Caro Ministro Passera, ti scrivo…


Umbria, paesaggio appenninico

Maria Rita D’Orsogna è una ricercatrice italo-americana di origini abruzzesi. 

Vive e lavora in California (U.S.A.) e si batte contro la proliferazione dissennata delle trivellazioni petrolifere nella sua Terra. 

Questo è il suo blog: http://dorsogna.blogspot.it/.

Ha letto le recentissime dichiarazioni sul “piano di sviluppo” governativo del Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, da poco indagato per reati fiscali, e ha scritto la seguente lettera aperta.  

La sottoscriviamo anche noi, con una sola precisazione: gli incentivi per le energie rinnovabili non devono esser dati “a pioggia”, altrimenti sono pura speculazione, come quella già vista in Italia.  La migliore fonte di energia rinnovabile è in primo luogo il risparmio energetico, non dimentichiamolo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

simulazione posa gasdotto (Studio Newton, Fano)

Caro signor Passera,

stavo per andare a dormire quando ho letto dei suoi folli deliri per l’Italia petrolizzata.       Ci sarebbe veramente da ridere al suo modo malato di pensare, ai suoi progetti stile anni ’60 per aggiustare l’Italia, alla sua visione piccola piccola per il futuro.

Invece qui sono pianti amari, perche’ non si tratta di un gioco o di un esperimento o di una scommessa.
Qui si tratta della vita delle persone, e del futuro di una nazione, o dovrei dire del suo regresso.
Lei non e’ stato eletto da nessuno e non puo’ pensare di “risanare” l’Italia trivellando il Bel Paese in lungo ed in largo.

Lei parla di questo Paese come se qui non ci vivesse nessuno: metanodotti dall’Algeria, corridoio Sud dell’Adriatico, 4 rigassificatori, raddoppio delle estrazioni di idrocarburi.

E la gente dove deve andare a vivere di grazia? Ci dica.

Dove e cosa vuole bucare? Ci dica.

I campi di riso di Carpignano Sesia? I sassi di Matera? I vigneti del Montepulciano d’Abruzzo? Le riserve marine di Pantelleria?  I frutteti di Arborea? La laguna di Venezia? Il parco del delta del Po? Gli ospedali? I parchi? La Majella? Le zone terremotate dell’Emilia?  Il lago di Bomba? La riviera del Salento? Otranto? Le Tremiti?

Ci dica.

Sulmona, manifestazione contro il gasdotto “Rete Adriatica”

Oppure dobbiamo aspettare un terremoto come in Emilia, o l’esplosione di tumori come all’Ilva per non farle fare certe cose, tentando la sorte e dopo che decine e decine di persone sono morte?

Vorrei tanto sapere dove vive lei.

Vorrei tanto che fosse lei ad avere mercurio in corpo, vorrei tanto che fosse lei a respirare idrogeno solforato dalla mattina alla sera, vorrei tanto che fosse lei ad avere perso la casa nel terremoto, vorrei tanto che fosse sua moglie ad avere partorito bambini deformi, vorrei tanto che fosse lei a dover emigrare perche’ la sua regione – quella che ci dara’ questo 20% della produzione nazionale – e’ la piu’ povera d’Italia.

Ma io lo so che dove vive lei tutto questo non c’e’.    Dove vive lei ci sono giardini fioriti, piscine, ville eleganti soldi e chissa’, amici banchieri, petrolieri e lobbisti di ogni genere.

Lo so che e’ facile far cassa sull’ambiente. I delfini e i fenicotteri non votano. Il cancro verra’ domani, non oggi. I petrolieri sbavano per bucare, hanno soldi e l’Italia e’ corrotta. E’ facile, lo so.

Ma qui non parliamo di soldi, tasse e dei tartassamenti iniqui di questo governo, parliamo della vita della gente. 

Non e’ etico, non e’ morale pensare di sistemare le cose avvelenando acqua, aria e pace mentale della gente, dopo averli lasciati in mutande perche’ non si aveva il coraggio di attaccare il vero marciume dell’Italia.

Aironi cenerini (Ardea cinerea) in volo

E no, non e’ possibile trivellare in rispetto dell’ambiente. Non e’ successo mai. Da nessuna parte del mondo. Mai.

Ma non vede cosa succede a Taranto? Che dopo 50 anni di industrializzazione selvaggia – all’italiana, senza protezione ambientale, senza controlli, senza multe, senza amore, senza l’idea di lasciare qualcosa di buono alla comunita’ – la gente muore, i tumori sono alle stelle, la gente tira fuori piombo nelle urine?

E adesso noialtri dobbiamo pure pagare il ripristino ambientale?

E lei pensa che questo e’ il futuro?

Dalla mia adorata California vorrei ridere, invece mi si aggrovigliano le budella.

Qui il limite trivelle e’ di 160 km da riva, come ripetuto ad infinitum caro “giornalista” Luca Iezzi.      Ed e’ dal 1969 che non ce le mettiamo piu’ le trivelle in mare perche’ non e’ questo il futuro. 

Qui il futuro si chiama high tech, biotech, nanotech, si chiamano Google, Facebook, Intel, Tesla, e una miriade di startup che tappezzano tutta la California.

Il futuro si chiama uno Stato di 37 milioni di persone che produce il 20% della sua energia da fonti rinnovabili adessoogni giorno, e che gli incentivi non li taglia a beneficio delle lobby dei petrolieri.

Il futuro si chiamano programmi universitari per formare chi lavorera’ nell’industria verde, si chiamano 220.000 posti di lavoro verde, si chiama programmi per rendere facile l’uso degli incentivi.

Ma non hanno figli questi?    E Clini, che razza di ministro dell’ambiente e’?

E gli italiani cosa faranno?

dune

Non lo so.

So solo che occorre protestare, senza fine, ed esigere, esigere, ma esigere veramente e non su facebook che chiunque seguira’ questo scandaloso personaggio e tutta la cricca che pensa che l’Italia sia una landa desolata si renda conto che queste sono le nostre vite e che le nostre vite sono sacre.

Maria Rita D’Orsogna

 

 

 (foto G.M., S.L., S.D., archivio GrIG)

  1. agosto 18, 2012 alle 8:23 am

    Entrambi quelli nominati sono i ministri degli speculatori e degli intrallazzatori!

  2. agosto 18, 2012 alle 8:24 am

    Reblogged this on barbatustirolese.

  3. agosto 18, 2012 alle 8:27 am

    Detto da un cittadino italiano comune , questi pensieri verrebbe banalizzati (ormai tutti pensiam le stesse cose che dice Lei). Ma detto da Lei Maria Rita tutto ha una verità diversa , grazie a nome di tutti noi suoi concittadini Italiani. Finalmente si muovono i grandi e assieme a noi piccoli qualsosa succederà! W il ns. tesoro sempre piu verde ” Italia”, se lottiamo tuttti assieme ce la faremo . Grazie ancora.

  4. icittadiniprimaditutto
    agosto 18, 2012 alle 9:19 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. Michele
    agosto 18, 2012 alle 1:28 PM

    Dice cose importanti e vere valide come per la proliferazione selvaggia (ma “assistita”) delle centrali eoliche in Sardegna.

  6. capitonegatto
    agosto 18, 2012 alle 3:42 PM

    Sono d’accordo, e non posso aggiungere nulla a cio che e ‘ stato detto e paventato. Complimenti a Maria Rita
    Nota: Passera e’ un democristiano , di quelli che sotto il mantello del cristianesimo vogliono solo agire per il puro interesse economico di pochi . E attenzione a chi lo ha gia cooptato .
    Ma chi ? Casini naturalmente , per la sua balena bianca.

  7. Occhio nudo
    agosto 18, 2012 alle 7:05 PM

    D’accordo con l’autrice, però si combatte in Italia, non su facebook o vivendo in California.

  8. agosto 18, 2012 alle 9:01 PM

    il premier Monti dice che siamo “in guerra” contro l’evasione fiscale.
    Giusto, anzi sacrosanto.
    Può dimissionare allora il “suo” ministro Passera, indagato proprio per reati fiscali?
    Così, giusto per non alimentare sospetti.

    da Il Corriere della Sera, 17 agosto 2012
    IL PREMIER A TEMPI. «L’Italia trovi il suo leader con le elezioni». Monti a «Tempi»: «Siamo in uno stato di guerra per l’evasione». Poi annuncia novità sulla giustizia: http://www.corriere.it/politica/12_agosto_17/monti-evasione-fiscale-stato-guerra_02f22324-e861-11e1-a0d6-4062e922f4c6.shtml

  9. agosto 19, 2012 alle 2:48 PM

    interessante intervento di Alessandro Lanza (Fondazione Eni Enrico Mattei, http://www.feem-web.it/cp05/05bio_lan.html) sugli incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

    da La Nuova Sardegna, 19 agosto 2012
    Energie rinnovabili, meno incentivi e più qualità. In passato gli aiuti sono stati sin troppo generosi, favorendo uno sviluppo dell’industria collegata in modo indiscriminato. Ora servono regole certe.

    Che si tratti di un business essenzialmente europeo – almeno dal punto di vista dell’offerta elettrica – lo si comprende bene considerando che i Paesi europei, con oltre 50 GW installati nel 2011, coprono oltre un terzo del totale mondiale. Ma questa crescita, così sostenuta, interessa anche diverse economie emergenti ed in particolare, la Cina che ha fatto registrare un tasso di crescita del 275%, rispetto all’anno precedente con una capacità installata a fine 2011 pari a 3 GW. Uno sviluppo così importante a livello europeo ed italiano, rispetto ai partner extraeuropei, non trova spiegazione se non nel livello degli incentivi accordati in Europa ed in particolare in Italia. Le principali domande su cui è lecito interrogarsi riguardano essenzialmente i vantaggi e gli svantaggi legati ai considerevoli sussidi di cui questo settore ha goduto negli ultimi anni. I sussidi fanno sì che vi siano soggetti che elargiscono il sussidio o che ne sono comunque penalizzati – e soggetti che dello stesso sussidio beneficiano. Non vi è né dubbio, né scandalo, al riguardo. Tuttavia è necessario cercare di fare un bilancio in più possibile completo dell’intera filiera per comprendere, con un qualche grado di certezza, chi guadagna e chi perde e questo unicamente ai fini di una valutazione di questo strumento applicato al caso concreto. Secondo il Ministero dell’Ambiente ogni chilowattora prodotto con una fonte rinnovabile evita emissioni medie di 0,531kg di anidride carbonica che si avrebbe se si producesse la stessa quantità di energia (elettrica) con il mix di fonti della termoelettrica tradizionale. Il Ministro Passera ha parlato di recente di uno sviluppo economicamente sostenibile delle rinnovabili. L’aggettivo sostenibile, in questo contesto, è da intendersi legato al tema della sostenibilità economica degli incentivi sulle rinnovabili posti in essere fino a qualche tempo fa. Il Governo ed il Ministro hanno dichiarato di voler modificare l’attuale struttura degli incentivi sulle rinnovabili, riconoscendo implicitamente alcuni errori di valutazione compiuti nel passato da precedenti Governi. Nelle intenzioni manifestate dal Governo è indispensabile rivedere i piani sviluppo delle energie rinnovabili, allineando l’insieme degli incentivi ai livelli europei. Scopo del Governo è programmare un’ulteriore crescita dell’energia rinnovabile ma in modo ritenuto più equilibrato. Questo significa garantire il superamento degli obiettivi comunitari al 2020 e stabilizzare l’incidenza degli incentivi sulla bolletta elettrica. È ormai dato per scontato che gli incentivi alle fonti rinnovabili, in particolare il cosiddetto Conto energia per il solare fotovoltaico, sono stati nel passato assai generosi per usare un eufemismo e ciò ha favorito un’eccezionale espansione dell’industria lungo tutta la filiera produttiva. Questo fiume di denaro ha attirato insieme imprese serie e motivate, ed altre assai meno qualificate se non oltre al limite della legalità. Un ripensamento complessivo risulta dunque necessario e auspicabile nella speranza che nel rimediare ai danni causati da uno schema di incentivi errato e altamente distorsivo si perda di vista l’importanza della decarbonizzazione dell’offerta di energia come strumento indispensabile per combattere il cambiamento climatico.

  10. agosto 19, 2012 alle 3:03 PM

    Ognuno fa il proprio mestiere e tira l’acqua al suo mulino.

    Il ministro Passera fa esattamente ciò che ha sempre fatto nella sua vita prima di essere nominato ministro: cura e salvaguarda gli interessi economici di . . . . . . .: non si sa bene di chi.

    Non certo degli italiani, cittadini che stanno ancora subendo attacchi deleteri contro il territorio e contro l’ambiente, in nome di un utopico “sviluppo economico” (che ad oggi sta procurando solo ed esclusivamente lo sviluppo economico delle tasche e degli introiti dei petrolieri).

  11. Maria Rita
    agosto 31, 2012 alle 11:15 am

    Una grande scienziata che ha il coraggio di parlare e di dire le cose come sono , ci aiuti , per favore, come sta già facendo , siamo nelle mani di omuncoli facilmente corruttibili.
    Grazie per il suo impegno.

  12. settembre 8, 2012 alle 10:17 am

    da La Nuova Sardegna, 8 settembre 2012
    Vendola: «Stop trivelle vicino alle coste».
    Il governo vuole allargare i limiti a 12 miglia. Numerose le aree interessate tra cui il golfo di Oristano.

    ROMA. Un secco no alle trivellazioni nei nostri mari che saranno impedite in modo radicale. Il governatore della Puglia Nichi Vendola non usa mezzi termini parlando all’inaugurazione della Fiera del Levante per descrivere la sua posizione sulle prospezioni geofisiche concesse alla Petrolceltic a largo delle Isole Tremiti. In platea, ad ascoltarlo il premier Mario Monti, proprio all’indomani della circolazione del testo della bozza del governo sul nuovo Piano energetico nazionale, in cui si pensa ad una rimodulazione dei limiti per gli impianti petroliferi offshore, attualmente a 12 miglia. Una rimodulazione che potrebbe finire per interessare anche l’area del Golfo di Oristano per il quale c’era già stato un annuncio d’interesse che aveva causato polemiche a non finire. Intanto Legambiente, nel dossier «Trivelle selvagge», lancia una mappa sulle aree più esposte «a rischio» trivelle con altri «30.000 chilometri quadrati di mare in pericolo, un’area grande quanto la Sardegna». Nichi Vendola è chiaro: «Esprimiamo il nostro dissenso radicale contro l’autorizzazione delle prospezioni geofisiche nei fondali adriatici e siamo pronti a tutto per impedire che le Isole Tremiti e la nostra costa possano conoscere lo sfregio delle trivelle». Eppure il testo del documento sul Piano energetico nazionale, facendo riferimento alle norme relative ai limiti delle 12 miglia, adottate in Italia nel 2010 (a firma dell’ex ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, ai tempi della Marea nera nel Golfo del Messico), le definisce come un blocco per «la maggior parte delle attività di ricerca e sviluppo offshore cancellando progetti per 3,5 miliardi di euro». La bozza della Strategia energetica punta anche al rilancio della produzione nazionale di idrocarburi: l’obiettivo è raddoppiare l’attuale produzione dall’8% al 16% del fabbisogno energetico italiano (per 15 miliardi di euro di investimenti e la creazione di circa 25.000 posti di lavoro, con un risparmio di 5 miliardi sulla bolletta energetica). Ma secondo il report di Legambiente «le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico» parlano della «presenza nei fondali marini di solo 10,3 milioni di tonnellate di petrolio», che «ai consumi attuali sarebbero sufficienti per il fabbisogno nazionale per appena 7 settimane». Sui mari italiani, osserva Legambiente, «incombe la minaccia di 70 nuove piattaforme petrolifere; sono ora nei nostri mari già attive 9 piattaforme (1.786 km quadrati) e 19 permessi di ricerca per 10.266 km quadrati di mare (41 le richieste in attesa)». La maggior parte delle piattaforme sono situate in Adriatico, a largo della costa abruzzese, marchigiana, di fronte a quella brindisina e nel Canale di Sicilia. Le richieste – rileva Legambiente – soprattutto l’Adriatico centro-meridionale, il Canale di Sicilia e il mar Jonio e appunto il golfo di Oristano in Sardegna.

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