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L’Appennino dice NO al gasdotto Snam!


Si è svolto a L’Aquila domenica 8 maggio 2011 il convegno nazionale ”Gasdotto rete adriatica Brindisi-Sulmona-L’Aquila-Foligno-Minerbio. Perche’ sulla dorsale appenninica’?”, presso l’Auditorium Carispaq, complesso Strinella 88. Dopo i saluti istituzionali del presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, del presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e del sindaco di Sulmona, Fabio Federico, è stato  l’assessore all’Ambiente della Municipalita’ aquilana, Alfredo Moroni, coordinatore del Gruppo interregionale anti gasdotto ad introdurre i lavori, seguito dal presidente del Comitato ”No Tubo”.     Sono poi intervenuti molti amministratori di Enti, Comunita’ ed Associazioni, espressioni dei territori interessati dall’avversato progetto della Snam. ”Il convegno – ha spiegato Moroni – rientra nell’ambito delle iniziative concordate con il Comitato che si oppone alla realizzazione dell’infrastruttura, allo scopo di dare forza, visibilita’ e concretezza alle ragioni dei territori interessati”.

Sono stati, quindi, approfonditi i diversi aspetti tecnico scientifici e le varie conseguenti considerazioni.    L’incontro è stato seguito da un dibattito con l’intenzione di coinvolgere il piu’ possibile i cittadini, fornendo informazioni e raccogliendo le loro motivazioni di scontento per un’opera che si presenta come impattante sotto il profilo ambientale ed estremamente pericolosa sotto quello sismico.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico – che ha sostenuto e sostiene la difficile battaglia di amministrazioni locali, associazioni, comitati con azioni legali e di sensibilizzazione – ha partecipato con un intervento video.

La ferma intenzione è quella di avversare queste scelte progettuali tanto assurde quanto impattanti e pericolose in tutte le sedi disponibili.

Gruppo d’Intervento Giuridico

  1. maggio 10, 2011 alle 3:44 pm

    da Il Capoluogo.it, 8 maggio 2011
    Abruzzo, Gasdotto “Rete adriatica” Snam: 687 km di rischio ambientale per centro-sud Italia. (Paolo Della Ventura)

    L’Aquila, 8 mag 2011 – Si è tenuto questa mattina il convegno nazionale “Gasdotto Rete adriatica Brindisi-Sulmona-L’Aquila-Foligno-Minerbio: perché sulla dorsale appenninica?”. Organizzato dal Comune dell’Aquila, e con il patrocinio di molti comuni delle regioni Abruzzo, Marche ed Umbria, l’incontro è stato introdotto dall’assessore comunale all’Ambiente, Alfredo Moroni, che è il coordinatore del Gruppo interregionale anti-gasdotto, e dal presidente delcomitato “No Tubo”, Aldo Cucchiarini.
    L’oggetto del convegno è il gasdotto che andrà da Massafra (Ta) a Minerbio (Bo), portando il gas dalla Libia e dall’Algeria nel nord dell’Italia, e forse successivamente anche in altri Paesi europei, e percorrerà ben 687 chilometri sul crinale dell’Appennino. Meglio noto come “Rete Adriatica”, il progetto iniziale prevedeva il passaggio di questo gasdotto lungo la costa adriatica, sull’esempio di quello costruito lungo la sponda tirrenica, poi a seguito di “insuperabili criticità” riscontrate dalla Snam Rete Gas Spa – la società ideatrice del progetto insieme alla British Gas già dal 2005 – si è deciso di deviare il tubo sul crinale appenninico, generando contrarietà e preoccupate proteste delle comunità interessate. Motivo ne è la quasi coincidenza di un ampio tratto (quasi un quarto) del percorso con la zona a più forte rischio sismico, secondo le rilevazioni riportate nella Mappa del rischio sismicodell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
    Numerose le presenze ad affollare il convegno, sia di carattere istituzionale (compreso il vice prefetto, Rinaldo Pezzoli, a portare i saluti del prefetto,), che di cittadini e comitati cittadini che stanno protestando, a partire da Sulmona e dalla Valle Peligna. L’assessore Moroni annuncia il ricorso al Tar da parte degli enti locali e dei comitati civici, contro la realizzazione del progetto. L’assessore provinciali alle Politiche sociali e consigliere comunale, Luigi D’Eramo (La Destra), genera qualche protesta quando dice che «bisogna valutare anche eventuali benefici economici e dialogare a trecentosessanta gradi con chi vuole realizzare il progetto», pur sottolineando la propria contrarietà. Il presidente del comitato No Tubo, Cucchiarini, parla del progetto, della centrale di compressione gas prevista a circa tre chilometri daSulmona, e della realizzazione di dodici rigassificatori (su un totale di circa cinquanta a livello mondiale). Focalizza quindi sul cuore del problema:«sono interessati dal tracciato progettuale tutti i più importanti epicentri dei terremoti degli ultimi venticinque anni in Abruzzo, Marche ed Umbria. Anche i corsi d’acqua saranno stravolti: nella Valle Peligna sarà interessato il Sagittario, in Umbria il Savio sarebbe attraversato in ventidue punti. La Regione Umbria», aggiunge,«si è già pronunciata sull’impatto permanente che avrebbe il gasdotto sul paesaggio. La politica faccia la sua parte e anche l’Abruzzo alzi la voce. La Valutazione d’impatto (Via) è stata trattata come un semplice atto formale in risposta ad una questione sostanziale». Più avanti aggiungerà che la mancata informazione ai cittadini «è anche causa di indennizzi ridicoli per le servitù necessarie alle grandi opere».
    Il dottor Maurizio Proietti, ricercatore dell’Isde Italia-Medici per l’ambiente, sottolinea l’impatto sulla salute delle centrali termoelettriche a gas, in termini di particolato e dei «meccanismi patogenetici che producono danno cardiovascolare da particolati. Sono le polveri più piccole quelle più pericolose». Il professor Alberto Pizzi, dell’Università di Chieti, parla del rischio sismico del progetto, sottolineando come il tracciato è immerso in zone appenniniche con maggiore rischio e più forte accelerazione sismica del suolo. Dopo di lui Erasmo Venosi, docente di fisica nucleare, ricorda come «la centrale di Fukushima era progettata per resistere ad un terremoto di massimo 7 gradi Richter e invece ne è avvenuto uno da 9. Nelle zone a rischio sismico rilevante bisogna sempre approfondire e valutare bene i rischi di opere così rilevanti». Inoltre sottolinea come «in Europa la capacità installata di rigassificatori eccede già oggi per il 50% il fabbisogno». Secondo Antonello Ciccozzi, ricercatore di antropologia culturale all’Università dell’Aquila, «grottesca ed inopportuna non è l’opera in sé ma la sua localizzazione: bisogna sensibilizzare i cittadini sui rischi». In chiusura degli interventi “tecnici”, Maria Cristina Cecchini, di Eurolex, «La Valutazione d’impatto ambientale in Italia prevede anche le alternative e la Snam non lo ha fatto. Solleveremo la questione anche presso la Corte europea di giustizia. I Comuni interessati da parte loro devono negare o togliere la compatibilità urbanistica di questo progetto».
    Dopo gli interventi ci chiediamo dunque come sia possibile che un’impresa come la Snam non abbia preso in considerazione questi rischi e perché sia decisa comunque a procedere in questo modo. Risponde col suo intervento l’onorevole Giovanni Lolli (Pd): «Alla Snam gli costa meno, ecco perché lo vuole fare così, allora lo faccia passare in mare visto dal mare arriva, o lo sposti sul tracciato originale. E’ una follia fare passare il gasdotto in questo tracciato. Alla Camera abbiamo formulato delle interrogazioni a cui ancora non viene data risposta e allora stiamo preparando delle risoluzioni in commissione, per le quali sarà ascoltato anche il comitato». Il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni D’Amico(Pd), che ricorda come «il disegno di legge sulla “non sorpassabilità” delle competenze regionali, costituzionalmente previste, come quelle ambientali, rispetto a quelle del governo nazionale era stata approvata all’unanimità in commissione, (la seconda, Governo del territorio – Lavori pubblici – Ordinamento uffici e Enti locali, ndr) e il presidente Chiodi, invece, che tornasse ancora in commissione. Chiederò che torni in aula, per sapere se c’è la volontà di approvarla o stiamo solo perdendo tempo, come sembra». Secondo il senatore AlfonsoMascitelli (Idv) «Chiodi ha rinviato il disegno di legge perché vuole prendere tempo, come precursore di volontà negativa. D’altra parte, in Senato abbiamo presentato insieme al Pd ben tre interrogazioni senza avere risposta». Per il consigliere ed ex assessore regionale all’Ambiente, Franco Caramanico (Sel), «il nuovo federalismo demaniale va proprio nella direzione di maggiori autonomie e competenze delle regioni. La Regione, perciò, si muova». Tra gli ultimi ad esprimersi, il consigliere comunale di Pratola Peligna Luigi Pizzoferrato, secondo cui «serve una battaglia politica: questa dei pochi cittadini impegnatisi ha fatto il salto di qualità grazie al Comune dell’Aquila che ha preso le redini della questione»; Antonio Carrara, presidente della Comunità Montana Peligna, per il quale «la proposta di legge regionale dev’essere rapidamente approvata e portata anche negli altri consigli regionali delle regioni interessate, dalla Puglia all’Emiila, passando da Umbria e Marche».

  2. maggio 12, 2011 alle 2:33 pm

    da Il Corriere Peligno, 9 maggio 2011
    No al gasdotto. Ma quelle ‘strane’ assenze. Perché?
    Al Convegno di ieri a L’Aquila, di grande rilievo tecnico-scientifico, ancora una volta sono risultati assenti i soliti personaggi che a chiacchiere sanno solo fare annunci e si ispirano alla ‘politica del fare’. Poi nei fatti si assentano e rifiutano il confronto. (Matteo Servilio)

    L’Aquila,8 maggio – Nel giorni scorsi avevamo sottolineato l’importanza dell’incontro, oltre che per la qualità degli interventi, soprattutto per l’occasione di fissare un rapporto più stretto tra il Centro Abruzzo, in particolare Sulmona, e il capoluogo Aquilano. Tuttavia le assenze da parte della politica nostrana hanno ancora una volta vanificato ogni buon proposito. 
L’incontro, come da programma, doveva aprirsi con il saluto delle autorità (Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, Presidente Provincia dell’Aquila Antonio Del Corvo, Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, Sindaco di Sulmona Fabio Federico) che tuttavia hanno mancato l’appuntamento sostituendo alla loro presenza l’invio di un messaggio scritto (Chiodi, Cialente), o un suo delegato: è il caso del Presidente della Provincia dell’Aquila Antonio del Corvo, sostituito dal contestato intervento dell’Assessore provinciale Luigi D’Eramo, o del sindaco di Sulmona Federico sostituito dall’assessore Mauro Tirabassi, anche lui assente. 

    L’obiettivo del convegno, come ricorda l’assessore all’Ambiente del Comune dell’Aquila e presidente del coordinamento interregionale che si oppone al gasdotto della Snam, Alfredo Moroni, “è quello mettere in evidenza i punti critici di un progetto di grande impatto, approfondendo, tramite dati, studi di tecnici e personalità del mondo accademico, le ragioni di un possibile spostamento dell’opera “. 

Aldo Cucchiarini (presidente del comitato NO-TUBO) ha introdotto gli interventi degli esperti: “Non abbiamo una posizione preconcetta poiché sono anni che ci stiamo occupando, nostro malgrado, di questo vero e proprio mostro. E’ una battaglia, una battaglia che deve difendere i nostri diritti. Le nostre critiche – continua Cucchiarini – si sono concentrate soprattutto per la scelta del tracciato che, senza ombra di dubbio, avrà un impatto devastante per tutta la dorsale appenninica. Il territorio colpito coincide con quello che viene riconosciuto come polmone verde d’Europa, e sede di risorse inestimabili, dalla biodiversità sino alla ricchezza delle acque. 
Occorre distinguere gli interessi della Nazione con quelli della Multinazionale che non sempre, come è questo il caso, coincidono”. 

    ATTRAVERSAMENTO FIUMI: Cucchiarini ricorda inoltre che il progetto del metanodotto prevede in più punti l’attraversamento di fiumi, con esiti devastanti per il territorio. Nel tratto Sestinio (Arezzo) – Minerbio (Bologna) il fiume Savio verrà tagliato 20 volte. Per quanto riguarda il Centro Abruzzo, l’attraversamento riguarderà il fiume Sagittario (foto). 

”La politica – conclude Cucchiarini – deve alzare la voce, deve essere unita. L’abruzzo deve rimettere in moto il percorso per l’approvazione della legge regionale (riviata in commissione nella seduta del Consiglio Regionale del 22 marzo n.d.r.) 


    IMPATTO SULLA SALUTE – Maurizio Proietti (Ricercatore ISDE Italia Medici per l’Ambiente) ha invece puntato l’attenzione sul pericolo dovuto all’emissione delle polveri sottili. “Gli studi – afferma Proietti – sulle conseguenze dovute alle inalazioni di polveri sottili (materiale della grandezza di 0.01 µm, ovvero 0.01 millesimi di millimetro) è ancora in fase aurorale ed è per questo che l’opinione pubblica non è ancora attenta a questo particolare tipo di problematica. Sono previsti, ad esempio, controlli sulla concentrazioni polveri PM10 ( 10 µm), ma nessun tipo di controllo viene effettuato circa la presenza di polveri sottili, molto più pericolose”. 

Secondo quanto riporta il ricercatore, tra le conseguenze ci sarebbero: 

- accelerazione dei problemi cardio-circolatori, in particolare nel periodo immediatamente successivo all’innalzamento del livello delle polveri. 
- Aumento dell’invecchiamento 
- Impatto a livello genetico 

    RISCHIO SISMICO – Il docente Alberto Pizzi (Università di Chieti) ha illustrato invece i problemi legati all’elevata sismicità dei territori attraversati dal progetto. Seguendo i dati disponibili sulla storicità degli eventi sismici (a partire dal 1915), in particolare quella del tratto appenninico, è possibile notare come il percorso del metanodotto segua il tracciato compreso tra le faglie attive.
    Pizzi fa notare inoltre come “Gran parte dell’energia prodotta dal terremoto (circa il 90%) viene spesa per la deformazione del terreno ed è quindi minima l’energia percepita in superficie con il movimento”. All’effetto diretto del sisma, espresso dallo scuotimento, devono aggiungersi effetti non immediatamente diretti come le frane e i movimenti del terreno in luoghi lontani dall’epicentro. A tali effetti risultano essere più sensibili proprio le opere come acquedotti e gasdotti.
    

”Bisogna inoltre fare attenzione agli effetti locali che possono essere molto più forti rispetto a quelli segnalati sulle mappe generali. Il sisma del 6 aprile ci ha fatto vedere come molte volte non si possa fare affidamento ai risultati attesi perché sono spesso facilmente smentiti.” 

Gli ultimi interventi hanno invece focalizzato gli aspetti legati al FABBISOGNO ENERGETICO,
    SOSTENIBILITA’ E ASPETTI LEGALI: 

Erasmo Venosi (Professore Universitario Fisica Nucleare) ha illustrato come tale progetto rappresenti un eccessivo piano di rifornimento energetico rispetto ai dettami delle direttive comunitarie; 

Antonello Ciccozzi (Università de l’Aquila) ha invece puntato il dito nei confronti della strategia comunicativa tesa a costruire il senso comune sulle grandi opere. “La disinformazione è la condizione sine qua non per la realizzazione di grandi opere come questa. Tale aspetto è strettamente collegato alla percezione del rischio che non è un dato oggettivo, ma che si costruisce attraverso forme comunicative stereotipate . Un esempio è – continua Ciccozzi – l’idea di una determinabilità degli effetti, di una scienza deterministica in grado di contenere con assoluta certezza tutti i possibili imprevisti. Spesso tale visione deterministica ha il solo scopo di coprire interessi economici e politici”. Secondo Ciccozzi occorre valutare il rapporto tra funzione sociale di un opera pubblica e la sua finalità economica. Il rapporto in questo caso è sbilanciato pesantemente sul versante economico. “La sostenibilità – conclude il ricercatore – sembra così essere il più delle volte un’etichetta posta successivamenrtate sui progetti e non, come invece dovrebbe essere, una condizione precedente all’elaborazione stessa del progetto. 

    Maria Cristina Cecchini (eurolex) ha infine evidenziato le criticità legali connesse al progetto e le possibili soluzioni in mano delle istituizioni.: «La Valutazione d’impatto ambientale in Italia prevede anche le alternative e la Snam non lo ha fatto. Solleveremo la questione anche presso la Corte europea di giustizia. I Comuni interessati da parte loro devono negare o togliere la compatibilità urbanistica di questo progetto». Tra opportunità viene inoltre ricordata la proposta di legge di iniziativa popolare discussa in Regione Abruzzo e rinviata in commissione dalla maggioranza per ulteriori verifiche. “E’ importante che la legge faccia il suo corso – afferma la dottoressa Cecchini – Il presidende della Commissione deve fare in modo che la legge sia discussa in aula. Poi ognuno avrà modo di prendersi le sue responsabilità votando a favore o contro. E’ una questione di chiarezza politica”. 

E’ forse questo il messaggio più indicativo e importante. Ricerca, studiosi e tecnici hanno il compito di consentire una riflessione seria e responsabile sulla base di dati e approfondimenti. I media hanno il dovere di trasmettere tale conoscenza, di rendere accessibili al cittadino le informazioni, fornirnendo in questo modo gli strumenti idonei alla formazione di un’opinione critica. I politici hanno invece il dovere di ascoltare, di apprendere dagli esperti. Senza l’ascolto e la partecipazione ogni parola diviene vuota, e rischia di cadere nella sterile polemica alimentata dalla mera appartenenza politica.

    da Brindisi Report, 9 maggio 2011
    Ieri a L’Aquila a convegno enti locali, esperti e associazioni. Annunciati ricorsi al Tar e all’Unione europea: “E’ un tracciato in area altamente sismica, va cambiato”. Senza quet’opera, rigassificatore di Capo Bianco isolato
    Dall’Abruzzo un altro no al gasdotto Snam-British Gas da Brindisi all’Emilia. (Mar. Orl.)

    BRINDISI – Arriva dal capoluogo dell’Abruzzo, dove ieri si è tenuto un affollato convegno con la partecipazione di enti locali e associazioni ambientaliste anche delle Marche e dell’Umbria, un nuovo no con consequenziale ricorso al Tar ad un’opera direttamente funzionale al trasporto e alla commercializzazione del metano che British Gas vuole sbarcare e stoccare nel rigassificatore di Brindisi, progetto che attende il ripristino dell’autorizzazione sospesa nell’ottobre del 2007 dal governo Prodi, cui si oppongono i consigli della Regione Puglia, del Comune e della Provincia di Brindisi. Si tratta del gasdotto Brindisi-Massafra-Minerbio (snodo quest’ultimo tra la rete gas italiana e quella europea), progettato nel 2005 da Snam e da British Gas, che inizialmente doveva seguire la costa adriatica ed è stato poi spostato lungo la dorsale appenninica – l’opera è in corso – con attraversamento di un’area altamente sismica.
    “Gasdotto Rete adriatica Brindisi-Sulmona-L’Aquila-Foligno-Minerbio: perché sulla dorsale appenninica?” era il tema dell’incontro di ieri, da cui è emersa l’indicazione di accentuare il pressing anche sulla Regione Abruzzo affinchè giunga anche questo no all’operazione di attraversamento dell’area appenninica a rischio – prevista anche una stazione di compressione gas a tre chilometri da Sulmona – scelta da Snam solo perché, sostiene ad esempio il Pd abruzzese, era una via più economica rispetto a quella costiera. La Regione Abruzzo ha in gestazione una legge che dovrebbe affermare la non sorpassabilità delle competenze regionali da parte del governo centrale, incluse di quelle ambientali. Ma su questo punto la posizione del governatore Gianni Chiodi non è ancora definita, mentre l’Umbria, assieme a molti Comuni hanno già detto che il gasdotto non s’ha da fare sull’Appennino (tra l’altro sconvolgerebbe gli equilibri aree naturali di grande valore).
    Per alcuni esperti, come Maria Cristina Cecchini di Eurolex, la procedura di valutazione di impatto ambientale non prevedeva alcuna alternativa e ciò sarà materia di un ricorso alla Commissione europea. Antonio Carrara, presidente della Comunità Montana Peligna, ha proposto che si costituisca una rete dalla Puglia all’Emilia, passando per Abruzzo, Umbria e Marche. Aldo Cucchiarini, presidente del Comitato No Tubo, ha ricordato che “sono interessati dal tracciato progettuale tutti i più importanti epicentri dei terremoti degli ultimi venticinque anni in Abruzzo, Marche ed Umbria. Anche i corsi d’acqua saranno stravolti: nella Valle Peligna sarà interessato il Sagittario, in Umbria il Savio sarebbe attraversato in ventidue punti. La Regione Umbria”. Per Cucchiarini, ma anche per Erasmo Venosi, docente di fisica nucleare, “in Europa la capacità installata di rigassificatori eccede già oggi per il 50% il fabbisogno”.
    Alfredo Moroni, assessore comunale all’Ambiente dell’Aquila e coordinatore del Gruppo interregionale anti-gasdotto, in apertura del convegno aveva annunciato il ricorso al Tar da parte di enti locali e comitati civici contro la realizzazione del progetto. E’ questo un altro fattore che Brindisi Lng non cita nei suoi comunicati sul rigassificatore di Brindisi, quasi si trattasse di una grana che riguarda solo il governo italiano. Fatto sta che, se “Rete Adriatica” dovesse essere stoppata, non vi sarebbe modo di trasportare il metano di British Gas rigassificato – secondo i piani della società energetica inglese – nell’impianto di Capo Bianco.

    da Il Centro, 9 maggio 2011
    Gasdotto Snam, le ragioni del no.

    L’AQUILA. Un convegno per approfondire le ragioni che hanno portato amministrazioni locali, comitati e associazioni a dire no al gasdotto che la Snam ha progettato di realizzare sulla dorsale appenninica.
    L’iniziativa, l’ennesima da quando è scattata la mobilitazione contro l’opera, si è tenuta ieri mattina all’auditorium della Carispaq. Recentemente la Snam ha ottenuto, seppur con molte prescrizioni, la dichiarazione di compatibilità ambientale dai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali. Un decreto che riguarda il tratto Sulmona-Foligno, lungo 170 chilometri 20 dei quali nel territorio del comune dell’Aquila. Una decisione contro la quale i Comuni interessati, il comitato «No tubo» e le associazioni stanno predisponendo ricorsi al Tar. Il convegno, fissato in agenda prima ancora dell’arrivo delle ultime decisioni governative, è servito a documentare – attraverso una serie di studi e relazioni – le ragioni del no.
    «E a rinsaldare» ha affermato l’assessore all’Ambiente del Comune dell’Aquila, Alfredo Moroni, «il metodo del coordinamento creato per dare forza a questa azione di contrasto».
    Le relazioni illustrate nel corso dell’iniziativa, alla quale hanno preso parte anche i parlamentari abruzzesi Giovanni Lolli e Alfonso Mascitelli, nonché molti amministratori locali arrivati anche da Umbria e Marche, hanno riguardato i diversi impatti negativi che l’opera andrà a creare. Oltre alle relazioni sui rischi, a cominciare da quelli per l’ambiente e la salute, sono stati trattati anche gli aspetti giuridici della vicenda.
    «Un convegno utilissimo» ha commentato Moroni, che del coordinamento è il presidente, «perché la nostra posizione è stata rafforzata da una serie di ragioni, tutte documentate. La Snam sta cercando di accelerare l’iter per gli espropri. Per quel che ci riguarda il gasdotto dovrebbe attraversare alcuni territori, quali quelli di Paganica, Camarda, Collebrincioni, San Vittorino, Arischia. Ma molte delle aree in questione sono di proprietà delle amministrazioni dei Beni separati, cosicché sarà più complicato per la Snam avere quei terreni. Noi, comunque, andremo avanti con altre iniziative di contrasto. E solleciteremo il consiglio regionale ad approvare il disegno di legge volto a bloccare la realizzazione in Abruzzo di opere del genere. Chiederemo anche di accorciare i tempi per l’audizione sulla risoluzione, volta a bloccare il gasdotto, presentata da Lolli e da altri parlamentari. Ci batteremo affinché il problema assuma un carattere nazionale. Tanto più che questo metanodotto, che attraverserà L’Italia snodandosi per quasi 700 chilometri, servirà solo a portare il gas dall’Algeria al centro Europa. Un progetto potenzialmente dannoso e pericoloso, nonché inutile».
    Al prossimo incontro verrà presentata la proposta di un percorso alternativo, magari lo spostamento in mare, alla dorsale appennica.

  3. maggio 15, 2011 alle 12:46 pm

    riceviamo e pubblichiamo molto volentieri.

    La questione del metanodotto e della centrale Snam diventa sempre più un caso nazionale.

    Il quotidiano “Avvenire” del 13 maggio 2011 ha dedicato al problema una intera pagina con una inchiesta dal titolo: “Gasdotto in Abruzzo: paura e polemiche”.
    Il giornale cattolico evidenzia l’opposizione degli Enti Locali al progetto, che “per oltre cento chilometri attraversa la provincia dell’Aquila devastata dal terremoto del 2009”.
    Avvenire precisa che “anche la centrale di compressione di Sulmona è in zona sismica di pericolosità massima. Una situazione che anche dopo molte rassicurazioni, in una terra appena terremotata, fa paura”.
    Il giornale pubblica anche un documento a firma di Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nel quale si fa presente che “la rottura sismogenetica in profondità può raggiungere la superficie e dislocare il piano di campagna e quello che vi è sopra edificato”. Pertanto è necessaria “la più grande cautela nella pianificazione dell’uso del territorio”.
    Anche il settimanale nazionale “Left”, nel numero in edicola, dedica al problema un’ampia inchiesta di tre pagine dal titolo: “Il gasdotto dei terremoti”.
    Il giornale riporta, in sintesi, i principali passaggi delle relazioni tenute dagli esperti nel convegno svoltosi all’Aquila l’8 maggio scorso.
    Il Prof. Alberto Pizzi, docente di geologia strutturale dell’Università di Chieti, sottolinea che il gasdotto passa proprio nelle aree dove “sono attese le massime accelerazioni del suolo, quindi il massimo scuotimento sismico”; ed ancora: il terremoto dell’Aquila ha messo in evidenza che “l’accelerazione del suolo è stata superiore a quella attesa in base agli studi teorici ed alle statistiche”.
    Ciò che desta la massima preoccupazione è l’attraversamento delle faglie sismiche.
    “Lungo le faglie “sismogenetiche”, precisa il Prof. Pizzi, si formano fronti di scarpata, rotture istantanee. E le opere più sensibili al fenomeno sono proprio gli acquedotti, i gasdotti, le fognature, ossia le infrastrutture sotterranee”.
    Il Prof. Erasmo Venosi, ex Responsabile dell’Energia per il Ministero dell’Ambiente, uno dei massimi esperti del settore, dal canto suo, evidenzia “la netta contraddizione tra il progetto del metanodotto ed il recepimento delle direttive europee che prevedono di superare la dipendenza dalle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio e metano)”.
    Non solo, ma – aggiunge Venosi – i consumi sono in diminuzione e in Europa è prevista una bolla di gas, un’eccedenza sul fabbisogno pari a 350 miliardi di metri cubi”.
    L’importante convegno di domenica scorsa ha scosso anche il mondo della politica:
    la coordinatrice provinciale dell’UDC, Morena Pasqualone, si chiede “come sia possibile che non ci sia un’alternativa” e “perché i nostri amministratori non possono farsi ascoltare da chi prenderà la decisione definitiva su questo caso?”
    Mentre il consigliere regionale Gino Milano fa proprie “le preoccupazioni espresse dal mondo scientifico ed accademico in merito ai conseguenti pericoli e danni per l’ambiente e le persone” e presenta un’interpellanza urgente al Presidente della Regione, Gianni Chiodi, al quale chiede di uscire dall’immobilismo e dall’ambiguità e di chiarire una volta per tutte la posizione del governo regionale in merito al metanodotto ed alla centrale Snam.
    E’ quello che torniamo a chiedere, per l’ennesima volta, anche noi: la Regione approvi, senza ulteriori indugi, la legge che sancisce l’incompatibilità tra grandi gasdotti ed aree altamente sismiche!!!
    Sulmona, 13 maggio 2011 Comitati cittadini per l’ambiente

    Info: Mario 3339698792 – Antonio 3407066402 – Giovanna 3284776001
    Email: ctsts@email.itgiomargi54@gmail.com –http://sulmonambiente.wordpress.com/

  4. maggio 15, 2011 alle 12:50 pm

    da L’Avvenire, 13 maggio 2011
    PIANI ENERGETICI. Gasdotto in Abruzzo. Paura & polemiche. (Alessia Guerrieri): http://www.avvenire.it/Cronaca/Gasdotto+in+Abruzzo+Paura+polemiche_201105130647558100000.htm

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