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Tuvixeddu, fioriere di pietrame e cemento sulle tombe.


Cagliari, Tuvixeddu, area archeologica, “gabbionate” incombenti sulle tombe (oggetto di procedimento penale)

Mentre i cagliaritani (e non solo) dimostrano sempre più il loro grandissimo interesse verso l’area archeologica di Tuvixeddu, emergono dal dibattimento penale in corso eventi decisamente pesanti, sotto tutti gli aspetti: secondo la testimonianza del commissario del Corpo forestale e di vigilanza ambientale Fabrizio Madeddu, i gabbioni di pietrame sarebbero stati collocati deliberatamente sulle tombe (ben 26 tombe puniche), con contrafforti in cemento armato.  Roba da zona industriale, non da area archeologica.   Il processo – nel quale sono costituite parte civile le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra grazie al prezioso operato dell’avv. Lia Pacifico – proseguirà il prossimo 16 luglio 2012.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

Cagliari, Tuvixeddu, area archeologica (tombe puniche)

da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2012

«Le fioriere del parco costruite sopra 26 tombe puniche».  La testimonianza in tribunale del commissario Madeddu Nuove immagini: calcestruzzo per realizzare le strutture.
TUVIXEDDU. CLAMOROSE RIVELAZIONI.
  Mauro Lissia

CAGLIARI. Sono ventisei le tombe puniche sparite sotto le ormai famigerate fioriere di pietre e cemento usate dall’amministrazione Floris per delimitare il parco archeologico pubblico di Tuvixeddu. A fare i conti davanti ai giudici del tribunale è stato Fabrizio Madeddu, il commissario del Nucleo investigativo del Corpo Forestale che ha ricostruito per la Procura il travagliato periodo in cui il comune provava a trasformare il sito archeologico più importante della città in un giardinetto d’appoggio al nascente quartiere di Nuova Iniziative Coimpresa. Il racconto di Madeddu, chiamato a testimoniare dal pm Daniele Caria, è stato impressionante: i muraglioni sono stati collocati deliberatamente sulle sepolture, in alcuni casi – ha riferito l’investigatore – le tracce delle tombe sono apparse chiarissime agli operatori del cantiere e non sono state scavate. Stupefacente la documentazione fotografica, del tutto inedita, che Madeddu ha prodotto in tribunale e che nei prossimi giorni sarà distribuita anche alla difesa: illustra i lavori di demolizione, in corso in questi giorni, dei cosiddetti monoliti di cemento, i contrafforti delle muraglie, la cui costruzione è stata contestata dal pm perché difforme dal progetto esecutivo approvato. Si vedono grossi frammenti di calcestruzzo e di cemento, pietre di grandi dimensioni, come se a finire sotto la benna del bulldozer fosse stato un fortino militare. C’è da chiedersi – e alcuni degli imputati dovranno spiegarlo ai giudici – perché si sia scelto di usare materiali così pesanti e invasivi in un sito delicatissimo, dove la Sovrintendenza archeologica avrebbe dovuto vigilare minuto per minuto. Invece tutto è avvenuto senza conseguenze immediate: tombe sepolte e quintali di cemento riversati su una necropoli preziosa, un intervento di distruzione che soltanto la Procura attraverso il Corpo Forestale è riuscita a fermare dopo gli allarmi lanciati dalle associazioni. La testimonianza di Madeddu, fondata su documenti e immagini, ha coperto l’intera udienza di ieri mattina e andrà avanti anche la prossima, fissata dal presidente Mauro Grandesso per il 16 luglio. Madeddu sarà poi controesaminato dai difensori. La vicenda è nota e ruota attorno alla grande necropoli punico-romana di Cagliari: per la realizzazione di muraglioni difformi dal progetto attorno all’area sepolcrale di Tuvixeddu – dove il Comune era impegnato nel 2008 ad allestire un parco pubblico – e per la costruzione di un complesso edilizio su viale Sant’Avendrace a ridosso delle tombe puniche sono imputati di falso l’archeologa che doveva vigilare sui lavori Donatella Salvi, il dirigente per l’area gestione del territorio Paolo Zoccheddu, l’ingegnere del servizio pianificazione del territorio Giancarlo Manis, il direttore dei lavori Fabio Angius e il costruttore Raimondo Cocco. Santoni è finito davanti al giudice, accusato di abuso d’ufficio e falso, per la vicenda dei vincoli per notevole interesse pubblico che la giunta Soru aveva imposto sull’area del colle: il sovrintendente, che faceva parte di diritto della commissione regionale per il paesaggio, avrebbe attestato falsamente nella seduta del 21 febbraio 2007 che tutte le sepolture scoperte dopo il 1997 si trovavano all’interno dell’area vincolata. Santoni fu il solo a votare contro la nuova tutela che Soru intendeva imporre su Tuvixeddu coi vincoli per notevole interesse pubblico nonostante la figlia Valeria fosse stata assunta dalla Nuova Iniziative Coimpresa, titolare del progetto. Santoni è poi accusato insieme alla collega Salvi di aver autorizzato la costruzione di alcuni edifici su viale Sant’Avendrace, quelli dell’impresa Cocco, nonostante il progetto oscurasse la visibilità e la conservazione di una parte della necropoli. La Salvi con Cocco e Angius sono accusati anche di aver omesso provvedimenti per impedire la costruzione di opere abusive. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Benedetto Ballero, Massimiliano Ravenna, Pierluigi Concas, Massimo Delogu e Michele Loy.

Cagliari, Tuvixeddu, tomba di Rubellio

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    maggio 15, 2012 alle 3:25 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. maggio 15, 2012 alle 5:12 pm

    Cose vergognose ed inconcepibili in un Paese “civile”!

  3. maggio 15, 2012 alle 9:28 pm

    sarà il ventesimo o il trentesimo “intervento” ministeriale, qualche fatto in più non sarebbe male.

    da Casteddu on line, 15 maggio 2012
    Super vertice Zedda-governo a Tuvixeddu: “Ecco come tuteleremo colle e necropoli”: http://www.castedduonline.it/cronaca/super-vertice-col-governo-a-tuvixeddu-si-decide-il-destino-della-necropoli-e-del-parco/23658

  4. maggio 17, 2012 alle 2:55 pm

    ottima decisione, non male per uno che doveva aprire le porte di Tuvixeddu al cemento 😉

    da La Nuova Sardegna, 17 maggio 2012
    Tuvixeddu, lavori sospesi Zedda cancella le fioriere. Le strutture in pietra attorno alla necropoli verranno demolite integralmente Presto il nuovo progetto. Minoja: «Pronti a valutarlo, nessun danno alle tombe». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. I lavori sulle famigerate fioriere installate attorno alla necropoli di Tuvixeddu sono sospesi perché il sindaco Massimo Zedda è stato di parola: ha proposto alla Sovrintendenza archeologica di demolirle integralmente anzichè ridurne le dimensioni e l’ufficio del ministero ha dato la propria disponibilità a valutare un nuovo progetto esecutivo. I tecnici del Comune sono già al lavoro, presto Zedda sarà in grado di dire al sovrintendente archeologico Marco Minoja come intende intervenire per sgomberare l’area archeologica dalle muraglie progettate dall’amministrazione Floris e riportarla allo stato originario. Il via libera di Minoja è praticamente scontato: «Se il Comune vuole progettare qualcosa di più leggero e distante dall’area sepolcrale noi siamo pronti a esaminare le scelte – conferma il sovrintendente – il nostro unico interesse è che non vengano arrecati danni alle tombe». Tolte le orribili fioriere – i contrafforti sono stati già demoliti insieme alle strutture di sostegno al ponticello, realizzate in cemento – si potrebbe anche ripensare la collocazione dei riporti di terra vicino all’area della mezzaluna, che hanno stravolto lo stato naturale del sito: «Visto oggi, col verde dell’erba, quell’intervento è più accettabile – spiega Minoja – ma non è una nostra competenza, sarà il Comune a stabilire se apportare modifiche anche là». Comunque sia, il sindaco si prepara ad assestare un apprezzabile colpo di piccone a un sistema di gabbioni che nessuno ha capito a cosa servissero: «L’idea era di rendere il sito archeologico fruibile e di circoscriverlo – spiega ancora Minoja – e la Sovrintendenza a suo tempo è intervenuta per rendere l’intervento reversibile. Non dimentichiamoci che nel primo progetto quei gabbioni dovevano essere costruiti in cemento, invece sono stati realizzati in pietrisco contenuto in gabbie di metallo. Che non fossero pericolosi per l’area archeologica lo dimostra proprio questa fase di demolizione, condotta senza alcun danno per le tombe». Tombe però – come è emerso ancora l’altro ieri al processo in corso davanti al tribunale – in parte coperte proprio da quei gabbioni. Il Corpo Forestale ne ha contato ventisei: «E’ vero – avverte Minoja – alcune tombe sono state coperte ma è normale che sia avvenuto, il compito della Sovrintendenza è di proteggere e conservare i beni». Quindi l’area archeologica è stata adattata al progetto del Comune, anzichè il contrario: è una conferma autorevole che ancora mancava. Forse il progetto poteva essere diverso: «Sì – conferma Minoja – ma sarebbe stato necessario passare per una nuova procedura di approvazione. Io non ero sovrintendente in quell’epoca, credo che sia stata fatta una scelta dettata anche dal tempo a disposizione». L’importante però – insiste il dirigente dei Beni culturali – è che le scelte si siano confermate reversibili: «L’intervento per il parco può essere rivisto senza alcun pregiudizio per la tutela dell’area archeologica» ribadisce Minoja. Una revisione apparsa indispensabile anche al sindaco. Sarà un passo importante, cui seguirà – secondo quando Zedda ha annunciato – l’adeguamento del puc al piano paesaggistico regionale: a quel punto Tuvixeddu non sarà più area edificabile e in tempi ragionevoli diventerà il parco archeologico pubblico tanto atteso dalla città.

  5. maggio 25, 2012 alle 2:59 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 maggio 2012
    Lo stop a Tuvixeddu? Un danno da 77 milioni.
    Per il consulente del collegio arbitrale la Regione è «responsabile» per il 62% e se il lodo darà torto all’ente dovrebbe pagare al gruppo Cualbu 60 milioni.
    A LUGLIO LA DECISIONE SULL’IPOTESI DI RISARCIMENTO. ARBITRATO AL CAPOLINEA. LA RELAZIONE DI DELOITTE SRL. (Mauro Lissia)

    Ricevuta la consulenza, il collegio arbitrale si prepara ad accelerare i tempi della decisione: il 15 giugno i legali delle parti potranno depositare le memorie conclusive, il 20 luglio è la data stabilita per le repliche e il 24 luglio, appena quattro giorni dopo, gli avvocati dovranno discutere e presentare le loro richieste al collegio. Sarà l’ultima occasione di sostenere le proprie ragioni, perchè subito dopo gli arbitri avvieranno il lavoro destinato a produrre il lodo definitivo. Resta in ballo la posizione di Renato Soru e Gianvalerio Sanna, esclusi da questa fase del giudizio arbitrale: la loro posizione e quindi il diritto a parteciparvi sarà valutata nel merito dai giudici della Corte d’Appello civile di Roma a novembre del 2016. Nel frattempo il lodo sarà esecutivo ma appellabile su alcuni aspetti ai giudici togati. Difficile insomma che la questione si chiuda a luglio.

    CAGLIARI. I 1971 giorni di ritardo accumulati dal 2006 ad oggi nella realizzazione del progetto immobiliare di Tuvixeddu hanno provocato alla Nuova Iniziative Coimpresa un danno pari a 39 mila euro al giorno, in tutto 76,7 milioni calcolati al 18 maggio scorso nell’ipotesi che i lavori siano sospesi e che possano riprendere. Di questa cifra la Regione dovrebbe pagare al costruttore una buona parte, circa 60 milioni, se il collegio arbitrale stabilisse con un lodo definitivo che sono state le amministrazioni di Soru e Cappellacci a provocare e a mantenere il blocco degli interventi sul colle dei Punici, che una volta completati e offerti sul mercato nei tempi previsti – 36 mesi per le opere di urbanizzazione, 55 mesi per quelle edili – avrebbero garantito all’impresa un utile dopo le tasse tra i 113 e i 136 milioni a patto che ogni appartamento fosse stato venduto entro il 2020. A fare i conti è l’advisory Deloitte spa, il consulente tecnico d’ufficio nominato dal collegio arbitrale cui ha ricorso Coimpresa per ricostruire dettagliatamente la complessa vicenda amministrativo-giudiziaria nata attorno al progetto Tuvixeddu e accertare sulla base di parametri attendibili le conseguenze economiche subìte dal gruppo Cualbu per uno stop al progetto che, dopo la sentenza emessa dal Consiglio di Stato nell’aprile 2011, appare ormai definitivo. Nelle 447 pagine della relazione Deloitte parla di danno «in ipotesi» facendo riferimento alla possibilità che il collegio consideri la Regione responsabile dello stop in una percentuale che viene calcolata nel 62,5%. Questo perché il pool di periti capeggiato da Antonio Cattaneo sostiene che il blocco è dipeso «da una pluralità di fattori per lo più fortemente interdipendenti fra di loro e riconducibili a numerose cause e a diversi soggetti coinvolti». Il soggetto principale è la Regione, cui Deloitte attribuisce infatti la percentuale maggiore di «responsabilità» soprattutto nel periodo che va dal 9 agosto 2006 al 4 dicembre 2008. Nella fase due però, dal 2008 ad oggi, si affiancano all’amministrazione regionale il ministero dei Beni Culturali attraverso l’Avvocatura dello Stato e le associazioni culturali ed ecologiste. Una sorta di forza d’opposizione che alla fine vince i giudizi davanti al Consiglio di Stato e al Tar, fermando Nuova Iniziative Coimpresa e aprendo di fatto il contenzioso parallelo davanti agli arbitri. Nessuna ipotesi di responsabilità viene attribuita al comune di Cagliari, che ha sempre appoggiato anche in giudizio gli interessi del costruttore: sulle scelte dell’amministrazione Floris i consulenti passano a volo d’uccello, come se fossero ininfluenti sulla vicenda. E questo significa che se si dovesse arrivare a un lodo che preveda un risarcimento a favore del gruppo Cualbu, il Comune non dovrà sborsare un centesimo. Gli esperti di Deloitte precisano di non voler entrare negli aspetti giuridici della vicenda, quindi non spiegano come l’ipotesi di un risarcimento multimilionario come quello richiesto dai legali di Cualbu – e quantificato ora dal consulente – possa essere ritenuto compatibile con sentenze che comprovano la validità dei vincoli imposti dal Piano paesaggistico regionale e quindi la legittimità delle iniziative di contrasto avviate dalla Regione. Puntano però il dito sulla fase uno della «crociata» partita con il governo Soru (2006-2008) in cui una sequenza di azioni amministrative e legali in parte approssimative, segnate da annunci pubblici e anticipazioni nel sito della Regione e al Festarch, dimostrerebbero un orientamento pregiudiziale da parte del presidente. I giudici amministrativi però alla fine hanno dato ragione a Soru e all’ufficio legale della Regione e di questa certezza i tecnici di Deloitte danno atto puntualmente nella ricostruzione dei fatti. Dove si fa cenno anche ai tentativi di risoluzione bonaria della controversia, con le ipotesi di scambio di aree cui sarebbe stato aggiunto un conguaglio di 15 milioni. Così come viene ricostruita analiticamente la complessa vicenda dei rapporti tra Coimpresa e le banche, che di fronte agli stop imposti negli anni all’avanzata del progetto chiudono i rubinetti del credito mettendo in difficoltà l’impresa. Manca quasi del tutto nella relazione un riferimento al fronte penale della vicenda, che pure ha inciso profondamente sulla situazione attuale. Deloitte dà atto delle 1166 tombe scoperte dopo l’accordo di programma del 2000 e taciute dal sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni ma non si sofferma sui riscontri dell’inchiesta condotta dal pm Daniele Caria, che ha messo in luce intrecci d’affari, iniziative e rapporti impropri attorno all’affare Tuvixeddu. Ma nonostante la scelta di sorvolare in buona parte su questi aspetti non sembra trasparire nella consulenza alcuna volontà di orientare la decisione degli arbitri, che al contrario adesso hanno un quadro oggettivo della controversia. Deloitte ha dato una risposta a ciascuno dei sei quesiti posti dal collegio arbitrale composto dall’ex magistrato Gianni Olla, dal docente romano Nicolò Lipari dell’università la Sapienza e dal presidente emerito della Corte Costituzionale Franco Bilé. Nella lunga relazione è compresa una sterminata raccolta di servizi giornalistici, note di associazioni ecologiste, trascrizioni di dichiarazioni pubbliche e documenti utili – secondo Deloitte – a dimostrare la grande attenzione mediatica sul caso Tuvixeddu provocata dalle iniziative della giunta Soru ,dei Beni Culturali e della Procura.

  6. luglio 17, 2012 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 luglio 2012
    Tombe fuori dal vincolo: si sapeva fin dal 2001. Una nota dell’archeologa Donatella Salvi aveva messo in guardia il Comune dal rischio che le tutele imposte sul colle punico non fossero sufficienti. (Mauro Lissia): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120717083655.pdf

  7. agosto 28, 2012 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 agosto 2012
    «Solo la Regione ha fermato Tuvixeddu». Nuova Iniziative Coimpresa accusa l’amministrazione e chiede al collegio arbitrale un risarcimento di 77 milioni di euro. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Se il piano immobiliare di Tuvixeddu si è fermato e Nuova Iniziative Coimpresa si è vista chiudere l’accesso al credito la responsabilità è tutta dell’amministrazione regionale e non solo in parte, come hanno sostenuto nella consulenza tecnica gli specialisti dell’advisor Deloitte financial Services spa: a sostenerlo sono i legali dell’impresa costruttrice in una memoria di 67 pagine, ultimo atto nella controversia aperta davanti al collegio arbitrale composto da Franco Bilé, Nicolò Lipari e Giovanni Olla. Il documento firmato dall’avvocato Alberto Picciau e da un suo collaboratore rappresenta un categorico atto d’accusa nei confronti della giunta Soru ma anche di quella in carica, origine di una sorta di reazione a catena destinata a coinvolgere nel blocco dell’iniziativa immobiliare gli uffici ministeriali dei Beni Culturali. Scrive il legale: «A ben guardare in tutti gli impedimenti al progetto ravvisati è la Regione ad aver dominato e determinato il decorso causale degli eventi, creando uno state di cose tale che nessun impedimento, anche quando non imputabile alla Regione, avrebbe avuto luogo in assenza degli inadempimenti regionali». Per Coimpresa l’amministrazione regionale «ha attivamente partecipato ai procedimenti amministrativi condizionandone l’esito» anche con «un’attività di pressione inusitata e capziosa nei confronti di ogni altra amministrazione coinvolta nella vicenda e con un uso sconsiderato delle proprie prerogative amministrative e provvedimentali». Regione quindi come una sorta di «Spectre», in grado di influenzare le decisioni del Ministero dei Beni Culturali e indirettamente quelle del Consiglio di Stato, che ad aprile del 2011 ha confermato l’efficacia del vincolo imposto sull’area di Tuvixeddu col Ppr. Ma nell’atto finale depositato alla sede romana del collegio arbitrale i legali del costruttore Gualtiero Cualbu insistono anche sul tema centrale dei danni subìti in seguito al blocco dei lavori: tre banche – Banco di Sardegna, Sanpaolo-Imi e Unicredit – hanno dato un taglio alla linea di credito con Coimpresa a causa delle incertezze sulla realizzazione del piano legate agli stop imposti dalla Regione, rendendo forse irrealizzabile in via definitiva l’operazione immobiliare. Che a giudizio dei legali sarebbe possibile malgrado la decisione del Consiglio di Stato, nonostante i nuovi vincoli imposti dai Beni Culturali e anche dopo la revoca dei nullaosta paesaggistici a suo tempo concessi dal Comune. Un danno enorme quindi per il construttore – sostengono i suoi legali nella memoria – che il consulente tecnico Deloitte ha calcolato al 31 dicembre 2011 in 76,7 milioni, sempre che il collegio arbitrale stabilisca che un danno c’è stato e che vada risarcito. Tesi che la consulenza firmata per Deloitte da Antonio Cattaneo sembra sposare quando afferma che «l’immagine dell’intero progetto nonché la fiducia che l’opinione pubblica e il sistema bancario potevano risporre in esso e nella correlata iniziativa imprenditoriale di Nuova Iniziative Coimpresa» sarebbero state compromesse dai comportamenti della Regione. Ora la parola passerà all’ufficio legale della Regione, che negli atti depositati fino ad oggi ha sostenuto tesi contrarie. La Regione – secondo gli avvocati – non avrebbe fatto altro che applicare le norme del Piano paesaggistico secondo un diritto pienamente riconosciuto dal Consiglio di Stato. I nuovi ritrovamenti di tombe – negati decisamente dai legali di Coimpresa – hanno modificato la situazione fotografa nell’accordo di programma del 2000, imponendo alla Regione un intervento di tutela più esteso su Tuvixeddu e Tuvumannu. Intervendo che ha fermato l’avanzata del cemento attorno all’area punica.

    • agosto 29, 2012 alle 2:56 pm

      da La Nuova Sardegna, 29 agosto 2012
      TUVIXEDDU. Il lodo del collegio arbitrale costerà più di un milione. (Mauro Lissia)

      CAGLIARI. Arriverà tra la fine di novembre e dicembre il lodo arbitrale che dovrebbe mettere fine alla controversia tra la Regione e Nuova Iniziative Coimpresa, che chiede un risarcimento di 77 milioni di euro per i ritardi accumulati nella realizzazione del piano immobiliare su Tuvixeddu a causa dei vincoli imposti sull’area dei colli in base al piano paesaggistico. I legali del costruttore hanno depositato nei giorni scorsi la memoria conclusionale, l’atto finale della contoversia in corso davanti al collegio arbitrale, dove vien e ribadito che l’origine dello stop al progetto è l’amministrazione regionale. Ora si attende l’atto di risposta dell’ufficio legale di viale Trento, che dovrebbe arrivare nell’arco di due settimane e nel quale si farà riferimento fra l’altro alla sentenza di aprile 2011 con la quale il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità dei vincoli imposti dalla Regione, legati al mutamento delle norme nazionali e regionali di riferimento e al ritrovamento di oltre mille sepolture puniche dopo l’accordo di programma del 2000, che diede il via all’iniziativa immobiliare. Frattanto filtrano informazioni sui costi dell’arbitrato: finora la Regione e la controparte Coimpresa hanno versato due anticipazioni all’advisor Deloitte financial Service, nominato dal collegio arbitrale: in tutto 110 mila euro per ciascuna delle parti. Non c’è ancora la parcella finale del consulente d’ufficio, ma considerata la mole del lavoro svolto si prevede una cifra molto elevata. Per l’arbitrato verrà poi versato complessivamente un milione di euro al collegio, più cinquantamila allo studio legale che ha offerto i propri locali romani come sede del giudizio. Questi costi saranno sostenuti indipendentemente dall’esito del lodo: il ricorso all’arbitrato era previsto nell’accordo di programma. Contro il lodo si potrà ricorrere – ma solo per alcuni aspetti- al tribunale civile.

  8. settembre 6, 2012 alle 2:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 6 settembre 2012
    Ombre sulla consulenza per Tuvixeddu. I legali della Regione: «Relazione da bocciare, è fuorviante, impropria e non indipendente». Il 13 ultima udienza a Roma.
    LA CONTROVERSIA ARBITRALE» È SCONTRO APERTO. I legali della regione: Deloitte ha risposto a quesiti che nessuno aveva posto, senza atti illegittimi non può esserci alcun risarcimento. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La consulenza tecnica disposta dal collegio arbitrale per stabilire quali sono state le cause del ritardo nella realizzazione del progetto immobiliare di Nuova Iniziative Coimpresa a Tuvixeddu dev’essere dichiarata inammissibile perché è fuorviante, disseminata di errori, entra impropriamente nel merito delle questioni giuridiche e risponde a quesiti che nessuno aveva posto. A sostenerlo nella memoria conclusiva depositata alla sede romana degli arbitri sono gli avvocati dell’ufficio legale della Regione – Sandra Trincas, Mattia Pani, Roberto Murroni e Giovanni Parisi – dopo che i colleghi che rappresentano il costruttore avevano attribuito all’amministrazione la piena responsabilità dello stop al progetto immobiliare, rimasto impantanato tra i ricorsi e le sentenze amministrative. L’atto degli avvocati regionali è durissimo: respinta ogni responsabilità della Regione, i quattro legali ricordano come sia stata in ultimo l’ormai celebre decisione del Consiglio di Stato dell’aprile 2011 a confermare la validità del piano paesaggistico regionale e i vincoli imposti dall’amministrazione in base a quello strumento. Fanno riferimento alla sequenza di autorizzazioni negate nell’arco della controversia da parte delle sovrintentendenze e soprattutto ai nuovi ritrovamenti archeologici accertati ormai pacificamente – e citati dai giudici di palazzo Spada – che hanno modificato radicalmente la situazione di Tuvixeddu dopo l’accordo di programma del 2000 che dava il via libera a Coimpresa. Ma al di là delle realtà acquisite l’ufficio legale della Regione attacca frontalmente il consulente Deloitte Advisory attribuendogli una sequenza di «svarioni» che riguardano fra le altre cose il calcolo dell’eventuale danno economico arrecato al costruttore, sottolineando come in mancanza di un atto illegittimo non può esserci alcun risarcimento: «E’ dimostrata senza timore di smentita – scrivono i legali nella memoria di 120 pagine depositata in questi giorni – l’esondazione operata dal consulente tecnico d’ufficio rispetto ai quesiti arbitrali e detta esondazione nell’estrinsecarsi in un’inammissibile e non richiesta valutazione soggettiva di carattere non tecnico, inficia l’intera relazione peritale, la quale non dev’essere ammessa nel presente contenzioso arbitrale». In un altro passaggio i legali valutano la relazione come «contaminata da considerazioni che ne inficiano la terzietà, obiettività e indipendenza» aprendo la strada a sospetti e ad ombre di difficile lettura. La memoria mette in fila i passaggi contestati e contestabili della relazione – costata finora oltre 200 mile euro, suddivisi tra ente pubblico e costruttore – puntando sul nesso di causalità fra gli atti compiuti dalla Regione, i vincoli per interesse pubblico imposti sull’area dei colli e il blocco dei lavori di edificazione. Nesso legato ad atti considerati legittimi – come i giudici hanno senteziato in via definitiva – e che comunque non hanno provocato un danno economico come quello (77 milioni di euro) calcolato da Deloitte, come se l’intero compendio immobiliare di Coimpresa fosse stato costruito e soprattutto fosse stato venduto alle condizioni stabilite dal privato. Cosa che non è avvenuta e non è detto che potesse avvenire: «Coimpresa – scrivono i legali della Regione – riceverebbe una somma comprensiva di un lucro cessante (il profitto sulle vendite, ndr) che difficilmente si concretizzerà o che è comunque tutto da dimostrare». Peraltro – sostengono ancora i legali – «non si può risarcire per la ritardata edificazione di comparti che oggi sono bloccati per cause autonome e indipendenti dalla condotta della Regione». Ma al di là di questo è stata la sentenza dell’aprile 2011 a ribadire «con valenza di giudicato l’immediata prevalenza delle previsioni di tutela paesaggistica del Ppr sugli strumenti urbanistici». Un eventuale condanna al risarcimento della Regione non cambierebbe di una virgola la situazione: il vincolo su Tuvixeddu rimane. L’ultima udienza dell’arbitrato è fissata per il 13 settembre a Roma, il lodo definitivo dovrebbe arrivare a metà novembre. Ma sulla decisione pesa il ricorso alla Corte d’Appello civile di Roma sul lodo non definitivo, che sarà esaminato soltanto nel 2016.

  9. settembre 11, 2012 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 settembre 2012
    Lodo per Tuvixeddu: la Procura indaga dopo un esposto. Il pm Daniele Caria ha aperto un fascicolo contro ignoti. Verifiche sulla consulenza tecnica della Deloitte srl. (Mauro Lissia): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120911081932.pdf

  10. settembre 20, 2012 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 settembre 2012
    Lodo Tuvixeddu: rinvio al 2013. Improvviso cambio di rotta del collegio arbitrale dopo l’esposto alla Procura. (Mauro Lissia): http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=27688

  11. settembre 21, 2012 alle 11:11 pm

    da CagliariPad, 21 settembre 2012
    Tuvixeddu, Coimpresa chiude l’ufficio di via Is Maglias. Licenziati operai e tecnici: http://www.cagliaripad.it/it/news/settembre/21/tuvixeddu/

  12. ottobre 2, 2012 alle 3:00 pm

    da La Nuova Sardegna, 2 ottobre 2012
    «Santoni non voleva nuovi vincoli». (http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2012/10/02/news/santoni-non-voleva-nuovi-vincoli-1.5794426)
    Tuvixeddu, i membri della commissione paesaggistica confermano le accuse contro l’ex sovrintendente archeologico. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. I testimoni confermano davanti al tribunale: il sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni remava contro, negava i nuovi ritrovamenti, lesinava i documenti utili a ricostruire lo stato di Tuvixeddu a dieci anni dall’imposizione dei vincoli diretti e indiretti. Secondo l’accusa Santoni nascondeva la realtà per impedire che l’amministrazione Soru rafforzasse le tutele sul colle dei Punici e fermasse l’avanzata del piano immobiliare di Nuova Iniziativa Coimpresa. Lavorava per il costruttore, un atto di gratitudine legato all’assunzione della figlia ingegnere. Il 15 ottobre l’ex dirigente dei Beni culturali avrà la possibilità di smentire e di difendersi dall’imputazione di falso e abuso d’ufficio, ma l’udienza di ieri si è conclusa con una vittoria netta del pubblico ministero Daniele Caria, che dagli ex componenti la commissione regionale paesaggistica ha ricevuto parole chiare malgrado la ferma e a tratti aspra azione di contrasto del difensore Pierluigi Concas. Concordi Ignazio Camarda, Sandro Roggio e Maria Antonietta Mongiu: «Santoni non era collaborativo – hanno detto – non riconosceva la competenza in materia paesaggistica della commissione, non ha mai messo a disposizione una carta aggiornata sui ritrovamenti archeologici di Tuvixeddu». Eppure – in quei giorni del 2007 – era importante capire cosa fosse accaduto attorno alla necropoli punico-romana dopo il 1997 e soprattutto dopo l’estate del 2000, quando Regione e comune di Cagliari diedero il via libera al piano immobiliare sottoscrivendo l’ormai celebre accordo di programma: «Noi lavoravamo a una valutazione del sito sotto il profilo paesaggistico – ha spiegato Roggio – seguendo le indicazioni del Codice Urbani, ma conoscere la situazione anche dal punto di vista archeologico era importante». Santoni però – così hanno riferito i testi – nicchiava, protestava per i tempi stretti delle sedute di lavoro e «minimizzava il valore dei ritrovamenti» sostenendo con forza che i vincoli esistenti fossero sufficienti a tutelare il compendio storico-culturale. Insomma «Santoni – hanno confermato Camarda, Roggio e Mongiu – era contrario a un’estensione del vincolo». Un’opposizione anomala per un archeologo, che di fronte alla possibilità di difendere di più e meglio un sito come la necropoli di Tuvixeddu si oppone e fa mettere a verbale il proprio parere negativo. I fatti poi, come ha certificato il Consiglio di Stato con la sentenza dell’aprile 2011, gli hanno dato pesantemente torto:«Quando noi della commissione siamo andati a Tuvixeddu abbiamo trovato una situazione impressionante – ha raccontato Maria Antonietta Mongiu – decine e decine di tombe scavate, i fatti hanno poi dimostrato che i nuovi ritrovamenti sono stati 1166». Comunque una situazione molto diversa da quella «fotografata» coi vincoli del 1997, talmente diversa da imporre una revisione radicale delle tutele per rispettare le prescrizioni paesaggistiche contenute nel Codice Urbani e di conseguenza il Piano regionale, prescrizioni che nell’interpretazione diffusa hanno reso inapplicabile l’accordo di programma del 2000 e bloccato la realizzazione del piano Coimpresa. Conferme sulla posizione di Santoni sono arrivate anche dal dirigente regionale Franco Sardi, che presiedeva i lavori della commissione («Si opponeva alla procedura e sosteneva che le tutele fossero sufficienti») mentre i tecnici dell’ufficio regionale tutela del paesaggio hanno ricordato come la figlia di Santoni avesse firmato un progetto legato a un edificio da costruire in via Is Maglias per Nuova Iniziative Coimpresa: presentato alla Regione per il nullaosta, venne poi ritirato per scelta del costruttore. Il dibattimento andrà avanti il 15 ottobre con nuovi testi. Per la realizzazione di muraglioni difformi dal progetto attorno all’area sepolcrale di Tuvixeddu e per la costruzione di un complesso edilizio su viale Sant’Avendrace sono imputati di falso l’archeologa che doveva vigilare sui lavori Donatella Salvi, l’ingegnere del servizio pianificazione del territorio Giancarlo Manis, il direttore dei lavori Fabio Angius e il costruttore Raimondo Cocco. Il dirigente comunale Paolo Zoccheddu deve rispondere di danneggiamento e violazioni edilizie. I difensori sono Benedetto Ballero, Massimiliano Ravenna, Pierluigi Concas, Massimo Delogu e Michele Loy.

  13. ottobre 16, 2012 alle 2:54 pm

    da L’Unione Sarda, 16 ottobre 2012
    Tuvixeddu. Santoni sotto accusa. «C’erano dissapori tra il sovrintendente e il futuro assessore»: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121016081815.pdf

    da La Nuova Sardegna, 16 ottobre 2012
    IL PROCESSO. «Il vincolo non bastava a tutelare Tuvixeddu».

    CAGLIARI. Il vincolo che esisteva sull’area di Tuvixeddu prima che l’amministrazione Soru lo allargasse non era sufficiente a proteggere il compendio storico-archeologico: a sostenerlo davanti ai giudici della prima sezione del tribunale è stato l’ex direttore regionale dei beni culturali Paolo Scarpellini, chiamato a testimoniare nel processo che vede tra gli imputati l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni. Rispondendo alle domande del pm Daniele Caria, il dirigente ministeriale ha confermato come il sito archeologico fosse da anni in balìa dei costruttori e per questo fosse necessario accrescere i livelli della tutela: «Gli interventi edilizi, malgrado il vincolo, erano stati numerosi – ha spiegato Scarpellini – ed è per questa ragione che si decise di allargarlo, una scelta legata all’esigenza di difendere l’area archeologica e il paesaggio di Tuvixeddu. Tra l’altro il vecchio vincolo non specificava i diversi gradi di tutela». L’ex direttore dei beni culturali ha confermato quanto è stato riferito da altri testimoni nelle scorse udienze del dibattimento: «Il solo nella commissione regionale paesaggio a opporsi al nuovo vincolo paesaggistico è stato Santoni – ha detto Scarpellini – perché sosteneva che non fosse necessario». Un punto a favore della difesa è arrivato dall’archeologo Raimondo Zucca, per il quale «l’archeologia è distruzione». Zucca ha spiegato che l’attività di scavo comporta spesso sacrifici e che può essere indispensabile colmare una tomba di terra per conservarla. Santoni è imputato di abuso d’ufficio e falso, mentre per la realizzazione di muraglioni difformi dal progetto attorno all’area sepolcrale e per la costruzione di un complesso edilizio su viale Sant’Avendrace sono imputati di falso l’archeologa che doveva vigilare sui lavori Donatella Salvi, il direttore dei lavori Fabio Angius e il costruttore Raimondo Cocco. L’ingegnere del servizio pianificazione del territorio Giancarlo Manis e il dirigente comunale Paolo Zoccheddu devono rispondere di danneggiamento e violazioni edilizie.

  14. ottobre 22, 2012 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 ottobre 2012
    RICORSO COIMPRESA. Stop alle strade su Tuvixeddu: domani se ne discute al Tar.

    CAGLIARI. I giudici del Tar tratteranno domani in udienza pubblica il ricorso presentato da Nuova Iniziative Coimpresa contro la Regione, che ha negato al costruttore l’autorizzazione richiesta per alcune strade previste nell’accordo di programma del 2000. La decisione è legata al parere negativo firmato dalla sovrintendenza architettonica in base all’articolo 49 del piano paesaggistico regionale, una scelta che i legali dell’impresa contestano. Ecco che cosa significa: quell’articolo prevede che i livelli di vincolo da imporre sull’area dei colli punici vengano ridefiniti sulla base di un accordo tra ministero dei Beni culturali, Regione e comune di Cagliari. Fino al giorno in cui l’intesa sarà stata raggiunta il vincolo efficace è quello stabilito dall’amministrazione Soru col Ppr e confermato dal Consiglio di Stato ad aprile del 2012. Quindi non si può costruire nulla, neppure una strada e neppure nell’area privata che fiancheggia via Is Maglias, dove il gruppo Cualbu ha già realizzato tre palazzine. In base al Ppr e se qualcosa potrà essere realizzata in futuro su Tuvixeddu e Tuvumannu prima il Comune dovrà adeguare il Piano urbanistico comunale al Ppr oppure – questa è la linea dell’ufficio legale della Regione – procedere con intese punto per punto, che coinvolgano Regione e Beni culturali. Per Nuova Iniziative Coimpresa non resta ora che attendere il giudizio del Tar, cui si potrà comunque ricorrere in secondo grado.

  15. dicembre 14, 2012 alle 3:00 pm

    vogliamo che il procedimento penale in corso accerti le responsabilità fino in fondo.

    da La Nuova Sardegna, 14 dicembre 2012
    «Il danno alla necropoli è irreparabile». L’ufficio regionale del paesaggio: «Impossibile oggi eliminare i gabbioni senza pregiudicare il sito archeologico». (Mauro Lissia) (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121214090320.pdf)

    Il danno arrecato all’area della necropoli di Tuvixeddu con la costruzione degli ormai famigerati gabbioni di pietre è irreparabile. Demolire le strutture alla base per riportare il sito storico com’era prima che l’amministrazione Floris intervenisse coi lavori per il parco archeologico pubblico provocherebbe un danno ancora più grave di quello oggi visibile. Non sono le associazioni ecologiste e culturali a sostenerlo ma l’ufficio tutela paesaggistica per le province di Cagliari e di Carbonia-Iglesias in una nota del 28 gennaio 2011 firmata dal direttore del servizio Giorgio Costa. La nota è agli atti del processo in corso davanti alla prima sezione del tribunale contro l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni e gli altri presunti responsabili dell’intervento sulla necropoli di Tuvixeddu, considerato dall’accusa difforme dal progetto. E che lo fosse, difforme dal progetto, è lo stesso ufficio regionale a confermarlo, chiarendo come in origine l’area sepolcrale si dovesse delimitare con «lunghe vasche di terra vegetale disposte ortogonalmente all’andamento naturale del pendio del colle secondo una direttrice retta». Per contenere la terra erano previste «fascinate di legno» non più alte di 70-100 centimetri. Al loro posto sono state costruite le enormi gabbionate di pietre, aiuole in muratura saldamente ancorate a terra. Opere pesantissime, che oggi è impossibile togliere senza rischiare seri danni al sito: «L’eliminazione totale della muratura in pietra posta in opera entro gabbioni di rete metallica – scrive l’architetto Costa – potrebbe provocare un danno più grave perché estirpando fino al piano di appoggio tali elementi di presenterebbe il successivo problema di riempire il vuoto, col rischio di compromettere maggiormente la conformazione dei luoghi e di danneggiare gli scavi vicini con eventuali riempimenti e movimenti di terra». Ecco perché l’amministrazione Zedda, che per volere del sindaco avrebbe voluto demolirle, ha dovuto desistere. Si è ripiegato su un intervento parziale, autorizzato dalla Sovrintendenza e dalla Regione, che oggi è quasi concluso. Quando – a marzo, secondo l’impegno pubblico del sindaco – il parco archeologico verrà aperto al pubblico le strutture abusive costruite ai tempi dell’amministrazione Floris appariranno in parte nascoste da colmate di terra e in parte «limate» seguendo la linea del pendio. L’impatto visivo dovrebbe così risultare meno pesante, ma è chiaro che nulla potrà riportare allo stato originale l’area delle tombe. Sarà dunque un parco archeologico profondamente alterato da scelte dissennate, per le quali neppure il tribunale potrà fare giustizia.

  16. dicembre 22, 2012 alle 11:14 am

    da La Nuova Sardegna, 22 dicembre 2012
    PROCESSO TUVIXEDDU. «Santoni tolse il vincolo del 1991». Nuovi documenti accusano l’ex sovrintendente archeologico.

    CAGLIARI. Il 16 gennaio è il giorno della difesa al processo per i lavori irregolari a Tuvixeddu. Finalmente l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni potrà chiarire ai giudici del tribunale il perché delle scelte che l’hanno condotto sotto accusa. Scelte da ieri ancora più inspiegabili, perché il pm Daniele Caria ha portato in aula nuovi documenti che sembrano dimostrare come Santoni abbia modificato il vincolo diretto in vigore già nel 1991, che fermava qualsiasi attività edificatoria nell’area dei colli punici, adeguandolo al progetto che porterà alla costruzione del palazzo dell’impresa Cocco, poi demolito. Gli atti raccolti dai forestali del commissario Fabrizio Madeddu fotografano gli «spostamenti» dei confini dell’area di tutela, che secondo l’accusa seguirebbero le esigenze del costruttore. Che cosa abbia spinto Santoni, sovrintende archeologico, a ridimensionare la protezione dell’area sepolcrale, lasciando che decine di tombe finissero ingoiate dal cantiere, è un mistero che solo lui potrà chiarire. Per ora il dibattimento registra questi nuovi elementi d’accusa e ieri ha trovato un’inaspettato aiuto dai testimoni a difesa citati dall’archeologa della sovrindenza Donatella Salvi: gli operatori che dovevano vigilare sul cantiere del parco archeologico, per verificare se i famosi gabbioni fossero conformi al progetto (per l’accusa non lo erano) ieri hanno candidamente ammesso davanti al tribunale di non aver potuto controllare i lavori. In alcuni casi non sono neppure entrati a Tuvixeddu per vedere che cosa stesse facendo l’impresa. Una sorta di confessione non richiesta che ha aggravato la posizione della Salvi, finita in tribunale per non aver vigilato abbastanza sull’esecuzione dei lavori. La prossima udienza gli imputati potranno difendersi e c’è da scommettere che lo faranno con molta determinazione. La sentenza dovrebbe arrivare tra febbraio e marzo

  17. gennaio 3, 2013 alle 2:55 pm

    da L’Unione Sarda, 3 gennaio 2012
    TUVIXEDDU. I lavori della Soprintendenza sul lato sud del colle. Riemergono le tombe. Restauro dei monumenti funerari romani. (Valentina Caruso)

    Proseguono da un anno, senza sosta, i lavori di restauro nella tomba romana di Rubellio, nel versante sud del colle di Tuvixeddu. Colombari di I secolo dopo Cristo e tombe cristiane ad arcasolio, lasciate da troppo tempo in un totale stato di degrado ora sono in piena fase di recupero. Custodivano da secoli le spoglie di antichi personaggi del mondo romano, pagani e poi cristiani, in quel costone roccioso che si affaccia sulla laguna dello stagno di Santa Gilla. Un’epigrafe romana sovrasta l’ingresso rupestre alla tomba e fa sapere a tutti i visitatori che di fronte a loro si trova il monumento funerario di Caius Rubellius Clytius.
    IL SITO. Si scorgono ancora all’interno di un ambiente quadrangolare, cui si accede tramite sei gradini semicircolari, le tre nicchie ricavate nella roccia che accoglievano le urne cinerarie dei defunti, mai recuperate e gli alloggiamenti per le lastre funerarie. Al centro Rubellius, ai lati le due mogli.
    IL SOPRINTENDENTE. «Dal 2011 abbiamo dato il via a un intervento di ripulitura, consolidamento, recupero delle strutture originarie e messa in sicurezza del complesso costituito dalla tomba di Rubellio e da quella adiacente, le due più monumentali, che si trovano in quel settore del colle di Tuvixeddu», afferma Marco Minoja, soprintendente per i Beni Archeologici di Cagliari. Non si è avuta pietà per questi antichi sepolcri aristocratici che al loro interno non avevano più nulla del loro antico splendore.
    IL PASSATO. Fino a poco tempo fa fatiscente dimora per senza tetto, prima ancora sala prove per gruppi musicali e discoteca attiva fino agli anni ’70. Le mura originarie verniciate di rosso e in buona parte piastrellate, moderni stipetti per alcolici ricavati dalle antiche nicchie, strati di pavimentazione moderna, cumuli di spazzatura, siringhe, flacconcini di metadone, bivacchi e macerie. Accanto è stata perfino costruita una villa ottocentesca, il cosiddetto Villino Serra. E chissà dove sono finite le spoglie del malcapitato Rubellius e delle sue consorti, a dispetto dell’ultima frase dell’epigrafe che scoraggia la profanazione della sua tomba.
    IL FUTURO. «Il nostro intento è quello di valorizzare l’intera area, creando una rete di collegamenti al parco di Tuvixeddu che mirano ad ampliare l’offerta della fruizione al pubblico, come è stato fatto per la Grotta della Vipera», prosegue Minoja. «Già ci stiamo attivando per raggiungere questi obiettivi. La prossima settimana, infatti, firmeremo un protocollo d’intesa col Comune di Cagliari e con l’Università per garantire il pubblico godimento in tempi brevi, alla fine dei lavori». Ci si auspica che altrettanto possa essere realizzato per altri importanti siti della città, troppo spesso lasciati in stato di abbandono, dai quali tutti potrebbero trarne vantaggio: dai cittadini ai turisti, a coloro che potrebbero usufruire di nuovi posti di lavoro.

  18. gennaio 17, 2013 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 gennaio 2013
    I gabbioni sopra le tombe? «Ingegneria naturalistica». (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20130117083830.pdf)
    Si difendono in tribunale l’ex dirigente comunale Zoccheddu e l’archeologa Salvi Il 22 febbraio si apre la discussione con le richieste del pubblico ministero Caria. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. I famigerati gabbioni di metallo e pietre costruiti attorno all’area archeologica di Tuvixeddu, alcuni sopra le tombe, non sono altro che opere di «ingegneria naturalistica» e sono stati realizzati «nella convinzione che fossero pienamente conformi al progetto» e ne rispettassero «le linee essenziali»: l’ha sostenuto Paolo Zoccheddu, ex responsabile dell’edilizia pubblica del Comune, che ieri ha risposto alle domande del pm Daniele Caria e del difensore Massimo Delogu al processo in tribunale nato sui lavori illegali compiuti sul colle di Punici. Carte alla mano, il tecnico ha contestato punto per punto le accuse di danneggiamento e di violazione delle norme edilizie affermando che la scelta di costruire i gabbioni era legata all’esigenza di delimitare l’area sepolcrale con strutture «leggere», per le quali non era necessario scavare fondazioni profonde, con uno spessore che non superasse i cinquanta centimetri. Sistemati i gabbioni – chiamati nel corso degli anni anche fioriere – l’intervento prevedeva la sistemazione di «piante ed essenze». I lavori vennero però fermati bruscamente per decisione della Procura, che sequestrò il cantiere. Così sono rimasti a metà e l’attuale amministrazione comunale non è riuscita a rimuoverli per il rischio di danneggiare ulteriormente le tombe. Zoccheddu ha chiarito fra l’altro di aver chiesto e ottenuto l’accertamento di conformità per tutte le opere tra marzo 2009 e la fine del 2010. Diversa la linea difensiva di Donatella Salvi, l’archeologa della sovrintendenza difesa dall’avvocato Michele Loy: ha sostenuto di aver svolto sino in fondo il proprio compito che non era di vigilare sui lavori in corso, ma di dirigere il cantiere archeologico e gli scavi. Nessun coinvolgimento quindi – questa è la difesa – nelle scelte tecniche compiute nell’area della necropoli, gabbioni e altri manufatti di cemento. Quello della Salvi – ch è imputata di falso – era semplicemente un compito di direzione scientifica e come tale dev’essere valutato. Per la realizzazione di muraglioni difformi dal progetto attorno all’area sepolcrale di Tuvixeddu e per la costruzione di un complesso edilizio su viale Sant’Avendrace sono imputati anche l’ingegnere del servizio pianificazione del territorio Giancarlo Manis, il direttore dei lavori Fabio Angius e il costruttore Raimondo Cocco. Il processo è ormai giunto in dirittura d’arrivo, il presidente del tribunale Mauro Grandesso ha fissato per il 22 febbraio la discussione. Parlerà il pm Caria e le parti civili. Nell’udienza successiva sarà la volta dei difensori. Sono Benedetto Ballero, Massimiliano Ravenna, Pierluigi Concas, Massimo Delogu e Michele Loy.

  19. febbraio 5, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 febbraio 2013
    Arbitrato. Lodo Tuvixeddu imminente mentre la Procura indaga. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La Regione dovrà pagare 77 milioni di euro a Nuova Iniziative Coimpresa per lo stop ai lavori di costruzione del complesso immobiliare sui colli di Tuvixeddu e Tuvumannu? La risposta del collegio arbitrale, cui si è rivolto il gruppo Cualbu potrebbe arrivare nelle prossime settimane. All’udienza finale di qualche giorno fa a Roma i giudici si sono riservati la decisione, che in ogni caso non sarà definitiva. I legali della Regione hanno difatti già ricorso alla sezione civile della Corte d’Appello di Roma contro il lodo parziale emesso dagli arbitri per affidare la consulenza sull’eventuale risarcimento all’advisory Deloitte srl, mentre i difensori di Renato Soru e Carlo Mannoni hanno ricorso agli stessi giudici d’appello contro l’esclusione dal giudizio dei due ex amministratori regionali. Se poi il lodo definitivo – la decisione del collegio arbitrale – dovesse risultare insoddisfacente per una o per entrambe le parti, partirebbe un ulteriore ricorso ai giudici togati. Pende infine sul giudizio arbitrale un’inchiesta della Procura cagliaritana aperta dopo un esposto nel quale venivano segnalate presunte anomalie nel voluminoso testo della consulenza Deloitte. Mentre i legali della Regione hanno chiesto agli arbitri che la consulenza sia dichiarata inammissibile perché è fuorviante, disseminata di errori, entra impropriamente nel merito delle questioni giuridiche e risponde a quesiti che nessuno aveva posto. Respinta ogni responsabilità della Regione, i legali ricordano come sia stata in ultimo l’ormai celebre decisione del Consiglio di Stato dell’aprile 2011 a confermare la validità del piano paesaggistico regionale e i vincoli imposti dall’amministrazione in base a quello strumento. Fanno riferimento alla sequenza di autorizzazioni negate nell’arco della controversia da parte delle sovrintentendenze e soprattutto ai nuovi ritrovamenti archeologici accertati ormai pacificamente – e citati dai giudici di palazzo Spada – che hanno modificato radicalmente la situazione di Tuvixeddu dopo l’accordo di programma del 2000 che dava il via libera a Coimpresa. L’ufficio legale della Regione attacca frontalmente il consulente Deloitte Advisory attribuendogli una sequenza di «svarioni» sottolineando come in mancanza di un atto illegittimo non può esserci risarcimento. E’ stato dopo l’avvio dell’inchiesta che gli arbitri Franco Bilé, Nicolò Lipari e Giovanni Olla hanno disposto il rinvio dell’udienza per le conclusioni a febbraio 2013 e una nuova serie di quesiti all’advisory. Le risposte sono arrivate ed è ora sulla base del lavoro svolto da Deloitte che il collegio si appresta a decidere.

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