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Anche il gestore di un locale aperto al pubblico può rispondere del chiasso causato dagli avventori.


Importante pronuncia della Suprema Corte di cassazione in tema di inquinamento acustico.

La sentenza Corte cass., Sez. III, 26 marzo 2015, n. 12967 ha ritenuto responsabile per il chiasso provocato dagli avventori anche il gestore dell’esercizio commerciale che non si sia attivato per controllare il comportamento dei propri clienti al fine di evitare che provochino schiamazzi e disturbo al riposo e alla quiete pubblica.

movidaIl gestore può allontanare gli avventori maleducati o ricorrere alle Forze dell’ordine, tuttavia se il chiasso è all’esterno del locale aperto al pubblico, “per poter configurare la responsabilità del gestore è necessario provare che egli non abbia esercitato il potere di controllo e che a tale omissione sia riconducibile la verificazione dell’evento”.

Anche il gestore di un locale aperto al pubblico deve, quindi, fare la sua parte per evitare schiamazzi e caos.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 23 aprile 2015

Cass. Sez. III n. 12967 del 26 marzo 2015 (Cc 17 dic 2014)
Pres. Fiale Est. Andronio Ric. Bertotto ed altro
Rumore. Responsabilità del gestore di un esercizio commerciale per rumori provocati dagli avventori.

Laddove gli schiamazzi o i rumori avvengano all’interno di un esercizio, non c’è dubbio che il gestore abbia la possibilità di assolvere l’obbligo di controllo degli avventori, impedendo loro comportamenti che si pongano in contrasto con le norme di polizia di sicurezza. Si è così ritenuto che risponda del reato di cui all’art. 659 cod. pen., il gestore di un locale pubblico che ometta di ricorrere ai vari mezzi offerti dall’ordinamento (come l’attuazione dello ius excludendi o il ricorso all’autorità) per evitare che la frequentazione del locale da parte degli utenti sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica. Se, invece, il disturbo del riposo e delle occupazioni da parte degli avventori dell’esercizio pubblico avvenga all’esterno del locale, per poter configurare la responsabilità del gestore è necessario provare che egli non abbia esercitato il potere di controllo e che a tale omissione sia riconducibile la verificazione dell’evento.

anatre_in_voloqui la sentenza Corte di cassazione, Sez. III, 26 marzo 2015, n. 12967

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  1. max
    aprile 27, 2015 alle 7:42 am

    BENE; ERA ORA. NON SE NE PUO’ PIU’DI GENTAGLIA RUMOROSA BIFOLCA E BECERA CHE SPESSO IN BALIA DEI FUMI DELL’ALCOL SE NE FOTTE DEI DANNI ( SI PERCHE’ L’INQUINAMENTO ACUSTICO PROCURA DANNI FISICI E PSICHICI) CHE PROCURANO AGLI ALTRI. PURTROPPO SPESSO I BOTTEGAI ( TERMINE VOLUTAMENTE DISPREGIATIVO) PUR DI NON PERDERE CLIENTI FINGONO DI NON SENTIRE.
    OGNUNO SI GESTISCA I PROPI FALLIMENTI E FRUSTRAZIONI, POCHEZZE E VITE SQUALLIDE SENZA DISTURBARE GLI ALTRI.

  2. Mara
    aprile 27, 2015 alle 8:09 am

    Ben detto Max.

  3. marco m. cocco
    aprile 27, 2015 alle 10:03 am

    Bene, grazie per la segnalazione e per aver pubblicato gli estremi della sentenza.

  4. aprile 3, 2017 alle 2:50 pm

    tanto rumore per nulla 🙂

    da Sardinia Post, 2 aprile 2017
    Cagliari, tanto (anti)rumore per nulla: Comune e Regione ok su piano B. (Alessandra Carta) (http://www.sardiniapost.it/cronaca/cagliari-tanto-antirumore-per-nulla-comune-e-regione-ok-su-piano-b/)

    Sta facendo discutere, a Cagliari, lo scontro tra Comune e Regione sugli eventuali limiti di orario, da imporre a bar e ristoranti, per il servizio all’aperto nei quartieri della Marina e di Stampace, cuore della movida cittadina. Ma dopo giorni di polemiche feroci, col Municipio che ha accusato la Giunta sarda di volere il coprifuoco a mezzanotte, dal verbale di una riunione istituzionale spunta il piano B: i due enti hanno trovato l’accordo già dallo scorso 17 gennaio, quando è stato convocato l’ultimo tavolo tecnico.

    Succederà, come proposto dall’assessore comunale alle Attività produttive, Marzia Cillocu, che sedie e tavolini dovranno essere rimossi da marciapiedi e piazze all’una di notte, quindi un’ora più tardi rispetto all’iniziale proposta della Regione. Nei week-end estivi, dal venerdì alla domenica, sarà invece ammessa una deroga sino alle due. Questo nel caso in cui non dovesse funzionare un primo tentativo di abbassare il livello di inquinamento acustico intervenendo solo sugli spazi con “la riduzione delle concessioni, il rispetto di precise distanze dagli edifici e l’aumento dei controlli”, si legge nel verbale.

    Visto l’interesse che il tema ha suscitato, Sardinia Post ha ricostruito la vicenda scoprendo non solo l’esistenza del piano B, ma anche un secondo particolare: con la riunione di gennaio il Comune si era impegnato, nei successivi quindi giorni, a presentare all’assessorato sardo all’Ambiente una serie di documenti: dall’indicazione delle aree oggetto di concessione alle determinazioni assunte per la pulizia del suolo pubblico passando per le attività rumorose autorizzato dal servizio Cultura e Spettacolo. Documenti che dovevano servire a mettere in campo quella prima soluzione morbida, ma che forse l’Amministrazione cittadina non ha mai spedito. E questo può spiegare perché la Regione abbia ‘minacciato’, nei giorni scorsi, il ritorno alla misura più restrittiva, con la fine del servizio all’aperto entro mezzanotte.

    Ma andiamo con ordine. Tutto nasce dai livelli di inquinamento acustico che alla Marina e a Stampace superano il limite consentito, secondo i rilevamenti fatti nel 2014 dall’Arpas, l’agenzia sarda per l’ambiente. Di qui una prima riunione il 21 luglio 2016, poi una seconda otto giorni più tardi e l’inizio di una fitta corrispondenza tra Regione e Comune. Con la prima che, “per risolvere l’emergenza sanitaria”, suggerisce appunto di sbaraccare piazze e marciapiedi a mezzanotte, mentre il secondo considera la misura antieconomica per le attività commerciali.

    Di fronte alla innegabile e netta distanza tra i due enti, il 7 ottobre 2016 il sindaco Massimo Zedda chiede la convocazione di un nuovo tavolo tecnico (protocollo numero 219614). Obiettivo: provare e concertare le misure anti-rumore attraverso una soluzione meno impopolare rispetto al coprifuoco a mezzanotte. La riunione viene convocata il 17 gennaio 2017. Ma sino al 30 marzo scorso la faccenda resta nell’alveo istituzionale, la politica non ne parla. Poi, nei giorni scorsi, l’amministrazione cittadina decide di rendere pubblica la trattativa, imputando alla Regione il recupero della linea più restrittiva.

    Nel giro di mezza giornata la maggioranza di Zedda riesce a portarsi dalla propria parte non solo i gestori delle attività commerciali, ma anche mezza città. Così sui social, con centinaia di discussioni che spingono l’assessora regionale all’Ambiente, Donatella Spano, a replicare. L’esponente della Giunta, in una nota diffusa dall’ufficio stampa di viale Trento, scrive che la conclusione del servizio all’aperto a mezzanotte era contenuta in un pacchetto di “suggerimenti per rientrare nella norma” rispetto ai livello di inquinamento acustico e non si trattava “certamente di perentorie prescrizioni (leggi qui)”.

    Dal verbale del 17 gennaio risulta ancora che a quella riunione partecipano in tredici. Per il Comune ci sono l’assessore alle Attività produttive, Marzia Cillocu col dirigente Giambattista Marotto e la funzionaria Maria Giovanna Curreli. Più Carla Fabbri del servizio di Pianificazione strategica e il capo della Polizia municipale, Mario Delogu. Per la Prefettura è presente Andrea Leo; per l’assessorato all’Ambiente Daniela Manca, Corinna Caddeo ed Enrico Mura; per quello alla Sanità, Augusto Sanna. per l’Arpas ecco Andrea Aramo, per la Provincia Marco Carcangiu e Nicola Carboni.

    Dal documento viene poi fuori che la Regione, fin dal primo tavolo tecnico di luglio 2016, interviene vista “l’inerzia del Comune” sulle misure anti-chiasso. Gli enti locali, infatti, sono tenuti per legge ad approvare sia il Piano di classificazione acustica (e il municipio di Cagliari ce l’ha da aprile 2016) sia quello risanamento in caso di inquinamento (ma qui il Comune è inadempiente). Tanto che il comitato “Rumore no grazie”, che ha sollevato il caso della Marina e di Stampace, il 12 ottobre 2016 aveva sollecitato “l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Regione”. In buona sostanza chiedeva il commissariamento dell’Amministrazione cittadina sulle competenze in materia (ma la misura, come noto, si applica solo in caso di gravissime inadempienze).

    Dal verbale emerge quindi la controproposta dell’assessora Cillocu sugli revisione degli orari, accolta dal tavolo tecnico, ma non diffusa in questi giorni nemmeno dal Comune. E questa è indubbiamente una stranezza, visto che la proposta di concludere il servizio all’aperto all’una di notte (o alle due nei week-edn estivi) l’ha fatta la stessa Amministrazione cittadina.

    Ancora: “Tutti i rappresentanti del Comune – è scritto nel verbale – ammettono che la situazione nell’area (cioè nei quartieri della Marina e di Stampace) era sfuggita di mano“. Nemmeno questo, però, è stato reso pubblico dal Municipio che sull’alleanza con la Regione non può contare di certo, ma grazie a Facebook, d’ora in avanti, sa come fare moral suasion sull’assessorato all’Ambiente.

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