Storia di un Fratino.


Fratino (Charadrius alexandrinus)

Highlander è un Fratino (Charadrius alexandrinus) e prova a sopravvivere al Jova Beach Party 2022.

Ce la farà?

Dopo la sospensione determinata dalla pandemia di coronavirus Covid-19, il tour viene riproposto.

Lorenzo Cherubini, noto Jovanotti, è così sensibile all’ambiente e alla sorte di Highlander e degli habitat costieri sciaguratamente interessati dal suo tour che li affida alle amorevoli cure di ruspe e palcoscenici.

La vicenda aiuta molto a definirlo.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Fratino (Charadrius alexandrinus)

da A chi Jova beach Tour, 20 luglio 2022

HIGHLANDER E LA DE-RIMINIZZAZIONE.

I luoghi comuni son duri a morire. Fra i tanti, tantissimi appelli per difendere la naturalità delle spiagge italiane dalla macchina da guerra di Jovanotti, ha richiamato particolarmente la mia attenzione -qualche giorno prima del concerto di Marina di Ravenna – quello dello scrittore Eraldo Baldini (leggi QUI) , per il quale “Marina di Ravenna non è Rimini” e dunque “non è adatta per certe cose”. Quale luogo più adatto della capitale del divertimento balneare per eccellenza? In effetti il JBP a Rimini c’è passato, nel 2019, ma -guarda un po’- proprio nell’area del concerto erano in corso d’opera ben due nidificazioni del fratino. Si tratta di una storia toccante, e avvincente, con la quale ho iniziato il blog A chi Jova Beach Tour , Nel primo post (leggi QUI) ho parlato di Roberto il bagnino, contento perché “anche a Rimini abbiamo queste espressioni della bellezza della natura”. Contro tutti i luoghi comuni, grazie all’ammirevole tenacia degli attivisti, ma soprattutto alla straordinaria capacità di resistenza del Fratino, tra Rimini e Riccione dal 2009 ad oggi vi sono state almeno 50 nidificazioni. Con un picco di 11 nidificazioni solo nel 2020. Si tratta di cifre ben superiori a quelle del litorale di Marina di Ravenna, benché non abbia senso mettersi a fare confronti fra due realtà tanto diverse. Anche perché la foce del Bevano è una roccaforte storica della nidificazione del fratino e nel suo complesso il litorale ravennate, che rientra nel perimetro del Parco del Delta del Po, esprime dei valori naturalistici superiori a quelli della costa riminese. Ma questi numeri ci possono insegnare qualcosa: la Natura può erompere ovunque con le “espressioni della sua bellezza”, sempre pronta a sorprenderci e contraddire i nostri luoghi comuni. Non siamo noi a decidere dove un fratino farà il nido, o una caretta, dove un giglio di mare aprirà la sua corolla. Può accadere nei luoghi più impensati, dove la Natura torna a ricordarci, pur nei paesaggi più sterilmente antropizzati, tra cementificazioni e smog da traffico veicolare, che noi facciamo parte del suo ecosistema. Per questo le coste italiane vanno sottoposte interamente a tutela. In effetti già lo sarebbero, perché tutti i territori costieri sono sottoposti a vincolo paesaggistico, e gli habitat dove siano presenti piante psammofile e dune sono sempre tutelati da una Direttiva europea. La legge c’è, ma rimane sulla carta, i vincoli ambientali servono a ben poco nel nostro Paese, e il JBP ne è la rappresentazione monumentale.

Rimini, spiaggia di Miramare, dove nidifica il Fratino, prima del Jova Beach Tour 2022 (foto Cristian Montevecchi, Sabina Buciolacchi)

Highlander è un fratino nato a Rimini quest’anno. Il nome gli è stato assegnato come un auspicio di lunga vita nonostante i mille pericoli dell’ambiente balneare durante la stagione estiva. Purtroppo Highlander non ce l’ha fatta: è scomparso durante i lavori di preparazione di un concerto -o meglio di una serie di concerti- esattamente come uno di quei 5 uovanotti, nati dalle uova in area Jovanotti, che scomparve il giorno stesso del JBP riminese, il 10 luglio 2019. La triste storia si ripete. Potete leggerla in questo POST dalla pagina Salviamo il fratino a Rimini e Riccione,  che comincia così: “Ciao a tutti, mi chiamavo HIGHLANDER, così mi aveva chiamata la mia mamma adottiva, perchè assieme a me ne sono nati altri 3 di fratellini/cugini, lo stesso giorno, il 04/06 attorno alle 12:00… io ero l’UNICO SOPRAVISSUTO!!! Avevo un recinto stupendo con delle bellissime dune e tanta bella vegetazione, mi serviva per nutrirmi, e per nascondermi da predatori e/o umani che mi camminavano vicini senza saperlo ma, appena mio babbo lanciava il grido di allarme, mi potevo nascondere!!!”.

sabbia

In questa guerra che gli uomini insensatamente combattono contro la natura, che vede i fratini sempre in prima linea, la riconquista di Rimini -come luogo di nidificazione- da parte loro, è stata una notizia sensazionale: l’avvio di un processo di “de-riminizzazione” dell’immaginario balneare che ci dovrebbe finalmente riportare a percepire come “normale” la vegetazione sulla spiaggia. A classificare un ravastrello come espressione della bellezza -e dell’ingegnosità- della natura, e non come erbaccia da estirpare, per non sfigurare con i turisti. Sul cammino di questa realizzazione civile è stato davvero importante che a Rimini, proprio quest’anno, e sempre nell’area già invasa da Jovanotti, fosse stata recintata un’area del fratino. Un’oasi di 70×70 metri dedicata alla naturalità della spiaggia, e alla tutela della sua biodiversità, nel cuore del litorale più commerciale d’Italia. Il compimento di tanti sforzi portati avanti negli ultimi anni da Roberta, Fabio, Cristian e tutti i volontari impegnati sul campo. Pensate, potremmo parlare della prima spiaggia di Rimini ad essere ufficialmente de-riminizzata! (qui il POST di entusiasmo e  ringraziamento all’amministrazione, sulla pagina Salviamo il Fratino a Rimini e Riccione

Un applauso all’amministrazione riminese dunque? No, purtroppo non possiamo proprio farglielo, perché per un evidente problema di dissociazione mentale la stessa amministrazione ha destinato quell’area -proprio la stessa- alla realizzazione del Beach Arena, una serie di grandi concerti (qui il controPOST di delusione e rabbia sulla pagina Salviamo il Fratino a Rimini e Riccione). I primi ci furono nel 2019, sulla scia di Jovanotti. Finiamo per parlare sempre di lui, anche quando non ne parliamo.  Anche a Montesilvano, la spiaggia dove si fece il concerto di Jovanotti, oramai comunemente chiamata la spiaggia del Jova, viene oramai destinata normalmente a festival e concerti, quest’anno ci sono i Gemelli Diversi (leggi QUI).  Idem a Cerveteri, sulla spiaggia di Campo di Mare. Ciò significa che anche quando non c’è lui, è come se ci fosse, il che conferma come Jovanotti non sia che la testa d’ariete di un esercito di piccoli e grandi eventi, l’alfiere di un capitalismo green che mira all’occupazione totale dei territori e dell’immaginario che questi possono veicolare. 

Rimini, spiaggia di Miramare, dove nidifica il Fratino, dopo i lavori per il Jova Beach Tour 2022 (foto Cristian Montevecchi, Sabina Buciolacchi)

Ma torniamo a Rimini: l’amministrazione, incapace di comprendere quale miracolo naturalistico fosse avvenuto sulla spiaggia più discotecara d’Italia, non solo ha destinato quell’area ai grandi concerti (nemmeno un francobollo di 70×70 mt. potevano lasciargli al fratino!) tradendo le sue promesse, ma ha fatto iniziare i lavori addirittura prima che Highlander potesse acquisire gli strumenti per diventare “immortale”, inviando le ruspe a distruggere dune e vegetazione necessari alla sua sopravvivenza! Un’amministrazione, come tante, che fanno e disfanno. Capiscono ma non capiscono mai. Che mostrano di interessarsi alla natura, solo prima che arrivino gli interessi, quelli veramente “green”. Troppo facile! Una storia che tanto somiglia a quella di Fermo, altra tappa dello sciagurato JBP, dove “la spiaggia del Fratino” destinata a diventare Sito di Interesse Comunitario, viene piallata per il concerto nel 2019. Il Comune successivamente riconosce i danni del JBP e avvia una opera di rinaturalizzazione, con soldi pubblici, salvo poi contraddirsi nuovamente e far saltare tutto in aria di nuovo, per predisporre una nuova passerella di sterilizzazione al Dio Jova. Follia e dissociazione allo stato puro!

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

Vi invito a guardare questo servizio di Teleromagna  sul misfatto di Rimini. Roberta Corsi, ornitologa dell’associazione Asoer, “madre adottiva” dei tanti fratini riminesi, e Sauro Pari, presidente della Fondazione Cetacei spiegano perfettamente le conseguenze di questi megaeventi in spiaggia: da un lato l’evidente distruzione di biodiversità, anche quando si tratta di piante e animali protetti, con danni gravissimi che si spingono fino al regno sommerso del mare, dall’altro la chiusura e privatizzazione delle spiagge libere -rese arena di concerti- che ne impediscono il naturale accesso a coloro -sempre di più!- che non si possono permettere di affittare un ombrellone. A una crisi ambientale corrisponde sempre una crisi umanitaria e sociale, e nel suo piccolo la storia di Highlander ce lo ricorda: la spiaggia libera di Miramare a Rimini permetteva una libera coesistenza tra esseri umani e fratini, rappresentanti di un intero ecosistema. Arrivato il Beach Arena, sono scomparsi gli uni e gli altri. O meglio, i primi ci sono, ma devono pagare un sonante biglietto per poter ancora usufruire di un bene demaniale, quindi collettivo. Ciò rientra perfettamente nel quadro della progressiva, inarrestabile rarefazione di spazi e servizi collettivi nel nostro paese. Io ancora mi stupisco e indigno di non riuscire più a trovare una panchina in molte stazioni ferroviarie. Abolite anche tante sale d’aspetto, con la scusa del Covid. Però se paghi un biglietto Freccia Rossa ecco per te un salottino con poltrone rosse e aria condizionata, dove il Covid non esiste. Se devi prendere invece un semplice regionale, oppure un Intercity, non hai diritto a sederti da nessuna parte se non sul pavimento, anche se sei con un bambino, e fuori ci sono 41 gradi, come mi è accaduto a Firenze due settimane fa. In compenso tanti locali della Stazione sono stati adibiti a Libreria Feltrinelli. Ci sono anche dei bar, e il concetto è che in fondo ti puoi ancora sedere dove e come vuoi, ma non in quanto semplice essere umano, bensì compratore o consumatore. La logica odiosa che sottende il JBP è esattamente la stessa: se sei un semplice fruitore della spiaggia, perdi il diritto al libero e gratuito godimento dell’ambiente naturale, nel bel mezzo della stagione balneare. La spiaggia diventa di chi paga l’ingresso. I residenti perdono il diritto di libera circolazione e di parcheggio, e si ritrovano sequestrati nelle loro case, in mezzo al caos, ostaggio di Jovanotti. 

Parafrasando Celine, possiamo dire che “il JBP è il luna park della privatizzazione”. Un luogo in cui è possibile divertirsi fino allo stordimento, stordimento utile a dimenticare che ti stanno fregando, che quell’arenile sul quale balli “con giusta potenza di watt” ti è stato sottratto senza contropartita economica, mentre il capitalismo sta erodendo tutti gli spazi pubblici, gli spazi di reale confronto intorno a te, il potere d’acquisto, la libertà. Esattamente come i concerti, distruggendo dune e vegetazione psammofila, pulendo le spiagge e rendendole sterili, contribuiscono a erodere, centimetro dopo centimetro, la spiaggia. Così come avviene per i porticcioli turistici, vera piaga delle coste italiane: quante spiagge sono scomparse a causa della realizzazione di queste infrastrutture d’inutilità collettiva, in virtù di una odiosa logica classista? Per permettere un posto barca a quelli che se la possono permettere, andiamo a distruggere -o rischiamo di compromettere seriamente- un bene di tutti. Così, l’erosione della spiaggia diventa una rappresentazione reale e al tempo stesso metaforica dell’erosione dello spazio pubblico.

orme nella sabbia

(foto Cristian Montevecchi, Sabina Buciolacchi, F.S., S.D., archivio GrIG)

  1. luglio 26, 2022 alle 3:01 PM

    a Cagliari.

    da You TG, 25 luglio 2022
    Cagliari, maxi festa in spiaggia al Poetto: esplode la polemica. (Monica Magro): https://www.youtg.net/primo-piano/48052-cagliari-polemiche-festa-al-poetto

  2. Donatella Mercatelli
    luglio 26, 2022 alle 11:45 PM

    Non sono mai andata e mai andrò a queste “feste” imbecilli, odiose e distruttive, l’esatto contrario dell’essere felici in riva al mare in silenzio, come si fa a non capirlo?

  3. luglio 30, 2022 alle 7:34 PM

    da GreenMe, 28 luglio 2022
    Jova Beach Party: tornano le ruspe a distruggere per la seconda volta la spiaggia di Fermo (nonostante tutti sapessero dei danni, non solo al fratino).
    La distruzione della spiaggia di Fermo, avvenuta per la seconda volta, è davvero uno schiaffo a tutti gli sforzi fatti per tutelare la biodiversità e difendere gli ecosistemi dunali. (Sabrina Del Fico): https://www.greenme.it/ambiente/tutti-sapevano-dei-danni-del-jova-beach-party-delle-spiagge-del-fratino-di-fermo-i-documenti-che-lo-provano/

  4. Donatella Mercatelli
    luglio 31, 2022 alle 9:21 am

    sono iniziative demenziali, offrire alle persone “incoscienti” le distruzioni della Natura come “divertimenti ecologici”, il mondo all’incontrario …..mi fa davvero paura dove si dirige vorticosamente.

  5. agosto 5, 2022 alle 5:55 PM

    è Jovanotti che “fa cagare”, ipocrita.

    A.N.S.A., 5 agosto 2022
    Jovanotti, al Beach Party niente lavoro nero né greenwashing.
    In diretta su Instagram la replica alle accuse. (https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/08/05/jovanotti-al-beach-party-niente-lavoro-nero-ne-greenwashing_6718e327-cd8f-4c28-8c32-03f99fa8ca81.html)

    ROMA, 05 AGO – Niente lavoro in nero al Jova Beach Party né greenwashing: in diretta Instagram, dal lido di Fermo, Jovanotti respinge accuse e sospetti, dopo il blitz del 3 agosto dell’ispettorato del lavoro, e replica anche a chi punta il dito sui rischi per l’ecosistema.

    “Il lavoro nero per me è una piaga enorme, una cosa molto seria”, sottolinea accanto a Maurizio Salvadori della Trident, e parla di “killeraggio” da parte di cui ha diffuso notizie “nella serata di ieri, per non darci tempo di replicare”.

    E poi aggiunge: “Il Jova Beach non è un progetto ‘greenwash’, parola che mi fa cagare, ma un lavoro fatto bene”.

    ____________________________

    ADN – Kronos, 4 agosto 2022
    Jova Beach Party a Lido di Fermo, 17 lavoratori in nero in 4 ditte.
    Su 55 lavoratori 17 erano in nero, sospese 4 ditte e a 3 contestata la somministrazione illecita di manodopera. (https://www.adnkronos.com/covid-oggi-lombardia-4692-contagi-e-44-morti-bollettino-5-agosto_7gQFSKqV8kwgtmkEyQmBAA)

    Ancora polemiche sul “Jova Beach” Party. Ieri pomeriggio gli uomini dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Ascoli Piceno, assieme ai militari del Nil e al Servizio prevenzione della Asur dell’Area Vasta 4 di Fermo, hanno effettuato un’ispezione nel cantiere del palco e dell’area concerto di Jovanotti a Lido di Fermo.

    Come fa sapere l’Ispettorato nazionale del lavoro, nel corso dell’ispezione sono state controllate 19 aziende, nessuna delle quali con sede legale nella provincia di Fermo.

    Dei 55 lavoratori di cui sono state acquisite informazioni, 17 – sia italiani sia stranieri – erano in nero. Nei confronti delle quattro ditte di facchinaggio per cui lavoravano l’Ispettorato del lavoro ha emesso altrettanti provvedimenti di sospensione dell’attività, con decorrenza immediata.

    Durante i controlli sono emersi anche elementi per contestare a tre ditte operanti nel settore dell’allestimento delle luci provvedimenti di somministrazione illecita di manodopera.

    Diverse criticità sono state riscontrate anche nella vigilanza in materia di sicurezza. Su queste l’Ispettorato fa sapere che saranno emanati i relativi provvedimenti.

    LA REPLICA – Nessun lavoratore in nero nel cantiere per la tappa di Fermo del Jova Beach Party. Lo assicura in una nota l’agenzia Trident, che organizza il tour di Jovanotti, e che “smentisce categoricamente la presenza di 17 lavoratori in nero nel cantiere del Jova Beach Party di Fermo”.

    L’agenzia spiega che “nel corso delle abituali ispezioni in data di ieri sono state notificate della inadempienze formali a tre aziende. Le suddette -prosegue Tridente – formalizzando in data odierna i dati mancanti, hanno ricevuto oggi la notifica di revoca del provvedimento di sospensione e oggi le aziende e i 17 lavoratori hanno pertanto proseguito la loro attività, attualmente ancora in corso”.

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