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La sorte opaca dei 750 Lecci del Parco della Reggia di Caserta.


Parco della Reggia di Caserta, la Via d’Acqua e i Lecci (foto Miguel Hermoso Cuesta/Wikipedia)

Purtroppo, non v’è tuttora chiarezza sulla sorte dei 750 esemplari di Leccio (Quercus ilex) che coronano la Via d’Acqua nel Parco della Reggia di Caserta, bene culturale di eccezionale valore ambientale e storico-monumentale incluso (1997) nella lista del Patrimonio dell’Umanità sotto l’egida dell’UNESCO.

Il Parco e la Reggia di Caserta sono tutelati con vincolo culturale e vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ogni anno sono visitati da più di un milione di turisti.

E’ intuitivo che l’eliminazione, totale o parziale, della caratteristica presenza dei Lecci ai lati della Via d’Acqua, nel Parco della Reggia di Caserta, costituirebbe una grave menomazione del valore ambientale e storico-culturale del complesso di incomparabile valore.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato (11 novembre 2025) riguardo al ventilato taglio o rimozione una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali, adozione degli opportuni provvedimenti, coinvolgendo il Ministero della Cultura, la Regione Campania, il Comune di Caserta, la gestione della Reggia di Caserta, i Carabinieri Forestale e informando per opportuna conoscenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

L’unica risposta pervenuta (nota prot. n. 26747 del 14 novembre 2025) è quella della Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Caserta.

La Soprintendenza casertana, dovendo esprimere il parere vincolante in relazione al vincolo culturale presente sul complesso della Reggia di Caserta (art. 21 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), giustamente ritenne opportuno – per l’importanza storico-artistica e ambientale del sito – coinvolgere i Comitati Tecnico Scientifici del Ministero della Cultura, esprimendo comunque un parere di massima negativo (nota prot. n. 25716 del 22/ dicembre 2023).

I Comitati Tecnico-scientifico Belle Arti, Paesaggio e Musei e l’economia della cultura, riuniti congiuntamente il 12 giugno 2024, hanno verbalizzato quanto di seguito riportato:

A fronte dell’attività di studio e di indagine, sono state ipotizzati due possibili scenari:

1.Interventi puntiformi che suppliscano ai vuoti e a crolli che si succederanno nel tempo…..;

2. Intervento di sostituzione per stralci (tre stagioni successive nell’arco di 18 mesi: primavera-autunno-primavera) fino al rinnovo integrale dei due filari interni;

La prima soluzione pur apparendo la meno invasiva, è allo stesso tempo la meno risolutiva, in una prospettiva media (10-15 anni), non arresterebbe il progressivo peggioramento delle condizioni sanitarie e biomeccaniche dei filari; non garantirebbe le necessarie condizioni di sicurezza nei confronti dei visitatori; renderebbe difficoltoso l’attecchimento degli esemplari di nuovo inserimento, dominati dagli alberi preesistenti, come già accaduto finora. Infine, non garantirebbe il mantenimento/riproposizione della regolarità del disegno architettonico dei filari.

La seconda ipotesi prevede il rinnovamento integrale dei filari, con rimozione e contestuale sostituzione di tutti gli esemplari. Tale ipotesi appare indubbiamente di forte impatto, tuttavia consentirebbe in breve tempo il recupero pieno e corretto dell’architettura vegetale nell’assetto e nel ruolo paesaggistico ad essa attribuito dal disegno del giardino formale, in una prospettiva di lungo periodo. Garantirebbe inoltre il recupero graduale dei servizi eco sistematici e una sostanziale riduzione del rischio.

In tale ipotesi si prevede la conservazione di 105 esemplari risultati sani, che verrebbero spostati nei vuoti delle fasce boscate adiacenti ai filari.

Tuttavia, i Comitati, in seguito del sopralluogo dell’11 giugno 2024, hanno affermato (verbale del 12 giugno 2024) che “con certezza che le problematiche rilevate dalla Direzione del Parco e confermate dai due Dipartimenti Universitari sono reali.“.

Leccio (Quercus ilex)

I Comitati dopo ampia discussione in cui è stato valutato che lo stato di sofferenza dei filari in oggetto è stato aggravato dal fatto che il percorso tra i due filari era un tempo occupato da un canale di scolo, successivamente prosciugato e trasformato in un “vialetto” alberato utilizzato dai numerosissimi visitatori della Reggia in alternativa ai vialoni ghiaiati ai lati della via d’acqua che non offrono alcuna protezione dal sole. Ciò ha causato un anomalo compattamento del terreno, non più ossigenato, che ha aggravato lo stato di sofferenza degli alberi”.

 Inoltre, sempre nel verbale, è stato affermato che “è evidente che la soluzione di una sostituzione integrale, con lo spostamento dei 105 alberi sani in un’area naturale … apparentemente risulta molto impattante e sicuramente avrà inizialmente un effetto visivo molto forte ma è anche una soluzione che, dando garanzie a medio e lungo termine, mira a ricomporre l’unità architettonica del rapporto tra i vari elementi del Parco della Reggia. L’intervento puntuale non risolverebbe a monte il problema, non consentirebbe una rigenerazione del terreno e soprattutto non ripristinerebbe mai la quinta architettonica ideata dai due Vanvitelli.

Infine, i Comitati all’unanimità hanno espresso “parere positivo al progetto che prevede la sostituzione integrale dei filari interni con nuovi esemplari di lecci da effettuarsi in tre stralci e lo spostamento dei 105 alberi sani in un’area naturale dove possano crescere liberamente”.

Merlo femmina (Turdus merula)

La Soprintendenza casertana ha, quindi, autorizzato l’intervento prendendo “atto del parere a condizione espresso dai Comitati Tecnici Scientifici nella riunione congiunta del 12/06/2024, relativo ai lavori in oggetto, raccomandando che l’attuazione del progetto in esame avvenga attraverso un crono-programma dei lavori opportunamente dilatato negli anni, al fine di limitare la perdita dei valori storici del parco e paesaggistici che l’impianto, costituito da ‘Quercus ilex’, ha acquisito nel tempo, tenendo cura di posizionare in prima fila degli esemplari adulti e con folta chioma in modo da preservare in parte l’attuale visione della Via d’acqua”.

Un’autorizzazione condizionata che, però, non ha fatto chiarezza sulla necessità assoluta del taglio e della rimozione dei Lecci, in base a perizie del DISTAL dell’Università degli Studi “Alma Mater Studiorum” di Bologna e l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli non conosciute.

L’intervento sembrerebbe finanziato da fondi PNRR (M1C3- Investimento 2.3 Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici), tuttavia non si è a conoscenza del contenuto delle perizie che qualifichino tutti gli alberi come irrimediabilmente malati o pericolanti.

Sembra, invece, che vi siano perizie effettuate da comitati di esperti che concludono per la non necessarietà dei tagli.

Il GrIG auspica piena chiarezza e trasparenza su un intervento così impattante.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

 da Il Manifesto – L’Extraterrestre, 29 gennaio 2026

La battaglia dei lecci nella Reggia di Caserta.

La polemica. Secondo una contestata perizia 697 alberi della dimora storica sono da abbattere perché malati. Il no di esperti e associazioni. (Giuditta Pellegrini)

Luigi Vanvitelli non poteva immaginare l’attrito in corso sui doppi filari di lecci che aveva voluto ai lati del viale centrale del parco della Reggia di Caserta alla sua costruzione, nel XVIII Secolo, e che oggi rischiano di essere completamente sostituiti. 691, per l’esattezza, dei 750 iniziali, che l’architetto aveva inserito lungo la Via d’acqua per restituire «l’illusione di uno spazio infinito come immagine del potere monarchico» dei suoi committenti, i Borbone.

A spiegarlo, la direttrice del complesso museale Tiziana Maffei nella giornata di studio tenutasi a luglio del 2023, in cui aveva esposto l’intenzione di «riqualificazione» della prima fila di alberi della prospettiva vanvitelliana, rappresentata in pratica dal drastico gesto.

SECONDO LA DIREZIONE GLI ALBERI, mantenuti volontariamente più bassi rispetto a quelli del secondo filare, hanno raggiunto uno stato di debolezza e insalubrità. A suffragare la tesi i monitoraggi dal dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari (DISTAL) dell’Università di Bologna e di quello di Agraria (DIA) dell’università di Napoli Federico II, che hanno decretato che su 751 alberi, 697 sono in classe 3, cioè «con sintomi tali da far ritenere che il fattore sicurezza sia sensibilmente ridotto», recita il Protocollo di Valutazione di Stabilità degli Alberi.

Il restante centinaio, che verrà risparmiato dall’abbattimento, verrebbe spostato in un’altra area.

LA PERIZIA NON È PERÒ MAI STATA RESA pubblica. «Non vediamo motivazioni sufficienti che qualifichino tutti gli alberi come irrimediabilmente malati, la situazione resta per noi poco chiara», ha affermato Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG).

PER CONTRASTARE L’ABBATTIMENTO massivo all’interno del complesso Patrimonio Unesco, sono scese in campo numerose associazioni quali Legambiente, Arci, Arcipelago, stimolate da Lipu.

«La conduzione del parco è sempre stata quella di sostituire le singole piante malate, quindi perché non continuare?» chiede Matteo Palmisani, delegato LIPU di Caserta e agronomo: «Le potature sui lecci arrivano quasi a defogliarli, creando uno squilibrio generale che li ha protesi verso l’esterno e le ferite aperte non sono mai state sanate, ma gli alberi malati si possono curare».

Palmisani ha contribuito alla realizzazione della contro perizia indipendente del Gruppo 31 agosto, di cui fanno parte tecnici agronomi e forestali, che, attraverso una ricognizione sul campo, ha rilevato un 10% di piante malate in maniera irrecuperabile: un risultato vicino a quello dello studio del Consorzio universitario Benecom, da cui emerge un elevato grado di stress sul 6,9% dei lecci, ma nettamente differente dall’85% dichiarato dalla direzione della Reggia.

LA RETE DI ASSOCIAZIONI HA MESSO in evidenza come, anche nell’ipotesi di un intervento dilazionato in 18 mesi, come suggerito dalla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che pur avallando la sostituzione dei filari ne ha riconosciuto il forte impatto ambientale, le conseguenze sarebbero devastanti.

UNO DEI PROBLEMI È IL REPERIMENTO di un così alto numero di nuovi alberi e l’eventuale sostituzione dei lecci con i giovani esemplari non autoctoni disponibili sul mercato significherebbe una drastica riduzione della capacità di assorbire Co2 del parco reale di 123 ettari, fondamentale per la città di Caserta.

IL NETWORK LEGALE CONSULCESI ha raccolto i dati relativi alla qualità dell’aria nella città: secondo la piattaforma IQAir, è costantemente sopra i livelli consigliati dall’OMS, con picchi di PM2.5 superiori ai 9 µg/m³. Nel suo rapporto Mal’Aria di città 2025 Legambiente riporta che Caserta ha superato i limiti di PM10 per ben 31 giorni mentre l’Indice del clima del Sole 24 Ore ha posizionato il comune all’ultimo posto, a causa di inquinamento atmosferico, frequenza di ondate di calore e una gestione del verde inadeguata.

LE ASSOCIAZIONI HANNO MESSO in evidenza come ritrovarsi con 750 giovani alberi significherebbe privare per lungo tempo il parco della scenografica prospettiva e la fauna selvatica del suo habitat. Palmisani di Lipu ha elencato la nidificazione delle numerose specie di uccelli che sarebbe messa in pericolo: quella già in corso dei merli, anticipata a causa dei cambiamenti climatici, o delle tortore dal collare orientale, che avviene tutto l’anno, mentre a marzo inizieranno la capinera, il pettirosso, la cincia e i picchi.

Tamburellando sui tronchi in cerca di larve, questi svolgono un importante funzione di cura del bosco. «Mi si deve spiegare come si fa a migliorare la salute dei cittadini tagliando 750 alberi, i cui servizi ecosistemici sono inestimabili», ha affermato Daniele Zanzi, agronomo di lunga esperienza e specializzato in alberi monumentali: «I rilevamenti degli stati fitopatologici sono basati sui difetti, ma le piante hanno una grande capacità di convivere con i patogeni e le avversità, visto che non possono allontanarsi dalle cause scatenanti del malanno» spiega.

«Spesso dimentichiamo che gli alberi sono vita che ospita altra vita e li trattiamo come oggetti o infrastrutture, secondo un’idea consumista», gli fa eco Jacopa Stinchelli, presidente dell’associazione La Voce degli Alberi CURAA.

A SOSTENERE LA BATTAGLIA delle associazioni casertane è anche l’Organismo Nazionale Difesa Alberi (ONDA), che da tempo svolge un importante lavoro di monitoraggio anche sui parchi storici. «Fino a non molto tempo fa, la Reggia era dotata di giardinieri che sostituivano in modo puntuale ogni albero morto. Avevano dei vivai dove raccoglievano i semi, in modo da ottenere una vegetazione resistente per rimpiazzare quella irrecuperabile, ma negli ultimi anni sono stati soppiantati per fare spazio all’era degli appalti alle ditte esterne, che fanno potature invasive e di fretta» ricorda Rosa Fortunato, Attivista del movimento ONDA e biologa.

«CI SIAMO CHIESTI COME RIUSCIRE a trasmettere l’immagine iconica della Reggia alle generazioni future» ha detto Tiziana Maffei durante un’intervista che ci ha rilasciato. Forse allora è il momento di pensare a soluzioni che possano far dialogare i parchi monumentali con le sfide ecologiche attuali e le voci della cittadinanza attiva con quelle di chi ha l’onere di preservare il patrimonio storico e ambientale.

INTANTO LE ASSOCIAZIONI, che hanno presentato alla direzione della Reggia e agli enti coinvolti 6000 firme raccolte in una petizione per fermare l’abbattimento dei lecci, danno appuntamento al primo febbraio alle ore 11 davanti all’ingresso del parco, per un nuovo presidio.

(foto Miguel Hermoso Cuesta/Wikipedia, D.M., S.D., archivio GrIG)

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