Tonno rosso, Carloforte.


 

Riceviamo dal gruppo Tabarchin Pau Ben In Cumün e pubblichiamo molto volentieri.

Carloforte senza il suo Tonno rosso (Thunnus thynnus) non sarebbe la stessa, sarebbe molto più povera, come tutti noi.

Bisogna darsi da fare per la sua salvaguardia. Ora.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Tonno rosso (Thunnus thynnus)

Tonno rosso (Thunnus thynnus)

 

Il Tonno e la sua estinzione.
Una ricerca pubblicata di recente su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha confermato che le popolazioni di tonno sono quasi tutte in calo e quindi in pericolo. Come molti sanno, il Tonno rosso è presente nella lista rossa IUCN (animali in via d’estinzione) e addirittura in alcune zone del pianeta come in Brasile non si avvistano più esemplari da almeno 20 anni.
A Carloforte la situazione non è certo delle migliori, infatti i tonni pescati negli ultimi anni sono di piccole dimensioni, cosa che farebbe accapponare la pelle a qualsiasi vecchio tonnarotto; nonostante ciò, con l’avallo di leggi ad hoc e dei politici non solo locali (Gabriella Carlucci lo scorso anno ha fatto la sua passerella durante il Girotonno), si continua a pescare e a osannare quello che è a tutti gli effetti lo sterminio della specie. Anzi quest’anno le tonnare hanno avuto pure l’aumento di tonnellate, si è passati dalle scorse 120 tonnellate alle attuali 160. In un paese normale si cercherebbe di tutelare quella che fino a qualche decennio fa era una risorsa economica per le persone che vi lavoravano ma anche di “artigianato” culinario, basti pensare a tutto il procedimento di lavorazione delle interiora del tonno (bottarghe, musciame, beli ecc…) che con l’estinzione della specie andrà irrimediabilmente perso. Anche se ancora prima che si arrivi all’estinzione della specie, che sarà purtroppo inevitabile (se non si porrà una moratoria internazionale sulla pesca), il tonno non viene più pescato nella nostra isola, infatti da tre anni a questa parte viene ingabbiato e portato con dei rimorchiatori a Malta, dove una volta ingrassato viene venduto a prezzi esorbitanti ai giapponesi. All’inizio di quest’anno si è battuta un’asta record,un tonno rosso da 222 kg pagato 1,3 milioni di euro, quasi 6.000 euro al chilo!
Poco importa se a Carloforte non rimane praticamente nulla, né a livello di ricaduta economica né tanto meno di pescato. L’argomento estinzione è per molti un tabù e viene dai più sottaciuto, conseguentemente vengono a mancare sia prese di posizione per la tutela della specie che in difesa del metodo tradizionale di pesca ormai sparito da tre anni a questa parte. Siamo consapevoli che le tonnare tradizionali sono considerate metodi di pesca eco-sostenibili e che buona parte del disastro è causato principalmente dallo sfruttamento eccessivo e dalla pesca indiscriminata portata avanti sia con le tonnare volanti che dalla pesca illegale, quello che purtroppo non si vuole capire è che siamo di fronte ad una situazione del tutto eccezionale e di grande emergenza, una specie si sta estinguendo. Quindi in questo momento ogni metodo, sia esso quello della tonnara tradizionale che quello delle tonnare volanti, sono entrambi complici dell’estinzione della specie. Se si vuole perseguire con la mattanza e con la pesca del tonno l’unica strada da seguire è la tutela immediata, oggi, per poter avere il privilegio di pescare il tonno anche per le generazioni future.
Perciò ci associamo aalla richiesta fatta nel 2010 da parte del Principato diMonaco inserire il tonno rosso nell’Allegato I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate (Cites) per vietarne il commercio internazionale e proteggerla dalla pesca eccessiva. Purtroppo la richiesta fu respinta nonostante il supporto ottenuto sia dall’Unione Europea (ma non dall’Italia) che dagli Stati Uniti. Il perchè si sia arrivati alla non inclusione del tonno nelle specie d’estinzione ha dell’incredibile, infatti l’ambasciatore nipponico presente a Doha il giorno prima della riunione del Cites ha offerto un fastoso ‘sushi party’, al quale sono stati invitati i rappresentanti di varie nazioni, circa 300 persone da 50 Paesi, principalmente da Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente. L’assemblea si concluse con 68 voti contrari, 30 astensioni e 20 voti favorevoli. Il pensiero dello scandalo avvenuto al Cites, che è stato denunciato egregiamente da Report, non fa altro che far acquisire in noi la coscienza della necessità di una Moratoria immediata, supportata dal fatto che purtroppo il tonno rosso è diminuito nel Mediterraneo fra il 1957 e il 2007 del 74%!!! …e come avviene nei tonni ingabbiati gli esemplari rimasti nei nostri mari sono sempre più piccoli. Il business che gira intorno al tonno lo si vede anche nella politica europea, dove a ricoprire gli affari marittimi e della pesca dal 2004 al 2010 fu guarda caso un maltese, Joe Borg, che come Commissario si oppose duramente alle richieste di messa al bando della pesca del tonno rosso. Sarà solo una coincidenza che proprio a Malta si trovano le gabbie di allevamento del tonno pescato nelle nostre acque?

Carloforte, faro di Capo Sandalo

Carloforte, faro di Capo Sandalo

Tonnare.
Le tonnare di Carloforte non sono in mano a pescatori locali come molti credono, ma sono proprietà della Ligure Sarda Spa – Consociazione Consortile delle Tonnare Sarde di Carloforte e Portoscuso, con capitale sociale da € 680.144,00 e sede amministrativa a Genova, mentre la Carloforte Tonnare PIAM srl, che vende il tonno pescato nelle Tonnare della Sardegna sul mercato giapponese, ha sede legale a Cagliari. Invece la distribuzione ai ristoranti giapponesi avviene attraverso la collegata ARK TRADE Co.Ltd.
Secondo quanto scritto sul sito delle Tonnare, il motivo per il quale il tonno viene esportato è dovuto al fatto che “le difficoltà di cambio date dalla forza dell’ Euro hanno portato il prodotto proveniente dalla stagione di pesca delle Tonnare Sarde ad essere ad appannaggio solo dei ristoranti top del Giappone”. Pensiamo che il motivo sia ben diverso: senza ombra di dubbio per la società è meglio venderlo su quel mercato dove il prezzo può andare oltre i 1000 euro al Kg anziché ai circa 15-20 euro del mercato carlofortino e tutto a vantaggio della società. Ancora, “il sistema logistico da anni rodato permette di portare nel giro di 72 ore il tonno dal mare dell’Isola di San Pietro ai ristoranti del Giappone”. Questo riporta il sito, ma a onor del vero la maggior parte dei tonni catturati e ingabbiati a Carloforte vengono portati a Malta e da lì una volta ingrassati raggiungono il Giappone.
E’ facile intuire che le tonnare come le hanno conosciute i nostri padri e nonni sono in completa decadenza, ai carlofortini per esempio non rimane che qualche misero posto di lavoro stagionale, e del nostro amico tonno non rimane che qualche briciola che arriva nei ristoranti attraverso il mercato all’ingrosso o qualche tonno che rimane ammagliato. Le nostre tonnare, come tutte le altre tonnare fisse, erano un tipo di pesca tradizionale e dovrebbero essere tutelate come patrimonio storico e culturale della nostra identità mentre invece tutto si sta perdendo.
Tra l’altro nel tempo si sono verificati episodi poco gratificanti, infatti lo scorso anno su La Nuova Sardegna – 22 marzo 2012 – si leggeva: “Militari della Guardia Costiera di Carloforte e di Cagliari, insieme al personale del servizio veterinario dell’Asl 7 di Carbonia, hanno svolto controlli in uno stabilimento di lavorazione di prodotti ittici sull’isola” in cui avveniva “l’attività di lavorazione e trasformazione di prodotti ittici senza aver ottenuto il riconoscimento dell’autorità regionale, contravvenendo a severi regolamenti comunitari. In particolare, come riferito dalla Guardia Costiera, lo stabilimento sottoposto a controllo era autorizzato all’attività di trasformazione di prodotti ittici, ma non la società che all’interno vi opera”. Questa infrazione è stata sanzionata con una multa di 10 mila euro. “Inoltre, dall’ispezione delle celle frigo, sono stati trovati prodotti congelati ed in fase di lavorazione, provenienti dal nord Italia e privi dei documenti di accompagnamento previsti dalle leggi in vigore. La violazione, ha portato al sequestro cautelare di 3tonnellate di pesce ed una multa di 4 mila euro per la società che ha spedito il prodotto”. Il prodotto venne in seguito analizzato dalla Asl per poter riconoscere se la specie in attesa di lavorazione e commercializzazione fosse o meno tonno rosso. Il sopralluogo è avvenuto “nello stabilimento di lavorazione del pesce della Ligure Sarda a Carloforte” come riportava anche L’Unione Sarda del 23 marzo 2012 .
Le domande che ci poniamo sono: Perché quei pesci non avevano documenti? Perché la società è stata multata di 10 mila euro? Che tipo di pesce era?
Come abbiamo già accennato, nelle tonnare i tonni pescati sono, spesso, sottotaglia; a raccontarcelo oltre alle testimonianze dei tonarotti, ci sono le cronache dei giornali. A metà giugno 2010 l’Unione Sarda scrive che ben 600 tonni, circa 10 tonnellate, peso medio a tonno 16,6 Kg, furono sequestrati a Portoscuso (“alla società su Pranu” Nuova Sardegna 16/06/2011) dalla Capitaneria di Porto, perchè troppo piccoli e in tal modo si infrangevano le regole imposte di dimensione e peso messe in atto per tutelare il pesce dall’estinzione. I tonni dovevano essere liberati e non pescati. Purtroppo il danno per l’ecosistema era già stato fatto, i tonni infatti erano tutti morti. Sulla Nuova Sardegna del 14 giugno 2011 altri 400 tonni sottotaglia sono stati liberati, come infatti riporta il giornale “La circostanza si è verificata spesso durante la stagione di pesca,soprattutto durante le mattanze, quando i tonnarotti hanno fatto uscire dalla camera della morte”; appunto aggiungiamo noi, con la mattanza la liberazione dei tonni, in teoria, poteva essere eseguita; ma con il nuovo metodo dove il pesce passa nella gabbia come è possibile verificarne peso e dimensione o evitare che specie che con i tonni non hanno nulla a che fare, come le tartarughe marine o delfini per esempio, vengano ingabbiate?
Inoltre resta da capire come è possibile far rispettare il limite imposto dalla legge, per cui i tonni inferiori ai 30 kg e ai 115 cm non possono essere pescati. Come si riesce a misurare e a pesare un tonno vivo in mare?
Essendo un business a tutti gli effetti spesso avvengono attività illecite. Sull’Unione Sarda del 20 aprile 2011 leggiamo che la Guardia Di Finanza, in un’operazione che coinvolgeva ben 11 regioni italiane, smantellava “un’organizzazione che inscatolava pesce di provenienza ignota spacciandolo per il pregiato tonno rosso delle tonnare di Carloforte e Portoscuso e vendendolo a 120 euro al chilo” sequestrando “circa 130 mila etichette contraffatte e circa 500 confezioni pronte per essere commerciate”, ciò a dimostrazione del fatto che il mercato del tonno è un business che fa gola a molti, e molti continuano a speculare sul tonno infischiandosene dell’estinzione della specie.
Di sicuro sappiamo che non esiste una tutela di origine controllata del nostro amico tonno e che il lavoro che le tonnare davano stagionalmente sono solo un ricordo lontano.
In un futuro prossimo sarebbe auspicabile una pesca del tonno fatta da personale interamente isolano per un pescato limitato e controllato, per solo uso interno all’isola e con marchio “Doc Isola di San Pietro” tutelato e garantito, che darà valore e benefici a tutta la comunitàe non solo a pochi. Auspichiamo per la tutela del nostro mare l’istituzione immediata dell’Area Marina Protetta.

Carloforte, centro storico visto dal mare

Carloforte, centro storico visto dal mare

GIROTONNO: la sagra subita.
Tra fine maggio e i primi di giugno si celebra l’undicesima edizione del Girotonno, la manifestazione gastronomica dedicata al tonno rosso
“Dal Sulcis al Sushi” così recita il nuovo slogan 2013, scelta di cattivo gusto in quanto rappresentativa della situazione del nostro amico tonno, infatti l’eccessivo consumo del sushi, piatto ormai tristemente di moda non solo in giappone, è tra le cause dell’estinzione della specie.
E’ l’undicesima edizione di una manifestazione (Sagra) calata dall’alto dall’amministrazione comunale dell’epoca e rimasta tale negli anni nonostante l’avvicendamento delle maggioranze politiche.
Una manifestazione (Sagra) povera di contenuti ma ricca di slogan e di attività promozionali che in undici anni ha promosso più se stessa che il luogo in cui si è svolta.
Una manifestazione (Sagra) dove si svolgono e si sono svolte delle gare internazionali di cucina, spesso a porte chiuse e per pochi eletti, per le quali quasi mai sono stati selezionati o coinvolti rappresentanti della cucina locale (tranne un raro caso di chef telegenico).
Una manifestazione (Sagra) che non essendo figlia della comunità, ma di scelte sbagliate dei suoi rappresentanti ha segnato fin dalla prima edizione il suo lento e inesorabile declino.
Una manifestazione (Sagra) senza radici e senza identità che a breve rischia di rimanere anche senza tonno, perché sia chiaro, le sagre sono le feste stagionali dell’abbondanza! E le stagioni migliori per il nostro amico tonno ahimè sono rimaste solo nella memoria dei veri tonnarotti!
Una manifestazione (Sagra) che ogni amministratore dotato di buon senso, alla luce di ciò che sta succedendo al tonno e alla tonnara, dovrebbe riconsiderare totalmente, sia nella forma che nella sostanza! Celebrare con l’abbondanza, il consumo della carne di un animale a rischio estinzione ci sembra fuori luogo oltre che anacronistico.
Una manifestazione (Sagra) che comporta consistenti voci di spesa nel bilancio comunale mai giustificate mediante l’adozione di strumenti statistici, indispensabili per poter valutare le ricadute economiche a breve e lungo termine sulle attività locali.
Una manifestazione (Sagra) per la quale nel 2013 l’amministrazione comunale di Carloforte decide di spendere, per la sola gestione, 35.000 euro più iva affidando l’incarico, naturalmente senza l’adozione di una gara d’appalto, a una società siciliana (Feedback), nonostante si potessero sfruttare competenze locali lasciando quelle risorse a Carloforte, probabilmente spendendo anche meno. Attendiamo di sapere quanto è costato complessivamente.
Lo scorso anno, tra l’altro, il tonno rosso è stato utilizzato solo nelle degustazioni “d’elite” mentre i turisti come riportato nei depliant hanno mangiato pinna gialla (meno pregiato ma sempre a rischio estinzione) nonostante il tonno rosso è quello che viene tanto pubblicizzato …e quest’anno? Agli ignari turisti, sempre più informati e indignati, si farà credere che la tonnara di Carloforte è sinonimo di tradizione e che è gestita da pescatori? Cosa palesemente falsa considerato che da tre anni a questa parte non si fanno neppure più le mattanze.

E’ indispensabile capire che oggi più che mai la strada da seguire per ogni nostra attività è quella della sostenibilità. L’alternativa sostenibile è spesso possibile, nelle case che costruiamo, nelle cose che mangiamo, negli abiti che indossiamo, nei luoghi che visitiamo…
Ribadiamo perciò l’appello lanciato lo scorso anno dal nostro gruppo di trasformare questa inopportuna manifestazione (Sagra?) in un appuntamento internazionale (VIVOTONNO) sul consumo responsabile delle specie ittiche e in difesa delle specie marine a rischio d’estinzione.

L’alternativa è possibile e necessaria!

Tabarchin Pau Ben In Cumün

 

 

 

 

 

(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. giugno 6, 2013 alle 8:21 am

    Credo che sia un po’ tardi ma forse lo si può ancora salvare, è il 2012 che il WWF aveva dato per anno finale del tonno rosso, specie che raggiunge la maturità sessuale all’ottavo anno di età e che non riesce a stare dietro alla pesca intensiva, specie che viene a riprodursi nel mediterraneo e che tutti vengono a pescare qui nel momento della sua maggior debolezza. Vergogna per chi ha autorizzato il Girotonno, mi sono battuto sempre contro questa sagra dell’estinzione forse ce la possiamo ancora fare. Mi pento di aver sempre tentato di organizzare una manifestazione per informare le persone prima dell’imbarco verso l’isola per andare a questa misera sagra e non esserci mai riuscito, per il tempo, per la lontananza un po’ per tutto, mi sento in colpa ma forse ce la possiamo fare. Anche la Sea Shepherd Conservation Society era venuta qui per difendere il tonno rosso e ne liberò oltre 800 da una reta a circuizione tagliandola, vogliono venire gli amici di The Black Fish e noi invece non riusciamo a fare nulla per la nostra isola. Molti chef internazionali hanno smesso di cucinarlo da diversi anni, io ho smesso di mangiare sia tonni che tutti gli altri animali da anni. C’è bisogno di un cambiamento radicale se vogliamo fare qualche cosa, adesso, subito!
    E se quel cambiamento non iniziamo ad esserlo noi non avverrà mai. Non voglio credere che Carloforte sia morta senza quella sagra dell’estinzione, bisogna dire alla gente di disertarla sempre e di preferire altri periodi dell’anno per visitarla, e inoltre mi domando come mai in questo periodo di crisi assoluta, una amministrazione si possa permettere il lusso di spendere 35000 euro per una sagra, lo trovo allucinante. Chissà a quante persone bisognose è stata tolta la possibilità di vivere meglio. VERGOGNA. Diamoci da fare ora.

  2. Occhio nudo
    giugno 6, 2013 alle 9:01 am

    Il Comune di Carloforte dovrebbe sostenere questa battaglia, e tante altre, insieme ai cittadini, altrimenti diventerà un paese-vetrina, buono solo per le vacanze di qualche radical chic e per qualche passaggio in tv o alla radio.

  3. Paol
    giugno 6, 2013 alle 9:11 am

    Dalle mie parti, in Sicilia, ancora qualche tonno c’è, non sono ancora spariti del tutto. Comunque l’unica pesca che mette a rischio la specie é quella delle grandi imbarcazioni giapponesi o che lavorano per loro… La pesca del tonno fatta dalle piccole imbarcazioni é perfettamente sostenibile dalla specie! Purtroppo li su alle istituzioni non sanno e vietano qui vietano la! Basterebbe vietare alle grandi barche la pesca del tonno mediterraneo e informare consumatori e pescatori sui periodi di pesca, per limitare la pesca di tonni che portano le uova

  4. giugno 6, 2013 alle 9:31 am

    La pesca va bloccata subito se vogliamo salvare questo grande predatore del mare che credo abbia nella propria dieta anche quelle meduse che invadono le spiagge e che danno fastidio alla gente, non è solo il surriscaldamento globale come dicono tanti, la causa di tanti problemi degli oceani è che lo stiamo depredando dei grossi predatori, stiamo spezzando le catene e rompendo gli ingranaggi del mare senza nemmeno conoscerli. Per cosa? Perchè crediamo che l’uomo abbia bisogno di nutrirsi di animali o di tonno? Essendo uno dei più grandi predatori dopo lo squalo esso contiene altissime quantità di mercurio che noi riversiamo a mare e fa malissimo. Gli omega 3 si trovano in diversi vegetali, primo fra tutti l’olio di lino, si può vivere senza mangiare tonno. Per non contare poi che lo pescano anche con l’utilizzo di aerei che avvistano i branchi e li segnalano alle grosse imbarcazioni italiane e non che vanno poi con le reti a circuizione e prelevano branco e chiunque vi si trovi vicino, delfini, tartarughe ed altre 500 specie di pesci che come aveva chiesto un paese africano di poterle recuperare per sfamare le persone in difficoltà, invece vengono ributtate a mare ormai prive di vita. Dopo essere stati catturati vengono trascinati in un altro posto e messi all’ingrasso utilizzando migliaia di altro pesce azzurro e non per nutrirli, oppure gli danno gli scarti degli allevamenti intensivi terrestri. QUindi danno la carne animale ai pesci che non dovrebbero nemmeno sapere cosa sia. Inquinano e uccidono i fondali con questi allevamenti d’ingrasso. E’ ora di svegliarsi, non è più tempo di nessuna pesca sostenibile, non esiste.

  5. Shardana
    giugno 6, 2013 alle 8:05 pm

    Ciao

  6. Shardana
    giugno 7, 2013 alle 11:41 am

    Mi avete ridato voce….Io non penso di scrivere delle falsità o offendere qualcuno con i miei post.Se non vi và quello che scrivo ditemelo,sparirò.Vorrei sapere perchè questi giorni non venivano pubblicati i miei commenti.Loro non ci pensano quando scaricano rifiuti radioattivi💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀Vi ripeto ancora se non vi vanno i miei commenti censuratemi pure.Buona giornata a tutti

    • giugno 7, 2013 alle 4:06 pm

      nessuno qui censura e non sei stato censurato: semplicemente – come spesso accade – i tuoi commenti erano nello “spam”, da dove sono stati recuperati.
      Molto probabilmente dipende dal sistema informatico che usi, quello, per capirci, che riempie di “quadratini” i tuoi commenti 😉

  7. giugno 7, 2013 alle 3:39 pm
  8. Shardana
    giugno 7, 2013 alle 5:30 pm

    Scusatemi ma sono un pò permaloso….A pensarci bene non me ne entra niente da quello che scrivo.Abbandono per ora il vostro sito augurandomi di ritrovare la voglia di riscrivervi.Un saluto ai guerrieri che non mollano,a quelliche hanno deciso di non mangiare più tonno rosso anche se il comune di caroforte fa dire a dei comici che non è vero del pericolo estinzione,a greco che gli “và di lusso che non ci sono più i vecchi, e perchè nò anche a tutti gli intelettuali carlofortini,a chi dice alla popolazione di stare tranquilla perchè non è vero che a portovesme si smaltiscono rifiuti radioattivi in quanto tutto è sotto controllo e,lasciatemelo dire,al PD-L che và sempre più forte in fatto sostenibiltà e promuove fiere con prodotti a km 0….Sulcis in fundo,salute a voi GriG,che ci date la possibilità di esternare l’attaccamento alla nostra terra svenduta per un pugno di dollari.👓

    • giugno 7, 2013 alle 6:08 pm

      fai come ritieni più opportuno, ricorda però che qui sei il benvenuto, come chiunque voglia dire la sua opinione, ricorda anche che devi perlomeno “far chiasso” se vuoi iniziare a cambiar le cose in positivo 😉

  9. Shardana
    giugno 8, 2013 alle 11:02 am

    Forse avete pescato male dallo spam e vi siete dimenticati qualcosa,(ma non importa)per questo ho parlato di censura

    • giugno 8, 2013 alle 2:56 pm

      abbiamo pescato quello che era comprensibile: ci sono tuoi commenti fatti di “quadratini” privi di alcun significato logico.
      Ovviamente non saranno pubblicati.
      Forse è meglio che verifichi il tuo sistema informatico, i “quadratini” non hanno senso 😉

  10. Shardana
    giugno 12, 2013 alle 3:16 pm

    Pescato male…..il mio sistema informatico è aggiornatissimo e i miei commenti non sono fatti di quadratini,ma li contengono.

  11. giugno 29, 2013 alle 11:22 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2013
    ARBATAX»PESCA ILLEGALE. Maxi sequestro di tonno rosso in porto. Due distinte operazioni della Guardia costiera e della Guardia di finanza: la specie è tutelata dalle norme europee Blitz delle fiamme gialle. Nel mercato di Cagliari scoperto un furgone (Lamberto Cugudda)

    ARBATAX. Gli uomini dell’ufficio circondariale marittimo Arbatax-Guardia costiera, e quelli della sezione operativa navale della Guardia di finanza di Arbatax, in due distinte operazioni hanno sequestrato ben 591 chilogrammi di tonno rosso pescato in maniera illegale. Ieri mattina, è stata portata a termine un’operazione di polizia marittima dal personale della Guardia costiera di Arbatax – guidata dal tenente di vascello Giuseppe Siragusa – impegnato nell’attività di controllo di tutte le attività connesse alla filiera della pesca. L’operazione ha portato al sequestro di 209 chilogrammi di tonno rosso, illecitamente detenuto a bordo di un peschereccio della marineria di Arbatax. Nel dettaglio è stato rinvenuto, all’interno della stiva del peschereccio, un esemplare del peso di 17 chili, ovvero di dimensioni inferiori alla taglia minima consentita (30 chili). Gli altri tre esemplari, per un totale di 192 chili, sono stati sequestrati per illecito sbarco (senza la preventiva notifica all’Autorità marittima), nonché per il superamento della soglia massima del 5 per cento dell’intero pescato, previsto dalla normativa comunitaria in caso di cattura accidentale. Il tenente di vascello Siragusa ha precisato che per tali violazioni è stata comminata al trasgressore – e in solido alla cooperativa di pesca armatrice del peschereccio – una sanzione amministrativa di 4mila euro, la confisca degli attrezzi da pesca e la denuncia all’autorità giudiziaria per illecita detenzione di specie ittica sotto taglia minima. Circa 300 chili di tonno rosso pescato illegalmente sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza, due giorni fa, in due distinte operazioni di polizia ittica. Quattro tonni rossi, specie tutelata, di grossa taglia e cassette con altri prodotti ittici sono stati scoperti dai finanzieri della stazione navale di Cagliari e da quella operativa di Arbatax – comandata dal luogotenente Rocco Montagna – durante controlli negli automezzi-frigo dei commercianti, attivati vicino ai mercati all’ingrosso e nei porti. I pesci sequestrati erano destinati alla vendita sottobanco, in particolare per la preparazione di sashimi e sushi nei ristoranti. Gran parte del prodotto sequestrato si trovava su un furgone frigo di una cooperativa di Arbatax, il cui conducente aveva cercato di sfuggire a un’ispezione vicino al mercato di Cagliari. Il mezzo è stato intercettato poche ore dopo dai militari della Gdf Arbatax, che hanno sequestrato il pesce. Dopo il via libera dell’Asl 4, i tonni sono stati venduti all’asta con un ricavato di oltre 800 euro, versati su un conto vincolato della Regione.

  12. luglio 2, 2013 alle 11:20 pm

    da L’Unione Sarda, 2 luglio 2013
    Pesca abusiva, tonno rosso da 180 chili sequestrato dalla Capitaneria in Gallura: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/02/pesca_abusiva_tonno_rosso_da_180_chili_sequestrato_dalla_capitaneria_in_gallura-6-320904.html

  13. novembre 29, 2013 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 novembre 2013
    PESCA. Al Sulcis 165 tonnellate di tonno. Fissata la quota delle tonnare Isola Piana, Portoscuso e Portopaglia. (Simone Repetto)

    CARLOFORTE. Nessuna variazione per la quota ammissibile di pesca al tonno rosso nel 2014, rispetto a quella consentita quest’anno. La decisione è stata presa a Città del Capo, dove si è svolta l’annuale conferenza mondiale dell’Iccat, la Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico, a cui partecipano le delegazioni degli Stati interessati alla pesca del pregiato predone dei mari. Dunque, durante la prossima stagione, i pescatori del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale potranno prelevare le stesse quantità del 2013, come per il pesce spada e l’alalunga. All’Italia quest’anno sono state assegnate 1950 tonnellate, 165 delle quali destinate alle tre tonnare del Sulcis, ovvero Isola Piana, Portoscuso e Portopaglia. Considerando che gli stock di tonno non sono più in declino secondo recenti osservazioni scientifiche, gli imprenditori auspicavano un aumento delle quote. Circostanza, questa, che può ancora essere discussa in sede di ripartizione della Tac (totale ammissibile di cattura) di competenza italiana, con l’obiettivo di raggiungere almeno le 200 tonnellate richieste dalla Consociazione Tonnare Sarde e dalla Tonnare Sulcitane, che gestiscono gli impianti. Ma, da qualche anno, è sorto un nuovo problema: l’intero pescato delle tonnare (salvo alcune tonnellate) viene trasferito vivo in gabbie galleggianti negli allevamenti marini di Malta. Risultato: scema l’interesse turistico, i prezzi salgono alle stelle (un chilo di tonno rosso ha raggiunto i 30 euro) e, nelle pescherie isolane, si vende il tonno pescato fuori dalle acque sarde.

  14. maggio 3, 2014 alle 4:59 pm

    da La Nuova Sardegna, 2 maggio 2014
    Pesca al tonno rosso a Carloforte, interrogazione parlamentare.
    Andrea Vallascas ha posto la questione del transfer di tonni vivi, effettuato negli ultimi anni dalle tonnare dell’Isola Piana e Portoscuso nei gabbioni galleggianti verso gli allevamenti marini di Malta. (Simone Repetto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/carbonia/cronaca/2014/05/02/news/pesca-al-tonno-rosso-a-carloforte-interrogazione-parlamentare-1.9151144

  15. maggio 15, 2014 alle 8:28 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2014
    Carloforte, si potranno pescare 165 tonnellate di tonno rosso.
    Il ministero delle Politiche agricole ha firmato la ripartizione delle quote. (Simone Repetto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/carbonia/cronaca/2014/05/15/news/carloforte-si-potranno-pescare-165-tonnellate-di-tonno-rosso-1.9232375

  16. Carlo Forte
    maggio 15, 2014 alle 8:51 pm

    Be, diciamo che non và così,perchè il tonno gira sottobanco da un pezzo e vi posso garantire che è quello locale perchè è saporitissimo.

  1. giugno 6, 2013 alle 7:17 am

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