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Indirizzi della Regione autonoma della Sardegna in materia di diritti di uso civico.


Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

In questi ultimi anni, finalmente, è cresciuto in Sardegna l’interesse in materia di diritti di uso civico e per la gestione dei demani civici.

Le aree rientranti nei demani civici, al termine delle operazioni di accertamento regionali, giungeranno circa a un quinto della Sardegna, un’opportunità interessantissima per la salvaguardia di un importante patrimonio ambientale e la sua corretta fruizione economico-sociale.

Ora la Regione autonoma della Sardegna – con deliberazione Giunta regionale n. 21/6 del 5 giugno 2013 – ha dettato gli indirizzi conoscitivi e applicativi riguardo i procedimenti amministrativi della materia.

Alcuni punti sono di estremo interesse. 

In primo luogo, il riconoscimento – ai fini dei provvedimenti di accertamento – dell’appartenenza al demanio civico dei terreni

“a) di origine “feudale – ex ademprivile”, derivati dagli atti di scorporo dell’Intendenza di Finanza, ad eccezione delle terre sulle quali il Commissario regionale per gli usi civici riconobbe ai Comuni il diritto a ritenere i terreni alle condizioni previste dall’art. 4 del R.D. n. 844 del 10 novembre 1907 e degli artt. 12 e 13 del relativo regolamento 25 agosto 1908, n. 548;

b) di “antico possesso” o “originaria pertinenza”; in conformità con quanto prescritto dalla circolare del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste n. 15998/B12 del 7 maggio 1934; al riguardo si conferma che si deve sempre fare riferimento al principio giuridico in base al quale “anche gli immobili comunali rientranti tra quelli di antico possesso o originaria pertinenza devono essere ritenuti gravati da uso civico”. Di conseguenza, in assenza di titoli scritti che comprovino la provenienza per particolare privato e patrimoniale godimento dell’Ente (non è sufficiente l’intestazione catastale) prima dell’entrata in vigore della L. n. 1766/1927, si dovrà applicare la presunzione che “esse (le terre) appartengano al demanio del Comune, siano cioè gravate di uso civico a favore dei comunisti anche quando non risulti in atti l’esercizio dell’uso, ossia la presunzione che in origine abbiano costituito una proprietà comune a favore dei comunisti”. I terreni pervenuti al patrimonio comunale successivamente all’entrata in vigore della legge 1766 del 1927, potranno ritenersi come gravati da uso civico solo se dall’analisi storica d’accertamento emerge che, in ragione dei principi sopra enunciati, alla data di entrata in vigore della legge erano già gravati da uso civico, benché intestati a terzi” (punto 4 degli indirizzi).

Giara, Mitza Salamessi

Giara, Mitza Salamessi

E’ ribadito poi che in assenza di regolamento comunale sulla gestione del demanio civico non è consentito alcun relativo atto di disposizione, a qualsiasi titolo (punto 7 degli indirizzi), mentre sono favoriti gli atti di disposizione dei terreni a uso civico finalizzati al loro accorpamento per una migliore gestione ambientale ed economico-sociale (punto 8 degli indirizzi).

Inoltre,

“con riferimento alla sclassificazione delle terre dal regime demaniale civico, si conferma che le condizioni di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 dell’art. 18-bis della L.R. n. 12/1994 (da leggersi necessariamente senza le integrazioni apportate dai commi 35 e 36 dell’art. 2 della L.R. n. 3 del 2009 e dal comma 1 dell’art. 17 della L.R. n. 12 del 2011, in quanto non più in vigore) devono sussistere cumulativamente. Inoltre, in merito alla sussistenza della condizione di cui alla lettera b) si precisa che, mentre le alienazioni devono essere state poste in essere prima della entrata in vigore della legge 8 agosto 1985 n. 431, l’utilizzazione dei terreni per la costruzione di opere permanenti di interesse pubblico o per la realizzazione di Piani di Edilizia Economico Popolare (PEEP) o di Piani di Insediamenti Produttivi (PIP) deve essere avvenuta prima della entrata in vigore dell’art. 36, comma 1, della L.R. 12 giungo 2006, n. 9 (cioè della norma che ne ha previsto la sclassificazione). Le due fattispecie previste alla predetta lettera b) non possono che ritenersi alternative, ma in ogni caso ciascuna di esse deve necessariamente cumularsi con le ulteriori condizioni di cui alle lettere a) e c)” (punto 9 degli indirizzi).

Un buon passo in avanti per la corretta gestione della materia, da tempo atteso.

Baunei, Baccu Goloritzè

Baunei, Baccu Goloritzè

Gli usi civici e gli altri diritti d’uso collettivi (legge n. 1766/1927 e s.m.i., regio decreto n. 332/1928, legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) sono in generale diritti spettanti ad una collettività, che può essere o meno organizzata in una persona giuridica pubblica (es. università agraria, regole, comunità, ecc.) a sé stante, ma comunque concorrente a formare l’elemento costitutivo di un Comune o di altra persona giuridica pubblica: l’esercizio dei diritti spetta uti cives ai singoli membri che compongono detta collettività.

Gli elementi comuni a tutti i diritti di uso civico sono stati individuati in:
– esercizio di un determinato diritto di godimento su di un bene fondiario;
– titolarità del diritto di godimento per una collettività stanziata su un determinato territorio;
– fruizione dello specifico diritto per soddisfare bisogni essenziali e primari dei singoli componenti della collettività.
L’uso consente, quindi, il soddisfacimento di bisogni essenziali ed elementari in rapporto alle specifiche utilità che la terra gravata dall’uso civico può dare: vi sono, così, i diritti di uso civico di legnatico, di erbatico, di fungatico, di macchiatico, di pesca, di bacchiatico, ecc.      Quindi l’uso civico consiste nel godimento a favore della collettività locale e non di un singolo individuo o di singoli che la compongono, i quali, tuttavia, hanno diritti d’uso in quanto appartenenti alla medesima collettività che ne è titolare.

Dopo la legge n. 431/1985 (la nota Legge Galasso), i demani civici hanno anche acquisito una funzione di tutela ambientale (riconosciuta più volte dalla Corte costituzionale: vds. ad es. sent. n. 345/1997 e n. 46/1995).    Questa funzione è importantissima, basti pensare che i demani civici si estendono su oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia (un terzo dei boschi nazionali), mentre i provvedimenti di accertamento regionali stanno portando la percentuale del territorio sardo rientrante in essi a quasi il 20%.

Carloforte, Capo Sandalo

Carloforte, Capo Sandalo

Molte normative regionali, così come anche la legge regionale sarda n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni, vi hanno aggiunto alcune nuove “fruizioni” (es. turistiche), ma sempre salvaguardando il fondamentale interesse della collettività locale.   In particolare sono rimasti invariate le caratteristiche fondamentali dei diritti di uso civico.

Essi sono inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927): “intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all’uso” (art. 2 legge regionale n. 12/1994).                 Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato ad opere permanenti di interesse pubblico generale (art. 3 della legge regionale n. 12/1994).

Con l’approvazione regionale degli strumenti previsti (regolamento per la gestione, piano di recupero e gestione delle terre civiche) sarà, così, possibile tutelare efficacemente il demanio civico e svolgere tutte quelle operazioni (permute, recuperi, sdemanializzazioni, trasferimenti di diritti, ecc.) finalizzate a ricondurre a corretta e legittima gestione una vera e propria cassaforte di natura della comunità locale (legge n. 1766/1927 e legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni).

Un patrimonio meritevole di efficace tutela e di accorta gestione ambientale, quasi un quinto del territorio isolano.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

anatre_in_voloqui la deliberazione Giunta regionale n. 21/6 del 5 giugno 2013

qui gli indirizzi conoscitivi e applicativi

 

 

 

Giara, Pauli Majori

Giara, Pauli Majori

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. amico
    giugno 19, 2013 alle 3:47 pm

    Bene così.

  2. giugno 21, 2013 alle 11:17 pm

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  1. giugno 27, 2013 alle 7:09 am

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