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Ricorso al Governo contro la legge regionale sarda scempia-stagni.


Cagliari, Stagno di Molentargius, nidificazione dei Fenicotteri rosa

Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato (43 voti favorevoli della maggioranza di centro-destra, con voto contrario di S.E.L., astensione del P.D.) il disegno di legge regionale n. 398/A presentato dalla Giunta regionale il 21 giugno 2012 e profondamente modificato dalla IV Commissione consiliare permanente “urbanistica”.

In pratica è rimasto un unico articolo (l’ultimo si riferisce alla mera entrata in vigore della legge), l’articolo 4, con le disposizioni di “interpretazione autentica” della fascia di rispetto spondale degli specchi acquei contenuta nel piano paesaggistico regionale (P.P.R.).

Una vera perla del diritto ambientale, eccola:

“1. In applicazione dei principi generali del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), e successive modifiche ed integrazioni e ai sensi dell’articolo 1 della legge regionale 4 agosto 2008, n. 13 (Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari), l’articolo 17, comma 3, lettera g), delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale è interpretato nel senso che la fascia della profondità dei 300 metri dalla linea di battigia è da riferirsi esclusivamente ai laghi naturali e agli invasi artificiali, come già stabilito negli atti ed elaborati del Piano paesaggistico regionale.

2. L‘articolo 17, comma 3, lettera g), delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale, come interpretato ai sensi del comma 1, si applica con effetti retroattivi ai titoli abilitativi rilasciati a decorrere dal 24 maggio 2006, data di adozione del Piano paesaggistico regionale. I comuni sono tenuti ad adottare i necessari atti conseguenti”.

Garzetta (Egretta garzetta)

Secondo la Giunta e la maggioranza consiliare così sono “fatti salvi” gli edifici realizzati sulle sponde di stagni, lagune e saline, ma in realtà la medesima norma approvata sarebbe fonte di ulteriori problematiche interpretative, visto che quantomeno le “saline” sono indubbiamente realizzate artificialmente, quindi ben potrebbero essere definite “invasi artificiali”.

Il vero motivo di questa ennesima prova della volontà cementificatrice della Giunta Cappellacci e della sua maggioranza consiliare risiede nel voler evitare l’applicazione di una normativa di tutela ben incardinata nel codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ben interpretata dalla sentenza Cons. Stato, sez. IV, 16 aprile 2012, n. 2188 sulledisposizioni del P.P.R. relative alle zone umide (stagni, lagune, saline).

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – che avevano già proceduto a segnalare (27 luglio 2012) il provvedimento regionale in contrasto con il giudicato amministrativo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, che ha avviato un procedimento penale in tema – nei prossimi giorni inoltreranno un’istanza al Governo affinchè promuova ricorso davanti alla Corte costituzionale (art. 127 cost.) contro la legge regionale appena approvata in quanto lesiva delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

 

 

da La Nuova Sardegna, 5 ottobre 2012

Cemento libero su tutte le zone umide. Il Consiglio regionale conferma: niente fascia di rispetto su stagni e lagune malgrado la sentenza del Consiglio di Stato.  Mauro Lissia

La sentenza del Consiglio di Stato e l’intervento della Procura della Repubblica non ha fermato il Consiglio regionale, che con una leggina ad hoc ha confermato la delibera interpretativa dell’estate scorsa e convertito il disegno di legge della giunta Cappellacci, riaffermando che la fascia di rispetto dei trecento metri, entro la quale è vietato qualsiasi intervento edilizio, vale solo per laghi e invasi artificiali. Quindi non per le zone umide come le Saline e il Molentargius. In base a questa norma – che solleverà la reazione degli ecologisti – la «fascia dei trecento metri dalla linea di battigia è da riferirsi esclusivamente ai laghi naturali e agli invasi artificiali – è scritto – come già stabilito negli atti ed elaborati del Piano paesaggistico regionale». Non solo: la norma ha effetto retroattivo per i «titoli abilitativi rilasciati a decorrere dal 24 maggio 2006, data di adozione del Ppr». La conseguenza di questo voto del parlamento sardo – contrari soltanto i consiglieri di Sel – è che centodieci interventi edilizi progettati a meno di trecento metri da zone umide fino ad oggi protette dal Piano paesaggistico regionale e dalla convenzione internazionale di Ramsar, concentrati soprattutto nel nord dell’isola, saranno sbloccati e di conseguenza autorizzati. La norma è in aperto contrasto con la sentenza emessa il 16 aprile scorso dalla quarta sezione del Consiglio di Stato, in base alla quale anche le zone umide rientrano fra quelle da difendere con la fascia di rispetto dei trecento metri. Se c’è la fascia di rispetto – hanno affermato i giudici amministrativi supremi – per qualsiasi progetto che ricada su quelle zone è indispensabile il nullaosta paesaggistico. Un principio pacifico per il Consiglio di Stato ma non per la Giunta regionale, che in questa legge rilancia un’interpretazione opposta a quella dei giudici di quanto disposto all’articolo 17 delle norme di attuazione del Ppr (lettera g, comma 3). La decisione della Giunta è legata a quanto indicato nel Codice del Paesaggio (il Codice Urbani) di cui il Ppr è un’emanazione diretta ma riferita alla Sardegna e alle sue specificità: nel Codice – che è legge dello Stato – la fascia di protezione non riguarda esplicitamente le zone umide, che non vengono citate. Ma la lettura del Consiglio di Stato – spiegata dall’estensore Giuseppe Castiglia in una sentenza lunga e articolatissima – è che in realtà la fascia di tutela dei trecento metri sia riferita anche alle zone umide come lagune e stagni. E che in ogni caso la Regione, come stabilito dai giudici di palazzo Spada con l’ormai celebre sentenza per Tuvixeddu dell’aprile 2011 – citata come fonte consolidata in questa decisione – sia libera di estendere in piena autonomia le tutele paesaggistiche partendo da quelle generali. La sentenza di aprile scorso nasce da una controversia tutta cagliaritana: appreso che la Progetto Casa Costruzioni srl era stata autorizzata dal Comune di Cagliari e dalla Regione a realizzare un palazzo di sei piani per 3900 metri cubi trasformando una vecchia volumetria a pochi metri dal parco naturale Molentargius-Saline, in via Gallinara, l’imprenditore Alberto Onali s’era rivolto al Tar. Quell’immobile infatti avrebbe oscurato irrimediabilmente la sua casa. Onali ha ricorso ai giudici di secondo grado, che hanno accolto le tesi del suo legale, l’avvocato Mario Sanino: senza il nullaosta paesaggistico stop al palazzo di via Gallinara. I legali di Onali hanno poi chiesto la demolizione dell’edificio.

Cagliari, Saline di Molentargius

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    ottobre 5, 2012 alle 4:56 PM

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Giuseppe
    ottobre 5, 2012 alle 5:40 PM

    Le zone umide (stagni e lagune) non vengono citate nel Codice del Paesaggio (il Codice Urbani) perché verosimilmente è da ritenersi scontata la loro classificazione tra i “laghi naturali” in quanto definite da sempre anche “laghi salsi”, come d’altronde risultante anche da studi e progetti di gestione di peschiere commissionati varie volte anche dalla Regione Sardegna. In tal senso è da intendersi corretta la lettura contenuta nella sentenza del Consiglio di Stato che ritiene (a ragion veduta) che la fascia di tutela dei trecento metri sia riferita anche alle zone umide come lagune e stagni, i quali costituiscono, appunto, “laghi naturali salsi”.

  3. ottobre 5, 2012 alle 7:33 PM

    ma il pd che si astiene….

    • Giovanni
      ottobre 6, 2012 alle 2:08 PM

      Paola Casaccio :
      ma il pd che si astiene….

      vanno a cena e a pranzo insieme….pd, pdl, etc etc, sono tutti una fogna.
      Mandiamoli tutti a pascolare le pecore…ma credo siano incapaci anche in questo.

  4. ottobre 5, 2012 alle 8:24 PM

    da Sardegna Oggi, 5 ottobre 2012
    Gruppo di intervento Giuridico: faremo ricorso al Governo contro la legge regionale sarda scempia-stagni: http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2012-10-05/19547/Gruppo_di_intervento_Giuridico_faremo_ricorso_al_Governo_contro_la_legge_regionale_sarda_scempia-stagni.html

    da CagliariPad, 5 ottobre 2012
    Ricorso contro la legge “scempia-stagni”: http://www.cagliaripad.it/it/news/ottobre/05/stagni/

    da Radio Press, 5 ottobre 2012
    LEGGE REGIONALE “SCEMPIA-STAGNI”. GLI AMBIENTALISTI CHIEDONO L’INTERVENTO DEL GOVERNO: http://www.radiopress.it/2012/10/legge-regionale-scempia-stagni-gli-ambientalisti-chiedono-lintervento-del-governo/

    da Sardinia Post, 6 ottobre 2012

    RICORSO DEGLI AMBIENTALISTI CONTRO LA LEGGE “SCEMPIA-STAGNI”: http://www.sardiniapost.it/politica/729-ricorso-degli-ambientalisti-contro-la-legge-scempia-stagni

  5. Juri
    ottobre 5, 2012 alle 11:19 PM

    Giá,il PD che si astiene..avrebbero voluto votare a favore ma per provare a salvare la faccia si sono astenuti. A questo é ridotto il PD. E che dire dell’ineffabile Maninchedda, il parolaio dell’indipendenza e della tutela ambientale sempre attentissimo a non disturbare le peggiori manovre cementificatorie che si consumano in Consiglio regionale. Che squallore.

  6. teresa
    ottobre 6, 2012 alle 7:28 PM

    Le zone umide sono molto importanti per l’equilibrio ambientale(per non parlare della loro straordinaria bellezza),300 mt sono il minimo indispensabile per non arrivare a situazioni come Quartu e Molentargius o lo stagno di Capoterra con quell’orrendo quartiere costruito sulle sue sponde. il fatto che il pd si sia astenuto la dice lunga sulla sua totale mancanza di cultura ambientale.

  7. Vic
    ottobre 7, 2012 alle 8:38 am

    Ennesima riprova che ai politici piace il cemento.Chissà perché .

  8. ottobre 7, 2012 alle 11:20 am

    tranquillo, c’è chi segnala al Governo l’opportunità di ricorrere fin da subito alla Corte costituzionale.

    da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2012
    E ora cemento intorno agli stagni. (Giorgio Todde)

    La giunta regionale ha approvato una legge che consente di costruire entro i 300 metri dalle zone umide Ma il provvedimento avrà vita breve.
    Così gli ayatollah regionali del mattone hanno prodotto una legge che permette di costruire entro i trecento metri dalle rive dei nostri bellissimi stagni. Il Molentargius, Santa Gilla, gli stagni del Sinis, le innumerevoli lagune lungo le nostre coste possono essere violentati da una nuova tempesta di mattoni a due passi dalle rive. Però i fatti non stanno a guardare. E qualcuno si mette perfino di traverso. Anche questa legge finirà, a breve, per essere ritenuta “difettosa” e morirà davanti alla Corte costituzionale che la abolirà insieme al Piano casa, detto Piano cemento, e alla legge sul golf degli onesti Riformatori che, non riuscendo a riformare altro, hanno pensato di riformare il golf in Sardegna. Ecco come i fatti si sono messi di traverso. Alcuni mesi fa il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’illegittimità di un brutto palazzo a meno di trecento metri metri dal limite dello stagno di Molentargius, area, come si sa, di grande pregio naturalistico (ci nidificano i fenicotteri, è sito di interesse comunitario. Quella costruzione è da abbattere, hanno detto i giudici, perché le leggi impediscono di costruire a meno di trecentometri anche dalle rive degli stagni. Sentenza, quella del Consiglio di Stato, definitiva e inappellabile. Oggi l’impenitente Regione Sardegna vara una legge – che darebbe la stura a più di cento progetti edilizi – con la quale permette di costruire entro la fascia dei trecento metri. Tutti ricordiamo il gaio motto elettorale: «Prepari il cemento che arriviamo». Così ora le pressioni delle imprese che lavorano nell’edilizia e le promesse elettorali hanno una risposta, impacciata, ma pur sempre una risposta. Insomma, visto che non ce la fanno con la revisione del Piano paesaggistico regionale, visto che gli uffici dell’assessorato sono osservati con attenzione dalla Procura della repubblica, visto che un partito della maggioranza storce il naso all’idea che l’isola diventi un tappeto di case, resort, club house, condomini fantasma, visto che il Ppr è una costruzione giuridica troppo solida per smontarla tentando di farci regredire al far west d’un tempo, visto tutto questo, la giunta presieduta da Ugo Cappellacci tira fuori dal cilindro almeno una leggina zoppa che soddisfa le richieste di alcuni costruttori. Ci provano. Ma c’è di mezzo quel pronunciamento del Consiglio di Stato che è un giudizio ultimo e finale.E c’è anche chi ricorrerà al Tar della Sardegna contro la legge ammazza-stagni. Dunque accadrà inevitabilmente che il Tar Sardegna verrà chiamato a decidere sulla legittimità di questa legge. Accadrà che non potrà ignorare e neppure andare contro la sentenza del Consiglio di Stato. E accadrà, infine, che la legge regionale, rossa per la vergogna, finirà davanti alla Corte costituzionale. Insomma, non ne azzeccano una.

  9. ottobre 7, 2012 alle 11:23 am

    da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2012
    Dirigenti regionali nel palazzo salvato dalla demolizione.
    Le associazioni ecologiste pronte a ricorrere contro la legge che permette di costruire entro i trecento metri dagli stagni. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Nell’ormai citatissimo palazzo di sei piani costruito in via Gallinara che il Consiglio regionale ha voluto salvare con la legge scempia-stagni approvata due giorni fa quasi all’unanimità – ha votato contro soltanto Sel – abita un direttore generale della Regione e alcuni altri notabili di viale Trento. Quando insieme ad altre famiglie cagliaritane hanno acquistato i sontuosi appartamenti a ridosso di Molentargius e vista mare l’edificio costruito dalla Progetto Casa Costruzioni dell’imprenditore Cardia era regolare e apparentemente in linea con le norme del Ppr. Poi però è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, mentre la Procura già indagava contro ignoti: bocciata la decisione del Tar Sardegna, i magistrati di palazzo Spada hanno dato ragione all’imprenditore Alberto Onali, che ha chiesto ai giudici amministrativi la demolizione del palazzo messo in piedi proprio davanti a casa sua. Tempo pochi giorni ed è arrivata la risposta dell’assemblea di via Roma: la delibera interpretativa del 12 giugno scorso con la quale la giunta Cappellacci smentiva il giudicato del Consiglio di Stato offrendo ai comuni la possibilità di costruire comunque entro la fascia dei trecento metri dalle zone umide della Sardegna è diventato legge. Una legge in palese contrasto col massimo organo giudicante in campo amministrativo contro la quale il Gruppo di Intervento giuridico e gli Amici della Terra si preparano a chiedere al Governo di ricorrere alla Corte Costituzionale. Da qui all’eventuale iniziativa romana fino al pronunciamento della Consulta passeranno molti mesi. Ma nel frattempo potrebbe essere ancora una volta il Tar a occuparsi della vicenda: quando i giudici sardi esamineranno il ricorso di Onali dovranno fare i conti da una parte con una norma regionale fresca di voto trasversale, dall’altra con una sentenza del Consiglio di Stato. Facile prevedere che i giudici decidano di passare anche loro la palla al giudice delle leggi, la Corte Costituzionale. Per capire se la norma appena licenziata dall’assemblea regionale sia legittima o no. Ma non è finita: in queste ore circola una voce al palazzo della Regione secondo la quale alla legge scempia-stagni seguirà un testo interpretativo che salvando il palazzo di via Gallinara bloccherà l’avanzata del cemento sugli altri stagni e lagune della Sardegna. La validità della legge verrebbe circoscritta a via Gallinara, una sorta di norma ad zonam, se non ad numerum civicum. Come sia possibile realizzare un simile pasticcio giuridico è difficile da prevedere. Certo è che mettendo a rischio siti naturali di grande valore ambientale, in buona parte protetti dalla convenzione internazionale di Ramsar, il Consiglio regionale si è esposto a critiche pesanti e soprattutto al pericolo di vedere i comuni sommersi dai ricorsi. Peraltro la legge appena approvata comprendeva altri articoli, alcuni rivolti a salvare in qualche modo abusi edilizi conclamati come quelli della costa di Tortolì. Ma su quelli l’assemblea non è andata avanti e sono rimasti in sospeso. Per via Gallinara invece sembra aver prevalso la logica dell’urgenza, legata a quella che il Consiglio ha valutato come una necessità: salvare dalla demolizione inevitabile il palazzo costruito dall’imprenditore Cardia.

  10. Salvatore Sanna
    ottobre 7, 2012 alle 11:26 am

    È una vera vergogna! Pezzo a pezzo stanno smontando il PPR. Un Consiglio regionale inqualificabile che periodicamente legifera(???!???)sul mattone: vedi art.18, comma 32 della legge 12/2011(collegato alla finanziaria) e art.21 della legge 21/2011(3^piano casa). Leggi, peraltro impugnate dal Governo. Nel frattempo dietro suggerimento dell’urbanistica regionale i funzionari dei comuni sono assediati da speculatori con richieste che, con un semplice parere tecnico, saltando tutte le altre procedure, vanno dritte al Suap. Nel silenzio generale! Nel mio Comune(Villasimius) l’applicazione di queste leggi del 2011 scaricherebbero altri 1000 residenti fasulli. Ci stiamo opponendo in tutti i modi ma tra mille difficoltà e paure dei dirigenti che temono rivalse economiche da parte degli speculatori! Tore Sanna

    • ottobre 7, 2012 alle 2:30 PM

      Villasimius sta per giungere a un vero e proprio “collasso ambientale” a causa della pressione edilizia: come sempre, siamo disponibili a sostenere con le modalità più opportune ogni azione di contrasto alla speculazione edilizia.
      Il nostro indirizzo di posta elettronica è grigsardegna5@gmail.com.

  11. ottobre 10, 2012 alle 3:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 10 ottobre 2012
    Scempio degli stagni: s’indaga in tutta l’isola. La Procura vuole stabilire quali e quanti siano i casi simili a quello cagliaritano di via Gallinara. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Si allarga l’inchiesta giudiziaria nata dalla decisione del Consiglio regionale di salvare dalla demolizione un palazzo di via Gallinara, costruito a meno di trecento metri dallo stagno di Molentargius: il sostituto Marco Cocco ha incaricato il nucleo investigativo del Corpo Forestale di accertare quanti e quali siano in Sardegna gli altri interventi edilizi che minacciano zone umide e che potranno essere costruiti grazie alla leggina «scempiastagni» approvata dall’assemblea di via Roma, una norma che applicando alla lettera il piano paesaggistico regionale limita la tutela a laghi naturali e artificiali, escludendo stagni e lagune. I progetti autorizzati o in via di autorizzazione sarebbero 110 ed ora la Forestale cercherà di stabilire a quali aree dell’isola sono riferiti e soprattutto a chi facciano capo le imprese titolari degli interventi. E’ probabile che il primo ufficio a ricevere la visita dei forestali sarà quello della tutela paesaggio, all’assessorato regionale alla pubblica istruzione. Successivamente si dovrebbero passare al setaccio i comuni. Impossibile stabilire quale sia l’ipotesi di reato cui lavora la Procura. La sola certezza è nelle carte e negli atti finora disponibili: prima il disegno di legge di giugno scorso col quale la giunta Cappellacci ha disatteso platealmente un giudicato del Consiglio di Stato nel quale le zone umide vengono fatte rientrare fra quelle da tutelare con la fascia dei trecento metri. Poi la leggina approvata giorni fa coi soli voti contrari di Sel, che ha confermato il cemento libero a ridosso delle zone umide sarde malgrado la sentenza di segno opposto. Il tutto, come hanno denunciato l’altro ieri il Gruppo di Intervento giuridico, Legambiente e gli Amici della Terra, per salvare dal bulldozer il palazzo di sei piani che l’impresa Progetto Casa del costruttore Cardia ha messo in piedi sul Molentargius. In quell’edificio, ormai completato e sul quale pende un ricorso con richiesta di demolizione presentato da un privato, si trovano due appartamenti acquistati dalla direttrice generale della ragioneria regionale Marcella Marchioni e dalla funzionaria regionale Rita Gatto, che hanno acquistato gli immobili nonostante il costruttore le abbia informate sull’esistenza di un ricorso ai giudici amministrativi che riguardava la legittimità delle autorizzazioni a costruire. Se è assurdo pensare che un intero consiglio regionale si sia impegnato ad approvare una legge solo per aiutare due dipendenti dell’amministrazione a non perdere la casa, resta l’incognita sulle ragioni che starebbero alla base di una legge del genere, destinata a danneggiare irrimediabilmente il paesaggio delle zone umide sarde, siti naturalistici di pregio protetti come lo stagno del Molentargius dalla convenzione internazionale di Ramsar. Il tutto scontrandosi frontalmente con una sentenza dei giudici amministrativi supremi che non può essere elusa. Le associazioni ecologiste hanno annunciato un ricorso al Governo perché rispedisca al mittente la legge Gallinara, come è stata ormai definita. Ma da Roma filtrano informazioni di buona fonte, secondo le quali l’Avvocatura dello Stato sarebbe già al lavoro per eccepire la costituzionalità della norma. Tempo qualche settimana e si conoscerà la conclusione di questa vicenda, mentre in Regione si parla di un testo esplicativo che dovrebbe circoscrivere l’efficacia della legge all’area di via Gallinara. Che sarebbe come aggiungere paradosso al paradosso.

  12. ottobre 11, 2012 alle 4:21 PM

    da La Nuova Sardegna, 11 ottobre 2012
    LETTERA AL MINISTRO DEI BENI CULTURALI. Silvio Lai e la Zuncheddu difendono le zone umide. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Arrivano le prime iniziative politiche contro la legge scempia-stagni, approvata dal Consiglio regionale per salvare dalla demolizione un palazzo di sei piani costruito vicinissimo al Molentargius, in via Gallinara. Il segretario regionale del Pd Silvio Lai ha scritto al ministro dei beni culturali Ornaghi chiedendo un intervento del governo contro una norma che Lai, insieme a molti sindaci, considera «una potenziale minaccia per il paesaggio sardo e per alcuni dei siti naturalistici di maggiore pregio come lo stagno di Molentargius». Lai chiede che il governo valuti la costituzionalità della norma. Contro la nuova norma si è espressa anche Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera, la sola consigliera insieme ai rappresentanti di Sel ad aver votato contro l’approvazione: «Nessuno sconto quando si tratta di difendere l’ambiente, neppure per i dirigenti della Regione che amano tanto l’oasi di Molentargius da infilarcisi dentrole un palazzo di sei piani costruito in via Gallinara a meno di trecento metri dalla battigia dello stagno di Molentargius. Alcuni appartamenti di quel palazzo sono stati acquistati da dirigenti regionali «ma – sostiene Zuncheddu – quei ricchi appartamenti vista mare, realizzati da Progetto Casa Costruzioni, non possono essere conformi al piano paesaggistico regionale». Il Consiglio di Stato la pensa come la consigliera di Sardigna Libera, ma prima la delibera interpretativa diffusa a giugno scorso e poi la legge approvata dal consiglio nei giorni scorsi hanno confermato che la fascia di inedificabilità nei trecento metri va rispettata soltanto per laghi e laghi artificiali, mentre le numerose e importantissime zone umide della Sardegna sono escluse da questo livello di tutela. «Il mio voto – ha spiegato la rappresentante di Sardigna Libera – è coerente con le battaglie senza tregua portate avanti contro ogni abuso, di qualsiasi tipo e genere, sul territorio sardo e sul suo ambiente».

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