Home > difesa del territorio, energia, energia solare, fonti rinnovabili > Interviene il Ministero dell’ambiente per le serre fotovoltaiche di Narbolia (OR).

Interviene il Ministero dell’ambiente per le serre fotovoltaiche di Narbolia (OR).


bosco e girasoli

Il Ministero dell’ambiente – Direzione generale per le valutazioni ambientali ha richiesto (nota n. DVA-2012-6476 del 14 marzo 2012) alla Regione autonoma della Sardegna – Assessorato della difesa dell’ambiente di occuparsi delle serre fotovoltaiche di Narbolia (OR) su istanza delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.

Infatti, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra avevano inoltrato (1 marzo 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi riguardo l’avvìo del  “progetto per la realizzazione di opere di miglioramento fondiario in ampliamento agricolo” da parte della EnerVitaBio Santa Reparata Società Agricola s.r.l. (sede: Via Ariosto n. 5, Narbolia), comprendente complessivamente n. 1611 serre fotovoltaiche (mq. 200 ciascuna), con 107.000 pannelli fotovoltaici, suddivisi in tre comparti (Orzaoniga 1, con 462 serre; Orzaoniga 2, con 563 serre; S’Arrieddu, con 586 serre), viabilità, strutture di servizio, reti elettriche, ecc., su una superficie di 63 ettari, per una potenza complessiva di 27 MW

Interessati il Ministero dell’ambiente (Ministro e Direzione generale valutazione impatti), la Direzione regionale del Servizio sostenibilità ambientale e valutazione impatti, il Comune di Narbolìa. Informata, per opportuna conoscenza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano.

Sardegna, paesaggio agrario

Il Ministero dell’ambiente – Direzione generale per le valutazioni ambientali è stato molto chiaro: “per quanto riguarda la VIA, la categoria delle opere in questione è compresa nell’Allegato IV del D. Lgs. 152/06 e ss.mm.ii., relativo alle opere di competenza delle Regioni.   E ancora: “secondo quanto previsto dall’art. 12 del D. Lgs. 387/2003 e ss.mm.ii., si precisa che la realizzazione del progetto … è soggetta ad una autorizzazione unica il cui rilascio è parimenti attribuito alla competenza della Regione.

Viceversa, dalle informazioni disponibili, il progetto risulta autorizzato soltanto con determinazione unica Responsabile Servizio Area tecnica Comune di Narbolìa n. 4 del 12 gennaio 2012, in “variante non sostanziale” del progetto presentato con D.U.A.A.P. n. 6166 e 6167 del 4 novembre 2008, n. 343 del 19 gennaio 2009, approvato con provvedimento unico n. 1 dell’11 novembre 2009.

Proprio per le carenze autorizzative, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra avevano, quindi, richiesto il blocco dei lavori, lo svolgimento degli opportuni accertamenti e l’adozione dei provvedimenti che si rendessero di conseguenza necessari (es. annullamento d’ufficio delle autorizzazioni, svolgimento del procedimento di “verifica di assoggettabilità, ecc.).

La realizzazione di “serre fotovoltaiche” se da un lato può costituire un’ottima fonte energetica e di sostegno economico agli agricoltori, d’altro canto può rivelarsi un mero intervento speculativo a discapito del terreno agricolo e delle casse pubbliche, visti gli incentivi tuttora esistenti (nella fattispecie concreta si stimano 8 milioni di euro annui, 160 milioni di euro in 20 anni).

Nel caso di Narbolìa, ci sono state certo positive recenti iniziative di pubblicizzazione degli intenti da parte della Società realizzatrice, tuttavia le procedure autorizzative non sembrano proprio corrette.

I procedimenti di “verifica di assoggettabilità” (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.; legge regionale n. 1/1999 e s.m.i.; deliberazione Giunta regionale 23 aprile 2008, n. 24/23) e di autorizzazione unica (decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.) sono necessari e consentono di aver definitivamente chiari i termini dell’iniziativa, gli obiettivi, gli impatti ambientali.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(elaborazione immagine GrIG, foto S.D., archivio GrIG)

Annunci
  1. mara
    marzo 21, 2012 alle 9:16 pm

    64 ettari sono un’enormità, ma questa volta ho visto di persona (dalla strada) e a prima vista l’impatto non è così terribile. Non so, se si tratta di speculazione fate benissimo a denunciarla!

  2. icittadiniprimaditutto
    marzo 22, 2012 alle 9:01 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. marzo 22, 2012 alle 3:07 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 marzo 2012
    Narbolia, interviene il ministero «Per il fotovoltaico serve la Via».

    NARBOLIA. Qualcosa si muove. La direzione generale per le valutazioni ambientali del ministero dell’Ambiente, ha richiesto la scorsa settimana all’assessorato regionale all’Ambiente di occuparsi delle serre fotovoltaiche accogliendo così l’istanza delle associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra.
    Le due associazioni avevano inoltrato una richiesta di informazioni di carattere ambientale e l’adozione di opportuni interventi sull’avvio di quello che ufficialmente viene definito «Progetto per la realizzazione di opere di miglioramento fondiario in ampliamento agricolo» da parte della EnerVitaBio con sede in via Ariosto. Progetto che comprende 1.611 serre fotovoltaiche di duecento metri quadri ciascuna, con 107mila pannelli, suddivisi in tre comparti, con opere di viabilità, strutture di servizio, reti elettriche su una superficie di 63 ettari.
    Il ministero è stato molto chiaro dicendo che la valutazione di impatto ambientale è di competenza della Regione e senza di questa il progetto non può essere realizzato.
    Il progetto risulta invece autorizzato soltanto con determinazione unica del responsabile dell’Area tecnica del Comune
    Proprio per presunte carenze autorizzative, le associazioni Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra avevano richiesto il blocco dei lavori, lo svolgimento degli accertamenti e l’adozione dei provvedimenti che si rendessero di conseguenza necessari.
    La realizzazione di serre fotovoltaiche se da un lato può costituire un’ottima fonte energetica e di sostegno economico agli agricoltori, d’altro canto può rivelarsi un mero intervento speculativo. (e.c.)

  4. frnoli
    marzo 22, 2012 alle 3:33 pm

    se fanno coltivazioni in serra e energia pulita va bene, allora perchè incasinarsi sul piano amministrativo?

  5. Occhio nudo
    marzo 22, 2012 alle 5:45 pm

    Già, perchè non seguire l’iter procedurale corretto?

  6. marzo 22, 2012 alle 8:26 pm

    da L’Unione Sarda, 22 marzo 2012
    NARBOLIA. Pronto un nuovo esposto del Comitato per fermare i lavori.
    «Intervenga la Regione». Fotovoltaico, richiesta del ministero dell’Ambiente. Sollecitato dal Gruppo di Intervento Giuridico, il ministero dell’Ambiente ha precisato che la competenza è della Regione e che occorre la valutazione di impatto ambientale. (Patrizia Mocci)

    Il ministero dell’Ambiente si è occupato della serra fotovoltaica di Narbolia. Ha, infatti, chiesto l’intervento della Regione sulla vicenda che nelle ultime settimane ha acceso gli animi e che una mattina è perfino sfociata in due arresti. L’intervento di Roma era stato sollecitato dal Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra.
    L’ISTANZA. Le associazioni ecologiste avevano inoltrato una richiesta di informazioni per capire meglio l’adozione degli interventi sul progetto presentato tempo fa dalla EnerVitaBio Santa Reparata: complessivamente 1611 serre fotovoltaiche (200 metri quadri ciascuna), con 107.000 pannelli fotovoltaici, su una superficie di 63 ettari, per una potenza complessiva di 27 megawatt. «Il ministero dell’Ambiente è stato molto chiaro» spiega Stefano Deliperi, delle associazioni ecologiste. «Per quanto riguarda la valutazione di impatto ambientale, la categoria delle opere è di competenza delle Regioni. E ancora ha precisato: la realizzazione del progetto è soggetta a una autorizzazione unica il cui rilascio è attribuito alla competenza della Regione».
    I SOSPETTI. Il progetto, partito oltre un mese fa, risulta autorizzato invece dall’Ufficio tecnico del Comune di Narbolia. Un passaggio sul quale ha insistito con forza il Comitato S’Arrieddu, cui aderiscono Adiconsum e Italia Nostra. Al punto da spingerlo a presentare a sua volta un esposto per bloccare i lavori. «L’autorizzazione dell’ufficio tecnico del Comune di Narbolia è illegittima» aveva spiegato Giorgio Vargiu, segretario regionale Adiconsum, «perché quel settore non aveva la competenza a rilasciare il via libera, visto che si trattava di un grosso progetto: ecco perché abbiamo chiesto al funzionario di annullare in sede di autotutela e alla sospensione cautelativa dei lavori autorizzati».
    NUOVO ESPOSTO. La battaglia non si ferma. Il Comitato S’Arrieddu sta preparando un altro esposto per fermare il completamento della serra fotovoltaica che a suo dire diventerà la più estesa in Italia. Dopo aver esaminato e approfondito le carte il Comitato chiede l’intervento del Noe affinché verifichi l’aspetto ecologico, ma anche quello di polizia giudiziaria. «Siamo convinti che esistano incongruenze fra le carte e la realizzazione del piano» spiega Ignazio Porcedda, del Comitato. «Oltretutto stanno sorgendo le prime difficoltà: nei giorni scorsi è crollata l’impalcatura di una serra, per fortuna non ci sono stati feriti, ma è un episodio significativo».
    NO ALLA SPECULAZIONE. «Le serre fotovoltaiche» conclude Deliperi, «se da un lato possono costituire un’ottima fonte energetica e di sostegno economico agli agricoltori, d’altro canto possono rivelarsi un intervento speculativo, visti gli incentivi. Esempio concreto? 8 milioni di euro all’anno, 160 milioni di euro in 20 anni»

  7. marzo 23, 2012 alle 3:00 pm

    per capirne qualcosa di più 😉

    da Eddyburg, 22 marzo 2012 (http://www.eddyburg.it/article/articleview/18759/0/409/)
    Basta coi pannelli solari sui terreni agricoli. (Barry Chalofsky)

    Barry Chalofsky, ha diretto la sezione acque del Dipartimento Tutela Ambientale del New Jersey. Oggi è consulente per la pianificazione territoriale e ambientale Chalofsky & Associates (http://www.bchalofassociates.com/about).

    La lotta all’urbanizzazione virtuale con la scusa dell’energia e del contenimento di emissioni è un fatto internazionalmente condiviso. New Jersey Times, 21 marzo 2012 (http://www.nj.com/times-opinion/index.ssf/2012/03/opinion_solar_farms_shouldnt_s.html?). Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini.

    Sono un ambientalista sin dai primi anni ‘70, quando insieme ad altri studenti di quella generazione ho scoperto i problemi ecologici legati al nostro successo economico del dopoguerra. E ho poi passato gran parte della mia vita a servizio dell’ambiente, nei 35 anni al Department of Environmental Protection del New Jersey. Ma mi sono comunque trovato poco tempo fa in una situazione contraddittoria. Si parla da tanto tempo nel paese di ridurre la dipendenza da petrolio come fonte principale di energia. Ne abbiamo trovate “forme pulite” come quelle dal vento, dall’acqua, dal sole. E parrebbe piuttosto semplice rivolgersi a queste, visto che non inquinano e si tratta di fonti naturali disponibili.
    Oltre ad essere un ambientalista sono anche un pianificatore regolarmente iscritto all’albo del New Jersey, il che mi consente di testimoniare come esperto davanti alle commissioni urbanistiche. Poco tempo fa un’impresa mi ha chiesto di sostenere la sua richiesta alla commissione locale di realizzare una “fattoria solare” in un terreno agricolo. L’idea è che trattandosi di una superficie disponibile e di dimensioni sufficienti si possono installare molti pannelli a bassi costi e ottenere migliori economie di scala. L’energia solare va benissimo, mi pagano pure benissimo per poche ore di lavoro, e allora dov’è il mio dilemma?
    Dal 2011, la PSE&G ha installato progetti di energia solare per circa 46 megawatt in New Jersey (preciso: non è la PSE&G che mi ha chiesto una consulenza) investendo milioni di dollari in “fattorie solari”. Ha anche sistemato dei pannelli su migliaia di pali del telefono in tutto lo stato. Nell’affare dell’energia solare sono entrati in molti altri. Il New Jersey viene considerato in una posizione di vertice a livello nazionale da questo punto di vista. PSE&G, Jersey Central Power and Light sono al terzo e nono posto nel paese, secondo la classifica 2011 della Solar Energy Industries Association. Nonostanete alcune difficoltà il mercato dell’energia solare continua a svilupparsi e di sicuro crescerà per il futuro. Il dilemma non è se diventare più solari o no, ma dove farlo. E usare il termine “fattoria” falsa le cose, perché in fondo si tratta di una schiera di pannelli solari.
    Le vere fattorie — quelle agricole — vanno avanti da centinaia di anni nel nostro Stato Giardino. Di sicuro qui non ci sono quelle enormi superfici a colture o allevamenti da latte di altri stati, ma la nostra agricoltura è comunque fiorente e produttiva. Pensando al New Jersey, di sicuro la media degli americani pensa agli svincoli, alle zone industriali, a tutte quelle aree residenziali urbane o suburbane sulla costa. Difficile per chi guarda da fuori immaginare che ci sono anche migliaia e migliaia di ettari agricoli. E purtroppo queste superfici si sono ridotte del 26% negli ultimi trent’anni. Se la scomparsa viene rallentata negli ultimi anni dalla crisi economica della recessione, continua comunque. Tutelare l’ambiente non vuol dire solo acque pulite e aria pura; significa anche proteggere la nostra possibilità di abitare la Terra.
    Le aree agricole del New Jersey offrono cibo fresco e di migliore qualità di quello trasportato qui da fuori. Mettere pannelli solari al posto dei campi vuol dire soltanto perdere superfici agricole. E si tratta oltretutto di superfici non permeabili, che aumentano il deflusso e riducono l’assorbimento naturale delle acque piovane. Cosa forse ancora più importante, così si distruggono stili di vita che ci mantengono in contatto con la natura. Quasi tutti i più recenti impianti di pannelli solari sono stati realizzati in zone urbane, là dove la domanda di energia è maggiore. Di norma si costruiscono sugli spazi disponibili, sui tetti, su aree inquinate. Questo tipo di installazioni è da sostenere. Pannelli solari impermeabili là dove si è già impermeabilizzato, come sui tetti, non peggiorano certo il problema della gestione delle acque piovane e del deflusso, cosa che accade invece negli impianti su terreni agricoli o in aree disboscate.
    Poi si deve verificare che I pannelli solari non danneggino esteticamente gli ambienti urbani, regolamentando l’installazione attraverso norme urbanistiche, così come oggi si sta discutendo in varie amministrazioni locali, ad esempio a Hoboken o altre municipalità. Magari a qualcuno non piacciono i pannelli sui pali del telefono, ma almeno all’ambiente non fanno male. Dovremmo insieme al settore energetico sfruttare meglio i tetti, magari attraverso forme di contratti d’affitto in cambio di risparmi sulla bolletta. Si potrebbe anche intervenire sugli attuali crediti energetici e ridurre i sostegni a chi ha maggiori impatti. L’energia solare è un fatto positivo che aiuta a ridurre le importazioni di petrolio e l’impatto ambientale. Ma sicuramente io non posso essere favorevole al tipo di “fattoria solare” che mi hanno proposto, ergo ho rinunciato alla consulenza, sperando che tanti altri prendano decisioni simili.

  8. marzo 26, 2012 alle 3:07 pm

    il Ministero dell’ambiente (competente in materia di vigilanza sulla corretta applicazione della normativa, di derivazione comunitaria) – come chiaramente scritto nella nota qui pubblicata – ha detto che la competenza è regionale e alla Regione ha chiesto di esprimersi.
    Se e quando l’abbia fatto non si sa, visto che la Regione autonoma della Sardegna – Assessorato della difesa dell’ambiente – Servizio S.A.V.I., destinatario anch’esso dell’istanza ecologista, non ha ancora risposto.
    Nel sito web delle “valutazioni ambientali” regionali non ve n’è traccia: http://www.sardegnaambiente.it/argomenti/valutazioniambientali/
    Il Ministero dell’ambiente ha esplicitamente affermato, poi, che l’opera necessita di “autorizzazione unica”. E non risulta rilasciata.

    da La Nuova Sardegna, 26 marzo 2012
    La Enervitabio: «La Regione ha detto sì alle serre fotovoltaiche a Narbolia».

    NARBOLIA. «Non è vero che il Ministero dell’Ambiente ha chiesto l’intervento della Regione sul progetto per le serre fotovoltaiche a Narbolia». La Enervitabio risponde al Gruppo di intervento giuridico che aveva gioito per il parere del ministero.
    «Al contrario – si legge in una nota della società che sta realizzando la struttura – è stata respinta la richiesta di parere avanzata dall’associazione ecologista, in quanto, non essendo competente in materia, come emerge anche da una nota inviata dal Ministero stesso, “per la realizzazione degli impianti fotovoltaici, nessun parere è dovuto da parte della scrivente, trattandosi di un progetto di competenza della Regione”. Di conseguenza, il Ministero si è limitato ad inoltrare la “nota di richiesta informazioni” alla Regione: il che non significa certo che il ministero chieda alla Regione di intervenire sul progetto, ma solo – appunto – che la “richiesta di informazioni” dell’associazione è stata inoltrata alla Regione, dato che il Ministero è del tutto estraneo ad ogni questione».
    Secondo la Enervitabio, quindi, l’associazione ha inviato una richiesta al ministero non competente: «Il ministero ha risposto di essere incompetente, inoltrando la richiesta di informazioni alla Regione».
    Inoltre «il ministero ha ricordato che è la Regione a dover stabilire se un’opera debba essere sottoposta o meno a valutazione di impatto ambientale: la Regione ha già esaminato la questione in senso favorevole all’iniziativa di Enervitabio Santa Reparata».

    • aprile 5, 2012 alle 2:50 pm

      da La Nuova Sardegna, 5 aprile 2012
      Il Comune replica: «Sul fotovoltaico è tutto in regola». Narbolia, l’iter amministrativo è stato corretto. La Regione e gli altri enti coinvolti in tutte le fasi. (Enrico Carta)

      NARBOLIA Silenzioso sinora, il Comune decide che il momento di tacere è finito. La spinosa questione delle serre fotovoltaiche, secondo l’amministrazione, è stata trattata da un solo punto di vista: quello degli oppositori al progetto. E allora fiato e voce anche a chi quel progetto ha approvato.Non parla direttamente l’amministrazione, ma lo fa tramite il suo legale, l’avvocato Stefano Gabbrielli che premette: «Il Comune, diversamente da quanto taluno ha sostenuto e come emerge dalle carte, scrutinando con serenità gli atti e i pareri che compongono il lungo e complesso iter amministrativo, ha improntato la propria azione, non solo al rigoroso e dovuto rispetto della legalità, ma anche favorendo la massima trasparenza e leale collaborazione tra pubbliche amministrazioni, come testimonia il coinvolgimento di tutti gli enti nelle varie conferenze di servizio che si sono svolte».Per prima cosa serve fare chiarezza sul progetto che coinvolge sì un terreno di sessanta ettari, ma che interesserà solo un terzo della sue estensione. Cosa accadrà allora in quei venti ettari? Il Comune spiega che i moduli fotovoltaici saranno innestati, con un’integrazione architettonica, sulla copertura delle serre destinate alla produzione agricola.E su questo ultimo aspetto non si transige: accanto alla produzione di energia alternativa, sostenuta da svariati progetti e finanziamenti dell’Unione Europea, ci sarà il dovuto spazio alla produzione agricola e al miglioramento fondiario. Il Comune indica poi tutta una serie di incontri avvenuti precedentemente all’approvazione del progetto, ai quali avevano partecipato tutti gli enti preposti, tra cui l’Ufficio tutela del paesaggio, l’assessorato regionale all’Ambiente, quello agli Enti locali, l’Arpas e la Provincia. Tutti presenti, insomma, per dare quel sì che ha poi fatto partire il progetto, per il quale non sono stati rilevati «Interventi tali da presentare impatti rilevanti e permanenti sulle matrici ambientali». Il territorio è quindi salvo e a dirlo sono le carte che smentiscono la più volte affermata assenza della Regione da parte degli oppositori al progetto, che accusano il Comune di aver agito, pur non potendo, in beata solitudine. In realtà, spiega l’avvocato Stefano Gabbrielli, «La competenza del Comune non è mai stata posta in discussione, ma semmai confermata dai molteplici organi di rango regionale coinvolti». E i rilievi del Ministero? Non erano tali, ma semplicemente indicavano nella Regione l’organo competente. Tutto in regola quindi, con minacce di querele che il Comune non intende risparmiare, ritenendo lesa la propria immagine.

  9. giovanni
    marzo 28, 2012 alle 2:19 pm

    la vergogna delle vergogne,ha favore de fv, non in quel modo speculativo(vergognatevi)

  10. aprile 18, 2012 alle 2:48 pm

    con decreto Presidente, Sez. I, T.A.R. Sardegna, 17 aprile 2012, n. 245/2012 – inaudita altera parte – sono stati sospesi i provvedimenti autorizzatori e, conseguentemente, i lavori. L’udienza per la trattazione collegiale sarà il 9 maggio 2012: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Cagliari/Sezione%201/2012/201200245/Provvedimenti/201200115_06.XML

    da La Nuova Sardegna, 18 aprile 2012
    Fotovoltaico, il Tar sospende il progetto delle serre a Narbolia. Accolta la richiesta dei ricorrenti.La discussione sul merito davanti al tribunale amministrativo in calendario a maggio. (Roberto Petretto)

    NARBOLIA. «Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente e considerato che i lavori sono di notevole dimensione e di particolare impatto ambientale e che la tutela dell’ambiente è valore prevalente, secondo quanto previsto dall’articolo 9 della Costituzione, si dispone la sospensione dei provvedimenti impegnati e quindi dei lavori in corso». La sostanza della novità sta tutta in queste poche righe, tra le ultime del provvedimento emesso ieri dai giudici del Tribunale amministrativo regionale. Il Tar esaminerà il ricorso nel merito durante la seduta collegiale già fissata per il 9 maggio. La sospensione introduce però un enorme elemento di novità in questa vicenda che sta provocando un clima di forte tensione nella comunità narboliese, ma anche in quelle vicine. Proprio lunedì c’è stata in Provincia un’infuocata assemblea.il sindaco di Narbolia ha anche risposto ai rilievi di chi lo ha accusato di aver disertato l’incontro: «Non ero presente alla riunione perché nessuno mi ha invitato». Così Fabrizio Fais spiega l’assenza all’assemblea organizzata dal comitato che contesta l’impianto fotovoltaico a Narbolia. «Nè io, nè l’amministrazione comunale, nè altri sindaci mi risulta siano stati chiamati a partecipare all’incontro», sottolinea il primo cittadino . La necessità di intervenire è stata motivata dalle critiche che sono state rivolte al sindaco proprio in relazione alla sua assenza dalla riunione. Critiche riprese dai resoconti giornalistici di ieri. «Premesso che – sottolinea il sindaco Fais –, in diversi interventi e note, sia il sottoscritto che i legali dell’amministrazione comunale hanno tentato di ripristinare il reale stato delle cose, ho ribadito e sostenuto l’esigenza di astenermi a commenti, interventi ed interviste non coerenti allo stato di fatto e relative soprattutto al comitato ed alle sue azioni o richieste, anche al fine di evitare coinvolgimenti in presumibili e facili polemiche, tenuto conto che le azioni del Comitato sono oramai andate ben aldilà di semplici legittime proteste o manifestazioni di dissenso ritengo comunque necessario fare alcuni chiarimenti». Da qui la necessità di chiarire ulteriormente che «né lo scrivente, né l’amministrazione comunale di Narbolia è stata invitata o informata in qualche modo di tale assemblea; quindi fatto salvo quanto sopra evidenziato, il sindaco di Narbolia non era presente all’assemblea perché non invitato, non a conoscenza e non convocato, così come mi risulta non siano stati invitati altri sindaci del circondario del Sinis-Montiferru; probabilmente è stata una scelta dello stesso Comitato».

    • aprile 19, 2012 alle 2:49 pm

      con decreto Presidente, Sez. I, T.A.R. Sardegna, 18 aprile 2012, n. 119/2012, dietro atto della Enervitabio Santa Reparata Societa Agricola Srl, è stato revocato il precedente decreto presidenziale cautelare n. 117/2012 e sono ripresi, conseguentemente, i lavori. L’udienza per la trattazione collegiale sarà il 9 maggio 2012: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Cagliari/Sezione%201/2012/201200245/Provvedimenti/201200119_06.XML

      Questa la motivazione:
      “Considerato che il decreto cautelare è stato emesso nel presupposto, affermato dai ricorrenti, che fossero in corso ingenti lavori che avrebbero potuto compromettere il paesaggio (posa di plinti in calcestruzzo), lavori che invece sarebbero già completati.
      Considerato, pertanto, che il decreto cautelare non è idoneo a salvaguardare valori ambientali, in ipotesi già compromessi;
      Considerato che la Società ha espressamente manifestato “sin da ora la propria disponibilità a prestare ogni forma di garanzia nell’ottica dell’eventuale ripristino dello stato dei luoghi”;
      Preso atto delle affermazioni della resistente quanto agli ingenti danni che il fermo dei lavori produrrebbe anche in termini di occupazione per le imprese collegate e nell’indotto”.

      E’ stato autorizzato “il mero completamento del realizzato limitatamente al montaggio dei pannelli”.

      ————-

      da La Nuova Sardegna, 19 aprile 2012
      Continua la lotta al fotovoltaico. Il Tar cambia parzialmente la propria decisione e decide che si possono montare i pannelli. (Claudio Zoccheddu): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120419083950.pdf

  11. aprile 23, 2012 alle 2:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 23 aprile 2012
    Un blitz cinese per controllare i lavori alle serre fotovoltaiche. Narbolia, ieri i vertici della Enerpoint hanno verificato lo stato del progetto a S’Arrieddu domani il comitato che vi si oppone cerca sostegno in una nuova assemblea pubblica. (Enrico Carta)

    A S’Arrieddu si lavora. Sempre e sino al calar della sera. Si lavora ininterrottamente anche di domenica, con i pullman che attendono la fine dei turni per riportare a casa gli operai, alcune guardie giurate a vigilare sugli ingressi del cantiere e lo stato maggiore della Enerpoint, in cui gli occhi a mandorla sono in netta maggioranza, che ieri ha effettuato un sopralluogo per verificare lo stato di avanzamento delle installazioni dei pannelli. Che a muovere i fili del progetto delle serre fotovoltaiche non siano solo intenti ecologisti legati all’energia pulita è chiaro. Uno staff del genere e un investimento simili si fanno solo nel caso in cui il dio denaro si affacci alla finestra. Solo che i giorni si fanno sempre più agitati. Con l’avvicinarsi dell’udienza di fronte al Tar, prevista per il 9 maggio, la tensione sale alle stelle e con essa iniziano a rincorrersi anche voci che diventano sempre più incontrollate. Come quella di ieri mattina che parlava di infortuni sul lavoro capitati sabato a due operai, episodio sul quale ci sono solo smentite. Il comitato che si oppone al cantiere ha raccolto questa voce, ma nessuno ha visto ambulanze nel cantiere, tanto che i responsabili della Enerpoint hanno immediatamente smentito l’episodio e commentato le voci in maniera alquanto sdegnata. «Qualsiasi cosa si dica viene usata contro di noi. Andate a chiedere alla gente di Narbolia per capire se davvero è contraria all’impianto». A parlare è uno dei responsabili, che però evita di comparire in prima persona, perché la Enerpoint segue delle gerarchie precise e le dichiarazioni spettano a Francesca Beneggi, responsabole della comunicazione: «Si stanno mettendo in giro delle assurdità, non è successo nulla, non si sono viste ambulanze, la situazione è assolutamente tranquilla e in regola». E allora che succede nelle campagne a metà strada tra Narbolia e San Vero Milis? La risposta della Enerpoint è pronta e chiara: «Sono dicerie per cercare di parlare di noi sempre in maniera negativa – prosegue Francesca Beneggi –. Perché non vengono evidenziate anche le cose positive? Non è vero che le maestranze sono tutte straniere, il numero degli operai varia di giorno in giorno, ma tra questi c’è soprattutto manodopera locale». E poi c’è la mano tesa verso l’estremo oriente che promette, attraverso l’associazione culturale Sardegna-Cina, di portare avanti altre collaborazioni se questa avrà il giusto risultato. Ovviamente dal punto di vista imprenditoriale, che non è certo quello del comitato che domani sarà di nuovo in assemblea pubblica. L’appuntamento per gli oppositori è alle 19 nela sala del centro sociale polivalente del Comune. Accanto agli esponenti del comitato “S’arrieddu per Narbolia” ci saranno anche l’Adiconsum e Italia Nostra che sin dal primo momento si sono schierate con chi dà battaglia per fermare il progetto ritenendo che sia solamente un modo per fare soldi a discapito dell’ambiente e che a parte la devastazione del territorio nulla lasci alla popolazione locale. Nemmeno quel po’ di lavoro, visto che il comitato continua a sostenere che la manodopera locale è praticamente assente. A parlare è Pietro Porcedda: «Da sabato non ci sono più narboliesi che lavorano nel cantiere di S’Arrieddu – afferma –. Molti di quelli che vi lavoravano non hanno ancora ricevuto gli stipendi e si sono dovuti rivolgere al sindacato. Il vero problema è che in paese tutti sono contrari, ma nessuno si vuole esporre. Serve invece che ci sia una mobilitazione di tutti». Affermazioni, le prime, smentite sdegnosamente dalla Enerpoint, ma che continuano a surriscaldare il clima

  12. aprile 24, 2012 alle 2:57 pm

    da L’Unione Sarda, 24 aprile 2012
    Narbolia. Paese diviso sulla grande centrale. Il comitato protesta, ma c’è chi fa affari d’oro.
    Serre fotovoltaiche: 200 licenziati. Lavori bloccati e operai tutti a casa: «Trattati come schiavi». (Nicola Pinna): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20120424090809.pdf

    • aprile 25, 2012 alle 12:57 pm

      da La Nuova Sardegna, 25 aprile 2012
      NARBOLIA. Il fronte anti fotovoltaico trova i primi oppositori. (Claudio Zoccheddu)

      NARBOLIA. Il fronte comune si spacca. Mentre il comitato S’Arrieddu continua la lotta contro le serre fotovoltaiche della Enervitabio, una parte della popolazione prende le distanze e chiede rispetto per il lavoro che qualche concittadino svolge all’ombra dell’impianto solare. La divisione è emersa nel corso dell’assemblea dai toni coloriti, intervallata da una mezza rissa scoppiata quando hanno parlato i lavoratori di una ditta che gestisce un subappalto. Il portavoce era Romeo Manca, uno dei capisquadra che gestiscono le maestranze: «Sono state dette tante stupidaggini sul nostro conto – ha detto – non è vero che siamo schiavi e non ci trattano come bestie. Sapevamo quello che ci sarebbe toccato quando abbiamo firmato il contratto. Così come sappiamo che si tratta di lavoro a tempo determinato ma vogliamo solo portare a casa il nostro stipendio». Dal comitato sono partite le repliche: «Non siamo nel terzo mondo – ha risposto Giorgio Vargiu, segretario di Adiconsum e spalla del comitato del no – in Italia esistono delle leggi che tutelano lavoro e lavoratori». Il punto chiave è stato ribadito anche quando l’assemblea ha trattato i temi della forza lavoro: «Qualcuno parla di 200 licenziamenti, peraltro annunciati alla stipula del contratto, ma ci devono spiegare com’è possibile licenziare 200 persone quando gli iscritti sui libri paga sono 141, di cui solo 17 di Narbolia», hanno aggiunto quelli del comitato anche per sottolineare lo scarso impatto economico delle serre sul paese. Il momento era propizio per estrarre dal cilindro il classico coniglio: «La sospensiva del Tar è stata rivista dopo che gli avvocati della Enervitabio hanno comunicato lo stato di avanzamento dei lavori dicendo che le 1.600 serre erano praticamente terminate, mancavano solo i pannelli solari – ha detto Pietro Porcedda –. NoAbbiamo immagini, scattate il giorno dopo che dimostrano come mancassero le coperture in policarbonato, i pannelli laterali , i fori per il cablaggio. Consegneremo il materiale al Tar e lo presenteremo anche al gestore dei servizi energetici». Dati importanti che però non convincono chi ha bisogno di lavorare foss’anche per alcuni mesi. Oltre ai lavoratori, preoccupati per il futuro immediato, c’era anche il sindaco, Fabrizio Fais: «Il Comitato ha iniziato bene, ma non può imputare a noi un problema evidenziato anche dai vertici dello Stato. Le normative che regolano il settore delle energie rinnovabili sono confuse. Dimenticate che c’è chi ha bisogno di lavorare. Anche da precario. Bloccare i lavori è un atto scellerato». La risposta ha chiuso la discussione, almeno per il momento: «Ci sono troppe irregolarità, il progetto dev’essere sospeso».

  13. aprile 26, 2012 alle 2:43 pm

    da L’Unione Sarda, 26 aprile 2012
    Narbolia. Continua la battaglia del Comitato con un nuovo esposto al Gse. Fotovoltaico, alta tensione. Gli operai: difendiamo i nostri posti di lavoro: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20120426085629.pdf

  14. maggio 11, 2012 alle 2:55 pm

    il T.A.R. Sardegna non ha concesso la sospensione dei lavori.

    Con ordinanza T.A.R. Sardegna, sez. I, 9 maggio 2012, n. 142 non è stato concesso il provvedimento cautelare: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Cagliari/Sezione%201/2012/201200245/Provvedimenti/201200142_05.XML

    da L’Unione Sarda, 11 maggio 2012
    Narbolia. La battaglia non è conclusa, i giudici devono ancora esaminare la causa. Fotovoltaico, vincono i cinesi. Il Tar respinge il ricorso: le serre si possono completare. I giudici decidono di non fermare i lavori, perché le opere sono già quasi concluse e non c’è rischio che il danno per l’ambiente possa aggravarsi: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20120511085814.pdf

    da La Nuova Sardegna, 11 maggio 2012
    Serre fotovoltaiche, ok del Tar. Potranno essere conclusi i lavori nelle campagne di S’Arrieddu: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120511082923.pdf

  15. agosto 21, 2012 alle 2:23 am

    I am regular reader, how are you everybody? This article posted at this website is truly nice.

  16. settembre 1, 2012 alle 2:06 pm

    A.N.S.A., 31 agosto 2012
    Rinnovabili: Sardegna, due impianti fotovoltaici su serra. Ogni impianto ha una potenza pari a 5329,9 Kilowatt: http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rinnovabili/2012/08/31/Rinnovabili-Sardegna-due-impianti-fotovoltaici-serra_7406250.html

  17. settembre 22, 2012 alle 11:11 am

    da LKa Nuova Sardegna, 22 settembre 2012
    La Regione salva il fotovoltaico con un decreto contestato.
    Narbolia, gli oppositori del progetto della Enervitabio sostenuto dai cinesi tornano all’attacco Accusano il provvedimento preso a fine luglio che ha permesso di regolarizzare alcune procedure. (Enrico Carta)

    NARBOLIA. L’attacco è frontale e alla luce del sole. Al contrario, così denunciano l’Adiconsum, il comitato per S’Arrieddu e Italia Nostra, c’è chi avrebbe lavorato in maniera sotterranea con l’idea di rendere regolare ciò che regolare a più d’uno non appare. Coincidenze di eventi, di date e di provvedimenti lascerebbero intendere questo e, dopo un’estate di relativo silenzio, chi si oppone al mega progetto delle serre fotovoltaiche nei terreni di S’Arrieddu, ritorna alla carica. In mezzo al caldo e quando tutti erano al mare, la Regione ha infatti salvato il complesso della Enervitabio. L’ha fatto a fine luglio con un decreto, firmato dall’assessore all’Agricoltura Oscar Cherchi, con cui ha corretto il tiro rispetto al passato. Si era andati in vacanza con l’azienda che aveva chiesto una conferenza di servizi che poi era saltata. Si era andati in vacanza con il Tar che aveva deciso di non bloccare i lavori, nonostante la richiesta di sospensiva presentata da chi al progetto si oppone perché lo ritiene uno scippo ai danni di una comunità che non avrà benefici. Il foglio apparso in Comune, in cui si annuncia che ci saranno assunzioni, viene definito da Giorgio Vargiu, segretario dell’Adiconsum, e da Pietro Porcedda che rappresenta il Comitato, valido quanto un pezzo di carta (straccia?). «Tutti sanno perfettamente che le assunzioni non si fanno in Comune, ma che gli operai vengono scelti dal Centro servizi per il lavoro», spiegano i due principali sostenitori della rivolta popolare contro le serre. E quel foglio è comparso proprio a pochissimi giorni di distanza dall’udienza del Tar in cui si inizierà a discutere seriamente della validità delle procedure che hanno portato alla costruzione dell’impianto di oltre 1.600 serre fotovoltaiche. Con la clausola che il terreno venisse sfruttato per le coltivazioni agricole, cosa che sinora non è avvenuta. È un aspetto non secondario della vicenda, ma non l’unica nota stonata nell’ambito di questo procedimento. C’è il decreto della Regione che ha garantito una deroga alla Enervitabio, ci sono altri collegamenti tra fatti e persone che suonano alquanto strani. Come il sindaco che nega al Comitato la piazza per manifestare, salvo poi essere ripreso dal questore e dal prefetto che gli hanno fatto fare un bel passo indietro. «Sono comportamenti strani – dice Giorgio Vargiu –, qualcuno potrebbe anche chiamarle connivenze». E il nome sulla bocca di chi cerca di bloccare l’impianto è quello dell’assessore regionale Oscar Cherchi. Le sue colpe? Aver agevolato i cinesi che stanno dietro la Enervitabio «Tralasciando l’interesse pubblico. Quel decreto è un provvedimento ad aziendam». La modifica ha consentito, come si legge tra le righe, di sanare una situazione che evidentemente non era legale, perché sul fotovoltaico la parola ultima sulle concessioni doveva spettare alla Regione e non al Comune. Proprio il decreto smentisce quanto la società aveva sempre sostenuto. Non ci sono però solo brutte notizie. Il Gestore per i servizi dell’elettricità ha deciso di escludere la Enervitabio dall’elenco dei grandi impianti. Tradotto vuol dire che gli incentivi previsti non arriveranno. Sono sette milioni all’anno per vent’anni: ovvero circa 140milioni in totale. Una cifra davvero notevole che verrà a mancare, per cui la domanda più che lecita è: «Si fermerà tutto con quei soldi?». Se così dovesse essere, vorrà dire che chi oggi protesta aveva ragione e che dietro l’operazione c’era solo la volontà di far cassa coi soldi dello Stato. Ma per non perdere l’abitudine a manifestare, il Comitato ha deciso di non disturbare oltre il proprio sindaco. Per far capire a tutti cosa stia succedendo andrà a Bauladu, probabilmente il 13 e il 14 ottobre.

  18. ottobre 19, 2012 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 ottobre 2012
    Nelle serre fotovoltaiche nessun tipo di coltivazione. A Milis una quarantina di ettari di terreno sono ricoperti da centinaia di strutture ma non vi si coltiva nulla. Proprietario dell’impianto è un gruppo cinese.
    IL PRECEDENTE. Il niente sotto le 1600 serre di Narbolia.

    NARBOLIA. Nelle intenzioni doveva produrre energia e lavoro. A dire il vero, i responsabili della Enervitabio Santa Reparata non hanno mai smentito la bontà del loro progetto: 63 ettari ricoperti da 1600 serre fotovoltaiche. A mettere in cattiva luce gli investitori, però, ci hanno pensato gli attivisti del comitato “Pro s’arrieddu” che hanno contestato quasi tutti i punti progettuali dell’iniziativa e che si sono opposti fermamente alle serre fotovoltaiche. Sotto le quali non si produce nulla(c.z.) di Claudio Zoccheddu wMILIS Quaranta ettari di terreno ricoperti da centinaia di serre fotovoltaiche. Il progetto della Milis Energy Spa non ha destato la stessa preoccupazione di quello nato, tra le polemiche, alle porte di Narbolia. Eppure, tra le due vicende potrebbero esserci diversi collegamenti. Le serre di Milis, nonostante la data di inizio dei lavori sia quella del 16 aprile 2010, non sono ancora terminate. Il cantiere è aperto e anche ieri mattina qualche operaio lavorava al suo interno. Non solo, uno dei cavidotti che dovrebbe collegare una porzione delle serre alle cabine dell’Enel non è completo e non si allaccia ai vani di proprietà del gestore dell’energia. A due anni dall’inizio dei lavori, inoltre, non è dato sapere quale e quanta sia la produzione agricola delle serre. Un dettaglio di non poco conto dato che, secondo la direttiva ribadita dal ministro Catania, le produzioni agricole devono essere garantite. Eppure, scrutando le serre, non sembra che al loro interno sia praticata alcun tipo di coltivazione. Così come mancano i dipendenti che dovrebbero curare la parte agricola e, soprattutto, nessuno ha mai notato automezzi deputati al trasporto degli eventuali ortaggi. L’erba, invece, cresce rigogliosa e incolta dentro e fuori le strutture fotovoltaiche. Anche definire la proprietà delle serre è abbastanza complesso. Milis Energy Spa dovrebbe essere controllata da Trp Pve Bv, una joint venture tra due società, la Technologies and Resources for the Planet del Gruppo Tolo e Shanghai Aerospace Automobile Electromechanical Co. Ltd, società cinese con sede a Shanghai. Quasi un altro punto di contatto con i fatti di Narbolia dove gli investitori, però, provengono da Hong Kong. Il mondo con gli occhi a mandorla, dunque, tiene sotto stretta osservazione questa piccola porzione di Sardegna dove le serre fotovoltaiche spuntano come i funghi. E dove, società come la Milis Energy Spa versano nella casse di Terni Energia, fornitore degli impianti fotovoltaici, pagamenti per 11,88 milioni di euro. Una cifra che, perlomeno in parte, potrebbe provenire dai lauti incentivi statali previsti per la realizzazione di impianti di questo tipo. Incentivi su cui, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mario Catania, ha annunciato lo scorso febbraio l’avvio di una “stringente attività di monitoraggio per prevenire fenomeni speculativi nell’ambito del fotovoltaico realizzato su serre agricole”. Affermazioni che, per quanto diplomatiche, lasciano intendere una stretta anche alla concessione degli stessi incentivi. Nel frattempo, anche il Comune di Milis tiene d’occhio lo stato di avanzamento del progetto realizzato dalla Milis Energy Srl: «Abbiamo una linea di comunicazione aperta con i responsabili del progetto», ha detto l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Raimondo Deiola. «Per quanto i lavori siano stati avviati dalla precedente amministrazione, comunque ci preoccupiamo che le opere avviate sul territorio siano portate a compimento».

  19. novembre 8, 2012 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 8 novembre 2012
    La lente dei magistrati sul fotovoltaico. Affidati accertamenti al Corpo forestale sulle procedure per l’accesso agli incentivi sulle serre per l’agricoltura. (Giampaolo Meloni): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121108083753.pdf

  20. novembre 15, 2012 alle 4:36 pm

    a Villasor.

    da L’Unione Sarda on line, 15 novembre 2012
    Serra fotovoltaica più grande del mondo. Villasor fa festa per un anno di “lavoro”: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/295032

    • novembre 16, 2012 alle 2:43 pm

      da L’Unione Sarda, 16 novembre 2012
      Villasor. Il bilancio di un anno di attività nel parco serricolo fotovoltaico più grande al mondo.
      Dai pannelli nascono le rose. Su Scioffu raccoglie i primi frutti della sfida lanciata nel 2011. (Carla Raggio): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20121116090115.pdf

      da La Nuova Sardegna, 16 novembre 2012
      Scintille fotovoltaiche: compleanno con polemica. Villasor, il parco di energia rinnovabile più grande del mondo compie un anno. Botta e risposta a distanza sull’occupazione tra il sindaco Marongiu e l’azienda. (Luciano Pirroni): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121116082917.pdf

      da CagliariPad, 16 novembre 2012
      A Villasor la serra fotovoltaica più grande del mondo adesso raddoppia. Compie un anno “Su Scioffu”, un mega impianto da 26 ettari. Quattro cooperative agricole, 35 persone impiegate e fatturato da 2 milioni di euro. A dicembre i primi prodotti a km zero. E americani e indiani vogliono investire ancora: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=233

      Ma il sindaco Marongiu è critico: “Ancora non abbiamo ottenuto i risultati attesi da Su Scioffu”. A un anno dall’inaugurazione dell’impianto da Guinnes, niente o quasi è ricaduto nel paese in termini di occupazione lavorativa: solo 35 impiegati a fronte di 90 promessi: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=240

      • novembre 29, 2012 alle 2:42 pm

        da CagliariPad, 29 novembre 2012
        Serra fotovoltaica da record in Sardegna: “Noi a zappare, i soldi a indiani e americani”. Parla Giorgio Demurtas: “Non riesco a capire come si possa essere contenti del fatto che milioni di euro di incentivi finanziati dalle bollette finiscano nelle mani di multinazionali straniere, che sfruttano le nostre risorse energetiche”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=450

  21. novembre 29, 2012 alle 2:47 pm

    da L’Unione Sarda, 29 novembre 2012
    Narbolia. Ieri è stata rinviata l’udienza al Tar. Regione, sul fotovoltaico primo round al Comune: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121129083036.pdf

  22. febbraio 22, 2013 alle 2:42 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 febbraio 2013
    Il comitato contro il fotovoltaico: «L’assessore Cherchi dice bugie».
    Si riscalda il clima attorno all’impianto di Narbolia con gli attivisti di S’Arrieddu che attaccano La riapertura del procedimento in Regione sarebbe stata fatta solo per favorire la Enervitabio. (Claudio Zoccheddu)

    NARBOLIA. «Oscar Cherchi ha mentito e deve dimettersi». Il comitato S’Arrieddu per Narbolia rompe gli indugi e attacca duramente l’assessore regionale all’Agricoltura, arrivando ad accusarlo per l’adozione di un decreto che, secondo gli attivisti, sarebbe un perfetto esempio di provvedimento redatto per favorire un’azienda. La ditta in questione è la Enervitabio, quella che ha occupato 64 ettari di terre agricole per la costruzione di un gigantesco impianto di serre fotovoltaiche che, a causa dell’assenza di alcune autorizzazioni, sarebbe stato salvato proprio da un documento firmato da Oscar Cherchi. «Sembra che quando si parla di fonti rinnovabili e di speculazione spunti sempre il suo nome – ha affermato Giorgio Vargiu, responsabile regionale di Adiconsum –. Questa volta, a nostro parere, c’erano delle irregolarità nel progetto presentato da Enervitabio, una carenza che avrebbe dovuto fermare i lavori e sospendere le concessioni. L’assessore, però, aveva dichiarato di essere stato costretto a riaprire il procedimento per soddisfare la valanga di richieste». Un’affermazione che è finita sul taccuino dei contestatori che, dopo aver richiesto e ottenuto l’accesso agli atti della Regione, hanno ribattuto: «Avevamo visto giusto – ha confermato il presidente della sezione sarda di Italia Nostra, Graziano Bullegas –. La valanga di richieste a cui si riferiva Oscar Cherchi è limitata a due sole istanze, entrambe presentate dalla Enervitabio». Infatti, oltre che a Narbolia, le serre di Enervitabio sono comparse anche a Santadi. «Ora la parola passerà ai nostri avvocati – ha affermato ieri Pietro Porcedda, portavoce del comitato –. Impugneremo il decreto davanti al Tar e proporremo alcune integrazioni agli esposti che abbiamo presentato alle procure di Cagliari e Oristano perché, a nostro parere, abbiamo nuovi elementi rilevanti dal punto di vista giudiziario». I contestatori, però, non agiranno solo per vie legali. «C’è una voce che circola a Narbolia. Vorremo sapere dall’assessore Cherchi se è vero che abbia emanato il decreto ad aziendam su pressione del sindaco Fais che, quindi, avrebbe perorato la causa della Enervitabio», domanda Giorgio Vargiu. Insomma, il comitato ritorna alla carica accusando pubblicamente Oscar Cherchi e rivendicando maggiore attenzione nei confronti dell’agricoltura e dello sfruttamento delle terre agricole. I numeri delle serre fotovoltaiche sembrerebbero dare ragione agli attivisti: 64 ettari di campi di cui 32 sono occupati da 1.614 serre fotovoltaiche di 200 metri quadri l’una che, al momento, darebbero lavoro a un agronomo e due operai, per giunta a tempo determinato. Per non parlare di quello che dovrebbe crescere sotto le serre. «A quanto ci risulta c’è solo una coltivazione di uva da tavola su appena venti are», afferma il comitato.

    ____________________________________

    da Sardinia Post, 21 febbraio 2013
    Fotovoltaico Narbolia, esposto denuncia contro l’assessore Cherchi: http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/fotovoltaico-narbolia-esposto-denuncia-contro-lassessore-cherchi/

    • febbraio 23, 2013 alle 2:03 pm

      da La Nuova Sardegna, 23 febbraio 2013
      Fotovoltaico, la risposta di Cherchi. L’assessore risponde al comitato S’Arrieddu per Narbolia: ho ascoltato gli uffici. (Claudio Zoccheddu)

      ORISTANO. La replica è arrivata puntuale. Oscar Cerchi non ci sta e rispedisce al mittente le accuse mosse dal comitato “S’Arrieddu per Narbolia”, da Adiconsum e da Italia Nostra. La contesa nasce dall’approvazione da parte dell’assessore all’Agricoltura di un decreto che avrebbe tolto le castagne dal fuoco alla società Enervitabio, impegnata nella costruzione degli impianti di serre fotovoltaiche di Narbolia e Santadi. Impianti che, secondo gli accusatori, non sarebbero potuti nascere poiché basati su una documentazione imprecisa e compromessa da alcuni vizi: «Non ho emesso un decreto “ad aziendam”, respingo al mittente queste illazioni gratuite» ha detto Cerchi che ha anche precisato, «La prima tentazione era quella di non rispondere per non alimentare polemiche senza fondamento. Ma l’accusa è pesante e travalica il limite della correttezza dialettica, quindi voglio ribadire il concetto già espresso più volte in passato: i termini sono stati riaperti su suggerimento degli uffici dell’assessorato dell’Agricoltura». Nessuna pressione da parte del sindaco di Narbolia, come invece sospettano quelli del comitato, e nessun decreto con riferimento particolare alla Enervitabio e al business del fotovoltaico ma, al contrario, un semplice atto dovuto: «Ai nostri uffici erano pervenute molte richieste da vari soggetti interessati, come confermato per iscritto dal dirigente del servizio. L’analisi dei motivi per cui le richieste non si siano poi tradotte in istanze concrete non spetta a me, anche se posso immaginarne alcuni», ha detto ancora Oscar Cerchi. Insomma, il comitato attacca dicendo che le richieste erano solo due, entrambe della Enervitabio. L’assessore risponde che invece gli interessati erano diversi, che poi però hanno rinunciato per motivi che, per ora , si possono solo immaginare. Chissà, forse proprio a causa della pressione fatta dai comitati. Gli strascichi delle polemiche legate al fotovoltaico, però, potrebbero non terminare in un botta e risposta perché Oscar Cerchi, prima di chiudere, spedisce un messaggio ai suoi contestatori: «Spero, a questo punto, di aver soddisfatto le attese del Comitato S’Arrieddu e in particolare del signor Vargiu che invito a non proseguire sulla strada della diffamazione per non vedermi costretto ad agire in altre sedi». Sedi sicuramente diverse da quelle dove è prevista la nuova assemblea convocata dal comitato s’Arrieddu, a cui sarà invitato anche l’assessore. Potrebbe essere l’occasione per chiarire una questione sempre più complicata e sempre più accesa.

  23. marzo 2, 2013 alle 10:19 am

    La Nuova Sardegna, 2 marzo 2013
    «A S’Arrieddu è tutto in regola». Narbolia, la Enervitabio evidenzia gli errori del comitato contro il fotovolatico.

    NARBOLIA. Dopo l’attacco arriva la difesa. La Enervitabio Santa Reparata risponde alla accuse mosse dal comitato S’Arrieddu nei confronti dell’impianto di serre fotovoltaiche che, secondo l’accusa, sarebbe nato grazie una procedura corretta in corso d’opera da una decreto dell’assessore ragionale all’agricoltura, Oscar Cherchi. «La società intende anzitutto confutare le accuse mosse all’assessore in riferimento al decreto regionale numero 1163 del 27 luglio 2012 – scrive la Enervitabio –. Nel definirlo ad aziendam, gli oppositori del progetto travisano ancora una volta la realtà e il diritto, dato che la Regione non ha fatto altro che applicare un istituto previsto dalla normativa pubblicistica e di applicazione generalizzata, indipendentemente dal numero di imprese che possano in concreto avvalersene». Quindi, nessun decreto stilato su misura e tante altre precisazioni da mettere sul tavolo: «Innanzitutto la forza lavoro impiegata all’interno delle serre fotovoltaiche, costituita da quattordici dipendenti, di cui un direttore generale e agronomo, oltre che tredici operai di cui due specializzati e non tre come erroneamente sostenuto dal comitato dei contestatori. Senza considerare poi che tutti gli operai provengono proprio da Narbolia». Poi, anche la questione ambientale. «Sottostimano il vantaggio per l’ambiente che deriva dalla riduzione di co2 immessa nell’atmosfera grazie alle serre fotovoltaiche: la stima annua è di 17.400 tonnellate di anidride carbonica risparmiate rispetto all’utilizzo di combustibili fossili, a fronte di una produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che coprirà il fabbisogno annuo di 14mila famiglie sarde». L’ultima rivendicazione della Enevitabio riguarda le coltivazioni che dovrebbero essere ospitate sotto le serre: «Stiamo implementando il programma di infrastrutture necessario all’attività agricola: un aspetto importante per l’indotto grazie agli appalti che verranno affidati alle aziende locali». (c.z.)

  24. giugno 28, 2013 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 giugno 2013
    FOTOVOLTAICO » LA BATTAGLIA DI NARBOLIA. Un esposto al Gse e alla magistratura: procedure irregolari. Il Comitato S’Arrieddu contesta i progetti di Enervitabio In prima fila anche Wwf: con le rinnovabili l’assalto alle terre. (Giampaolo Meloni)

    NARBOLIA. Le autorizzazioni ottenute dalla Enervitabio per realizzare l’impianto di serre fotovoltaiche più grande d’Europa nei terreni agricoli di pregio intorno a Narbolia, formano un mosaico di illegittimità nel quale si sommano abusi in atti d’ufficio, dichiarazioni mendaci, documenti non veritieri, sanatorie con procedure discutibili. Tutto finalizzato a ottenere l’accesso agli incentivi statali sulle energie rinnovabili. È la convinzione ribadita dal Comitato S’Arrieddu per Narbolia in un nuovo esposto inviato al Gse (gestore dei servizi elettrici), che cura i bandi, le graduatorie e gli accessi ai benefici, e trasmessa alle procure generali della Repubblica di Cagliari e di Oristano, alla direzione regionale del Corpo forestale. Con una novità nel Comitato, nel quale ai già componenti Adiconsum e Italia Nostra, si affianca ora il Wwf, con il coinvolgimento diretto del proprio settore Energia guidato dal sassarese Mauro Gargiulo. L’assalto. «Sotto il concetto delle rinnovabili – osserva Gargiulo – si cela l’assalto al territorio, all’ambiente, con modalità fuori dalle regole per accaparrarsi le risorse. Accanto alla rinnovabilità si deve parlare sempre si sostenibilità, partire dal risparmio energetico e pensare al benessere di tutti». Bando alla speculazione, che invece è diventata imperante nel mare magnum degli incentivi supermilionari, con il supporto «della politica sempre più asservita a interessi ristretti». Il caso. In questo scenario è nata la battaglia su Narbolia. Il gruppo dell’imprenditore Paolo Magnani di Ravenna presentò negli anni scorsi una sequenza di otto progetti per costruire impianti di serre fotovoltaiche in Sardegna a carico della Enervitabio. Ottenute le autorizzazioni, sono state poi quasi tutte vendute al vorace mercato cinese e nipponico. Ma le procedure non avrebbero percorso binari corretti. Sotto le 1614 serre da duecento metri quadrati ciascuna, non c’è ancora traccia di agricoltura, salvo un piccolo impianto di ulivi che daranno frutti, se tutto andasse con i ritmi della natura, non prima di dieci anni. Le contestazioni. Il Gse, sostiene il Comitato (d’accordo tutti i partner) ha prima approvato gli impianti senza fare verifiche sugli incentivi, perciò valutando buone le indicazioni fornite nelle richieste di accesso alla graduatoria degli incentivi. Sono partiti i ricorsi. Solleciti rimasti senza risposta, tre volte, hanno riassunto Giorgio Vargiu) segretario regionale di Adiconsum, e Pietro Porcedda (portavoce del Comitato S’Arrieddu). Anche il Tar, dopo un ricorso, ha imposto al Gse di rifare la procedura. Il primo via libera senza i riscontri tecnico-normativi chiesti dai ricorrenti, aveva avuto efficacia retroattiva consentendo alla Enervitabio di entrare in una graduatoria precedente. La Regione. Nell’agosto dell’anno scorso anche la Regione interviene con l’assessore dell’Agricoltura che emana un decreto attribuendo validazione regionale alle documentazioni approvate dai Suap comunali (non coerenti con la normativa, obietta il Comitato), quindi imprimendo una sanatoria, anche in questo caso con effetti retroattivi. La magistratura ha avviato indagini attraverso il Corpo forestale. Ma, dicono al Comitato, «finora nessuna mossa significativa a noi nota. Chiediamo un recupero di legalità. Attendiamo fiduciosi». Ora il nuovo esposto.

  25. novembre 14, 2013 alle 2:41 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 novembre 2013
    Serre fotovoltaiche, anche i lavoratori scelgono il tribunale. Narbolia, i 24 dipendenti Enervitabio difendono il progetto Si costituiranno davanti al Tar contro comitato e Adiconsum.
    In aula il 4 dicembre, poi la sentenza. (Enrico Carta)

    La data fissata per la disccussione di fronte al Tar è il 4 dicembre. Non coincide con il giorno in cui i giudici emetteranno la sentenza sulla legittimità dell’impianto fotovoltaico di S’Arrieddu, perché il tribunale può prendersi quarantacinque giorni per emettere il pronunciamento. Ci sarà quindi da attendere probabilmente sino a fine anno, se non addirittura a gennaio, per conoscere il destino delle 1614 serre fotovoltaiche.

    NARBOLIA. Sono ventiquattro e si affiancano all’Enervitabio, la loro azienda. A poche settimane dalla discussione di fronte al Tar sulla legittimità dell’installazione delle serre fotovoltaiche di S’Arrieddu, i dipendenti lasciano il terreno nel quale normalmente lavorano e si preparano ad irrompere in tribunale. Saranno sulla stessa sponda dei loro datori di lavoro opposta a quella dove sin dai primordi dell’opera stanno gli ambientalisti, il comitato di cittadini e l’Adiconsum che tempo fa avevano presentato il ricorso contro le serre fotovoltaiche ritenendo illegittime tutte le concessioni che avevano portato alla loro installazione. Il 4 dicembre, giorno in cui le parti esporranno nella discussione di fronte ai giudici del tribunale amministrativo le proprie ragioni, ci sarà quindi questa novità non di poco conto. La battaglia legale sinora non li aveva coinvolti direttamente, ma nelle ultime settimane hanno deciso di far sentire la loro voce direttamente nelle aule del tribunale. La procedura consente a tutti i soggetti che hanno un interesse nella materia oggetto della causa di costituirsi in giudizio prima che si arrivi alla sentenza. È così che sulla scena si affacciano anche i ventiquattro dipendenti – ventitré sono operai agricoli, uno è l’agronomo – che evidentemente non dovrebbero aver molto piacere a vedere l’Enervitabio soccombere nella causa. Se il ricorso venisse accolto, con tutta probabilità, andrebbe a cessare anche l’attività da loro svolta. In realtà, da sempre, gli oppositori del progetto hanno sostenuto che le attività agricole fossero un’operazione di facciata e che si sia al centro di una vera e propria speculazione per ottenere i contributi pubblici dell’energia e che l’agricoltura sia una grossa bugia. I lavoratori con la loro costituzione affidata all’avvocato Maurizio Zoppolato che già tutela l’Enervitabio, probabilmente, vogliono rafforzare di fronte ai giudici il concetto che, negli ettari in cui sono installate le serre fotovoltaiche, l’attività agricola indispensabile perché le autorizzazioni siano in regola sia una realtà. Una perizia afferma che le colture sono anche produttive, differenziate e già in vendita attraverso i canali convenzionali. Ci sono varie colture ortive come bietole, fagiolini e prezzemolo accanto agli alberi da frutta e ai filari di vite. Ma poi c’è anche tutto il resto, con gli oppositori del progetto, assistiti dall’avvocato Piero Franceschi, che non si erano limitati a contestare esclusivamente questo aspetto, bensì l’intera legittimità degli atti che avevano portato alla concessione. Tesi che, oltre alla Enervitabio e ai suoi lavoratori, non è gradita nemmeno al Comune che sin dalle prime fasi si era costituito a sostegno del progetto fotovoltaico, attraverso l’avvocato Stefano Gabbrielli.

  26. novembre 30, 2013 alle 11:39 am

    da La Nuova Sardegna, 30 novembre 2013
    Agricoltura con il fotovoltaico. Giave, l’Enervitabio San Cosimo da un anno coltiva ortaggi in 119 serre.

    GIAVE. Nella piana di Giave c’è una grande azienda agricola con 119 serre fotovoltaiche. L’idea è nata da imprenditori sardi e si è realizzata con un investimento di 50 milioni di euro di un’azienda di Taiwan che si occupa della fornitura di soluzioni complete di sistemi fotovoltaici solari. Così all’”Enervitabio San Cosimo Soc. Agr. srl”’ si producono 16 megawatt che ne fanno una delle aziende agricole e di produzione di energia fotovoltaica tra le più grandi al mondo. Sorge nel Comune di Giave, su un terreno di 35 ettari, coperto per circa 24 ettari da serre fotovoltaiche che superano ciascuna i mille metri quadri di superficie e dove si coltivano asparagi, peperoni, lattuga romana, rucola e, ancora, insalata iceberg, radicchio rosso e cavolfiori. Dopo il mercato regionale, l’azienda ora punta ad espandersi sulla piazza internazionale. Venti gli occupati, che salgono a 80 nei periodi di raccolta. A un anno dalla sua nascita, risultati che hanno suscitato la soddisfazione della Win Win di Taiwan che ha finanziato il business e l’attenzione della Regione che, nei giorni scorsi, con l’assessore all’Industria Antonello Liori ha fatto visita all’azienda. L’iniziativa ha suscitato poi il forte interesse della Camera di commercio del Nord Sardegna e dell’amministrazione comunale di Giave che, con il presidente Gavino Sini e il sindaco Giuseppe Deiana, hanno visitato l’azienda. L’azienda è sorta grazie alla caparbietà e alla tenacia di Franco Tocco amministratore unico e Walter Siddi direttore generale business, che da subito ci hanno creduto. Per gli investitori di Taiwan si tratta di risultati importanti: «Siamo molti soddisfatti – ha detto Sascha Rossmann, global sale della Win Win –. Abbiamo investito in qualità e stiamo valutando la possibilità di altri impianti nell’isola». «Si tratta di una vera e propria impresa dal punto di vista dell’iniziativa economica – ha detto l’assessore Antonello Liori – una sfida vincente che speriamo sia anche d’esempio per gli altri imprenditori sardi». «Un’iniziativa importate – ha rilevato il sindaco Giuseppe Deiana – che darà sicuramente nuove speranze a un’agricoltura al centro di una crisi profonda».

  27. dicembre 5, 2013 alle 2:45 pm

    da L’Unione Sarda, 5 dicembre 2013
    Narbolia. Ora si attende la sentenza delTar: ieri le parti coinvolte hanno discusso dopo il ricorso presentato dal Comitato. Fotovoltaico, l’impianto sotto inchiesta. Le serre di S’Arrieddu all’interno di un complesso fascicolo aperto dalla Procura di Cagliari. (Patrizia Mocci): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20131205095029.pdf

  28. aprile 28, 2014 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 aprile 2014
    Attentato incendiario contro le serre fotovoltaiche di Narbolia.
    Il rogo doloso ha provocato gravi danni alle apparecchiature tecnologiche: http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2014/04/28/news/attentato-incendiario-contro-le-serre-fotovoltaiche-di-narbolia-1.9125349

    __________________________________

    da L’Unione Sarda, 28 aprile 2014
    Narbolia, incendio nella notte. Colpite le serre fotovoltaiche: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/04/28/serre_fotovoltaiche_in_fiamme_narbolia_incendio_nella_notte-6-365053.html

    ____________________________

    da Videolina, 28 aprile 2014
    ATTENTATO A NARBOLIA ALL’IMPIANTO FOTOVOLTAICO CONTESTATO: http://www.videolina.it/video/servizi/62659/attentato-a-narbolia-all-impianto-fotovoltaico-contestato.html

    ______________________

    da Sardinia Post, 28 aprile 2014
    Narbolia, attentato incendiario contro impianto fotovoltaico: http://www.sardiniapost.it/cronaca/narbolia-attentato-incendiario-contro-impianto-fotovoltaico/

  29. luglio 12, 2014 alle 2:28 pm

    da Sardinia Post,12 luglio 2014
    Il Tar boccia le serre fotovoltaiche di Narbolia: http://www.sardiniapost.it/cronaca/tar-boccia-serre-fotovoltaiche-narbolia-accolto-ricorso-ambientalisti-consumatori/

    _________________________

    da La Nuova Sardegna, 12 luglio 2014
    Stop alle megaserre fotovoltaiche di Narbolia, il Tar dà ragione all’Adiconsum.
    I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso che elencava le presunte illegittimità di alcune autorizzazioni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2014/07/12/news/stop-alle-megaserre-fotovoltaiche-di-narbolia-il-tar-da-ragione-all-adiconsum-1.9584432

  30. luglio 14, 2014 alle 2:47 pm

    da L’Unione Sarda, 14 luglio 2014
    NARBOLIA .Dopo il no del Tar all’impianto, il Comitato attacca: «L’occupazione? Una favola». Serre fotovoltaiche, paese diviso. La Cisl: «Quando le regole non sono chiare pagano i lavoratori». (Valerio Pinna): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20140714100130.pdf

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: