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Storia di un “ibrido”, a La Maddalena.


Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Non ha avuto nemmeno la dignità del nome Cinghiale sardo (Sus scrofa meridionalis) il povero ibrido cinghialexmaiale trovato qualche giorno fa morto di caldo e di sete presso gli Orti di Garibaldi dentro una delle gabbie utilizzate nell’ambito del discutibile piano di eradicazione sull’Isola di Caprera dall’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena.

Era un porcastro, uno dei circa 500 ibridi (altri 300 sono già stati catturati) presenti, discendenti di quei Cinghiali introdotti anni fa clandestinamente da cacciatori locali a fini venatori (e oggi se ne scandalizzano) e poi moltiplicatisi in maniera esponenziale grazie anche a incroci con maiali domestici.   Oggi costituiscono un reale, concreto e rilevante pericolo per gli ambienti naturali della piccola isola.

Ma non devono certo morire così.

E non si devono trovare nemmeno tortuosi giri di parole (“qualcuno, approfittando dei giorni di festa e perciò di una minor presenza di personale impegnato nelle ricognizioni di routine ha provato a catturare ‘privatamente’ qualche animale”) per evitare di pronunciare il termine “bracconaggio”.

E’ un atto di bracconaggio ed è accaduto dentro un parco nazionale.

Fa bene il Presidente dell’Ente parco Giuseppe Bonanno a denunciare il fatto alla magistratura e a chiedere un incremento della vigilanza, perché queste cose non possono essere tollerate.

Ma farebbe bene il personale dell’Ente Parco anche a provvedere alla rimozione delle gabbie che non vengono utilizzate per la cattura degli ibridi, così da non fornire un facile strumento ai bracconieri.

Con poco si potrebbe iniziare a fare molto.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

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La Maddalena, ibrido cinghialexmaiale morto dentro la gabbia di cattura

La Maddalena, ibrido cinghialexmaiale morto dentro la gabbia di cattura

Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena – Comunicato Stampa del 18.08.2013

Cinghiale morto presso gli “Orti di Garibaldi”: l’Ente Parco non utilizza quella gabbia

Il ritrovamento presso l’area denominata “Orti di Garibaldi” di un ibrido di cinghialexmaiale morto da diverse ore all’interno di una delle gabbie utilizzata nell’ambito della campagna di eradicazione della specie sull’isola di Caprera non deve generare equivoci relativi alle modalità di trattamento e cura degli animali al momento della loro cattura. Occorre chiarire che la gabbia all’interno della quale è stato rinvenuto l’animale non era tra quelle utilizzate in questo momento dal personale dell’Ente Parco addetto al piano di eradicazione. L’animale è stato ritrovato all’interno di una gabbia non armata e sigillata con catena e lucchetto; molto probabilmente qualcuno, approfittando dei giorni di festa e perciò di una minor presenza di personale impegnato nelle ricognizioni di routine ha provato a catturare “privatamente” qualche animale attraverso la stessa. Qualcosa o qualcuno, o le stesse segnalazioni, poi, devono averli impedito di recuperare la “refurtiva”. La scelta di non armare e di non utilizzare le gabbie intorno all’area in prossimità degli Orti di Garibaldi in questo periodo di festività, è stata assunta dall’Ente Parco in considerazione delle diverse attività che proprio in queste settimane si stanno svolgendo nell’area: visite guidate organizzate nell’ambito della manifestazione Discover Park.

“Sembra assurdo che si possa anche solo pensare che il personale dell’Ente Parco possa riservare un trattamento di questo tipo a un animale – spiega il Presidente Giuseppe Bonanno – oltre che a vincoli di buon senso, siamo obbligati anche al rispetto di precise indicazioni normative nelle modalità di cattura e abbattimento degli animali. La gabbia che ha ospitato l’agonia di quell’animale non era utilizzata in questi giorni dal personale dell’Ente addetto al piano di eradicazione che di conseguenza era stata chiusa. Spero solo che sia un episodio occasionale e non il preludio ad azioni di boicottaggio del sistema di cattura con le gabbie. Sporgeremo denuncia contro ignoti e chiederemo alle forze dell’ordine di aumentare il livello di guardia essendo di fronte ad azioni riconducibili al bracconaggio. Se poi dovesse essere scoperto un disegno criminoso verrebbero sospese tutte le attività a cominciare dall’abbattimento selettivo ossia l’abbattimento con l’uso delle armi, questo per far capire che all’interno del Parco non sarà tollerato, se mai qualcuno si fosse abbandonato a desideri inconfessabili e ridicoli, alcun tentativo di creare una riserva di caccia”.

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

(foto da La Nuova Sardegna, S.D., archivio GrIG)

  1. agosto 23, 2013 alle 3:03 PM

    da Sardegna Reporter, 22 agosto 2013
    La Maddalena. Storia di un ibrido, il cinghialexmaiale morto di caldo e di sete: http://www.sardegnareporter.it/giornale/associazioni/20595-la-maddalena-storia-di-un-ibrido-il-cinghialexmaiale-morto-di-caldo-e-di-sete

    ____________________________

    da Liberissimo.net, 22 agosto 2013
    ATTUALITA’. Storia di un ibrido, a La Maddalena: http://www.liberissimo.net/storia-di-un-ibrido-a-la-maddalena/

  2. settembre 8, 2013 alle 10:43 am

    da La Nuova Sardegna, 8 settembre 2013
    Isola Piana devastata dai cinghiali.
    Arrivano a nuoto dall’Asinara a caccia di uova di gabbiano. Gravi danni alla vegetazione. (Gianni Bazzoni)

    PORTO TORRES. Cinghiali nuotatori per migrare dal Parco nazionale dell’Asinara e raggiungere l’Isola Piana, dove stanno creando una emergenza simile a quella già presente nell’ex isola-carcere. Predatori ingestibili, i cinghiali stanno distruggendo le altre specie presenti su quello che fu un territorio di proprietà dei Berlinguer – e che oggi è Area di interesse comunitario, in quella che viene considerata fascia pre-parco – modificando la catena alimentare. Parecchie le carcasse di cinghiali che si possono trovare nei percorsi dell’Isola Piana, insieme a esemplari visibilmente ammalati che fanno persino fatica a scappare di fronte all’uomo. E i turisti che approdano, dopo essere sbarcati dalle imbarcazioni, stanno continuando a dare da mangiare ai cinghiali, ponendo una serie di problemi anche per quanto riguarda la situazione sanitaria. Sulla vicenda, l’ex assessore all’Ambiente del Comune di Porto Torres Francesco Porcu – che aveva anche le deleghe per l’Asinara – ha inviato una lettera al presidente del Parco nazionale Pasqualino Federici (tra i primi a denunciare il grave fenomeno). L’analisi parte dallo studio illustrato dal responsabile dell’Osservatorio faunistico internazionale di Tumbarinu, Danino Pisu, che già diverso tempo fa aveva sollevato un problema grave: «Segnalò – afferma Porcu – che il gabbiano reale aveva colonizzato a dismisura l’isoletta (circa 117 ettari) e il gabbiano corso (che è specie protetta) non nidificava più nel Sito di interesse comunitario. Da un po’ di tempo, il gabbiano reale ha lasciato l’Isola Piana e preferisce nidificare sui tetti di Porto Torres, con tutti i problemi che ne conseguono. Una “fuga” dovuta all’arrivo di un predatore ben più infestante come il cinghiale». Gli esperti confermano che i cinghiali stanno facendo strage di tutte le specie che non possono abbandonare l’Isola Piana e devono soccombere. Anche le specie vegetali stanno subendo danni che rischiano di essere irreversibili. «Pochi giorni fa – scrive Porcu nella lettera inviata al presidente del Parco nazionale – ho potuto constatare di persona la presenza di turisti che sbarcano nelle calette e che danno da mangiare ai cinghiali. Il contatto con l’uomo è ormai routine con i pericoli facilmente immaginabili, anche in considerazione del fatto che queste bestie sono malate e portatrici di possibili infezioni. La conferma arriva dalle numerose carcasse disseminate sull’isoletta». Asinara e Isola Piana rischiano ora di essere accomunate dalla stessa piaga, quella dell’invasione incontrollata dei cinghiali che distruggono tutto. Nel Parco nazionale da qualche tempo è cominciata una campagna per la riduzione attuata con le gabbie , ma i risultati sono insufficienti. «Credo che il Parco e i corpi regionali competenti – scrive Francesco Porcu nella nota inviata al presidente Pasqualino Federici – abbiano le competenze e le professionalità per individuare la strada da seguire per risolvere il problema, prima che sia troppo tardi». Proprio la presenza massiccia di cinghiali, ormai non più sopportabile, ha prodotto una situazione incredibile, tanto che gli animali sono stati visti cercare cibo anche sugli scogli dove cercano di catturare granchi.

  3. settembre 18, 2014 alle 3:00 PM

    riceviamo dall’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena e pubblichiamo volentieri.

    Ibridi di cinghiale nell’Arcipelago, il Presidente del Parco: «Serve un confronto concreto, e che ogni ente faccia la sua parte».

    (Nota stampa di mercoledì 17.09.2014)

    La questione dei cinghiali ibridi (cinghialexmaiale) sulle isole di La Maddalena e Caprera costituisce un’annosa problematica, purtroppo mai risolta definitivamente. L’introduzione, a partire dagli anni Ottanta del XX secolo, di alcuni esemplari nell’isola di Caprera ha infatti determinato una serie di problemi di carattere ecologico e igienico-sanitario; dopo l’istituzione dell’Ente Parco, quindi quasi un ventennio dopo l’introduzione “clandestina” degli animali, tali criticità sono state affrontate attuando politiche di contenimento dei capi, ma l’elevata prolificità dell’animale, tipica dell’ibrido, ha costituito un elemento di diffusione ben più problematico e diffuso di quanto previsto, con la loro comparsa massiccia anche sull’isola di La Maddalena.

    L’Ente Parco, nel quadro delle normative nazionali sull’argomento, è impegnato nel tentativo di porre un argine al proliferare di tali esemplari ibridi, scontrandosi spesso con atteggiamenti poco collaborativi e di nessun aiuto da parte di alcuni cittadini: innanzitutto perché chi ha immesso questi animali a Caprera lo ha fatto senza rendersi dei conto dei danni che avrebbe provocato in futuro e che oggi sono visibili agli occhi di tutti; in secondo luogo perché alcune persone, col pretesto della presenza di gatti abbandonati, hanno negli anni iniziato a lasciare cibo sull’isola di Caprera, fornendo così sostentamento ai cinghiali e non contribuendo in alcun modo alla risoluzione del problema, ma anzi spesso compromettendo l’azione del Parco e i risultati raggiunti negli anni passati.

    Nel corso del 2011 l’Ente Parco, in accordo col Comune di La Maddalena, ha comunque avviato, alla presenza dei vari soggetti istituzionali coinvolti, un percorso che ha portato all’adozione di alcune linee guida, approvate dal Consiglio direttivo dell’Ente Parco unitamente a due regolamenti che disciplinano le modalità di cattura e di abbattimento. Tali documenti sono stati elaborati dai tecnici dell’Ente Parco sulla base di linee guida già esistenti in materia e sono quindi stati approvati senza alcuna osservazione sostanziale da parte del Ministero dell’Ambiente e dell’ISPRA.

    Spiega il Presidente del Parco Giuseppe Bonanno: «Com’è facile comprendere, l’argomento è indubbiamente spinoso e certamente di non agevole soluzione, ma per l’anno in corso l’Ente Parco, nonostante le limitate risorse a disposizione, ha ottime speranze di poter migliorare ulteriormente l’azione delle campagne di cattura che ha comunque permesso la cattura di circa 150 capi nei soli mesi estivi del 2014.

    In ogni caso, l’Ente Parco non può che accogliere con piacere la richiesta del Sindaco di La Maddalena di attivare “un percorso istituzionale che consenta di addivenire all’eradicazione della specie nell’Arcipelago”, ma non può fare a meno di precisare che tale percorso, piuttosto che limitarsi ad uno scambio di note divulgate a mezzo stampa, dovrebbe concretamente includere una sostanziale interlocuzione tra i soggetti coinvolti.

    Al riguardo vorrei rammentare che ai sensi della stessa Legge 394/1991 esiste un apposito organo consultivo e propositivo dell’Ente Parco, denominato “Comunità del Parco” e che lo stesso organo, del quale fanno parte anche il Sindaco di La Maddalena, si è riunito in due sole occasioni nell’arco degli ultimi sei anni, ed esclusivamente per finalità connesse alla nomina dei membri del Consiglio direttivo.

    Un confronto concreto sta peraltro già da tempo avvenendo tra l’Ente Parco e ISPRA per ottenere possibili deroghe rispetto alle stesse linee guida dell’ISPRA, le quali, oltre che essere citate dal Sindaco, dovrebbero essere comprese nella loro interezza e adattate alla realtà del territorio; è infatti noto che attualmente le regole imposte da tale disciplinare rendono vano qualsiasi intervento con caccia selettori e, quindi, limitano le opzioni che possano essere valutate per “l’individuazione di una strategia per una soluzione incisiva e duratura”.

    Vale la pena rammentare, inoltre, che una delle principali criticità connesse alla possibilità di eradicazione degli ibridi cinghialexmaiale è relativa alla persistere della presenza, sul territorio comunale di La Maddalena, di oltre 26 punti di alimentazione dei numerosissimi felini abbandonati, che oltre a incidere negativamente sul decoro urbano e l’igiene determinano, soprattutto nei siti più sensibili, un rischio per la biodiversità, e costituiscono anche sostentamento per quegli stessi animali che lo stesso Sindaco di La Maddalena – posizione certamente condivisa da chi parla – ritiene opportuno eradicare. Purtroppo, poiché i siti di ricovero di tali animali, negli anni scorsi individuati e censiti dallo stesso Ente Parco grazie ad una convenzione con la sezione locale dell’Enpa, non risultano essere stati sinora riconosciuti dall’amministrazione comunale di La Maddalena, non è possibile giungere ad una definizione, così come stabilito dalla legge, di “colonie feline”. Le azioni e gli investimenti comunque promossi dal Parco negli ultimi anni, come la sterilizzazione di molti gatti liberi, evidenziano in modo lampante la volontà dell’Ente di individuare una soluzione del problema, nella consapevolezza da un lato di quanto la presenza di questi animali intervenga nell’equilibrio ecologico dell’isola e nella tutela della fauna selvatica presente.

    Manifesto, in conclusione, la più ampia disponibilità al confronto sull’argomento; nella prospettiva di cui sopra riterrei utile l’emissione da parte del Sindaco di La Maddalena di appositi provvedimenti che siano finalizzati all’implementazione delle attività di controllo nei confronti dei cittadini che, come correttamente lo stesso Sindaco fa notare con riferimento al passato, potrebbero continuare ad introdurre “clandestinamente” animali, ovvero a fornire loro, come sta tuttora avvenendo, il cibo necessario al sostentamento, con la scusa di provvedere all’alimentazione delle colonie esistenti.»

  4. dicembre 9, 2015 alle 2:52 PM

    riceviamo dall’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena e pubblichiamo volentieri.

    Comunicato stampa del 07.12.2015 – Piano di eradicazione dell’ibrido di cinghialexmaiale: nuovi punti sparo.

    All’interno del piano straordinario di eradicazione dell’ibrido di cinghialexmaiale, l’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha avviato lo scorso 30 novembre la campagna di abbattimenti selettivi sulle due principali isole dell’Arcipelago: La Maddalena e Caprera. Per intensificare le operazioni condotte dai selecontrollori sono state aggiunte 6 nuove postazioni all’elenco dei punti sparo già presenti nell’Isola madre.

    La durata complessiva sarà sempre di cinque mesi, tre volte la settimana: il lunedì – il mercoledì e il venerdì. Gli abbattimenti saranno condotti dai selecontrollori (selezionati e preparati dall’Ente Parco regolarmente iscritti in appositi elenchi) a partire dalle ore 16.00 e si concluderanno entro le ore 2.00 del giorno successivo.

    I nuovi punti sparo saranno i seguenti: Cimitero, Acquedotto (Casa San Gaino), Spalmatore (La Vecchia Cava), Villaggio Piras (La Vallata), Villaggio Piras (Le Sei Case), Casa Delle Fate, Via Barrettini (Strada Provinciale 114).

    L’Ufficio ambiente dell’Ente Parco ribadisce per la cittadinanza la necessità di massima attenzione, non sostando nelle zone indicate e dove sono presenti i cartelli di avviso di pericolo. Le attività di abbattimento selettivo con la carabina verranno integrate in parallelo al servizio di cattura con le gabbie, affinchè possano essere ottimizzati i risultati per una eradicazione totale dell’ibrido di cinghiale.

    Per visualizzare il testo del comunicato stampa è possibile scaricare il file in allegato oppure fare riferimento alla pagina: http://www.lamaddalenapark.it/comunicati-stampa/2015-12-07/piano-di-eradicazione-dell-ibrido-di-cinghialexmaiale-nuovi-punti-sparo

    Ufficio Stampa e comunicazione
    del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena
    via Giulio Cesare, 7
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    Tel. 0789 790226 – 335 5397756
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  5. febbraio 15, 2016 alle 2:46 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    Comunicato stampa del 11.02.2016 – Piano straordinario di eradicazione degli ibridi di cinghialexmaiale: nuovi punti sparo

    Si intensifica la campagna di eradicazione degli ibridi di cinghialexmaiale avviata lo scorso novembre dal Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena sulle isole di Caprera, La Maddalena e Spargi. A partire dalle prossime giornate aumenteranno i punti sparo individuati dall’Ufficio ambiente dell’Ente Parco di concerto con il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e il Corpo Forestale dello Stato. Le operazioni condotte attraverso l’uso dell’appostamento con carabina dai selecontrollori adeguatamente formati dall’Ente Parco si terranno ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 16.00 e si concluderanno entro le ore 2.00 del giorno successivo.

    L’Ufficio ambiente dell’Ente Parco ribadisce per la cittadinanza la necessità di massima attenzione, non sostando nelle zone indicate e dove sono presenti i cartelli di avviso di pericolo. Le attività di abbattimento selettivo con la carabina verranno integrate in parallelo al servizio di cattura con le gabbie, affinché possano essere ottimizzati i risultati per una eradicazione totale dell’ibrido di cinghiale. La campagna a partire dalle prossime settimane interesserà anche l’Isola di Spargi dove, nel corso di un sopraluogo effettuato con il personale del CFVA sono stati segnalati una ventina di esemplari di ibrido di cinghialexmaiale.

    In allegato alla presente è possibile scaricare l’elenco dei punti sparo individuati e la cartografia di riferimento per ciascuna delle isole interessate dalle operazioni.

    Per visualizzare il testo del comunicato stampa è possibile fare riferimento alla pagina: http://www.lamaddalenapark.it/comunicati-stampa/2016-02-11/piano-straordinario-di-eradicazione-degli-ibridi-di-cinghialexmaiale-nuovi-punti-sparo

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  6. M.A.
    febbraio 15, 2016 alle 4:34 PM

    Bene mi fa molto piacere! Però toglimi una curiosità perché non avete ancora scritto mezza riga sul maialicidio che sta avvenendo in questi giorni in Barbagia? “Blaterate” a più non posso per 4 o 5 giornate di caccia..ma ciò che sta avvenendo in questi gironi, ai maiali nel centro Sardegna, è fuori da ogni logica NATURALE. Questi maiali vengono prelevati con la forza da personale autorizzato (Non Cacciatori attenzione!) stile SS, messi in fila (sani e infetti) e GIUSTIZIATI per poi essere sepolti (e non mangiati) in fosse comuni, con la totale disperazione degli allevatori.

    • febbraio 15, 2016 alle 6:18 PM

      l’allevamento allo stato brado dei maiali è la causa fondamentale della persistenza della peste suina in Sardegna da decenni.
      Se ancora non te ne sei accorto…

      —————————————————————

      dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna

      Peste suina, Unità di progetto: solo vantaggi dalla sconfitta della malattia”.
      È obiettivo di questa giunta liberare la Sardegna da 38 anni di schiavitù sanitaria animale dovuta alla PSA – ha proseguito De Martini – un periodo buio per la nostra zootecnia in cui il comparto suino, con i suoi tanti allevamenti legali, ha pagato il prezzo maggiore: negli ultimi 5 anni si è quasi dimezzato il numero dei maiali allevati sull’Isola”: http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=300828&v=2&c=289&t=1

      • M.A.
        febbraio 15, 2016 alle 6:44 PM

        Scusami e la vostra etica sugli “altri animali”? È vergognoso come questo “maialicidio” legalizzato stia passando nel silenzio di tutti! Tutte le associazioni ecologiste e animaliste isolane si stanno tappando occhi e orecchie! E Stanno girando delle foto in rete veramente imbarazzanti..un conto è uccidere per nutrirsi, un altro è giustiziare animali (anche sani) a fini politici ed economici! Senza parole.

      • febbraio 15, 2016 alle 9:47 PM

        siamo quasi commossi dalla tua empatia. Ammazzi “altri” animali per divertimento, ma sei “sconvolto” dall’unica strada per debellare la peste suina quando ormai si è giunti a questa situazione.
        Decenni di vergognosa ignavia (della Regione autonoma della Sardegna) e di arroganza (degli allevatori a stato brado) hanno prodotto questa situazione.
        Nemmeno un’ampia “finestra” temporale ha portato gli “irriducibili” del “maiale allo stato brado” alla regolarizzazione.
        Così la peste suina prospera ancora dopo quarant’anni, con gravi danni alla fauna selvatica (i Cinghiali) e all’economia isolana.
        La “colpa” non è nostra, è di chi ha volutamente continuato a ignorare le minime regole di decenza.
        In danno anche dei poveri maiali: a loro va ogni solidarietà, purtroppo senza effetto.
        Ma di tutte le tante ipocrisie ne abbiamo piene le tasche.

  7. M.A.
    febbraio 15, 2016 alle 10:06 PM

    Sbagli sempre nel concetto di fondo..noi spariamo i cinghiali, divertendomi e.c’è li mangiamo. Da li non si scappa. Non sparo un cinghiale per buttarlo nell’umido o lasciarlo buttato in campagna. Nemmeno il padre eterno sarebbe in grado di convincermi che uccidere per nutrirsi è un peccato, un reato o una violenza alla Natura. Uccidono migliaia di maiali: maschi, mamme con i piccoli, gestanti, stile seconda guerra mondiale, per poi seppellire le carcasse di animali anche sani in fosse comuni (avete per caso notizie sulle fosse e relativo inquinamento delle falde? etc) e tutto passa in silenzio (con la scusa dell’ eradicazione peste suina) mettendo in ginocchio gente che ci campa! Grig..se questo è animalismo…io sono Edoardo Stoppa! 😀

    • febbraio 15, 2016 alle 10:21 PM

      sono maiali al di fuori di ogni controllo sanitario, sei tu che certifichi che sono sani? Cerca d’esser serio…

      • Carlo Forte
        febbraio 16, 2016 alle 11:58 am

        Non sono molto informato sulla peste suina e vi chiedo come si propaga,se esiste una cura e se il “maialicidio” può essere evitato senza esecuzioni di massa.Ilconcetto espresso da M.A.,di animali anche sani sacrificati a fini politici ed economici,non è da sottovalutare…….Del resto non è la stessa sorte che subiamo noi sardi sacrificati dai politici e dallo stato ai grossi interessi delle multinazionali dell’inquinamento. L’olocasto in Sardegna è in atto.A FORA

      • febbraio 16, 2016 alle 4:03 PM

        no, purtroppo non si conoscono metodi alternativi per debellare la peste suina. Bisogna evitare il contagio. I maiali allo stato brado infettano anche Cinghiali. La carne di maiali “malati” provoca nell’uomo la Trichinellosi.

  8. M.A.
    febbraio 15, 2016 alle 10:57 PM

    Grig, partiamo da lontano. Il maialetto sardo (o porceddu) che ci ha rappresentato a Milano all’Expo, dev’essere tutelato. Ma che cos’è che rende sardo il porceddu? La razza del maiale? No..il tipo di cottura a fuoco lento sullo spiedo e il tipo di alimentazione e vita. Un qualsiasi maiale allevato in batteria con mangimi controllati e cucinato a fuco lento sullo avrebbe lo stesso sapore di qualsiasi maiale allevato in qualsiasi regione italiana. La tipicità viene data dal pascolo brado poiché il maiale sincibs di ciò che trova principalmente ghiande che conferiscono sapore alle carni, e inoltre il brado, conferisce compattezza alle carni. I vantaggi per gli allevatori sono notevoli in qualità (carne tipica e buona) e costi (meno acqua, meno mangimi, meno sporcizia). Il problema è dal punto sanitario e dal possibile incroci con i cinghiali (che si stanno moltiplicando di anno in anno). Tutti i maiali sono malati e portatori di PSA? No. La Regione sotto richiesta dell’Europa e il piano per la PSA ha bandito il pascolo brado e di conseguenza i maiali (sani o meno). Capito da dove deriva il “maialicidio”? Senza il brado il porcetto sardo è una pagliacciata.. O meglio la tipicità resterà solo la cottura..allo spiedo, ma il sapore non differirà dal maialetto lombardo, piemontese o calabrese (grazie al fatto che i sardi hanno case con cortili dove possono arrostire in quanto, fortunatamente, non tutti vivono dentro un palazzo).

    • febbraio 15, 2016 alle 11:29 PM

      sei fra i più tenaci alleati della peste suina, tutto qui.

      • M.A.
        febbraio 15, 2016 alle 11:45 PM

        Non riusciranno a debellare la peste suina, e non riusciranno a salvaguardare il maialetto in quanto perderà la sua qualità e la sua tipicità..data esclusivamente non dalla razza, ma dalla cottura e dal brado! Il maialetto allevato in batteria e un maiale come tutti gli altri. Per eliminare la PSA bisognerebbe eradicare tutti i suidi selvatici e domestici (e politici)..vedremo un pó tra tre anni a che punto saremo!

      • febbraio 15, 2016 alle 11:51 PM

        in Spagna e in Portogallo l’hanno fatto. Semplicemente gli allevatori hanno smesso di fare i furbi e, in definitiva, gli autolesionisti…

  9. M.A.
  10. M.A.
    febbraio 16, 2016 alle 6:24 PM

    Scusa Grig, potresti mettere un link o un articolo che chiarisca ciò che tu affermi? La trichinellosi è una zoonosi parassitaria, la PSA è un virus non capisco come le due cose siano correlate. Grazie 🙂

  11. M.A.
    febbraio 16, 2016 alle 10:51 PM

    No Grig, non voglio far proliferare un ben niente. Mi dispiace solamente per le tonnellate di carne di maiali sardi (sani e non uccisi solamente per essere al brado) letteralmente sprecate, mi dispiace per la vita di quei maiali morti per nulla (senza assolvere al ruolo cui la natura li ha destinati), mi dispiace che in futuro metteremo sullo spiedo maialetti sardi (allevati in batteria in Sardegna) e mi dispiace per gli allevatori dell’entroterra che già combattono quotidianamente per la sfortuna di vivere in una realtà bella ma difficile, e mamma Europa che fa? gli mette un piede sul collo distruggendo l’unica fonte di reddito di tante famiglie!

    • febbraio 16, 2016 alle 10:56 PM

      i maiali sono ovviamente incolpevoli, quegli allevatori hanno avuto numerose occasioni per mettersi in regola, ma non ne han voluto tener conto.

  12. febbraio 25, 2016 alle 2:48 PM

    A.N.S.A., 25 febbraio 2016
    Peste suina: avanti con abbattimenti.
    Pronta nuova campagna di comunicazione per convincere allevatori: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2016/02/24/peste-suina-avanti-con-abbattimenti_d9f02df4-7885-487e-aa8c-15e1041a64f8.html

  13. marzo 22, 2017 alle 4:30 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri dal Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena.

    Ibridi di cinghiale: una strategia congiunta per l’eradicazione della specie, 22 marzo 2017 (http://www.lamaddalenapark.it/comunicati-stampa/2017-03-22/ibridi-di-cinghiale-una-strategia-congiunta-per-l-eradicazione-della-specie)

    Si è svolta ieri presso l’Assessorato all’ambiente della Regione Sardegna una riunione tecnica per definire una strategia condivisa per l’eradicazione della specie di ibridi di cinghialexmaiale sulle Isole di Caprera e La Maddalena. Si continua nel breve periodo con il metodo di abbattimenti con carabina e gabbie: prevista già a partire da questo pomeriggio alle 16.00 una nuova battuta che proseguirà fino alle 02.00 del mattino; il personale dell’Ente Parco e del Corpo forestale di vigilanza ambientale sarà coadiuvato dalla Compagnia barracellare del Comune di La Maddalena, la campagna proseguirà per i mesi di Marzo e Aprile dalle ore 16.00 alle ore 02.00: il lunedì, il mercoledì e il venerdì. L’Ente Parco, anche a seguito della riunione con la Regione Sardegna sta definendo una strategia di intervento sul lungo periodo che attraverso l’elaborazione di un Piano operativo triennale di abbattimenti definisca approccio scientificamente fondato e individui soluzioni efficaci in grado di affrontare alla radice un problema importante per la tutela della biodiversità delle isole dell’Arcipelago.

    Il Piano verrà elaborato con la collaborazione dell’Università degli studi di Sassari e il Dipartimento di Medicina Veterinaria e dell’Agenzia Forestas per costruire un modello gestionale secondo le linee guida dell’Ispra, che preveda fasi di programmazione, attuazione e verifica sulla base di un adeguato supporto conoscitivo e organizzativo.

  14. maggio 4, 2017 alle 2:44 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    Comunicato stampa del 03.05.2017 – Piano di eradicazione degli ibridi di cinghialexmaiale: chiusa la prima fase

    Si è chiusa il 30 aprile scorso la prima fase della campagna di eradicazione degli ibridi di cinghialexmaiale sulle isole di Caprera e La Maddalena; un risultato positivo quello ottenuto dai selecontrollori abilitati dal Parco con un centinaio di capi abbattuti che apre la strada alla seconda fase degli interventi programmati dall’Ente Parco di concerto con l’Assessorato all’Ambiente della Regione Sardegna che prevedono l’uso delle gabbie di cattura.

    Appuntamento fissato per il prossimo 11 Maggio per la riunione operativa con tutti gli soggetti istituzionali coinvolti: Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari, Agenzia Forestas e tecnici della Regione Sardegna per fissare le linee del Piano operativo triennale di abbattimenti e proseguire con la definizione delle migliori strategie per provare a eradicare la specie che tanti danni sta procurando alla biodiversità delle isole dell’Arcipelago. Nell’immediato è previsto l’avvio del posizionamento delle gabbie di cattura che buoni risultati avevano dato nelle scorse stagioni di abbattimenti. L’Ente Parco, anche a seguito della riunione con la Regione Sardegna sta definendo una strategia di intervento sul lungo periodo che, attraverso l’elaborazione di un Piano operativo triennale di abbattimenti, definisca un approccio scientificamente fondato e individui soluzioni efficaci in grado di affrontare alla radice il problema. Il Piano verrà elaborato con la collaborazione dell’Università degli studi di Sassari e il Dipartimento di Medicina Veterinaria e dell’Agenzia Forestas per costruire un modello gestionale secondo le linee guida dell’Ispra, che preveda fasi di programmazione, attuazione e verifica sulla base di un adeguato supporto conoscitivo e organizzativo.

    Per visualizzare il testo del comunicato stampa è possibile fare riferimento alla pagina: http://www.lamaddalenapark.it/comunicati-stampa/2017-05-03/piano-di-eradicazione-degli-ibridi-di-cinghialexmaiale-chiusa-la-prima-fase

    ____________________________________
    Ufficio Stampa e comunicazione
    Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena
    via Giulio Cesare, 7
    07024 La Maddalena (OT)
    Tel. 0789 790226 – 335 5397756
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