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La Sardegna non è zona sismica ma deve svuotare i suoi invasi.


Presidenza Consiglio Ministri, Dipartimento protezione civile, rischio sismico in Italia (2012)

Presidenza Consiglio Ministri, Dipartimento protezione civile, rischio sismico in Italia (2012)

Siamo alla follìa.

La Sardegna ha già diversi elementi fortemente critici per la gestione dell’acqua, ma ora rischia di perdere circa la metà della sua capacità idrica per un’assurda disposizione in corso di emanazione.

Infatti, è in corso di completamento la revisione ai fini della sicurezza sismica del decreto Ministero dei Lavori Pubblici 24 marzo 1982 (Norme tecniche per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento): il testo in discussione, aggiornato più volte (qui la versione coordinata non definitiva del 18 dicembre 2009:) presenta carenze conoscitive e dispositive profonde, denunciate da più parti, in particolare per quanto concerne il territorio della Sardegna.

La Sardegna rientra ai fini della pericolosità sismica nella zona 4 – sismicità molto bassa (ordinanza Presidente Consiglio Ministri 20 marzo 2003, n. 3274 e successive modifiche e integrazioni), ma come tale non è assolutamente considerata nel testo in via di adozione definitiva delle predette Norme tecniche.

acqua e gemme

acqua e gemme

La Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).

Però, se le citate Norme tecniche venissero approvate definitivamente nel testo attuale, dovrebbero essere svuotati e resi inutilizzabili tutti gli invasi aventi “dighe a volta” (sbarramenti ricurvi, sono 5 invasi in Sardegna per una capienza complessiva pari a 705 milioni di metri cubi di acqua), mentre gli invasi con dighe a gravità (12 invasi, per una capienza complessiva pari a 757 milioni di metri cubi di acqua) potranno contenere soltanto la metà della capacità invasabile: complessivamente 1,490 miliardi di metri cubi disponibili in meno, pur non rivestendo sostanzialmente caratteristiche geofisiche di pericolosità sismica.

Roba da psicopatia tecnico-amministrativa.

Cercasi urgentemente rappresentanti istituzionali sardi che facciano cambiare idea al nuovo Governo Letta.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

corso d'acqua nel bosco

corso d’acqua nel bosco

 

 

 

da Sardegna Quotidiano, 8 maggio 2013
SARDI SENZ ’ACQUA. Spunta il rischio sismico il governo svuota le dighe: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130508081459.pdf

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LA BEFFA. Fiumi di proteste ma il verdetto non è cambiato: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130508081903.pdf

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«È un dramma così ritorna l’incubo siccità»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130508081733.pdf

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aggiornamento (9 maggio 2013): l’on. Nicola Bianchi, deputato sardo del MoVimento 5 Stelle, ha raccolto il nostro appello e oggi ha promosso in merito un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro dello Sviluppo Economico sottoscritta da 30 deputati del medesimo Gruppo parlamentare.

MoVimento 5 Stelle, interpellanza su invasi e rischio sismico (9 maggio 2013)

MoVimento 5 Stelle, interpellanza su invasi e rischio sismico (9 maggio 2013)

MoVimento 5 Stelle, interpellanza su invasi e rischio sismico (9 maggio 2013)

MoVimento 5 Stelle, interpellanza su invasi e rischio sismico (9 maggio 2013)

(cartografia P.C.M., foto S.D., archivio grIG)

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  1. maggio 8, 2013 alle 9:06 pm

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 8 maggio 2013
    Dighe, Cappellacci: “Svuotamento dighe inaccettabile”.
    Stamane vertice a Roma”Un’iniziativa del genere – ha detto il Presidente – sarebbe a dir poco illogica, alla luce delle caratteristiche di una Regione come la nostra”. La questione è stata anche al centro di un incontro che si è tenuto a Roma tra l’assessore dei Lavori pubblici Nonnis e il direttore generale del Servizio nazionale dighe del ministero delle Infrastrutture: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7875

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    da L’Unione Sarda on line, 8 maggio 2013
    L’Isola beffata dalla norma antisismica. “Si svuotino dighe”. La Regione si ribella: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/05/08/l_isola_beffata_dalla_norma_antisismica_si_svuotino_dighe_la_regione_si_ribella-6-314149.html

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    da Casteddu online, 8 maggio 2013
    Rischio sismico, dighe da svuotare: i sardi resteranno senz’acqua?: http://www.castedduonline.it/rischio-sismico-dighe-da-svuotare-sardi-resteranno-senzacqua

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    da CagliariPad, 8 maggio 2013
    Cappellacci contro il Governo: “Follia svuotare le dighe”.
    Da tutta l’isola proteste contro l’ipotesi di un Decreto ministeriale che imporrebbe lo scarico a mare degli invasi sardi: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2692

  2. Occhio nudo
    maggio 8, 2013 alle 10:28 pm

    ma sono impazziti?

  3. Laura
    maggio 8, 2013 alle 11:00 pm

    Ovviamente una tale disposizione non è razionale, infatti qui le stesse norme tecniche per le costruzioni (DM 14-01-2008) risultano non applicabili, poichè la regione non ha provveduto alla microzonazione sismica del territorio, dalla qualepotrebbero risultare zone a differente sismicità pur nella loro lievità. Al contempo la normativa antisimica e quindi le NTC 2008, vengono applicate nella costruzione di grandi opere strategiche, quali le dighe.
    Certo non vi è alcuna urgenza di svasamento per le dighe della Sardegna, sempre che non stiano facendo valutazioni a lungo termine, in considerazione delle previste esplorazioni volte all’estrazione di idrocarburi e allo sfruttamento delle risorse geotermiche che forse potrebbero esporci a questa nuova pericolosità.

  4. Angelo
    maggio 8, 2013 alle 11:13 pm

    Ah beh, ovvio! Visto che in Sardegna non sappiamo cosa sia la siccità..

  5. Juri
    maggio 9, 2013 alle 12:14 am

    È uno scherzo, vero?

  6. max
    maggio 9, 2013 alle 7:35 am

    mi domando spesso se anche negli altri paesi sia del 1° che del 2° ma anche del 3° mondo c’e’ qualcuno che si inventa cose di questo genere, un mix di bizzarro e surreale.
    o + semplicemente demenziale.

  7. Mara
    maggio 9, 2013 alle 8:29 am

    No, ma scusate. C’è un modo semplicissimo di risolvere la folle faccenda: DISOBBEDIRE.
    Voglio vedere i legislatori che vengono di persona in Sardegna ad aprire le dighe…..

  8. Shardana
    maggio 9, 2013 alle 9:41 am

    Loro non verranno,ma noi sardi vuoi che per “posti di lavoro”non saremo in prima fila ad azzannar i l’un l’altro per aprire quelle valvole?💦💧💦💧💦💧💦💧💦💧💦💧💦

  9. maggio 9, 2013 alle 10:40 am

    per una volta sono d’accordo con il psd’az: siamo zona antisismica solo per installare una centrale nucleare e le relative scorie?

  10. maggio 9, 2013 alle 11:06 am

    La Regione dovrebbe incaricare le università sarde di fare uno studio approfondito che analizzi tutti gli aspetti sulla sicurezza delle dighe. Sulla base di dati scientifici certi e sopratutto nostrani ci si può battere contro l’arroganza di un progetto nazionale inquietante e poco chiaro. Cosi, a primo impatto, sembrerebbe un altro tassello verso la privatizzazione delle acque. E tempo di ribellarsi a questa falsa dottrina del liberismo selvaggio, che nasconde altre verità poco nobili come lo sfruttamento delle risorse e la speculazione economica. Abbiamo bisogno di più Stato, come nel 1978 quando eravamo la 4a potenza economica mondiale e c’era un giusto equilibrio tra aziende statali, cioè di tutti noi, e l’indotto costituito da aziende private. Purtroppo l’avidità dei personaggi dell’alta finanza è stata la causa dello smantellamento della Nostra industria di Stato. La scusa che si trattava di baracconi è falsa, tanto è vero che i vari Riva e Benetton ricevendo in regalo le acciaierie e le autostrade si sono coperti d’oro. Non bisognava privatizzare ma bisognava fare delle regole che vietassero la presenza dei politici nei CDA delle aziende Statali, i politici sono stati e sono ancora l’unico vero cancro della nostra economia sia per la loro ingordigia personale sia perché si sono venduti agli speculatori stranieri. Andrebbero processati per alto tradimento!

  11. antonello
    maggio 9, 2013 alle 1:20 pm

    Dovrebbero smetterla con la polverina bianca; a lungo andare fa’ male al cervello e a terzi!

  12. Luciana
    maggio 9, 2013 alle 2:42 pm

    Ma cose da pazzi!! Siamo appena usciti dall’incubo siccità. Ma dico, i nostri politici e i tecnici a loro collegati, lo usano il cervello? E’ da un po’ che assisto al paradosso per cui, chi amministra o governa anziché impegnarsi per risolvere i problemi, sembri che s’impegni per il suo esatto contrario!

  13. maggio 9, 2013 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 9 maggio 2013
    Dighe da svuotare, in mare miliardi di metri cubi d’acqua. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2013/05/09/news/legge-anti-sismica-invasi-sardi-da-svuotare-a-meta-1.7028519) Decisione inserita nella normativa antisismica del governo. L’isola rischierebbe di restare a secco alla fine dell’estate. (Elia Sanna)

    ORISTANO. Avevamo l’acqua assicurata per questa e la prossima estate, ma ora rischiamo seriamente di rimanere a secco. Secondo una normativa anti-terremoti del governo Monti, le Regioni (compresa quindi anche la nostra isola considerata da secoli antisismica) dovrebbero svuotare i propri invasi di 2/3. A ridosso della stagione irrigua e dell’estate, questa incredibile decisione penalizzerebbe non solo l’agricoltura, ma anche l’industria e tutto l’indotto dell’idropotabile. I dati sulle capienze degli invasi forniti dall’Enas (Ente acque della Sardegna) dicono che attualmente sono stipati nei bacini isolani 2200 milioni di metri cubi d’acqua. Se la decisione non verrà revocata, dovranno essere aperte le paratie delle dighe per buttare a mare 1 milione e mezzo di metri cubi. Ne rimarrebbero disponibili poco più di 800 milioni con un consumo annuo stimato in circa 700 milioni. Per l’irrigazione se ne utilizzano 460, per l’industria 30 e per l’idro potabile 210. Risultato: i bacini isolani rischiano di rimanere a secco subito dopo l’estate. Sulla delicata vicenda ha preso posizione il governatore Ugo Cappellacci, il deputato Mauro Pili e il commissario dell’Enas. Il decreto del Governo è stato inoltre oggetto di una serrata discussione anche nel corso della conferenza Stato Regioni svoltasi ieri mattina a Roma. Tutte le Regioni hanno contestato duramente il decreto e chiesto un’immediata soluzione per scongiurare una nuova e imprevista stagione senz’acqua. Per il presidente Cappellacci, la Sardegna non può accettare, neppure come ipotesi, l’eventuale svuotamento degli invasi. «Un’iniziativa del genere – ha osservato il governatore – è illogica, alla luce delle caratteristiche di una Regione come la nostra». La questione è stata anche al centro di un incontro che si è tenuto a Roma tra l’assessore ai Lavori pubblici, Angela Nonnis, e il direttore generale del Servizio nazionale dighe del ministero delle Infrastrutture. Durante il vertice, l’assessore ha avanzato l’esigenza che per gli sbarramenti sardi esistenti siano valutati, preliminarmente all’entrata in vigore delle nuove norme tecniche previste dallo Stato, gli impatti delle modalità di applicazione e le conseguenze in termini di funzionalità di sistema. I rappresentanti dell’Ufficio dighe hanno condiviso alcune delle criticità sollevate dalla Regione, in particolare in merito all’esigenza di “testare” preliminarmente l’applicazione sugli sbarramenti esistenti. Il deputato Mauro Pili ha presentato un’interrogazione e chiesto al ministro Lupi di revocare la norma “svuota dighe”. «La Sardegna non è sismica e gli invasi sono sicuri – ha detto Pili – la sola ipotesi di buttare a mare milioni di metri cubi d’acqua è surreale e frutto di una perversa norma che appartiene più alla lobby dell’acqua che al buon senso. Il ministro – ha concluso – deve immediatamente revocare queste disposizioni prima che il governo si veda costretto ad affrontare e gestire la più grande emergenza idrica del nostro paese».

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    L’Enas. «Ripercussioni drammatiche per l’agricoltura».

    ORISTANO. La Sardegna è attualmente la Regione con il più elevato numero di sbarramenti per contenere l’acqua. Le 54 dighe esistenti nell’isola rappresentano il 10 per cento del totale delle dighe italiane. «In relazione all’approvazione delle nuove norme tecniche per le dighe sono state elaborate delle verifiche statiche preliminari per gli sbarramenti dei tre invasi maggiori – ha spiegato il commissario dell’Enas, Davide Galantuomo (nella foto) –. Per effetto dei criteri sostanzialmente errati che sono stati adottati nelle nuove norme, praticamente identici a quelli validi per palazzine, ponti e stabilimenti industriali, le verifiche hanno evidenziato risultati molto negativi. Negli invasi del Mulargia e del Flumendosa, che sono in esercizio dal 1958, i livelli dovranno essere ridotti ai minimi termini con riduzioni drammatiche per i volumi derivabili. Per la diga del Tirso, le nuove norme – ha aggiunto il Commissario dell’Enas – determinerebbero una riduzione della capacità massima da 745 milioni di metri cubi a 250 o addirittura lo svuotamento dell’invaso. E’ inoltre praticamente certo che per la diga del Coghinas e anche per molti altri importati invasi artificiali siano necessarie forti riduzioni sui livelli massimi ed ancor più sulla capacità di riempimento e, di conseguenza, sui volumi derivabili. La capacità complessiva dei serbatoi della Sardegna si ridurrebbe – ha concluso Davide Galantuomo – da 2.300 milioni a 800 con ripercussioni drammatiche e inaccettabili sulle utenze potabili, soprattutto per l’agricoltura, in particolare le colture orticole, e per le attività industriali di tutta la Sardegna».

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    INVASI E CONSUMI.

    4 le dighe a volta: Gusana (Taloro) con 80 milioni di metri cubi; Mulargia (Flumendosa) 332 milioni ; Nuraghe Arrubiu (Flumendosa) 300; Punta Gennarta (Cixerri) 18 milioni 12 le dighe a gravità: Muzzone (Coghinas) 260 milioni di metri cubi; Bau Muggeria (Flumendosa) 61; Monte Pranu (Rio Palmas) 50; Liscia 106; Mannu di Pattada 78; Monteleone Roccadoria 91; Cucchinadorza 19; Bidighinzu 12; Posada 38; Pranu Antoni 9; Cixerri 25; Is Barrocus 12; Cantoniera (Tirso) 742 700 i milioni di metri cubi d’acqua che vengono utilizzati: Irrigazione 460; Idropotabile 210; Industria 30.

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    da L’Unione Sarda, 9 maggio 2013
    No corale alle norme romane. Dighe da svuotare per rischio terremoto? «Qui una follia totale»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130509085542.pdf

  14. arianna
    maggio 9, 2013 alle 3:38 pm

    dobbiamo rifiutarci, e basta……….

  15. maggio 9, 2013 alle 5:41 pm

    Occhio nudo :
    ma sono impazziti?

    la sardegna è una delle pochissime regioni d’italia se non l’unica che non ha problemi sismici, ma eventualmente i capoccioni in alto se non hanno altro che pensare … che vadino a grattare il culo ai cani….

  16. maggio 9, 2013 alle 6:11 pm

    aggiornamento (9 maggio 2013): l’on. Nicola Bianchi, deputato sardo del MoVimento 5 Stelle, ha raccolto il nostro appello e oggi ha promosso in merito un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro dello Sviluppo Economico sottoscritta da 30 deputati del medesimo Gruppo parlamentare.
    Ottima iniziativa e ottima notizia: auspichiamo ora che il Governo Letta accolga l’istanza.

  17. Shardana
    maggio 9, 2013 alle 6:16 pm

    Vedi GrIG 🌟🌟🌟🌟🌟….

  18. efisio
    maggio 9, 2013 alle 6:28 pm

    il mare della Sardegna e’ molto salato,lo stato pensa alla nostra salute diminuendo la quantita’ di sale con l’acqua dolce delle nostre dighe.
    Un altro caso di malasanita’,si sono chiusi i manicomi e i pazienti sono tutti al governo.

  19. maggio 10, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 maggio 2013
    Caso DIGHE. Il governo: «Nessun allarmismo». (Umberto Aime)

    Nessun allarmismo sul caso delle dighe da svuotare per rispettare le norme nazionali anti-terremoto. A rassicurare la Sardegna è stato da Roma il sottosegretario alle infrastrutture, Erasmo De Angelis. «Seguo la vicenda – le sue parole – in stretto coordinamento col ministro Lupi e presto chiariremo tutti gli aspetti tecnici col Servizio nazionale dighe del ministero e la Regione. Abbiamo ben presente l’emergenza siccità in Sardegna e l’immenso valore dell’acqua, soprattutto nei mesi estivi. Nessuno vuole aumentare le criticità del settore – ha aggiunto – e svuotare un milione e mezzo degli oltre 2 milioni di litri d’acqua accumulati negli invasi dell’Ente Acque. È poi del tutto evidente – ha concluso De Angelis – che per quanto riguarda la normativa anti-sismica, la Sardegna è tra le pochissime aree della penisola con un rischio sismico molto basso. Resta, in ogni caso, il tema di valutazione tecnica sulla progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento alla luce dell’entrata in vigore delle nuove normative di sicurezza. Ma questo non può comportare automatismi privi di alcuna logica rispetto a procedure che rimandano a valutazioni realistiche e approfondite della situazione generale e, quindi, dei singoli casi». Contro lo svuotamento delle dighe c’è stata ieri una vera sollevazione in Sardegna. L’assessore regionale all’agricoltura, Oscar Cherchi, l’ha definita una sciagura e l’isola finirebbe in ginocchio» Per il presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu «vorrebbe dire gettare a mare anni e anni di sacrifici».
    Sull’argomento hanno presentato un’interpellanza urgente al governo anche i deputati sardi del Movimento 5 Stelle, primo firmatario Nicola Bianchi.

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    da Sardegna Quotidiano, 10 maggio 2013
    SVUOTA DIGHE. La protesta scuote Roma. «Ascolteremo la Regione»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130510080918.pdf

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    AGRICOLTURA. La rivolta nei campi: l’acqua non si tocca. (Virginia Saba): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130510080740.pdf

  20. Ottavio
    maggio 11, 2013 alle 5:05 pm

    Ormai siamo alla follia,bisogna staccarsi dall’Italia che ci usa come una colonia.

  21. Giovanni
    maggio 13, 2013 alle 9:09 am

    prima di tutto una precisazione: la Sardegna non è una terra asismica ma una terra a bassa sismicità secondo una classificazione tecnica. Significa che in Sardegna possono realizzarsi terremoti prioritariamente nella zona confinante del blocco sardo-corso con la penisola. L’eventualità di un terremoto ha statisticamente un tempo di ritorno di circa 500 anni e quello a più alta intensità ha superato i 6 gradi della scala Mercalli. Quindi nessuno può dire che in Sardegna non si verificano terremoti.
    Seconda cosa: la Sardegna, che per i continentali che non sanno è un’isola, serve l’acqua e conseguentemente le dighe. Ma serve la garanzia di sicurezza e per questo occorre un monitoraggio non solo del corpo diga (risulta che siano mai state fatte periodiche prove di tensione?) ma anche del bacino di accumulo idrico, possibilmente in tempo reale. Il M5S avrebbe dovuto chiedere se esiste un efficace monitoraggio del bacino d’acqua d’accumulo a monte della diga e se non sia prioritario questo monitoraggio in Sardegna che dispone di molte dighe e l’acqua è un bene primario e sopprattutto non la possiamo conservare nelle brocche. Circa a quello che ha detto OTTAVIO, sappi che non è la Sardegna che si allontana dall’Italia, ma l’Italia dalla Sardegna di circa 1 cm l’anno verso Est. Basta poco per risolvere il problema poche dighe, razionalmente ubicate, un buon monitoraggio e soprattutto una rete di distribuzione senza perdite, ma questa è una questione politica che nessuno fino ad oggi ha risolto. Perchè la richiesta M5S non è stata sottoscritta anche da parlamentari di altri gruppi, specie dove ci sono sardi ?

  22. Alessandra
    maggio 14, 2013 alle 11:56 am

    Ciao giovanni, complimenti per quello che hai scritto!!!!sapresti dirmi anche quando è stato l’ultimo terremoto in sardegna??? Giusto per curiosità!!!!

  23. Giovanni
    maggio 14, 2013 alle 12:43 pm

    Il 19 giugno 2012 terremoto di magnitudo 4,5 è stato registrato poco dopo mezzanotte nel Mar Mediterraneo occidentale, a circa 170 km dalla costa sud-occidentale della Sardegna”. Il suo epicentro “è stato localizzato in mare fra l’isola e le Baleari”. Tieni conto che la statistica è fatta sulla base del numero degli strumenti di rilevazione e tra il 1600 e il 1900 non erano tanti.

  24. Giovanni
    maggio 14, 2013 alle 12:48 pm

    se interessa recenti ci sono stati quelli del
    24 marzo 2006, un altro sisma al largo della costa meridionale sarda (magnitudo 4,1).

    il 7 luglio 2011, un sisma al largo della Corsica (magnitudo 4,7)… se vuoi ce ne sono stati altri tra i più gravi nel nord sardegna 5 mercalli nel 1960 nella zona di Tempio.
    Comunque da internet puoi avere soddisfatte tutte le tue curiosità.

    • claudio
      maggio 30, 2013 alle 9:35 am

      perchè non compriamo tutti una mascherina per non respirare , a volte può arrivare dell’aria inquinata da un’altra città , io penso che vogliono fare la stessa cosa come in bolivia proibire raccogliere l’acqua piovana , schiavi .schiavi. schiavi

  25. maggio 14, 2013 alle 5:32 pm

    da Sardegna Oggi, 9 maggio 2013
    Decreto anti terremoti, dighe della Sardegna da svuotare: http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2013-05-09/21687/Decreto_anti_terremoti_dighe_della_Sardegna_da_svuotare.html

  26. Giovanni
    maggio 15, 2013 alle 10:43 am

    premesso che come tutti i sardi io vorrei disporre h24 dell’acqua e che ho sofferto come tanti negli anni passati la siccità, ma mi domando se un terremoto ha un tempo di ritorno di 500 anni ossia accade statisticamente ogni 500 anni e se dovesse verificarsi oggi o fra 2 o 5 anni, ci sarebbe un magistrato che incriminerebbe un esperto in materia perchè si è verificato prima del tempo statisticamente indicato ? Io credo di si, e chi ha il coraggio di cambiare questa norma infame ? per fare ciò occorre monitoraggio e una micronizzazione del territorio che potrebbe condurre l’Università con giovani laureati nell’ambito di un progetto finanziato dalla UE. Che dite è una sciochezza il mio pensiero, se così fosse cestinatela , ma pensiamo alla Commissione Grandi rischi.

  27. maggio 15, 2013 alle 1:43 pm

    15 Maggio 2013 ore 11:08
    Dighe da svuotare. No dei 5Stelle sardi: “L’isola perderebbe la metà dell’acqua”
    Interrogazione dei “grillini” Manuela Serra e Roberto Cotti: “La Sardegna rischia di perdere circa la metà della sua capacità idrica per un rischio sismico che non esiste”
    redazione cagliaripad,

    Se verrà applicato in Sardegna il decreto del Ministero dei Lavori Pubblici, riguardante Norme tecniche per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento, l’isola rischia di perdere circa la metà della sua capacità idrica, e tutto ciò “per un rischio sismico che nell’isola non esiste”. Lo sostengono, in una interrogazione, i senatori del Movimento Cinque Stelle, prima firmataria Manuela Serra seguita da Roberto Cotti, che è stata stilata in collaborazione con Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico.

    In particolare viene sottolineato che la Sardegna possiede 32 invasi di grandi-medie dimensioni con una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di metri cubi di acqua, di cui un miliardo e 904 milioni di metro cubi con autorizzazione all’invaso.

    “Se queste norme tecniche venissero approvate definitivamente nel testo attuale – è stato sottolineato – dovrebbero essere svuotati e resi inutilizzabili tutti gli invasi aventi ‘dighe a volta’ (sbarramenti ricurvi, sono cinque gli invasi per una capienza complessiva pari a 705 milioni di metri cubi), mentre gli invasi con dighe a gravità (12 nell’isola, per una capienza complessiva di 757 milioni di metri cubi) potranno contenere soltanto la metà della capacità invasabile: complessivamente 1,490 miliardi di metri cubi disponibili in meno, pur non rivestendo sostanzialmente caratteristiche geofisiche di pericolosità sismica”.

    • maggio 15, 2013 alle 6:21 pm

      da Sardegna Reporter, 15 maggio 2013
      Roma. Interrogazione movimento 5 Stelle per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento in Sardegna. (http://www.sardegnareporter.it/giornale/nazionale/17838-roma-interrogazione-movimento-5-stelle-per-la-progettazione-e-la-costruzione-delle-dighe-di-sbarramento-in-sardegna)

      L’interrogazione, ha come prima firmataria Manuela Serra seguita da Roberto Cotti, senatori sardi del Movimento 5 Stelle ed è stata stilata in collaborazione con Amici della Terra / Gruppo d’Intervento Giuridico
      La Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi unacapacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).
      Se queste norme tecniche venissero approvate definitivamente nel testo attuale, dovrebbero essere svuotati e resi inutilizzabili tutti gli invasi aventi “dighe a volta” (sbarramenti ricurvi, sono 5 invasi in Sardegna per una capienza complessiva pari a 705 milioni di metri cubi di acqua), mentre gli invasi con dighe a gravità (12 invasi, per una capienza complessiva pari a 757 milioni di metri cubi di acqua) potranno contenere soltanto la metà della capacità invasabile: complessivamente 1,490 miliardi di metri cubi disponibili in meno, pur non rivestendo sostanzialmente caratteristiche geofisiche di pericolosità sismica.

      INTERROGAZIONE

      Atto n. 4-00163

      Pubblicato il 14 maggio 2013, nella seduta n. 21

      SERRA , COTTI , NUGNES , LUCIDI , MARTELLI , MORONESE , CIOFFI , BLUNDO , CIAMPOLILLO , SCIBONA – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti. –

      Premesso che:

      per quanto è a conoscenza degli interroganti, è in corso di completamento la revisione ai fini della sicurezza sismica del decreto del Ministro dei lavori pubblici 24 marzo 1982 recante “Norme tecniche per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento” (consultabili sul sito della Regione Sardegna);

      il testo in discussione, aggiornato più volte (si veda la versione del 18 dicembre 2009) sul sito del registro italiano delle dighe, a parere degli interroganti presenta carenze conoscitive e dispositive profonde, in particolare per quanto concerne il territorio della Sardegna;

      ai fini della pericolosità sismica la Sardegna rientra nella zona 4, sismicità molto bassa (ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 20 marzo 2003, n. 3274, ma, come tale per quanto è a conoscenza degli interroganti, non sarebbe assolutamente considerata nel testo in via di adozione definitiva delle citate norme tecniche;

      la Sardegna possiede ben 32 invasi (si veda il sito di Tiscali) – di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di metri cubi di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di metri cubi con “autorizzazione all’invaso” (dati del citato registro delle dighe, ufficio periferico di Cagliari, sempre dal sito di Tiscali);

      se le norme tecniche venissero approvate definitivamente nel testo attuale, dovrebbero essere svuotati e resi inutilizzabili tutti gli invasi aventi dighe a volta (sbarramenti ricurvi, 5 invasi in Sardegna per una capienza complessiva pari a 705 milioni di metri cubi di acqua), mentre gli invasi con dighe a gravità (12 invasi, per una capienza complessiva pari a 757 milioni di metri cubi di acqua) potranno contenere soltanto la metà della capacità invasabile: complessivamente 1,490 miliardi di metri cubi disponibili in meno, pur non rivestendo sostanzialmente la regione caratteristiche geofisiche di pericolosità sismica,

      si chiede di sapere:

      se i Ministri in indirizzo, nell’ambito delle rispettive competenze, siano a conoscenza di quanto esposto e se ciò risulti corrispondente al vero;

      qualora quanto sopra paventato corrisponda a realtà, con quali atti si intenda intervenire in una materia di così delicato interesse, al fine di scongiurare quella che agli interroganti appare come un’assurda e irragionevole decurtazione della risorsa idrica invasabile e disponibile per la Sardegna.

  28. maggio 15, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2013
    Svuotare gli invasi in Sardegna è una follia. Le misure antisismiche non hanno nell’isola alcun senso I terremoti sono altamente improbabili ed è assurdo perdere acqua per noi preziosa. (Eugenia Tognotti)

    Ha qualcosa di beffardo l’ipotesi che la Sardegna possa essere costretta a gettare a mare – e non in senso metaforico – la metà circa del contenuto nei suoi invasi artificiali (qualcosa come 1,490 miliardi di preziosissimi litri d’acqua) in base alle norme antisismiche, la cui revisione è in dirittura d’arrivo. Ora come ora, infatti, la loro applicazione comporterebbe lo svuotamento totale o parziale delle dighe per verificare se sono a prova di scossa sismica, in modo da prevenire i danni di un ipotetico terremoto. Tutto questo in una regione dove il rischio sismico è bassissimo e dove la terra ha tremato poco o nulla da sempre a sempre. La scossa di terremoto più intensa – di cui danno conto gli annalisti per i danni alle torri costiere – sarebbe quella avvenuto il 4 giugno 1616 nella parte sud-orientale della Sardegna. Nei secoli successivi si segnalano solo poche, modestissime scosse, tra cui quelle nell’isola di San Pietro e nella vicina costa iglesiente, nella prima metà dell’Ottocento. Nessuno di quegli eventi compare nell’interminabile elenco di tutti i terremoti di magnitudo superiore a 5.5 della storia d’Italia, negli ultimi duemila anni, dal 217 a. C al 2012. Nella mappa che riporta gli epicentri dei terremoti, la diversità della Sardegna, rispetto all’Italia continentale, è palese: i punti corrispondenti agli eventi sismici si addensano nell’arco alpino e in una fascia pressoché continua dalla pianura padana alla Sicilia. La Sardegna appare invece completamente bianca. Il bassissimo valore della sismicità in Sardegna è dovuto ai complessi processi geologici avvenuti milioni di anni fa. Di fatto l’isola – che contiene la zolla più antica d’Italia – è un relitto separato, isolato. Anche per le sue vicende geologiche, la Sardegna si distingue dal resto del Mezzogiorno d’Italia, la cui storia è scandita e influenzata, su molti piani, da innumerevoli eventi sismici, alcuni dei quali distruttivi, come il catastrofico terremoto-maremoto del 28 dicembre 1908, uno degli eventi a più elevato impatto della storia sismica italiana e mondiale che rase al suolo le città di Messina e Reggio Calabria ne decimò gli abitanti. Avendo, dunque, ben presenti la frequenza e l’impatto di devastanti eventi sismici nelle terre “ballerine” del Belpaese, credo che nessuno sottovaluti la necessità della verifica della sicurezza delle dighe, dati gli effetti di un possibile crollo. Ma, detto questo, e considerando il caso della Sardegna, la domanda è: non sarebbe stato opportuno che la normativa – che si muove nella giusta direzione della prevenzione e della sicurezza nel nostro Paese – non sia “cieca” e tenga conto della mappa di pericolosità sismica? Che logica ha l’omologazione delle norme tecniche, senza distinzione tra regioni a bassissima sismicità come la Sardegna (zona 4) e regioni come la calabro-sicula, per dire, probabilmente la zona di maggiore sismicità di tutta la penisola? Resta un fatto. Non essere una zona sismica non sembra mai rappresentare per la Sardegna un vantaggio: il fatto di essere “geologicamente stabile” non conta per il possibile svuotamento degli invasi, ma era ritenuta una condizione ideale quando, alcuni anni fa, si è parlato di scegliere i siti da adibire allo stoccaggio delle scorie nucleari. C’è da augurarsi che abbia la meglio il buonsenso e che siano coronate da successo le iniziative messe in campo dalle rappresentanze politiche in Parlamento e la trattativa portata avanti dalle autorità regionali presso la direzione generale del Servizio nazionale dighe del ministero delle Infrastrutture. Non si può accettare che in un’isola già troppo provata dalla crisi, venga messa a repentaglio una risorsa preziosa come l’acqua, con gravissimi danni non solo per le produzioni agricole e zootecniche, ma anche per il settore turistico.

  29. Giovanni
    maggio 16, 2013 alle 7:22 am

    Ripeto come tutti i sardi io non vorrei vivere le condizioni di siccità già vissute per molti anni, ma ritengo che interventi come quello della Tognotti (in alcune parti) non sono corrette non si può affermare in un articolo scientifico divulgativo anche elementi di pressapochismo, vorrei sapere dalla Tognotti chi rilevava i terremoti 2000 anni fa e con quali strumenti. Del primo terremoto in Sardegna circa nel 1600 si ha notizia da testimonianze scritte nelle lapidi o nei registri delle chiese, ma non si può conoscere l’intensità e il grado di sitruzione e quindi l’importanza dell’evento. Ecco che quanto scritto dalla Tognotti bene e di facile comprensione circa l’inquadramento delle condizioni geologiche dell’isola, viene svilito da presapocchismo. Io credo che invece che sulle ipotesi o convinzioni, considerato che i terremoti sono imprevedibili nel tempo, nella durata, nel grado di distruzione, sarebbe opportuno una mappatura moderna del territorio nazionale che includa anche la Sardegna così da dare un contributo di conoscenza ambientale da utilizzare in molte altre occasioni. Ci sono bacini di raccolta d’acqua (privati, industriali, ecc.) che basterebbe un pò di vento per far crollare le dighe figuriamoci un terremoto anche se sporadico. La torre crollata del porto di Genova chi l’avrebbe potuto prevedere che sarebbe crollata per un incidente ? Credo nessuno, anche se si trattava, a mio avviso di una ubicazione scellerata. La Tognotti garantirebbe tutti i sardi che in Sardegna non si verificherà mai un terremoto e che quindi l’Isola non ha alcuna necessità di ulteriore conoscenza scientifica in merito ? Se ne è così sicura lo dica pure ai magistrati ponendosi prima in elenco nell’eventualità che invece accada una catastrofe. OCCORRE far rientrare anche la Sardegna in un progetto di conoscenza del proprio territorio non farla escludere a priori perchè ha poca sismicità. La Sardegna è posta al livello più basso di rischio sismico (4a categoria: accelerazione orizzontale = 0.05 – 0.150g). Se qualche progettista si mette nella posizione di progettare in Sardegna assumendo l’ipotesi di ambiente asismico e le strutture realizzate subiscono un danno di natura sismica il cui range rientra nell’intervallo detto sopra egli può essere dal giudice condannato. Se invece tiene conto delle condizioni simiche in cui è collocata la Regione e si verifica un sisma di grado superiore che produce danni alla sua struttura non può essere condannato (un giudice corretto si dovrebbe comportare così).

  30. maggio 16, 2013 alle 3:03 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2013
    MOVIMENTO CINQUESTELLE. Dighe a rischio sismico? «Un decreto da cambiare».

    CAGLIARI. Se verrà applicato in Sardegna il decreto del ministero dei Lavori pubblici, riguardante lo svuotamento delle dighe per rischio sismico, l’isola rischia di perdere circa la metà della sua capacità idrica, e tutto ciò «per un rischio che nell’isola non esiste». Lo sostengono, in una interrogazione, i senatori del Movimento Cinque stelle, primi firmatari Manuela Serra e Roberto Cotti, che è stata stilata in collaborazione con Amici della terra e Gruppo d’intervento giuridico. In particolare viene sottolineato che la Sardegna possiede 32 invasi di grandi-medie dimensioni con una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di metri cubi di acqua, di cui un miliardo e 904 milioni di metro cubi con autorizzazione all’invaso. «Se queste norme venissero approvate nel testo attuale – è stato sottolineato – dovrebbero essere svuotati anche tutti gli invasi aventi dighe a volta, (sbarramenti ricurvi, sono cinque gli invasi per una capienza complessiva pari a 705 milioni di metri cubi.

  31. maggio 16, 2013 alle 3:07 pm

    importante aggiornamento (16 maggio 2013):

    questa mattina, 16 maggio 2013, il Sottosegretario alle Infrastrutture D’Angelis, a nome del Governo, ha dichiarato – in sede di risposta all’interpellanza on. Bianchi e più alla Camera dei Deputati – che il decreto su invasi e rischio sismico sarà revisionato e in nessun caso vi sarà lo svuotamento di invasi sardi.
    Nessun “allarmismo”, ma semplice lettura delle norme in corso di approvazione definitiva e di alcuni assurdi dispositivi.

    ——————–

    COMUNICATO STAMPA

    OGGETTO: Risposta del Governo in merito all’interpellanza urgente sullo svuotamento degli invasi paventato in Sardegna, presentata dal deputato Nicola Bianchi e firmata da 30 deputati del MoVimento 5 Stelle.
    In data 16 Maggio 2013, durante la diciassettesima seduta pubblica della Camera dei Deputati, il Sottosegretario a Trasporti e Infrastrutture Erasmo D’Angelis rispondendo all’interpellanza del deputato Nicola Bianchi, rassicura gli interpellanti, la Regione Sardegna, gli enti locali della Regione e tutti i sardi in merito al paventato rischio di svuotamento degli invasi sardi causa revisione del decreto del Ministero dei lavori pubblici 24 marzo 1982, recante norme tecniche per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento, sostenendo che non è previsto lo svuotamento degli invasi sardi.
    Di seguito si riporta un breve estratto della risposta del dott. D’Angelis:
    “Per la regione Sardegna non esiste alcun provvedimento limitativo della risorsa idrica invasata e non è prevista alcuna azione di svuotamento degli invasi, dunque nessun rischio di crisi dovuto a tali manovre. Il Governo rassicura gli interpellanti, rassicura le istituzioni locali e tutti i cittadini ritenendo anche un po’ infondato ogni allarmismo circa le ripercussioni sulla prossima stagione estiva”.

    L’intervento del deputato Nicola Bianchi è visualizzabile al seguente link:

    La risposta del Sottosegretario D’Angelis è visualizzabile al seguente link:

    Roma, 16/05/2013

  32. Mara
    maggio 16, 2013 alle 4:07 pm

    Magari l’allarmismo a loro risulta un po’ infondato…. ma ho l’impressione che a volte serva alzare la voce, purtroppo.

  33. maggio 16, 2013 alle 8:30 pm

    A.N.S.A., 16 maggio 2013
    DIGHE: D’ANGELIS, NESSUNO SVUOTAMENTO INVASI DELLA SARDEGNA PER SOTTOSEGRETARIO INFONDATO ALLARMISMO PER CRISI IDRICA.

    – CAGLIARI, 16 MAG – “Nessuna azione di svuotamento degli invasi e nessun rischio di crisi idrica, infondato ogni allarmismo per ripercussioni sulla prossima stagione estiva”, così questa mattina il sottosegretario delle Infrastrutture e Trasporti, Erasmo D’Angelis, ha risposto ad una interpellanza presentata alla Camera dei Deputati. Sulla possibile restrizione del volume degli invasi sardi come effetto delle nuove norme tecniche per la progettazione e la costruzione degli sbarramenti di ritenuta (dighe o traverse), attualmente in corso di approvazione, il Sottosegretario ha rassicurato che “il Ministero ha avviato una verifica per le dighe ubicate nelle zone a maggiore sismicità del territorio italiano i cui risultati saranno portati a conoscenza sia dei Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sia delle Istituzioni interessate, al fine di verificare in via definitiva l’applicabilità della norma e l’eventuale necessità di modifiche e integrazioni in relazione alla sicurezza”. “Per la Regione Sardegna – ha aggiunto D’Angelis – considerando le condizioni di bassa pericolosità del territorio che si traducono in valori di accelerazione orizzontale massima molto bassi, al momento non ci sono provvedimenti limitativi della risorsa idrica e quindi non è prevista alcuna azione di svuotamento degli invasi e nessun rischio di crisiione di svuotamento degli invasi e nessun rischio di crisi idrica dovuta a tali manovre. Il Governo si impegnerà a rassicurare le Istituzioni e i cittadini sulla sicurezza dell’approvvigionamento idrico e per altri usi dell’acqua invasata nelle dighe della Sardegna e dunque ritiene infondato ogni allarmismo circa ripercussioni sulla prossima stagione estiva”.

    ________________________________

    da Sardies, 16 maggio 2013
    Sicurezza dighe, gli invasi sardi non saranno svuotati: http://sardies.org/attualita/16761-sicurezza-dighe-gli-invasi-sardi-non-saranno-svuotati

  34. Giovanni
    maggio 17, 2013 alle 7:56 am

    dalle notizie ai TG:
    condannati esperti tra cui BOSCHI della Comm. Grandi Rischi in merito al crollo della Casa dello Studente dell’Aquila in quanto i TERREMOTI per il giudice, sono eventi prevedibili.
    Questo è quello che è stato trasmesso nelle edizioni dei TG di ieri. Condanna che ha avuto correlazione con i cosidetti tempi di ritorno dell’evento.
    Stiamo attenti. Che la magistratura incominci ad annotare nome Sottosegretario e Ministro che affermano che la sardegna è una terra sicura.

  35. maggio 17, 2013 alle 2:59 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 maggio 2013
    Il governo: i bacini sardi non saranno svuotati. La rassicurazione arriva in risposta all’interpellanza di Bianchi (M5S) Sollecitata comunque una verifica tecnica degli invasi per eventuali criticità. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2013/05/17/news/il-governo-i-bacini-sardi-non-saranno-svuotati-1.7080242)

    ORISTANO. «Nessuno svuotamento degli invasi e nessun rischio di crisi idrica, infondato ogni allarmismo per ripercussioni sulla prossima stagione estiva», queste le rassicuranti parole del sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo D’Angelis, in risposta all’interpellanza presentata alla Camera dal deputato sardo del Movimento Cinquestelle, Nicola Bianchi. Sulla possibile restrizione del volume degli invasi sardi, come effetto delle nuove norme tecniche per la progettazione e la costruzione degli sbarramenti, attualmente in corso di approvazione, il sottosegretario ha spiegato che «il ministero ha avviato una verifica per le dighe ubicate nelle zone a maggiore sismicità, i risultati saranno portati a conoscenza del Consiglio superiore dei lavori pubblici e delle Istituzioni interessate, al fine di verificare in via definitiva l’applicabilità della norma e l’eventuale necessità di modifiche e integrazioni per la sicurezza». «Per la Sardegna – ha aggiunto Erasmo D’Angelis –, considerando le condizioni di bassa pericolosità del territorio che si traducono in valori di accelerazione orizzontale massima molto bassi, non ci sono al momento provvedimenti limitativi della risorsa idrica e quindi non è prevista alcuno svuotamento degli invasi. Il Governo si impegnerà a rassicurare le istituzioni e i cittadini sulla sicurezza dell’approvvigionamento idrico dell’acqua invasata nelle dighe della Sardegna e dunque ritiene infondato ogni allarmismo per possibili ripercussioni sulla stagione estiva». In replica al sottosegretario, è intervenuta la deputata sarda Paola Pinna, del Movimento 5 stelle, che ha ribadito «la necessità di una corretta applicazione del decreto attraverso perizie geologiche e ingegneristiche volte a un eventuale adeguamento strutturale delle dighe. Si devono evitare interventi precipitosi e poco ponderati: il rischio è di dover fronteggiare una pericolosa penuria idrica proprio nei mesi in cui si registra un picco nella domanda di acqua».

    ______________________________

    da Sardegna Quotidiano, 17 maggio 2013
    STOP AL DECRETO. Il ministro: dighe salve nell’Isola: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130517082153.pdf

  36. maggio 25, 2013 alle 2:48 pm

    L’ha ribloggato su Il Blog di Fabio Argiolas.

  37. giugno 4, 2013 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 giugno 2013
    Allarme da Fao e Unesco «Più tutele per l’isola». I rischi del mix di maltempo prolungato e dei nuovi processi di desertificazione Lo specialista Pasquale Steduto: «No agli sprechi idrici, stop a reti colabrodo». (Pier Giorgio Pinna)

    SASSARI. Pasquale Steduto è uno specialista prudente e informatissimo. Come vicepresidente della divisione Acqua e Terra della Fao combatte da anni per alleviare i disastri della siccità, ridurre l’inquinamento, garantire la sicurezza alimentare. Proprio per il ruolo che ricopre conosce bene fenomeni come gli eventi estremi che fanno impazzire il clima, le inondazioni senza freni e i roghi devastanti, il micidiale mix di nubifragi e desertificazione. «In un quadro del genere la Sardegna soffre di scarsità idriche e carenze nell’autoproduzione di cibo: temi che interessano altri paesi del Mediterraneo, con problemi che in queste ore stiamo discutendo qui al Cairo», spiega Steduto, al telefono, dall’albergo egiziano dove partecipa a un workshop centrato su Nord Africa-Medioriente. «I rimedi per l’isola? Eliminare reti-colabrodo e sprechi – risponde l’esperto – Bisognerà poi scongiurare le contaminazioni chimiche e industriali, “ricaricare” le falde, evitare conflitti città-campagne». Steduto sta per ripartire verso l’Italia. Domani, insieme con cinque professionisti internazionali impegnati a “dare acqua pulita al futuro”, riceverà il premio “Il monito del giardino” in Toscana. Come dirigente della Food and Agricolture Organisation fa parte di team che in tutto il Mediterraneo cercano di passare ai raggi X i guai climatici delle isole (e non solo) e predisporre poi contromisure. Con loro l’Unesco e altri staff dell’Onu. Sono docenti universitari, geologi, geografi, esperti di clima e ambiente. Tutti alla ricerca di risposte adeguate. Governo dell’acqua e sicurezza alimentare: come raggiungere questi obiettivi nel Mediterraneo e in Sardegna? «Occorrono strategie moderne per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ridurre le conseguenze negative che derivano dall’eccessiva esposizione alle importazioni di risorse alimentari. Si deve insomma operare per contrastare l’eccessiva volatilità dei prezzi, limitando i costi enormi dell’import soprattutto in una regione come la Sardegna». Da che cosa sono dipesi gli ultimi stress economici sotto questo profilo? «Dall’improvvisa impennata dei prezzi. Ha creato uno scompiglio internazionale proprio nel momento in cui la crisi improvvisa e le abitudini consolidate avevano impedito l’accumulo di stock alimentari. Gli stessi che avrebbero potuto consentire di tamponare la situazione». Come agisce la Fao per arginare questi contraccolpi? «Attraverso la commissione per la sicurezza ospitata a Roma. Porta a termine monitoraggi sui prezzi. Esercita una vigilanza sugli accordi commerciali. Cerca di creare un’armonia sui mercati. Anche l’Italia e l’isola, naturalmente, sono coinvolte in questi processi». Di recente in Sardegna c’è stato un allarme, poi rientrato, perché sulla base di una direttiva anti-terremoto da Roma si chiedeva lo svuotamento parziale dei bacini anche nell’isola. «Purtroppo si parte a volte dall’idea di evitare comunque disastri e si danno linee guida generali. Ovviamente, poi, si tratta di valutare ciascuna situazione specifica, perché di frequente ogni caso è a sé, come questa vicenda sembra dimostrare». La Fao punta sul riutilizzo delle acque reflue urbane in agricoltura: quali risultati potrebbe produrre l’adozione massiccia di un sistema del genere in Sardegna? «in Italia, per il momento, vige una legislazione restrittiva. Le acque reflue, anche trattate, potrebbero venire impiegate sotto questo profilo solamente a patto che restino al di sotto di certi valori. Ma i divieti sono posti in assoluto. Nella realtà invece non si cercano riscontri scientifici dell’effettivo pericolo legato all’adozione di certe metodologie». Che cosa intende, con esattezza? «Voglio dire che nella gran parte dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Italia compresa, non ci sono fonti d’inquinamento che si possono riscontrare in altre parti del mondo. Si dovrebbero quindi fare due cose: prima valutare quali siano i rischi concreti, poi modificare alcune restrizioni normative per consentire l’uso dei reflui urbani nelle campagne, naturalmente a patto che non ci siano effetti negativi di alcun tipo». Come imbrigliare e utilizzare al meglio le acque sotterranee dell’isola? «In genere, toccando quest’argomento, si registra la difficoltà di portare a termine un monitoraggio completo ed esauriente di tutte le riserve disponibili. Una volta raggiunto questo primo obiettivo, in Sardegna come nelle altre isole si deve stare attenti a evitare il depauperamento e la salinizzazione delle acque». In che modo? «Individuando il livello massimo prelevabile ogni anno si può raggiungere il bilancio ottimale tra la quantità di risorse impiegate e quelle che le falde devono ripristinare. Insomma: non utilizzare quest’acqua è un peccato, ma impiegarla in maniera eccessiva o sbagliata, può dare luogo a grossi problemi per la vicinanza delle fasce costiere». Quali progetti-guida per limitare sprechi e conflitti in una terra come la Sardegna? «Le competizioni, anche tra città e campagna, nascono di fronte alla penuria di risorse idriche. Sarà bene perciò fissare un preciso equilibrio tra industria ed espansione urbana da una parte e necessità di continuare a coltivare la terra dall’altra. Un obiettivo che si può conseguire attraverso il riciclo dei reflui e il ricorso a pratiche agronomiche sempre più efficienti e accurate».

  1. maggio 8, 2013 alle 8:16 pm
  2. maggio 9, 2013 alle 8:39 am
  3. maggio 10, 2013 alle 9:38 am

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