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Stop al moderno “monolito” sulla Laguna Veneta!


Venezia, simulazione del Palais Lumière

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, raccogliendo segnalazioni da parte di residenti e di numerose personalità della cultura di tutta Italia, ha inoltrato (19 novembre 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo il progetto Palais Lumière, proposto dal gruppo Pierre Cardin e consistente in un complesso di torri connesse dall’altezza massima di 245 metri a Marghera, incombente sulla Laguna Veneta e su Venezia.

Sono stati interessati i Ministeri dell’ambiente e dei beni e attività culturali, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici per il Veneto, l’E.N.A.C., l’Unità V.I.A. della Regione Veneto, il Comune di Venezia, la Soprintendenza per Venezia e la Laguna Veneta, la Commissione europea.

Un progetto dall’oggettivo ingombro, un moderno gigantesco monolito, visibile da qualsiasi punto di visuale pubblico dell’area veneziana, modificando sensibilmente l’attuale sky line di un contesto ambientale, storico e culturale unico al mondo.

In estrema sintesi, ecco le caratteristiche:

*  struttura urbanistica in tre torri collegate fra loro con sei strutture a forma di disco, altezza complessiva mt. 245, 60 piani abitabili, 72 ascensori, 284 residenze private (circa 45.000 mq. complessivi), alberghi (circa 34.000 mq. complessivi), unità direzionali, unità commerciali, servizi di ristorazione (130.000 mq. complessivi), centro congressi, centri di istruzione superiore, teatro/auditorium (complessivamente 6.200-7.000 posti), 4.000 posti auto in garage posti in due piani interrati, giardini pensili (complessivamente mq.44.000);

*  area di base delle torri di circa 30.000 metri quadrati, superficie complessiva interessata dal progetto pari a circa 250.000 metri quadrati;

*  produzione energetica da fonte fotovoltaica ed eolica.

L’area interessata dal progetto in argomento, parte di proprietà pubblica (Comune di Venezia, pare propenso a cedere) e parte di proprietà privata, appare prossima a canali direttamente collegati con la Laguna Veneta, tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), pur non essendo ancora vigente alcun piano paesaggistico per la tutela dinamica del territorio.

Inoltre, l’elevata altezza del complesso in progetto (altezza massima mt. 245) andrebbe a interessare la zona di rispetto dei “coni di atterraggio” del vicino aeroporto di Venezia – Tessera “Marco Polo” (non sarebbero assentibili edifici di altezza superiore a mt. 100).

Infine, si deve ricordare che la realizzazione di progetti di riassetto o sviluppo di aree urbane all’interno di aree urbane esistenti nonché i progetti di parcheggi di uso pubblico con capacità superiori a 500 posti auto devono essere preceduti da positiva conclusione della procedura di verifica di assoggettabilità (direttiva n. 2011/92/UE, decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.), estesa a  ampliamenti e/o modifiche al fine di verificarne gli impatti cumulativi, come da giurisprudenza costante comunitaria e amministrativa nazionale.

Un progetto avente un impatto certamente rilevante in un contesto ambientale, storico e culturale unico al mondo: sono necessari, quindi, tutti gli approfondimenti del caso prima di rischiare di rovinare la porta di quella straordinaria e affascinante città che tutto il mondo invidia.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Venezia, simulazione skiline modificato dal Palais Lumière

(simulazioni progettuali, foto da http://www.corbezzole.it)

  1. icittadiniprimaditutto
    novembre 20, 2012 alle 8:39 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
    Add your thoughts here… (optional)

  2. max
    novembre 20, 2012 alle 1:54 PM

    spero che quella meraviglia di cardin si faccia nel + breve tempo possibile e se tecnicamente possibile 3 volte + alta. nasce in un posto devastato dalle industrie ( marghera, porto marghera ecc) quindi puo’ solo abbellire tale territorio che se anche verra’ bonificato con cambio di destinazione d’uso tra 100 anni minimo, non impattera’ negativamente xche’immagino che architetti e urbanisti non proporranno un designe da architerrura paleoindustriale ma qualche cosa di moderno, in linea con il 2100 e rotti. quindi le palais lumiere sara’coerente ante litteram. se qualcuno avesse bocciato la tour eiffel xche’ non in linea con l’architettura del tempo oggi parigi sarebbe + povera ( in tutti i sensi, compreso?). quindi smettiamola di dire sempre no altrimenti torniamo alle caverne ma non mi pare si stesse tanto bene. l’importante e’ lo sviluppo sostenibile e questa opera lo e’.

    • novembre 20, 2012 alle 4:39 PM

      con tutto il rispetto, ma quale “sviluppo sostenibile” ci sia in un monolito da milioni e milioni di metri cubi di volumetrie è davvero difficile da comprendere.
      Sarebbe questo un modo per risanare Marghera?
      E per risanare Porto Torres o Portoscuso che dobbiamo fare? Un nuraghe di vetro e cemento alto 300 metri?
      Mah…

      Stefano Deliperi

      • max
        novembre 20, 2012 alle 4:53 PM

        certo che no; la sardegna in generale va molto + tutelata sotto il profilo ambientale essendo meno antropizzata rispetto x esempio il veneto + antropizzato e dove gli insediamenti industriali sono maggiori numericamente e ciascuno + esteso, quindi richiedono + compromessi. x parlare sempre del palais lumiere non mi viene in mente nulla che possa rivalutare quella zona, salvo sognare ed ipotizzare un ripristino totale delle zone umide origimarie. certo si potrebbe fare questo e quello. in media stat virtus. quello su cui concordo totalmente e’ l’attivita’ di controllo che organizzazioni come la vs operano affinche’ ‘ gli orrori nei quali spesso incappiamo non si debbano + riscontrare. ma qualche compromesso dobbiamo scendere pero’se vogliamo rilanciare l’economia e non fare gli integralisti x partito preso.
        cum grano salis…

  3. novembre 20, 2012 alle 5:08 PM

    non abbiamo proprio voglia di fare gli “integralisti”, ma per “rilanciare l’economia” sarebbe molto meglio iniziare con un’approfondita bonifica ambientale degli insediamenti industriali di Marghera, in più si migliorerebbe il quadro generale della salute pubblica.
    Venezia, poi, vive di turismo e non so quanto un’opera simile possa esser gradita ai milioni di turisti che vi giungono ogni anno. Mi pare un grande azzardo.

    Stefano Deliperi

    • max
      novembre 20, 2012 alle 5:25 PM

      concordo pienamente sul punto 1 ( bonifica) anche se sappiamo entrambi quali sarebbero i tempi.
      circa il punto 2 ( palais) sarei pronto a scommeterci e quello che mi da suffragio e’ il paragone con la torre di parigi. se ha avuto successo un’ammasso di ferraglia che con l’urbanistica circostante centrava come il diavolo e l’acqua santa, credo che un palazzo con design avveneristico abitabile in mezzo a brutture paleoindustriali sia come un fiore in mezzo al letame. anzi potrebbe essere propedeutica alla bonifica a cui faceva lei cenno.
      credo che il mio pensiero non precluda il suo.

  4. cannareggio boy
    novembre 27, 2012 alle 4:02 PM

    in Italia non vi meritate niente… spero che i pochi investitori rimasti decidano presto di abbandonarvi!!!

  5. Ga
    novembre 30, 2012 alle 12:54 PM

    simulazione estremamente fuori scala, ma non mi meraviglia.

  6. dicembre 2, 2012 alle 1:50 PM

    da La Nuova Venezia, 28 novembre 2012
    Il bilancio del Comune appeso a Pierre Cardin. (Enrico Tantucci)

    Via libera alla manovra di assestamento, ma i revisori dei conti evidenziano l’incertezza delle entrate. Conto alla rovescia per rispettare il patto di stabilità Nelle mani di Pierre Cardin, sperando che “confezioni” una vendita su misura per le esigenze di Venezia. Il bilancio 2012 del Comune – per quanto riguarda il rispetto del Patto di Stabilità – è “appeso” alla vendita entro fine anno dei terreni comunali di Marghera su cui dovrebbe sorgere, in parte, l’ormai famoso Palais Lumiére,che insieme ad altre poste – come l’area della Favorita al Lido, parte del complesso delle ex Conterie a Murano, la Biblioteca di Mestre di via Miranese tra le altre – dovrebbe fruttare complessivamente 46 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altri 48 milioni di euro di fondi di Legge Speciale, previsti dall’emendamento alla Legge di Stabilità approvata alla Camera e ora all’esame del Senato, ma non ancora in cassa. E se il Consiglio comunale ieri ha dato il via libera a tarda sera all’assestamento di bilancio – illustrato dal vicesindaco e assessore competente Sandro Simionato – che fa, formalmente quadrare i conti, non sono mancate le critiche per l’azzardo a cominciare da quelle, le più significative del Collegio dei Revisori dei Conti nella loro relazione al documento contabile. A proposito delle “vendite” di fine di Ca’ Farsetti i revisori parlano di incertezza motivata dall’«esito – intrinsecamente incerto – delle dismissioni valorizzazioni/immobiliari programmate e dall’aleatorietà nei tempi di trasferimento dei fondi di legge speciale per Venezia». Un azzardo – se non vende e non incassa l’Amministrazione sarà costretta a uscire dal Patto di Stabilità – messo in evidenza ieri in aula da consiglieri di opposizione come Michele Zuin del Pdl, pur di fronte alla consapevolezza generale delle difficoltà di rispettare un Patto di Stabilità che “strangola” i Comuni, come ha ricordato Simionato. Dal piano delle alienazioni sono invece usciti il Centro di interscambio merci del Tronchetto, il Parco Vega e 100 alloggi di edilizia residenziale in terraferma, difficilmente vendibili. Inserito dalla giunta con un emendamento, proprio su indicazione dei revisori, un fondo di riserva per fare fronte alla probabile divisione patrimoniale che dovrà essere affrontata con il comune di Cavallino, dopo la separazione da Venezia e la relativa causa per il riconoscimento di una quota di beni propri. Avvolta nel mistero la sorte delle quote Save, che nel piano delle vendite non ci sono, ma che formalmente il Comune sarebbe pronto a cedere con la possibilità di riacquisto successiva e il mantenimento del proprio ruolo nel Consiglio della società. Conti messi a posto invece sul fronte della spesa corrente, nonostante l’ulteriore taglio da 3 milioni e 800 mila euro previsto dal decreto governativo sulla spending review sotto forma di taglio del debito. I soldi arriveranno per un milione da maggiori entrate previste dal Casinò, per un altro milione e 300 mila euro dal fondo di riserva e per un altro milione e mezzo da ulteriori tagli di spese su fondi comunali non ancora impegnati. La buona notizia è che il Comune, per la prima volta da molti anni, non è dovuto ricorrere alle plusvalenze per far quadrare i conti, ma l’incognita – come ha ricordato Simionato – riguarda i prossimi tre anni, quando agli enti locali saranno chiesti ulteriori tagli per 2,6 miliardi di euro, e sono già in ginocchio adesso. Nella seduta, il Consiglio comunale ha anche approvato altre delibere significative come quella sul riassetto patrimoniale e urbanistico del Tronchetto, che prevede anche una piccola quota di alienazioni comunali e quella che consente la gestione provvisoria del centro sportivo di Sant’Alvise sino a giugno, in attesa della nuova gara dopo l’allontanamento del gestore precedente, inadempiente.

    Missili sulla Torre Cardin. (Alberto Vitucci)

    Non bastavano gli esposti alla Procura presentati a Roma da Italia Nostra, gli appelli all’Unesco e al Quirinale firmati da grandi architetti. Adesso sul futuro del Palais Lumiere, il grattacielo alto 250 metri da realizzare a Marghera, si addensano nuove nubi: la Soprintendenza veneziana ha chiesto con una lettera al ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi di esaminare il progetto per esprimere il parere. Una mossa che potrebbe rallentare i tempi del progetto che sta molto a cuore a Regione, Provincia e Comune. Quest’ultimo ha già messo in bilancio 40 milioni di euro che Cardin dovrebbe sborsare per l’acquisto dei terreni, la Regione vede nel grattacielo «nuovo sviluppo». Il sindaco Giorgio Orsoni ne ha parlato con il ministro Ornaghi, raggiunto a Padova a un convegno mentre parlava di paesaggio. «Gli ho chiesto cosa c’entra Marghera con la conterminazione lagunare», dice Orsoni. Che da buon avvocato fa anche balenare la possibile richiesta danni se il ministero dovesse causare ritardi per richieste ritenute «illegittime». Ornaghi però su questa vicenda si è mostrato molto prudente, visto anche l’esposto depositato da Carlo Ripa di Meana e dal presidente nazionale di Italia Nostra Marco Parini. I due chiedono di indagare su presunte pressioni che sarebbero state fatte dagli enti locali e dal ministro per l’Ambiente Corrado Clini sull’Enac, in un primo tempo contraria all’edificazione di un edificio troppo alto sulla direttrice di atterraggio degli aerei. Non ci sono soltanto le dimensioni, ma anche le ricadute sul territorio e la questione estetica. «Un gigante squarciato», l’ha definito Paolo Portoghesi, ex presidente della Biennale. Ma la macchina è lanciata. Il progetto elaborato dallo studio Altieri di Thiene – di proprietà dell’europarlamentare di Forza Italia Lia Sartori e dall’architetto Dario Lugato, lo stesso del nuovo hotel Santa Chiara a piazzale Roma e della mai nata villetta dell’ex ministro Brunetta a Torcello – non è ancora definito nei dettagli ma in tanti si sono già espressi favorevolmente. Dovrà ora superare l’esame di Impatto ambientale dal ministero dell’Ambiente con il parere espresso dalla Regione e dal presidente della commissione Via, il commissario straordinario del Passante e della Pedemontana Silvano Vernizzi. Che gli ambientalisti hanno accusato di conflitto d’interessi, essendo lui anche il dirigente dell’assessorato Infrastrutture retto da Renato Chisso. Giudizio sospeso, dunque. In attesa di vedere come finirà il contenzioso tra gli il ministero e Ca’ Farsetti.

  7. max
    dicembre 5, 2012 alle 11:13 am

    speriamo che lo facciano alla faccia dei signor no che devono tornare nelle caverne e che lo facciano + alto xche’ 250 m lo si vede solo in tutto il veneto ma 500m lo si vedrebbe anche a milano. non sto scherzando anche xche’ li non c’e’ nulla da deturpare ma solo rivalutare.

  8. dicembre 5, 2012 alle 2:49 PM

    il blog del Comitato “Cardin no grazie!”: http://cardinnograzie.wordpress.com/

  9. max
    dicembre 5, 2012 alle 5:46 PM

    come dovrebbe essere chiaro persino a “gruppodin” non e’ un problema di lunghezza xche’ in questo caso a cagliari potrebbero x contro costruire il faro + alto del mondo visibile dal “continente” alis italia ma anche dal nord africa.
    pero’ x rimanere in tema regionale siamo ai discorsi di lana caprina.

  10. max
    dicembre 5, 2012 alle 5:57 PM

    lo so; anche la mia…
    con stima e simpatia.

  11. dicembre 13, 2012 alle 5:34 PM

    la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per Venezia e la Laguna ha comunicato (nota prot. n. 17366 del 13 dicembre 2012) “che non risultano pervenute a questo Ufficio istanze sull’argomento” da parte di alcun Soggetto proponente.
    Quindi non risulta rilasciata alcuna autorizzazione paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

  12. dicembre 14, 2012 alle 2:56 PM

    da La Nuova Venezia, 14 dicembre 2012
    PALAIS LUMIèRE: affari a CENA. «Torre, risposta sul vincolo entro Natale». Basilicati ha presentato il progetto a imprenditori e professionisti, tra loro Carron e Panto. (Francesco Furlan): http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2012/12/14/news/torre-risposta-sul-vincolo-entro-natale-1.6191659

  13. dicembre 28, 2012 alle 2:59 PM

    da La Repubblica, 28 dicembre 2012
    Se tocca alla Francia salvare Venezia dai barbari. (Salvatore Settis)

    Il Mostro della Laguna ha fatto la sua prima vittima. È il sindaco di Venezia Orsoni, che firmando pochi giorni fa il patto scellerato con Pierre Cardin entra nella storia delle Serenissima come un seguace non dei Dogi, ma dei barbari, per immolarsi (dice lui) sull’altare del “patto di stabilità”. Il Palais Lumière di Cardin, coi suoi 250 metri di altezza, sarebbe alto due volte e mezzo il campanile di San Marco, 110 metri oltre i limiti di sicurezza Enac per il vicino aeroporto. Visibile da ogni angolo della città, l’ecomostro è un “dono” alla terra d’origine di Pietro Cardin (nato in provincia di Treviso 90 anni fa), per “risanare Porto Marghera” e creare lavoro nei suoi 65 piani abitabili, con appartamenti di lusso e attività commerciali e ricreative. Autore del progetto è Rodrigo Basilicati, «nipote ed erede stilistico di Cardin », laureatosi a Padova nel 2011: il più alto grattacielo d’Italia sarà dunque l’opera di un neolaureato quarantenne, ma il nepotismo, si sa, giustifica tutto. In commovente idillio, Orsoni (Pd) è d’accordo con le giunte leghiste di provincia e regione per approvare a tappe forzate un progetto «strategico e prioritario».

    La direzione regionale dei Beni Culturali, su parere dell’Ufficio legislativo del Ministero, ha dichiarato (27 novembre) che l’area è sottoposta ex lege a vincolo paesaggistico a tutela dell’ecosistema lagunare, ma secondo Orsoni il Consiglio comunale ratificherà comunque l’accordo, e per la cessione dei suoli Cardin verserà 40 milioni, indispensabili per «affrontare le imposizioni del patto di stabilità». Invano Italia Nostra stigmatizza le «distorsioni della prassi amministrativa » di un Comune che si arroga i poteri di autorizzazione paesaggistica, mentre le professionalità utilizzate (due geometri e un perito industriale) sono palesemente inadeguate. Intanto, le banche francesi rifiutano a Cardin il prestito di 40 milioni, e mentre lui giocando al ribasso propone di versare “a fondo perduto” solo il 3% (1.200.000 euro), il cardinal nepote Basilicati dichiara che il documento firmato «è solo una bozza».

    In tanta confusione, qualche punto è chiaro: primo, i dati sull’inquinamento sono truccati. Nel documento Cardin presentato in Conferenza dei servizi, si vanta una bonifica delle aree destinate al grattacielo (ad opera della Provincia) che non è mai avvenuta, si parla a vanvera di valori nei limiti tabellari di legge, senza precisare che si tratta di valori previsti per le aree industriali e non per quelle residenziali, e si ignora che le fondamenta dovrebbero attraversare tre falde acquifere; intanto la stessa Direzione Ambiente del Comune assicura che farà rispettare le norme contro il dissesto idrogeologico, cioè condanna il progetto senza appello. Secondo: se non avrà i permessi, Cardin minaccia di trasferire in Cina il suo palazzo, con ciò mostrando con quanta attenzione a Venezia esso sia stato concepito, se può indifferentemente stare anche a Shanghai. Terzo: mentre un ex sindaco di Venezia dichiara cinicamente che «il progetto è orribile, ma a caval donato non si guarda in bocca», Cardin monetizza la vista su Venezia, mettendo in vendita a prezzi altissimi gli appartamenti dei piani alti, destinati ai ricchi, «perché ci saranno sempre ricchi e poveri ». Insomma, il suo “dono” è quello che Manzoni chiamerebbe “carità pelosa”, fatta non per amore del prossimo ma per proprio interesse. Ma mentre il ministro dell’Ambiente Clini ed altri notabili esultano per l’imminente disastro, una dura mozione della massima accademia francese di scienze umane (Académie des Inscriptions et Belles Lettres) «esprime viva inquietudine per le minacce che pesano su Venezia e la laguna. Deplora che navi di grande tonnellaggio continuino a entrare nel bacino di San Marco, sfidando la fragilità di un sito unico al mondo e mettendolo alla mercé di possibili incidenti. Si stupisce che possano esser presi in considerazione progetti architettonici offensivi e assurdi, e osa sperare che il “Palais Lumière” previsto a Marghera, a causa della sua smisuratezza, non venga mai realizzato. Unisce la sua voce a chi disapprova queste iniziative e chiede che vengano respinte ». Dalla Francia viene dunque un forte monito e una lezione di civiltà, coerente con la recente decisione, dopo un referendum popolare, di bloccare il progetto (non di un neolaureato, ma dell’archistar Jean Nouvel) di costruire cinque grattacieli sull’isola Seguin, già sede di stabilimenti Renault (sulla Senna, a 8 km dalla torre Eiffel), riducendolo a un solo edificio, e più basso.

    Ma perché Cardin, se davvero vuol dar lavoro ai veneti, non può edificare, nei 200.000 metri quadrati che avrebbe a disposizione, cinque torri da 50 metri, con la stessa volumetria totale? Perché l’inquinamento dell’area viene trattato con tanta leggerezza, proprio mentre il patriarca di Venezia Moraglia dichiara che «non è accettabile contrapporre il lavoro alla salute o all’ambiente, come si è fatto a Taranto»? Perché si favoleggia di “risanare Porto Marghera”, quando l’area interessata è di soli 20 ettari su 2.200? Perché i notabili della città fomentano la frattura fra i contrari al progetto e chi con l’acqua alla gola (letteralmente) è pronto a svendere tutto? Perché non rispondere nel merito e passare agli insulti? Tra le non poche finezze di Basilicati c’è infatti anche questa: secondo lui, chi ha firmato contro l’ecomostro (come Dario Fo, Stefano Rodotà, Carlo Ginzburg, Vittorio Gregotti) «usa il nome di Cardin per finire sui giornali». E lo zio Pietro, di rincalzo: «il mio palazzo sarà un faro che illuminerà la città, per giunta gratis».

    Questi segnali di degrado civile, particolarmente intensi a Venezia, si avvertono in tutta Italia sotto il giogo del “patto di stabilità”. Costringendo i Comuni agli stessi introiti che avevano prima dei drastici tagli dei contributi statali (nel caso di Venezia, anche della Legge Speciale), queste norme inique spingono dappertutto verso la svendita e la privatizzazione dei patrimoni pubblici. Anzi, secondo una fresca intesa tra Demanio e Confindustria, immobili pubblici «di particolare pregio» possono essere venduti «anche per utilizzi industriali» (Corriere della Sera,
    20 dicembre). Abbiamo dunque dimenticato che i beni pubblici sono il portafoglio proprietario dello Stato-comunità, sono la garanzia della sovranità e dei diritti costituzionali dei cittadini, lo «strumento privilegiato delle grandi libertà pubbliche» (Gaudemet)? Il mostro della Laguna succhia a Roma i suoi veleni, e la sua vittima non è Orsoni, è Venezia. La vittima di una “stabilità” cieca che ignora i diritti è la nostra Costituzione. La vittima è l’Italia, che si pretende di salvare condannandola a mettersi in vendita, in balia di avventurieri e nepotismi. Le vittime siamo noi, i cittadini.

    • francesca
      aprile 23, 2013 alle 12:54 am

      l’area è a tre km dalla laguna e non a 300 metri quindi non è sottoposta a vincolo. l’altezza della torre è compatibile con le attività di enac, tutto già sistemato. il resto è una sequela di sciocchezze e fumo negli occhi… misto a tanta invidia ed acrimonia nei confronti di chi dona un patrimonio alla comunità nella grande tradizione del rinascimento italiano… W Palais Lumiére!!

  14. gennaio 3, 2013 alle 4:10 PM

    da Eddyburg, 2 gennaio 2013
    La torre Cardin. Vendere il presente per tagliare il futuro. (Edoardo Salzano): http://www.eddyburg.it/2013/01/la-torre-cardin-vendere-il-presente-per.html

    da Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2012
    Venezia sedotta e abbandonata dal Palais Lumière. (Tommaso Montanari): http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/29/venezia-sedotta-e-abbandonata-dal-palais-lumiere/457825/

  15. max
    aprile 23, 2013 alle 9:42 am

    ho visto alcune simulazioni di computer graphics; la struttura avveneristica di strabiliante impatto turistico e non, e’ assolutamente compatibile con il recupero di quelle poche strutture di archeologia industriale ( fine 800/primi 900, xche’ quelle successive sono ORRENDE e tossiche causa amianto e veleni vari). inoltre qualora fosse possibile ed economicamente sostenibile la bonifica parziale x area o totale ( ? ) comunque auspicabile, quello che si vede ( seppur in realta’ virtuale) e’ magnifico.

  16. giugno 28, 2013 alle 8:40 PM

    A.N.S.A., 28 giugno 2013
    Palazzo Cardin non si farà più a Venezia. Nipote stilista, ostacoli procedurali e ‘presunti’ vincoli. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/06/28/Palazzo-Cardin-si-fara-piu-Venezia_8946084.html)

    PARIGI,28 GIU- Il Palais Lumiere di Pierre Cardin non si farà più a Marghera:lo ha annunciato all’ANSA l’ingegner Basilicati,nipote dello stilista e amministratore delegato della società Concept Creatif Pierre Cardin SpA,che ha realizzato il progetto molto contestato di una torre alta oltre 300mt nei pressi di Venezia.Per Basilicati sono aumentati col tempo gli ostacoli procedurali,fino alla recente presa di posizione del Ministero dei Beni Culturali su “presunti” vincoli paesaggistici mai applicati.

    _______________________

    da Il Mattino di Padova, 28 giugno 2013
    Pierre Cardin rinuncia al suo Palais Lumiere sulle rive della laguna.
    Troppi ostacoli al progetto della torre alta 300 metri firmata dallo stilista. Il nipote: «Dopo 2 anni e mezzo di investimenti, ancora nessuna certezza»: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/06/28/news/pierre-cardin-rinuncia-al-suo-palais-lumiere-sulle-rive-della-laguna-1.7335515

    _______________________________

    da La Nuova di Venezia e Mestre, 28 giugno 2013
    Venezia, il Palais Lumière non si fa più.
    L’annuncio del nipote Basilicati: «La scelta si è resa inevitabile dopo che, a oltre due anni e mezzo dalla presentazione dell’iniziativa, non è stato possibile concludere la procedura con l’approvazione formale di un accordo con tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte»: Venezia, il Palais Lumière non si fa più
    L’annuncio del nipote Basilicati: «La scelta si è resa inevitabile dopo che, a oltre due anni e mezzo dalla presentazione dell’iniziativa, non è stato possibile concludere la procedura con l’approvazione formale di un accordo con tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte»

    ———-

    4 giugno 2013
    Palais Lumière, il nodo delle aree. Orsoni provoca Cardin.
    Acceso faccia a faccia al centro Santa Maria delle Grazie sulla torre di 255 metri Il sindaco: «Il privato compri i terreni». Basilicati: «Pronto il progetto definitivo»: http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2013/06/04/news/palais-lumiere-il-nodo-delle-aree-orsoni-provoca-cardin-1.7195950

  17. luglio 11, 2013 alle 8:54 PM

    da La Nuova di Venezia e Mestre, 11 luglio 2013
    Palais Lumière, l’addio di Cardin spiegato in una lettera.
    Discussione in commissione consiliare, presente l’avvocato di Rodrigo Basilicati: «Impossibile andare avanti con il progetto». Ma resta il sospetto che non ci fossero i soldi: http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2013/07/11/news/palais-l-addio-di-cardin-spiegato-in-una-lettera-1.7402376

  18. agosto 8, 2013 alle 10:46 PM

    abbastanza ridicolo tutto questo: la norma si applica per tutti.

    da La Nuova Venezia, 8 agosto 2013
    Palais Lumière: Pressing di Orsoni su Bray per cancellare il vincolo.
    Il sindaco a Roma chiede l’eliminazione della norma contro il progetto di Cardin e sollecita un Patto di stabilità meno rigido. Ma ottiene solo assicurazioni. (Roberta De Rossi): http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2013/08/08/news/palais-lumiere-pressing-di-orsoni-su-bray-per-cancellare-il-vincolo-1.7547927

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