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Stop al procedimento di valutazione di impatto ambientale della ricerca idrocarburi Saras a S’Ena Arrubia (Arborea).


Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (17 marzo 2013) al Servizio S.A.V.I. dell’Assessorato della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna un primo atto di “osservazioni” nel procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) riguardante il progetto di perforazione esplorativa (a circa 3.000 metri di profondità) concernente il permesso di ricerca di idrocarburi “Eleonora” del Gruppo Saras s.p.a.

E’ stata chiesta la dichiarazione di improcedibilità in quanto l’avviso, il progetto e il relativo studio di impatto ambientale (S.I.A.), a distanza di giorni dalla pubblicazione del relativo avviso sui quotidiani regionali (13 marzo 2013), non sono tuttora disponibili sul sito web istituzionale delle “valutazioni ambientali” della Regione autonoma della Sardegna, così come previsto dalla legge (decreto legislativo n. 52/2006 e s.m.i., deliberazione Giunta regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012)  in contemporanea al deposito per la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale.

Sono stati interessati anche la Commissione europea e i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali.

I motivi di opposizione al progetto non sono, però, meramente formali.   Tutt’altro.

Garzetta (Egretta garzetta)

Garzetta (Egretta garzetta)

Il sito prescelto è a circa 200 metri di distanza dallo Stagno di S’Ena Arrubia, tutelato dalla Convenzione internazionale di Ramsar (2 febbraio 1971) sulle zone umide d’importanza internazionale (D.P.R. n. 448/1976), dal vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), da vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), dal piano paesaggistico regionale (decreto Presidente Regione n. 82 del 7 settembre 2006), destinato a riserva naturale regionale (legge regionale n. 31/1989, allegato A), sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale (direttiva n. 92/43/CEE).

campo di mais

campo di mais

L’area interessata è sede, inoltre, della più avanzata agricoltura specializzata della Sardegna e ben poco si conosce, allo stato attuale, delle possibili – gravissime – interferenze con le falde idriche.

Al termine della procedura di verifica preventiva – alla quale avevano partecipato con uno specifico atto di intervento (8 novembre 2011) le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – giustamente la Giunta regionale della Sardegna aveva previsto (deliberazione Giunta regionale n. 16/12 del 18 aprile 2012) lo svolgimento del vincolante e preventivo procedimento di V.I.A.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra sono al fianco del locale Comitato “No al progetto Eleonora” e delle popolazioni interessate per salvaguardare i valori ambientali e territoriali dell’Arborea.  

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

avviso VIA ricerca gas Saras Arborea, marzo 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. max
    marzo 18, 2013 alle 7:43 am

    l’unico commento che mi sento di fare e’ che gira e rigira sempre alla ricerca dei combustibili fossili siamo, alla faccia delle energie rinnovabili o di altre energie note dagli anni ’30 ma sempre insabbiate xche’+ conveniente prendersi la mazzetta a livello individuale o statale ( tasse)dal cammelliere di turno.

  2. Occhio nudo
    marzo 18, 2013 alle 9:08 am

    gira e rigira, alla Saras è sempre concesso sfasciare la nostra terra, a discapito di qualunque cosa ci sia intorno, attività agricola, turistica, bellezza, o ci possa essere. A noi sardi va bene così, è molto più comodo, e a loro va pure meglio, tanto gli “idrocarburi” se li beccano i servi.

  3. marzo 18, 2013 alle 9:45 am

    Gentile Deliperi,
    premesso che sono assolutamente d’accordo sulla verifica dell’impatto (nel senso che deve essere la più puntuale possibile compatibilmente con le attuali risorse scientifiche) esprimo qualche dubbio sull’approccio al problema ambientale ed a quello dello sfruttamento delle risorse fossii (soprattutto il gas, meno impattante del petrolio):
    http://gabrieleainis.wordpress.com/2013/03/16/sindrome-nimby-lo-strano-caso-del-progetto-eleonora/
    Affatto d’accordo, naturalmente, sul rispetto delle normative che la Vs associazione solleva (nessuno sconto alla SARAS o a chiunque altro: il controllo preventivo e il monotoraggio successivo, nel caso si proceda, devono essere ferrei, sia chiaro!).
    Inoltre, visto che il gas lo adoperiamo anche in Sardegna e da qualche parte bisogna prenderlo, mi aspetterei un atteggiamento laico da parte del Grig (e da parte dell’ecologismo responsabile) in merito al problema NIMBY.
    Cordialmente,

    • marzo 18, 2013 alle 5:46 pm

      buonasera Gabriele,
      nessuna “sindrome Nimby” da parte nostra, piuttosto la constatazione che il sito di perforazione sta a poche decine di metri dalla zona umida d’importanza internazionale di S’Ena Arrubia e interferisce con le falde idriche già interessate da prelievi per l’agricoltura.
      Sembra che l’abbiano scelto con il lanternino, un po’ come quando Massimo Moratti volle a tutti i costi Alvaro Recoba, un mezzo bidone pagato miliardi di vecchie lire e tenuto quasi 10 anni nonostante combinasse poco di buono (vds. http://sportemotori.blogosfere.it/2009/07/alvaro-recoba-e-la-carriera-buttata-nel-cesso-che-cretino-sono-stato-meglio-tardi-che-mai.html).
      Secondo la Saras, vi sarebbero da 1 a 3 miliardi di mc. di gas naturale nel sottosuolo.
      Tutto da verificare, così come i benefici per l’utenza isolana.
      Per ora, il Gpl viene prodotto in Sardegna dalla Saras, ma costa anche il doppio rispetto ai prezzi della Penisola.
      I calciatori dell’Inter costano e difficilmente Moratti farà beneficienza.
      Al di là delle battute, comunque, sarà fondamentale approfondire quanto contenuto nello studio di impatto ambientale (S.I.A.), ancor oggi non disponibile sul sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna (vds. http://www.sardegnaambiente.it/argomenti/valutazioniambientali/).
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  4. Occhio nudo
    marzo 18, 2013 alle 10:42 am

    Ecco, finalmente, è arrivata l’acuta osservazione sul fenomeno NIMBY. I sardi usano la macchina? Bene, non siano schizzinosi e si prendano la Saras. I sardi vogliono esser protetti in caso di guerra? Non facciano gli ipocriti e si prendano le servitù militari. I sardi vogliono l’energia pulita? Si prendano le pale eoliche in mezzo al mare. Come, giustamente, ha fatto notare il dott. Migaleddu in occasione di un incontro pubblico qualche mese fa, il problema non è il nimby ma il fenomeno “PINBY” ossia put in the niggers backyard, dove per “niggers” si intendono tutti i poveri del mondo, quelli che per non fare tanto gli schizzinosi vedono il territorio nel quale vivono trasformato, di volta in volta, in discarica o sito industriale, a discapito di tutto il resto. Ma di questo non si parla, non fa comodo, non fa “ragionamento illuminato e laico”. Con un po’ di amore per la propria terra, forse si ragionerebbe in mdo più costruttivo.

  5. Laura
    marzo 18, 2013 alle 10:45 am

    Gentile Gabriele Ainis,
    non credo che l’approccio utilizzato nel suo articolo (sindrome nimby….) sia razionale o perlomeno corretto dal mio punto di vista. Diacimao subito che non possono essere messi sullo stesso piano due attività così differenti quale l’agricoltura intensiva con i suoi impatti e l’attività estrattiva (gas, idrocarburi…) con imaptti di tutt’altra natura che non rimangono certo circoscritti alla piana di Terralba o Arborea. Per non aver dubbi in propostito basta guardare gli effetti devsatnti della SARAS in un territorio abbsatanza ampio. Inoltre vorrei ricordare che si sta cercando di abbandonare le fonti fossili per andare verso le rinnovabili ed anche queste vanno ben programmate per non creare grossi problemi. Ancora se i nostri predecessori hanno commesso degli errori di pianificazione ciò non significa che noi dobbiamo fare altrettanto. Il progresso serve a questo e la sindrome di Nimby non ha niente a che fare.

    • Mara
      marzo 18, 2013 alle 11:39 am

      Caro Occhio Nudo, sottoscrivo con ammirazione ciò che hai scritto. Sei anche riuscito a farmi ridere, in questa giornata uggiosa… Grazie.
      E GRAZIE COME SEMPRE AL G.R.I.G.!!

  6. marzo 18, 2013 alle 3:05 pm

    da Sardinia Post, 17 marzo 2013
    Gli ambientalisti: “Il progetto della Saras va bloccato subito”: http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/gli-ambientalisti-il-progetto-saea-va-bloccato-subito/

    _________________________________________

    da Casteddu online, 17 marzo 2013
    Saras, gli ecologisti contro le trivellazioni: “A rischio anche lo stagno”. (Dario Serra): http://www.castedduonline.it/saras-ecologisti-contro-trivellazioni-rischio-anche-stagno

    _____________________________________________

    da La Nuova Sardegna on line, 18 marzo 2013
    Marcia del sale contro le trivellazioni della Saras.
    Arborea, indipendentisti mobilitati, gli Amici della Terra informano la Commissione europea e il ministero dell’Ambiente. (Roberto Petretto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2013/03/18/news/marcia-del-sale-contro-le-trivellazioni-della-saras-1.6721409

    ________________________________

    da CagliariPad, 18 marzo 2013
    Trivellazioni ad Arborea, protesta degli ecologisti: “Mistero sul progetto”.
    Deliperi: “Abbiamo chiesto la dichiarazione di improcedibilità: lo studio di impatto ambientale non è stato ancora pubblicato”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1752

    ________________________________________________

    da L’Unione Sarda, 18 marzo 2013
    Marcia del sale contro le trivellazioni della Saras: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/71197_I_trattori_sfidano_la_Saras_Marcia_del_sale_.pdf

    ———

    OSSERVAZIONI ALLA REGIONE. “Stop alla Valutazione, procedura irregolare”.

    Arrivano le prime osservazioni con richiesta di blocco della procedura per la Valutazione di impatto ambientale. le associazioni ecologiste gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato al Servizio Savi, assessorato regionale dell’Ambiente, un primo atto di “osservazioni” nel procedimento della Via riguardante il progetto di perforazione esplorativa (a circa 3000 metri di profondità) della Saras. “E’ stata chiesta la dichiarazione di improcedibilità”, dicono gli ambientalisti, “in quanto l’avviso, il progetto e il relativo studio di impatto ambientale (Sia), a distanza di giorni dalla pubblicazione dell’avviso sui quotidiani regionali (13 marzo 2013), non sono disponibili sul web istituzionale delle ‘valutazioni ambientali’ della Regione, così come previsto dalla legge. Interessati Commissione europea e Ministeri.

  7. marzo 19, 2013 alle 3:01 pm

    da Sardegna Quotidiano, 19 marzo 2013
    PROGETTO ELEONORA. Un coro di no alle trivelle di Arborea, tutti i partiti compatti contro la Saras. (Marcello Zasso): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130319085307.pdf

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    da L’Unione Sarda, 19 marzo 2013
    Popolazione mobilitata per la tutela del territorio: i “No Progetto Eleonora” come i “NoTav”. Trivelle Saras, Oristanese in lotta. Riunione dei sindaci mentre i trattori invadono Arborea. (Marcello Cocco): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130319085633.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 19 marzo 2013
    I sindaci: «Stop alle trivellazioni Saras». Mobilitazione ad Arborea dei consigli comunali. Trattori in piazza contro la ricerca del metano. (Roberto Petretto)

    ARBOREA. Una mobilitazione simile nell’oristanese la si era vista soltanto quando qualcuno ebbe l’idea di realizzare un parco eolico off shore di fronte a Is Arenas. Ieri pale eoliche oggi metano: quello che la Saras vuole estrarre dal sottosuolo di Arborea. Nel teatro dei salesiani della cittadina della bonifica ieri si entrava a stento, tanta era la gente che aveva scelto di partecipare alla riunione congiunta dei consigli comunali della zona e del consiglio provinciale. Una partecipazione straordinaria da parte delle popolazioni, ma anche da parte degli amministratori locali. Sindaci con fascia tricolore, il presidente della Provincia, parlamentari e consiglieri regionali. Rappresentanti delle più importanti realtà produttive del sistema Arborea. E ovviamente il Comitato per il No, il primo a credere in questa battaglia. Nessun distinguo, nessun ma e nessuno se: dall’assemblea è arrivato solo un “no”. Anzi: tanti “no”. La Saras, che attraverso la società Sargas ha presentato il progetto per la realizzazione di un pozzo esplorativo nelle campagne di Arborea, vicino allo stagno di S’Ena Arrubia, per verificare la presenza di un giacimento di gas nel sottosuolo, dovrà tenere conto di questa rivolta popolare. Non tanto per le parole del presidente della commissione provinciale Ambiente, Bepi Costella: («Attenzione alla rabbia del popolo: chi tocca il gas a Arborea si brucia le mani»), quanto per un movimento trasversale, che non conosce ideologie, età e ceto sociale. Il 13 aprile la Saras dovrebbe approdare a Arborea per presentare pubblicamente il progetto. Ma intanto l’iter va avanti e lo Studio di impatto ambientale certifica la volontà della Saras di non tornare indietro. Cosa che invece ha chiesto il sindaco di Arborea, Pierfrancesco Garau: «La Saras ritiri il progetto Eleonora». Improbabile, ma non impossibile: la situazione, di fronte a una mobilitazione di questo genere, per la Saras potrebbe diventare difficilmente gestibile. Sono contro le amministrazioni, i cittadini. E le aziende, che hanno voce in capitolo: i trattori schierati davanti all’ingresso del teatro erano una rappresentazione muscolare. Dentro il teatro hanno pesato le parole di Plinio Magnani, presidente della TreA: «Il solo fatto di parlare di un pozzo a Arborea ci crea un danno economico». Fermare il progetto Eleonora, quindi: il consigliere regionale Antonio Solinas (Pd), ha ricordato la propria proposta di legge per lo stop alle trivelle. E ha chiesto il sostegno di tutti i partiti. Nel frattempo ha incassato quello di Gianni Sardo, presidente della cooperativa produttori: «La soluzione è politica: serve una legge».

  8. marzo 20, 2013 alle 1:11 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 marzo 2013
    La Saras valuta la ribellione di Arborea. Vertice milanese dopo l’assemblea di lunedì pomeriggio dalla quale è uscito un “no” unanime al Progetto Eleonora. (Roberto Petretto)

    ARBOREA. Vertice a Milano con la famiglia Moratti nella sede della Saras per esaminare la situazione del Progetto Eleonora. I massimi dirigenti della società petrolifera che ha presentato una richiesta alla Regione con l’obiettivo di realizzare un pozzo esplorativo nelle campagne di Arborea, hanno fatto il punto dopo l’affollatissima assemblea di lunedì pomeriggio che ha mandato un messaggio chiaro: a Arborea, ma anche in tutti gli altri centri del circondario, il no al Progetto Eleonora è pressoché unanime. La Saras sta seguendo l’iter previsto dalla legge e la Regione potrebbe anche autorizzare il pozzo. Ma come riuscirebbe la società a gestire un’ostilità tanto diffusa e forte nel territorio, tra la popolazione, le istituzioni, le organizzazioni di categoria, le aziende più rappresentative della comunità locale? Potrebbe venirne fuori una miscela esplosiva. Alla Saras stanno valutando le reazioni contrarie, la loro portata e le possibilità di ribaltare la situazione per continuare a portare avanti un investimento di 8-10 milioni di euro. Possibilità nulle, sembrerebbe di capire dopo l’assemblea di lunedì sera a Arborea. Dove il coro di “no” è stato potente e intonato (a parte qualche piccola stecca sulla primogenitura della battaglia contro le trivelle). Hanno detto “no” i sindaci di dieci Comuni del circondario, con in prima fila quello di Arborea, Pierfrancesco Garau. Ha detto “no” la Provincia, con il presidente Massimiliano De Seneen e il presidente della commissione Ambiente Bepi Costella (ex sindaco di Arborea). Ora la domanda è: come portare avanti la battaglia contro le trivelle, oltre che con la mobilitazione popolare e istituzionale? Il consigliere regionale del Pd, Antonio Solinas, ha presentato una proposta di legge che, se approvata, disporrebbe il divieto di ricerche di petrolio o gas naturale nel sottosuolo dell’isola. «Avrà di certo l’appoggio del gruppo di Sel in consiglio regionale – ha detto Michele Piras, neoparlamentare di Sinistra ecologia e libertà, che ha partecipato all’assemblea di Arborea –. Siamo contro questo progetto per due ragioni. Innanzitutto perché non viene riconosciuto alle popolazioni locali il diritto a scegliere il modello di sviluppo a cui affidare il proprio futuro. In secondo luogo perché non ci va bene un modello che cura gli interessi delle multinazionali». La proposta Solinas è sul tavolo, ma c’è il rischio che in Regione le altre forze politiche non si vogliano accodare a una proposta di legge presentata da un consigliere di opposizione. È sintomatico che in queste ore fioriscano le proposte che puntano a bloccare il progetto. Oggi sarà la volta del deputato del Pdl, Mauro Pili, di svelare, nel corso di una conferenza stampa convocata per le 10,30 in Provincia, la ricetta che dovrebbe condurre al blocco delle attività di ricerca e estrazione nel sottosuolo sardo. Il Comitato “No al Progetto Eleonora”, dopo mesi di battaglie combattute in solitudine o con l’appoggio di pochissimi, è in numerosa compagnia. Anche se una delle responsabili del comitato, Michela Pintus, ha ricordato che le richieste di autorizzazione alle ricerche di idrocarburi sono arrivati negli uffici dei comuni dell’Oristanese già nel 2008. E che all’epoca solo il Comune di Solarussa, con una delibera specifica, espresse parere negativo alla richiesta della Saras. Forse allora il problema era stato sottovalutato o non compreso appieno. Ora invece il fronte del no è largo e ben assortito. E forse anche la Saras sta cominciando a valutare la reazione in un altro modo.

  9. Beatrice
    marzo 21, 2013 alle 9:38 am

    Da qualche parte, si può firmare contro?
    Beatrice

  10. Porico
    marzo 21, 2013 alle 5:43 pm

    La SARAS per lo Stato Italiano ha grandi meriti ambientali. La SARAS ha beneficiato di decine di milioni di fondi Statali destinati alle energie alternative. La perizia e stata firmata da un giovane ingegnere
    ignaro persino del contenuto della stessa. E’ grottesco ma è andata così. Si brucciano combustibili fossili per trasformarli in energia elettrica e si intascano i contributi Statali per le energie alternative.

  11. Mara
    marzo 23, 2013 alle 9:01 am

    Ieri sera al TG regionale e stamattina alla radio, ho ascoltato un vergognoso panegirico sugli illuminati investimenti in cantiere da parte della Saras, specie quelli del progetto Eleonora… Con un chiusa arrogante e bugiarda che diceva pressapoco così: “al progetto è contrario un gruppo di allevatori. Ma la Saras andrà avanti”.
    Bene, possiamo dare ragione a Grillo, sulla posizione prona che assumono molti giornalisti italiani davanti al potere: adesso nemmeno si fanno più analisi ne’ si raccontano i fatti, ci si limita a leggere i comunicati forniti dall’azienda interessata.
    Dobbiamo far capire a questi cosiddetti giornalisti che, come giustamente riporta La Nuova Sardegna, a dire NO al progetto, (per ora civilmente, ma non tirate troppo la corda) sono:
    ” voci di protesta ascoltate in questi giorni: quelle degli 11 consigli comunali, dell’Unione dei comuni del Terralbese, del consiglio provinciale di Oristano, delle aziende agricole e zootecniche, dei sindacati di categoria, del comitato No al Progetto Eleonora e di tanti tanti cittadini.”

  12. marzo 24, 2013 alle 3:51 pm

    L’ha ribloggato su Il blog di Fabio Argiolas.

  13. marzo 26, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 marzo 2013
    Il costo dell’energia? «È alto per colpa di un monopolio». Arborea, la replica del Comitato “No al Progetto Eleonora” alla presa di posizione della Confindustria sarda. (Roberto Petretto)

    ARBOREA. La risposta del comitato “No al Progetto Eleonora” è dettagliata e puntigliosa. Ribatte punto per punto alla mezza pagina pubblicitaria acquistata dalla Confindustria sarda per parlare di energia e, neppure tanto velatamente, del progetto della Saras. «La Sardegna soffre per i costi dell’energia. Giusto», dicono quelli del Comitato. «Ma nell’isola si produce energia più di quanta se ne consumi, e a fronte di questo i costi continuano a essere insostenibili».Le colpe? Il Comitato ha una sua linea: «In Sardegna esiste una società che si chiama Sarlux ed è direttamente controllata dalla Saras – per dirla tutta lo stabilimento Sarlux si trova all’interno della raffineria di Sarroch – che agisce al di sopra del libero mercato nella fornitura e gestione dell’energia, detenendo la priorità di vendita dell’energia prodotta e usufruendo degli incentivi Cip6 per l’utilizzo di fonti assimilate alle rinnovabili, pur trattandosi di scarti della raffinazione del petrolio». Confindustria invita poi a sviluppare le infrastrutture “tenendo conto dei cambiamenti in atto” tra cui la “riduzione della domanda”: «Cioè sarebbe come auspicare – ribatte il Comitato – uno sviluppo della rete stradale “tenendo conto della riduzione del traffico”. Non dice però che è proprio il sistema industriale a consumare la maggior parte dell’energia prodotta in Sardegna – il 48 per cento, contro un misero 2 per cento di consumi delle imprese agricole – e che proprio quelle industrie che sono state impiantate in Sardegna dagli anni ’60 ad oggi sono causa di quella crisi strutturale che viviamo ancora oggi». Un dato su tutti è sintomatico, secondo il Comitato: «Con la chiusura dell’Alcoa il fabbisogno energetico dell’isola è calato del 20 per cento. Forse non conviene far filtrare queste notizie all’associazione degli industriali? Forse è dura ammettere che quel modello di sviluppo industriale da loro sponsorizzato si è rivelato totalmente fallimentare?» Il Comitato si oppone «a una visione che sostenga la produzione energetica a prescindere dai costi ambientali, specie quelli che andrebbero a debito delle future generazioni». A Arborea rigettano l’accusa di essere affetti da “sindrome Nimby”: «Non ha niente a che vedere con la battaglia che da 18 mesi portiamo avanti. Piuttosto sono i dirigenti di Confindustria Sardegna – di cui Saras è la principale associata – ad essere colpiti da sindrome Pibby: Put in blacks’ back yard (Mettilo nel giardino del nero). Ovvero quella tendenza per cui tutti progetti di dubbio impatto ambientale ed economico devono essere sviluppati nei quartieri neri delle città e, in questo specifico caso, in Sardegna, che altro non è che il quartiere nero dell’Italia». «Non ci faremo imporre nessun modello di sviluppo che sia in competizione con quello già esistente nel nostro territorio – conclude il documento del Comitato –. Non siamo contrari al progresso, siamo contrari all’imposizione di un modello di progresso che si è già rivelato fallimentare e adatto soltanto a soddisfare gli interessi di industriali che hanno fatto fortuna grazie a corposi finanziamenti pubblici. Il futuro di Arborea lo decideranno i suoi abitanti, non Confindustria Sardegna».

  14. marzo 26, 2013 alle 3:10 pm

    a oggi, 26 marzo 2013, dopo due settimane dalla pubblicazione dell’avviso sui quotidiani, ancora il progetto + il S.I.A. non sono pubblicati sul sito web istituzionale: http://www.sardegnaambiente.it/argomenti/valutazioniambientali/

  15. marzo 28, 2013 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2013
    ENERGIA » IL DIBATTITO SULLE TRIVELLE. Tendas porge una mano alla Saras. Il sindaco: «Seguire il percorso previsto dalla Legge: le risposte arrivano dalla Valutazione di impatto ambientale». (Roberto Petretto)

    ORISTANO. Cerca di dosare le parole, di non essere troppo esplicito, con la consapevolezza che la sua posizione («assolutamente personale») farà molto rumore. Il sindaco Guido Tendas per la prima volta si esprime sul progetto presentato dalla Saras per la realizzazione di un pozzo esplorativo a Arborea. Ed è il parere che non t’aspetti: «Prima di dire di no alla Saras, vorrei vedere cosa mi dice il Via. Perché credo che la Saras abbia non solo il dovere, ma anche il diritto, di farsi dire dalla Regione, cioè da chi deve fare la valutazione di impatto ambientale, “questo non lo puoi fare per questi motivi”. E poi ciascuno si prende le proprie responsabilità per quello che deve succedere». Tendas fa questa considerazioni dopo una serie di premesse che dovrebbero attenuarne l’impatto: «Se la popolazione questa cosa non la vuole, non posso che essere solidale. Non conosco tutti i pro e i contro del progetto. Le amministrazioni comunali che si oppongono probabilmente lo conoscono in modo approfondito. Ma se la Saras proponesse al Comune di Oristano di fare delle trivellazioni in questo territorio, prima di tutto vorrei capire che cosa vogliono fare, dopodiché chiederei alla Saras di rispettare le regole previste in questi casi». Per il sindaco di Oristano la strada maestra da seguire è quella tracciata dalla legge: «Le regole sono che si va e si chiede la Valutazione di impatto ambientale a chi di dovere. Quello che non riesco a immaginare, in tutta questa vicenda è come mai la Saras abbia creato le condizioni di una sollevazione popolare senza chiarire che cosa voleva fare». L’assenza del Comune di Oristano si era notata anche alla recente assemblea di Arborea: c’erano i Comuni del Terralbese, ma anche Cabras e Solarussa, tanto per citarne due che si trovano decisamente più distanti rispetto a Oristano dall’area dove dovrebbe essere realizzato il pozzo. «Non ho partecipato perché il Comune di Oristano non è stato invitato. Né da Arborea né dalla Provincia. Solitamente non vado in un posto senza essere invitato». Il consiglio comunale potrebbe presto occuparsi dell’argomento: «So che i capigruppo hanno cominciato a discuterne, ma ancora non c’è stata una decisione. Quando ci sarà, ci esprimeremo». La voce fuori dal coro del sindaco di Oristano non è l’unica: anche il consigliere regionale oristanese Mario Diana si è espresso in modo favorevole al progetto Eleonora. Tirandosi addosso le ire dei sostenitori del “no”. Probabile che accada anche a Guido Tendas.

    • Beatrice
      marzo 28, 2013 alle 10:06 am

      Si spera in uno stop definitivo: basta con la distruzione del territorio

  1. marzo 18, 2013 alle 7:06 am
  2. marzo 27, 2013 alle 12:19 pm
  3. aprile 1, 2013 alle 9:54 pm

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