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Abusivismo edilizio ogliastrino, il fascino indiscreto dell’illegalità.


 

 

anche su La Nuova Sardegna (Stop alle demolizioni, legalità sospesa“), 22 gennaio 2013

 

E’ un diritto anche quello.

Le parole di Franco Lai, leader degli abusivi ogliastrini, sono emblematiche e mattonare.

Alla domanda del bravo Paolo Merlini (“Il giallo di uno stop alla vigilia del voto”, su La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2013) sulla presenza soprattutto (forse il 90%) di “seconde” (o “terze”) case affittate fra quelle destinatarie dei duecento ordini di demolizione in base a sentenze penali passate in giudicato, questa è stata la risposta.

Una sberla alla legalità e alle migliaia e migliaia di cittadini onesti. Tantissimi nella stessa Ogliastra.

La migliore risposta a chi continua a sostenere – fra essi molti abusivi e loro supporters di ogni livello – la tesi degli abusi realizzati in stato di necessità.

Risposta corroborata dall’impennata delle offerte di “case vacanze” in affitto sul litorale di Tertenia a poche ore dalla sospensione delle demolizioni.

Che il centro ogliastrino abbia un forte bisogno di nuove abitazioni per la tumultuosa crescita della popolazione è difficile sostenerlo, vista la pressoché costanza del numero dei residenti negli ultimi vent’anni (3753 nel 1991, 3815 nel 2011, cioè + 1,6%).

Cagliari, manifestante in favore dell'abusivismo edilizio

Cagliari, manifestante in favore dell’abusivismo edilizio

La meritoria azione della Procura della Repubblica di Lanusei non ha precedenti sul fronte dell’abusivismo edilizio e del ripristino della legalità, bisogna sottolinearlo. Dall’aprile 2012, con sospensione durante i quattro mesi estivi per consentire la ricerca di eventuali soluzioni legislative alternative, sono state eseguite 100 demolizioni di strutture abusive. Un intervento che sta, come sempre in questi casi, funzionando anche da deterrente nei confronti di nuovi illeciti.

Sentenze “dimenticate” da anni, anche da decenni, relative in particolare alle coste di Tortolì, Tertenia, Barisardo, Baunei, in buona parte “seconde case” al mare. Proprio su quel litorale nel corso del 2011-2012 sono stati eseguiti su disposizione della Procura sequestri preventivi di lottizzazioni abusive con oltre 300 unità immobiliari, realizzate nel tempo sotto gli occhi assonnati di Comuni e Regione.

Nei giorni scorsi le demolizioni sono state sospese, molto probabilmente per evitare ogni strumentalizzazione durante il periodo elettorale.

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

Ma un piccolo risultato l’hanno raggiunto: Franco Lai è stato candidato al Senato dal suo partito, il P.d.L.  Chiaro riconoscimento per il presidente del Comitato per un’urbanistica a misura d’uomo, consigliere e vice-coordinatore provinciale P.d.L., già candidato sindaco a Tertenia, il quale, ricordano le cronache, “di professione fa il costruttore edile e di immobili ne ha diversi, tanto da non ricordarsi quanto ha pagato di Imu”.

Soprattutto indice dell’attenzione irrisoria del mondo politico per la legalità, testimoniata dalla triste corsa a fini di consenso elettorale da parte di politici d’ogni colore al sostegno delle ragioni dell’abusivismo edilizio.     Puro disprezzo istituzionale dell’onestà dei tantissimi “fessi” che hanno realizzato le loro opere legittimamente.

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Che pensare, infatti, delle promesse elargite copiosamente da vari capigruppo consiliari a non più di 4-500 abusivi durante la manifestazione sotto il Consiglio regionale nel novembre scorso

Assicurano l’approvazione dell’assurda proposta di legge n. 423, primo firmatario Angelo Stochino (PdL), licenziata prontamente dalla Commissione consiliare “urbanistica”. In sintesi, l’adozione di piani di risanamento (definiti curiosamente “piani di riqualificazione paesaggistica”) per le aree dove gli abusi edilizi rappresentino anche solo 0,20-0,10 metri cubi su metro quadro di terreno. In pratica dove non c’è alcuna vera compromissione del territorio, ma solo gli interessi degli abusivi.

Se vi fosse un briciolo di decenza nel Palazzo, vi rinuncerebbero. Difficilmente accadrà, ma le demolizioni non saranno automaticamente bloccate.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Ginepro (Juniperus communis) sul mare

Ginepro (Juniperus communis) sul mare

(foto Vito Biolchini, S.D., archivio GrIG)

  1. gennaio 22, 2013 alle 4:03 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 gennaio 2013
    Ambinete. Stop alle demolizioni, legalità sospesa.
    Quando il comitato che si oppone all’ordinanza della Procura di Lanusei arriva a definire l’abusivismo “un diritto” significa che ogni segno è stato passato. (Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus)

    «E’ un diritto anche quello». Le parole di Franco Lai, leader degli abusivi ogliastrini, sono emblematiche. Alla domanda del bravo Paolo Merlini («Il giallo di uno stop alla vigilia del voto», su La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2013) sulla presenza soprattutto (forse il 90%) di «seconde» (o «terze») case affittate fra quelle destinatarie dei duecento ordini di demolizione in base a sentenze penali passate in giudicato, questa è stata la risposta. Una sberla alla legalità e alle migliaia e migliaia di cittadini onesti. Tantissimi nella stessa Ogliastra. La migliore risposta a chi continua a sostenere – fra essi molti abusivi e loro supporters di ogni livello – la tesi degli abusi realizzati in stato di necessità. Risposta corroborata dall’impennata delle offerte di «case vacanze» in affitto sul litorale di Tertenia a poche ore dalla sospensione delle demolizioni. Che il centro ogliastrino abbia un forte bisogno di nuove abitazioni per la tumultuosa crescita della popolazione è difficile sostenerlo, vista la pressoché costanza del numero dei residenti negli ultimi vent’anni (3753 nel 1991, 3815 nel 2011, cioè + 1,6%). La meritoria azione della Procura della Repubblica di Lanusei non ha precedenti sul fronte dell’abusivismo edilizio e del ripristino della legalità, bisogna sottolinearlo. Dall’aprile 2012, con sospensione durante i quattro mesi estivi per consentire la ricerca di eventuali soluzioni legislative alternative, sono state eseguite 100 demolizioni di strutture abusive. Un intervento che sta, come sempre in questi casi, funzionando anche da deterrente nei confronti di nuovi illeciti. Sentenze «dimenticate» da anni, anche da decenni, relative in particolare alle coste di Tortolì, Tertenia, Barisardo, Baunei, in buona parte «seconde case» al mare. Proprio su quel litorale nel corso del 2011-2012 sono stati eseguiti su disposizione della Procura sequestri preventivi di lottizzazioni abusive con oltre 300 unità immobiliari, realizzate nel tempo sotto gli occhi assonnati di Comuni e Regione. Nei giorni scorsi le demolizioni sono state sospese, molto probabilmente per evitare ogni strumentalizzazione durante il periodo elettorale. Ma un piccolo risultato l’hanno raggiunto: Franco Lai è stato candidato al Senato dal suo partito, il Pdl. Chiaro riconoscimento per il presidente del Comitato per un’urbanistica a misura d’uomo, consigliere e vice-coordinatore provinciale Pdl, già candidato sindaco a Tertenia, il quale, ricordano le cronache, «di professione fa il costruttore edile e di immobili ne ha diversi, tanto da non ricordarsi quanto ha pagato di Imu». Soprattutto indice dell’attenzione irrisoria del mondo politico per la legalità, testimoniata dalla triste corsa a fini di consenso elettorale da parte di politici d’ogni colore al sostegno delle ragioni dell’abusivismo. Che pensare, infatti, delle promesse elargite copiosamente da vari capigruppo consiliari a non più di 4-500 abusivi durante la manifestazione sotto il Consiglio regionale nel novembre scorso? Assicurano l’approvazione dell’assurda proposta di legge n. 423, primo firmatario Angelo Stochino (PdL), licenziata prontamente dalla Commissione consiliare “urbanistica”. In sintesi, l’adozione di piani di risanamento (definiti curiosamente “piani di riqualificazione paesaggistica”) per le aree dove gli abusi edilizi rappresentino anche solo 0,20-0,10 metri cubi su metro quadro di terreno. In pratica dove non c’è alcuna vera compromissione del territorio, ma solo gli interessi degli abusivi. Se vi fosse un briciolo di decenza nel Palazzo, vi rinuncerebbero. Difficilmente accadrà, ma le demolizioni non saranno automaticamente bloccate.

  2. Giovanni
    gennaio 23, 2013 alle 12:52 am

    FINALMENTE DEMOLISCONO TUTTO! Son troppo contento, in questi anni ogni volta che tornavo negli stessi posti vedevo sempre piu villette comparire come funghi. Giù tutto.

  3. franc
    gennaio 23, 2013 alle 1:47 pm

    …ma questa gente non deve rispondere di organizzazione criminale e istigazione a delinquere?

  4. gennaio 23, 2013 alle 9:06 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  5. gennaio 25, 2013 alle 4:21 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2013
    Il bilancio della procura. Abusi, eseguita la metà delle demolizioni. In nove mesi le ruspe sono intervenute su tutto il territorio, 96 le sentenze da applicare. (Valeria Gianoglio)

    LANUSEI. Novantacinque “seconde” case e opere abusive demolite dal 4 aprile dell’anno scorso sino a questi giorni. Settantacinque delle quali sono state abbattute dagli stessi proprietari, prima che arrivassero le ruspe inviate dalla Procura di Lanusei. Altre 18, invece, in queste ore vivono con il fiato sospeso in attesa di conoscere l’esito dei ricorsi presentati: un discreto numero di istanze del genere, infatti, sono state già rigettate dal tribunale. E ventidue, invece, se la sono scampata grazie al condono, mentre sette sono state acquisite dal rispettivo Comune. A nove mesi dall’avvio dell’operazione-demolizioni in Ogliastra, insomma, la Procura di Lanusei, nonostante le forti resistenze incontrate da parte degli abusivi e non solo, è arrivata a più della metà dell’opera. Sono 244, infatti, nel complesso le sentenze di demolizione ormai passate in giudicato. Significa dunque che devono essere eseguite, pena la omissione d’atti d’ufficio, e sempre che nel frattempo la politica non riesca a sfornare la soluzione che in questi lunghi anni non è riuscita a confezionare nonostante le speranze dei proprietari delle case. Quella soluzione che adesso, con più forza, chiedono i proprietari delle case abusive di Sarrala, la marina di Tertenia. Per loro, che nei giorni scorsi hanno fermato le ruspe mobilitandosi sin dal cuore della notte, comincia adesso un nuovo conto alla rovescia in attesa delle elezioni: prima di quella data è quasi certo che le ruspe non torneranno. Ma nel frattempo, il bilancio complessivo dell’operazione-demolizioni registra già un bilancio fatto di numeri consistenti: nell’arco di nove mesi sono già state eseguite, o in qualche modo risolte con acquisizioni da parte del Comune, demolizioni autonome e condoni, ben 148 sentenze di demolizione. Tutte, in gran parte a Tortolì, nella zona di Cea, a Barisardo, Loceri, ma anche Lotzorai, Perdasdefogu, Baunei, Santa Maria Navarrese, Cardedu e Jerzu. Mezza Ogliastra, insomma, è stata interessata dagli abbattimenti. Tra le opere demolite c’è un po’ di tutto: graziose villette costruite in barba a vincoli e norme paesaggistiche, piani sopraelevati, persino, come è accaduto a Jerzu, lo sbarramento di un fiume con un muro in cemento armato lungo 11 metri e alto tre metri. E ancora casotti con tettoie in eternit, mega terrazze, capannoni. In questa prima e consistente tranche di demolizioni, la procura di Lanusei ha scelto di abbattere le “seconde case”, ovvero le abitazioni che non sono occupate per tutto l’anno ma che servono spesso come rifugio estivo e per i weekend. La prossima tappa, dopo le elezioni, sarà dunque il ritorno a Sarrala e la restante tranche di 96 sentenze di demolizione ancora da eseguire non solo a Tertenia ma a Tortolì e Barisardo, in particolare.

    A Tertenia l’operazione resta congelata: se ne riparlerà solo dopo il voto.

    Si è concluso con un sostanziale “arrivederci a dopo le elezioni” il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato ieri mattina in prefettura a Nuoro per discutere, ancora una volta, delle demolizioni in Ogliastra e del caso-Sarrala, la zona marina di Tertenia dove nei giorni scorsi gli abbattimenti di case abusive sono stati fermati letteralmente a furor di popolo. Una sessantina di auto, alle quali poi è seguito mezzo paese si era sistemato nell’unica stradina che porta a Sarrala, e aveva impedito alle ruspe inviate dalla Procura di Lanusei di portare a termine le demolizioni. Ieri, in prefettura, era presente anche il sindaco di Tertenia, Luciano Loddo, insieme ai sindaci di Tortolì, Mimmo Lerede, e a quello di Lanusei, Davide Ferreli. A loro il prefetto ha riferito che la situazione demolizioni rimarrà congelata fino alle elezioni, di fine febbraio. In questo mese e mezzo, Loddo ha annunciato che farà di tutto per ottenere qualche via d’uscita dal fronte politico.

  6. occhio78
    gennaio 28, 2013 alle 6:01 pm

    l’entità volumetrica in demolizione (considerando 200 circa sentenze in giudicato x 3/400 mc) dovrebbe essere circa di 60/80.000 mc, facciamo 100.000mc, non è niente in confronto ai 2 milioni di mc regalati dal vostro amato Renato con le intese previste dal vostro amato PPR. caro signor deliperi non ha mai speso mezza parola per il progetto Jana (200.000mc) a Tortoli a 2 passi dalle demolizioni. forse è meglio salvare 200 case illegali con un piano di riqualificazione, spalmando 100.000mc a 200 persone che regalarne 200.000mc a 1 solo. non c’è bisogno di essere Marx per capire cosa è meglio. le leggi e le pene devono essere chiare e certe per tutti. le grandi speculazioni in sardegna son state fatte dentro le regole (es. intese PPR) una casa abusiva non è vendibile una casa dentro il progetto pseudo-regolare jana SI. dovreste rinominare il vostro sito in http://www.ASTA L’IPOCRISIA SIEMPRE.it

  7. occhio78
    gennaio 29, 2013 alle 10:31 am

    il problema di fondo è che voi (G.I.G), non siete per la giustizia ma per il giustizialismo, senza porvi il problema che probabilmente (sopratutto in un urbanistica/edilizia) a volte (e dico a volte per non giustificare tutti) troppe leggi rigide e controverse creano l’illegalità. Il paesaggio e l’ambiente va tutelato con un processo partecipativo di tutti gli attori che lo compongono e lo utilizzano. il concetto di sviluppo sostenibile non è mirato ad una conservazione assoluta dell’esistente, ma ad un utilizzo della risorsa preservandone la riciclibilità per le prossime generazioni. perchè se si muore oggi non ci sarà nessuno domani. i vincoli devono essere temporanei in attesa di una pianificazione partecipata che li tramuti in tutela. perche vi sono aree meritevoli di tutela e conservazione assoluta ed aree compromesse da riqualificare sulle quali dare il giusto sfogo allo sviluppo economico, trovando la giusta mediazione tra tutti i sopracitati attori. tali aree si trovano sia sulle coste che sopra il gennargentu. la miopia è la vostra, o forse avete una sorta di daltonismo, visto che vedete solo Bianco o nero, senza considerare che in mezzo ci sono tutte le sfumature di grigio. per chiudere ho letto gli interventi di GIG sul jana-mazzella, a primo acchito mi sembrano quasi “PROFORMA” quasi scritti da chi tema un accusa di LESA MAESTA’. L’anonimato purtroppo è obbligatorio, vivendo in una terra dove i fraintendimenti a volte creano tensioni (il sottoscritto è esposto in prima linea a trovare soluzioni tal volta impopolari) che potrebbero sfociare in situazioni pericolose.

    • gennaio 29, 2013 alle 4:23 pm

      il problema di fondo, Occhio78 molto miope e strabico, è che c’è gente che disinvoltamente se ne frega di leggi, piani paesistici, disposizioni di tutela ambientale, strumenti urbanistici e poi pretende che i propri abusi siano legalizzati, possibilmente a spese della collettività.
      In Sardegna non c’è un Comune privo di strumenti urbanistici, che sia piano urbanistico (P.U.C.) o piano regolatore (P.R.G.) o programma di fabbricazione (P.d.F.).
      Basta osservarli, come le migliaia e migliaia di cittadini “fessi”, danneggiati dall’abusivismo edilizio.
      Perchè di questo non parli?
      Dal tenore del tuo discorso mi ricordi tanto un progettista impegnato nel campo urbanistico/edilizio: se così fosse, sarebbe certo legittimo, ma sarebbe molto più onesto se esprimessi le tue posizioni apertamente.
      Noi siamo intervenuti nel procedimento relativo al progetto Janas cercando di difendere le ragioni di tutela ambientale in un quadro urbanistico predisposto dal Comune di Tortolì che vede l’area interessata quale zona “C” (completamento) dello strumento urbanistico. Cioè in una situazione piuttosto compromessa.
      Noi siamo intervenuti e abbiamo fatto, altro che timore di “lesa maestà”. Ti ripeto: tu che cosa hai fatto in merito?

      Stefano Deliperi

  8. gennaio 29, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 gennaio 2013
    Abusi edilizi, cinque a giudizio. Conclusa l’inchiesta a Pittulongu: nei guai dirigenti comunali e professionisti.

    OLBIA. Sono cinque gli imputati tra tecnici comunali, ingegneri, committente dei lavori e impresario ad essere finiti nei guai giudiziari per aver realizzato e autorizzato la costruzione alcuni muretti e finestre risultate non in regola con il piano urbanistico a Pittulongu. La vicenda, che sarà discussa davanti al giudice monocratico nei prossimi mesi, vede imputati di concorso in abusi edilizi l’ex capo dell’ufficio tecnico del Comune Antonello Zanda, il responsabile amministrativo del procedimento Massimiliano Virdis, l’ingegnere Giampiero Mura, progettista delle opere ritenute abusive ( capogruppo del Pdl in consiglio comunale nella precedente legislatura), l’imprenditore Antonello Satta e il proprietario delle due villette, Giuseppe Columbano. L’accusa contestata dalla procura della Repubblica a tutti è quella di concorso in abusi edilizi, mentre di falso in atti pubblici dovrà rispondere l’ingegnere Giampiero Mura, il quale avrebbe dichiarato una data diversa da quella in cui sarebbero stati avviati i lavori di modifica e ristrutturazione di due abitazioni a Pittulungu. L’inchiesta venne avviata dopo un esposto giunto sul tavolo del magistrato inquirente nel 2011 che segnalava la realizzazione di alcune opere murarie in zona sottoposta a particolari vincoli urbanistici. I cinque, assistiti dagli avvocati Jacopo Merlini, Giuseppe Mocci, Silvana Mura e Andrea Viola hanno già ricevuto il decreto di citazione a giudizio. «Sono accuse che non hanno alcun fondamento», spiegano i legali. (g.p.c.)

  9. occhio78
    gennaio 29, 2013 alle 5:59 pm

    come da manuale, risposta giustizialista! i vari PPR,PUC,PRG,PDF etc sono strumenti nati da leggi scritte su misura di pochi che hanno influenza prima sul legislatore poi sui redatori (amministratori locali-tecnici incaricati) dei vari strumenti urbanistici e paesaggistici. Mi ripeto, le norme dovrebbero nascere dalla partecipazione di tutti così tutti le rispetteranno e si batteranno per farle rispettare. sono un progettista non penso di dovermene fare una colpa , anzi ho sempre legato la mia professione al paesaggio ed all’ambiente in quanto ritengo siano componenti essenziali della vita e dell’anima, nella mia professione ho sempre rifiutato di prestarmi a progettazioni legate a speculazioni e abusivismo, ho cercato sempre di combattere il degrado cercando soluzioni progettuali compatibili con paesaggio/ambiente. ma conosco bene gli strumenti urbanistici di cui sopra, oltre ad essere inadeguati in quanto frutto di un concetto urbanistico obsoleto (parlo anche del PPR) individuano le aree di completamento/espansione (B,C,F) guardando l’intestazione catastale. il povero mortale come può crescere economicamente, se le aree da antropizzare previste dai PUC etc sono in mano come sempre ai soliti noti che le vendono a peso d’oro. Il vincolo deve essere temporaneo in attesa di pianificazione adeguata, sulla falsa riga magari del PAI, dove dietro uno studio di maggior dettaglio si può rimodulare a seconda delle effettive criticità del territorio, anche più restrittive del vincolo generale imposto con la cartografia redatta su scala al 25000. Il PPR dovrebbe essere rimodulato in questi termini. Per tornare al discorso abusivismo , moralmente parlando, chi è più delinquente e dannegia la collettività chi specula sulle aree rese edificabili dai PUC redati con le modalità di cui sopra (identificativi catastali) o chi costruisce un fabbricato rurale e lo trasforma in abitazione magari seconda casa per crearsi un integrazione al reditto? mi ripeto, le speculazioni edilizie in sardegna sono state fatte dentro le pseudo-regole. per chiudere il progetto jana, ricade in parte in zona C, parte in zona G e parte in zona S, parte all’interno dei 300mt dal mare, parte in altri tematismi di tutela (PPR), è stato ammesso ad intesa (art.11-PPR) in via transitoria, modalità non contemplata dalle NTA, con varie osservazioni negative di carattere urbanistico e paesaggistico, poi il grande renato con la sua giunta a pensato bene prima di andarsene di rendere cogente per il comune le risultanze dell’intesa. lo scrivente più volte si è esposto pubblicamente in merito, avendo in cambio ripercursioni sgradevoli a livello professionale e personale, quindi mi capirai se rimango anonimo.

    • gennaio 29, 2013 alle 9:48 pm

      ti capisco benissimo se rimani “anonimo”.
      Non immagini nemmeno quanti “anonimi” si rivolgano a noi, crudeli “talebani ecologisti” per questo o quest’altro motivo.
      Ti assicuro che ti stupiresti.
      Ti ripeto ancora: per le “intese” – contro le quali ci siamo battuti, unici fra le associazioni ecologiste, gli ordini professionali, le associazioni imprenditoriali – devi andare a chiedere altrove, non qui.
      “Risposta giustizialista” perchè?
      Perchè chiediamo il rispetto della legge?
      Vuoi il Far West, dove il più ricco e prepotente fa quello che vuole?
      Ci siamo vicino, se non te ne sei accorto.
      E faremo tutto il possibile perchè non accada.

      Stefano Deliperi

  10. occhio78
    gennaio 30, 2013 alle 6:07 pm

    Perché i Sardi sono un popolo di camerieri? Perchè i Sardi non sono i primi imprenditori turistici? Io una risposta me la sono data: per poter costruire villagi turistici,alberghi etc… allo stato attuale della concezione turistica si ha la neccessità di 2/3 requisiti fondamentali … l’area edificabile, i soldi e il potere politico.. quindi l’investitore o è straniero (cioè non sardo) oppure niente. La sardegna è disseminata di strutture ricettive costruite, vendute e gestite da starnieri. Tutto ciò nel rispetto delle leggi e dell’orientamento che le leggi danno. L’investimento medio per una struttura ricettiva per piccola che sia tra acquisto, edificazione e avviamento è di circa 1.5/2 milioni di euro, investimento fuori dalla portata del 99% dei sardi. Ora, l’alternativa è semplice, mettersi l’anima in pace e continuare a fare gli ospiti a casa nostra e per campare fare i camerieri OPPURE creare un movimento per invertire la tendenza, creando un modello turistico alternativo, basato su una diversa concezione di ricettività, basato sulle “tanto odiate seconde case“ unico investimento immobiliare alla portata di tutti. 100/150 mila euro per costruire una seconda casa è una cifra che nell’economia di una famiglia con un minimo di spirito imprenditoriale sarebbe sostenibile.
    Senza poi parlare del diverso grado di integrazione con i nostri valori che il turista avrebbe in un sistema turistico di questo tipo, la sardegna va visitata nella sua complessità, chi viene in sardegna deve apprezzare tutto: il mare, la montagna, l’archeologia, l’eno-gastronomia, le tradizioni, la storia, il mito. Cosa difficile da apprezzare rinchiusi in un albergo 5stelle all-inclusive.
    Questo modo di fare turismo trova tra i primi detrattori i legislatori sardi stessi che con gli indirizzi del PPR si censurano le seconde case per incentivare gli hotel a 5 stelle magari dei nababbi arabi (ce l’ho con la DX e con la SX).
    Questo modello turistico fa storcere il naso a molti scienziati del turismo però è l’unico che potrebbe ridistribuire la ricchezza equamente.
    Logicamente tutto ciò va basato su una strumentazione urbanistica rispettosa del paesaggio e dell’ambiente, dove le aree da tutelare vanno tutelate, dove gli accessi al mare vanno garantiti, dove si combatta il degrado urbanistico e dove si deve costruire si debba costruire con qualità.
    Le battaglie per il rispetto delle leggi sono sacrosante, ma lo sono altrettanto quelle di chi vuole invertire la tendenza, magari recuperando anche le case abusive (logicamente quelle recuperabili che non ledano interessi paesaggistico/ambientali riconosciuti e condivisi) facendo ricadere su di esse l’onere per la riqualificazione urbanistica, paesaggistica ed ambientale per ricucire il gap tra interesse privato ed interesse collettivo.
    Il mio pensiero è questo e nasce da vari anni di lavoro sul campo e di contatto continuo con gente comune che vive nei paesi costieri e non. Probabilmente un pensiero in controtendenza rispetto a quello della stragrande maggioranza degli scienziati dell’economia turistica, ma credo che continuerò comunque a pensarla così.

  11. gennaio 31, 2013 alle 3:00 pm

    da La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2013
    ABUSI EDILIZI » UN RIONE SOTTO ACCUSA. Scoppia in tribunale il caso Testimonzos: disposte 77 confische. Diventa esecutiva la pena accessoria per la lottizzazione. Il giudice nomina un consulente per fissare i confini esatti. (Valeria Gianoglio)

    NUORO. Dieci anni fa, nel 2003, quando una sentenza del tribunale di Nuoro aveva stabilito che il reato di abusi edilizi era ufficialmente prescritto, in molti, tra i proprietari – tutti piuttosto agguerriti – delle case e dei terreni all’estrema periferia di Nuoro, avevano ringraziato il proprio santo protettore e tirato un deciso sospiro di sollievo. Non tutti, però, sapevano che, prescrizione o meno, visto che il caso di Testimonzos riguardava una lottizzazione abusiva, prevedeva come pena accessoria la confisca dei terreni e degli eventuali immobili che ci si erano costruiti sopra. Villini, capannoni, piccoli e grandi manufatti, ricoveri per attrezzi, ma anche appartamenti di una certa ampiezza. Insomma, una vera marea. Ma la legge lo aveva stabilito in modo chiaro: quei terreni con i loro vari annessi devono passare al Comune di Nuoro, devono essere acquisiti al suo patrimonio anche se il reato penale di abuso edilizio, a causa delle lungaggini della giustizia, è di fatto scaduto. Sono trascorsi dieci anni, da quella sentenza, e con essi altrettante speranze, proteste, richieste di vari comitati di cittadini, ma ieri mattina, il bubbone Testimonzos è scoppiato ancora una volta in tribunale sollevando nuove domande e vecchi timori. Davanti al presidente della sezione penale, Antonio Luigi Demuro, si è tenuto infatti un “incidente di esecuzione” legato alla complicata vicenda. Si è tenuta, ovvero, una udienza in camera di consiglio, nella quale per la prima volta, in esecuzione della sentenza del 2003, un giudice ha dovuto nominare un consulente del tribunale per sbrogliare la matassa legata ai confini dei terreni dei lottisti di Testimonzos. Come consulente tecnico è stato nominato Aldo Mauri, ingegnere. Toccherà a lui, adesso, fino alla data della prossima udienza, fissata per fine giugno, risolvere il pasticcio-confini. Perché la sentenza del 2003, in sostanza, ha stabilito che i terreni dei 77 abusivi debbano andare al Comune, ma dopo dieci anni si tratta di capire con precisione quali sono questi terreni, chi ci ha costruito sopra, chi ha venduto la sua proprietà. La cartina allegata al fascicolo di 10 anni fa, infatti, descrive solo una macro-area. Toccherà al consulente del tribunale, ora, il difficile compito di trasformarla in una mappa più dettagliata con tante micro-aree. E non sarà facile: dovrà contattare i singoli proprietari, scavare nei registri della Conservatoria, rivolgersi al Catasto, fare diversi sopralluoghi. Una volta che porterà a termine il suo lavoro, dovrà presentare una relazione dettagliata al giudice che glielo ha commissionato. E da quel momento, in teoria, la confisca si dovrebbe tradurre in realtà. E sarà una vera gatta da pelare nelle mani del Comune di Nuoro. Perché anche ieri mattina, in tribunale, se lo chiedevano in molti, tra avvocati e lottisti: che farà il Comune quel giorno? Farà sloggiare i proprietari dei terreni e delle case, visto che per legge ne diventa proprietario? Oppure nel frattempo troverà una via d’uscita? La vera patata bollente, dunque, ancora una volta nel caso degli abusi edilizi passa alla politica. La vicenda di Sarrala – la marina di Tertenia dove la Procura di Lanusei tornerà in primavera per radere al suolo le case abusive – la dice lunga, a questo proposito. Anche nel caso di Nuoro la situazione è figlia di anni nei quali le norme edilizie venivano violate in modo sistematico e non tutti, tra l’altro, ne erano coscienti. Molti, ad esempio, arrivati dai paesi intorno a Nuoro avevano acquistato case a Testimonzos con tanto di atto notarile che avrebbe dovuto garantirne la regolarità. Altri avevano optato per la scrittura privata. In entrambi i casi si erano ficcati in un pasticciaccio che dopo dieci anni non è stato ancora sbrogliato del tutto.

  12. febbraio 1, 2013 alle 2:54 pm

    e ora a Orosei.

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2013
    A Orosei riprendono le demolizioni. La Procura di Nuoro sollecita 50 proprietari ad abbattere le costruzioni illegali, altrimenti manderà le ruspe. (Angelo Fontanesi) (http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/68451_A_Orosei_riprendono_le_demolizioni.pdf)

    OROSEI. Dopo sussurri e timori, dopo conferme a bassa voce e smentite poco convincenti che si sono alternate per quasi quattro anni, adesso arriva le certezza: è giunta agli sgoccioli la “moratoria” sulle demolizioni degli abusi edilizi accertati nel territorio di Orosei. Nei giorni scorsi il procuratore della Repubblica di Nuoro, Andrea Garau, che aveva già avuto contatti con amministratori e funzionari del Comune, ha voluto parlare personalmente con i circa cinquanta destinatari di ordinanze di demolizione (passate in giudicato anche da decenni) per comunicare che la Procura è pronta a procedere, a brevissimo termine. L’invito ai proprietari è di abbattere gli edifici di propria iniziativa, finché sono in tempo. Una “cortesia” più che un atto dovuto, per evitare ai destinatari delle ordinanze quello che è invece capitato ai proprietari dei pochi immobili demoliti coattivamente tra il gennaio e la primavera del 2008, ora chiamati a risarcire lo Stato con decine di migliaia di euro ciascuno. In questi quattro anni di “fermo macchine” la soluzione politica al caso, auspicata da più parti, non è stata trovata. Pertanto gli abusi conclamati sono rimasti tali. Del resto nessun piano di risanamento urbanistico (peraltro ancora congelato in un Puc in fase di verifica regionale) potrebbe sanare sentenze passate in giudicato. Sembra inoltre che non sia andato a buon fine neanche l’estremo tentativo fatto l’anno scorso dal Comune di Orosei di acquisire al patrimonio pubblico alcuni edifici abusivi, dopo aver accertato che i proprietari li utilizzano come prima casa. Tutto insomma fa presupporre che questa volta niente possa più ritardare la ripresa in Baronia della stagione delle demolizioni incominciata nel gennaio del 2008 con l’abbattimento della mansarda di una villetta vicino a Cala Liberotto e sospesa “pro tempore” nella primavera dello stesso anno. Una operazione avviata sempre dalla Procura della Repubblica di Nuoro (allora diretta da Antonio Amoroso) che avrebbe dovuto interessare centinaia di casi di abusi edilizi accertati in tutto il Nuorese. Solo nel territorio oroseino erano previste 44 demolizioni, ma in totale furono solo quattro gli abbattimenti eseguiti in quel lasso di tempo e pochi nel resto della provincia: uno a Siniscola, uno a Lula, uno a Irgoli (un bagno di 25 metri quadrati di due vecchi pastori) e uno a Nuoro dove l’intero quartiere di Testimonzos era finito nel mirino della Procura. Molto più rumore fecero invece a Orosei le turbative sociali suscitate dal caso e culminate con due attentati dinamitardi contro l’allora sindaco Gino Derosas. Dopo di che le ruspe della ditta emiliana impegnata negli abbattimenti spensero i motori e ripresero il mare vero il continente. Ma la macchina delle demolizioni non si è mai fermata. Gli organi militari preposti al controllo dei casi di abuso e ai sopralluoghi propedeutici alla loro demolizioni non hanno infatti mai interrotto il loro lavoro. Circa un anno fa la Procura di Nuoro predispose un minuzioso controllo dello stato dell’arte che evidenziò come ai vecchi abusi se ne erano addirittura aggiunti dei nuovi e praticamente nessuno dei proprietari aveva nel frattempo provveduto all’autodemolizione. Adesso però la tregua sembra essere terminata e il sordo rumore delle ruspe ricomincia a farsi sentire amplificato da una situazione di grave sofferenza sociale ed economica che non promette niente di bu

    • febbraio 2, 2013 alle 11:06 am

      da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2013
      Demolizioni, parla Mula «Risolto qualche caso». Abusivismo a Orosei, il sindaco spiega il lavoro fatto di concerto con la Procura Ma per circa cinquanta situazioni sarà difficile evitare l’arrivo delle ruspe. (Angelo Fontanesi)

      OROSEI. Se per molti la notizia dell’intenzione della Procura della Repubblica di Nuoro di riprendere a breve l’esecuzione di decine di sentenze di demolizione di abusi edilizi passate in giudicato è stata una scioccante sorpresa, per altri invece si tratta della naturale evoluzione di un iter conosciuto da tempo. Tra questi anche il sindaco Franco Mula che però al riguardo ha diversi distinguo da fare. «Questa amministrazione – dice – sin dal suo insediamento ha dato prova tangibile di avere a cuore la problematica prendendo in esame una per una, con i diretti interessati e i loro legali, tutte le pratiche relative ad abusi edilizi. E proprio grazie a questo impegno sinergico molti casi sono stati risolti positivamente e altri ancora mi auguro vadano a buon fine prima che le sentenze vengano applicate. Un lavoro fatto anche in concerto con la Procura che ha sempre vagliato con attenzione le possibilità di soluzione prospettategli». Un caso in particolare tiene a sottolineare il primo cittadino: quello delle abitazioni viziate da abuso realizzate da due nuclei familiari su terreni comunali che il consiglio comunale, all’unanimità, ha recentemente deliberato di annettere al patrimonio pubblico: «Una decisione che ritengo risolutoria per scongiurare la demolizione di quegli immobili e contro la quale sinora la Procura non ha mosso nessuna osservazione». Un iter comunque ancora in corso che prevede, come conditio sine qua non, l’indicazione da parte del Comune di una destinazione di interesse pubblico di quegli immobili. «Abbiamo formulato alcune ipotesi – spiega Mula – e ritengo che siano compatibili con quanto richieda la norma». Ma se qualche caso è andato a buon fine molti altri (si parla di una cinquantina) sembrano avere scarsissimi margini di soluzione. Ed è proprio su questi che si è appuntata l’attenzione del procuratore della Repubblica di Nuoro, Andrea Garau, che sta sentendo uno ad uno i proprietari degli immobili in predicato di demolizione con l’unico scopo di invitarli quanto prima ad autoabbattere gli abusi onde evitare le ingenti spese che diversamente sarebbero loro imputate. Del resto il tempo concesso agli abusivi per tentare di sanare la loro posizione e alla parte politica per trovare un’uscita normativa alla problematica esplosa nel gennaio 2008 è stato generoso. Ma davanti all’ineluttabilità del reato la Procura non può certo abdicare il suo ruolo.

  13. Pietro
    febbraio 6, 2013 alle 1:26 pm

    Ogni abuso edilizio che purtroppo, è per motivi di lavoro vengono causati dai residenti stessi consapevoli dell’abuso stesso,ma non ci si può sottrarre perche i soldi fanno gola a tutti sopratutto in questo periodo di crisi….!!A maggior ragione incentiva ancora di piu’ l’illegalità da parte delle mafie, che ormai da anni continua molto volentieri…a contaminare la sardegna.E’li che mette radici la mafia dove c’e’ la povertà di un popolo in un momento di vulnerabilità come oggi!!!

  14. febbraio 6, 2013 alle 2:59 pm

    da L’Unione Sarda, 6 febbraio 2013
    Barisardo. I ranger a caccia di vecchi documenti convocano i proprietari.
    Abusivi: nuova inchiesta. Case illegali a Cea? La Procura apre un fascicolo. (Mariella Careddu): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20130206083723.pdf

  15. febbraio 18, 2013 alle 5:36 pm

    da Sardinia Post, 18 febbraio 2013
    Abusi edilizi, sequestrata la villa di Amii Stewart in Costa Smeralda. (Giacomo Legato): http://www.sardiniapost.it/cronaca/abusi-edilizi-sequestrata-la-villa-di-amii-stewart-in-costa-smeralda/

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    da L’Unione Sarda on line, 18 febbraio 2013
    Porto Cervo, guai per Amii Stewart. Abusi edilizi nella villa extra lusso: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/305012

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    da La Nuova Sardegna on line, 18 febbraio 2013
    Abusi edilizi in Costa, sequestrata la villa di Amii Stewart
    Strutture in muratura al posto di quelle in legno. L’intervento degli uomini del corpo forestale: denunciati il progettista, il direttore e la cantante: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/02/18/news/abusi-edilizi-in-costa-sequestrata-la-villa-di-amii-stewart-1.6557872

    • febbraio 21, 2013 alle 2:49 pm

      da La Nuova Sardegna, 21 febbraio 2013
      Amii Stewart, convalidato il sequestro del cantiere. Stop per i lavori nella tenuta estiva della cantante e del marito Pietro Cappa: il magistrato conferma i sigilli dopo il provvedimento preventivo della Forestale. (Giampiero Cocco)

      PORTO CERVO. Il cantiere edile e i lavori per realizzare un muretto di recinzione nella tenuta smeraldina della cantante afroamericana Amii Stewart e del marito Pietro Cappa sono state messi sotto sequestro giudiziario. La convalida del provvedimento, già adottato in via preventiva dai rangers della stazione di Olbia del corpo di vigilanza ambientale della Regione Sarda, è stata firmata, il giorno di San Valentino (il 14 febbraio scorso) dal gip del tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano, al quale il provvedimento di convalida era stato sollecitato dal magistrato inquirente, il pubblico ministero Angelo Beccu. Contro il sequestro giudiziario i legali della coppia, gli avvocati Gian Comita Ragnedda e Dorotea Fiori, hanno già proposto istanza al tribunale del riesame, che deciderà nel merito nei prossimi giorni. Nel frattempo l’area dove erano in corso i lavori di ristrutturazione di due preesistenti casette in legno resta sotto sequestro, mentre sono in corso ulteriori accertamenti sulla data di avvio dei lavori che, nel giro di pochi giorni, avevano portato alla demolizione dei due vecchi manufatti in legno, allo scavo di nuove fondamenta e alla posa dei muri perimetrali, nonchè dei solai del piano terra e i pilastri per la copertura. Operazioni non autorizzate e vietate dall’attuale Ppr regionale nella fascia dei trecento metri dal bagnasciuga, un particolare, quest’ultimo, del tutto ignorato da coloro che stavano realizzando la villetta sul mare. La procura della Repubblica ha disposto il sequestro dell’incartamento nell’ufficio tecnico comunale di Arzachena dov’erano inserite le richieste di autorizzazione al restauro e ristrutturazione delle vecchie casette in legno (due manufatti di circa 160 metri quadri) collegati tra loro da una verandina. Nel mirino del corpo forestale regionale sono finiti la cantante statunitense e il marito, oltre al direttore dei lavori (un professionista di Arzachena) e ai due titolari dell’impresa di Sant’Antonio di Gallura che stava portando avanti i lavori di ristrutturazione e sbancamento in riva al mare. La villa di Amii Stewart confina con quella di Irina Abramovich, la ex moglie del magnate russo del gas. Anche la modella russa si trova implicata in beghe giudiziarie per via di un lungo contenzioso avviato con l’impresa “Elis Costruzioni 2” del costruttore di Capoterra Maurizio Pili. Il quale venne indagato per i reati di truffa e abusi edilizi commessi ai danni della ex moglie del magnate russo per delle opere che sarebbero state realizzate in difformità al progetto presentato all’ufficio tecnico del comune di Arzachena, opere che scatenarono la rabbia e la reazione giudiziaria della ricca ex modella moscovita.

  16. febbraio 22, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 febbraio 2013
    Il Puc non salverà gli abusivi. Tertenia, incontro con i tecnici. Qualche speranza solo per le sentenze non esecutive. (Lamberto Cugudda)

    TERTENIA. Tanti terteniesi nutrono grandi speranze sul fatto che il Piano urbanistico comunale possa riuscire a evitare l’arrivo delle ruspe inviate dalla procura della Repubblica di Lanusei per abbattere la sessantina di costruzioni abusive con sentenza già passata in giudicato. Ma forse è tardi. Il docente universitario Manlio Venditelli e il suo collega, l’architetto Maurizio Imperio, l’altro ieri sera hanno presentato ai terteniesi le direttrici generali del Puc che dovranno redigere. Ieri mattina, i due progettisti incaricati (freschi di firma della convenzione con il Comune), hanno incontrato, a Lanusei, il procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi. Sull’esito dell’incontro non vi è niente di ufficiale. Ma ieri sera, alle ore 20,30, i due progettisti avevano in programma un incontro, in aula consiliare comunale, con i proprietari delle abitazioni che hanno già ricevuto l’ingiunzione di sgombero per la demolizione. A quanto pare, secondo il docente universitario si sarebbe oramai troppo avanti nel tempo per puntare a salvare le costruzioni (o parte di esse) con sentenza passata in giudicato e inserite nella “black list” della Procura. Per la maggior parte si trovano nella zona della marina di Sarrala. Per quanto attiene invece altri manufatti abusivi, anche a Sarrala, che non hanno ancora la sentenza passata in giudicato, all’interno del Puc verranno previsti dei Piani di riqualificazione. «In questi Piani – ha detto Manlio Venditelli – si farà di tutto per salvare quanto più possibile. Puntando su due chiari parametri: la qualità e l’interesse collettivo». Il noto urbanista si è detto soddisfatto della riunione tenuta mercoledì sera in aula consiliare comunale, per presentare le direttrici generali che seguirà il Puc. «Erano presenti centinaia di cittadini – ha proseguito – che hanno ascoltato con grande attenzione. Il Puc che andremo a redigere si baserà su due punti principali: in primis sarà un vero Piano di sviluppo; e oltre a questo, si terranno degli incontri periodici anche con la popolazione, che potrà così “partecipare” alle decisioni». E ha anche sottolineato che il massimo strumento urbanistico locale sarà un grande Piano di sviluppo, al cui interno vi sarà anche il Piano energetico. Il tutto consentirà di creare occupazione, recuperando settori come l’agricoltura e altri, magari trascurati. Il sindaco Luciano Loddo (Udc) ha dichiarato: «Oramai abbiamo intrapreso un percorso, che è quello della realizzazione del Puc, inteso come Piano di sviluppo. E anche di riqualificazione di aree in parte compromesse. Si cercherà di salvare il maggior numero di costruzioni possibili. Però, per poterlo avere pronto, serviranno dagli otto ai dieci mesi, lavorandoci senza sosta». Anche per i rappresentanti del locale Comitato per un’urbanistica a misura d’uomo, il nuovo Puc è molto importante: «Innanzitutto perché è un vero Piano di sviluppo, che come dice la parola punta sulla crescita economica e sociale della comunità. E poi perché, con lo stesso, si cercherà di riqualificare alcune zone, compresa la marina di Sarrala. Ma per redigerlo serve tempo». E anche questa, pare una richiesta di “tregua” alla Procura di Lanusei.

  17. marzo 3, 2013 alle 10:09 am

    da L’Unione Sarda on line, 3 marzo 2013
    Tertenia, 7 indagati tra i “no-ruspe”. L’accusa è associazione a delinquere. Impedirono alle ruspe di abbattere le case abusive di Sarrala, a Tertenia. Ora sette attivisti dei presidi sono indagati dalla Procura di Lanusei. Le accuse sono di resistenza a pubblico ufficiale e associazione a delinquere: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/306481

  18. marzo 7, 2013 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 marzo 2013
    TERTENIA. Demolizioni di case abusive, riprende il conto alla rovescia. (Lamberto Cugudda)

    TERTENIA. Anche ieri nessun nuovo intervento, nella marina di Sarrala, di “slaccio forzoso” dell’energia elettrica da costruzioni abusive con sentenza passata in giudicato, i cui proprietari hanno già ricevuto il preavviso di demolizione da parte della Procura di Lanusei. Ma la possibilità che gli escavatori della società “Tecnic demolizioni controllate” di Cuneo possano arrivare a breve termine è grande. Nei prossimi giorni potrebbe tornare a Tertenia il docente universitario Manlio Venditelli, al quale è stato assegnato l’incarico – insieme al suo collega Maurizio Imperio – di redigere il Piano urbanistico comunale. E non è improbabile si tengano nuovi incontri di carattere tecnico con gli abusivi. L’attesa è sempre molto grande: basta pensare che sono 56 le costruzioni abusive realizzate nel territorio comunale – quasi tutte nella zona della marina di Sarrala – che sono finite nella “black lista” della procura della Repubblica di Lanusei dopo che le relative sentenze sono passate in giudicato.

  19. marzo 8, 2013 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 8 marzo 2013
    Tertenia, oggi l’interrogatorio degli attivisti antidemolizioni. (Lamberto Cugudda)

    TERTENIA. Accompagnati dai loro legali, quest’oggi, nel commissariato della polizia di Stato di Tortolì, saranno sentiti dagli inquirenti sette terteniesi anti-escavatori. Una settimana fa, si sono visti notificare, dagli agenti, un avviso di garanzia per resistenza a pubblico ufficiale (in concorso fra loro) e associazione per delinquere. Per la procura di Lanusei si tratta di attivisti del movimento che, il 17 e 18 gennaio, impedirono l’arrivo degli escavatori della società “Tecnic demolizioni controllate” inviati per la demolizione delle costruzioni abusive –pare siano 54 – nella zona della marina di Sarrala. Fra i sette vi è anche il consigliere provinciale di opposizione, Franco Lai (Pdl), che è anche capogruppo consiliare comunale di minoranza e vice coordinatore provinciale Ogliastra degli azzurri. Lai è stato candidato al Senato nelle recenti elezioni politiche. Nei prossimi giorni è atteso il ritorno a Tertenia del docente universitario Manlio Venditelli, che insieme al suo collega Maurizio Imperio, ha avuto l’incarico di redigere il Puc. In paese si spera che riescano a trovare delle soluzioni, a breve termine, per il “salvataggio” di più abitazioni abusive possibili.

    • marzo 9, 2013 alle 2:57 pm

      da La Nuova Sardegna, 9 marzo 2013
      DEMOLIZIONI A TERTENIA. Interrogati gli attivisti “no-esc”. Sette indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. (Lamberto Cugudda)

      TERTENIA. Trasferta nel commissariato di Ps a Tortolì per essere sentiti (accompagnati dai loro legali) dagli inquirenti, ieri per sette attivisti del movimento no-esc (no escavatori) che si sono visti notificare, lo scorso fine settimana, un avviso di garanzia in cui vengono ipotizzati la resistenza a pubblico ufficiale in concorso e l’associazione per delinquere. Sembrerebbe che tutti si siano avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli indagati pare siano il consigliere provinciale Franco Lai (Pdl), 56anni; l’impiegato 51enne Gianbattista Agus; Leonardo Piroddi, forestale, di 51 anni, e la moglie Caterina Depau, di 41; Bernardo Gessa, di 41 anni; i fratelli Virgilio e Lorena Conchedda, di 36 e 27anni. Il tutto in relazione alla protesta che il 17 e il 18 gennaio, in località Migheli, lungo la strada per la marina di Sarrala, vide numerose centinaia di terteniesi evitare l’arrivo degli escavatori inviati dalla Procura di Lanusei per iniziare l’abbattimento delle costruzione abusive con sentenza passata in giudicato. Che in paese sarebbero ben 56. Già dai giorni scorsi, a Tertenia la tensione è risalita, per la paura dell’improvvisa ricomparsa degli escavatori. Per lunedì è atteso l’arrivo del docente universitario Manlio Venditelli, che ha avuto l’incarico per il Puc.

  20. marzo 11, 2013 alle 5:19 pm

    riprendono le demolizioni degli abusi edilizi.
    Noi siamo a favore del ripristino della legalità e dell’ambiente.

    da La Nuova Sardegna on line, 11 marzo 2013
    Abusi edilizi, riprese le demolizioni a Tertenia.
    Le forze dell’ordine hanno fatto rispettare il provvedimento della Procura di Lanusei e le ruspe hanno ripreso le demolizioni delle strutture lungo la costa della marina di Sarrala: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/03/11/news/abusi-edilizi-riprese-le-demolizioni-a-tertenia-1.6679603

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    da CagliariPad, 11 marzo 2013
    Tertenia, riprendono le demolizioni: abbattuta una villetta abusiva.
    Due mesi fa la protesta degli abitanti della zona aveva bloccato le ruspe inviate dalla Procura di Lanusei. Ora scortati dalle forze dell’ordine i mezzi hanno rincominciato ad operare: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1649

    Bambini usati come ‘scudi umani’ contro le ruspe. Riprendono le demolizioni a Tertenia.
    Tra proteste della popolazione e blocchi stradali sono tornati in Ogliastra i mezzi inviati dalla Procura di Lanusei per abbattere le case ritenute abusive, costruite a meno di 300 metri dal mare: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=1653

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    da Sardinia Post, 11 marzo 2013
    Abusi, a Tertenia abbattuta una villetta. Segnalati alla Procura i genitori che hanno usato i piccoli come scudi: http://www.sardiniapost.it/cronaca/abusi-edilizi-a-tertenia-tornano-le-ruspe-abbattuta-una-villetta/

  21. marzo 24, 2013 alle 11:19 am

    da La Nuova Sardegna, 24 marzo 2013
    ARBATAX. Imbarcata l’ultima ruspa Tecnic. I mezzi utilizzati nelle demolizioni sono partiti alla volta di Genova. (Lamberto Cugudda)

    ARBATAX. L’ultimo escavatore della “Tecnic demolizioni controllate” di Monticello d’Alba, in provincia di Cuneo, ieri è stato imbarcato, alle ore 13,35, nella nave taghetto Janas della Cin Tirrenia, giunta un’ora prima da Genova-Olbia e diretta allo scalo del capoluogo ligure dopo la sosta intermedia nel porto gallurese. Insieme all’escavatore, su altro camion, la società piemontese – che ha nel proprio sito, quale simbolo, un disco in metallo degli Scogli Rossi, come quelli nell’omonimo piazzale di Arbatax – utilizzata dalla procura della Repubblica di Lanusei per le demolizioni di costruzioni abusive, ha portato via altro materiale e un box prefabbricato, dove vi era altra attrezzatura. Questa volta l’imbarco di uno dei due mezzi meccanici – la “Tecnic demolizioni controllate” utilizza anche un robot demolitore – che hanno effettuato, dal 4 aprile dello scorso anno, su disposizione della Procura di Lanusei, gli abbattimenti di manufatti abusivi con sentenza passata in giudicato, è pressoché passato inosservato. L’ultimo intervento, che ha segnato anche la fine della campagna di demolizioni in Ogliastra, è stato effettuato giovedì, quando è stato raso al suolo, nella zona del Golfetto di Orrì, a Muscì, a 50 metri dal mare, un muro di recinzione alto 160 centimentri e lungo 250 metri, oltre a due cancelli. E proprio giovedì sera, con un comunicato del procuratore Domenico Fiordalisi, è stato annuciato che la Procura «ha terminato le procedure per l’esecuzione di 198 sentenze del tribunale di Lanusei, con l’avvenuta demolizione di 130 case abusive non occupate quale unica abitazione dei nuclei familiari, delle quali 26 demolizioni eseguite dall’Ufficio e 104 autodemolizioni già avvenute».

  22. aprile 18, 2013 alle 9:20 am

    Quartu S. Elena, i piani di risanamento urbanistico.

    da L’Unione Sarda, 18 aprile 2013
    Litorale. Mossa del Consiglio per dotare i rioni di strade, luce,acqua e fogne. Servizi per gli ex abusivi. Il Comune adotta ventinove Piani di risanamento. (Giovanni Manca di Nissa): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130418083806.pdf

  23. aprile 19, 2013 alle 10:04 am

    da La Nuova Sardegna, 19 aprile 2013
    TERTENIA. Pisu chiede il rinvio delle demolizioni. (Lamberto Cugudda)

    TERTENIA. «Sperando di non abusare ulteriormente della pazienza del dottor Fiordalisi, la cui serietà e coerenza è riconosciuta da tutti, chiedo, sicuro di interpretare l’esigenza di tanti, che le demolizioni riprendano solo dopo l’approvazione del Puc». Molte di queste abitazioni, che sono prime case, sono fuori dalla fascia di vincolo, alcune sono all’interno del perimetro urbano e potrebbero, sia le une sia le altre, essere ricomprese nel nuovo strumento urbanistico. A lanciare l’appello è il consigliere comunale di maggioranza ed ex sindaco Guido Pisu: «Solo dopo tale approvazione si potrà avere cognizione esatta di quali e quante abitazioni potranno essere recuperate, delocalizzate o eventualmente, purtroppo, abbattute». E prosegue: «Accogliendo l’istanza presentata dal sindaco Loddo, finalizzata alla sospensione delle demolizioni delle prime case, il procuratore Fiordalisi ha bloccato l’esecutività delle ordinanze almeno fino a novembre, perché gli è stato garantito che entro ottobre verrà approvato il Puc. Ha fatto bene il sindaco a presentare l’istanza e ha dimostrato molta sensibilità e buon senso il procuratore ad accoglierla». Per l’ex primo cittadino, pensare però di potere approvare il Puc entro ottobre pare un’ipotesi «oltre che ottimistica anche un po’ azzardata, dal momento che le esperienze passate, non solo nostre, dimostrano che i tempi non sono così rapidi». Fatta questa considerazione, Pisu conclude: «Significa quindi che se il Puc non fosse approvato entro la data ipotizzata, cioè ottobre, nessuno avrebbe nulla da obiettare sulle demolizioni perché ciò fa parte di un accordo sottoscritto. Questo fatto, data la particolarità dei casi in questione, suscita qualche perplessità. Da qui la richiesta che le demolizioni riprendano solo dopo l’approvazione del Puc».

  24. aprile 24, 2013 alle 7:08 pm

    altri casi di abusivismo edilizio sotto sequestro preventivo.

    A.N.S.A., 24 aprile 2013
    Abusivismo: sequestrati cinque edifici. Operazione Forestale nel cagliaritano, case al posto allevamenti. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/04/24/Abusivismo-sequestrati-cinque-edifici_8607185.html)

    CAGLIARI, 24 APR – Appartamenti al posto di allevamenti e fabbricati residenziali in zone sottoposte a vincolo. Nuova operazione del Corpo forestale per la tutela e la salvaguardia del territorio. Sequestrati cinque edifici in costruzione in zone sottoposte a vincolo paesaggistico a Sarroch e Assemini, complessivamente un’area di oltre 12mila metri quadri. Tre gli indagati, tutti proprietari dei terreni, per violazioni urbanistiche e paesaggistiche. L’inchiesta e’ coordinata dalla Procura di Cagliari.

  25. maggio 17, 2013 alle 9:09 pm

    Continuate così, bravi!

  26. giugno 29, 2013 alle 11:19 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2013
    Caso Testimonzos, la perizia slitta alla fine dell’estate. L’esperto nominato dal tribunale ha chiesto altri tre mesi Dovrà stabilire i confini dei lotti che devono essere confiscati. (Valeria Gianoglio)

    NUORO. Cinque mesi non sono bastati.Per sbrogliare “quel pasticciaccio brutto” dei confini di Testimonzos e stabilire con esattezza quali terreni debbano essere confiscati e acquisiti al patrimonio del Comune di Nuoro in base a una sentenza datata 2003, lo stesso perito nominato dal tribunale, ovvero Aldo Mauri, ha dovuto alzare, almeno provvisoriamente, bandiera bianca. O meglio, in queste ore, ha chiesto al tribunale altri novanta giorni per depositare lo studio che gli è stato commissionato dai giudici alla fine dello scorso gennaio. E così, insomma, quella infinita telenovela che è il caso Testimonzos, con i suoi mille rivoli di proteste, promesse, piani urbanistici e cause penali, è tutt’altro che conclusa. Bisognerà attendere la fine dell’estate, dunque, per capire con precisione quali sono i lotti che devono essere confiscati ai ben 89 proprietari degli stessi, tutti colpiti dalla sentenza di dieci anni fa. Sono passati due lustri, infatti, ormai, da quando il tribunale di Nuoro ha stabilito che Testimonzos e le sue costruzioni, venute su a poco a poco, mattone per mattone, erano una “lottizzazione abusiva”. Ma lo stesso tribunale ha stabilito anche che il reato penale era ormai prescritto ma che, in quanto lottizzazione, esisteva una pena accessoria che era ben lungi dall’essere “scaduta”: la confisca dei terreni e l’acquisizione dei lotti al patrimonio del Comune. Ma prima di procedere con la confisca e con i suoi complicati risvolti, esiste però un passaggio imprescindibile: stabilire gli esatti confini dei lotti da confiscare, accertare se nel frattempo vi siano stati passaggi di proprietà o ulteriori frazionamenti, capire chi e cosa ci abbia costruito sopra.Ecco perché il tribunale ha ritenuto opportuno nominare un perito, l’ingegnere Aldo Mauri, e affidare a lui la complicata matassa dei confini. Quando la vicenda era cominciata, infatti – ormai più di dieci anni fa – la zona di Testimonzos la raccontavano giusto un paio di mappali, e nulla di più. Dopo dieci anni, i mappali si sono moltiplicati, così come si sono moltiplicati i frazionamenti dei lotti e il ricco contorno di dibattito e polemiche. Aldo Mauri, in questi cinque mesi, ci si è messo d’impegno, per sbrogliare il pasticciaccio, ma il tempo a disposizione, evidentemente, non gli è bastato. «A causa della complessità della perizia», ha chiesto al tribunale altri tre mesi di tempo, al termine dei quali, lo studio dettagliato sarà pronto. E a quel punto? Cosa succederà? Se lo chiedono in tanti, in queste ore, e non solo gli 89 proprietari dei lotti da confiscare. Una volta che la perizia viene depositata, il percorso della vicenda dovrebbe essere questo: il tribunale si preoccupa di trascrivere la sentenza all’Agenzia del territorio, ovvero alla ex Conservatoria delle beni immobili. E a quel punto i lotti verrebbero formalmente acquisiti al patrimonio del Comune, con tutto ciò che ci è stato costruito sopra. Ma tutto questo resta ancora una previsione del tutto teorica. Se non venissero confiscati entro una decina di anni, verrebbero acquisiti per usucapione dagli stessi attuali proprietar

  27. gennaio 9, 2014 alle 4:37 pm

    sul litorale di Bosa, vicino al Temo.

    da La Nuova Sardegna, 9 gennaio 2014
    Albergo con abusi edilizi, arrivano tre condanne. Bosa, sedici mesi ai proprietari e al progettista dell’Hotel Baia Romantica Accusati di aver aumentato le cubature trascurando anche rischi idrogeologici. (Enrico Carta)

    BOSA. Un anno e quattro mesi. Non un giorno di meno rispetto a quanto aveva sollecitato il pubblico ministero Daniela Caddeo. Non arriva quindi la prescrizione, tanto meno l’assoluzione. È invece condanna, dopo una lunga battaglia giudiziaria sui presunti abusi edilizi e sui reati paesaggistici che erano stati contestati ai titolari dell’Hotel Baia Romantica e al direttore dei lavori. Tutti accomunati dall’inchiesta, tutti coinvolti nel processo e ora tutti condannati alla stessa pena in primo grado dal giudice Anna Rita Murgia che ha ritenuto colpevoli i proprietari Vincenzo e Antonello Pischedda e il professionista Giuseppe Ibba. Alla fine, la guerra di consulenze è stata vinta dal pubblico ministero che sosteneva che nell’edificazione dell’albergo furono violate le norme urbanistiche e quelle imposte dal Piano di assetto idrogeologico. Tutto questo consentì di ottenere delle volumetrie superiori e in aree in cui non si sarebbe potuto edificare. Alcuni locali ebbero poi una destinazione d’uso diversa rispetto a quella indicata nel progetto: da locali di servizio sarebbero stati trasformati in vere e proprie camere d’albergo. Per di più in una zona a due passi da un canale, che però nel progetto sarebbe stato indicato in una posizione differente rispetto a quella reale. Letta così l’intera vicenda e aggiungendovi anche il blitz della Forestale che, nel 2009, aveva apposto i sigilli la condanna poteva apparire scontata. Ma è stato un processo quanto mai combattuto, perché gli imputati si sono difesi a suon di perizie. L’esito a cui erano arrivati era opposto a quello della procura. Nessuna cubatura in più, distanze rispettate e quello che per l’accusa era un fiume, altro non era che un acquitrino. Così il piccolo muro che era stato eretto sarebbe servito solo da protezione, ma nessun rischio avrebbe mai causato. La difesa aveva poi prodotto una sentenza del Tar, che riguardava proprio la questione del rischio idrogeologico. Altri giudici avevano valutato diversamente e dato torto al Genio civile che di rischio aveva parlato. C’era infine un ulteriore discorso che gli avvocati difensori Piero Franceschi, Massimo Ledda, Marcello Sequi, Franca Fenu e Giuseppe Pinna hanno sottolineato nelle loro arringhe. La prescrizione sarebbe dovuta essere già arrivata per tutti i reati, invece per il giudice i tempi non sono assolutamente trascorsi. Nemmeno questo ha però fatto breccia e così sono arrivate le condanne per i due albergatori e per il progettista. Il perché? Tra novanta giorni le motivazioni della sentenza saranno pubbliche.

  28. luglio 2, 2019 alle 10:40 pm

    Tertenia, abusivismo edilizio.

    da Cagliaripad, 2 luglio 2019
    Hotel abusivo sul mare: condanna definitiva per funzionario.
    Confermata dalla Cassazione la condanna a un anno di reclusione per Pierluigi Ledda, responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Tertenia: https://www.cagliaripad.it/397090/hotel-abusivo-sul-mare-condanna-definitiva-per-funzionario

    ____________________

    da L’Unione Sarda, 2 luglio 2019
    LA CASSAZIONE. Tertenia, hotel abusivo sul mare: arriva una condanna definitiva.
    Nei guai era finito il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/ogliastra/2019/07/02/tertenia-hotel-abusivo-sul-mare-arriva-una-condanna-definitiva-136-900090.html

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