li fanno pagare a peso d’oro, ad esempio in Cina producono energia dai loro stessi escrementi, hanno addirittura forgiato un veicolo che funziona a quel modo. La risposta sta già nelle righe dell’articolo che stiamo commentando, ossia che l’energia va prodotta in piccole quantità da ognuno di noi, la biomassa non va spostata dal luogo dove la si produce sennò non ha senso, le grosse distese di fotovoltaici posizionati sul terreno non hanno senso, si può anche soprassedere sullo smaltimento dei pannelli che sono molto inquinanti, ma sul fatto che si posizionino a terra nemmeno un po’.
    Ognuno dovrebbe fare la sua piccola parte, in altri stati si trovano a poco prezzo anche i minieolici che ognuno si può installare per conto proprio, in Italia e di conseguenza in Sardegna dipendiamo sempre dalle grosse aziende e da grossi imprendidori che non hanno altro in testa che la speculazione dando lavoro ad uno sparuto gruppo di persone.
    Inoltre ci tengo a precisare al Sig. Max che si il mio discorso è etico ma non filosofico, io lo sono da anni e ne ho solo guadagnato in salute ed in coscienza, ammiro chi fa tanto per l’ambiente anche senza essere vegan o vegetariano ma non smettero mai di parlarne perché è una strada che conduce a molte soluzioni, non ultima anche quella dell’energia pulita. Se ci mettiamo ad ascoltare i grossi produttori ci diranno sempre che tutto si può fare ma non staranno mai pensando ne al loro ne al nostro benessere inteso in termini ambientali ma solo al loro benessere economico. Dovremmo essere più uniti nell’isola ed in tutto lo stivale, invece siamo bravi sono a vendere e svendere la Sardegna e l’Italia al nemmeno miglior offerente. Ormai abbiamo dato quasi tutto in mano ai francesi di cui un tempo ci facevamo beffa. Non siamo in grado di gestire nulla questa è l’amara realtà. Abbiamo grosse produzioni di energia nell’isola e siamo quelli che la pagano di più, avevamo gli spagnoli che lucravano, ora abbiamo i tedeschi E-on che hanno spremuto fino al midollo la nostra terra e minacciano continuamente licenziamenti a non finire, crediamo veramente che questo nuovo inceneritore di decimoputzu non faccia la stessa fine? Allora siamo proprio ingenui.

  8. max
    novembre 28, 2012 alle 9:11 am

    mi paiono ragionamenti corretti; credo che ai sardi si palesi un’ opportunita’ straordinaria anche in occasione dell’attuale crisi ( che sara’ MOLTO LUNGA al di la’ di quello che dice M.M. ed aggiungo che nulla sara’ + come prima); quella di decidere del loro futuro.
    non solo la sardegna e’ in svendita ma anche il continente di cui giuridicamente fa’ parte.
    la romagna, il sud tirolo, la venezia giulia ed il veneto hanno ben ivestito nel turismo certamente con qualche errore. i sardi possono farne tesoro evitando gli errori…
    attenzione pero’; circa il turismo chi ha i soldi oggi sono sopratutto russi e cinesi e x attrarli devi dare loro quello che cercano. non certo mega hotel sulla spiaggia come forse vorrebbero i + volgari e beceri ma neppure gli “alberghi diffusi”spesso, spelonche o locations x spartani esistenzialisti, hippies fuori tempo massimo.
    un sano approccio di marketing strategico del turismo puo’mostrare le opportunita’ sostenibili.
    continuero’ fino allo sfinimento a sostenere che a qualche compromesso nel turismo o nelle produzione di energia dobbiamo scendere; ne sono convinto al 100%.
    credo che i sardi se supereranno le divisioni sapranno fare la scelta giusta…

  9. novembre 28, 2012 alle 10:30 am

    Per TERRESTRE , scusa ma simpaticamente ti definirei ” EXTRA TERR…… ” , forse siamo usciti un po fuori dal 1° obbiettivo che l’articolo voleva evidenziare, NBON TROVATE,???

  10. massimo
    novembre 29, 2012 alle 1:57 pm

    Ma la centrale è a Biomasse o a Biogas? Perché se è a biogas sfrutta la fermentazione del letame e la decomposizione dei residui agricoli (concordo sul fatto ha un senso solo se provenienti dalle immediate vicinanze), mentre la biomassa è un inceneritore che può sfruttare anche i rifiuti solidi urbani bruciandoli. E’ evidente che le ricadute ambientali delle due strutture sono diverse. Ora, la mia domanda è semplice: l’impianto in costruzione è a biogas, ma l’autorizzazione è genericamente a biomasse. Vuoi vedere che all’interno dell’autorizzazione esiste qualche bel paragrafetto che parla di “conversioni” o di “varianti” al progetto approvato che non devono andare di nuovo ad Autorizzazione Unica? Forse la Regione dovrebbe in primo luogo essere più chiara ed escludere espressamente la trasformazione dell’impianto in un inceneritore a ridosso delle abitazioni. Che il posto sia sbagliato anche per un biogas è chiarissimo e naturalmente non lo metto minimamente in discussione.

  11. novembre 29, 2012 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 novembre 2012
    Decimoputzu. Gli ambientalisti affiancano il Comitato “Terrasana”. (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121129082944.pdf)

    DECIMOPUTZU. Il Comitato cittadino “Terrasana” – che si batte contro la costruzione della centrale di produzione elettrica da biomassa a poca distanza dal centro abitato, non è più solo nella sua battaglia ma viene affiancato dalle associazioni ecologiste “Gruppo di intervento giuridico” e “Amici della terra”. Da loro, infatti, sono partite le prime azioni d’attacco con la richiesta alle istituzioni competenti (amministrative e giudiziarie) di informative a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti. Interessati il ministero dell’Ambiente, la direzione generale regionale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia, il Servizio regionale dell’energia, il Corpo forestale, i Comuni di Decimoputzu e Villasor (parzialmente interessato dalla centrale a biomassa), nonché la procura della Repubblica di Cagliari. “La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili – dice Stefano Deliperi, portavoce del Gruppo di intervento giuridico – ha un senso positivo, sul piano ecologico e socilae, quando la centrale è situata presso il luogo di produzione della biomassa stessa. Le biomasse che dovrebbero essere utilizzate nella centrale di Terramaini, ancora in fase di completamento giungerebbero invece dalle campagne di Villacidro, distanti una quarantina di chilometri. Domanda banale: per quale motivo la società “Agricola Agrifera” non ha chiesto di installare la sua centrale a biomassa a Villacidro? Mistero».

  12. dicembre 4, 2012 alle 8:30 am

    Caro Mundè mi fa piacere che a te diverta tanto questa situazione a me personalmente proprio per niente. Fuori dall’obbiettivo perchè non si fa il collegamento con il mio discorso, un giorno forse capirai anche tu ma forse sarà troppo tardi. Chiamami un po’ come ti pare.

  1. marzo 26, 2013 alle 7:06 am

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