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Terre e rocce da scavo, forse un po’ di chiarezza, finalmente.


Firenze, manifestazione contro alta velocità in sotterranea (2010)

Recentemente il Consiglio di Stato, in sede consultiva, ha emesso il prescritto parere sul regolamento relativo all’utilizzo delle c.d. terre e rocce da scavo, che a breve verrà emanato dai Ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture.  Per essere riutilizzati i materiali frutto di scavi dovranno esser conformi a quanto previsto dal Codice dell’ambiente.    Una lunga e dura guerra, in ogni caso, fra chi sostiene da anni il riutilizzo disinvolto dei materiali escavati e chi – giustamente – pretende il rispetto di tutte le garanzie ambientali.

Nel mentre, la Regione Toscana accoglie le istanze provenienti dalle associazioni ecologiste, fra cui il Gruppo d’Intervento Giuridico, e – con deliberazione Giunta regionale n. 316 del 23 aprile 2012 – dichiara non direttamente riutilizzabile il materiale estratto (smarino) dalla gigantesca fresa della linea ad alta velocità del nodo fiorentino in quanto avente le caratteristiche di “rifiuto”.  Altro che “rimodellamento” ambientale della miniera dismessa di S. Barbara!

Forse arriva in materia un po’ di chiarezza, finalmente.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Maremma, bosco

 

 

 

 

da Casa&Clima, 23 aprile 2012

Terre e rocce da scavo, dal Consiglio di Stato via libera al regolamento

Dai ministeri a breve la firma del decreto. Se conforme alle norme del Codice Ambiente, il materiale da scavo non sarà più considerato rifiuto.

Il Consiglio di Stato ha dato il via libera al decreto ministeriale, previsto all’articolo 49 del decreto liberalizzazioni, che regolamenta l’utilizzo delle terre e rocce da scavo. Il provvedimento, molto atteso, sarà firmato nei prossimi giorni dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Ministro dell’Ambiente. Il decreto, spiega in una nota il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, “consentirà una forte accelerazione nella realizzazione di importanti infrastrutture, in particolare dove siano presenti scavi in galleria. Infatti il materiale da scavo, qualora conforme alle prescrizioni previste nel Codice dell’ambiente, non verrà più considerato come rifiuto e potrà essere riutilizzato per la realizzazione di opere, quali i rilevati stradali”. Finora considerare il materiale di scavo automaticamente come rifiuto “ha determinato forti rallentamenti nella esecuzione delle opere, in quanto doveva essere previsto già nella fase di scavo lo smaltimento in discarica del prodotto rimosso, con notevoli difficoltà nel reperimento di siti idonei”.

Riduzione dei costi

La nuova normativa, che attua le recenti disposizioni introdotte dall’articolo 49 del decreto-legge n. 1/2012 “liberalizzazioni”, consentirà invece di “ridurre i costi di questi materiali che essendo considerati come sottoprodotto potranno essere trasportati all’interno del cantiere e verso i siti di stoccaggio con costi meno onerosi”. “Siamo impegnati come governo – ha dichiarato il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Mario Ciaccia – a introdurre nuove normative tese ad accelerare la realizzazione di infrastrutture nel rispetto della tutela dell’ambiente. In questo modo favoriamo crescita sostenibile e facilitiamo il lavoro di tante imprese. Riformare la normativa sul fronte delle infrastrutture e sbloccare risorse per investimenti significa costruire sviluppo e crescita nel breve oltre che nel medio e lungo periodo e queste restano le nostre principali priorità”.

Cosa prevede il decreto Ambiente

Ricordiamo che la legge n. 28 del 24 marzo 2012, di conversione del cosiddetto “decreto Ambiente” (dl n. 2/2012), ha stabilito all’articolo 3 che fino all’entrata in vigore del regolamento ministeriale (ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture) previsto dal decreto Liberalizzazioni, le matrici materiali da riporto possono essere considerate come sottoprodotti, e quindi essere riutilizzate nel sito dove sono state scavate (leggi tutto). Ciò però a patto che siano rispettate le condizioni di cui all’art. 184-bis del decreto legislativo n. 152/2006. Il riutilizzo di tali materiali non deve avere impatti sulla salute umana o sull’ambiente, il sottoprodotto deve essere originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante, e deve essere utilizzato direttamente, senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione.

 

Toscana, oliveto

da Lexambiente, 2 febbraio 2012

IL GOVERNO DEI PROFESSORI E IL PARTITO DELLE TERRE E ROCCE DA SCAVO.     Gianfranco Amendola

E’ almeno dal 1997 che opera in Italia il partito, assolutamente trasversale e bipartisan, delle terre e rocce da scavo il cui unico obiettivo sembra essere quello di sottrarre agli obblighi della normativa sui rifiuti le terre e rocce da scavo, specie se provenienti da lavori per gallerie e simili (ogni riferimento alla TAV non è casuale); e poco importa se sono terre schifosissime, contaminate da sostanze tossiche e pericolose per la salute e l’ambiente. Anzi, al di là delle chiacchiere, è proprio per queste che combatte il partito delle terre e rocce da scavo.

E senza esclusione di colpi: leggi ad hoc, norme mascherate, decreti ministeriali, e addirittura (che caduta di stile!) una circolare “interpretativa” (ovviamente illegittima) del Ministero dell’ambiente del 28 luglio 2000.

Il culmine sembrava essere stato raggiunto con la legge 21 dicembre 2001 n. 443 per il “rilancio delle attività produttive”, la quale arditamente “interpretava” la nozione (comunitaria) di rifiuto, sancendo, in sostanza che le terre e rocce da scavo, anche di gallerie e anche se fortemente contaminate non costituiscono rifiuti. Disposizione che, come era prevedibile, veniva sonoramente bocciata, con condanna dell’Italia da Corte europea di Giustizia, terza sezione, 18 dicembre 2007, causa C-194/05. Nel frattempo, però, sulla base di questa legge (ripresa dall’art. 186 D. Lgs 152/06) venivano assolti decine di industriali italiani che avevano ridotto zone bellissime del nostro paese a ignobili discariche.

Ma la storia continuava: per adeguarsi alla UE, nel 2008 (governo Prodi), il D. Lgs n. 4/2008 tentava di riportare la materia nell’ambito dei sottoprodotti, e cioè quella categoria di residui indesiderati di produzione che, secondo la Corte europea, potevano essere considerati non rifiuti purchè il loro riutilizzo fosse certo, senza trasformazioni preliminari e avvenisse nell’ambito del processo di produzione. E quindi le terre e rocce da scavo sono sottratte alla normativa sui rifiuti solo se rispettano le condizioni per poter essere considerate sottoprodotti.

Ma ecco nuovamente in azione il partito delle terre e rocce da scavo. Il D.Lgs 205/2010 (governo Berlusconi) ridefiniva, in ossequio alla nuova direttiva rifiuti, nell’art. 184 bis, primo comma, del D. Lgs 152/06 la nozione di sottoprodotto e, al secondo comma, stabiliva che “sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché una sostanza o un oggetto specifico sia considerato sottoprodotto e non rifiuto. All’adozione di tali criteri si provvede con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformità con quanto previsto dalla disciplina comunitaria. “ Contemporaneamente, l’art. 39, quarto comma, D. Lgs 205/2010 stabiliva (e stabilisce) che “dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui all’art. 184 bis, comma 2, è abrogato l’art. 186” .

In tal modo, con un decreto ministeriale su “criteri qualitativi e quantitativi”, si poteva abrogare la legge e sancire nuovamente l’impunità per le terre da scavo contaminate.

E così, proprio mentre il governo tornava a casa, il Ministro dell’ambiente sfornava un “regolamento” per terre e rocce da scavo talmente contrastante con tutte le leggi e con la normativa comunitaria da venire immediatamente bocciato dal Consiglio di Stato.

Siamo all’ultimo (per ora) atto.

Arriva il governo dei Professori, ma il partito delle terre e rocce da scavo non demorde.

Approfitta del decreto legge sulle liberalizzazioni per inserire un farneticante art. 49 il cui testo viene anticipato dal Sole 24 ore. Vale la pena di leggerlo.

Art. 49 – Regime utilizzo delle terre e rocce da scavo

1. Sono da considerare sottoprodotti ai sensi dell’articolo 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni, nelle more dell’emanazione del decreto del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare di cui al comma 2 dello stesso articolo, le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, prodotte nell’esecuzione di opere, anche se contaminate o mischiate, durante il ciclo produttivo, da acqua ovvero da materiali, sostanze o residui di varia natura, quali calcestruzzo, bentonite, Pvc o vetroresina derivanti dalle tecniche e dai materiali utilizzati per poter effettuare le attività di evacuazione escavazione con tecniche tradizionali o meccanizzate, perforazione, prerivestimento, rivestimento, consolidamento dello scavo e costruzione ed impiegate, senza alcuna trasformazione diversa dalla normale pratica industriale, intendendosi per tale anche selezione granulometrica, riduzione volumetrica, stabilizzazione a calce o a cemento, essiccamento, biodegradazione naturale degli additivi condizionanti, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione che preveda la loro ricollocazione secondo le modalità stabilite nel progetto di utilizzo approvato dalle Autorità competenti anche ai fini ambientali ed urbanistici e nel rispetto delle caratteristiche ambientali del sito di destinazione, con riferimento alle concentrazioni di tabella 1, allegato 5, parte IV, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni.

Altro che liberalizzazione! E’ una apoteosi: nelle terre da scavo, con buona pace della Cassazione, è un miracolo che ci sia anche un po’ di terra. E finalmente viene risolto il grave problema della “normale pratica industriale” nei sottoprodotti: ci rientra tutto, anche la stabilizzazione con calce e cemento che può portare a seri problemi per la salute e per l’ambiente.

Arriviamo, così all’ultimo colpo di scena. Evidentemente, in extremis, qualcuno si accorge di qualcosa perché nella Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24 gennaio 2012 il testo dell’art. 49 del decreto legge sulle liberalizzazioni è totalmente cambiato e sancisce solo che “l’utilizzo delle terre e rocce da scavo è regolamentato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto”.

L’unica cosa chiara, a questo punto, è che la lotta continua. Il partito delle terre e rocce da scavo tenterà di sfornare un altro allucinante decreto ministeriale di “regolamentazione” per favorire i suoi amici. E così non si capirà più niente. Perché la regolamentazione già esiste e per legge (art. 186). E il nuovo decreto (che è diverso da quello previsto dal comma 2 dell’art. 184 bis) non potrà abrogarla.

Comunque vada, è veramente una vergogna nazionale.

(foto elaborazione immagine GrIG, E.R., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    maggio 14, 2012 alle 6:40 PM

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. elena romoli
    maggio 15, 2012 alle 12:38 PM

    Grazie ragazzi del contributo contro questo assordante silenzio dei media, meno nmale dovevano essere cantieri di cristallo, in un altro paese una notizia così sarebbe stata stampata a lettere cubitali in prima pagina! Per adesso dalle istituzioni nessuno ha aperto bocca. (forse un solo attimo, per sbadigliare..)
    Sul caso allego un articolo e un’intervista a Ornella De Zordo: http://www.perunaltracitta.org/alta-velocita/tav-anche-la-regione-toscana-ammette-i-materiali-di-monna-lisa-sono-rifiuti-niente-cava-di-santa-barbara

    Un abbraccio da una Firenze sempre più devastata e oppressa..

  3. elena romoli
    maggio 17, 2012 alle 10:43 am

    Abbiamo invitato al nostro incontro del 22 il presidente della Regione e tutta la giunta.
    Adesso proseguiamo con tutti i consiglieri, tutta la struttura della Provincia e del Comune, compreso il sindaco.

    Decine e decine di messaggi… chi verrà?
    – – –
    Carissimo Presidente,
    con questo messaggio vorremmo invitarla, assieme a tutta la Giunta regionale e a tutti i consiglieri, all’incontro che stiamo promuovendo sul tema del Passante AV di Firenze in un quadro europeo di critica dei modelli di mobilità adottati.
    Confidiamo che la Vostra attenzione alla partecipazione si concretizzi in un dialogo sull’opportunità di perseverare in una opera assolutamente inutile e che, come il Nucleo VIA di codesta Regione ha riconosciuto, non è al momento realizzabile.
    La salutiamo cordialmente assieme a tutta la Giunta.
    Per il comitato Notunneltav di Firenze
    Tiziano Cardosi
    *********
    Il Tunnel TAV di Firenze e le “Grandi Opere Inutili” nella crisi economica globale

    Incontro internazionale sulla politica europea dei trasporti, i corridoi infrastrutturali, le distorsioni della governance.
    Il caso Firenze nell’anomalia delle reti ferroviarie europee.
    Le “grandi opere inutili” diventano motore del debito pubblico e della crisi europea.
    Le conseguenze sociali della distruzione dei territori.

    Martedì 22 maggio 2012
    ore 16.00
    Palazzo Vecchio, Sala delle Miniature

    Ornella De Zordo, consigliera comunale, benvenuto
    Tiziano Cardosi, comitato Notunneltav Firenze, presentazione
    Alberto Asor Rosa, presidente Rete dei Comitati per la difesa del Territorio. Introduzione
    Winfried Wolf, coordinatore “Bündnis Bahn für Alle”, Berlino. Le grandi opere inutili e crisi internazionale
    Alberto Ziparo, coordinatore della ricerca sugli impatti del sottoattraversamento TAV di Firenze. Gli impatti ambientali della crisi della politica.
    Heiner Monheim, esperto di politica dei trasporti, Bonn. Critica dell’”alta velocita”, dei progetti Stuttgart 21 e Firenze
    Giorgio Pizziolo, coordinatore del progetto alternativo del Passante ferroviario di Firenze. La risposta dei cittadini alla crisi: la democrazia delle alternative.

    Comitato Notunneltav Firenze
    Si ringrazia il gruppo PerUnaltracittà per il supporto

  4. maggio 24, 2012 alle 7:05 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    Terre da scavo, No alle sanatorie per chi ha inquinato.

    Andrea Zanoni (Eurodeputato IdV) invita il Ministro Clini a non prendere in considerazione l’ipotesi di un indulto per chi ha smaltito illegalmente terre di bonifiche contaminate. “La salute dei cittadini e l’ambiente non hanno prezzo”.

    “Mi auguro che il Ministro Clini non abbia intenzione di prendere in considerazione l’idea di una sanatoria mascherata per tutti i processi in atto contro coloro che hanno smaltito illegalmente le terre contaminate provenienti dalle bonifiche”. E’ il commento di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, all’annuncio del decreto presentato dal Governo italiano alla Commissione europea sulle rocce e terre da scavo. “Questi problemi non si risolvono con le sanatorie ma con controlli più severi e con l’applicazione delle direttive europee in tema di rifiuti”.

    Il Ministro Clini, intervenuto ieri (22 maggio 2012) al convegno sulla sicurezza delle Ferrovie dello Stato, ha detto che “è inaccettabile che rocce e terre da scavo richiedono costi di smaltimento anche superiori ai costi dell’opera stessa” e per questo l’Italia ha “predisposto un decreto in materia adesso all’attenzione di Bruxelles”.

    “Lo smaltimento di terre di bonifiche contaminate e di rifiuti tossici in Italia è un problema che va al di là dei costi – continua Zanoni – Penso all’autostrada Valdastico Sud in Veneto, dove deve ancora essere fatta chiarezza su cosa sia stato gettato sotto il manto stradale”. “Mi auguro che per aiutare le industrie e l’economia a rimetterci non siano come sempre i cittadini e l’ambiente. Il fenomeno dello smaltimento illegale i rifiuti sotto le nostre strade e ferrovie non deve essere mai assecondato ma combattuto con forza e determinazione”.

    Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni

    Email stampa@andreazanoni.it

    Tel (Bruxelles) +32 (0)2 284 56 04

    Tel (Italia) +39 0422 59 11 19

    Sito http://www.andreazanoni.it

    Twitter Andrea_Zanoni

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