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Licenza di inquinare (o quasi) per le piccole e medie imprese.


corso d'acqua inquinato da scarichi

corso d’acqua inquinato da scarichi

Splendido regalo elettorale da parte del Governo Monti poco prima delle elezioni politiche.

Su proposta del Ministro per l’ambiente Corrado Clini, infatti, il Governo ha approvato il 15 febbraio 2013 il Regolamento per l’autorizzazione unica ambientale e la semplificazione delle procedure per le piccole e medie imprese, comprendente una serie di facilitazioni per inquinare senza controlli e remore.

Niente più autorizzazioni agli scarichi e alle emissioni in atmosfera, nessuna valutazione di impatto acustico, durata di ben 15 anni dalla data di rilascio: l’autorizzazione unica ambientale verrà rilasciata dallo Sportello unico per le attività produttive (S.U.A.P.) e le verifiche da parte delle singole amministrazioni pubbliche competenti devono concludersi entro 30 giorni, altrimenti “l’istanza si intende correttamente presentata”.

L’estrema semplificazione assicura il Governo – non provocherà una diminuzione delle garanzie di tutela ambientale.

C’è da credergli?  Certo, come all’esistenza della Fatina dei denti.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

fumi industriali

 

 

da Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2013

Ambiente, Clini libera tutti: il governo fa un regalo a chi inquina.  Blitz sull’autorizzazione ambientale alle medie imprese fino a 250 dipendenti: 15 anni senza controlli né sanzioni. La denuncia di Angelo Bonelli di Rivoluzione Civile: “E’ un dono elettorale per un sistema produttivo che lo stava aspettando con ansia”.     Marco Palombi

Un vero servitore dello Stato non dorme mai, nemmeno mentre tutti gli altri sono distratti dalla campagna elettorale, da Sanremo o dal gran rifiuto di Joseph Ratzinger. E infatti il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha portato e fatto approvare venerdì in Consiglio dei ministri il decreto che istituisce la nuova Autorizzazione unica ambientale (Aua) per le Piccole e medie imprese, che ingloba una serie di adempimenti burocratici in vigore fino ad oggi. Bene, si dirà, semplificare è giusto. Vero in generale, ma il diavolo – al solito – si nasconde nei dettagli e la linea che separa uno snellimento burocratico dalla deregulation è sottilissima: “Più che una semplificazione – denuncia Angelo Bonelli, leader dei Verdi e candidato di Rivoluzione Civile – è un tana libera tutti per chi inquina, un regalo elettorale per un sistema produttivo che lo stava aspettando con ansia: l’interesse dell’impresa a risparmiare tempo e denaro è prevalente rispetto alla tutela dell’ambiente e della salute”. Non ci si lasci nemmeno ingannare dal fatto che le nuove norme riguarderanno solo le Pmi. Questo non è affatto un provvedimento di nicchia: piccole e medie sono quelle imprese che hanno meno di 250 dipendenti e una cinquantina di milioni di fatturato annuo, a spanne l’80% di chi produce in Italia.

Ora vediamo nel dettaglio quali sono gli aspetti più preoccupanti di questa norma. Intanto, all’articolo 3, la lunghezza straordinaria di questa nuova autorizzazione: si passa dai cinque anni attuali a ben 15. Curiosamente lo stesso governo ammette che tanto il Consiglio di Stato quanto le commissioni parlamentari gli avevano fatto presente che quel lasso di tempo è un po’ troppo lungo: purtroppo “non è stato possibile accogliere tale suggerimento in quanto alla predetta riduzione conseguirebbe un aumento degli oneri a carico delle imprese” e questo contrasta con la lettera del decreto. Semplificazioni di febbraio, che è la fonte primaria di questo regolamento.

scarichi fognari

scarichi fognari

In questi 15 anni, potrebbe pensare qualcuno, ci saranno però allora frequenti controlli e un rilevante apparato di sanzioni per chi non rispetta le regole. Macché: all’articolo 9 si prescrive che ci sarà solo un monitoraggio annuale sull’attuazione della nuova Aua (vale a dire sul fatto se la semplificazione funziona). Controlli e sanzioni? Non ci sono. Anche stavolta il governo ammette nella sua relazione che entrambi gli erano stati richiesti dalle Regioni, ma – purtroppo anche stavolta – non si può perché ci si è dimenticati di inserirli nel dl Semplificazioni e quindi il regolamento non li può creare dal nulla. E così potranno lavorare per 15 anni praticamente senza controlli robette come inceneritori, discariche, fonderie, raffinerie e impianti pericolosi d’ogni genere. Lo si evince anche dalle correzioni all’articolato originale che Il Fatto Quotidiano ha potuto visionare: la prima formulazione escludeva infatti dal rinnovo semplificato “scarichi di sostanze pericolose”, “emissione di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate” e via dicendo, previsione poi cancellata con un bel tratto nero in orizzontale.

Non bastasse, grazie alla soppressione di un comma del Codice Ambientale, la nuova Autorizzazione unica potrà essere per così dire parcellizzata, ovvero concessa senza “considerare l’insieme degli impianti e delle attività” presenti nello stabilimento che la richiede. Non manca nemmeno qualche elemento pazzoide: le regioni potranno infatti “definire ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche sostanziali” e altri cambiamenti minori, finendo in sostanza per complicare la giungla normativa e costringendo imprese che lavorano su più territori a seguire regole diverse per ottenere lo stesso via libera.

Infine, una nota di colore: il governo che voleva abolire le Province – e il premier che vuole abolirle se gli italiani lo voteranno – ha deciso che il soggetto a cui fa capo il rilascio della nuova Aua saranno… le Province. L’attivismo di fine mandato di Clini, peraltro, non si limita alla deregulation ambientale per le Pmi, ma include un controverso decreto che permetterà ai cementifici di bruciare nei loro impianti il cosiddetto Css (combustibili solidi secondari). Il dl ha avuto il parere contrario della commissione Ambiente della Camera, ma il ministro ha già annunciato che questo non sarà sufficiente a fermarlo: quel parere non è vincolante. La curiosa motivazione dei tecnici del ministero è che molti cementifici già bruciano il petcoke, che è molto più inquinante del Css, quindi con le nuove regole ci sarebbe un miglioramento delle emissioni in atmosfera. Ora, a parte l’idea che il problema dei rifiuti si risolve solo con la combustione, c’è il fatto che bruciando Css i cementifici inquinano assai di più rispetto ai “normali” inceneritori e possono per di più farlo a norma di legge, visto che hanno limiti di emissione più alti. “Clini dovrebbe dare a Monti consigli per l’Agenda green – conclude Bonelli – ma tra decreti sull’Ilva, silenzio assenso per costruire persino in aree protette, tagli ai parchi nazionali e questi ultimi atti può al massimo scrivergli l’Agenda black”.

Castell'Azzara (GR), colline

Castell’Azzara (GR), colline

(foto da mailing list ecologista)

  1. capitonegatto
    febbraio 26, 2013 alle 7:44 am

    Clean significa ” pulito ” , e si legge clin, aggiungi una i ….. e si legge clini. Quindi chi doveva pulire il paese ha di fatto privileggiato lo sviluppo economico , senza porsi lo scrupolo sul destino del territorio in fatto di inquinamento e vivibilita’ .
    C’e’ da augurarsi che i cittadini diventino piu sensibili nel denunciare situazioni di pericolo per l’ambiente e per la salute.

  2. Bolgaroni Maurizio
    febbraio 26, 2013 alle 8:21 am

    E questa gente ha preso ancora il 10% dei voti. O questi elettori sono degli ingenui o sono quelli che per i loro interessi hanno bisogno d’ inquinare l’ambiente deliberatamente.

  3. Occhio nudo
    febbraio 26, 2013 alle 8:45 am

    La fatina dei tonti.. con la sua faccetta da contabile, Monti ha preso in giro tutti quanti e non ha nemmeno dovuto faticare per farlo.

  4. febbraio 26, 2013 alle 10:09 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  5. Mara
    febbraio 27, 2013 alle 8:27 am

    Ma un Decreto non dev’essere discusso e approvato dal Parlamento entro 60 giorni, se no decade?
    Gran parte dei politici se ne andrà presto a casa, con il segno di una scarpa sul didietro.

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